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e 37Aé
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NOJr
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. LXXVL
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILJANA
M D C C C L V.
v%
La presente edizione è posta sotto la salvaguardia dello leggi
vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui
l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni
relative.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
S T OR I CO -ECGLESI ASTICA
m^ —
T
T 1 V
TI V
Continuazione e fine dell'articolo
Tivoli e suo distretto.
Ma
■ arcellino. A ppodlato di s. Polo de'
Cavalieri soggetto a quel comune, nella
diocesi di Tivoli, con territorio ben col-
tivato che dà per maggior prodotto i frut-
ti, in clima dolce. E' abitato da circa 5oo
iiidividui; la chiesa parrocchiale è dedi-
cata alla C, Vergine del Buon Consiglio,
già appartenente a'monaci di Farfa e per-
ciò creduta badia, chiamandosi s. Maria
in monte Dominici. L' edilìzio è del se-
colo IX e X, con facciata di stile gotico.
Del paese già ne parlai a Monticelli, da
cui è distante 4niiglia> chiamato da Nib-
by Marcellina, e da Marocco .Marcel-
lina e Marcellinum, credendolo avanzo
di delizie campestri o villa dell'antichis-
sima romana stirpe de'Marcelli. Negli sca-
•vi fatti d' ordine del principe Borghese,
che vi ha possidenze, si trovarono sostru-
zioni di bagni e pavimenti di musaico, e
molti frantumi di marmo lavorati, di versi
cinerari di terra cotta e larghissime tegole.
Narra inoltre ilNibby cheMarcelliaaè una
contrada fra Palorabara e s. Polo de'Ca»
valieri , 4 tniglia distante da ambedue
queste terre, che occupa la falda più bas-
sa de'monti Peschia valore, Morra e Gen-
naro,designata da una stazione dello stes-
so nome, il quale data almeno dal secolo
XIII , e forse deriva da qualche predio
spettante a una Marcellina, nomeche spes-
so s'incontra nelle lapidi.Ilsito ècoùame-
no durante la stagione estiva (nella quale
invece Marocco lo dice pernicioso), che
non potè sfuggire a' grandi romani che
neli.° periodo dell'impero popolarono di
ville sontuose i contorni di llooia, par-
ticolarmente da questa parte, e di dosa-
no testimonianza i bei frammenti antichi,
e i musaici anche fini e colorali veduti da
Nibby nel 1 8 23,col quale riparleròdi Mar-
cellina a Moricone.
VicoK'aro. Comune della diocesi di Ti-
voli, con territorio in colie e iu piano, i
cui principali prodotti sono il grano, l'u-
va e i pascoli, distante circa 8 miglia da
Tivoli e 27 da R.onaa. Siede lungo la via
Valeria o Sublacense, sopra un ripi mo
di depositi e iucrostaziooi fluviali addo»-
4 T \\ T I V
sali alla falda iDeritlidnale del monle Ln- goinla dall'acque del Piicino. Cor.sign»ni
cielile dairAiiicne clie oggi le scorre sol- aggiunge, che la provincia di Valeria fu
tn;qiicstn terrazzo naliirale versoti fiume la meilosiiiia de'Marsi e prese il nome da
è tagliato a picco, veiso oriente è meno di'tln cillii, la cui regioni^ come dissi, co-
dirupato. Oggi la terra coiilii'iieda qua- ininciava ila Tivoli e in tal modovicoin-
sii ICO abitanti; anticamente però la sua prendeva \'icovaro. Il CIuvlmìo e Cella-
popolazione fu più numerosa, come mo- rio non esitarono per ravvisare inVicoVa-
straiio le vestigia de'suoi riciiili. Da essi io il sito di Varia antica, rimanendo pie-
si vede che Vicovaro sta sopra un antico namente convinti dalla coincidenza del
luogo, the veniva difeso da due cinte di nome e dalla distanza diTihur. Varia era
mura ver>o mezzodì, cioè verso il (lume, in origine cittì» degli equi o equicoli, e do-
uno inferiore presso la riva dell'Aniene; pò la ilivisione d'Augusto, che compre-
r altro superiore costituiva la sua acro- se nel Lazio il distretto degli equi, come
poli, ed alla quale si restringe la terra al- pine quelli degli ernici, volsci, ausoni e
luale: fracjuesti due ricinti passava la via de'rutuli, Varia divenne città Ialina, co-
Valeria, <li cui parlai a Pescina, Suriaco me Carseoli ed Alba Fucense colonie ro-
e analoghi articoli. Il nome della città an- mane nel territoriodcgli equi dedotte per
tica è J aria, e deriva direllamcnte da reprimere le ribellioni degli equi e de'
riciis /vrr/c/r', e perciò, dice>'ibl)y, resta marsi, e fu ascritta alla tribLi Camilla. La
esclusa l'etimologia immaginaria che vuol sua giurisdizione allora estendevasl nella
derivarla da Ficus J'arronis, inventala valle Ustina fino a comprendere la villa
dal Diondo, e seguila ciecamenleilal Me- d'Orazio. Nella nuova divisione di tutta
rula, e da altri scrittori posteriori, come Italia fatta da Adriano, fu inclusa Varia
da Corsignani; e ciò eh' è ancora peggio nella provincia di Valeria. Le scorrerie
dalle iscrizioni pubbliche locali. Altri vi d'Autari e d' Agilolfo re de' longobardi,
hanno suppostounacittàdi/^^^/rr7V7((licui che dierono il guasto alla Sabina nel 5Sg
purea I^escina e altrove), fidandosi d'un e nel 5()3, descritte con tristissimi e la-
passo corrotto di Mrabone e d'uo'inter- grimevoli caratteri da s. Gregorio I. po.-
pretazione falsa di Anastasio Bibliotecario tarono fieri danni a questa città. Altri e
nella vita di s. Bonifacio IV di Valeria; piìi terribili furono i guasti ch'ebbe asof-
e perciò il Sabellico la chiamò Ficus Fa- frire da'saraceni,come accennai a Saraci-
lerius, mentre sorgendo Valeria presso /^r.vco, descritti nel febbraio 877 da Papa
il lago di Fucino nel territorio di Marsi, Giovanni Vili a Carlo il Calvo, ed allo-
è tioppo lungi da cpiello, sebbene al dire rasembra che rimanesse abbamlonata. Le
di Corsignani anche Vicovaro fu un lem- devastazioni saracene si vogliono segui-
po terra de'lNlarsi, poiché egli attesta che te nel precedente 875, in cui corse pe-
la provinciaValeriacominciava da Tivoli, ricolo d'essere distrutto anche il vicino
e di questo egli dà diverse notizie, e^sen- monaslero di s. Cosimato; ma poco do-
dona stato vicario generale. D'altronde pò que'barbari ne'dintorni furono scon-
è noto che nel secolo IX, a tempo del Bi- (itti dalle milizie diGiovanni Vili ediCar-
Lliotecaiio, perValeria intendevasi la prò- lo il Cah'o. Inoltre vuole Calindri, che in
■cincia altraversata dali'omonima via, e cpiesto territorio sieno stati disf itti i sara-
peiciò (juello scrittore volendo indicare crni anche nel t) 1 (3,il che cornspondereb-
che il l'apa era nativo del distretto de' be alla guerra che loro fece Giovanni X.
Marsi nella provincia di Valeria, si espres- Nel secolo XII sidle rovine della città an-
se: fialiour Marsoruìii (le cìK-ìtalr 1 ale- tica formossi a poco a poco un villaggio,
r/V/,ed il Corsignani, che molto ne parla, che perciò fu dello Ficus I ara/ce / tro-
ia dice già diroccata da'goli e in parte in- tv/z/z/.v, donde procede direllauieule il no-
T 1 V
me motk'nio di Ticoi-aro. Cencio Came-
rario cos'i lo nomili!) nel 1191 nel libro
de' Ce/ixi, insieme alla chiesa di s. Cosi-
malo de Plcoi'nrio, pel censo che paga-
va alla chiesa romana, quella stessa che
nel 1704 trovasi indicala nella bulla di s.
Gregorio V^II a f;ivore del monaslero di
s. Paolo fuori le mura, seinplicemenlecol
nome di ìnonastcriuni s. Cosinatis si-
timi in {•ale Ti/jerina, curii omnibus suis
pertincntiis, senz'altra aggiunta, indizio
che allora Vicovaro era affatto deserto.
Però Cencio nomina soltanto la chiesa che
pagava il censo, sen)brando che il mona-
stero fosse abbandonato. Di questa chie-
sa e convento de'minori riformati, forse
eretti sopra antica fabbrica o tempio, cir-
ca 27 miglia lontana da Roma, sulla spon-
da destra della via consolare in un ripia-
no sorretto da rupi bagnate dal rapido
e fragoroso Aniene, che scorre in fondo
in una valle profonda con gran mormo-
rio, parlai nel voi. LXX, p. 290, dicen-
do di sua origine da s. Benedetto, il quale
fu pure all'altro monastero pressoVicova-
ro, di cui feci cenno a p. 2 52. I riformati
■vi furono stabiliti nel secolo XVII. Ivi è
un avanzo delTarcuazione d'opera reti-
colata, che servì di ponte per far passa-
re all'acqua Marcia il fiume, e sotto que-
sti avanzi sono quelli d'un ponte de'teiu-
pi bassi distrutto come l'altro dall'Anie
ne. Nello stesso i 191 Celestino III die Vi-
covaro in pegno agli Orsini suoi parenti,
che divenutine signori l' ampliarono, vi
costruirono una rocca, e lo fortificarono
in guisa che nel secolo XIII era conside-
ralo come un castrani \' alile forte. ^e\
\ol. LII, p. 2i4 narrai, che nel 1 879 il
cardinal Jacopo Orsmi de'signori di Ta-
gliacozzo e Vicovaro, con due altri car-
dinali, ritiratisi in Tagliacozzo, protesta-
rono contro l'intrusione dell'antipapaCle-
mente VII, alla cui elezione aveano con-
tribuito. Alcuni dicono che il cardinal Or-
sini passò poi nel feudo di Vicovaro e ivi
mori a'i5 agosto 1879; ma il Febonio ci-
talo da Corsìgaaui; alferuia che cessò di
T I V 5
vivere in Tagliacozzo, e fu sepolto nella
chiesa di s. Francesco fondata da una da-
ma di casa Orsini. Nel secolo XV ebbe
in Vicovaro i natali il celebre Marc'An-
lonio Coccio sopra nnomatoSabellico, che
tanlo si distinse nella letteratura del suo
tempo: discepolo di Pomponio Leto,scris-
se la storia veneta, della cui biblioteca di
s. Marco fu conservatore, ed altre opere
storiche, poetiche e letterarie, ma fu po-
co critico. Il p. Gallico , De ilineribiis
Roni. Pontifleum, a p. 4> liporla il dia-
rio del ceremoniere Burcardo, del viag.
gio d' Alessandro VI a Tivoli e Vicova-
ro per abboccarsi con Alfonso II re di Na-
poli, col quale erasi itnparentalo cavea
fatto coronare a* 7 maggio 1 494- Corsi-
gnani rifei isce, che il re passò per Car-
soli con gran pompa, egiunto a Vicova-
ro, terra allora de'M.irsi, si abboccò con
Alessandio VI, di che vi è lapide nel pa-
lazzo baronale. Ricevè i due sovrani Vir-
ginio Orsini allora principe di Vicovaro,
con magnificenza, ma poi gli costò la vi-
tajpoichè l'abboccamento ebbe per iscopo
di collegarsi contro Carlo Vili redi Fran-
cia, che slava per recarsi allaconquistadel
regno di Napoli. Narra dunque il p. Gal-
lico, che a' 12 luglio 1494 ^erso 20 ore,
Alessandro VI si mosse da Roma per Vi-
covaro, preceduto dalla croce, da'cardi-
nali,e dal sagrista colla ss. Eucaristia che
precede i Papi ne' viaggi, e lo notai in
tale artìcolo. 11 Papa era vestilo d'amitto,
camice, cingolo, stola e cappello cremesi-
no, cavalcando uncavallo bianco, gli scu-
dieri portandone per riserva altri 7, ol-
tre i muli. Per Campo di Fiore, giunto
a s. Maria Maggiore, licenziò i cardina-
li, bensì precedendolo a Ti voli il cardinal
Piccolomini parente del ree poi Pio III,
e restandone 6 per accompagno e seguen-
do ilss.Sagramenlo con poco ordine. Ar-
rivalo a porla s. Lorenzo, il Papa disce-
se da cavallo, ed ascese la mula. Nella 1/
ora circa della notte pervenne a Tivoli.
Smontato fuori della porta dalla mula,
salì in sedia e fu portato a s. Francesco
6 TI V
(gmm adk duca di s. M^ii.d Maj^.oie
de' ■mori oKcrvanb) da' otladioi e da'
aocà, seguendolo a cavallo i cardiaalL E-
gmalmtmic fborì della porta, comcs affi'
cialium tjrbmrtìmonam in nome di questi
prefcotb al Papa le diiavi ddla dttà fi-
ne bacia. Okmtro la portaera atteso dalla
procgiiiiimc del clero, cbe coinlusie il Pa-
pa a delta chiesa. Venerato il ss. Sa«ra>
iBCiilo Bell'altare maggiore con molte lor-
cie, geanfles«o il Papa od Cildistorìo pa-
ralo, il ricario dd vescovo di Tivoli dis«e
i versetti e l'oraiione. Ahalosi il Papa be-
nedi il popolo e ooocesse *- anni d'ioduU
gema e altrettante quarantene, cbe pub-
Mtcò il diacono cardinale BaSseleSuarìo.
lodi il Papa fìi condotto nelb contigua
casa del convento, nella camera sua ono-
rcnrfmcate parata. A'i3 luglio circa le
ore 30, in sedia il Papa partì da Tivoli
per Vioovaro,preoedoto dalla croce e dal
ss. Sagra mento, e fuori della porta montò
a cavallo seguilo da'memorati 7 cardina-
li. Vìcìbo alla porta di Vioovaro discese
dalfa nob e ■ pose in sedia, e fii por-
talo ndb Aiemprope ca*trum. rìoeTuto
oo'consoeti onori.^el di seguente per lrat«
lare col Papa vi si recò Alfonso 11, in-
centrato quasi mezzo miglio distante e ac-
conpagnato a caTalloda'7 cardinali, doè
CaraSi, Costa, Giovanni Borgia, Orsàni,
PicooSnoiini, Bìano, e Cesare Borgia che
aaconi non avca rincinrialo la porpora;
non die da'prelati e braigl'ia pontìGda.
Trovato il re e toeti da cavallo, i cardi-
■ali gii dierono il ben «enolo feltdtan-
dolo, il re cavaodofi il cappello e badao'
deh lutti, indi !o pi ecedei 000. tranne Pie-
coloinin e Biaho cbe presero in mezzo
il re come diaconi. Seguivano 4 p*^i i
prelati e gG altri, oltre il oot leggio regio,
parte del quale incedeva ionanzi.Con que>
st'ordine arrivati a Vico varo e ncirospaio
«Id Papa, r'/i aula rrx, ft ontne » niis dimi-
-u rutti ensr*,ft alia armapndi il re entrò
ÓM Ales«andro VI, cbe lo ricevè sedendo
per noeveme gli om^gi ; • roram quo
grauflexaspedcB,ct manum Papae,taia
T I V
sargens in gena deosculalus est cardioa-
libus Papae circomslaotibus,quiooosur-
rexit, et cànirtra sua regem ad OBam fc-
oestFamdecamerareduceosperocto mi-
nata onios borae vel arca ibidem «ecrete
locutus est , cardinalibus aliquaotnium
looge drcomstaotibu*. Post coMoMlio-
nem bujosmodi paud ex nobilibos regìs
osculati sunt pedem Papa^ deiode cai -
dioales regem usque ad ostiom tccuodae
camerae babìtalionissuae,quaeetism e-
rat in dido castro, assodaraot medium
ioter Carafa,el Costa praedidoc inceden-
te», et aliiscardinalitMKf ipMm sequeoti-
bus-Pervento ad bospitium lioentiatiscar»
dinalibus, et eis peradis gratiis reoesse-
runt omnes ad sua locadiverteotes. Am-
bo, vìddioet Papa, et rex bospitati fue-
runt in diete castfO,etqiioadeorumper-
nnas commo^le ; et prima aula ulnque
serviebat, ex quo Papa ad dexieram, et
rexad sioistraro dìvertebaot.Fueruot cum
rege equites mille vd dmtrr; cum Papa
vero 5oo vel arca, et peditet multi ctim
utroque. Exidem sero rex veni! ad Papam
ad cameram suam, et com co mansìt ad
multas bofas,cardioaribu«abseotibos.la
maoe sequeoti (Papa) venit ad camcrana
regi«, et ibidem, et longo tempore simul
fueruoL lo <«ro rex fèdi ooenaoi cum Pa-
pa; et donavit rex badie ao renai,et duo
aka vata aurea valocis 3ooo ducatorum,
vd circa. Venerantadoppidumcomipfo
rege qoamplores turcae, quorum unus
super coida in arcum pretensa nud:«pe«
dibos, et cum cultellissub pedibus ligatis
omnium magna admtratioaem ambula-
vi! etc" A' 1 6 luglio il Papa órca ore 2 4
» equum asorndens recescit ex dido opp<-
do, p>er portam «aperìorem,quem assoda-
vit ad sintstram Papae rex equilans,car-
dinalibos Papam, et regeaa sequeotibos.
Crui , et Saoramentoram praeoedcbant
Papam; sed magna - prd:tum e-
rat ioter eos. Perver ^ oium rìvu-
lum aquae viam tran* versa oam, qitae di-
stabat a Vico va rio ad medium nnlliare
«d drca rrx a PapaLcentialu*ircessit«d
T 1 V
Vicovaruiu, et Papa ilei" suuiu versus Ty-
burlimi piosecutus est." Circa le 2 or e di
notte Alessandro VI giunse a Tivoli e si
recò nuovamente, co' cardinali e prelati,
a dormire nel convento di s. Francesco,
iii trattenne inTivoli il i 7,6 nel dì seguen-
te giovedì, circa le ore 20, Alessandro VI
ne parli per la porla superiore, ascenden-
do il cavallo in rocchetto, preceduto dalla
croce e dal ss. .Sagramento, eseguito da'
cardinali. Entrò in Roma per porta s. Lo-
renzo, in mezzo a'cardinali Carafa e Co-
sta, e pel rione di Trevi si recò a visita-
re s. JNlaria del Popolo, elper^nani Ty-
heris, probabilmente quella di Ripelta,
si restituì al palazzo Valicano. Appren-
do dal Corsignani, che neprimi anni del
secolo passalo nel palazzo baronale vi fu
posta una lapide per memoria dell'ablioc-
can)enlo d'Alessandro VI con AlfonsoII.
Nelle guerre d'Alessandro VI contro gli
Orsini, neli5o3 il Papa richiamò da Pe-
rugia il celebre nig."^ Bonafededi s. Giu-
sto, e immediatamente lo mandò a cam-
po con genti d'armi a Vicovaro, allora
diGio. Giordano Orsini: ma dopo un me
se premurosamente lo fece ritornare in
Roma per agevolare a Cesare Borgia l'ira-
presa di Siena. L' opinione che Vicova-
ro era una terra fortissima continuava nel
secolo XVI, e ]Merula lo descrisse a quel-
l'epoca come un castello ciun ìiatura Io-
li. Inni opere iniinitìssiinwn. Egli narra
the nell'assalto datogli neh 533 dalle mi-
lizie pontificie di Cleuìeote VII, vi peri
colpito da una palla Lodovico Gonzaga
óeìlo IiOilo/nonte, generale delle medesi-
me. rSeli556 per la guerra tra Paolo IV
e Fdippo II re di Spagna e delle due Si-
cilie, il viceré di Napoli duca d'Alba u-
tiilo a' Culonnesi portò il terrore e la di-
struzione nella Campagna romana, co-
me descrissi nel voi. LXV, p. 2 34 e ^^3-
Il Papa prese al suo servigio Camillo Or-
, si ni, capitano as>ai stimato, ma ricusò lo
stipendio e previde un esito infelice perla
disparità delle forze; nondimeno in Cam-
pidoglio fece elo pienti parlate per io-
T I V 7
Hamtuare tulli ad alTrontare il neràìco.
Il re di Francia si collegò con Paolo IV
e gli mandò un esercito comandato dal
maresciallo Mouluc. Cadde nelle mani dei
viceré Tivoli, ov'era FrancescoOrsinicon
4oo fanti, il quale vedendo di non po-
terlo difendere perchè debole di mura-
glia e vastodi circuito, con l'aiuto del ma-
resciallo e del Carafa duca di Paliano ni-
pote del Papa, si ritirò a Vicovaro. Inva-
no la terra rinforzossi da due compagnie
di cavalleggieri pontificii, da due com-
pagnie del duca di Paliano, da 4oo ar-
chibugieri e da'fanti dell'Orsini; invano
s'impegnarono i terrazzani a voler prima
morire che essere vinti, poiché militan-
do neir esercito del viceré , Vespasiano
Gonzaga figlio dell'ucciso Lodovico sotto
le sue mura, ad ogni costo voleva espu-
gnare Vicovaro per vendicare il padre. Il
viceré richiesto da Vespasiano, gli man-
dò in aiuto quasi tutto l' esercito e vi si
recò egli stesso, ed a fronte degli sforzi de'
difensori di Vicovaro, e di Paolo Giorda-
no Orsini loro signore, dovè arrendersi
il I ."ottobre, espugnandosi da'nemici con
inganno e tradimento la rocca. Tivoli e
Vicovaio assai giovavano al viceré, onde
aver libero il passo delle vettovaglie pro-
venienti dal regno. Toltele convicine ter-
re de'Colonnesi e altre, dopo la presa di
Vicovaro, prontamente si dierono al vi-
ceré,come Palombara, Monticelli e s. An-
gelo, perciò occupale da'regi. Le milizie
pontificie non poterono impedire i pro-
gressi delle conquiste del fiero duca d'Ai-
l>a; e non riuscì a Giulio Orsini di pren-
dere Piglio, ad onta di sue notabili for-
ze, onde i romani vedendo il vittorioso
nemico quasi alle porte di Roma, erano
palpitanti di soggiacere a tremende scia-
gure. Nel 1377 però le milizie papali e
quelle ausiliarie, dopo la ricupera di O-
stia, fecero toruare all' ubbidienza di s.
Chiesa s. Angelo e altri luoghi circostan-
ti: Tivoli fu abbandonato dal conte di Po-
poli,chein tanta commozione diffidava di
poter difenderlo, passando colle sue gen-
8 T I V
lia Vicovaro; intanto ribelIaDdosi Rovia-
no e alili castelli. Vicovaro fu assedialo
e preso da' pontificii a*i4 fcbJMaio, con
grande strade del ticrnico. Questa libe-
razione di Vicovaro si vede di()iiila nel
giardino esistente nella gran sala del pa-
lazzo baronale. 11 Cariala clie nella Sto-
rta (li Paolo lì fece la descrizione di
(jiiesl* infelice guerra, narra che tulio
1' esercito ecclesiastico rivoltosi contro
Vicovaro, e trovatavi valorosa resisten-
za, gli convenne batterlo per 5 gior-
ni continui, in capo de'quali aperla co-
moda breccia e dato animosa mente l'as-
salto, ad onta delle prodezze opposte in
principio dagli assediati, niciilre e^^si ti-
tubavano di ritirarsi nella rocca o di ar-
rendersi, gli assalitori entrarono con lau-
ta rabbia nel castello, che tra tedeschi e
spaglinoli ne tagliarono a pezzi da 4tJo;
e il duca di Paliano con istento potè sal-
vare un de'capi con [ìienderlo in groppa
del suo cavallo. Due altri capitani con 3o
fanti rifugiatisi nella rocca, furono costret-
ti immediatamente a cedere salva la vi-
ta.Tali coiKpiisle, tulle avvenute nel cor-
so d'un me>e, per rallegrare la hepiclan-
teRonia visi (ecei()coniparire4 pt-'''^'d'di'-
liglieria tolti in Oslia anemici, e alcuni
stendardi porlati da Vicovaro con diver-
si nobili piìgìonieri, che il Papa volle ri-
cevere in pubblico: l'ailegiezza di Iloma
fu indicibile, eilgiau Paolo IV tiandoan-
die in questo saggio di sue emiueuli vir-
tù, liberò i yo prigioni e die loro delle
somme per ritirarsi in luogo sicuro, di-
chiarando nuovamente, eh' egli non ac-
consentiva alla guerra per diletto degli al-
trui danni, ma per difendere la maestà
della s. .Sede vilipesa, e consci \aie i suoi
duininii, essendone egli feilele ainmini-
sliatore. Il redi Francia frattanto inviò
a Iioma il duca di Guisa ct»n altro eser-
cito, il (piale pei operare un [«jleiilc di-
versivo portò il teatro della guerra iiel-
r A biu?zo,o ve léce alcune coiupiistei men-
tre le milizie ponlilicie guidale da Giu-
lio Orsini e da allii capilaui riuuovaiu-
T I V
no la lagrituevole guerra della Campa-
gna romana, per bberare i luoghi occu-
pati da'neinici e da'Colonuesi ribelli, ma
colla peggio, onile il duca ili Guisa cele-
remenle si recò a Tivoli. La storia lim-
proveia al duca di Fallano e al marescial-
lo Strozzi, perchè dopo l'impresa di Vi-
covaro non riconquistai Olio la Campa-
gna, operazione agevole per essere il vi-
ceré preoccupalo alla dilesa dell'Abi uz-
zo, evilando così la desolante guerra che
nuovamente le piombò sopra a vieppiù
rovinarla. Finalmente nel settembre si
fece la sospirata pace. Gli Orsini ritenne-
ro la signoria di Vicovaro fino al secolo
X\'ll,equal feudo di principato nel i G72
il principe Lelio Orsini duca di Hraccia-
no lo vendè a Paolo e Ferdinando figlio
conti Bolognelli di Bologna. Nola il Can-
cellieri vnt Poss(.'ssì di' Poìitc fili ^t\ p.38o,
chei nolognetli assai si arricchirono e nel
1 ()8 J giunsero a possedere 1 00,000 scu-
di di ciiliala,già vantando nella loro stir-
pe il cardinal Alberlo Bolo^iwlli. Nin-
no de' fratelli per evitar spese essendosi
aimnoglialOjlafitmiglia nel I G8G si eslin-
se col prelato Bolognelli. Dipoi fu adot-
tala per la successione allia famiglia di
egiial nome, che ebbe tra'suoi illustri il
cardinal Mario Z^o/og'm'/// nato in Vico-
varo, ed in Roma possedè l'ora Palaz-
zo Toi-loiiia a piazza / eiiczia (J .), c-
slinla la quale e l'eredità molto diinìniii-
ta, col possesso di Vicovaro passò nel con-
te Virginio Cenci, che assunse anco il co-
gnome di Bolognelli. La romana nobilis-
sima famìglia Cenci vanta diversi cardi-
nali, di cui scrissi le biografie: già suo fu
il Monte (lc'(\'iìri con p.il.izzo, di cui ri-
pai lai nel voi. LXXV, p. i 43. olire il l'/t-
liizzo j>(il(>i^/iclli[^/ .) sulla pia/za tiel Ge-
sù. Della famigerata Beatrice Cenci, e de'
luoghi ove trattai di essa e della nobile
iaiiiiglia, allre paiole aggiunsi nel voi.
L\ \l ll,p. 9.0 3. Fui Olio I Bolognelli che
in \ icovaio ampliarono il palazzo b<iio-
nalc, e iifabbiicarono III chiesa. Raccoii-
lai a Sum.vco il viaggio di Pio VI per con-
TI V
sngfare la magnifica collegiata da lui ri-
fabbricata. Leggo nel n.°j5o2 del Dia-
lio di Roma, die luued'ì mattina i 8 mag-
gio i 789 da essa partì il Papa, e per Ti-
voli prosegm il viaggio per Vicovaio, fèu-
do del conte Girolamo Bolognetti, il qua-
le per diaioslrare la di lui venera/ione,
avea latto erigere un grande arco nella
strada presso la posta de'cavalli (ora nou
più esistente), ornato di varie statue rap-
presentanti altrettante virtù, di emblemi
e iscrizioni. La principale, che ricavo da
mg." Brancadoro, P/o / lìnSubiaco,*ì\-
ceva: Pio V I.P. 31. Suhlacum sui benc-
Jìciis aiictum nroficisccnti, Hieroìiynìus
BologiicUi Pici f'arii bar.fclicitnkin
prccatur. Essendovi presso l'arco divei-
se botteghe, il conte le ridusse a forma di
galleria con vaghi ornamenti, con solda-
lesthe del luogo, ivi disponendo vari rin-
freschi pel Papa e sua fan)igiia.A'25 mag.
gio Pio VI partì da Subiaco, e ripassan-
do per Vicovaro e Tivoli si restituì a Ro-
ma. Egualmente a Subiaco narrai la vi-
sita che di Vicovaro nefeceGregorioXV I,
partendo da Tivoli a'29 aprile 1 834, e ^^
commoventi festive e sincere dimostra-
zioni di venerazione ricevute lungo la via
Valeria e Sublacense, massime dalle co-
muni ivi nominate, e qui solo ricorderò
quelle di Castel Madama, Vicovaro, Sa-
racinesco, Anticoli Corrado, e Koviano;
non che di essere entrato ad orare nella
chiesa di s. Cosimalo (nel suo convento
vi avea desinato da cardinale 1*8 ottobre
1 83o, reduceda Subiaco,indi visitò Vico-
varo e la sua chiesa). I quali festeggia-
nieuli si ripeterono a'2 maggio nel ritor-
no a Tivoli, ripassando per^ icovarOjUuo-
vamente rallegrata dalla sua presenza. Di
questa anche il regnante Pio IX onorò
Vicovaro nel 1847, sia uell' andare che
nel ritorno da Subiaco a'27 e 3 i tuaggio.
Leggo nel u.° i33 del Giornale di ilo-
ma del 1 85?., che a'22, 23 e 24 iwagg'*^
ebbe luogo l'apertura della fiera conces-
sa dal Papa a Vicovaro, con gran con-
corso delie circoal-iuli popolazioni, tratte
TI V 9
colà anclie per godere le giocondità fatte
dal comune. Che molte e varie furono le
merci esposte alla vendila, insieme a co-
pioso bestiame, ed elFettuaronsi nume-
rose contrattazioni. V'intervenne il car-
dinale Altieri allora presidente di Roma
e Comarca (ora essendolo il cardinal Ro-
berto Roberti), albergato nel grandioso
palazzo del principe del luogo il conte A-
lessandro Bolognetti Cenci (che Gregorio
XVI promosse da colonnello delle mili-
zie pontificie a castellano di Castel s. An-
gelo). Il comune non ommise diligenze e
spese perchè nulla mancasse. Pufeiisce
INibby, che la pianta dell'antica città, co-
mesi traedagli avanzi delle mura primi-
tive esistenti e dalla natura del kiogo,può
ridursi a un parallelogramma, diviso in
città inferiore e in città superiore ossia
acropoli. A pie della città an tica dal can-
to di Tivoli la via consolare è attraver-
sata dal Ronci, rivo che scende dalle fal-
de del Lucrelile, e va a scaricarsi ivi dap-
presso nell'Aniene. Questo traversasi so-
pra un ponte moderno : anticamentesem-
bra che fosse raccolto in un acquedotto,
del quale rimangono ancora le vestigia.
Di là da esso a destra è una chiesa ru-
rale dedicata alla ss. Vergine sotto la de-
nominazione di Madonna di Vicovaro e
Madonna del Sepolcro. Di là da essa è un
bivio: la via a sinistra continua a seguir
le Iraccie della Valeria, quella a destra
scende a un ponte sull'Aniene, che esistè
ne'tempi antichi, rimanendo ancor le ve-
stigia del primitivo, sulle quali fu edifi-
cato il moderno. E'questa una prova che
il bivio è antico anch'esso, e che la via
di là dal ponte è un diverticolo, il quale
oltre mantener le comunicazioni con Sas-
sola ed Empulum, penetrava nel paese
degli ernici. Ora scendendo al ponte, sot-
to le case moderne è ancora visibile l'a-
vanzo del recinto che chiudeva la città
bassa: i massi irregolari sono di pietra lo-
cale, specie di travertino, e il fiume sem-
bra che scorresse in origine più vicino al-
le mura. Queste esfendo rimaste corro-
in T 1 V T I V
se, vrnnoro rinfiancatc nrl VII secolo ili cnln n s. Pietio, ed è succeilulo alla ba»
llonia. Acauli a (jiieoto avanzo si licnno- silic-a creila a onore dello slesso sanlo da
sce ancora un residuo dello speco del- Papa s. Simmaco del .\qS, un miglio piìi
l'anlico acqiiedollo di Claudio, livellilo verso Tivoli nel fondo tracciano o Faci-
di signirio, il quale traversava in questo ìiiano,chesicliiaraòs. PietroVeccliio. La
punto l'Aniene nella dilezione del ponle chiesa odierna fu riedificata ne! i 7 5 5 dal
nltiiale, moderno e a 3 archi, esistendo conte Oiiolaiuo Mainandino Rolognetti.
gli avanzi di massi (junflidalcri. Sull'in- 1..' grande, hen mantenuta, ma d'archi-
gresso poi sono avanzi coiisidcrnhili d'un telliira non corretta, e ornala di quadri
arco di opera laterizia bellissinia, che può non ispregevoli del Muccini che sull'ai-
credersi «lei tempo di Traiano; e proba- lare maggiore rappresentò Gesù Cristo
bilmento fu creilo come un monumento che aflìda a s. Pietro il suo gregge. Per
-OD'-
che attestasse i grandi restauri e miglio- la strada ampia che si apre a occidente
lamenti, che quell'imperatore recò agli «lei diiomosi [lerviene ad un grazioso lem-
acquedotti, specialmente della Marcia , pietto (erroneamente Calindn lo chiama
della Claudia e dell'Aniene Nuova. Do- rotondo, di s. Maria, e fabbricato da'Sa-
po il bivio notalo di sopra, la strada gran- velli nel i4oo) oltagono, di cui pubblicò
de sale a Vicovaro, alla destra trovando- il disegno e la descrizione V Album dìRn-
si la chiesa di s. Antonio, ornata di pie- iiitt t. i 3, p. c), eretto circa la metà del
colo portico sosleniito da 4 colonne an- secolo XVI dagli Orsini conti di Taglia-
tiche di bieceia con capitelli d'ordine do- cozz.o, signori di Vicovaro, e dedicato da
rico, che per la forma richiamano quel- Giovanni vescovo di Trani (conviene au-
le delle cariatidi del Pandrosio d'Alene, ticiparne 1' epoca, poiché trovo nell' U-
licchieben lavnrali, Pirsea'tempidiCIau- ghelli,clie GiovanniOrsini abbate di Far-
dio o Nerone. Di là da questa chiesa, do- fa ne fu fwtto arcivescovo a' 23 dicem-
"ve si volge a sinistra per salire alla ter- bre 1 4 'J'O e governò ic) anni, dopo i quali
ra, veddusi a destra gli avanzi deiricin- morì) a s. Giacomo apostolo. Pare ne fos-
to primitivo della cittadella di Varia. 1 se 1' artefice Simeone discepolo di Disu-
massi sono grandi, ma meno irregolari nellescoarchileltoe scultore, che ainmae-
di quelli della cinta inferiore; messi pe- slrò i suoi allievi nelle due arti, e mori
rò insieme senza badare allatto al rihai- a Vicovaro. La facciala rivolta a orieu-
timenlo delle commelliture; il muro è a te, ch'è la principale, presenta grandi pi-
doppia fodera e conservasi ancora la trac- lastri sporgenti da' vertici della figura e
eia della porla antica della cittadella. Voi- sul capo sorreggono una statua; i tlue di
gendo a destra entrasi nella strada che f.iccia a quelli che solloslanno agli archi
ricorre parallela (piasi alla via consola- della parte sono incavali da nicchie le qua-
re, e tli là dalla porla orientale della ter- li ricevono le figure in marmo de'ss. ite-
rasi unisce con osa presso l'osteria. Lun- tro, Andrea, Gio. battista, Catarina, A-
go questa via sono frammenti, pezzi di gala e altri: sull'attico che sovrasta alla
colonne, un capitello ionico e altro do- cornice poggia una calotta sferica con gra-
rico simile a'descritti. Dopo la chiesa di dinata all' estradosso e sul cui estremo
s.Salvatoie incontrasi la casa del governa- spicca il patrono s. Giacomo. .Sulla por-
tore, architettura del secolo XVI,equin- ta ilov'è l'iscrizione, riportala anche ria
di si giuiii^e alla piazza del Duomo, do- (ìorsignaiii e da IVibby, vedesi espressa in
v'è una ff)ntana per la quale fu posto in basso rilievo la b. Vergine, alla quale i
uso un sarcofago antico striato colle fi- ss. Pietro e Giacomo presentano Fran-
gurc de'coniugi pe'quali servì, e del gè- cesco e Giovanni Orsini che ordinarono
liiu d'Imene fra loro. Il duomo è dcdi- <juesto lavoro. Divotissinia è l'espressio-
T T V
ne degli angeli ivi efiigiati, nel vano del
frontespizio e sorreggenti lostemnia Or-
sini, ed hanno la grazia propria di quel
secolo: queste sculture a molta diligenza
di taglio uniscono secchezza di mosse, e
l'architellura risente del gotico nelle co-
lonnine sfilate.Tuttavolta l'edifizio è svel-
to, isolato e tutto di marmo, riuscendo
vago e ricco. Nell'interno un' iscrizione
ricorda il nome di Francesco conte di.Ta-
gliacozzo che lo fondò, e quello di Pio II
(altra prova che fu eretto subito dopo la
metà del secolo XV) che lo dotò d'indul-
genze: un'immagine delia Vergine Ad-
dolci ala, che ivi si venera, è ben disegnata
ed egregiamente dipinta. Nel palazzo ba-
ronale meritano particolare rimarco gli
avanzi del pavimento d'una dell'antiche
vie della Varia d'Orazio, costruito al so-
lilo di lava basaltina,e sul quale sono fon-
date le case moderne. 11 paktzzo in parte
è opera degli Orsini, di cui si conserva-
no le armi, fondato fino dal secolo Xlll,
ed in parte è de' liolognetti successori
nel feudo. Sul i. "ripiano delle scale vi è
incastrato nel muro un cippo sepolcrale
con iscrizione di IMunazia liburlina. Più
importante è il marmo seguente,pure af-
fisso nel muro, e che sembra servito di
piedistallo al tiburtino Marco Elvio Ru-
fo magistrato che edificò un bagno a'cit-
tadinidel municipio e agli abitanti di Va-
ria. Salendo al 2.° ripiano vedesi rimpet-
to la lapide di Valeria IMassima, la cui
scoperta decise la questione del sito della
villa d'Orazio, e di cui feci parola nel voi.
LI V, p. 9, con Nibby in Sabina, il quale
la determinò nella valle di Licenza pres-
so il villaggio omonimo ne'dintorni di Vi-
covaio, come dirò parlando di Licenza e
Rocca Giovane. Aderente alla piazza ba-
ronale è la porta superiore di Vicovaro,
per la quale pocodopo si raggiunge la via
Valeria: incontro l'osteria di Testaccio
sono belli esempi di petrificazioni fluvia-
li, che mostrano a quale altezza ne'tem-
pi anteriori alla storia giungesse in que-
sto sito il livello del fiume. Si giunge poi
T l V , t
alla chiesa di s. Rocco, indi si apre una
veduta magnifica, alla quale mollo con-
trd:)uisce il convento di s. Cosimato coro-
nato di cipressi e posto sopra rupi gial-
lastre. Presso questa chiesa a sinistra so-
no le vestigia d'una gran conserva spet-
tante a\ fundus f alen'aiius, del quale fe-
ci cenno nel luogo citato. Sulla via Va-
leria, fra Tivoli eVicovaro, è a destra una
torre del secolo XIII setuidiruta, e intor-
no ad essa le vestigia d'un recinto dello
stesso tempo, avanzi del Ca.uriun Sac-
comurus, nel tev;ritorio dell'antica Carne-
ria, secondo Nibby, e fino al secolo XV
apparisce proprietà degli Orsini, e sul fi.
nir di quel secolo restò abbandonato. Si
crede che in origine f)sse costruito da'ti-
burtini per repiimere le scorrerie degli
Orsini signori di Vicovaro, i quali poi se
ne impadronirono e In fortificarono, al-
tri dicendoli suoi edificatori. Nel 1821
presso il castello fu scoperta l' iscrizione
in marmo, la quale venne rial/ata sul luo-
go stesso a sinistra della strada, e ricor-
da Caio Nenio Dasso quatuorviro in Ti-
bur, maestio Erculaneo e Augustale, pre-
fetto de fabbri di Marco Silano in Car-
tagine ov'era proconsole, la cui figlia spo-
sò il crudele Caligola, il quale obbligò poi
il suocero a tagliarsi le vene.
Governo (V Arsoli.
Arsoli. Comune della diocesi di Tivo-
li, capoluogo del governo del suo nome,
con residenza del governatore, lungi da
Roma più di miglia 87 e da Tivoli i 8. Il
suo territorio in monte e in colle, assai
ferace, somministra precipuamente buo-
ne uve e olive, cereali, massime il gran-
turco, frutti, ghiande e pascoli. Giace in
bella, amena e fiesca posizione,sopra una
collina, proveniente dalla punta del mon-
te s. Elia, uno de'più alti della contra-
da; sulla sponda tiestra d'un rivo che per
la freddezza dell'acque dà nome alla ter-
ra di Riofreddo, presso la quale nasce e
donde scendendo di balza in balza fascia
verso oriente Arsoli, ove passando sot-
to il palazzo b;uonale si denomina Fos-
la T I V TI V
so (li So-Ciisttll(K e scorrendo perla l'acqua Marcia, denoiiiiuazionecliericor-
\alle die a mezzodì d'Arsoli si spalanca, da le sorgenti di queiruccjua f mid'.a, die
va a mescersi nell' Aniene, dopo essersi ivi solto sbucciando va oggi a perdersi
Bccresciulodcgli scoli cliediscendono dal- nel fiiiinicello, che scende da Uiofreddo
le Talde ile'moiili altmeiiti, e pai licolar- e di là iiLirAiiieiie. La strada verso il rni-
meiiledelle belle e lim[)ule sorgenti della glio 3j 1/2 [ìassa fra bellissime ipiei eie;
iìiinosa ac(piaMarciu. Arsoli sorge a levan- pui s' iiicuiilra una Croce die aiiiiuiiziu
te iliTivuli in aria salubre, e vi si pei viene ja vicinanza del paese, ed ivi si Liscia a
per la viaValeriaAprulma lasciandoalde- sinistra un sentiero che mena aRoviano.
Siro lato l'Aiiiene e l'eccellente viaSubla- Qai noterò, che il tronco della penulti-
cense.DicelNibhy, cheadAisoli si va per la ma di delle quercic, mezzo arsa e mezzo
via Valeria, la (jiiale dopo essere jiassala verdeggiante, vedesi ridotto a rustica e-
solloUoviano lascia a delira la via Nero- dicola in cui si venera d.iviand.uili una
iiianaSiiblaceiiseesolca la vallearsolanao divota slaluella della B. Vergine. Nella
dell'acqua Alarcia, deliziosissima per ugni pendenza pui, ossia scesa del monte, a de-
riguardo: e la via antica dopo un miglio stia della strada, ne'decorsi ottobre e no-
e mezzo raggiunge la delta strada gran- veinbre 1 8 jji, apertosi dall'odierno priu-
de moderna, cli'è liacciata in parte sulle cipe Massimo uno scavo, vi si trovarono
sue vesligia, e in parte se ne distacca di diversianlichi paviineiilidi musaicobian-
poco; ma ne segue però sempre laiula- co e nero, uno de' quali serviva ad una
mento, esigendolo la natura de' luoghi, camera lunga palmi 35 e larga 2 5, con
INe.i 1. "tratto si passa sopra il bel ponte an- uiolti avanzi di pittura, di stucchi e di
ticodi pielresquadialeun iigagnolo:que marmi colorali, indizi tulli di aver quel-
ito ponte, che forse devesi a Nerva, nel la fabbrica appartenuto a qualche cospi-
liordiiiamenio della via, ha 1^ piedi di cuo personaggio, che l'avea costruita sulla
lunghe/za e 1 8 di larghezza. Stralonico lo via Valeria, i di cui avanzi anche ivi appa-
thiamò r Olslenio, teutonico col volgo i-isconotracciatidaenormipielredidiver-
l'appella il l'\ibietli. Di questo ponte si se forme. Passato il miglio 36 molti ri-
leiiiioiio alcune eiuilizioni naW AUniin di easiioli traversano la via e scendono nella
co ^ PO
J\oiiiii 1. 1 2, p. 2(j(), in uno alla lapide se- valle,ed a vanti alla chiesa di s. Bartolomeo
polcrale anni addietro disotterrala pres- de'fiati del 3." or<line, si entra nella ter-
so il medesimo a oriente, mentre dipoi si ra. Confina essaco'lerrilorii di Riofreddo,
rinvennero quasi interi scheletri umani, Roviano, Marano, Cervara, ed Oricola
la lumulazione de'quali tutti presentava (o Auricola che vuoisi così denominata
i caralleri ilell' antica età, in potlere vi- Jalle sentinelle che ne'lenipi feiulali sta-
cino alla parte occidentale del ponte, che vano in ascolto, per dare l'avviso se il ne-
8Ì vuole essere già stato al livello di esso, mico avvicinavasi a Civita C.uenzia),
6i crede quindi potei si stabilire come il paese che vedesi sulla punta d' un colle
bivio della via Sublacense e della Vale- jn poca disianza e spellante al regno di
ria(già magndica (pianto rAp[)ia e la La- Napoli, non checon altri limili del regno
lina), non lijsse alla stazione ad Lainnas, ili medesimo, nel (juale si ha ingresso per
cui li.'ci paiola nel voi. LX.\,p. 242 e 258, l'adiacente via che comhicealla Valle del
né all'odierno thverlicolo d'Arsoli, ma in Cavaliere ed a Cars(jli; de' (piali luoghi
un quasi medio punto fra questi. Dove la regnicoli riparlai a Fescina. I suoi fabbri-
strada moderna si unisce all'aulica, veiso cali sono numerosi e decenti. Bellissimo
il miglio 35, si vede a sinistra una soslru- il palazzo baronale de'principi Massimo,
zione di [)oligoni falla a guardia tlcll.i via, de'(piali tratt.ii ancora a I\ilir.zn .ìfii.s-
e dono b'mcouUa lu chiesa dis. Manu del- situi (/ .), antichissima e nobilissima fa
TI V
miglia romana de'marcbesi di Baldac-
chino^ elle Leone XII elevò al grado di
principi, quando con breve pontificio del
1825, secondo Marocco, eresse Arsoli io
principato, e divenendo il titolo del pri-
mogenito, quindi pel i.°ne fu insignito
1' eruditissimo e odierno principe d. Ca-
millo Massimo, soprintendente generale
delle Poste pontifìcie. Questi narra nel-
le sue importanti Notizie istoviche della
Villa Massimo alle Terme Dioclezia-
ìie, che l'acqua Marcia, in origine nomi-
nata Aufija, condotta a Roma la invol-
ta dal re Anco Marcio, che le die il suo
nome, secondo Frontino avea la sorgen-
te nelle montagne di Ttigliacozzo, ma il
Fahretti di mostrò,e più dilFusaniente spie-
gò il Cassio, che le sue sorgenti sono nel-
le vicinanze d'Arsoli. Quest'acqua è d'u-
na qualità tanto squisita, che mosse Tra-
iano a proibire di servirsene ad altri usi
e solo per bevanda, comechè data a R.0-
ma come un gran dono di Dio, al dir di
Plinio. ]\Ia si pregevole acqua, trovando
il suo corso interrotto, rivolse le sue be-
neficenze alle contrade più vicine alle sue
sorgenti, ed è perciò, che la fresca e sa-
lutifera acqua, di cui gode la terra d'Ar-
soli, condottavi da'signori Massimi, si cre-
de sia l'antica acqua IMarcia, alludendo-
vi anche il nome della sua sorgente, che
si chiama Fonte Petricca, e che può es-
sere una corruzione del vocabolo Fons
Pitroìiius òa\(n.\a Plinio alle sorgenti del-
l'acquaMarcia. Laondeconragioneda chi
dubitava se quell'acqua fosse la Marcia o
la Claudia, che parimenti da que' diu-
lorni veniva a Roma, fu posta la seguen-
te espressiva moderna iscrizione nel pa-
lazzo baronale d'Arsoli, da' giardini del
quale poi la detta acqua scende in servi-
zio della medesima terra. Barharorum
opera Duclihus et arcuhus dirutis Da-
timi nohis est Àqua Marcia et Claudia
frui. Anche il Corsigoani riconosce l'anti-
co spiraglio situalo presso il palazzo baro-
naled'Arsoli dell'Acqua, ch'egli dice Mar-
sia e condona in Roma dal celebre lago di
T I V i3
Fucino,cilando Crocchianle.il bellissimo
palazzo baronale viene descritto come se-
gue dal Marocco. Ad Arsoli, che non man-
ca di decenti fabbricati, con una popo-
lazione docile e accorta di circa iGoo a-
bitanti, n' è principal decoro il palazzo
de' principi Massimo, situato fuori della
terra in vaga emiuenza, e fabbricato a
guisa di fortezza. La volta della gran sa-
la fu dipinta da! cav. Benefiale. Ciazio-
sa è la cappella sagra alla Natività di Ge-
sù Cristo, espressa a fresco con antico e
lodevole siile. Era questa anticamente la
chiesa pubblica decorata di molti privi-
legi e indulgenze, prima che si aumen-
tasse la popolazione. Presso alla cappel-
la vi è il nobile appartamento del prin-
cipe, reso celebre pel soggiorno che vi fe-
ce s. Filippo iN'eri. La pittura della volta
nella cameia del baldacchino è del Zuc-
cari. Vi era una famosa armeria, e tra
l'antiche armature si distingueva quella
del duca di Boigogna : i cannoni furono
squagliali nella zecca di Roma, e il resto
fu portato via da'francesi nella repubbli-
ca del 1798. Cogli avanzi di quest'anti-
ca armeria e con altri recenti acquisti, n'è
stata formata dall' attuale principe una
nuova, che forse è l'unica armeria pre-
sentemente esistente ne'castelli dello sta-
to pontifìcio. Inoltre il principe, nelle ca-
n)ere del palazzo vi ha collucato diversi
mobili e suppellettili antiche ed assai pre-
gievoli; fra le quali 6 di quelle casse che
servivano negli Sposalizi (f .) òe no\ì\\\
romani, e due di esse pubblicò il conte
Lilla nella Storia delle fami^Ue celebri
italiane, e precisamente quelle già ap-
partenute a Fabrizio de" Massimi e La-
vinia de Rustici sua moglie, genitori di
Paolo IMassirao risuscitato dal ricorda-
lo s. Filippo. A livello delle caniere vi è
un grazioso giardino, e jiossiede pure uà
elegante teatro. Al pianterreno si gode al-
tro giardino, che introduce a breve ma
deliziosa villa. La villa si estende sino al-
la sommità del monte ove sorgeva ne'bas-
si tempi il caslellodi Belmonle, di cui an-
14 T l \' T I V
Cura veduns! in |)ìeili le nuiia ili lecinlo, Cil un piviale di di-u[)po rosso ricamalo, al
Iti ()i;ni giorno si va oriiaiulo con nuo- quale l'altnale principe, per disposizione
>i abbellimenti, lanlu nelle piunlagiuni, testuinenlaria del defiinlocardinal Fran-
/jnantcj ne'fabbricati, fra'cpiali si vede e- Cesco Massimo suo fratello, ag;^iunse una
ietta neh 853 una di vola cappella di sli< pianeta situile riccliisMtna, con due eguali
le gotico dedicala a s. Maria di iJeluioule, tonacelle, a' quali doni il principe di re-
c'd una fibbrica con torre merlala cosimi- cenle unì un ostensorio e un iuceusieie
la sui muri d'nn'anlica |)alondjara, ove u nubilissimi. I francescani del 3." ordine
guisa di museo Irovansi riunite alcune vi hanno il convenlo e la cliiesa di s. Bar-
preziose iscrizioni ed altri frammenti di lolomeo apostolo proiettore della terra,
marmi scolpili, non clied'alciuiepregievo- Da un'iscri/.ione si apprende, che uell'au-
li lerrecolle.Quesla \illa da Nibby ancora no 1671 il marchese Fabrizio Massimo,
è chiamala vera delizia in([uel recesso di figlio di Pietro, costruì il portico, ampliò
monti. Essa trovasi aireslremità selleu- e restaurò il convento, come amorevole
liiunale del castello, che per la natura co'religiosi. Nel />/;//. Roiii.contA.i7.yp.
del luogo è di forma oblunga diretta da i 1 i, ['cr la chiesa pure di s, Lorenzo vi
occidente a oriente, colla piazza all'estre- è il breve di Pio VII, Nupcr Nobis, dei
tuità orientale, ornala d'una bella fonia- iZ^sin\ii\o\^o\: Instante inarchioncCa-
iia e d'una colonna milliaria lolla dalla rolo Maxinii de Urbe niandatur, utar-
\ia Valeria e con iscrizione segnante il chìpresbyteriterrae Arsoli tcncantnr in
miglio 38, riportala con altre daMarocco, perpetuimi semel in mense ad qfjìciuni
e meglio e con erudizioni da Nibby.Da es- dcfunctorunij etniissamde recpiienicuìii
sa si trae che l'imperaloreNerva nel 1 .°aa- cantu; eorwn vero cappella/ius ad re-
no del suo brevissimo regno si pose a re- lebralionem niissae inipiadani ecclesia^
btaurare e migliorare le vie, fra le quali fu et hora,statisque ìiebdomadae diebus.Vi
la\aleria. Una lapiileinoilerna sulla piaz- sono le maestre pie per l'istruzione del-
'/a, posta ad onore di l'io VI Ijinoslra ch'e- le fanciulle, le scuole elementari pe'gio-
gli nel 1817 soccorse i poveri della ter- vanetli, ed una valente banda fdarmo-
ra col far loro a spese del j)uliblico erario nica. Dice Nibby, che Arsala, Arsii-
allargare la piazza e le vie: si legge in Ma- lae, Arzulum, terra del paese degli equi,
rocco coll'allra eretta nella slessa piazza sebbene non sìa ricordala dagli antichi
nel 1800 dal defunto principe Massimo, scrittori, nondimeno il suo nome ha tan-
cjuando abbattuto in essa l'albero della la analogia colla vicina Carscoli e coWa.
jnetesa libertà, vi sostituì loilevolmeiile O/z-.v^/^/c (di cui a Spoleto) dell'Umbria,
il salutare vessillo della Croce. Ma nell'ai- ch'egli inclina a credere d'origine antica,
tra lagrimevule epoca repubblicana del echi sa che non conservi le tracce di (piai-
1848, di nuovo sulla piazza si eresse l'ai- cuna di quelle4i terre fortificate di «|uel
Ijcro della sedicente libertà. La cliiesa ar- popolo bellicoso, che nella campagn.i mi-
ciprelaledeilicila al ss. SaUatoreè patirò- ciilialedel 4 >' di lloma furono incendia-
iialo de'signori. Massimo che l'ed idearono, tee ti isti ulte da'consoh I*. Sul picio Saver- -
còche fu eseguito con disegno diGiacomo rione e P. Sempronio Sofo. Marocco ri -
dellaPorla dal marcheseFabriziode'Mas- marci l'abbaglio dell'avv. Caslellano,che
bimi,il di cui fìglioedeiedePietroneliG35 chiamòArsoli,(^(^/.r.9«/(^/(anclie./r.vn/m//j),
^i poscia lapide riproilolla daMarocco,sul e che neppur conviene il dirlo postoat di
y//.v ili presentale il reltoiedella medesima là del Teverone, nome che l'Aniene sol-
di vescovo. 11 qiiailro della Tiaslìgurazio- tanto piemie dopo il Ponte Lucano. Quin-
ne si giudica ilei Dcnnenichino. Clregorio di a meglio distinguere Arsoli da Carsu-
X\ 1 donò alla chiesa un calice d'uigcnlo, /</ dell' Luibria e Caneoli del Lazio, di
TI V
fjnesla ne riportò le notizie, dicendola fii-
gida e 4 niiglia distante da Arsoli nelluo-
go appellato Civita Carcìilia, presso la
montagna di Riofi eddo nella vasta pianu-
ra e lungi da Tivoli 22 miglia. Circonda-
ta da monti e munita di furlissiine mura,
era abitata dagli equi, traversandola la via
Valerio, essendone avanzi nel piano di
Crtr.^o/Z.Che fu una delle 3o romanecolo-
uie,cou altre nozioni che io descrissi altro-
ve. AncoCalindri chiamò Arsoli, Carsiila
degli equi, e che nel sovrapposto monte
Brugna o Prugna è la sorgente della cele-
bre acqua Marzia. Ma Corsiguani, mentie
dice Arsoli vicino a'Marsi,e secondo altri
già ne' Marsi, perchè gli equicoli erangli
vicini, poi detti Cicoli e la regione Cico-
lauo, ben dislin"iie Arsoli da Carseolio
Carsoli, cheCluveriocahri confusero in-
sieme, che anzi essendo Carsoli nel con-
fine del regno, Arsoli e Riofreddo lo di-
vidono da'tiburtini e dallo sluto ecclesia-
stico. Aggiunge bensì essere controverso
se Arsoli fu fabbricato dalle rovine della
colonia Carsolana. Che pervenuto Arsoli
nella signoria de' gran conti di Marsi, il
conte Rinaldo donò al monastero subla-
censedi s. Scolastica le terre di Arsoli, Pio-
viano (questi due luoghi da altri si dicono
donati al monastero nel 776 da Cesario
console) e Anticoli. Altrettanto aflcrtna il
p. Casimiro, riferendo che il monastero di
Subiacofindair832 possedeva tali castel-
li, egli furono confermati da Gregorio IV.
Eziandio Nibby dice che Arsoli come per-
tinenza del monastero di Subiaco fu con-
fermalo nelle bolle di Gregorio IV nel-
1*832, di S.Nicolò 1 neir864, e di Giovan-
ili XII nel 958, nella bolla del quale vie-
ne designato col nome dì fundum. Cosi
nel placito tenuto innanzi a Benedetto VII
nel 983 si designa col nome di monte :
ol(]uc monte qui i'ocatur Arsulej e come
Anticoli, essendo stalo occupato dall'ab-
bate dj s. Cosimato, venne reso per deci-
sione papale al sublacense. Ma nella bol-
la di Gregorio V del 997 si chiama va-
slelluw quod voraliirAr.mle/mùmoc\iQ
T 1 V .7
la terra venisse o edidcata 0 liedincata e
fortificata dopo la ricupera fallane da'su-
blacensi nel q83 nell'intervallo di que'23
anni. Come Anticoli di Corrado, anche Ar-
soli venne in potere del conte Rinaldo nel
1 000, allorché egli la ridonò al monaste-
ro di s. Benedetto, il quale sarà quel con-
te ricordalo da Corsignani; indi e come
Auticoli fu rioccupato da'prepolenti ba-
roni nel I o45i,e successivamente riconqui-
stato al monaslero dall'abbate Giovanni,
il quale nel 1 09.5 vi fece edificar la chie-
sa di s. Maria, il che si trae dal Chronicon
Sublacense pubblicalo da Muratori, An-
ticj. Meda Aevi, t. 4) p-io47- 1^'*^"^ Is-
pide esistente nel chiostro di s. Scolastica,
posta dall'abbate Umberto nelio52,fra
le terre dipendenti dal monaslero si no-
mina ancora Arsala, benché da ciò non
possa dedursi che fosse allora realmente
in potere de' monaci. Non cosi dee dirsi
della bolla di Pasquale lldeli i i5e in-
serita nel citato CA/o/aVo/i j poiché allo-
ra era tornato a far parte de'beni del mo-
nastero. Ma dallo stesso scrittore si rica-
va, che circa ili 1 5o un Pviccardo de Ar»
zuio ne avea usurpato il dominio (notai
nel voi. LXX, p. 21 4, che Riccardo si-
gnore d' Aisoli tenne custodito 1' abba-
te Simeone sublacense, il quale poi riu-
scì a fuggire). In quest'epoca, narra Cor-
siguani, nel pontificato d' Adriano IV,
ardendo io Italia il furore de' norman-
ni e del loro capitano Guglielmo, alcu-
ni cardinali che con poca saviezza avea-
no consigliato varie cose al Papa, furo-
no mandati in rilegazione ne' Marsi, e
fermatisi nel piano di Carsoli in un an-
tico villaggio, gli dierono il nome di Pil-
la de' Cardinali, la quale poi fu dirocca-
ta. Poscia anche Adriano IV fu nella re-
gione, e probabilmente visitò pure Arsoli.
Questo luogo neh i83 era nelle mani di
R.icere de Arsola, allorché isublacensi por ■
tarono,per mezzo di Oddone loro econo
mo, lamenti dinanzi al Papa Lucio III,
perché colui riteneva Arsoli, Roviano,Ro-
\ lancilo, e s. Maria Velleii: fu scello per
iG TI V
giiulice il vescovo di Tivoli Milone, il qua-
le sentenziò a Al vote tle'monaci, che i ieb-
Jjcro così la terra, secondo diversi scrit-
tori. Ma il vescovo Miione non senten-
ziò a favore de' monaci, poiché il Papa
Lucio MI laiuìnhilitcr dctcrininavil la
(jueslione, come leggesi nel Chroiiicon
suhliicense, presso il Muratori. Altro e ri-
jietulo errore fu il credere Arsoli posse-
dulodagli Orsini: esso fin dal secolo XIIF
r acrpiislcirono i Passamonli qual feudo
signorile, ed uno di questi fu Amico die
nel I 528 sotto Mugliano, a Caslel de'Mar-
si, vedendo le sue milizie disfatte dalle
subhicensi, mentre con Napoleone Orsi-
ni bbbiite di Farfa guerreggiava pei Fran-
cia onde cacciarne gl'imperiali, si scagliò
contro Scipione Colonna vescovo di Rie-
ti e abbate di Subiaco, e lo provocò a
ducilo. Scipione accettò la disfida e ne
rotò ucciso con 4oo de'suoi, e circa 800
rimasero prigionieri. Ma la gloria di A-
inico fu breve, percliè 3 anni dopo nella
guerra fiorentina, per la quale avea pre-
si* parte, a'2 agosto i 532 fu fatto prigio-
ne a Gavigiiana dalle milizie papali. Al-
lora Marzio Culonna, ch'era uno deca
pitaiii,per vendicare il cugino Scipione e
punire il signore d'Arsoli che ne vantava
l'uccisione, lo comprò per 600 ducali, e
di sua mano l'ammazzò, come riferisce il
Coppi, nelle 3J('//ìOiic Coluiincsi. Arsoli
da' l'assamonli nel i536 Io compraro-
no i conti Zambeccari di lìologna signo-
ri anche di Poggio Ginolfo, come rile-
vo da Coisignani e Marocco. Finahnen-
le nel I 574 passò Arsuli in potere di Fa-
])iizio Massimo, la cui discendenza tut-
tora n' è signora. La peste che afflisse
lionia nellinfauslo 1 527, tei ribilmente
imperversò in Arsoli e luoghi circostaii-
fi. Per la guerra della Campagna roma-
na sotto i'aolo IV, comechè Oiicola nel
I 7^7 fu fatta piazza d'arme dagli spa-
gniioli e tedeschi, che dominando pureAr-
soli, il paese patì le conseguenze di <|uel-
la furiosa guerra. Nel 1591 il capobaii-
dilu Marco di Sciurra, con una truppa di
TI V
j 5oo uomini, de'(juali Hoo a cavallo, re-
cando il terrore nell'Abruzzo, nella Mar-
sica e nel Lazio, invase pure Arsoli, ma
accorso l'esercito pontificio, prontatnen-
le lo costrinse ad abbandonarlo. Più fu-
nesta per Arsoli un secolo dopo fu 1* al-
tra peste dei i656, come si legge nella
lapide marmorea sulla facciata della ca-
sa arcipretale, di questo tenore. » Ales-
sandro VII sommo Pontefice, Fahritio
de Massimi barone romano signore d'Ar-
soli. Dopo 129 anni, cioè dal 1527 nel
quale la peste così atrocemente incrudelì
in Arsoli, che lasciò quasi vote d'abitatio-
ne tutte le case, l'anno poi 161(3 della no-
stra redentione vivendo gli abitatori non
tanto perla salubrità dell'aere quanto per
la clemenza de'padroni felicissimi, di nuo-
vo facendo fiera strage la crudele pesti-
lenza in Roma et in altri luoghi convici-
ni, portata dal fato in questa terra di Ar-
soli, con tanta violenza accese il fuoco del
suo contagioso morbo, che in brevissimo
spatio di due mesi soli, cioè da'23 luglio
sinoalli 24 di settembre, estinsequasi lut-
ti gli abitanti, perchè di 900 ne rapì 7 55,
restandone soli 1 45, onde peravverlimen-
to e per cautela de'posteri è stata lascia-
ta questa memoria. L'anno della nostra
salute 1 660". Arroge che io aggiunga con
Corsignaiii, che anco il vicino Carsoli nel
1 6'^6 patì gran danno pel deplorabilecon-
tagio accaduto in Italia, ed allora furono
anche feriti vari cavalieri di Roma, i qua-
li cacciando per quelle pianure forzar vol-
lero le guardie, poste per impedir le co-
municazioni, per riposarsi nella delta ter-
ra. Narrai a SuniAco l'andata di Pio VI
a' I 8 maggio i 789 [)er consagrarvi la col-
legiata da lui sontuosamente riedificata,
per cui il marchese Camillo Massimo sul-
la via consolare e vicino ad Arsoli volle
solennemente festeggiarne il passaggio. Si
legge pertanto nel n." 1 .5o2 del Diario di
Roma, che alle IMolette d'Arsoli il m.ir-
chese eresse un arco trionfale d'ordine co-
rinli()(di cui fece eseguire l'incisione che lo
iicurda),allu nelle due facciale palmi 64,
TI V
e le due minori formanti la grossezza pal-
mi '22.Le due facciale uiinon, benché del-
lo slesso ordine, non erano ornale da co-
lonne come il prospetto principale, ma e-
ranvi aperte due (ineslre [)er dar lume a
due camerini ricavali ne' due pieni del-
l'arco, destinali pel Iratteniinenlo del Pa-
pa nel tempo diesi njutavano i cavalli.
Sopra le colonne girava una cornice eoo
fiegio ornato da diversi emblemi allusivi
al pontificio stemma, e alle luminose a-
7.ioni delia dignità sacerdotale, espresse e
relative alla consagrazione del tempio di
Subiacoe alla beatificazione del b. Tom-
maso da Cori, mediante bassorilievi e cor-
rispondenti epigrafi, posando sopra due
capitelli le statue della Fede e della Re-
ligione. Nell'allra facciala rispondente a
Subiaco, due simulacri rappresentavano
la pontificia sovrana carità e munificen-
za per la soppressione d'ogni diritto di pe-
daggi, e la nuova via aperta da Ronia a
Subiaco, espressi inoltre di sopra con due
bassorilievi e loro epigrafi. I due timpani
dell'arco erano ornati da fame sorreggen-
ti l'insegne pontificie e la corona d'alloro
che i fedeli sudditi olTrivano a Pio VI in
segno di gioia, e perciò nella facciala con-
sagrala a'pregi del sacerdozio, nello spa-
zio maggiore si leggeva l'iscrizione: Pio
VI P. 31. Suhlaqueum religionis caus'
sa proficiscentì, Arsulitanì elAequìcu-
lae unii'ersì ach'eiitu ejus^ adspectuciue
optatissimo alacres, laedque plaudìinus
parenti puhlico. Nelle divisioni minori la
T I V 17
laterali in due bassorilievi erano espressi
l'Agro Pontino prosciugato, e il Museo
Pio-Clenientino accresciuto. In altri bas-
sorilievi erano rappresentati la chiesa di
Subiaco, il palazzo abbaziale, la sagrestia
Vaticana, il conservatorio pio, tutte ope*
redi Pio VI, con dueepigr;ifi (lequali col-
I eiscrizioni riprodusse il Diario^Q leiscri-
zioni mg."^ Brancadoro nel libro. Pio VI
in Subiaco). Tale maestoso arco fu cin-
to di gradinate a 4 ordini di sedili per co-
modo del popolo concorso ancora da lon-
tani paesi. Inoltre il di voto e generoso mar-
chese fece altri preparativi per solenniz»
zareil trionfale passaggio di Pio VI al con-
fine del territorio del suo feudo. Ma più
memorabile resterà sempre per Arsoli
l'apposita visita che volle farne Gregorio
XVI a'2 maggio 1 834 l'educe da Subia-
co, descritta dal Supplimento del n.° 38
del Diario di Roma, e dal n.°43 del me-
desimo, con articoli scritti in Arsoli^ S'in-
comincia col dire,chegiammai giorno piìi
lieto e giocondo spuntò pel fortunato pae-
se, quanto quello in cui ili ben amato Gre-
gorio XVI si degnò onorare le sue con-
trade. Percelebrareil di lui passaggio da
Tivoli a Subiaco, al confine del territo-
rio erasi eretto un bell'arco trionfale, ed
altro pel fausto avvenimento fu innalza-
to in vicinanza d'Arsoli con elegante di-
segno dalla comune, decorato d'iscrizio-
ni e simboli analoghi alla circostanza. Qui-
vi allorché il Papa vi passò al di sotto, uno
stuolo di giovanette spandevano fiori e
terali due bassorilievi alludevano alla vi- fronde per ornare il passaggio del comuu
sita che il Papa da cardinale avea fìllio
a tutte le lene della sua abbazia subla-
cense, ed all'eseniplar carità colla quale
avea allora istruiti i fanciulli nella dottri-
na cristiana. Nell'altra facciata si espres-
sero l'opere illustri del suo civile gover-
no, e nella divisione maggiore diceva l'i-
scrizione : Pio VI P. M. Optinio et in-
dulgeniissinw Principi , oh itum redi-
iumq.faustunifelicem, Cantillus Maxi-
musDominus Ai'suli dicavit devotus san-
cLitati majestaticj .ejus.'^c^\\ spazi minori
VCL. LXXVf, — . ■
padre e sovrano. In qualche distanza la
magistratura municipale si presentò ge-
nuflessa allo sportello della carrozza ad
umiliare, in nome dell'intera popolazio-
ne, i sensi del giubilo universale e della
sudditanza la più fedele, implorando il
permesso di condurre colle loro braccia
la carrozza, staccandone i cavalli, il che
conseguirono dal Papa, ad onta di sua ri-
pugnanza per siifatte dimostrazioni. Pres-
so la sua abitazione il medico palatino
Pietro Sciarla e sua famiglia indigena
i8 T IV r I \
ti'Aisoli.scmprc di vola a'I'api, volle csJnr- A «.'nciahile, col quale mg/ Soglia clemo-
iinrc |iubl>licniiieii(c la griiude letizia d.i sinici e, asDislito da'ing." Altieri e Rai l)o*
cui eia rum presa, con innalzare un vago lani, conipaiTi la trina benedizione. iVi-
«l'co tiioiilalc, largo palliti ^3 ii(puidia- loiiiulo il i'apa, in mezzo sempre a ite*
li, tutto ornato di fluii e mirto, l'iappie- rati vivacissimi e all'eltiiosi evviva tle'di-
.«iciitava il Diotiiimento un tempio .simbo- voti sudditi, al palazzo Mas>imo, animile
lo dell' Elei iiità, e nelle due lionli esibì in liono con siugolar benignità al bacio
leseguenli iscrizioni. Crcf^orins Mf I P. del piede l'encomiata nolnlissiain fami-
M. Saruti.<iM'tn(tni Dcmilicti palris Spc- glia, rivolgendo [)arole amorevoli special •
Clan rtligioiìis cr{:,o adeuiiti , Petrus niente a mg.' Francesco Sax erio Massimo
Sciarra ììivd.ìMlat.ctiiiifrntrilnissuis (che poi fece suo nuicsli'o di ctiiiivra e
ytmcoìaids non jìiocul a patria domo niagj^iordofno, creò cardinale e legalo di
fausta omnia ohsc(picntissiniiadprccan- Pun'cniia) figlio secondogenito del piin-
titr. Diceva rollra: Grcgorii P. I\I. Lac- cipc. Quindi si ilegnì) gradire una refezio-
tior in l l'hcm rcdcas Bcìicdictns pater ne, imbandita nobilmenle, ed ancod'aiii-
aanetissimus fer^'cntiora tua coelitusru- mellervi lutti gl'individui deireccellenlis
cepit,K'Ota nusquam te di\'ina destituel sima casa, l'oscia ricevè in Irono gì a/io
x'irlus hacfreliis tcmporiim pravitateni samente al b;icio del pi^^l clero, la ma-
faeile exiiperalns. Da un lato dell'arco gistratura comunale eg^^nativa, e al-
ai mouizzavanu i musicali istrumcntidcl- tre principali |)ersonedel [iaesee'foraslie-
la banda falla a bella posta venire da una re. Condiscendendo corlesemenle il Papa
terra vicina, e questa era intramezzata da alle vive brame della nuuieroslssima |)u-
esplosioni di 200 mortari; mentre nel polazione, accresciuta tla quella de'con-
prussimo casino dei Sciarra pendevano micini paesi, si recò alla loggia piuici|)ale
dai balconi drappi e altri segni di esul- del medesimo palazzo, che domina il pia?.-
laiiza. 11 I*apa si degnò esternai ne coni- zaie del giardino e villa, donde compartì
piacenleappiuvozione,di che i Sciarra ne l'apcjsddica benedizioiie,il quale fallo veii-
:iiidarono lietissimi. Giunto il treno del ne tramandato a'|)ijslcri con mai inorea i«
i'apaa pièdel palazzo baronale, fra il rim- scrizione italiana, che ivi si legge allissn.
bombo e l'eco de'morlari, le acclainazio- Questo ougnslo allo fu veramente accom-
ni che assordavano l'aria, miste al suono pagliato da tale complesso d' imponenti
delle bande edi lulée le campane, si trovò ciicoslanzeche non è lacile il descrivere e
a riceverlo il defunto principe Massimo leslerà iii(liineiiticabile:poichè si presentò
kfjprinlendeiite gi;nerale delle poste jion- alla vista d'ugniino un sorprendente e in-
tilicie, nella quale distinta rappi escntan- canlevole speltacolo, nell'allollalo popolo
Zix avea per lutto piecetluto il di lui ar- riunito nell' ain(iio soiloposto piazzale, e
live, colla principessa consorte Ciislina gradalatuenle situato nellecircoslanti col-
di Sassonia, alla lesla dell" intera ecpel- luiecheeclieggiavanodel fragoiede'mor-
Icntissima famiglia, e de' principi Laii- tari, ma piia delle replicale cordialissime
tillotli. Del DragoeKiispoli consorti del- inclainazioni di gioia e di liipudio il più
li- figlie. Piingraziòil piinOipe Massimo ri- sincero, che unito a'variopinti colori de'lo-
spettosamenle il I'apa del segnalato e in- 10 abiti, ed al ripetuto. svolazzar di agitali
sidiubile onore che gli compartiva, cor- paiinilini, formava un assieme quanto pil-
lisposto con paterna benigmlii. Dopobic- luiesco, altrettanto commovente e edifi-
\e tialli-niinento, il l'iipa preceduto «hd- cmlc. 11 i'apa esli-rnala la soddisfazione
clero e dalle lonlialci nile d'Ai soli, dalla che ne provava il paterno suo animo per
famiglia e croce ponlihcia, si portò nella lauto religioso euliisiasino, si degnò nio-
chiesti pan occhiaie, ove trovò esposto il strareeziandio il suugradimenlo al jirinci
T 1 V
pe e principessa Massimojclie tornò a I)e-
nediie in uno coil'intiera famiglia, ed in
iiìezzo senipie agli augui'ii e felicitazioni
delle po(ioliizioni, pniù alla volta di Ti-
voli, lasciando scolpito nel cuore di tut-
ti un tenero e indelebile monumento di
gratitudine eteina, e di affezione ingenua
e costante, rimanendo inognimo impres-
so sì fausto e avventuroso giorno. Que-
ste diuiostrazioni gli arsolani rinnovaro-
no la sera de'4 cu3oS''^> '" *-"' '^ niagi-
slratura avendo portato in trionfu lo stem-
ma ponliflcio che adornava l'arco, e de-
positatolo sulla piazza grande del paese
vagamente illuminata, feceavantidi esso
incendiare un fuoco in mezzo a'suoui del-
la banda, di tulle le campane, ed alle ac-
clamazioni d'una popolazione piena an-
cora di gioia per l'onore compartitole da
Gregorio XVI.
Antìcoli Corrado. Comune della dio-
cesi di Tivoli, con territorio in colle, clie
produce principalmenle ceieali , olive ,
molli legumi e pascoli. E" posto sopra un
monte dipendentedalla catena del nionte
lUifo, chiamato nel!' anticlie carte Cru-
jìliiis, sulla riva sinistra dell'Aniene, quasi
rimpetto a Roviano, e distante da Roma
per la viaSublacense circa 36 njiglia, tra-
versandosi il (lume sopra un ponte che dà
nome a questa terra. Le acque perenni
sono vicine, potabili e leggerissime. 1 suoi
1 loo abitanti circa, sono industri e fa-
ticatori: n'è priojaria famiglia quella del
tonte \ eloli,e ve ne sono altre di riguar-
do. Possiede due chiese parrocchiali, l'uoa
dedicata alla ss. Trinità, l'altra intitolata a
s. Vittoria protettrice del luogo (della qua-
le parlai nel voi. LXX, p. 264 e altrove),
di considerabile vastità e buona struttu-
ra. Vi sono le scuole elementari, eia sua
situazione elevata corrisponde allo svi-
luppo del talento e della sottigliezza. Ali-
tìciiluni o Anticoluin Corradi fu com
chiamato per distinguerlo da Anlicoli di
Frosìiinnej l'aggiunto Co rrado l'ebbe da
imode'suoi signori, non però ne fu il fon-
dutole, come sct-isseiualcuui. In futti, pio-
T I V .9
va della sua antica e anteriore esistenza si
ha nella conferma fatta nell'SS^ da Gre-
g(n'io IV de'possedi menti del monastero
di Subiaco, ed in cui vi è compreso Ao-
ticoli. Indi narra Nibby, che nel q83 es-
sendo ritenuto questo fondo da Leone ab
baie di s. Cosimato, e nun polendosi da'
monaci sublacensi tornare in possesso di
esso, si venne ad un giudizio o piacilo a-
vanti Papa Benedetto VII, il quale lo fe-
ce restituire all'abbazia di Snbiaco, come
si ricava dall' originale riportato da Mu
ratori, Antimi. Mcdii Aevi t.i,p. 379. A
quel!' epoca però comparisce semplice-
mente come locusj ma nel 996 Gregorio
V nella bolla di conferma de'beni del mo-
nastero di Subiaco , riferita dallo stesso
IVIuratoriap. q83,lodiceC^<^/t'//?;/«^f<of/
i'ocatiir Aiiticiiliini. Verso il 1 000 era ve-
nuto in potere del conte Piainaldo che si
dice figlio di Berardo, secondo il Corsigna-
ni de'grau conti di Marsi, e qiesti lo do-
nò o per meglio dire lo re>tilui al mona-
stero, se si vuol credere al trasunto della
cronaca Sublacense. Nel io52 si ricorda
insieme con altri fondi nella lapideesisten-
te nel chiostro di s.Scolastica,coine appar
lenente al monastero; ma fino da' primi
momenti del pontificato di Benedetto IX
(meglio nel declinar di esso), verso ilro4'>
era passato di nuovo in mano a'iaici, di-
cendolo il p. Casimiro; e mentre Giovan-
ni abbate di Subiaco disponevasi a ri-
conquistarlo, come avea fatto di altre ter-
re, circa il 1075, Papa s. Gregorio VII
ne dispose a f.ivore del di lui fratello Od
done. Il figlio di questi è quell' Oddone
da^Poli, di cui parlai di sopra , il quale
riconoscendo la ingiustizia del possesso,
priuia di morire diede questo Castrum,
in-iieme con Poli e altie terre, a Papa A-
driano IV nel i i5'j, facendone allo for-
male pubblicalo dal Mm atori.Ma qui Nib-
by è in contraddizione,a vendo altrove det-
to, cJie il Papa lo costrinse energicamenle
a cedere, e poi glienediè l'infeudazione con
altri castelli. In quest'intervallo, fra l'oc-
cupazione e la rcstituzioue d'Anlicoli, si
70 T I V
h-»nno tliiP aldi dociunenli nella rronnrti
SiiM.icen'i»': il i ." è l'actjuisto clip l'.ililìnle
siinnoniinnto Giovanni lece tlella tl»if'<;n
di s. Giovanni con tutte le sue pertinen-
ze, esistente in Castro JiiticuloA\n<^e per
nianliMiere nna specie «li diiiltn; l'altro è
Iaboll;ulil*ii'i(pialelUlcl I i i -l.iu'lhi (piale
coiirerniiUKlo i beni al nionasteio siibla-
ceiise ricorda ancora yììiliculuiìi. Ma pò*
.steriormenle tornò in mano de'laici. co-
me d'un Gregorio signore d'Anticoli e di
Monte Casale; e (in dal 1267 appnrteiie-
TB insieme con Saracinesco a Corrado
d'Antiochia, pel quale prese 1' aggiunto
di Corrado. Questi di regia stirpe e di
iia7Ìone antiocheno, colle sue ricchezze e
la potenza signoreggiò sopra altri castel-
li, e ne riparlai a Sambuci conCorsigna-
ni, il quale dice pure che Anticoli antica-
mente appartenne alla diocesi de'Marsi.
Negli annali Benedettini spesso si fa men-
zione del conte Corrado d'Antiochia, co-
ìììcs castri Anticuli. come in una carta
del r 3o I . Questa contiene i capitoli delia
pace falla a' 1 7 giugno, iiilcr Corraduin
de Antiochia comitcm castri Aliticeli ex
ima, ci Coiiimunitatcm Tihuris cjc alte-
ra. Laudo lato per nohilein vinirn Pan-
lum Baribclli civeiu. et Caput Milìtiae
Tiburis. Già raccontai parlando di Sam-
buci, e tornerò a farlo ne'cenni storici di
Tii'oli. la guerra de'libuilini contro An-
licoli Coiradoeil signoredi esso altro con-
te Corrado, per avere il comune ricusalo
da molli anni il paganaenlo della gabella
del passo di Tivoli , e della vittoria nel
i38i riportata da'liburtini. I successori
del conte iieli.73G venderono agli Orsi-
ni Anlicoli, e da essi rac(|UÌstarono nello
stesso secolo i Colonna, e nel testamen-
to di ISlarc'Anlonio Colonna vincitore di
Lepanto, liilto (ino dal 1 ')()<), nell'islilui-
le suo erede universale il priniogcniloFa-
krizio, tra'caslelii che gii lasciò sono ri-
cordati Anticoli Corrado, ed Anticoli di
Fiosinone. l'oscia Anticoli Coriado pas-
sò alla linea de'Scinrra Colonna, n'quali
tuttora apparlicn*.
T I V
Canfahipo Bardella. Comune «Iella
diocesi di Tivoli, c«)n teirilorin in colle,
ferace «li grano, «l'uve e «li pascoli. Caii-
taltipo è formalo da numerose e graziose
fabbriche disposte onlmatamente e con
palazzo magiiilìco , in aria buona e con
ar(|ua pure buona. Giace in velia di riden-
te collicello, sopra una pendice de'monli,
con oiizzonte gralissimo, sulla riva de-
stra dell'Aniene, circa I 1 miglia disiaiiie
da Tivoli e So da Roma, a sinistra della
via Valeiia, in luogo che fiancheggia la
riva sinistra del Digcnzia, e separa la valle
Ustica da «piella della Ferrata. CanlaUi-
p«) è così slrellauienle limitrofo di Dar-
d«'lla, villaggio ad esso unito, che ponno
dirsi uno stesso comune, come lo ripor-
ta il censimento deli 827, i cui 600 abi-
tanti di buon costume, per «lue terzi ap-
partengono a Caiitaliipo, il quale ha la
chiesa parrocchiale dedicata a s. Nicola,
e come Bardella è succedulo all' antica
Dfaiìdela.ya^o ricordalo da Orazio, per-
chè ilgelido rivo Digentia,cheavea le sor-
genti entro la sua villa, gli forniva da bere ;
e nome che per corruzione si convertì poi
in/? /^7/v/(7/^. Questo villaggiof'- posto sulla
pendice sellenlrionale de'monli che chiu-
dono verso mezzodì la valle Ustica oggi
delta di Licenza. Della massa Mandelana,
parte della quale era il finidus J aleria-
nus ili territorio std'iiien'-is. ne feci pa-
rola a Poggio Mirteto, anch'esso chia-
malo Mandela. Viene ricordala nella la-
pide di Valeria Massima trovala nel 1757
presso la chiesa di s. Cosimalo, e traspor-
tata nel palazzo baronale di Vicovaro; la-
pule che servì a determinare il sito ilella
villa d'Orazio, come sostiene Nibby, il-
lustrata dalla bella Dissertazione sulla
villa d'Orazio di Domenico de Sanctis.e
«la luì slesso nel / iti^^iiio antiquario alla
villa d'<)razio, e situala presso Licenza.
Bai della è sulla via Valeria, e nell'andai vi
si volta a sinistra «li s.Cosimaio,lraversan-
dosi a guazzo il gelido rivo Digentia di <).
ia7Ìo,e (|uindi sempre si sale. Nella cliiexa
dis. Vincenzo, cb'è la principale della ter-
TIV TIV ai
ra, evvi la tomba gL'iililiziacle'Nunez mar- cli'era aTivoli,e di questa si osservano de'
chesi di Bardella. Sotto la tei ru sono ru- piaiiciti di musaico, delle mura e una uiae-
deri d'un muro a poliedri. Nell'arcliivio stosa tonte. Vi è pure la fonte Blandusia
Orsini vi sono varie carte dalle quali ap- (o Bandusia più limpida ancora del ve-
parisce essere stato questo vilhiggio nel se- tro), della quale si uìostrauo due ruscel-
colo XV di quella famiglia. In esse e co- letti, ed una grotta ben ampia, ove ve-
nie pure iu altre memorie de'tempi bassi nivauo riposti gli armenti e ricovrati i pa-
li-Q\asi i}eaoaì\iy^lo Bardella. Bardella, slori, rs'el territorio furono le popolazio-
Burdelluin, donde deriva quell'odierno ni de'sainesi e de'savinesi; indi soggiun-
di Bardella. gè, oh' è ben facile il conoscere che au-
Lirciiza. Comune della diocesi di Ti- ticbissima è l'origine di Licenza e d'un'e-
voli, con territorio in piano e in colle, che poca molto più remota di Roma. Anche
particolarmente produce grano, uve, o- Nibby prova che la villa alpestre sabina,
live, farro, granturco, ghianda e pascoli, soggiorno prediletto d'Orazio che prefe-
Posta sopra un monte, chea prima vista riva a quello di Preueste, Tibur e Caia,
sembra più scosceso di quello ch'è di fatto, è uella valle di Licenza presso il paese o-
%'iene abitato da circagoo indi viduijChe pel monimo, in che convengono il De San-
carattere, disinteresse e semplicità, perla ctis,ed ilChaupy, nellaDeroui^erfe r/c /a
giovalitàe amore ospitale, ricordano quelli inaisoii de campagne d' Horace, mea-
antichi sabini da'quaii discendono.il paese tre altri a capriccio la vollero traslocare
Ila molti fabbricali non ispiacevoli, cir- a Vacone, a R.occa Giovane e altrove; al-
condati da mura con borgo. La strada per tri erroneamente duplicandola, di una tbr-
andarvi è a sinistra della Valeria presso mandonedue,la sabina eia tiburtina, meo-
il convento di s.Cosimato, e segue rimon- tre era un sol fondo, sabino quanto al ter-
tandoloil corso del rivoDigeiitia per buo- ritorio, tibiirtino in quanto alladipenden-
ue4 miglia; strada nella piirnavera avati- za. Fra que'che collocarono le pretese vil-
zata e nell'estate deliziosa, orrida è però le d'Orazio, una iu Sabina, l'altra a Tivo-
uell'inverno, e ne'gioriii piovosi quasi im- li, contraddicendo direltamenteil dichia-
praticabile. 1 monti che coronano la valle rato dal po^'ta nelle sue opere, ricorderò
Ustica,che (piesta strada percorre, sono co- Cardulo, Kircher e Volpi, allegando uu
perti da selve annose. Licenza prese il no- passo della vita d'Orazio attribuita a Sve-
lile dal rivo Digentia ricordalo da Ora- tonio. Stringe Nibby il suo dire, che la vii-
zio, come quello che bagnava la sua villa la d Orazio fu fra Varia oggi V^icovaro,
sabina, nella quale avea la sorgente, e che Mandela oggi Bardella, il pago di Digeu-
gravi danni come tutti i torrenti di mou- tia ora Licenza , ed il Fanuni Vaciuuic
tagna arrecava al prato in occasione di l'odierna R.occa Giovane, di là da questo
pioggia. Dice Nibby che questo rivo ba- alle sorgenli del Digentia. Questo nome
starebbe a determinare il sito della villa del paese Licenza fu leggermente alterato
d Orazio: esso nasce principalmente dal dall'originale, e già lo era nel secolo IX,
monte l'eunecchio da varie sorgenti. Que- come mostra la bolla di s. Nicolò I inse-
sto rivoargentinoscorre serpeggiando per rita nel Ball. Rorn. t.t, p.iqS. La terra
la valle Ustica e serve di limite in quella di Licenza fin dal secolo XIII fu feudo de-
parle a' sabini e agli equi ; e dopo circa gli Orsini, ed oggi appartiene al principe
12 miglia di corso va a mescersi nell'A- Borghese. La chiesa arcipretale divenula
iiiene presso s. Cosimato. liiferisce pure angustaal crescente numero degli abitau-
Calindri che presso Licenza ammirasi la li, si legge nel n.° 98 del Diario di Ro-
villa di Q. Orazio Fiacco di Venosa prin- ma del 1 8 J4.,che da vari anni per le pre-
cipe de' linci latini, diversa dail' ultra mure e l'impeguo dei vescovo mjj.' l'icUi
ai T 1 \ TI V
sicraiiugcllalc le foiulaineitlu (rinin nuo- ilo Jclln valle Ustica, circa t 5 miglia di-
^a cliif».! Kul tlisi'gno (lell';uohilelto Lui- ilunle da Tivoli e 33 d.» Roma. Spci au-
gi Valudier, e per la (juale quando Gre- dm opiiiòcUcforse Civitella occupòil luo-
yoiio XVI si pollò in Sid>iaco die scodi yo dill'anlica Anici iola, e la chiama cillà
I 'o. I\la per diverse vicende, unile alla sihina. Ma Nd)l)y dice die Livio fra le cil-
tleficienza de'me77Ì, se ne dovè sospende- lìi de^li anlii In Ialini domale da Tniqui-
resnl meglio la fabbrica. L'altuale vesce- nio il Vecchio, nomina Ameiiola, e la po-
vo di Tivoli mg.' (iigli, nel fare la sua ne in ordine fra Crustumeriuin e Mechd-
visita paslniale in Lieenza nel i8 f i , co- lia; e coll'islesso ordine le raminenlò lMi«
noseiulo l' urgente bisogno che se ne avea nio dicendo ih'era no allatto sparile. Quiu-
e la iiciessilà di proseguire i lavori, tolta di trova Nibby [)lausij>ile il coiigetlurare,
iivolse la sua nlti\ ila a rimuovere le cau- the Ameriola sorgesse fra Crustumerio e
se dell'interrotta opera, ed ebbe la bella ÌMedullia, non lungi da iVomento.Trovau-
s.orte ili veifere in breve condotto a ter- dosi a tramontana di s. Angelo in Ca()oe,-
niine il tempio, in cui ad una pro[)or7.io- eia rovine d'un'antica citlù di mediocre
nata grandezza va congiunla In sempli- oteosiooe. consistenti nel recinto, parie
cilà, l'eleganza e vari ornamenti-ili rpiel costrutto di massi cullici iiregolai i, par
marmo istessoeliesi Irovanel vicino mon- le di [lolledri ilella 3." specie, ivi Nibby
te Lucretile, e di cui gli antichi baroni crede per conseguenza che fosse situai. i
Orsini già si erano servili per abbellire l'anticaAmeriola, come pur ritenne ilGell,
ijuel loro palazzo. Mi;. 'Gigli quindi nella e la quale sembia essere rimasta deserta
ilomenica ly novendire i 844 ''*^'^^*^'' '** dopol'impresa iliTanpiinio. A. Coppi nel-
niiova chiesa e l'a|)ii al diviu culto, de- la /-'/.s.vc/'/. ?» y-////(7/(»^/ ec, ihceeliesem-
dicaiidola alla B. Vergine lunnacolata.Fu bra essere slata non distante da Cornicu-
quello un giorno di religiosa letizia per lu e da fomento; eij il cuminend. Cuni-
l'inlera popolazione, la (piale con repli- na ne tratta nella Disscrl. sulle trenta
cali spari, bande civiche, fuochi d'artifi- <o/(>///<' ^///'^T/zr. Appartenne a'baroni Or-
cio, elevazione il' un globo areostalico, e sini, ed oggi è de' principi Borghese. La
con ispontanea generale illuminazione e- chiesa pai rocchiale è dedicata a'ss. t'ilip-
sterni» per una parie la sua pietà, e per pò e Giacomo apostoli,
l'allra testificò la propria riconoscenza alle Pcrcilc. Gomune della diocesi di Tivo-
cure del sollecito pastore, all'iiupegiio ilei li, con territorio in colle e inonlc, che sin-
suo arciprete d.(«io. Ballista Marcoltilli, golarmente produce farro, ghianda, fie-
f alle largizioni de'molli insigni l^enelàl- no, grano, biada, uve, olive e pascoli, con
lori che concorsero ad alìVellare il com- p lese di mediocri fabbricali cinti di mii-
pimentodella nuova chiesa, fra'quali me- ra, con vasto borgo non dispiacente. Ri-
ritano particular menzione il principe d, ferisce Calindri, che fu iletlo Porcili nei
Marc'Antoiiio Borghese e il conte Mario |)iioii del suo sorgimento, perchè non era
Orsini. che la riunione di [lochi lugurii pel lieo-
Ciiitclld. Appodiato di Licenza dal vero de'porci e de'pastoii a cpielli adilet-
iS^y in poi, prima essendolo di l'ercile, li; ma il crescer di quegli produsse la ne-
nella diocesi di Tivoli. Questa piccola ter- cessila di costruire de'fibbricati, e si for-
ra saltinn, che a distinzione di cpicHa del- mò il [laese. Nel territorio era vi un lago, di
l'abbazia di Subiacoe di altre ilello stes- cui al presente non restavi che l'improii-
Ko nome si appella Civilella di Licenza, la del bacino e la produzione d'erbe pa -
piobaliilinente surse ilaliantico pago sa- lustri, e pochi passi di terreno piliidos').
bino (Il Di^eutia.. Sta sopra una dcllcpiin- Due Marocco che l'ercile fu la pallia di
te del monte (jennaroo Lticrelile, in tiui» 'piulchelcllcraloespecialaiculc nella me-
T 1 V
dìoiiia, come il J,' Marcutulli. La chiesa
panoccliiale è solto 1' invocazione di s.
Lucia.
Riofrcddo. Comune della diocesi di Ti-
voli, con teiriloi'io tutto uiotiluoso , che
proiluce precipuamente giano, pascoli e
aldo, con circa i 200 abitanti. Dice il Cor-
signani che situato vicino aliarsi in li-
fjidissimo clima, siccouie spiega il suo no-
me; e Marocco agi^iunge che alcuni real-
mente pretesero che da un rio d' acqua
molto fiedda fosse cos\ denominato, cer-
io essendo la sua etimologia troppo par-
lante, ma piopi iamente non essere in ae-
re e posizione frigida. Soggiunge Calin-
dri, che ha Cartoli e Riofreddo passa un
rivolo, ch'è il confine tra il reguo di Na-
poli per (piesta parte della JVIarsica e lo
stalo ecclesiastico, Carsoli trovandosi po-
co lungi da lloiua e dove si giunge con
viaggio d'un giorno (anche meno). Dice
ancora, che ne' monti che lo sovrastano
miravansianlicumenle profondissimi puz-
zi, i quali erano stati ordinati dall'impera-
tore Claudio per i>fogatoi dell'acijue del
lago di Fucino condotte a Ptoma. Cairn-
dri invece scrive, che ne'dtlti monti Irò-
vansi ancora i due profondissimi crateri
o ricettacoli d'acqua, che i locah dicono
pozzi, costruiti [)er uso del famoso acque-
dulto che dal lago di Fucino recava l'ac-
que a Pioma.Si vuole Piiofreddo edificato
da' monaci suhlacensi, prima dell" 'iìS'j ,
il che notai nel voi, LXX,a p. 276, e nel
1288 trovo un Landolfo Colonna Mili-
Icin Rivijri^idi e signore di Roviano, ile-
scrivendo il (juale luogo ne riparlerò. Nel-
le Memorie Colon/ic.si dtiì eh. Coppi, ri-
cavo le seguenti nolizic sui Colonna ba-
roni di Riofreddo. 11 mentovalo Landol-
fo della Coloima nel 1 287 era signore ge-
nerale di Piiofreddo e di Roviano, e con
allo de'2 I febbraio confermò gli statuti
del 1° di tali castelli. Bonifacio IX favo-
rendo i Colonnesi, concesse a vantaggio
di altro Landolfo verso d 1401, la dimi-
nuzione della (nelà del dazio sul sale e
del. focatico nelle terre che possedeva nel
T I V 23
terriloriodi Tivoli, cioè Riofreddo, Mon-
te Agliano, Roviano e Vallmfreda. jNei
1 431 tra gl'insorti Colonnesi conìro Eu-
genio IV, il quale esigeva che reslitnis-
sero alla s. Sede ciò che avevano avuto
dal parente Martino V, vi fu Gio. An-
drea signore di Riofreddo, il quale cogli
altriColonnesi a'23 aprile sorpresero por-
la s. Sebastiano e poi tentarono solleva-
re i popoli, repressi però dalle milizie pon-
tificie. Continuando essi le ostilità nelle
vicinanze di Roma, furono scomunicali e
confiscali ne'beni. A'22 settembre il Pa-
pa si pacificò co'Colonnesi, ma ebbe cor-
ta durata l'accordo. A'i 7 febbraio! 432
Antonio Colonna principe di Salerno ven-
dè al magnifico e polente signore Anto-
nio della Colonna, signore di Riofreddo,
i castelli di Ardea e di Frascati, e la me-
tà di quello diroccato di Soiflìrata, pel
prezzo di 5 1 ,000 fiorini d'oro. Poscia Lo
dovico della Colonna, spo^ò la sorella di
Gio. A.ndiea di Riofreddo, ed in pegno
della dote ebbe il castello d' Ardea: ru;i
il >>igiiore di Riofreddo per liberarsi dal
pagamento della dote, o per istigazione
degli Orsini di Tagliacozzo, che deside-
ravano veudicarePaoloOrsini morto nel
i4'6 per opera di Lodovico, a' 12 otto-
bre [436 entrò con tradimento in Ardea,
ne sorprese la rocca dove trova vasi il co-
gnato Lodovico e questi uccise. Quanto
agli allri luoghi acquistali nel 1 432 da'si-
gnoridiRiofreddo,conieFrascati,essipoco
dopo li alienaronOjOndenel 1 .\65 Frascati
apparteneva di nuovo iminediatatuente
alla s. Sede, onde Paolo II ne dispose ,t
favore de' canonici regolari Lateiauensi.
Indi Piinfreddo per investitura di Grego-
rio XV del 162 I, è marchesato delia fa-
miglia delDrago nobile romana,alla qua-
le nel giugno I 832 Gregorio XVI die il
titolo di principe nella persona del mar-
chese Urbano del Drago Biscia Gentile,
il cui fratello Luigi ebbe a maggiordo'
ino e poi creò cardinale: il Papa regnati-
le fece il principe Urbano senatore di Ro-
ma, e la sua necrologia si legge ncU'Oi-
i4 T 1 V
serva tore /tom^/io del i85i a p. 833. Il
suo solenne nineraic lo descrissi nel voi.
L\l\', p. 4^- '''■'* (]ue*cl>e otioraiono la
pnlrin,devesi fir menzione onorevole di d,
A ndieaConti piofe>soie di fisico-iniileiua-
lica, ed astronomo nel collegio romano,
uno de'4o della società italiana delle scien-
ze, autore di molte memorie di astrono-
mia e malematic<ì,clie fanno parie de'co-
i\ tietti (Jjitis-roli ttstrono/ìììci i.\i\l\ in luce
da!»!! astronomi della specola di dello col-
legio, cioè i professori Cajandrelli e Ri-
cliL'hach; profondo scienziato, i cui distinti
ineriti si leggono nell'elogio esiitente ne-
gli atti duU'eiicomiata società italiana, e
nella biografìa pubblicala dal -(jior/ialc
y/rreiflico,sc\\Uiìóiì\ principe d. Balilassa-
le lìoncompagno-Ludovisi. A'nostri gior-
ni di Riofreddo inoltre fior'i Luigi Fabia-
ni valente pittore, die si distinse negli or-
nali e nell'esprimere al vero gli animali,
e perciò lodai nel voi. L, p. 269: in altre
epoche ebbe altri illustri. La cliiesa par-
roccliiale è dedicata a s. Nicola vescovo
di Mira detto di Bari.
Rocca (^/o4'/7//f'. Comune della diocesi
di Tivoli, con territorio in colle clic som-
ministra in più grano, uve, gliiaiida, le-
gna da fuoco e pascoli. Osserva Marocco
cheraddiettivo di Giovane le derivò per
non contare molta antichità d'origine, on-
de n'è ristr<'lta la popolazione di circi 4<'0
abilanli. Molti antirpiari dcscrivemlo la
villa d'Orazio parlaiono di Rocca Giova-
ne e circostanti luoghi. L'Oistenio collo-
cò il /^///f/wy^^/rr" Paciinac in Rocca Gio-
vane, al tempo di Orazio cadente, ove e-
siste un'iscrizione che determina ivi il /,/-
ìiuni slesso, e per la i." volta pubblicata
esatta e giusta l'originale da Lorenzo Re
professore d'archeologia nell' università
l'oinana eamalo inaestrodi Nibl)y;il «piale
pure riconoscendo in tpieslo luogo il /'V/.-
lutiìi T'iiiiinnc. dice naturale il supporre
clif in origine il tempio abbia servilo ad
annodarvi unn popolazione, la quale poi
fu causo del villaggio di Rocca Giovane,
pei cui i suoi piiaiurdii sono aiitichissiuji.
T I V
Anche larciprele Sperandio nella Siil'i-
un .v</r/v/, conviene che l'antica deità Va-
cuna della Sahind (ove ne riparlai e ri-
parlerò a MonleLibietti). ebbe templi ina-
gnilìci, e di uno esistere le vestigia nella
valle deirantico castello di Digentia oggi
Licenza, di (pia dalfaltro castello di Roc-
ca Giovane a pie del monte Lucrctile, e
celebre come creilulo unodecaralteri in-
dicanti la lamosa villa sabinese d'Orazio
Fiacco. La valle di Licenza Nibby la di-
viilein due [larti, l'anlerioreapresi iu mo-
do aiifitlìatrale fin pressa la mola di Roc-
ca Giovane, dove i monli si stringono e
formano come una 2." valle inteiiu, che
dopo essersi dilatala lino alle sorgenti ilei
Digentia termina nel dorso de'monli del-
la l^ielrae Pennecchio; ed a questa 2/ val-
le corrisponde mirabilmente la descrizio-
ne grafica che il poeta fece della sua vii ♦
la. L'asse della valle è nella direzione da
sud a nord, e la divisione fra l'esterna e
l'iiiterna incontrasi circa 2 miglia dopo s.
Cosimato. La slrada o piuttosto sentiero
rimonta il corso del rivo, e sebbene sia
incomoda, il disagio viene allevialo dalla
bella veduta. Dopo la mola di Rocca Gio-
vane trovasi una specie d'osteria abbm-
donala, della Lamato. I monti nello strin-
gersi lasciano ampio il lelto al Digentia,
che riceve ad ogni passo il tributo ilell'ac-
que die a destra e sinistra scendono in
piccoli rigagnoli da'moiili adiacenti. Do-
po Lainalo un senliere a sinistra diverge
a Rocca Giovane, ed un mezzo n»iglio do-
po incontrasi la via propriamente detta
di Rocca Giovane, che in (|uel puntosi mo-
stra il paese con tutta la sua imponenza
collocato so|)ra rupi in cima a un monte
selvoso. La prominenza di Rocca Giova-
ne copre tuttora il recesso da'venli austra-
li, come a'tempi d'Oiazio, e ne fa un na-
scondiglio ameno. Dovi; il monte Lucre-
tilu rimane sco|)erto d.i'boschi, e vestito
ili prati odorosi di timo e di serpillo, che
una delizia [lasseggiaivij e fa ricordare con
piacere i versi del poeta. Le possessioni di
Rocca Giovane e cuu lilulu di uiitrohcsi)»
T 1 V
lo, le acquistò a' nostri giorni Luigi del
Gallo ricco scieuzialò, e l'eredilò il niar-
cliese lìglio. La chiesn pairocciiinle del-
la terra è sotto l'invocazione di s. Nicola
vescovo di Mira denominato di Bari.
Eo\'inno. Comune della diocesi di Ti-
voli, con territorio in colle, che special-
mente dà i prodotti di olive, castagne ,
ghiande e pascoli, con qualche (abbricato
ragguardevole, come il pjdazzo baronale
già de'Colonna, ed ora ile'Barberini Co-
lonna di Sciarra,come leggo in Calindri,
e Marocco che lo dice posto sopra un col -
lioello d'ogni verdura spogliato, poco di-
stante da Arsoli e da Subiaco, e quasi di
fronte ad Anticoli. 11 Nibby nell'articolo
Roviaiio e Roviancllo,Rahiaìium et alimi
Ruhianuni, Rimanuni , la dice terra di
circa 700 abitanti, posta sulla riva destra
deirAniene,36 miglia distante da Roma,
evi conduce una strada disagiata per un'
ora di cammino che si distacca a sinistra
dal tronco della via che mena a Subiaco,
la quale si lascia al miglio 33, Giace so-
pra un col le ch'è l'ultimo contrafforte d'u-
Jia lacinia del monte s. Elia verso detto
fiume. L'origine del nome della terra può
trarsi da un qualche fondo, che ivi aves-
se la gente Rubria, che non è ignota nel-
la storia, specialmente negli ultimi tem-
pi della repubblica, giacché d'un Lucio
Rubrio Dosseno questore, di cui ci riman-
gono molte medaglie, parla Cesare nel lib.
1° delle Guerre civili, il quale seguendo
le parli di Pompeo si dovè arrendere a
Corijuio; e da quel tempo cos'i fedele fu
al dittatore, che questi lo nominò alla pre-
fettura (Il Roma insieme con Lepido, al-
lorché dovè partire per la Spagna. Quia-
di da pr (ledi uni Ruhi-iauuiu, fiiiidus Ru-
hriaiLUs polè nella corruzione della lin-
gua formarsi fundus Ruhìanus o Ruhia-
nulli semplicemente, com'è evidente che
da questi nomi deriva l'odierno à\Rovia-
no. Ne' tempi bassi la i.^nemoiia che ap-
parisce di <|uesto luogo è ilell'HSj, poi-
ché nella bolla di Gregorio IV, fra'beni
coulcrmuli aimuuaslero subluceuse si uu-
T I V 25
mina pure un castellum Rnhianum,c\ìè
appunto questo, e vi conviene anco il p.
Casimiro da Roma : lo' stesso si trae da
(piella di s. Nicolò I deir864. L'impera-
loreOltone 1 nel diploma del 0)67, col qua-
le confermò i beni a tal monastero, no-
mina un Oìanuin iiinius, et Oiaiiuin mi-
jiux, cioè Roianum inaius^etRoianummi-
nus, che evidentemente corrispondono a
Roviano e Roviauello: la mancanza del-
l'iniziale /?, dice Nibby, probabilmente è
difetlo della carta originale nella quale
pel tempo si sarà cancellata, ovvero è di-
fetlo dei trascrittore che l'ora mise. Ver-
so il 1000, soggiunge Nibby, era venuto
Ruhianum in potere del conte Rainaldo,
che si dice francese, il quale lodonòo re-
stituì al monastero sublacense,come si ha
dal suo Chronicon. Ma Corsignani, tanto
ben informato della storia de'suoi Marsi,
dice Roviano già appartenente alla dio-
cesi Marsicana, e nella signoria a'gran con-
ti de'Marsi, e che Rinaldo figlio di Berar-
do, non mai francese, donò Roviano con
altri castelli al monastero sublacense di
s. Scolastica. Nella lapide del i o52, esisten-
te in quel chiostro, fra le altre terre del-
lo stesso monastero si nomina ancora
Rvviam', come pure nella bolla di Pasqua-
le 11 dell I i5.Però leggo nella delta lapi-
de stampata, Ruhianuni mains, Rubia-
nuni minus. Le iovine d'i Ruhiaiiumiui-
nus, che oggi diconsi Rovianello,sono cir-
ca un nìiglio distanti da Roviano, e si ve-
deche appartengono a un castello de'tem-
pi bassi. Quanto a R.oviano, nel salirvi si
lasciano a destra i ruderi d'una villa ro-
niana, forse quella chediè il nome alla ter-
ra, secondo Nibby, ma che non sieno la-
li l'andrò a dire. Da Roviano per sentie-
ri alpestri e per un bel bosco di querele
si può andare ad Arsoli, e si sbocca nella
strada grande verso il miglio 36. In que-
sta traversa prima di scendere alla vi;i si
hanno belle vedute della valle dell'Aiiie-
ne e di quella dell'acqua Marcia. Rovifi-
no ebbe i Coloniiesi a suoi baroni, che lo
possederono iu feudo cuu titulo di priu-
aG T J V T I V
ci[i:ilo, ila'qiiali piissò nel ramo dopriu- finn con Scarpa, Anticoli Corrado, e Ma>
ci|)i Coluniia di Sciane. Nelle Munnric. raiio, non che co'chie culli paesi il'Aiso-
Colomusi >\c\ già loilalo Coppi, appren li e IlidfVeJilo. Di Uovi, ii)i) fui frefjieii-
ilo le seguenti nozioni. LandoII'o della Co- le lueii/iniie lacrunac.i e i diplomi dell'ili'
lumia nel 1287 era signuie generale di signe iiiDiuislero sul>iac;'iise, clie sin dal -
Iiuviuuo e Riofieddo, e con allo de' 21 l'VllI secolo n'era padrone. Fu castello
fcl)l>raio di ilullo anno confermò gli sia- furniìo di doppie mura, e serv'i talvolta
Ioli ilei castello di R.oviano. Adiinallro di piopugnaculo all'opposta fortezza di
Liindulf» Colonna nel 1 4o i circa Doni- Antiboli Corrado, de'Corradi princi()i di
lacici l\ diiuiuui.pie'da/'.idi cui feci nien- Anliucliia, riservatosi nel i 3 ^4 d-ill'iinpe-
zione parlaiidu di lìiufreddo. Nella guer- ralore Federico II nella capitolazione i.on
va di Paolo III contro Ascanio Colonna, Papa Innocenzo IV, come si ha da IVI.il-
nel I 541 l'esercito ponlilìcio comandato leu Parisio, Hist. Aii^L Le leggi niuni'
da Pier Luigi Fariiescsimpadronì di Ilo- cipali, che prima in parte si con<:ordaro-
Viano e ilegli altri costelli del Col(inne>e, iiu e osserv.irono m/r/-//r;/<//('v, <'//;/vf(/cu-
onde il Papa ne fece smantellare le for- tt-s s'irns d. Jiicnlni'ii Odìiwin et Nini-
lezze. Morto Paolo 111 a' 10 novembre Iduin filìus f/unu(Li./ii Oilablaui de Hit-
l54c), Camillo Colonna col favore e l'a- In'anocx UfUi,etsyudicos Rubìnnit'Xnt'
inlo de' vaNsalli ricuperò ad Ascaiiio as- tcra, furono quindi del tutto terminale,
sente le avite castella, inclusivamenle a cil ivi pnhiilicale nel 1287 f)cr mnfrnifi-
l'ioviaiKj; indi Giulio Ili lasciò che godes- < iinn'iru/iid.fjandiilphitmffo ColiinìiìH't.
«e IraiKjiiiliamenle i beni riconquistali, nii/itcìn lli\'i(n)j;idi,tici\iil)iiinidoniiuuf/t
Nel 162 5 Oddone Colonna e Alfonso suo f^cncralc/niii pl/ilcn /(LVfa ccclesiam s,
fiatedo, ed altri coeredi del padre Mu- Joluinni.'!. judatiuin Cristri memorati, et
zio seniore, venderono a Carlo Barberi- reind. Nicolai de P(ii'ìsiìs,^ii\\/^'i\ ma-
III hatello d'Urbano Vili il castello di i::;nilìcu.<!^et jìotens vir Joìinmies Aiidreax
Iloviuno, per il prezzo ili scudi 07,^00 de Coliitnpiia prò se, et nomine Ldndid-
con istroinenlode'24 novembre. Pel ma- j)hi <!(ii fratria germiini^eonsideranx tri -
Irimonio di Cornelia, superslile de Bar- l>ulalione.i,etangustiush()mini/ni<ì,cl Lì^-
l>erini, con Giulio Cesare Colonna prin- iiiversitati e/iisdem Cfistri Riihiani, oc-
cipe di Corsignano, (pienti lascialo l'avito ra'iione fidetit{ttisro/i<!cr^>audae, ah ìio~
cognome a^sun^e (|iudlo ili Barberini, ed stiiiin incursii, per eotniteni Talearotii,
tbbelra'lìgli inasclii Urbano e Cailo. Dal et ej'iis genlex, diilax, id*irco in reconi-
i.^iiacijnero Rlalfco, Prospero ed Elio- peasalionemprnedietorumohsecpiioruni
re, ed al secondo de'nominati toccò il ca- etc. diminuì alcuni pesi già dall' uni ver*
stello di Roviano, per cui ora ne porla sita e comune di Roviano addossatisi. E
iltilol(jdi principe di lloviano d. Prospe- nel i /liyì^Joliannes drCohininu niiley ar-
10 Barbeiiiii Colonna di .Sciarla, di cui monini eie. /iespieiens' n/reetione, sinee-
parlai ne' voi. \lV,p. 298, e L\X1 V, p. ril(ilem,el fidelitatem quanihoniine Cu-
341, dimorante nei Pn lazzo SeiarraCo- stri nostri Ruhiani erga Nos,et Statnm
lonna (f^'.juì Roma. Siccome neh." dei nostrum kahent^cumqiw elapsis tempo-
citati voi. indicai che di Boviano ne Irai- rihits prò Nohis, et Stata nostro multos
la FraiicuNCo Parisi nelle dotte Istrnzio- passi fiierunt Itdmrcs ete. IVos, non inten-
Ili pi r la ^ iin'cndi i/npiigala nella segre- dentes tm/'usnindi eorum affectioneni, a-
te.ria, e di cui in (picsla mia oper.i molto jii/niipie sineeritatcm, et fidem s-r/ri/u/ii
ini giovai, qui riprodurrò il da Ini riferi- proisiis^ et inanem evadere, li diminiù
Ili. (fucsia lena poila sulla falda iV x»n maggiornienic. Nel 1 56;) per sentenza dei
molile, dove .•b.Uruiio ^^li c<pucoli. con- giiulici compi uinissari furono sopite L'
T 1 V
tlilfei» iize insoile tra l'Ili. "tio Muzio Co-
Joiiiiii, e runiversitùtli Roviano, pegli alti
<li Gas[)ai'e Rentlelli notato caiueiale. [
Colonna signori di Roviano talvolta vi tli-
11. orarono , e perciò iliversi loro figli ivi
nacquero. Mentre vi risieileva il detto Mu-
zio neh 568, la moglii- gli pallori mia fi-
glia, e volendosi farcnm^iaro Pietro Al-
iloliiandini (fratello di Ciiovanni e Ippoli •
lo e padre di Pietro, poi Inlii oaidiuidi e
il 2.° Papa Clemente Vili), gli scri>seiiiia
lettera l'8 marzo, e perciò gli mandò la
lioinliace clieavea toccato il s. battesimo
della neonaia (anticamente nel ricevimen-
to de'capelli o delle f;isciede'iieoiiati si re-
sta va /*rtr////,o). Ma Pietro si ricusò, come
avea fallo ad altri. Muzio ebbe più figli
da Laura Frangipani, e [)oi da Giulia San-
tacroce: unci di e>si fu Alfonso ablegato a
Venezia, per recar la henelta al cardinal
Lorenzo Prudi creato da Clemente \ 11 !,
I discendenti di Muzio ebbero avanti il
tribunal della rota alcune controversie in^
toi no al prezzo della signoria di Roviano.
In uno de'libri dell'archivio della chiesa
parrocchiale ili s, Gio. Ballista di Rovia-
no apparisce, che da Otido Colonna cugi-
no del conleslabile Ascanio (il quale scri^
vendo a Scipione Parisio gli die per ti"
iulo cV onore quello di amico honorando,
e il simile praticò la moglie d. Giovanna
d'Aragona, con Ascanio Parisi fratello di
Scipione),ivi nacqucio OdoaidoneliG i 2,
Florida Lucilla nel:6i6, e Costanza nel
1 6 I 8, la quale poi fu monaca domenica-
na uel monastero dell'Umiltà di Roma,
tenuti al s. fonie da Gio. Battisti Parisi
iibnepote di Scipione e Ascanio mentova-
li. Dal i632 in poi, per disposizione d' £,'/••
liciiLO /^ ///Barberini, Roviano ebbe ii ti-
tolo di principato, come .rilevasi da vari
diplomi di privilegi concessi e confermati
in (pie'lempi da Francesco Colonna, i cui
discendenti formarono nelle persone di d.
Urbano e d. Carlo Colonna Barberini la
24-" generazione per linea mascolina de-
gli antichi signori dellaColonna(de!la(jua-
Ic riparlai uel voi. LVlll,p. i 3u). Dui eh.
T I V ^7
marchese Filippo Bruti Liberati imparo
[)erchè Francesco l'arisi nella sua oper.i
raccolse le riferite nozioni su Roviano, cioè
nella XXIT' Mcmoriasullc belle arti nei
sa^^ri tempri Ripa/li, (.W recente pubblica-
la co'lipi di Rìpatransone.Egli narra, che i
Parisi da qualche secolo Irasf-riti da Ca-
vaillundi Friinciaiii Roviano, vi accpiisla-
rono buona possidenza, e tra ipielli che
vi fiorirono nomina il ven. Andrea Pa-
rigi di Roviano vissuto nel principio del
XVII secolo, e lencoinialo Francesco Pa-
risi nel decorso, celebre per la sua opera
<^u\\' Epi sto t ogni fia e6'i'^/r?c7*/^,olti e al-
tre, il cui fratello avv. Luigi sposò Lucia
zia [)ateriia del maichese scrittore, la qua-
le per genialità si distinse nell'idear dise-
gni di fd)l)i ichearchitetloniche(che i pre-
lati di lui fratelli custodiscono in Roma
incornici beucunseivali),noii chenel suo-
nar l'arpa, cioè la i .''ehe co'pedaii per suo
uso e per quello del fratello Gaetano da
Gerniaiiia venne in Roma verso ili "82.
Restata vedova Lucia nel finirdel trascor-
so secolo, [)assò il rimanente de'suoi gior-
ni per lo piìi iu Roviano, ove morendo nel
1810 fu sepolta nella cappella gentilizia
della parrocchia di s. Gio. Datti^ta. La fi-
glia superstite Agnese Parisi sposò iu Ro-
ma Pietro Anni vini, ila cui nacque d. Vin-
cenzo attuale professore d'eloquenza nel
collegio Urbano, che per le molteplici sue
belie e dotte produzioni letterarie enco-
miai in pili luoghi. Questo ilegno e dotto
sacerdote, nel 1. 1 3, p. iq i (\e.\\'Albuni di
/ìo//i(7, pubblicò un erutlito articolo, inti-
tolato: Le ridile di s. Maria delVOliK-a.
sulla via Siiblaeeiise al miglio xxxur,
col disegno di esso e dell'eruineuza in cui
elevasiRoviano.Eccone in breve un estrat-
to. Castel di Roviano domina nel sotto-
posto suo territorio alcune cadenti mu-
raglie, che dislaccandosi tlalla via Subla-
cense poco dopo il miglio 33 s'incontrano
a sinistra dello scosceso sentiero che con-
duce al castello. Se il paese merita qual-
che reminiscenza, anche perchè circonda-
lo da'rudeii dell'antica via Valerio, e da-
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gliiivaii7Ì del mnij;nifico acquedolto di Q. porvo nilificiole, tai^liali) in forma rotoli-
Marzii*, più lo riniiilii pei' I nrceimute io- di nel inisso ilei iiioiite, che nella bucci»
Ville. Imperocché sono ieli(iuie di non ha <) [xcdi di diametro ci 771 almeno di
inultoainpla chiesa campestre cliestdcoi- piofomlilà, della quale ^li iiltiiniiB pie-
le con piccolo convento da oltre a 6 seco- di sono inondiiti da ncqui. Il Calindri lo
li sorse in onore alla B. Vergine, (piasi a chia'na piofomlo cratere, e co'Iocali Un-
lompcrecoU amabile relii^ione del suo no- C)i ilil Pozzo. INIaiocco e^nalmenle lo da-
me un certo orrore di cui natura impron- nomina cratere asiai profondo, detto da-
tò quel passaf^!>io. Si denomina va la cine- f^ii abitanti ffnrni di Pozzo, e^li giudi -
sa s. Maria dell'Oliva, da una pianta d'o- camlulo ibrmatodalla natura. Invece Nil>-
Ilvo che ritenevasi senza umana industria hy, lenendo presente la relazione del Ve-
nata e cresoiula, vi primeggiava sul cam- nellinie pubblicata ila! Cassio, le cui stra-
panile, verde e robusta resislemlo del pa- uez/e però rigetta, airenna senza dubbio
Il ull'ardore del sole e a.l.i fur/a de'ven- die il poz/o sia artiliciale, ililllcile essen-
ti. Ne'viaggi impresi con numeiiio guada- do il rintracciar lo scopo perchè venne a-
gno di anime da s. Francesco d'Asisi, al- perlo. Quelli die uè vollero attribuir la
lorcliè peregrinò al s. Speco di Suhiaro, cagione all'acquedotto dell'acquaMarcia,
a vantaggio spirituale del circondario, da si appoggiarono ad uu passo di Plinio ,
Im (u scelto il luogo per una chiesa e con- che Nibbycon buone ragioni crede inter-
vento de'suoi religiosi, e del tempio neg>it- poi, ilo dal Cassio e da altri, volendo sal-
tò lai. 'pietra, mentre il clauslro fu coni- vare la fama di quello scrittore; poiché
pito regolarmente verso il i^Sy, e restò Frontino, magistrato dell'acque .soltoMer-
in piedi in cura de'tninori conventuali si- va e Traiano, apertamente dice, che la
no al secolo decorso. Le divote genti ere- Marcia avea le sorgenti non presio i le-
devano che il santo di pr<jpria mano vi a- hgni 0 dal Fucino, ma sulla via Valeria
vesse piantato un cipresso, oiulecou filu- verso il miglio 3tì, cioè precisamente sul-
cia e successo davano agl'inlerini a bere la falda opposta del monte s. Elia, nella
dell'acqua con avervi infuso alcun botto- valle Arsolana , dove pur oggi vedonsi
«e di esso. Adunque questi avanzi, come sbucciare circa 2 miglia prima di perve-
inaiiifotamente si conosce dalle supeisti- iiire ad Arsoli dalla moderna strada che
li tracce, non sono profani di romana vii- si distacca da quella di Subiaco. Q. testo
la, come [)i etese l'illustre ìVibby; ed i sas- profondissimjpo/zo è veramente una me-
si che servirono alla casa di Dio, sebben raviglia, e giova indicarlo a chi visita i luo-
crollanti e coperti d'edera, sempre ispira- ghi,()OÌchè vi sarà (pialche indagatore for-
no Venerazione: ciò che fu sagro una voi- tuiiato di cose della natura o di opere del-
la è sempre sagro. r<»nlichità,che avemlo i mezzi e il corag-
Scarjxi. Comune della diocesi di Ti- gio di discendervi potrà verificare le mi-
voli, con territorio in monte, da cui rica- sure e conoscere l'uso primitivo di quel
vasi grano, biada, ghianda e pascolo, a- baratro. Ihondo da Forlì dice che get-
bilatudapiìi di 1000 individui, fra'<pia- tandovi un sassodi duelibbre di peso, non
li<;vviqnalchepossuleiite dicousiderazio- perveniva a toccarli fondo se non dopo
ne, 3 miglia hjulano dall'osteria della Fer- aver con pausa recitato due esametri di
lati, donde parte il sentiero che vi con- Virgilio. Conclude N'ibby, che (inora non
eluce. F posto sopra' un dirupo del mon- sì conosce l'uso di (piesli pozti, e non
te Peschioso, sulla riva destra dell'Aule- doversi presumere di spiegarlo a danno
IK!. la quale si sale con molto dis.igio. Un della verità e del senso comune. Di Scar-
mezzo miglio fuori del paese, verso Ilio- p 1 egli non riiiveuiie alcuna memoria nn-
ficJdo, nel luogo chiamato Cuicto è un leiiurc ali i8i, allorché bccoudo la ero-
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nncn di Snbiaco, Costo e il stio fì^jlio 6e bili mnr«ìrnni, e rofTiiiono a s. Ilenedet-
iScnrna ebbero in consegna la torre eli l\o- ìo,jttrc liacrcditario pcj-fiiichaììt ta/n in
iate. Però trovo in Petriui che fu signo- ipsisFormìs^quam in f'aUe frigida. Non
leggiala dogli Orsini, e riporterò un suo la trovo però Ira le possidenze ilei mona-
racconto. Insorse suUìnir del i54t' un im- stero sublacense, nulla dicendone Nibby
pegno fra Ottaviano Monci da Falestri- e Marocco, e altri die consultai. Questo
iia e Tontarello da Gallicano, per cui sta» luogo lo trovo chiamato anche / alle-
bilìrono entrambi concordemente di ve- fredda, y\v:\\eMenioricColnìuiesiòe\Co^-
nire a duello. Datoiedel campo fu Orso pi, dicendo che nel secolo XIV già era
Orsini, e lo assegnò nella sua terra della de'Coloima, per cui verso il i4oi Doni-
Scarpa. Ottaviano scelse per suo padrino facio IX concesse a favore di Landolfo
il capitan de Rossi romano, e Tontarel- suo signore, la diminuzione de' dazi sul
lo il capitan Amati zagarolese. Due delle sale e focatico di sue terre nel territorio
convenzioni furono, che la querela doves- di Tivoli, compresa Yallefreddn. Dtscri-
se lerminarcolla spada, chesarebbe a eia- vendo s. Vito, nellarticolo Subiaco, e le
scun di loro consegnala, quantunque el- signorie de'maicbesi Theodoli, vi coni-
la si rompesse in pugno od uno de'com- presi Vallinfreda acquistala con titolo di
battenti, e che il campos'intentlessea /?(?• contea feudale. Pare che già la possedes-
se transito^ cioè che la tenzone non s'in- sero nel iSps. La chiesa parrocchiale è
tendesse finita senon pei' morte o disdet- intitolala all'arcangelo s. Miihele. Essa
ta. Si stabih anche il giorno dell'abbai- è arciprelale, ed il santo titolare è pro-
timenlo, e concordarono trovarsi nel luo- tettore.del paese. Il giuspadrnnato della
go destinato 1*8 dicemlire prima dell'ore medesima appartiene al comune. Viene
16, come fecero: ma giunti a Scarpa nac- retta da un aniprele e da due vice-cu-
que un contrasto sulla scelta dell' armi, lali-Altra chiesa è sotto l'invocazione del-
perchè Tontaiello diceva che spettava a le ss. Anime del Purgatorio, e denomi-
lui, attesoché era stato ili. "a dar la men- nata del Suffragio ; giuspadronalo della
tila, e INlonci gli avea fallo presentar il car- pia confraternita del Suffragio. Di recen-
tello, allegando per testimonio del suo del- te fu compita una chiesa rurale delta ilei
lo Gio. Salomone da Palestiina ivi pie- Cimiterio, per quello che vi ha adiacen-
sente; ma questo rispose non saper nulla, te : è dedicala in onore di s. Rocco, ed an-
ondefu dichi.Tratol'elezione dell'armi ap- the questa è propria del comune,
partenere a IMonci. Mentre però le cose 7^ m'<770. Comune della diocesi di Tivo-
erano giunte a questo punto, e dovea fra li, con territorio giacente in monte e col-
uiomeoti seguir la pugna, comparve in le, piodncenfe particolarmente grano, 11-
Scarpa all' improvviso un tromlielta di ve, biada, ghianila e pascoli, con suflicieo-
giustizia, il quale presentò all'Orsini un li e mediocri fabbricati abitali da quasi
breve (forse di Paolo 11 1) di tale efficacia, 800 individui. Tranne Calindri, non tro-
rh'egli spaventato licenziò! duellanti, or- vai che altri ne parlino. La chiesa parroc-
dinandoloro rlie immediatanienleparlis- chiale è sotto 1' invocazione di s. liiagio
sero dalla terra. La chiesa pnrrnrchinle è martiie e vescovo di Sebaste, il quale è
sagra alla Decollazione di s. Gio. Rattisla. anche proiettore del paese. Degna poi di
f allinfrcda. Comune della diocesi di singoiar menzione è una immagine as»ai
Tivoli, con territorio in monte, il cui mas- miracolosa della li. Vergine, che esiste ia
Simo prodotto consiste in grano . uve, venei azione presso gli abitanti sotto lo
ghianda e pascoli. Il paese racchiude buo- speciale titolo dcll'Jthiminata. Fu qiie-
ni fabbricali e circa 1200 abitanti. Dice sta tla tempo immemorabile trovala pro-
Corsignani che lo possedevano alcuni no- digiosanienle da un pastore nel luogo
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cliinmnto/; /V////^/;/.cloiuIe porlnln<ii nel- Ir ri\'/tro, nomi; clu* porl.i niiroiM i-ri-
in cliiesa pnnoccliiiilo, da se lece riUjiiiu conili la sua aiilion tlcsliiuizioiie. A po( :i
nli'iiiilico silo, il die con istnpore si lin- «li^Linriida essoavcii oii;^ine iinac<»pii»sK-
iioxò più il una volta. C<)nlmos^o il pò- j-iina e pma surgelile d' aci|ua, la «puilc
polo da lei vorosa divo7ione pel replica- per aililìcinle nctjiiedotto, di cui si con-
to porlento, nel medesimo luogo eresse servano ancora gli avanzi, si trasportava
in SMo onore la chiesa tnllora esislcnle. in Ciir«i'oli; acipi-i die al presente in Car-
Kellardiivio tl«'lla pairocdiia si conser- Mili fui ma il fonte dilaniato di s. l'.eiie-
\a un'aulica incisione di rame della stes- detto. 11 dominio oi^iioria fcudile di \'i-
so s. Immagine, con iscrizione relativa e varo, appartenne all'antica e nol>ilis>>im.i
del seguente tenore. Dcìparae J irgiiiis fimiglia Cenci romano, di cui più sopra
^:/ì'gcx,fjiiac nmltisah hiiir sacndis in- feci parola parlando di Vicovaro, il che
tram (emioni Jivaririisis fìncs, in lo- viene coiilermato dal suo slentma genti-
co uhi {'ii/go (livilur li Pantani, jirndl- I17.Ì0 esi>teiile non solanieiile negli avanzi
ginscrcjìcrta^ihitluvìnTcnijìln a fluida- del miinillco pala7Zo bai onale, situato
mentis ereetn deeenter loeala iiiagnnni nella sommità di Vivnro, e distrutto nel
JwpidorunìJrequentiaiii,niajoi'i(jiiefer- terminare del passalo secolo dal furore
\-ore gratin rum suh titidn^ La Aladon- dell'armate repuhhlicane francesi, nia e-
na ss. dfll Illuminata, r(7/j!,'^/oAV.v.v///?f' fY)- ziandio in una foiilana costruita lungi
litur. Quanto all'origine ilei paese, non mezzo migliocircadal paese, ove trae [lu-
si conoscono autentici documenti', ma in re origine utì limpido e ahbonilante ca-
csso si conserva la seguente costante e pò d'acqua, che arlilìciosamenle condol
generale tradizione orale, la cpiale perciò tata a traverso le filde d'un monte, ora
Sembra credibile e verace. E' indubitato fornisce a Vivaroecccllenleacqua, come
rlienclle sue adiacenze, lontano circa due già la somininishò al duoccato palazzo,
miglia dal paese, nel luogo di (lai «.oli ora Impciocchè va riferito, a lode ilella fé-
nppai tenente al liiijitrolo regno di Napo- della de'vivaiesi verso il Papa lorosovra-
Ji, esi"*tessela ricca e potente città di Car- no,i he nella detta e fatale invasione slra
seoli. poiché passando per »piesle contra- niera, essi pieni di valore e ardilo corag
de Ovidio Nasone, tli lei canti»: Frigida c(io, seppero sostenere il fuoco e l'aNsedio
Carseolis nee olis.'is (ijila ferendis Ter- delle troppe per circa 6 mesi. Soggiaciu-
rn, sed ad segetes iiigeidnsns .-Iger. Ed (i per la diNpanlà delle forze, subirono la
ora ove surse, benché sia tie>cinta ani- vendella del vincitore, indispeltito dalla
|)ia, fcdla e annosa macchia, pure si Irò- singolare opposizione. Da'Cenci, il caslel-
"vano i suoi ruderi. Pertanto si vuole, che lo di Vi varo passò in proprietà del prin-
il paese di Vivaro f)sse un piccolo e ben cipe Boighise, a cui appartiene tuttora,
monito ca>tello, nel (piale lacillà di Cai ■ Ginenm dì Gennzzann.
seoli conservava 1<; biade, 1 cereali, i suoi Vedi il voi. LVIlI,p. i3o. Compren-
viveri per sua provvisione slraordiiiaria. de (ienazzuno. Cave, Olevano e Rocca di
Distrutta poi Carseoli da'[)ossenti ronia- Cave.
Ili, palle de'siioi abitanti si rifuggirono Cim'criio di Palesfrina.
liei liiogodeirodiernotlarsoli, edificarono Vedi il voi. LVIII, p. 1 3o. Compren-
Jl paese, e dalla Hlib.illula Cnrxenli \'i\p- de l'alesliina, Castel s. l'ielro, Oallicano,
pellaioiiu Carsnii. Com'era ben natina- C<.lonna e Zagarolo.
|p, altra parie du'cilladini di Carsoli s'\ C,m>ernn di Palnmhara.
litirò nel detto castclloelo ampliò; quin- Palnnd>ara. Comune della diocesi di
tli in progresso di tempo (h/i'Arr/ che cu- Sabina, cnpoluogodelgovci iiodcl suono-
•lodiva di Carseoli, si disse volgarnun- me, con re-idenza del governatore, ilistau-
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le ila Roma miglia i 8,ecÌ!ca 5tla Militi rnaiin chiesa arcipretale, parroccliiale e
Celli, per una straila die c1iveii;p a desti a collegiata, ed inlifolfila a s. Biagio vesce-
delia Konienfana poco dopo il G." n»iglio ve e mailiie, è ampia di gotica maniera
da Roma, e che dicesi la stradi) delle Mo- a 3 navi, con buone [)illiire e q altari, es-
lelte. Il suo teniloio in colle è feitilee fé- sendo abbellito il maggiore da maimidi-
condo, producente grano, uve, olive e buo- versi, venerandosi ivi molte reliquie. La
ne Irulla in gran copia, non che canape, fece edificare Onorio 111 Savelli, la cap-
pascoli e altro. Questa gios'a e nobile ter- pclla gentilizia della qual f;imiglin fu ri-
ra sorge sulla cima d'un allocoHeisoIato dotta in .<;agresli;i, dove si vedono aiico-
e conico, che si direbbe rotolato dalle vet- ra diverse tonibedcgrindividni della me-
te del vicino n)onte Gennaro, clie sovra- desima,ednvefu tumijl;ito Giovanni Sa-
standolo da una parte rende il clima al- velli con qnell'epitafiìo che Marocco dice
q l'Olilo uni ilio, pei ò in situazione amena riportalo drdloSperaiidio. Questi ap. 4i2
e aria buona, fra le vie Nonientana e Ti- e seg. pubblicò l'iscrizioni di Palombara,
bui lina. Al suolato orientale giacciono in aia non l'epitaffio : epigi ali iVuiì Giovan-
distanza gli Apiimini , diiimpello ha il ni Savclli sono solo nella chiesa del s. Aii-
Tevere, a destra il piccolo fiume Allia, a gelo Custode da lui fondata nel i 6 i 4 P''<^s-
sinistra r Anieneo Teverone. La sua in- so l'osteria della Fiora. Bensì di s. Bia-
tei na estensione è considerabile, con fab- gio riporta 3 altre iscrizioni non appar-
bricati cinti di mura, ed alcuni di nioder- tenenti al Savelli, una delle quali pro-
na ed elegante costruzione, pe'snoi 3ooo lissa è del valoro'^oe piudenle milite Gio.
abitanti circa, socievoli e cordiali, con mol- Bnltista Tosi nobile, ivi nato da famiglia
te famiglie comode e coltissime, poueii- oriunda milanese, che dopo molti onore-
dosi molla cura all'educazione. Dice ÌNib- voli officii e guerrt-sche imprese, si distin-
l)y,chela parte bassa del castello è affatto se tiel T^o/v/r-o di Belvedere, e innrì in Pa-
moderna, la palle superiore però è gene- lombara neliGoo, erettagli nel 1778 da
ralmeiite fabbricata ne'secoli XIII eXIV. Hielro Paolo Tosi collaterale della curia
E' provvisto di leggeris-iuie acque, ma nel- Capitolina: nell'esequie celebrate in detta
l'estate essendo poco copiosa quella della chiesa, si sospesero due insegne militari
f(Hite lontana un 4-° <J' miglio, conviene dal defunto riportateconlio i turchi nel-
sittingerla altrove e più distanle.Quasi tut- la battaglia di Lepanto. Ambedue i Tosi
le le abitazioni hanno ottime grotte per sono lodati da Speraudio a p. i84- Note-
conservare gii eccellenti suoi vini, cavate lò che oltre a questi , Palumbara vanta
nel vivo sasso su cui è edificato il paese, non pochi suoi illustri. Ragguardevole è
11 palazzo baronale, già de' Savelli, esiste la cliie«a suburbana di s. Giovanni in Ar-
nella rocca e fu edificalo nel secolo XV gentella, abbellita da colonne di prsgio e
in forma di fortezza, conservando nel nìtz- d'un campanile formatosecondo l'uso nio-
zo un'alfa torre con baluardi costruita nel nasfico sulla foggia di (piello di s. Maria
secolo XllL Vi sono residui di buone pit- in Trastevere di Roma. Ebbe il mona>le-
lure, massime nella volta della sala in cui ro di benedettini, Onorio IV vi poseigu-
sono espressi i più valorosi eroi dell'an- glielmiti come padronato di sua f.imiglia,
lica repubblica romana. Da tutte le parti e poi fu commenda cardinalizia. Avverte
il palazzo presenta lo stemma de'Savelli, e il p. Casinuro da Ron)a,che per errore d'i
belle modanatuie nelle porle e nelle fi- alcuni fu la chiesa cbinniata di s. Pietro,
iiestre, le quali sonocosliuited'una pietra e che la fabbricasse un cardinal Jacovo
arenaria compatta locale, che apparente- Resaro poi Papa nel secoloXl II. Oltreché
niente seoibra marmo, specialmente per questi non si conosce, la chiesa già certa-
la palina che il tempo le La dato. Lapri- meulc esisteva neh i 1 i, e l'altare della B,
3i TI V T I V
Vergine fu edificato nel r 170, con iscri- Palombara succede all'nnlicUissima Cnj-
zinne che per intero si leg^e in Speran- slnnieiii clie die nume n c]iiesta parte della
dio. Il l'iazzn nella ilcrarcliiii cardimili- Sidjina, cliinninnduM Stibiiui Croslitnie-
-///.descrivendola diocesi di Sabina, ricor- ihi. in nllesso dcll'cniinente e isolala sua
«la le st'L;nenli cinese esistenti a siiotcnipo. pusi/.ione in aria peifella, e delle nome-
Di s. l'.fjidio ahbate anlicliissima e par- rose anticaglie e medaglie d'ogni specie
roccliialecon 7 altari, nel centro della ter* di frequente ivi trovate, prove del suo au-
ra; di s. Maria del Gonfalone con 3 altari, lieo splendore; ritenendo inoltre, secon-
del sodalizio onioninio, situata alle railici do alcuni, che (lameria e Anjcriola occu-
«lei paese, rilevandosi dalla lapidediSpe- parono il sito di Castel Chiodalo e Cre-
r indio, che fu fabbricata nel 1307, con- Ione appodiali di l'alombara, posti a ?.o
sagrala iieli5io, e restaurata da'confrali miglia circa da Roma. Il llanghiasci, Bi-
iieli67o;dis,Pietroneirinle:no,dalPiaz- hliof^rafìa dello Stato Pontificio, chia-
ra credula forse la più antica in cui s'iu- ma l'aìombara, terra nella Sabina, l\t-
cominciò a celebrare ilciillodivino,e Spe- liimluira, Coitnirniiirn. Cu^tnimciinin.
rancho riporta 1' iscrizione di Clemente Lo Sperandio quahlìcando Palombaia
XI V e ilei vescovo carilinal llezzonico, ri- castello antichissimo, che sempre si di-
guardante la confi aternita di s. Giuseppe; stinse fra le cospicue terre di Sahimi
di s. Nicolò nuale; di s. INIaiia della Neve (nel quale articolo notai che sebbene nel
snbnrbana.edi moltadivozionejdella Mi- voi, LVIII, p. i3o, in esso aveva pro-
sericordiao oratorio. Sperandio ci dà poi uìesso di parlare di Palombara, rilene-
le lapidi della chiesa imale di s. Maria di va poi meglio 1' eseguirlo in cpiesto co-
Loreto, neli702 eretta dal prelato Gio- me governo del distretto di Tivoli, se-
vanni Bussi; e della chiesa rurale de'ss. condo il consueto metodo), riportò le te-
Claudio e Caterina, edificata nel i 7 i ^d.i stiiiionianze di Baudrand e Facciolati in
ClaiulioleMaireVignoli.vo//('r/V/7/o/rdel- favore di Paloinbara, che successe aCru-
le lettere aposloliclie (è dello anche gian- slumeria, e chiamata da alcuni anco (io-
nizzerò tale ollìcio). A Icnipo del l*iazza lomhara; né tacque clie diversi scrittori
era vi un ospedale pe'pellegri ni in cura del- sostengono che vera menteCrustu mio non
l'arcipretedis. Biagio, ma sconcertato nel- fu ov'è Paloinbara, ma nella selva poco
reconomico;ed il monte fi umentario del- distante appellata s. Giovanni della Tor-
lacompagnia di s. Antonio. Vi sono le scuo- re; da qui scorre l'Alba, oggi Rio Mosso,
le elementari; e le maestre pie alle quali luogo infausto per la rotta ivi data da'galli
l'io V I colbreve (7/»i.v/r(//. de'i 7 diccrn- senoni a'romani. il Calindii dice che ne'
I)rei8i5, /{idi. Jìoni.cont. t.i4, p- 260: remoti tempi fu qui Cameria, e nel ter-
Cnnrcssio domus adrnppellanininnuii- rilorio Crnsltunio o Colombara; Cruste-
rupntam s. Marine ì'irginis Àn^clnruin merla riferisce Castellano volersi a Paloin-
/// terra. Paluniìiariae dinecesis Salii- bara; e !\I.irocoo inclina a seguir quelli
neiixìx pertiiirnlis favore inagistraruni che vi riconobbero l'esistenza di Carne-
pianini puetlariirn ejiisdein loci. Il Piaz- ria in vece di Crustuinio colonia romana,
7a riferisce col Matlei , che Tarquinio il da molti dotti ritenuta in Paloinbara, e
»Supcibo(o Prisco), vinti i sabini nel cara- che recano meraviglia i ruderi esistenti nel
pò Collnlino, debellò le coloniedell'nnti- territorio nel sito detto Rotavelle, inte-
ro Lazio (li là dell'Aniene, fra le quali Ca- stimonio della splendidezza de'suoi anti-
Dieria oggi Palombara, fibbricata dagli chi edilizi , con avanzi di volte dipinte ,
nlbani molto piima di Roma, e abitata fraimnenli di colonne, ed avanzi di bagni
«lagliaborigenicherisiederonolungoleri- e di mura ciclopee. Finalmente, per non
vedi tal fiume; ma egli piulto»looi)inachc ricordare oltre opinioni, leggo nel Nibby
T I V
essere incerto quando si toiiiiò questn ter-
ra, che a cagione di sua posizione proba-
bilmente non fu il luogo trascurato nell'e-
poclie primitive della popolazione italica;
nondimeno non potè trovar nella terra al-
cun avanzo sia dell'epoca dellindipendeu-
za, sia di quella della dominazione roma-
na; quindi crede non doversi calcolare le
pretensioni di coloro ciie dierono a Pa-
Jombara i nomi di Antcninac, Crustunie-
rii e Camcria, città poste altrove: le due
prime fondale da'siculi, l'ultima dagli a-
boi igeni, e di esse e di altre parlai anche a
SABiiVA.Egliritieneche Antcnmae iov^es-
se sul monte, che domina immediatamen-
te il confluente dell'AnienenelTeverea si-
nistra della via Salaria, poiché è appunto
ante anincni qui iiifliiitin Til'cn'jn, cìv-
ca 3o stadi da Roma e ftiori di porta Col-
lina: che Crustumcrii si volle in diversi
luoghi, come a IMonlePiOtondo, ma doversi
riconoscere fra Fidene, Ficulea e Nomen-
to, nel ripiano di Tor s. Giovanni fuori di
porta Salaria, nella tenuta di Capitinia-
no, al confluente de' due rivi principali,
che formano l'Allia: e che di Gz/z/pr/V/, lun-
gi da Ruma circa 20 miglia, egli ne sco-
prì le rovine fra Tivoli e Vicovaro, quasi
a mezza strada fra' due luoghi, un 4° di
miglio circa a sinistra della via Valeria, e
che del suo territorio alcuni fondi perven-
nero per eredità a s. Gregorio I, che li do-
nò al suo monastero di s. Andrea al Cli-
\o di Scauro, e vi fu edificato il dìruto
castello di Sacoomuro, che ricordala Vi-
covaro. E' dubbio se il castello di Palom-
bari! prese il nome da'Sa velli, che signori
di Palombaraaveanoper islemma una pa-
lomba (dice Nibby che il nome di Palom-
ljara,e Paliimhcu'ìa ue'bassi tempi, è co-
mune a molti luoghi, e forse derivò dal-
l'abbondanza de'paloiubi), ed è impresso
nelle monete senatorie de'medesimi, co-
me si può vedere nel Martinelli, Aìitiq.
Roin. Pont. Deiiariì p. 36, e lav, 2, 4,
vi; ovvero se il ramo de'Savelli feudata-
ri di Palouibara prendesse dal castello
il nome e lo slemma della palomba in
VOL. LXXVI.
T 1 V 33
campo azzurro. Avendo scritto articoli
Sulle principali famiglie romane,e7Ìandio
di quelle che dominaronole conlradeche
vado descrivendo in quest'articolo, ed o-
ve sono nozioni analoghe, in quello de*
Sin'clli riportai le notizie de' signori di
Palombaro che incoiniuciarono con Od-
done I del 1 064; quindi Oddone 1 V sposò
una Sa velli e d'allora in poi questo ramo
prese il nome di Sa\'elU-Paloinhara, una
delle 4 li»ee di sì potente e celebre stir-
pe, e nella quale si compenetrarono le al-
tre. Questa linea fu la piii feconda di uo-
mini grandi che celebrai, s'ingrand"i al di
sopra dell'altre, con privilegi e prerogati-
ve, e la dignità di ]\IaresciaUo di s. Chic-
sa {/^^.); poiché parte per eredità e parte
per compre fu pure signora d'Albano e
della /ì/(:\7^7(7''.),ter minando in parte nel-
la nobdissima casa Sforza-Cesarini ( F .),
e parte ue'iMassimo principi d'Arsoli per
la marchesa d. Barbara ultimo rampollo
de' Savelli-Palombara , morta in R.oma
nel 1826, e per essa i Massimo eredita-
rono in Pioma il Palazzo Palonihara e
la T'illa Palonihara, pel narrato al ci-
talo articolo. A SABiSA,con Sperandio e
altri , riportai que' personaggi che la si-
gnoregaiarono 0 vi fiorirono ne'bassi tem-
O Do
pijfra'quali i discendenti d'Alberico duca,
marchese e patrizio, che dalla casa loro
lasciata e abitata in Roma presso la re-
gione e chiesa di s. Eustachio, ove avea-
110 la cappella gentilizia di s. Michele Ar-
cangelo (della quale riparlai nel voi. LV,
p. 278, 274 e 275), si dissero conti di
s. Eustachio, cioè i figli di Giovanni nati
d'Alberico, Saraceno, Orrigene e Dono-
ne, come si ha da un documento del 1 084:
essa fu in istretta congiunzione di sangue
colla Savelli, e si estiuse nel secolo XV,
passando molti de' loro feudi e beni ne'
Savelli, i quali più volle ebbero comune
il nome co'rinomatissimi conti di s. Eu-
stachio. Le memorie de' signori di Pa-
louibara, senza conoscersi il cognome del-
la fiiiìiglia, incominciano nel secolo XF,
denominandosi soltanto signora di Pa-
3
34 T I V TI V
lunil'iun; oMnnorropailn (l'im conte Ol r.dmn importanti noli/iecidà sui signn-
lavinno fintcllotliOcldone.lorsi'cjuell'Od- ri «li Piil'itnb;ira, che ripeterono lo slesso
clone del I 004 snnicoitlnto, il <|iinle ()t- Halli, Ndjby calti i.Fìj^li racconta, che Pa-
taviano nel 1 o<)'^ fece donazione della ine loiid)ai'a è nominala nel principio dei se-
lli del castello di Camerata all'abbate del colo Xil dalla cronaca Sublacense , che
Dionastcro di Faifa, con chiese e sue [>er narra aver Giovanni 32. "abbate ili s.Sco-
linenze; indi nel i i i i donò all'abbnte e lastica compratola rocca di Camerata per
monaci di s. Giovanni in Argenlella, mi 3o lire da' figli d'OiIeiico, promettendo
miglio e ine77o distante da l'alombara, 3 di pi estar loro aiuto nellagnena ilie a-
chiese e molle possessioni situale in quo! veaiio conOddonedi l'alombara. .Mapii-
Icrriloriojdatchesi [xiòargomeiilarech'e- ma rhi' l'abbate ne venisse in possesso, es-
gli ne fosse assoluto padrone. Questo Ot- sendostataoccupata la detta roccadaLan-
tavìano altro figlio del mentovato duca e done, figlio di Gregorio d'Anlicoli Cor-
ninrthese Alberico, fu padre di Oddone e rad(),econoscendoeglidi noi^poterla lun-
Crescenziocontie relloridi Sabina,c!ieos- go tempo ritenere, tratti) di venderla a
sendonati da OiKlone, Giovanni eCrescen- Oddone. Il che venuto a cosnizione ili l'ie-
zio, il I. "ebbe 3 figli, rioè Ottaviano, altro Irò, successore dell'abbate Giovanni, fe-
OddoneeCi escenzio, il quale ultimoOddo- re inlenilere a Oildone, che gli avrebbe
ne,Sperandio crede progenilore de'Savel- donato la metà delia rocca per compenso,
h,eche secondo il Muratori nel logSsigno- se l'avesse aiutato a ricuperarla dalle ma-
reggiava Palombara; e cos'i i due Oddo- ni del nuovo tiranno. In falli Oddone li-
ni che al possesso di questo castello e del- niti i suoi soldati a quelli dell'abbate, not-
l'altro di INlonticcHi, luiig'Unenle stati di telempo assalì di repente i nemici. ficiU
pertinenza di casa Savelli, si leggono nel inenle li superò e s'impadronì della loc-
I 198 nella vita d'Innocenzo HI, è vero- ca; il perchè Oddone ricevè dall' abbate
simile che possano appartenere alla slessa anche 60 lire d'argento a titolo di com-
discendenza. Inoltre Sperandio dice in al- penso delle spese fatte per tale spedizio-
troluogo,che nel corso del secolo XII gli ne. Oddone ebbe per successore nella si-
scritlori delle cose italiche ci rammentano gnoria Ottaviano (forse ilgià riconlato o
primaOddonel e poiOllavianoconli dil'a- a'ti o, dice Marocco; maSperandio dichia-
lombara, l'uno figlio e l'allro nipote d'Ot- rò giuniore e nipote del seniore), chininii-
taviano seniore nato di Alberico duca e fo conics Puli/m/'an'ci' in un decreto di
marchese. Vuole di più Sperandio, che Ottone conte Palatino deli 1 Tq. Questo
Gregorio [lenultimo figlio d'Alberico, fu Oddone da Ratti e dal IVibby si chiain;»
progenitore delle famiglie Conti e de'Con- Oddone I per distinguerlo dagli altri: il
li Tusculani e de'Colonna. Qui peròcre- simile fnò io. Da Ottaviano nacquero Fi-
do opportuno ricordare, di aver dichia- lippo e Oddone II, nel tempo de' quali,
rato a Savf.lli famiglia, colla legale au- cioè neh 1 80, Landonr Frangipane (^z////-
torilù di lì atti snostoiico critico, che i \c- jiaiitt funocciizo fff. fu preso co'mioì po-
ri Savelli avanti Onorio 111 del i 9. 1 fi, non chi segnaci .scisinaliii in Palonibara, o-
vanno riconosciuti; per cui non parerle- v'erasi litiralo nella rocca per soolenci si
dibileTassertiva di Marocco, che 1 Savelli nello scisma, dal caidiiial Ugo Pierleoni,
dominarono in l'alombara anche avanti e da l'apa Alessandro III fu condanna
il I 2 16, come rilevasi da mss. antichi, e to a j>erpetiia carcere nella fortezza diCa-
neppure ne fu signore Luca SavclU fra- ve presso (icnazzHiio, o come altri voglio
tcllod Onorio 1 II, come vuole, per la no- no rilegalo a far jx-nitenza nel inoliaste -
tizia esistente nrll'archivio de'minoi i os- 10 della (Java, ove morì impenitente al
servanti di Palombara. Il p. Casimiro da diredi Novaes: e non in rtn-ci ncrjH'iuo
T I V
ìncliisus, come per errore scrisse Anlo-
iiio Pagi, e notò il p. Casimiro. Lo Spe-
raudio fa l'antipapa fratello d'Ottaviano,
onde il Papa comprando da lui il feudo
pervenne a impadronirsene co'suoi ade-
renti, e rilegatolo in Cave pose fine allun-
go e doloroso scisma. Però questo punto
schiarirò con Lodovico Agnello, Storia
degli Antipapi, che meglio narra il fal-
lo. Landone Sitino (perchè forse di Scz-
zc), fu ricovrato nel suo castello dal fra-
tello del defunto Ottaviano, dove fu fat-
to sorprendere da Alessandro III per mez-
zo del cardinal Pieileoni, onde da questi
condotto a' piedi del Papa, pianse e de-
testò l'errore, e fu nella Cava confinato e
messo in ceppi. Lo storico, sebbene rico-
nosca che r antipapa sostenne lo scisma
presso Palooibara, facendosi credere le-
gittimo, riporta pure un'altra narrativa
ove non è nominata Palombaia, ma una
rocca inespugnabile vicino a Roma, tenu-
ta da urj iniles frater Octaviani, in odio
di Alessandro III (che fosse un Conti fra-
tello di Ottaviano o Vittore V, ili.° de'
4 antipapi co'quali dovè lottare Alessan-
dro III? giacche i Frangipane sono ri-
conosciuti per un ramo de'Couti), il qua*
le era dalla costui violenza pii^i degli al-
tri travagliato. Laondeconsigliatosi il Pa-
pa co'cardinali e pacificatosi co'congiun-
ti d'Ottaviano, a gran prezzo comprò dal
signore del luogo il detto castello; e cosi
per r industria e destrezza del cardinal
Pierleoni, occupò la fortezza e prese l'an-
tipapa. Nibby riconosce, che l'antipapa
Innocenzo III erasi ritirato nel castello
di Filippo e Oddone II, i quali neh i8o
Io consegnarono. Nel i i gS a loro era suc-
ceduto Oddone III figlio di Filippo, il
quale prestò in quell'anno al vero Papa
Innocenzo III giuramento di fedeltà, fa-
cendo il simileOddone di Monticelli. Fi-
glio o nipote d' Oddone III sembra che
fosse iSicolò di Palombara, che nel 1279
andò podestà in Siena, officio che allora
si concedeva soltanto a persone ragguar-
de voh. Il suo figlio Cecco fu padre di Co*
T I V 3j
la Cecco eh' ebbe guerra cogli Orsini e
fece prigione Carlo fratello di Francesco
Orsini, onde Giovanni XXII s'interpose
per la sua liberazione. Il p. Casimiro di-
chiara che tutti i ricordali dominanti di
Palombara non conosce a qual famiglia
appartenessero, e poscia fu signoreggia-
to da' Savelli. Ecco sull'origine di que-
sto loro dominio quanto produsse il Hai-
ti, Della famiglia Sai'clli.W testamen-
to d'Onorio IV Savelli, pronipote d'O-
norio III, può rischiarare questo punto
storico, fatto nel 1-279 o nel 1 282 mentre
ancor era cardinale,e confermato da Pa-
pa quando. onorò di sua presenza Palom-
bara : è riportato intero dal Ratti colla
i]ala,rogatis in Castro Palninhariac in
camera palata Arcis cjusdeniCastri an.
Dom. 1285 ind. 1 2 mensis jnliidie 5. Es-
sendo compreso in esso Caslris Paluni-
hariae qual feudo della famiglia, forse ne
fu fallo l'acquisto verso quel tempo, so-
spettandosi che lo avesse venduto al car-
dinale il detto Nicolò quando passò ma^
gislrato a Siena, o al di lui fratello Pan-
dolfo; e però il Cecco vivente sotto Gio-
vanni XXII non può esserne stato signo-
re, che per usurpazione 0 per qualche al-
tro motivo, che gliene avesse procurato
un possesso momentaneo. Dopoché i Sa-
velli circa ili 400 vennero ad una certa
divisione di stati, Palombara restò nella
linea de'signori di Rignano, per disposi-
zione di Gio. Battista Savelli, chela la-
sciò a Jacopo secondogenito. Molte vicen-
de passò questa terra sotto i Sa velii,e mas-
sitnein tempo del dominio di Jacopo, che
distesamente racconta il p. Casimiro, e
qui riproduco. Avendo egli nQ\i^55 ban-
diti giustamente alcuni suoi vassalli pe'
loro gravi misfatti, questi fortemente sde-
gnati contro di lui, rientrarono all' im-
provviso nella loro patria coll'armi alla
mano, e prima sagrificarono alla loro cru-
dele rabbia e furore due innocenti figli
di Jacopo, tagliandoli barbaramente a
pezzi ; poi si resero padroni di lutto il ca-
stello, che per coprire la loro ribellione
3fi T 1 V
olFrironn subito a Papn Calisto HI, i'
liliale non solo non volle ncceltarlo, ma
vi spedi il laidmal Prospero Colonna af-
finchè r avesse consegnnfo a Jacopo le-
giltimo signore di e«so. Ouesla saggia ri-
soluzione del P.'ipa fu cagione d'un altro
tiimullu, poiché gli Orsini e specialmen-
te IS'apoIeone, temendo clie il Colonna
non occupasse per se il luogo, \'\s'\ por-
tarono col loro esercito e lo tennero as-
sediato finché sopraggiiinli a favore del
cardinale il Pojano, Francesco Sarclli
e altri capitani della Chiesa, furono co-
slrelli a sciogliere l'assedio e ritirarsi.
Entrati quindi in Palombara i soldati
pontificii, uccisero circa 20 di que' scel-
lerati, ch'erano stati de' principali a sol-
levare il tumulto, perchè servisse d'esem-
pio, e perchè in avvenire i vassalli si mo-
strassero più riverenti e piìi ri>peltosi
co" loro padroni. Leggo nel Piazza che i
felloni furono impiccali e poi squartali,
per salutare dimostrazione di seveiilà. Ma
qui non cessarono le disgrazie di Jacopo,
jueiilre nel 1460, conoscendo di non po-
tersi opporre airim[ietuo»o Jacopo Picei-
jiiiio capitano del duca d'Angiò, il (jiiale
dall'Abruzzo passalo a Rieti crasi impa-
dronito di molte castella degli Orsini, e
minacciava ancora d'insignorirsi di tutte
le sue, spontaneamente g!i si arrese. Ma
sopraggiunto Alessandro Sforza signore
di Pesaro, il quale combatte v,» per Ferdi-
nando duca di Calabria, ricuperale in pi i-
ma le castella degli Orsini, voltò poi le ar-
mi contro (juelle di Jacopo, molte delle
quali prese colla forza, principalmente Ta-
rano e Canlalupo, rimanendo solo a Ja-
copoAspra e Palombara, leqiiali non ven-
nero in potere dello Sforza per le grandi
pioggie cadute in que'giorni, onde fu co-
stretto lasciar la campagna senza compi-
re l'impresa. Frattanto Uenato d'Angiò
rnntinuando nelle pretensioni al regno di
IS'npoli, contro Feidmando I licoiiosciu-
lo tlal Pupa, Jacopo impiudinlemcnte si
gettò nel suo partito. >el \\C)i essendo
perciò incorso Jacopo udlu sdegno dilNo
T I V
ì\.(j unti ad Andegnvcnses dcficiens, ilio-
nini iul se (icccrsito jìratsidio, nniduiiid
iiPiiluinl>ariaadjK)rta\ l rhisinlrrvraL
ngri , asxidyiis excursioiiibus inJesUun
linhiicrat, il Papa fece impiccerei 1 vas-
salli di Jacopo, e poi gli toUe fyyW</ «*-
i)lt lìi Tdjìanhnu- fmic non ultima. Ira 1
quali quello di Cretone, il cui popolo giu-
rò fedeltà nelle mani dello stesso Papa,
mentre dimorava in Tivoli a' 3 agosto
I 4^3 1 . Dipoi Poggio Nativo fu prima ven-
duto ni capitolo Valicano, indi da esso di-
smembrato, Sisto IV a'i5 gennaio 1 4^0
lo concesse in vicariato al cardinal Giù.
Battista Savelli , e dopo la sua morte ai
fratelli, nipoti, posteri e successori in per-
petuo,coirannuo censo di 3 libbre di ce-
ra bianca. Narra Ratti, che i figli di Ja-
copo non ebbero successione maschile,
perciò il castello di Palombara fu eredi-
tato dalle temmine, due delle quali Uar-
tolomeae Baltistina eraii^i maritate lai.'
a Francesco frale'lo di Mariano Savelli,
la seconda a Giulio di lui figlio, ambedue
i quali ereditarono la porzione spettante
alle loro rispettive mogli: anche il cardi-
nal Gio. Dattisla Savelli ne possedè la me-
tà. Dopo lj morte di Jacopo, Palombara
soggiac'pie a nuove e più funeste disgra-
zie, poiché nel 1 4^2 fu occupato da'sol-
dali di Ferdinando I re di Napoli, che fu-
rono 5 squadre di cavalli, i 000 fanti, 1 00
cavalleggiei i e 1 00 giannizzeri, ed inoltre
gli stessi Savelli congiurarono al suo ster-
minio. Questi fu Troiano, il quale seguen-
do la parte Orsina , mentre per lo più t
Savelli come guelfi erano stati adesca col-
legati, benché talvolta furono uniti a'Co-
hjiiiicsi nemici di essa, si portò co'suoi sol-
dati all'assedio di Palombara, per iuipa-
dionirseiie totalmente, adendola goduta
per metà sino a quel tempo il detto car>
dinnl Savelli. Non sarebbe andato a vuo-
to il suo disegno, se Troilo figlio di Ma-
I ianoc nipote del cardinale, clieavea nel-
le sue mani la rocca, non si fosse op[x>sto
all'impeto di Troiano, benché con grave
e iruparabde danno di sua paUia. Lisci-
T 1 V
lo co'suoi «solJati dalla rocca, cominciò a
gettar fuoco e pece sulle case de'paiom-
baresi, le quali essendo allora per la mag-
gior parte composte di suvero e di strame
si accesero agevolmente; e di tal maniera
che scorrendo il fooco pegli edifizi vicini,
Troiano e Bartolomeo Liviano co'solda-
ti Orsini fui ono costretti a lasciar il ca-
stello mezzo bruciato, di cui nella prima
metà del secolo passato restavano le ve-
stigia. Cacciati così gli Orsini, per le di-
scordie tra'Savelli stessi, fu cagione che
Papa Alessandro ^'l s'impossessasse di tut-
te le loro terre, le quali sino ali5o3 ri-
conobbero il dominio diretto e indiretto
della s. Sede, inclusivamenle a Palomba-
ra: ma poscia furono da Giulio II beni*
gnamente restituite a'Ioro signori, traen-
dosi da ima lettera scritta da Troilo Sa-
velli a' I 3 giugno i Sog, a Girolamo del
Poggioscrittore de'brevi apostolici, ch'e-
gli allora dimorava quietamente in Pa-
lombara, e che si proponeva di anda-
re a visitai e le terre del suo stato per ri-
crearsi. Dice Ratti, che essendo ci esciute
le possidenze e signorie delia casa di Ma-
riano, i di lui figli Giacomo e Troilo già
erano venuti tra loro a un'amichevole di-
visione r8 gennaio 1 009. Fu pertanto sta-
bilito, che Palombara la principale terra
di loro casa fo^se comune a' due fratelli
e loro eredi. Poggio Nativo, Montorio e
Rocca Priora fossero di Giacomo e suoi
eredi;Aspra, Cantalupo, Montasela, Pog-
gio Moiano e Castel Chiodato apparte-
nessero a Troilo e suoi eredi. Che Castel
Gandolfo fosse di madamaDionoraedella
figlia di Paolo, finché loro fossero paga-
te le doti, e poi fosse comune a'due fra-
telli. La casa e visrna di Roma egualmen-
te fosse comune a'due fratelli e loro ere-
di, e mai potesserodividersi. L'uffizio del-
la corte Savella fosse di Troilo, e per com-
penso si dierono a Giacomo 36 cavalle
ch'erano di Paolo, cos'i 2 5 bovi e 3o bu-
fale; e le vaoplie rosse di Paolo si vendes-
sero perioot> ducati per la dote di loro
sorella Francesca, e quanto avanzasse al
T I V 37
suo maritaggio fosse in comune tra i fra-
telli. ìVun molto tempo però, s'i pe'Savel-
li. sì pe'paloinbaresi durò questa quiete,
poiché nel 1 556 accesasi la già deplorata
guerra fraPaolo IVegli spagnuoli coman-
dali dai trudeleduca d'Alba vicerèdi Na-
poli, Palombara fu sottoposta all'ultima
sua desolazione, per non aver voluto con-
cedere ricetto a' nemici, secondo quanto
leggo nel p. Casimiro, e nel Carrara, Sto-
rici di Paolo If. Il duca d'Alba aveudo
mandalo a Palombara un commissario
per cercare che ivi si dasse aiuto ad alcu-
ne compagnie di cavalli, radunossi il con-
siglio del comune do ve a veano grande au-
torità i due fratelli Savellì, soliti sempre
a procedere d'accordo e a reggere co'lo-
ro consigli la terra. Ma questa volta in-
sorse tra essi dissensione di pai eri suU'an»-
mettere l'istanza del generale spaguuolo.
Il fratello maggiore si accese di sdegnoal-
la richiesta, anche per le strettezze del luo-
go; il fratello minore con più saggio con
sigilo procurò di vincere tal ripugnanza
e fu d'avviso di doversi cedere alla neces
sita , aveudo un esercito potente vicino-
edessere pazzia il resistere. Per mala ven
tura vinse il più pernicioso e ardito eoa
siglio del fratello maggiore; inutilmente
il minore esclamando provocare così cer-
ta e irreparabile rovina alla patria, come
l'esito dimostrò. Tornato il commissario
dal duca, ed esposta la ripulsa avuta con
parole acerbe e irritanti, il duca si accin-
se a vendicarsi, stimandosi offeso; pertan-
to mandò contro Palombara Vespasiano
Gonzaga con una scelta mano di soldati,
i quali non ostante che i terrazzani sulle
mura osarono fare qualche atto di difesa,
ruppero tosto con impeto la porla, ed en-
trati precipitosamente nel paese, gli die-
rono un gran saccheggio, e iasolentemeo-
te procedendo, appiccato fuoco alle case
a un tratto si propagò l'incendio desola-
tone. I miseri fanciulli e le tremanti don-
ne ebbero in quel tremendo infortunio
scampo per pietà di d. Francesco della
Tolfà di potersi rifugiare in un piccolo
38
T I \'
cuilelluccio. Il Savclli minor fialcllu Ire-
iiitriite, nuli polendo vedere la disgrazia
(lellii p.itiia e degli amici, oppresso dal-
l'.illluione, chiuiiiù il fiiitcllo autore di
l.iDlc rovine, e nialedicenilolo , beslein-
iniaiidulo e nuipiovciiMiilolfj di sua per-
I macia , appoggiò il petto alla bocca del
suo at'cliib(i"iu. e IroNalomodo di scari-
cario siuicise. Dopo questa catastrofe an-
dò scemando il luslio e l' inipoi laiiza di
l'alombarae la sigin)ria de'Savelli, i cpia
Il a poco a poco perderono (juasi ttille le
loro terre e castella; e già per la rapida e
successiva decadenza, portò la camera a-
[)ostolica nel 1576 ad impossessarsi della
metà di Palouibara per guarentire i cre-
ditori de'Savelli, e dtll'allra prese posses-
so egualmente, ad coiii/nodurn < rcdìto-
iit/n, a' 10 ottobre 1596. Finalmente, ai
7 gennaio 1637 il duca Bernardino e l'ab-
bate Fabrizio di lui fratello e poi caldina
le, venderono Palombara unitantente al
i-.istello di Stazzano, ad. MarcantonioDoi-
gliese principe di Sulmona, pel prezzo di
385,000 scudi, e tuttora la [trincipesca fa-
miglia d'ambedue u'è in possesso. Dn mi-
glio prima d'entrare nella terra a destra
nella pianura è la cliiesa e il convento di
.s. Francesco de'miiiori osservanti, le cui
eludile notizie puie appreiulo dal p. Ca-
simiro. Ad istanza del p. Filippo da Mas-
sa e con facoltà di Pio 11 de'aS ottobre
1458, il suddetto Jacopo Savelli sommi-
nistrò lutlociò ch'era necessario all'edifi-
zio, consagrando la cliiesa il francesciino
bilonlino Giovanni vescovo. Riportale la-
pidi ivi esistenti, die pur si leggono nel-
lo Sperandio, il novero delle relicpne die
possiede, e quello de'servi di Dio die fio-
i irono nel convento. INella chiesa sono 4
aliali: nell'altare maggiore è una bella ta-
vola rap[)resentanle la 13. Vergine a'cui
piedi stanno s. Francesco d'Asisi e s. Au-
tomo di Padova, ed una cartella ha l'c-
pigiafe: J ii^o prccor valeat lu.stris fio-
iiius dliiui Stilulla. Abbiamo, finf^^nn-
^lio ifi-/r origini- e Inìsliiziiinr di lA/-
I ili l ri f^iiir di III' -\i^'i , dir w xrinrd
T I \-
urlili (Jilrsa del lìifiio di'un.MM. Ox'
srr^'aiiti della terra di Piilomhara, con
iilniiii ya^i^ì istorici dilla nu-drkima
/rr;v/. Roma I 788. Nell'uliveto diesi tra-
versa aiulaiitlo dal convento a Palomba-
ra, vi è un olivo il cui tr(jiico misuratu da
ÌNibby nel 1 8-23 avea \i palmi di circon-
feienza. Questi inoltre parla della suddet-
ta contrada di Rotavelle , a 2 miglia di
Palombara verso setlent rione, pe'molli a •
vanzi di reticolalo, laterizio e incerto ap-
pai tenenti ad una villa romana, e varie
conserved'acqiia,come nel luogo chiama-
to Martini di forma circolare che presen-
ta G7 piedi e mezzo di diametro; conser-
va esistente presso l'andamento dell'an-
tica via che legava la Numentana alla Va-
leria, l'iaz/a, Sperandio, Calinilii e Ma-
rocco riferiscono che presso l'alombaia e
distante un miglio, in luogo ameno, i due
imperatori Filippo e Giulio Filippo suo
figlio vi costruirono una magnil/ca villa,
nobilmente aumentata da A niellano, per
cui sotto le sue rovine trovaronsi vasi d'o-
ro e d'argento e d'altro metallo, con di-
verse medaglie e frammenti di statue e
altri marmi. Palombiira ha dipendenti i
3 seguenti appodiati,
.S'/^/r,rY7//o.Appo(liatodi Palombara nel-
la diocesi di Sabina, piccolo castello si-
tuato sopra d'una bassa collina a 1 miglia
circa da Moricone e 3 a mezzoili di Pa-
lombara, in sito ameno con fertile terri-
torio.IMarocco ne biasima il clima, pregiu-
dizievole a'buoiii abitanti, che però non
mancano di limpide acque, con comoda
e pubblica fonte poco sotto al paese. Non
è cinto di mura castellane, stabilendone
la circonferenza le abitazioni, con due
porle. Il migliore edifìcio è il palazzo ba-
ronale, rinchiuso da alle mura guaste nel-
la più parie, con due torrioni mutilati a-
gli angoli estcr.ii, riuscendo piìi di ab-
bellimento che di fortilizi. Nibby lo chia-
ma Fiiiidits Slatiamis, nome derivato-
gli dalla gente Slaliiiy e da fimdus Sta-
liiiiins ili lece <piello di Sfazziino, Ana-
sUisio Ribliulccario nomina una Miiaa
] l V
Slaliana nel lenilorio sabìiiese fra'fou-
ili assegnali al Baltislerìo Lateraneiise,
Della / ita di s. Silvestro I; ed in que-
sta si (.lice pure die un fuiidian Statici-
nulli venne assegnalo al tilolo di Equi-
zio, ossia alla chiesa de'ss. SilveslmelNIar-
linoa'iMonli in territorio .sabiiwnsi: ren-
dendo lai massa soldi 3?o, ed il fondo
soldi 65, l'ima e l'altro donativi di Co-
stantino I il Grande. Pertanto fino dal
secolo IV questo nome era stalo dato al-
la contrada. Il Piazza crede che nel luo-
go fosse una sontuosa villa della nobilis-
sima fadjiglia rotì.ana degli Stazi, seguen-
do il parere di Degli ElFetli, ricordando
alcuni illustri di tal prosapia, e che ivi si
vedono rovine di fiibhriche auliche e si
trovarono anticaglie. Il Maltei vuole che
quivi Mecenate avesse un'altra villa. Di
ce Marocco, che se si ammette che ivi fu-
rono campestri delizie, il clima sarà sta
lo diverso, e foise deteriorato dal taglio
delle selve, come altrove. La chiesa par-
roccliiale d'antica erezione è dedicala al-
la ss. Inìmacolata Concezione di Maria
Vergine. Fu già parrocchiale la chiesa di
s. Gio. Ballista secondo Piazza, ed Evan-
gelista secondo S[)eraudio e Nibby, di-
stante mezzo miglio , ove sono i ruderi
della MassaStatiana: dagli avanzi la chie-
sa si scorge essere stata ampia e magni-
iìca, perchè il luogo fu molto popolato.
Sperandio che riporta due lapidi della
chiesa parrocchiale, produce pure quella
di questa chiesa: In honorem Divi Joaii-
iiis Evangelistae.hdi dice d'antichissima
fondazione, e già abbazia governata da'
monaci, nel secolo passato ridotta a be-
nefìzio semplice e unita alla mensa ve-
scovile e capitolo della cattedrale di Sa-
bina in Magliauo, quando Pio VI nel
177^ attribuì al vescovo cardinal Cor-
sini,col breve Decetnos, la facoltà di scio-
gliere l'unione del benellciodi s. Giovan-
ni, fatta da'vescovi predecessori al semi-
iiario,e luttociò per quanto narra ap. 182
e 3o8. Allora la rendita era di scudi 3oo:
a leuipo del Piazza nel 1708 era un be-
T I V 39
ncfìzio semplice di scudi 100, con l'ob-
bligo di mantenere un cappellano coa-
diutore al parroco nella cura dell'anime.
Stazzano fu signoreggiato da'Savelli, da'
quali nel 1637 1' aquistarono i principi
Borghesi cui tuttora apparliene.
Castel Cliiodato. Appodiatodi Palom-
bara nella diocesi di Sabina, con territo-
rio in colle producente il necessario alla
docile popolazione, con acque aU'mlorno
non chiarissime. Giace su d'una collinet-
ta di non perfetta aria, distante da Roma
20 miglia, 6 a settentrione di Mentana, e
qu.isi 5 a mezzodì di Palombara. Crede
Nibby cheil nome di C^;'o^rt/o derividal-
l:t piirticolar sua posizione, ch'è come in-
chiodato a una pendice. Esso fu edifica-
to ila'Savelli, come chiave per difendere
l'accesso di Palombara da questa parte,
contro gli Orsini di Monte Rotondo, Men-
tana e s. Angelo. Oggi è de'principi Bor-
ghese, che hanno successivamente acqui-
stato in questa contrada quasi tutte le ter-
re che un dì appartenevano a quelle due
potenti famiglie. Dice Marocco, che auti-
cameutei suoi barouiSavellidoveano stan-
ziarvi ne'mesi meno pericolosi per la sa-
lute, e che forse il distintivo di Chiodato
provenne da qualche fortificazione ese-
guila da loro. Il parroco conserva un si-
gillo collo stemma de' Savelli, a motivo
della sua bassa posizione, con l'epigrafe:
Trojlo Sahello dominante 1 574-11 Piaz-
za, seguendo il p. Rircher, dice che nel-
l'area di questo castello fu già il famoso
Cornieolo. ma adonta di tale autorità e
diqnella del Maltei, inclina a credere che
ne! luogo fu già piuttosto o l'antica Me-
dullia o Caraeria, riconoscendo Cornieo-
lo nell'odierna Monticelli. Castel Chioda-
to chiamarsi anche Diodato, e fu già di
qualche conto. Lo Sperandio ancora lo
denomina Castel Chiodato o Diodato, e
opinache l'antica Genina debellata da Ro-
ma occupò il terreno ove ora sono que-
sto castello e Cretone. La chiesa parroc-
chiale porla il litulo della B. Vergine de-
gli Angeli, e di s. Margherita da Cortona.
4o T 1 V
Sulla moggior campana vi è questa iscri-
yione ìii carallere gotico: Mc/ilini stin-
tliìin snontitiicain in honnnni I)t(} pn-
lrinfì/\f^G lihcrntìoiicin. Sperandio ci dìi
5 iscrizioni esistenti in detta cliiesa, e ri-
guardanti i Lucarelli e Micaielli. Il Piaz-
/.» disse la chiesa parrocchiale sotto l'in-
vocazione della l'uiilicazionedella B. Ver-
gine, di slrultiua moderna, poiché l'an-
tica chiesa pai rocchiale fuori del castello
e in molta venerazione era intitolala a s.
Alargherita. Forse (|uesta sarà perita e per
conservarne la nieniorìa ne fu aggiunto
il nome nll'odicnia parrocchia, che pare
ahhiacaaibiato di lilolo,se però non eriò
Piazza.
Crctom'. A ppod iato di Palombara nel-
la diocesi di Sabina, posto nella strada da
Mentana a Palombara, distante dalla 1/
() miglia, dalla 2. 3, da Castel Chiodato
nn miglio a settentrione, e da Roma 20.
Piazza dichiara che il nome deriva dalla
Datura eminentemente cretosa del suo
auolo in silo basso, per cui nella stagione
piovosa è tulio fangoso. Dice che alcuni
vogliono ivi esistesse l'antica Ameriola,e-
gli opinando piuttosto la vecchia Ficul-
nea, non trovando>i ne'convicini teriilo-
l'ii verun altro luogo al quale sì adattino
tali vocaboli allora memorabili, e poi mes-
si a indovinare rideulità, i significati e lo
stato ili loro anliihUà. Sperandio ritiene
che Genina occupasse il silo di Crelone
e Castel Chiodalo. IMarocco ripetè ro|)i-
iiione di l'iazza, e loda la bontà de'pochi
abitanti. La chiesa parrocchiale è sagra
alla ss. Immacolata Concezione, giacché
osserva l*iii7Za, ch'è degno ili rimarco es-
sere la n)aggior parte delle chiese parroc-
chiali della diocesi di Sabina dedicate in
onoredi Maria \ ergine, cominciandodal-
la calledrale. Ln tempo Cretone co'diril-
ti feudali appai lennca'Savelli, i (jualifur-
he l(j edificarono come avamposto di i'a-
lombina, centro de'loro ilounnii da rpie-
fcla parte, come rileva iNibby. Sullii por-
la ilei p<ilaz/.o baronale si legge inciso:
Trujumisilc SabvUis. Già dissi a Paiom-
T I V
barn, che nelr.jfìr Pio II tolse Cretone a
JiicupoSavelIi insieme con altre terre, [)er-
chè crasi imito agli Aiigioni che aspirava
no al conquisto del regno di Napoli; e che
il popolo di questa terra gitnò fedeltà in
Tivoli nelle mani del Papa a'3 agosto. Ui-
toi nato poi in potere de'S.ivelli, questi lo
possetleiono sino ali 637 in che lo ven-
derono a'principi Borghese che ancora lo
ritengono.
Mentana, f . Sabina, Nomento eOn-
SIM FAMIGLIA.
Menile Fl(i\'iu. Comune della diocesi
di Poggio INIirteto, con lei 1 ilorio in mon-
te, che fra gli altri prodotti dà grano, fie-
no, ghianda e pascoli. I suoi circa 700 a-
bitanti, che si aumentano nell'estate per
quelli che lasciano i uocevoli climi, sono
dedicati all'agricoltura eritraggono gran-
de utile dalla neve, che ivi come luogo
freddo in abbondanza raccolgono, ed in
apposite conserve o ghiacciaie mantengo-
no, di cui provvedono in detta e altre sta-
gioni, oltre Roma, i luoghi vicini. Sanissi-
n)ae ridente n'è la situazione, stando sul-
la vetta della falda d'una delle creste del
monte Peniucchio, e mentre è sopia uu
ripiano altissimo degli Apennini, viene di-
fesa dalle bufere tempestose de' venti sel-
tenlrioiicili, e dal soflìo gelatoe umidodei
gì ecali, come leggo in INibby. Quenti dice
che gli abitanti, come tulli cpielli de'vil-
laggi della Sabina che non sono a contat-
to delle strade grandi, conservano il ca-
rattere semplice, niorale , laborioso dei
pi isclii sabinii il lusso e la miseria sono
banditi da questi monl.iiiari, e contrasta-
no colla corruzione della metropoli, ilal-
la (piali- disiano 28 miglia perla via osen-
tiereche vi conduce da Moncone; inoltre
trovasi a ponente e a circa 8 miglia da
Petescia. Al tempo del Piazza esistevano
le seguenti chiese. L'attuale parrocchia
s(jlt(i l'invocazione dell'Assunzione della
I<.\ ergine,cun di votaiinmagme della me-
desima [)oco lungi: la chiesa di s. IVIarli-
no già parrocchia ne'conlmi del castello
diingiouc del comune,e fabbricala iuunu
TI V
ad esso: la chiesa rurale di s. Bonosa. Spe-
]-<indiù riferisce ch'eravi un pio conserva-
torio e ritiro di vergini senza clausura. Ca-
lindri e Nibby dicono che il paese ha buo-
ni e regolari fabbricali; le abitazioni so-
no bene edificale, io proporzione alla lo-
calità, ed il lungo essere tenuto con mag-
gior polizia che tante altre terre sebbene
più considerabili. Narra Piazza, che il ca-
stello fu fabbricato dal popolo del castel-
lo di Mascilli, non molto lungi, di cui es-
sendo padrone un barone romano, tanto
lo aggravò con gabelle, pesieangarie, che
non potendo più sostenerne l'oppressione,
lutti di accordo di notte colle loro mogli e
figli, ed armenti, lo abbandonarono, ri-
manendo Mascilli vuoto e desolalo d'a-
bitanli, di cui si vedono ancora i misera-
bili avanzi, testimonio parlante e rimpro-
verante la rapacità e l'avarizia dell'inde-
gno suo antico signore. I fuggitivi furono
benignamente accolti nel territoriodi pro-
prietà del cardinal Flavio Orsini(creato ta-
le da Fio IV nel 1 56 5 e morto nel 1 58 i ),il
qtiale non solamente die loro il terreno
da poter lavorare su questo ameno e fer-
tile monte, ma generosamente contribuì
all' erezione di rozzi abituri , capanne e
case di tavole, delle quali ancora eranvl
de' residui nel ijoo ; finché stabiliti-
si bene i popolani, disfacendo a poco a
poco le anteriori abitazioni, le costruiro-
no di materiale, e in miglior forma e pro-
prietà.Grata la popolazione all'animo be-
nefico del cardinale, a perpetuo monu-
mento di riconoscenza verso il benefatto-
re, imposero il di lui nome al nuovo pae-
se, ed è quello che porta di ])Ioiitc Fla-
vio. Dipoi nel seguente secolo e nel pon-
tificato d'Urbano Vili, lo acquistarono
dagli Orsini i suoi parenti principi Bar-
berini, i quali lo possiedono ancora, cioè
dal principe figlio di d. Maffeo Barbe-
rini Coloima di Sciarra, il quale 1' eb-
be nella divisione de' beni di d. Corne-
lia sua ava, ultima de'Barberini. In que-
sta terra neliSiq vi morì il celebre car-
diuale Lorenzo Lilla vescovo di Sabi-
T I V
4i
na, mentre con zelo ne visitava la dioce-
si, a cui allora apparteneva Monte Flavio;
poscia Gregorio XVI nell'erigere la nuo-
va sede vescovile di Pogu;io Mirteto, a
questa l'atlribuì.con Monte Libretti e Ne-
rola. Nel voi. LXVI. p. 281, ricordai il
sinodo celebralo nel 18 53 nella cattedra-
le di Foggio IM irtelo, dal suoi.°e zelan-
te pastore mg."^ Grispigni.
Monte Libretti. Comune della diocesi
di Poggio Mirteto, con territorio in colle e
in piano, dal quale più d'ogni altro pro-
dotto gli abitanti ritraggono olive , uve
squisite, grano, legumi, lino, canepa, {'ut'
n'>, legna da fuoco, pascoli e frutta d'o-
gni specie, generi che si portano a Roma,
come fanno altri paesi sabini. La situa-
zione è bella,comechè posto su d'una col-
lina da più alti colli e monti circondalo,
non che da folte macchie, onde le sue
vicinanze sono pittoresche, osservandosi
gran parte della Campagna romana, dal
lato di mezzodì e di ponente che resta a-
perto. Esso è distante 3 miglia a ponen-
te di Nerola e circa 24 da Roma, per la
via Salaria propria, ossia per la strada che
vi conduce da Mentana per Grolla Ma-
rozza, strada alla quale circa 3 miglia do-
po si riunisce quella moderna di Piieti :
nella via Salaria che conduce a Roma si
entra dopo 6 miglia al così dello Passa
di Corese, castello già degli Orsini e ora
de'Barberini, con chiesa dedicata all'As-
sunzione della ss. Vergine. Deplora Ma-
rocco l'aere non buono, al che contribui-
sce la putrefazione delle foglie delle mac-
chie e degl'insetti, per cui la maggior par-
te de'Iaboriosi abitanti si ritirano nell'e-
state a Nerola, a IMonte Flavio e in altri
luoghi vicini. Bensì celebra l'abbondan-
te caccia di selvaggina che può farsi nei
dintorni, essendo riservata al barone del
luogo quella della macchia della la Vil-
la a monte Maggiore. Diceche a 3 miglia
nel luogo dettola Zolfa trovasi un'acqua
sulfurea, di cui si sente in poca lontanan-
za il nauseante odor di zolfo, che non ser-
ve ad alcun uso e sarebbe eccellente per
4a
T I V
baioni, COint foisc li a viM nviili jiilioamctl
te pe'iiidei i di veccliie imirache ivi si ve-
tloin) e creduli avanzi di terme. L'iiUer-
iiu del paese Ii.i una popolazione di cir-
ca 3uo individui , mentre da Goo sono
sparsi ne'casali del li-rritorio. Il fabbrica-
lo cinto di Minra giace tulio in piano, re
golai melile disposto e non diruto, sem-
l)rando nella sua maggior parie di siile
moderno: sono ben tenute le vie, e riesce
ili prinoi[).ile ornaineulo al paese il vasto
i)al.iz/o Icuoiiale di nolidiilo imponenza,
ilifcso nt'gli angoli da 3 torrioni di soda
coslruziune e di bella appariscenza. Non
vi mancano ncque leggerissime, esisteii-
tlo una copiosa fonte a breve disianza, la
quale sorge da una collina dove trovasi
ima lunga grolla cliiusa ad arle,che apre-
si S(jllimlo per lo spuigo necessario. La
chiesa a rei pretale e principale è sol lo l'in-
vocazione ili s. Nicola di Bari, con G ol-
tane sodalizio del ss. Sagramenlo,edovc
lorono trasferiti i pesi di messe e altro
«Itfli'anlicliissima e demolita chiesa di s.
l\Iaria della Rocca. Lo .Sperandio ripor-
ta io lapidi in essa esistenti, e mortuarie,
tranne quelle che ricordano la sua con-
sagrazione eseguita in uno all'altare mag-
giore a'iG «prilei 535, da LorenzoSan-
torelli vescovo Volilen; e la restaurazio-
ne falla nel 17 7 3 dal comune e dall' ar-
lipiete Paolo Mazzetti, in teuìpodel IMaz
7.J esistevano pine, e foise sussisteranno,
lu chiesa di s. Maria di Capocroce, lungi
mezzo miglio dalla terra, di molla popo-
lare divozione per la miracolosa imuiagi-
ne che ivi si venerale la chiesa o oralo-
I io di s. Maria delle Vigne poco di>tan
\f. Piazza non con viene con Rii cher edlu-
verioche Monte Libretti !>ia l'antico Mon-
te Lucrezio o Lucretile, oggi Gennaro,
celibi alo di frequente da Orazio nell'ani
plificar le prerogative della sua famosa
A dia l'slica, e che tpiivi appunto fosse la
(olile Ijlondusia che dà oiigoieal liume
o rioDigenlia. Dichiara egli ritenere, che
II nobile villa Oraziana, la quale nel sei-
tcmbrc e nell'ollobrc di>eniva un crudi -
T I V
lo liceo e «ccademia de'p'h virinovi soni
conlempuranei, fosse ov' è il castello ili
Vacone, a cui crede adattarsi il tempio
vicino di Vacuna e il suniuosn suo pa-
lazzo, ove ilice averne osservato le v«'sti-
gia. lì. in ciò lo conferma la fonie lìlon-
duvia amena, e il rivo Digcnlia che scor-
re alle railici della Mandela, oggiih Po^-
^io Mirteto, e quello del rio del Sole ri-
parato da folti elei e querele , chiamalo
dal poeta hmpido, fresco e più del vetro
risplendente. Da tutto questo il Piazza de-
sume l'errore di (piclli, che da Monte
Lucrezio crederono derivalo il vocabolo
Monte Lìlirctti, cospicuo castello che per
ranlichità coiiìprovala in avanzi d'alcu-
ne fabbriche rumane, e per le qualitù di
silo ameno e fertile, ue'prischi tempi non
dovè essere luogo oscuro e privo d'enuli •
te memorie. Quanto airo[)inione del silo
del tempio di Vacuna, senza contraddir-
mi al riferito di sopra ed a Sabina, ripor-
tando soltanto le diverse opinioni aggiun-
gerò: che il .Maroni, De lùrlrsia et /•'/)/•
S(Oi>i.<; /f(V7/////T, parlando del vescovo Gi-
rolamo Clarelli de'maichesi di Vacone,
riporta questa nota.» De celebri f^aru-
//,/('. idesl J'ictoriae fino, uh nunc J'a-
conix oppidumconauìe Piazza ^n^Wn. Ge-
rarchia Cardinalizia, Monte Libretti, non
(ìis'^ciiticiLtc ci. 'i'iro D. de Sanctis in e-
riiditissifìia disscrtatione. de Villa Ho-
ratiana , wv7^/jo eruditorum iipplinau.
Più credibile, soggiunge Piazza, e più f<i-
cilea persuadere quello che ne dicono al-
cuni scrittori, sul vocabolo Monte Libret-
ti, è che solendo i romani dare qualche
pausa civile e c|ualche ristoro discreto ai
loro liberti, cioè a que* Sen'i{l .) i qua-
li liberali dalla servitù erano falli degni
della cittadinanza romana , né polendo
questi trattare fainiliarmeute co' nobili
romani, a veano loro assegnato questo ter-
ritorio, che perciò chiamossi Mmilr tifi
[Jherti. donde agevohnentc se ne trasse
il vocabolodi Monte Libretti e nelle scrit-
ture pubbliche dicesi Mon^ Li/iertinn-
rum. Il Monte Lucrezio o Lucretile, crede
T 1 V
rinzza, elle fosse il monte fra Correse e
Ncrola, o ne' vicini conloini, e che se ne
fi» menzione nella T ita dì s. Silvestro /,
ila Anastasio BibIiotecat'io,al tempo di Co-
stantino I: Possessìo in territorio Sahi-
neiisi, (iiiae cognomi un tur ad duas Cn-
sas sub Monte Lucrctio. Conclude, che
su quel monte mai non fu la villa d'Ora-
ùo, e che fu a Vacone e non altrove, o-
pinione in cui si confermò per l'iscrizio-
ne letla nel giardino de'principi Pio pres-
soil tempio della Pace di Roma e ora con-
servatorio delle zitelle: Familiae, et Li-
ìicrtorum Septunii SaìiiniJaiiuar etAi(g.
L'OUlenio dice essere d'opinione che que-
sto monte debba chiamarsi Monte Ali-
vei-to, e che cos\ si denominasse antica -
niente in alcune donazioni del i o48 flute
al monastero diFarfii; onde poi per la si-
niilitudinedel nomesi nominò MonteLi-
hretti, e questa egli stima la vera etimo-
logia, la quale però non ripugna che più
anticamente da'romani non si chiamasse
Monte de' Liberti, perchè fosse tutto que-
sto territorio destinato a uso de'rouiani
liberti. Dall'eruditissimo Piazza passan-
do al grave e critico Nibby, egli chiama
Monte Libretti, Mons Britti,Q dice che
poche terre hanno dato luogo circa alla
loro origine e nome a tante congetture
moderne, come questa, nella quale Clu-
verio volle riconoscere il Mons Lucreti-
lis d'Orazio, ed il Mons Lucretius d'A-
nastasio. Altri ne derivano 1' etimologia
da'brettoni, ingannati dal nome di Mons
B rie tonum, campus Brictonum e Bricto-
nnrum, col quale ne'bassi tempi si trova
indicalo. Altri come l'OIstenio lo confu-
sero col jMons Aliperti. Le scoperte però
fatte nel corrente secolo presso monte Cal-
vo hanno rischiarato ancor questo dub-
bio; poiché nel 1825 nelle rovine d' tuia
villa romana magnifica del tempo degli
Antonini, furono trovate molte scullme
che si ammirano nella villaBorghese,mol-
ti marmi preziosi, e molti condotti col no-
me di C. Brutti Praesentis, suocero del-
l'imperatore Comodo e padre di Druzia
T I V
43
Crisplna augusta, personaggio rlveslilodi
molti onori e di dignità souime dui ante
l'im[)ero d'Antonino Pio, di M. Aurelio,
e di Comodo sotto del quale morì. Egli
pertanto fu il signore delle terre di que-
sta contrada, nella quale sorse poi il ca-
stello di Monte Libretti; quindi il campo
e il monte furono denominali Campuse
3Ions Bruta , e poscia Campus e Mons
Bryttii, giacché ne'bassi tempi quel no-
me trovasi scritto Bryttius in luogo di
Bruttìus, e così venne 3Jons Bricti, Mon-
te lo Britti, Monte lo Bretli, e finalmen-
te .Monte Libretti. Marocco poco ne disse,
e sembrò inclinare a credere, che il luogo
appartenesse ad una famiglia di Liberti di
qualche imperatore, che ivi abbia avuto
rorigiiieo la tomba. Nibby aggiunge, che
la via Salaria ancora iu questa piute fu
delta via Brieta , e così come cofifine è
indicala in un documento del codice fìir-
fensedel i o36, e riportato dal Galletti, in
Gallio antica città di Sabina. E del ca-
stello, castellimi quod voeatur Bricti, si
trova menzione in un contratto del io 18
citato pure dal Galletti; e M.irocco vi ag-
giunge una tesliinoniauza del 1 096, nella
quale é nominatoli conte Laudo, de Op-
pido quod nominatur Britti. Era perla n>
to fin dal secolo X sorlo questo castello,
che or col nome di oppidum, or con quel-
lo di castrimi si ricorda in piii carte dei
secoli XI e XII quando era già sotto d'un
conte. Neli2y2 n'era signore Pietro Se-
niurile figlio d'Oddone, e questi in quel-
l'anno lo vendè a'3o ottobre a Giovanni
Miirgaiii, come ricavasi dall'istromento o-
riginale esistente nell'archivio dell'ospe-
dale di s. Spirilo in Sassia, e ricordato dal
Galletti nel Primicero. Passò nel secolo
XIV in potere degli Orsini, i quali circa
200 anni dopo lo venderono a' principi
Santacroce, Da questi passò nel secolo
XVII a' principi Barberini, e da essi nel
principio del secolo presente per eredità
pervenne a'principi Sciarra Colonna, che
tuttora lo possiedono. Giacché gli Orsini
della linea de'siyiiori di s. Gemini^ nella
4.; T IV TI V
(lcIog:i7Ìonc ili Sjinlcin, dopo il i Cì'io per il comune \a I'l-cc restumnre nel t 778, co-
un nnlione e (ioo.ooo scutli, come alle- me si lin dalia lapide poila sopra l'arco
sta il Coppi, lo alienarono in fìjvoie de' tiella porla, che si legge presso Speran-
lìailicriiii; «piindi nella divisione de'Ioro dio,insiemea due alti e mortuarie de'fVla-
heni, l'ebbe d. Malico Bai bciini Colon- rinclli e de'Gervasi. Ni-lla »ia del borgo
Ila di Sciarra, rpialo nipote di d. Cerne- sol mino esteriore ilelli ca^a parrocchiale
lia ultima Sllper^lile de' Bai berilli. vi è mi bassorilievoesprimenlc alcune uin-
yl/o///o/-/o/?o//i^//K>. Comune della dio- le marine con vari amorini, che dalla fur-
cesi di Sabina, con territorio in colle, dai ma del marmo sembra aver servito di
quale singolarmente si trae grano, gran- frontead un'arca sepolcrale,di buona scul-
toreo, legumi, frulla, uve, olive, ghianda tura greca lodata da Marocco. Il Piazza
e [lascoli, distaiile di iVeiola miglia ilue oltre la della chiesa descrisse quelle di s.
e mo77o,ila IMonte Flavio 4, da Scandii Leonardo del comune, il quale lo elesse
{^lia 5, da iMoiile Libretti G, da Roma a proleltore, con antico cimilerio, onde
28. Da questa al paese la via è la Nomen- cretlesi che f jsse la primitiva parrocchia;
tana (ino al suocoiigiungimenlo colla Sa- la chiesa o oratorio di s. M-nia degli An-
laria aulica a Grolla Marozza, quindi per geli,ruialeedi popolare divozionejlachic-
iStarzanoeMoriconepei' 3 miglia seguen- sadis.Crocedi monte Calvario, |)0^ta sulla
do il ciglio sinistro della [iiofonda conval- cima d'un vicino monte, eretta nel 1 fiHS
le del ramo orientale tiel rivo di Correse in onore del ss. Crocelisso, con cappelle
SI giunge a Molitorio Romano. Sebbene della l in Cnicia per la saliti del monte,
sia posto sopra una delle vette piLi alle del a similitudine di Gerusalemme; di s. Bar-
luonlo Lucretile, eJ ardua sia la salita che bara, chiesa rurale, pure mantenuta dal
vi conduce, onde poco frequentato, non- comune, la cui festa si celebra con gran
dimeno è ben I ibbiicalo,ecoine allrcler- concorso.poichè apprendo dalMarini,. J/f-
re sabine dislinguesi per una ospitalità ììii)i-ie di s. fìiii-ì>in-aiiì Sciiiuli-ii^li.iyye-
cordiale, il che allerma Nibby; e Piazza iieraila per protettrice principale anche
lo chiamòdocile,pioe industrioso. Il Ma- Monlorio Romano, a motivo che diversi
rocco lo dice situato su d'un colledi vi- martirologi antichi diconochc pali il mar-
•*o sasso e perciò privo d' ogni verdura, tirio in Roma presso Monlorio Romano,
dove però si gode unclima salubieper la /// jh'iIc M:>'ili\- .Inrci, in jimcdin r/iuxl
sua clevatez7a, e bellissimo orizzonte che />/7/^?..v/////;r//c<7'/////r vicino a vScandriglia.
ricrea e rallegra. Ivi si penuria d'acqua, Riferisce Piazza, cherunlico nomedi que-
per cui gli abitanti devono provvederse- sto castello fu ,l/fy}//<7, luogo ameno e al»
ne al torrente e fosso della Mol.i, posto tissimo, donde si gode il Lazio e la Sabi-
nel territorio in un luogo dello le Capo- iia, e che poi si chiamò Montoi-io dall'ai-
re o s. Angelo, lungi dal paese un miglio tczza del monte sulla cui cima è posto,
circa verso vScaiulriglia. Il fibbricalo è ir- con l'aggiunla di lìnniann come piìi vi-
regolare, anguvle le vie tranne la media cino a Roma, per distinguerlo i\.\ Mon*
delta delle botteghe, e quelle della piaz- tono in Valle appodialo di Pozzagliaepo-
za per vastilù e per l'abilnzioni che l'or- slonella stessa Sahind. Da principio Mon»
nano non ispregievoli. La chiesa parroc torio Romano fu un lenimento, e poscia
le situata incontro ni casino del signore del i\\\ iitstruiii. che dovè la sua origine a-
luogo, (dedicata airAnnunziazionediMa- gli Or>ini, onde più volle e riconlatonel-
ria Vergine, con '> altari e molle reliquie, le carte de'secoli X.IV e W, che si con-
Kssa cantica e già esìsteva ne'primi anni servano nell'archivio della nobilissima fa-
tici secolo XVI quando la consagrò Lo- miglia in Roma, come riportaNibby.laon-
rcnzo Sonlorclli vescovo Volilcn, <j liudi ile non pare che loisedc'Savelli couicscris-
TI V
se Marocco. Di questo Meritorio però e
chiaotalo Mons Aurcum, si fa menzio-
ne in un placito tenuto in Ga vignano nel
998, in cui reclamò l'abbate di Farfa per
alcuni beni, che gli erano slati usurpati
in Sabina, in loco, (jui tlicitur DIoils Au-
reus, come riporta Galletti nel suo Ga-
hio. Il Caliuclri suppose che quivi già fosse
Trehula Su/Jcjiate, di cui parlai a Sabi-
na; ma Sperandio, sebbene conobbe che
altri ebbero eguale opinione,propende per
Rocca Siuibalda. Aggiunge Calindri, che
neli32o i cornetani e toscanellesi lo sac-
cheggiarono, bruciarono, e fecero prigio-
ni molti abitanti; e chi ivi è la grulla del
b. Amadeo. Di questa parla Piazza de-
scrivendo il convento di s. Angelo presso
Scandriglia, posto tra le foci di valle om-
brosa in un angolo d'orrido scoglio, san-
tificalo dalle austere penitenze del fran-
cescano b. Amadeo confessore di Sisto IV,
il quale die a lui il convento e Chiesa/ di
s. Pietro Molitorio diRoma verso il i 47 i •
11 castello fu ritenuto dagli Orsini fino al
secolo XVII, i quali lo venderono a'pi in-
cipi Barberini, cui spella ancora, cioè a'
Barberini Colonna di Sciarra, i quali lo
riceverono pel principe d. Maffeo quale
nipote dell'ultima de' Barberini d. Cor-
nelia.
Monte Rotondo. Citlà della diocesi di
Sabina, con residenza del proprio gover-
natore, e con territorio in piano e colle,
fertile ed ameno,bagualodal Tevere, alla
cui sinistra riva giace. Principalmente è
ferace d'ogni sorte di cereali, di stupen-
de frulla, di eccellenti vini, di pascoli e
altro necessario: in alcune parti vi sono
diverse vene d' acque sulfuree, che for-
se al tempo degli antichi romani servi-
l'ODodi salubri bagni, essendosi rinvenuti
in diverse occasioni molti pezzi d'acque-
dotti di piombo. Monte Rotondo, uno de'
paesi più nobili, più belli e considerabili
dell'odierna Sabina, sorge sopra una flo-
rida e deliziosa collina in clima salubie,
a destra della strada di Rieti, couiune-
nieule delta via Salaria, tua che ivinou
T I V 45
è la slessa, poiché cpiella via antica diver-
ge dalla moderna prima del casale diMar-
ciliana. La via che vi conduce è carrozza»
bile, ed ha una sola salila in sua vicinan-
za. Il colle su cui siede la città è di medio-
cre altezza, e non come afferma l'autore
(ìeMonuinenli Sai/ini, a livello del JJow
te Qni/i/tale (][ Roma,essendo molto più
allo. E' distante da Mentana circa 3 mi-
glia, da Crelone 5, da Palombaraia, da
Roma quasi 1 5 o meno, cioè più di i 2. Si
distingue per molti, grandi e ben archi-
tettati fabbricali e comode vie : però ge-
neralmente le antiche abitazioni sono di
opera saracinesca del secolo Xlll.Lapiaz*
za principale si chiama Landjruschini,
dal nome del celebre cardinale vescovo
di Sabina e beneficentissimo dei luo-
go, del quale poi nel i853 fu fallo pro-
tettore, ma morì a' 12 maggio i854- E'
circondala la cillà da mura edidcale da'
Barberini quando ne acquistarono il feu-
do, in uno alle porte che vi danno l'ac-
cesso, le quali sono 3, cioè porta Romana
delta pure di s. Rocco, porta Canonica,
e porla di Palazzo. Fuori di porta Rouìa-
na fu fabbricalo il borgo, le cui case di-
stinguonsi per la costruzione recente. Il
palazzo baronale è magnifico: fu edificalo
nella signoria degli Orsini, ed il loroslem-
nia si vede in più parti, come pure quello
de'Baiberini loro successori nel dominio,
i quali grandemente l'abbellirono. In esso
sono pitture non ispregievoli, ed una tor-
re altissima che scopre un immenso oriz*
zonte, e servi per la triangolazione della
n)ap()a. Forse fu in tale torre, che Piazza
chiama rocca, in cui LeoneXrilegì) in per-
petuo carcere il cardinal Bandinello ^auli,
creduto complice della congiura orribil-
mente ordita dal cardinal l'elruccidi Sie-
na, contro la santissima persona del Pa-
pa. Trascorso qualche tempo, per le pre-
ghiere de'fralelli, eper gli uffizi di Fran-
cesco Cibo cognato di LeoneX, questi gli
restituì la libertà con alcune condizioni,
ma pare che morisse in Monte R^otoudo,
uou senza sospetto di veleno. La basilica
4<i T 1 V
rollcgi.it.i è iK'dicala a s. ISIaiia Mudila-
k-iin, m:igiiìncainente eclincatn (Ih Urba-
iiu Vili e suoi |)iiienlì, che inoltre v' i-
stiliii \a colU'^inla e |)iUioccliirtle con ca-
pitolo composto cl(li'arci|iiclc [);n roco e
ili 6 canonici, il i ." con i ou sculIi di pre-
benda, i canonici 5o scudi per cadauno,
oltre nitri preti e cliieiici per l'unìr.iatu-
la. Alloicliè il l'cipa onorò di sua presen-
za Monte Rotondo, celebrò nella meile-
siiiia e le lasciò in dono i licclii e nobi*
li parnruenli die avea usalo. Ila 7 alta-
ri e nel niaggioie vi è uu avello di niar-
nio prezioso scanalalo, trovato nelle rovi-
nedell'anlica chiesa di s. Andrea, nel qua-
le il cardinal Francesco Gai bei ini nipote
d'Urbano \ III, dello uicdisima collegia-
ta segnalato beiit-fallore, vi iipo>e il cor-
po ili s. Si^lo uìartire. Inoltre ijuivi si ve-
nerano altre insigni ieliquie,e cpielle del-
l'antica e diruta chiesa dis. Colomba. Tra'
fpuuh i iiieiilano nu'nzione quello diCarlo
Marnila rappreseli la ule is-.Fili[)poe'iia-
coQJo apostoli protettori della cillà ; un
ss. Salvatore di Ciro Ferri ; ed un Pur-
gatorio della scuola di Zauipieri. Nella la-
pide esistente nella chiesa e riportata da
Sperandio si legge che da'iondami'nli fu
eretta e con ca[)iiolo dotato, neliG3f) da
Carlo Bill bei ini capitano generale di s.
("Iiiesa e fratello d'Urbano VI I I,e dal suo
figlio Taddeo P/cfcllo di Roma, di gius-
jiadronato loro, in onore del ss. Salva-
tore, di iri'Oinacolala Concezione, e di S.
Maria Mad.laien 1. Di più Spcraiidio pub-
blicò altre 10 la[)idi esistenti nella sagre-
stia e nella chiesa, quasi tutte mortuarie
delle principali fimiglie, oltre i deposili
del (bua Franciotlo Orsini marito di Ca-
milla Sa velli, morto nel 1 (h y, e di d. N'io-
latile sua (iglia che ivi cessò di viverenel
I ()3o di 28 anni,essenilovisi recata perdi-
porto.Quesla chiesa, una delle più ampie,
tlillc DJeglio architettate e delle più bel-
le della Sabìi)a,meritò che Gregorio XVI
Dcl 1 83G l'elevasse al grado di basilica mi-
nore, e r.<uicessc al capitolo, ora compo
sto dell'arciprete e di T cauouici, tutti i
1 I V
privilegi propri delle basiliche minori di
Roma, l'ertantu si legge nel n." 8 delle
Xiìlizì'c (Iti i^loriìo del iSl^, che I' an-
tica città sabina Erelo, oggi Monte Ro-
tondo, solenni/zò nel geimaio la clemen-
za di Ciegoiio XVI, che si degnò eleva-
re la chiesa matrice di i. Maria Madda-
lena, giù collegiata, al grado di basilica
minore. tK'iC) poi di detto mese festeggiò
il solenne possesso di proiettore del >
muiie, [ueso dall' arciprete d. Pietro \
naiizi in nome del cardinal Giacomo Lui-
gi Drigiiole poi munifico vescovo di Sa-
bina, la cui morte deplorai anche nel voi.
LXIII,p. 3i I , dicendo della stabilita vil-
leggiatura del seminario diocesano. Rife-
risce il Supplemento al o." 8^ dcl Didvlo
di Roma deh84 ), che il cardinal Luigi
Lambì uschini vescovo di Sabina, si recò
in Monte R(jtoudo a eseguirvi la solenne
consagrazione della basilica collegiata di
s. Maria Madd.dena, incontrato da' dio-
cesani con di volo e gì ulivo entusiasmo. In-
coimn lò le sagre fiizioni verso la sera de*
4 ottobre col prescritto dal ceremoniale
romano, e nel seguente giorno di dome-
nica, in mezzo alla sagra pompa clericale
e all' alFollalo esultante popolo, compi i
riti della consagrazione , pronunziando
dottacalfettuosa omelia, in cm rese i me-
ritali eiicomiiad. Antonio noiicompaguo
Liidovisi principe di Piombino, attuale
patrono del tempio, per la cui pia mu-
nificenza era (pieslo divenuto non chebel-
lo deHantico lustro, eziandio lietodi nuo-
vo splendore. Foco il novero de 1' altre
chiese di Monte Rotondo descritte dal
Piazza, alle quali nggiungi-rò le notizie
che ricavo ila altri. La chiesa parroc-
chiale di S.Stefano protomartire con 3 al-
tari, situala nel mezzo della città, restau-
rata dal suo p.ii loco Clio. Battista Salva-
ti : due Lipidi di essa pubblicò Sperandio.
La chiesa di s. Ilario vescovo è pai rocchni-
Ic, egualmente dentro la città, restaui ala
nel declinar del secolo X\' II. Dice Nibby
che vi è di[)inlo il martirio dis. Stefano
(-e [Mue non è nella prcccdenlc), e si re-
T 1 V
piil.i del Mantcgua. Aggiunge, che pro>50
di essa è un'ara sepolciale con loculo so-
pra percontenereleeenendi Cocceia Giu-
sta, alla quale il raoimuientofuerello Ja'
genitori IN'icolao e l'annicliide: l'iscrizio-
ne che pubblicò è piìi corretta di quella
di Speiandio e (\ì:\\' autoi e de 3Ionuììieii(i
Siibiiìi. La chiesa di s. Nicolò della con-
fiateinita del Gonfalone con 3 altari. La
chiesa della ss. Immacolata Concezione,
con convento de'miuori conventuali esi-
stente linigi dalla città un migIio,possedu-
la già da una collegiata di preti secolari, e
poi per molti annida'frati Amedei ofcan-
cescani del surricordalob.Amadeo, i quali
avendola abbandonat-a per fiero contagio,
qua odo essi volevano ritornarvi come fon-
dazione del popolo si oppose il comune,
onde sotto Clemenle\ li furono sostituiti
i conventuali. La chiesa è glande, mae-
stosa, e ornata di molte nobili cappelle,
come di s. Antonio di Padova privilegiala
da Benedetto XIV pe'defunti, di s. Chia-
ra con sepolcro delle sorelle del 3.° ordi-
ne, di s. Giuseppeda Copertinocolla tom-
ba de'confrati del Gonfalone. Nella fe^la
di s. Francesco vi è indulgenza plenaria
concessa da Leone X nel i 5 1 5, ad istan-
za de'suoi parenti FranciotloeMarioOr-
sini allora feudatari del luogo. A sinistra
dell'altare ma^ariore vi è il monumento
DO
sepolcrale del celebre Giordano Orsini ge-
nerale di s. Chiesa, morto neh 484) "^'^
rappresentalo a cavallo in marmo d'ec-
cellente scultura, erettogli dal fratello car-
dinal Battista. Vi è pure la lapide sepol-
crale di Paolo Orsini morto nel i 554) fi*^"
rito in armi e in leggi; e tutte le luime-
lose altre lapidi sepolcrali di civili fami-
glie del luogo riprodotte da Sperandio.
La chiesa o oratorio suburbano dis. Roc-
co della compagnia della Morte con mi-
racolosa immagine della Madonna , che
come quella di Pioma dà sepoltura a'morti
nelle campagne. La chiesa di s. Maria di
Loreto annessa alla collegiata, con anti-
ca e divota immagine di Maria Verdine.
La chiesa dellaTrasfigurazione del SIguo-
T i V \7
re delle monache cirme'ilane di Mor.le
Tabor esistenti, avendo fondato il mona-
stero il concittadino Gio. Callista ( Spe-
randio giustamente lo chiama Domenico,
fatto vescovo da Urbano Vili neiiGi'i,
egregio per pietà e dottrina legale, come
dissi nel vol.LXlX,p. 47>i'ip'ii"l«T"dod'A-
melia) Pichi vescovo d'Amelia, la cuii."
istitutrice fu suor Innocenza Darberinidel
monastero delle Carmelitane dell'antica
osservanza, detto della s<. Incarnazione o
Barberinedi Roma. La chiesa rurale e an-
tica di s. Restiluto martire, lecui reliquie
trovate nella via Aurelia nel i 58o ivi ri-
posano, secondo la lapide che leggo in Spe-
randio, ma per quanto con lui poi dirò
sembrano diverse da quelledis. Restiluto
pur martire che dicesi eretino: la chiesa
fu già de'canonici di s. Giorgio in Alga,
poi ricchissima abbazia concistoriale con
5ooo scudi di rendita. La chiesa subur-
bana di s. Francesco con convento di cap-
puccini, e^stente in elevato e ameno luo-
go, fabbricato nel i6io dal comune. Piaz-
za e Marocco dicono che quivi fu la villa
di Marco Giulio MiU'zJale , asserendo il
i.° che nel declinar di detto secolo si sco-
prirono sepolcri e urne con ceneri, oltre
diversi epilalìl, fra'quali quello di Giulia
Forlunala figlia di Marziale. Leggo però
in Nibby, che uscendo dalla cillà nella vi-
gna Cristaldi vi è la detta lapide che ri-
porta, e male da Sperandio, il quale dice
che dall'osteria Mei nella via consolare
fu quivi trasportata; laonde aver torto
l'autore òe Monumenti Sabini, di trarne
argomento per dichiarare essere stalo il
terreno Cristaldi la villa del poeta Isl^v-
ziale. Imperocché ritiene cerio avesse il
poeta un predio nel territorio Nomenta-
no, che sovente ricorda ne'suoi epigram-
mi, ma l'iscrizione non si sa dove origi-
nalmente fosse; chese realmente fosse 1 in-
venula ne'dintorui, era un argomento di
credere che il sito di Monte R.otoudo era
parte del territorio Nomentano, com'egli
crede, e perciò non compreso in quelli di
Erctoo di Ciuslumerii. L'autore de'.l/o-
48 T I V T 1 V
numrnti Sii!>i/ii narra che prcs^o il casal Giunone Eiclina.le fredile ac»|ue e il (ìit
di s. Matteo (li disottenaroiio irainmciiti ine dell'agro Eiclino, le pentole e \\.\>i
dibiisli e!>tntue,eriscrizionedi Poniponia di lena colla eielini, e cliiainuti /•'/:,•/(-
discendente da un libello di T. l*oin[)o- niis Ij-ctiiuis e celebri, la villa di Vale-
nio Attico, die Mbby piemie per nuovo rio vicino ad Eicto, l'edile tl'Eielo clic
indizio , che Monte Uolundo l'osse puile faceva spezzare i vasi iinpeiTctli per coii-
del territorio Nouienlano, sapendosi che servar loro il credito che godevano, l'.i
l'omponio non ebbe in Italia altri fondi inlo ricevuto da Ereto (piando Turno ic
practcr .■Irtlcntinuni l't Nomciildiinniy de' rutuli difese d re;'no, che fu colonia
/7/.s7/<7/m/)/v/(Y//(/f/j. Inoltre (juivi >ono le de'laliui e [)oi de'sabini, e che re-.eicito
inaeslrepie per l'educazione delledonzei- di Nauzio console romano e de' sabini si
le.el'ospedidedecentissinio per ambo ises- portò vicino ad Ereto. Essere il suo ter-
si de' religiosi benfratelli. Gli abituiti a- ritorio in vicinanza di quello di Nomeulo,
scendono a c{uasi 2800, colli e gentili, con e che vi ebbero le ville Seneca, Q. Ovi-
molle famiglie di civile condizione, che dio e Marziale. Nondimeno ritenere pro-
vantano di aver Ira loro dorilo ìIIunUì b.ibileche l'antico Ereto f(j-.se (pialche mi-
ntile lettere, nell'armi e nelle dignità ec- glio lungi dal silo di Mutile Uotontlo, ov
clesiasliche. Nel gì 3 fu eletto l*npa />^7/i- vero col suo nome ne abbracciasse i dm-
ilo o La/i(loiu'[f .), di (lueslo luogo, che torni, pe' vestigi del tempio di Giunone
oltri vogliono nato iu Foronovo, figlio lontano circa un miglio. L'ampiezza del
di Trailo o Tramino, che non giunse a territorio la congettiuM anco ne'secoli cri-
goveinare 7 mesi. Prese abbaglio l'iaz- stiani, coinechè tra le prime a essere il-
7u, con dire che fu caro a Ottone III, il luminala dalla fede, dalle diverse chiese
fpia!e fu eletto imperatore nel f)()G e l'a- dirute,sparsi essendo 1 loro avanzi ne'cam-
vo Ottone 1 nel qGi. Sjierandio oltre il pi e ne' boschi, testimonianze di mimo-
ricordato vescovo Pichie gl'illustri delle rosa popolazione. Nomina diverse chiese
lapidi sepolcrali. dice che la famiglia Boii- che ancora sussistevano e di aulica ere-
figli s'imparentò colla Plebi, e l'raiicesco zione, già d'aiUichi e vicini castelli che re-
S()<).sò la suddetta Violante Orsini, ripor- slarono desolati e abbiiulunati, dalle fa-
tando alcuni illustri della medesima. Ma- zioni e guerre precipuamenle de'Iìracce-
locco ricorda il p. Bernardino Machiloni schi e Sforzeschi, e perciò si rifugiarono
fissisteiile generale de'conveiituali, morto in (|uesto luogo e ne aumenlarono la po-
nel iGyJ in Roma in odore tli santità. L'o- polazione. Sperandio dice che Ereto cosi
ìiginedi Monte llotondo il Piazza li f,ì vcnissecliiamatod.iiraggcttivo 7V/(7(////,
derivare dall'aulica e celebre cillà sabina che luiulo orotondo vuol ilire, e col (piale
d l.iilo o l/cnlu^ edificato 0 d<i greci o si dislmgiie ancora il monte e castello in-
da'siculi o dagli aborigeni, prima che I> lialzato e riempilo cogli avanzi di rpiella
iiea veui.sse in Italia; dicendo Solino che città e colonia de'Iatini e poi de' sabini,
fu chiamato Ereto d.d vocabolo /////.velie molli secoli prima che la greca favella pe-
in greco significa Giunone, [lerchè quivi neirasse in Italia, e che già ne'primi se-
a\ea tempio ed era venerala, iurse nel luo- coli della Chiesa in della citlà (huninmte
go ove sono gli avanzi della chiesa di s. non era che (piella di 1 vero Dio. Ad esso
Antimo. Che poi il vocabolo dal greco tra- e sotto l'in voc.i /ione di diversi santi, e spe-
dolio in latino fu detto Tcnluni e in voi- ciahncntedopo la caduta della citlà, ven-
gale /ìntdiulo, come vuole Cluverio, col nero nel vasto territorio innalzali molti
quale si chiama coll'aggiunto di lAi/z/csu templi, (le'(pi.ili resta ancora quello di s.
cui elevasi, rileniito l'originario d'/v'/c/f». ricstilulo nobile romano o forse 01 igina
Da esso sono famosi nelle storie romane rio di Litio, clic fallo crudelmente ino
TI V
rire da Diocleziano e Massimiano, con-
dotto il cadavere in Eretoereligiosainen-
le accolto da Slefiwio vescovo di iVomeiito
e da tutto il clero e popolo, ivi il mai lire
in un suo podere ebbe onorevole sepol-
tura, e di là dopo molti anni fu trasferito
in R.oma nella chiesa di S.Francesco a P«.i-
pa. .Sebbene molti e gravi scrittori anti-
ciii soslengonoclie ad Ereto successe Mon-
te Rotondo, Moiis Rotunchis, e fra' mo-
derni oltre il celebre p. Volpi, lo Spcran-
dio, Calindri, Castellano e Marocco, di
opposta opinione è Nibby. Egli pertanto
tlichiara d'aver visitato n)olle volte que-
sta terra, come quella che per la sua si-
tuazione poteva occupar il luogo di qual-
che città antica, e sopra tutto perchè la
volgare opinione, anche in questi ultimi
tempi riprodotta, vi colloca Kretum. E-
gli volledimostrare le difficoltà che si op-
pongono a tal congettura, la quale non
lia neppur la tradizione che l'appoggi. Sa-
rebbe stalo inclinato a riconoscervi Crii-
stumerìi, ma poi dovè convincersi, ch'è
troppo lontana , e che per altre ragioni
quell'antica città de' prioiilivi latini non
potè essere quivi situata. Aggiunge ch'è
un fitto positivo, che in Monie Rotondo
ijon rimane vestigio di fabbriche anterio-
ri al secolo XllI, ma solo qualche fran-
tume di marmo e qualche iscrizione se-
polcrale fuori di luogo, trasportata dalle
vicinanze. Nibby quindi pone Eretuin a
Grotta Marozza, Crypta Maroza, posta
su d'un colle isolato 3 miglia buone ol-
tre Mentana, l'antica Nomenlo, e altret-
tante da Monte Rotondo; nome derivato
da una grotta scavata nella tufa, e che for-
se la famosa Maroza potente in Roma sul
principio del secolo X comunicò perle sue
possidenze il nome alla contrada, che tale
già si chiamava nel i 2o3. Spiega il passo
di Strabone, sia sulla prossimità (VEre-
inni al territorio di Nomento e alTevere,
nello stesso senso che suol dirsi star Pia-
no sul Tevere; sia per l'esistenza d'acque
minerali sulfuree, che ivi pure oggi esi-
stono e che portano il nome di bagni di
VOI. LXXVI.
T 1 V 49
Grotta Marozza. A queste ragioni Nibby
aggiunge, che Erclain non fu di grande
estensione, città od oppido che fosse; e sic-
come Dionisio dimostra che i sabini nel
807 di Roma, dopo aver dato il guasto
alle limitrofe tene de'romani, si accam-
parono mEr etimi, c\\.\:a distante i4o sta-
di da Roma vicino al Tevere, tale distan-
za dice equivalerea miglia 1 7 e mezzo,ch'è
precisamente quella di Grotta Marozza,
confermandolo l' itinerario d'Antonino,
che pose Ereto a i 8 miglia da Roma a nu-
mero toudo,i)on mai notando le frazioni.
Conclude chegli accennali argoiuenti e di-
stanze escludono la situazione d' Eretuin
a Monte Piotondo^ la distanza del quale
da Roma appena giunge a 1 5 miglia e non
a 18. Quindi passa Nibby a indicare le vi-
cende piìi notabili d'Ereto; la dice città
antichissima fondata da'pelasgi,e così chia-
mata perchè particolarmente sagra a Giu-
none ; che Virgilio ne conferma 1' arri-
chita, come quella che fra le terre sabi-
ne prese 1' armi contro Enea; non però
quanto alla distanza reputa esatto il passo
di Livio, sull'atrocebattaglia data da Tul-
io Ostilio non lungi da Ereto o suo ter-
ritorio; che ne! 1 66 di Roma presso Ereto
ritiraronsi gli etrusci nella speranza d'es-
sere soccorsi da'sabini, durante la guerra
contro Tarquinio Prisco; che altra batta-
glia ivi dappresso die Tarquinio il Super-
bo a sabini, ed altra poco dopo la sua e-
spulsione da Uoma nel 253 ivi dierono
a'sabini stessi i consoli P. Tuberto e M.
Agrippà; e nel medesimo sitosi pugnò fra'
romani e i sabini nel 299 ili Roma; che
in Ereto accamparonsi i sabini contro i ro-
mani durante il reggimento decemvirale
nel 307. Questi successivi campi e batta-
glie in tali dintorni, dimostrano l'impor-
tai\za della posizione d'Ereto, e la loca-
lità propria al movimento degli eserci-
ti, fatto che dice INibby riconoscersi git-
tando l'occhio sulla mappa, e ricordan-
dosi che il Tevere radeva allora le falde
del colle di Monte Rotondo, ossia che si
stringeva più ver» Ereto. Ricorda pure
4
To 1 I \' T 1 \
la \ia latta dii Aiiiiil)alc pei nvvicin.'irsi a luogo, in una cniin citi ponlificato ili Ni
Roma, clie dopo lU-ate si coiidiissea li- culo IV deli289, i''poi'l^>to ^•'>l Onllelli
reto, donde portandosi verso Uonia deviò nel Priiìiiccro a p. S'io, se ne fa menzio-
n saccliegf^iare il loro iamo<io di l'Vronia ne col nome clic of^gi conserva: //(/// Ivi •
sotto il Soinlle; e ilic epici j^inn capita- rns ci si/\'t/s pnsìlas in Monte Jicliindc
no riguardò ]:)relo come una posizione mi- ìthi dicilìtr Tu^riditininn. D.\\ medesimo
li lare da porvi il campo. INè lasciò di ram- IN'ovaes si ricava, che Donifaiio IX a'^t ol-
ineiitare il narralo da Livio, che nel 543 lobre i 3c)2, portandosi da Uomn n Prru-
jiioverono pietre a Eieto; e che presso di i,'/V/, pas>ò per Monte Uotondo, Monlopo •
essoebhe la villa \aIesioo Valerio, che pel li e Tarano, avendolo il Novaes appri'so
Liitlitni in lloina i giuoihi secolari. Ter- dal ^\i\v\\\\^ ylitìiiiìlri ju^nlifìcii, {. 7, p.
mina con dire, che slundo alla carta l'eu- 52, che ho riscontralo, ed essere sicuro
liageiiana,d'iiopoèciedcrechea!ii)enuiì- 1 asserto pe' docuoienli che cita. Anzi ah-
iio al secolo VII dell'era nostra la città di biiimo nel secolosegnenle ancora un altro
Eretoreslasseinpieili,ofpjalclieoml)raaI- Papa che si recò a Monte llotondo : fc^W
meno d'esislcnzaedisla7.ioneconservas>e. è l'io II del i 458 , allcrmandolo Piazza,
Le fiere scorrerie pei ò, alle (piali pai le ilei accolto dnj^li Or.sini con lej^io apparato in
dintorni di Roma andò soggetta in f]U( ilo sontuoso alloggio, ondeil Papa lasciò scrii-
stesso secolo e nel seguente, la fecero ah- loiie'suoi Coininentarii: Moii.'! Rotundus
bandonare adatto, e principalmente con- non ignolnlc Opjj:diini^frimicnti^\'ìnif]i:r
Iribuì poi a non farla [)iù risorgere la mio» fi'rn.r,ft alando pccoricommodissimun:,
va direzione data alla via Salaria lungo diiodccininah i rlw Inpidc; ctintcr Cr<i-
ilTe\eiedal pontedi Mulpassofinoa Cor- sliiinc nos pailuni cxt. Nello slesso seco o
rese. Tanto Nibby scrisse nell' aiiitolo e prima di taleepoca, solto il d«)niiiiio de-
G/Y;/^7j1/t;rozr/7;in quello quindi di I/o//- gli Orsini, soggiacque INlonle Uolondo n
fc Rotondo continua a dire, esser d'uopo molle peripezie, poiché nel i432 fu preso
riconoscere <|uesta terra, come sorta ik i da Nicolò Foilebraccio con l'aiuto dc'Co-
tempi bassi, forse dalle rovine di qualche loiincM, sempre emuli degli Orsini. Nelle
villa rcmana, alla (juale appartcniicio i guerre del 148" tra gli Orsini ei Colon-
fi anlumi e l'isciiziuiii, già da lui ricordate; nesi, cjuesli avendo occupato Monte Ro-
cche la memoria più antica da lui trova- tondo, gli Orsini l'assalironoeincendiaro-
f.i appartiene al 1 07.4? T'a^'l" s. Grcgo- no a'6 dicembre. Il P.ipa Innocenzo Vili
1 IO V II ncllii bolla a favore del monastero essendosi interposto a parificarli, fece po-
di s. Paolo fuori le luui a, la nouìuii Ira codopo occupar la lei 1 a dalle milizie pon-
le possessioni di quel claiisti o insieme c<ju tificie. Nel 1 4*^'' rutta guerra dal duca di
Meutuna, chiamandolo Castruin Roiiin- Calabria contro Innocenzo Vili, occupò
durn^ e vi unisce una chiesa di s. Repara- la Campagna romana, en'i luglio prese
ta,eduiia selvadello slesso nome. L'isi ri- Monte Rolondo. Altre vicende non man-
gione elle sì CdiiNcrva nella sagrestia della carono d'agitare il paese nella signoria de-
collegiata, enumera le reliquie iv, colloca' gli Orsini. Questi nel pontificalo d / rhii'
le, ricorda il pontificalo d Eugenio 111 e i,n ì /// vcndeiono il fondo al suo li atei-
ranno I I 52. Nel seguente secolo venne in lo d. Carlo /iarhriìiii. la quale illustre fi-
j'oleiedegli Orsini, dicendo il Novaes nel- miglia ne fu benemerenti.ssima, e poi nel
la tSioiiti dr ronlcflrì, che i signori di secolo passato con titolo di ducato l'alic-
JMonte Rotondo SI formarono perOisoOi' nii in favore ile'marchesi (mìIIo di (ìeno-
Miii , oriunriu per incornila i;<mii:i azione v,i. Neliy'^iS pa-sò pei Munte Rotondo,
di Riiiiddo OiMiii, fì;iU Ilo di Mdilò lll,di M.iria Amalia figlia del re ili Polonia, che
che parlai a OnsiM k^miciu. |)i questo m recò a Napoli a sposare Carlo di Roibo-
T 1 V
ne I e delle due Sicilie, trattata onorifioa-
nienle nel Iransito dello slato pontificio
da Clemente XII. Non nello slesso secolo
i Grillo venderono il feudo a'diichi Mon-
ilragone di INopnli. come scrisse alcuno,
essendo loro tale titolo; bensì d. Aj^abito
Gl'ilio duca diMondragone neli8i4e non
nel 1825 Io, vendè a d. Luigi Doncompa-
gni Litdos'isi principe di Piombino, per
6 5,000 scodi, come già narrai a Ludovi-
Bi FAMIGLIA. Nel sunnominato Supplemen-
to al Diario di Roma del 184 5, si con-
tiene un articolo scritto da Monte Roton-
do, in cui si dice. Che il cardinal vescovo
Lambrnschini allorché vi si recò a con-
sagrare la basilica, fu alloggiato nel pa-
lazzo duca le per cortesia dell'odierno prin-
cipe di Piombino d. Antonio; aia che il
6 ottobre segnerà indi innanzi l'epoca piìi
gloriosa della patria, per l'inesprimibile
fe'sieggiamenfo che accompagnò la fauslis-
si(na venuta in Monte Rotondo di Gre-
gorio XVI. Appena il magistrato e gli a-
bilanti ne furono intesi, resero più age-
voli le strade, ed abbellironoin varie fog-
gie la fronte esterna delle private abita-
y-ioni, ornando di festivi sei li le vie, innal-
zando archi di trionfo sovrastati da latine
epigrafi (che in numero di 5 si leggono
nel .Supplemento) e maestrevolmenle di
pinti dal Venier, scenografo rinoniatissi
mo; contribuendovi l'archilello Carlo Ni-
cola Carnevali, con attivila e accorgimen-
to. Appena comparve la carrozza ponti-
fìcia, grandi e afFettuosi furono gli applau-
si della popolazione, frammischiati al suo-
no de'militari struuienlie delle campane,
e al frequente rimbombo di fragorose sal-
ve. Fermatosi il Papa al silo detto le Ca-
pannelle,dalla sua cai rozza passò in quella
del cardinal Lambruschitii, ch'erasi por-
talo colà ad ossetjuiarlo, anche in nome
di questa parie dell'amato suogregge. Ivi
ergevasi il i.°arco trionfale, con due iscri-
rioni celebranti e felicitanti l'avventuro-
sa venuta. Un eletto drappello di giovani
uniformemente vestiti , e preceduto da
due seriche bandiere aurifregiale,dtstaccò
T I V ?.
i cavalli dalla carrozza, e soltenlrando al
dolce e onorevole peso, lacondusseinnan-
7i la porta del municipio, ove il priore
Nicola Faniicci alla lesla del magistrato
rassegnò al Papa con umili e liliali paro-
le le chiavi dorale del municipio stesso.
Di qui in egual guisa il Pa[)a fu Iraspor-
tatoalla porla maggioredella basilica,den-
tro la quale ricevè la benedizione col ss.
Sagramenlo dal cardinal Altieri. Dicon-
tro alla facciata del tempio, sopra il 2. "ar-
co lrionfale,due epigrafiraauiieslavano la
gioia del popolo eretino. Passalo il Papa
sotto di esso, si condusse alla piazza prin-
cipale, nel cui mezzo signoreggiava un
grandioso obelisco, con iscrizione a suo o-
nore. Ascese il Papa la loggia, ivi appo-
sitamente ccslrulta, da qiie>ta benedisse
la giubilante e divola moltitudine, che
tutta ingombrando la piazza rigurgitava
nell'adiacenti vie,essendnvi accorse anche
le vicine popolazioni. Quindi percorse a
piedi la strada Felice, vagauienle ornata
di drappi pendenti da ogni finestra; e Ira
le incessanti acclamazioni del popolo,ea-
Irònel palazzo ducale,ove il cardinalLam-
bruschini l'accolse con ogni dimostrazio-
ne di venerazione. Poco dopo il Papa am-
mise al bacio del piede il clero secolare
e regolare,la magistratura e altri ragguar-
devoli individui. Mal soffrendo il pater-
no suo cuore, che fosse vietato a'delenu-
ti per lievi mancanze di prender parte
alla comune esultanza, ne ordinò la libe-
lazione. Accompagnalo poi da'due cardi-
nali cdal proprio nipote baPi fr. Gio. Aii-
tonioCappellari della Color«ba,gran prio-
re dell'ordine gerosolimitano nel regno
Lombardo-Veneto, onorò di sua presen-
za il- vicino convento de'pp. cappuccini.
Dopo il desinare, imbandito nobilmente
dal cardinal Lambruschiiii, furono innal-
zati IO globi areostatici, uno de' quali
di smisurata grandezza. Finalmente alle
ore 2 I, Gregorio XVI soddisfatto piena-
mente di tulli, parfi per Roma, avendo
prima aperto larga e geneiosa la mano a
sollievo de'poveri. Nella sera il paese fu
r,2 T I ^• T T V
lallei^inlo tln ^pneiiile illnn)inn7.ini)o p (la vescovi tìi Pnvine»!! Hi-e^cia, ed il genp-
Inorili d'nriidcio, (accn(Jo il popoli) risuo- inlcAliouveaii di Moiilrenlcoiiinndnnte U
ii;ii«' d'os^ni parie hcnrdetlo e Rioiiosn il pii.-iniii^ione francese in Unr»i.i , in ni» .d
pnnlilicio ii'ime. A meinuiin di si fausto sim aiutante di campo, Inlti heiii^nanten-
f;ioi no, fu scolpila in marino la sei^iienle te invitati prima di partire d:ill:j capil.de.
iscrizione, e collocala nella |)i.»77a ove il ^ erso le 3 «'i/j il i'apa Lisciò la citi.» Iie-
sanlo l'adi e nella mattina a vea dato la sua ta d'essere stata onorata dall'augusta sua
apostolica lienc<li7.ione. /V/V/. non. orto/ir. presen7a, e pi ima del Iramoiito (giunse in
//unii i^.\!Ì. Pnjìnlo lù'ctfnn, Auspicati^- Roma. Sulla porta del refettorio i cnppuc-
sinius iliii.tit (ficK, Quo Grcf^nrìiix \f I cini posero in dello giorno un' isciirionc
/'. /!/., l'rinccfi'! optiinns /iunì(inì':M'/nn.'!, per esternare la loro gioia, la quale liii>e
Prinms jìosl l rhannni J I[f , Mniiici- verrà scolpita in marmo. Trovo poi nel
l>iuni i>racscntiii sua ìioìic slavi t , Majc- Cior/niìc di [{orna de'20 m aggio iSI.J,
state conipli'\'it, Priniorcs pedum osculo che la magistratura di Monte Rotondo,
rt ndlnquio,Dcnif;nissìiU(' solatuscst, Et Ira il suono delle campane e l'armonia del
t ìrrumfusani ninllitudincnì , Salutari concerto civico, inalidirò il collocameli lo
prrcatlonc de sui^i^cstu lustra\'it, Orda delli seguente iscrizione marmorea nella
. / pnpulus ^ Tanti hcncficii invmnriani, fronte della residenza municipale, in me-
Pitstcrilali tradendani curarunt. ì . K. moria della fausta venula del Papa Pio W.
Uoisio fjanìbruscìiini. Kpi scopo Salii- a'G ottobre del prece<lenle anno. Pio /A
aor. vigilantissimo li. 71/. Non contento P- 'A, Quod au>!picatissimo die, Prid.
Oregorio XVI dell'onore compartito al- non. oct. /7//.i853. l'irctinos prae^cntia
la collegiata, nel seguente novembre di- cxhilaravit. Solcmni jnucationc Iw^tra-
cliiarò città Monte Hofondo, con tutte le *''/, Ordo et pnpidus nìoniinienluni pos.
inerenti prerogative; ma dell'una e del- IA»/vro//<'.Coinunedella diocesi di Sa-
!ra concessione llnora non esistono me- bina, con vasto e fertile territorio in col-
morie monumentali in Monte Rotondo, le, pi'oduoenle grano, olive die danno o-
i'ipoita il n. 27T del (•iornatc di lioma lioscpiisito, legumi, canape, frutta d'ogni
del I 853, che il l*apa Pio IX la manina .specie. uvee pascoli, con l.ibbricali circon-
tlc'G ottobre si recò a Monte llotondo, e datidi mura. E ben situalo sopi-n una peli-
vi giunse in menodi ducere, ricevuto Ira dicedi calcaria a pie delle pitnlc della ca-
la festante moltitudine da mg.' Lorenzo lena di monte Gennaro, a (ì miglia dat^oi'-
Ran<li delegatoapostolico di Rieti, dal go- rese e 9,2 circa da Roina; e la strada di-
vernatore e dalla magistratura , che gli retta per andarvi è la Nomentana lino a
piesentò le chiavi della città. Indi si por- Grotta IMarozza, ivi si volgeadestra e per
tò nella basilica ricevuto da mg.' Gandolfì Castel Clhiotlato, Crelonee .Staz7an(», per
vescovo d' Antipalro e suflraganeo della la via delle Moiette, cos'i della per Tanti-
diocesi di Sabina, e dal clero. Passato poi che mole di grano, si giunge alla lena di
nella piazza Lambruschini, e salilo sopra mediocre salubrità, le acpie non esseii-
iiii palco espressamente erello, comparii do pei felle. Esse abbondanti hanno la sor-
nl popolo accorso anche dalle lene vici- genie dal monle Gennaro, cIk; ha di pro-
ne l'apostolica benedÌ7Ìone. ICnlralo indi spetto lungi G miglia, iv: f^iungemloa inez •
nel pa!a770 ducale, il Papa ammise al ba- zodi maestoso cond<ilto di materiale, che
ciò ilei piede il clero secolare e regolare. accoiii[)agiia la discesa del monte mede-
la magistratura e altre persone. India pie- simo, ed essendo «coperto forma uno ve-
di andò il Pa|)a al convento de'(ip. cap- dota pilloresca, benché se fosse coperto
pnccini,e là si conipiacfpie d'ammettere e meglio ciislodilo le acque sarebbero più
alla sua mensa 1 due nominati prelati, i puig ile. Ha uoacava d'ulabasUo scoper-
T I V
ta nel declinar del secolo XVII, capace
di bel pulimento, e nel quale variano gra-
ziosamente le tinte, e le gradazioni del ros-
so e dell'oscillo, che sovente è cristallino
ed agalalo. Fu già tenuto tanto in pregio
talealabastro,cliesi coninierciava con tut-
ta l'Italia, formando un tempo la ricchez-
za del luogo. La chiesa arci|)retale molto
antica è dedicala all'Assunzione della B.
Vergine, ha la compagnia del ss. Sagra-
mento, e quell'iscrizioni sepolcrali che si
leggono in Sperandio: l'altare maggiore è
rimarchevole per la sua struttura e pei
diveisi marmi che l'abbelliscono. A tem-
po del Piazza, poco distante era vi la chie-
sa di s. Maria de! Passo. Sul punto più e-
ininente del paese èil monastero delle mo-
uacheclarisse,fondato sotto il vescovo car-
dinal Valenti, colle regole del 3.° ordine
di S.Francesco, dalla serva di Dio suor Ma -
ria Colomba di Gesìi moriconese, che in
buon odore mori nel 1781 e sepolta nel-
l'oratorio colla lapide riportala da Spe-
randio.Fuori di Moriconedopo breve pas-
seggio vi è un ritiro di passionisticon no-
bile chiesa di buon'architettura del ss. Sal-
vatore, l'antica parrocchia, consagrata ai
2q maggio i63q da LJiandiniarte Tom-
niasi sulFraganeodi Sabina. 11 convento fu
fabbricato sotto Paolo V nel 1610, ed ivi
in persona s. Giuseppe Calasanzio vi sta-
bili una casa pe'suoi scolopii e vi fece al-
quanto dì dimora, onde si conserva la ca-
mera da lui abitata; oltre il collegio per l'i-
struzione de'paesaniecouvittori, i religio-
si a veano la cura del le anime nell'a minili i-
slrazionede'sagramenli, tanto per gli abi-
tanti della terra che de'luo2;hi vicini, Inse-
gnilo, non potendo vivere gli scolopii in
qiiesla casa, nel £732 emisero formale ri-
nunzia alla s. congregazione de'vescovi e
legolaiijeda essa posta a disposizione del
vescovo cardinal Albani, questi mediante
islromento la concesse al p. Francesco Za-
vorroni generale de'paolotli, che subito
vi mandò alcuni suoi frali. Per le vicen-
de d(^'leui[)i aneli essi abbandonarono la
Lliiesae il cuiivciilo,iinclièil caidinulGam-
TI V 53
berini vescovo di Sabina , restaurata la
chiesa e il convento, or sono pochi anni,
l'adidò a'religiosi passionisli che vi stalii-
jirono un riliroe (loriscono con vantaggio
del le popolazioni.Confessa Piazza, che non
gli fu dato conoscere l'origine di questo
castello, e se successe all'antica Antemna
condnante co'crustumeni. Dalla struttu-
ra del castello e dalla qualità del sito for-
te e atto a difendersi nelle guerre civili
che per lungo tempo afflissero la Sabina,
probabilmente lo dice servito a tale uso,
anche per gli avanzi di fabbriche massic-
cie che restano. Quanto al vocabolo, al-
cuni credono che fosse il nome d'un fa-
moso capitano ivi nato, o di esso signore;
al quale ultimo opinamento quasi aderi-
sce JMarocco, il quale inoltrecredechesur-
se dalle rovine di Orvinio, per opera dei
monaci benedettini di Farfa, io che segu"ì
l'opinione di Chaupy e di Caliudri, ben
che altri lo collochino a Caneraorto,come
rileva Sperandio. Narra il Nibby, che la
terra sembra antica per la sua posizione,
ma non potè trovarne vestigio; bensì ì4u
miglio piìi verso oriente sopra un' altra
pendice rimangono avanzi di mura d'una
antica città, nel sito detto / Pcdicalì, le
quali più comunemente si attribuiscono
ad Orvim'iiiji, città degli aborigeni , o a
Cameria città de'prischi Ialini. Ma rico-
noscendole egli per quelle di Rcgillnni cit •
tà sabina, non mai all' illustre e grande
città d'0/vi/iiiuì2^ per essere appartenu
ta al territorio reatino e distante da es-
sa più di 2 I miglia, mentre Moricone o
i PccUcati sono lungi da Rieti quasi 2(5
miglia; crede quindi per le ragioni che ad-
duce, essere ormai bene stabilito, che le 4
cillà dej'li aborigeni f esboia, Sima, Me-
fila ed Orviiiiuiìi erano nella valle del
fiume oggi detto Salto, nel distretto chia-
mato il Cicolano entro i confini del regno
di Napoli; e perciò ritrovarsi le rovine di
0/r//i/«//i in Ci vitella diNesce, nel suodi-
slretto e sulla sponda sinistra del Salto,
per tesliiiioniau/a del Martelli nalivo di
quel LI Ughi clic illustròto'buui scrini e pai
54 r i \ T i V
ticolarmeiile ctmqui-IKi inlilulalo: f.c nn- ne il cognome di Ueglllensis, clie n^suusc
tìrliitù tic Sicitli. Non piiffisi perciò ri- il ramo principiale di (piest.i famiglia,!.
C'iiioscii'c Orvin U'/i pi» sso Moricoiie, e cm.l.ilo iieMioi fa^ti, ed iiisensioilinciiU'
iieppiir Ciimeriu 8 nii;;liu dn i-sxi (li>lmi- ahli.iiidoiiatu, dopo clic ne assunse allri,
le veisd orienle fra Tibur e Varia. Non lianllre crrco<>tniize iiilruilolti. IMa lo&tes-
COSI può dirsi di /'< ff/Z/f/m , cillà sabina so Ndtby, nell'articolo Mitrccllin(i,a\'t:à
ricordala da Dionisio «• Svelonit), sci ilio- già dello, parlando dell'arduo e tortuoso
l'i die eoncorilcineiite li didtiaraiin tale, senliero di Siaipcllaln, a sinistra d.> l'a-
edallii cpialt Alla Claiiso, da'ioniaiii del- loiiibara e Imi^i 3 miglia, esistere le ve-
to Appio CI. ludio.slipile della genli-' Clan- sligia d'una ciltìi aulica di forma trian-
dia,titisniigrò in Roma poco dopo l'espnU golare colla base rivolta verso la via e il
iione de'ie, cioè nel 232 di Roina,insie- verlice sni'a sommità. Un gran pezzo ili
ine ad una gran turba di parenti, amici nuiro, costruito di massi in egulari di gran
e clieiili, calcoliiti eiica 3oo alli alle ai- dimensione, tuttora si \ede.Setubrare clic
u»i, liiifctizotililissiiiioa Roma iiKpie'pri- sul vertice fosse la cilladella con un lem-
mordi della libertà; onde i romani perdi- più. E siccome la circonferenza ed csleii-
iiiosirare la loro gratitudine a quel con- sione delle mura è di circa un miglio, pa-
dollieie, conces>eioa'Claudii tulleleler- re die la città fosse di (|aalcbe rimarcn,
re fra Fidene eFicu!ea,e di loro forma* e fnse fu una delle cillà sabine, situala
lonu una ti ibìi ruslicu, die perciò Ti-llms come Eieto, (piale avamposto versi» ila-
Clniului fu delta. Or quella città di Re- tini, die occupavano i molili corniciilani.
^illuni, c\\{i non de vesi confondere con /»<■- Soggiunge quindi ^libby. "Senza osare di
f^illus Liicus in agro Tusciilario(u]ehve sostenerla, io credo, die non sia inipro-
iiella storia romana, eilicui [>arlai a Fra- babile l'opinione, cbe ivi f.•s^e Rc^illiiin
bCATi, e nel voi. LIX,p.ir)4> |Jcr la vii- pallia de'Claudii,cbesecundo Livio eDio-
loria riportala nel!' anno di Roma 2^7 nisiotrasmigiaronoaRoma poco ilopo le-
da'ioiiiuni cond«)lti dal dittatore Postu- spulMone de'ie, e cbe tanta innueuza eb-
mio, sopra i Ialini guidali da'Tarcpiinii bero durante la repubblica e nel i.'perio-
e da Mumìlio tnsculano; notando Nibby do dell'impero". Qui Nibby non nominò
che il luogo in discorso, in agro Tii<>cu- IMorinoiie. Forse già avea stam|)ato l'arti-
l/tno, non è il ln'go Hcy^illn. nome da- colo l/^//r<7////(^/, (piando pubblicò (piello
lo al piccolo ristagno d' acqua, di' è ra- di Morimin , e per ulteriori nozioni ac-
sente la strada dilla Cnlo/itui, e lo prò- (juistale si dichiarò in favore del suo silo,
va con buone ragioni), era fra le sabine senza però ricordare il narrato a Marccl-
uiia delle più vicine a Roma; e siccome lina, di cui ragionai più sopra. Morico-
Ire sole da (picsta parte se ne licordanu ne per lai. "volta sul finir del secolo XI si
dagli anlichi scrittori, cioè RcgiNitni, /•>- leggecol nome di M,>ns .Mon'co.i^cìC/irr)-
ninni e ('///tv; e di (piesle il vilo delei'- nicon Farfcnsc, presso il .Muratori, lì( •
minalo da Nibby essere di Freto a Gioì- /•////* /////. scripl. t. 2, par. 2, p. 622. Il
la Maiozza,e di Curi presso Arci, ne se- castello però sembra a Nibby essersi for-
gue secondo il medesimo, die non esi- matonel secolo XIII,dopocliè i vSavelli si-
slendo altre rovine e anlichi ruderi d'u- gnori dil'aloinbaraocciipuonolutla «pie-
na città ciilru i C(Mi(iiii sabini da (piesla sta parte del distretto di Roma, e se iiu
parte, se non (pielle piesso !\bjricoiie ai fa meii/.ìone in un atto del 1 272, esi>leii -
Prilli iilì^ «l'uopo è ravvisare io essi gli a- le neirarchivio dell'ospedale di s. Spiri-
van/i dell'antico /ìc^'/7//////. Ui<|ue»la cil- io in SaS'.ia, e ricordato daKiallclli nei
tà dopoil fallod'Appio Claudio non si fi Priniiccrn a p. 332, suli'acquiklo del ci-
ulleiiorc Uicn/.ioiie, e da essa ebbe origi- stello di Monte de lircUis, conrmaiile coi
TI V
(ei ritorii di Stazzano,Moricone e Nerola.
I Savelli vi edificarono il palazzo barona-
le, che come quello di Piilouibara slesso
ne conserva ancora gli sleiiKiìi, [)rova del
loro dominio, riconosciuio anche da Spe-
randio: nel secolo XVH p.issòda'Savel-
ii , come le terre vicine di Falonibara e
Stazzano, e con lilolo di marchesato se
concio Piazza, a'principi Borghese,i quali
ancora lo ritengono.
Nerola. Comune della diocesi di Pog-
gio Mirteto, con teriitorio in colle e in
monte, che in preferenza degli altri rac-
;;olti produce grano, ghianda, olive, uve,
(leno, frutta, legna da fuoco e pasco-
li, con fabbricati chiusi da mura. E so-
pra un colle mollo elevato e boscoso, io
clima felice e in deliziosa situazione, go-
dendosi l'ameno prospetto di tutta la Sa-
bina, e vi scorre il Farfa dalla parte de-
stra, come rileva Marocco. A destra del-
la strada di Rieti è distante circa 3o mi-
glia da Roma, e 3 da Montorio Romano.
Dice il Piazza, che 1' antica torre e rocca
fu con fortissimi muri fabbricata super-
bamente,e riuscì uno de* più solidi pro-
pugnacoli della Sabina, precipuamenle al-
lorquando bollivano le civili discordie tra
gli abitanti de'castelli o i loro baroni; ov-
vero quando i romani sagacissimi, per fi-
nissima politica distrussero nelle pianu-
re le Qiolle città vicine a Roma, facili a
poter nudrire le fazioni, ed a Iravagliir
quella metropoli che aspirava al dominio
del mondo, lasciando i soli castelli nelle
cime de'monti e delle colline, perchè era
loro facile difendersi da se stessi, senza im-
pegnare a loro fivore, come prima fice-
vano, la potenza rom uia occupata ad ac-
quistar imperi, regni e principati, il Piaz-
za descrive le seguenti chiese. S. Giorgio
martire, con 7 altari e ricca di reliquie,
probabilmente fabbricata prima assai del
j.|.83, in cui fu edificala la cap[)ella del-
la ss. Trinità, secondo Speraudio che ri-
porta diverse iscrizioni, niassime sepolcra-
li e di pie lascile, indi consagrata nel iGi 61,
celebrandosene la dedicazione a'23 apri-
T I V 5.1
le; S.Antonio abbate del comune, con ci-
milerio antico, onde credesi che fosse la
primitiva parrocchia; s. Sebastiano chie-
sa rurale della compagnia della Miseri-
cordia, colla cappella di s. Antonio di Pa-
dova di molta popolare divozione. Il car-
dinal FiancescoBarberini per sollievo de-
gli abitanti a pubblico vantaggio procu-
rò d'introdinvi l'arte della lana, e vi e-
resse per esercitarla un conservatorio per
le zitelle !)isogiiose e pericolanti, non ciie
restaurò l'ospizio 0 piccolo spedale pe'po-
veri pellegrini, poco lungi dalla porta de!
castello, ora abbandonalo e solo ritiene
il nome. Riferisce inoltre Piazza la tradi-
zione, che nel sito di questo forte castello,
che Leandro Alberti qualifica nobile, fu
già l'antica Sima mentovata da Plinio, e
situata sui confini della Sabina, al dire di
Strabone, e nel distretto di Roma la ri-
conosce il Mattei, Però 1' etimologia del
nome e le tradiziojìi de' popoli danno a
credere, come vuole ancora Degli EfTetti,
che questo paese fosse o la villa deliziosa
della famiglia de'Claudii, donde uscì i!
crudelissimo. Nerone, ovvero il luogo in
cui egli si rifugiò. Calindri ritiene che
la villa, donde originò il castello, la fab-
biicasse Nerone e vi si recava a diporto.
Aggiunge Piazza,che servì poi a (juell'im-
peratore di ricovero quando vagabondo
e fuggiasco voleva porre in sicuro la sua
nniiacciafa esistenza, pel pubblico risen-
timento dell'oltraggiata Roma; trovando-
vi cortese ospizio e altrettanto d'umani-
tà alla sua salvezza, (pianto di stragi, san-
gue e crudeltà avea riempito l'impero e
Roma; laonde a lui si attribuisce il nome
di lYrrola, e lo conferma il verso penta
metro posto nel frontespizio della como-
da e pubblica fontana: .1 Nerone taiim
Nernlanornen habef.lnvece di^«(im,nel!o
Sperandiosi legge siiiun. Vi fu poi aggiun-
ta (£uesta iscrizione. Coiiiinuiiitas Neru-
lac li/i/ic \'i\'ani (^niiiìnis restaiira\>il(i-
qua!ni63ì. In un antico sigillo d'argen-
to vi è scolpita la lesta di Nerone con l'e-
pigrafe: Ncrulac Co)ii!imtiit:is. Nibby si
iC) r I V
'imita n dire, che N«Mola, \rnilii. d'nnli-
co origidc, (>oicliè il suo nome deriva dal-
la voce siihiiia .Vero, che secondo Svelo»
nio nella vila di Tiberio e. i, si^nifion /<)/•-
tis <7r .s7/v7H/»^; onde come Vi //(//r, dea
dej^l'ilali [)iimilivi,cori i'ipoiulcvaalla / ir-
tus de'romani, cioè alla forza coraggiosi,
cos'i iW-niln equivaleva a pìccola fortez-
za. Meno il nome, aggiunge Niliby, ninna
altra memoria antica ci rimane ili que-
sta leira. Xe'iempi bassi si ricorda nella
cronaca di riula Ijn d,il io5i, presso il
I\l oratori. Nel secolo XI V come alti e ter-
re delle vicinanze fu occupata ilagli Or-
sini col titolo di contea, e die il nome di
conti di Nerola od un loro ramo: il car-
dinal Flavio Orsini vi trovi) grato sog-
giorno per la sua villeggiatura. (»li Orsi-
ni dopo la 2.' metà del secolo XVll ven-
derono Xerola a' Barberini, che ne so-
no i signori attuali, cioè i Dai berini Co-
lonna di Sciarra, in conseguenza della di-
visione de' beni de' Carberiiii per mor-
te di d. Cornelia iillima di cpjclla stirpe.
Conviene credere che fosse quindi eleva-
ta digrado di ducea, poiché leggo in No-
\ at%^ Storia iV Alessandro ì //,che(jue-
fio Papa verso il iG()() pioilM a' baroni
feudatari della santa .Sede, di fu uso del
titijlo d' Alu-zza^ che pretendeva il ibl-
ea di Nerola, succeduto per la morte del
fratello Orsini nel ducato di Bracciano.
Narrai a Sovranità" de' roma.m Ponte-
fici E DEitA s. Sede, che nel poniilicato
«li Fio \ Il terminiirniif) le giui isdi/ioni
b II Oliali, ed inijnello del regnante Pio I .NL
definilivamente cessarono ipochifeiidi su-
perstiti.
Tivoli, Tiìmr. T'/V'Or/. nobile e vetu-
sta, giare in riva e a (ianco del celebre (ìu-
ine Aniene, in amena, deliziosa e pitto-
lira posizione, sopra un ripiano della pen-
dice settentrionale del piccolo monte Ili-
poli, vestilo di spessi o sempre verdi oli*
vi; ripiano che in origine andava ad ap-
poggiarsi ni la laida opposi a del mon li- Ca-
ldlo,e serviva come di barr.i il corso del-
l' Anietic, che da c^su precipita vasi con
1 I V
furia nella convalle che separa il Ri|)iili
prima d.d Gallilo e quindi d.illa velia del
l'eschiavatore. Siede la cittii come nel
me/.zr) d'un anfiteatro die dietro le for-
mano i piccoli monti Gallilo o s. Antonio,
sollostanti a' subapemiini, il Peschia va-
lore, il kipoli, ed i monti Alili. ini e l*re-
nestini. Un'icumensa pianura si vede sot-
toposta sino al mar Tirreno, signoreggia-
la nel mezzo da Roma e dalla visibile cu-
pola di s. Pietro. Si limila al nord co'mon-
li Gorniculani, in mez/.o de'quali isolala-
mente s'innalza il Soratte, ed al sud co'
molili Tusculani e Albani. IL distante 1 3
miglia all'esl-nord-esl da Roma, i 5 da Pa-
lolrina e (piasi ctS da Subiaco, elevandosi
83o piedi o metri 2G0 sojiia il livello del
mire. Il dotto archeologo Ndiby, nell' /-
iialisi (It'dinlonii di /{orna, ilicliiara al-
l' articolo Tihur, molte memorie ci ri-
mangono di questa città negli scrittori an-
tichi, molle nelle carie del medioevo, e
conserva inoltre monumenti insigj|i,co-
mechè con Palcstrina e Tiisrult) fi una
delle pili insigni città subui bicarie.Ouiu-
di molli scrillori cora[)arvero principal-
mente ne'lempi moderni per illusi rarla,
ì moiiiimenli suoi vennero da artisti e-
gi egi disegnali e prodotti piìi volte, e le
vedili;: uiagnifichc ripetute in quadri e
in islainpe dagli artisti |)iii insigni. Nella
vastità della materia che olTrc questo ar-
ticolo, egli dice di aver dovuto porre mol-
to studio a restringerla e ordinarla in mo-
do che nulla oaimettendo degno d'esse-
re riferito, nulla si dicesse di superlluo:
premesse le notizie storiidie,cspoiie lo sla-
to de'monumenlì,accompagnandolo del-
le osservazioni che dopo molli anni di ri-
cerche potè giudicare d'essere date alla
luce, ed io le terrò (iresenti. A ingiunge an-
cora il eh. scrillore,ehe olii e l'ivoli anche
il suo tei ri torio conserva molli moiiumen
li e molte memorie antiche, che aprirono
un campo vasto agli eruditi, agli artisti
ed agli speculatoi id.i 3 secoli a rpiesta par-
te di d.ire alla luce molte opere, che no
diiuoì>tranu 1 iiupui lau^a e le bcllciic pil»
TI V
foriclie. Nel 1848 co'lipi di Roran il no-
bile e eh. liburliiio cav. Francesco Cul-
guiini ci (Jieile; Notizie storiro-aiitiniui'
fic, stali ffii he ed (igmiKìiniclw intorno
(tll'iinticliissiniacitlà di Tii-oii csiio ter-
ritorio, conipilfitc e raccolte, con carta
topografica. E" uno di quegl'inleressan-
ti e piegievoli libri non siisccUibili alFat-
lo di compendio, o chi voglia farne un
compendio non fa che diminuirne l' im-
portanza, imperocché il eh. e pali io au-
tore divise l'encomiata opera in due par-
ti, che per trattarle ne' vari soggetti ia-
ti to lo, .To^/'r/t? storiche antiquarie la par-
te 1. 'esposta in 8 capitoli riguardanti la
topografia, la storia, la [)olilica, i magi-
strati, gli uomini illustri, la descrizione
dell'Aniene, quella de'monumenli anti-
chi e moderni della città e suo territorio;
e nella 2." parte espose le Notizie stati-
stiche ed agronomicJie, divise in 16 ca-
pitoli, concernenti lo slato delia popola-
zione, le rendile, le imposte, gii stabili-
menti del culto, di benellcenza, l' istru-
zione pubblica, l'industria e commercio,
lo stato geologico e mineralogico del ter-
ritorio, la superficie e feracità del mede-
simo, le pratiche della coltivazione delle
differenti produzioni, il bestiame, la quan-
tità de' prodotti e del consumo, iu fine
anche le module de'contralti più comu-
ni : corredando la bell'opera d'una pian-
ta topografica del territorio e della città
per tnaggior intelligenza. E tuttociò con
saggie e opportune osservazioni circa il
uiiglioramento possibile nello slato attua-
le dell'esposte materie; onde il eilladino
istruito da (|ue5to utile libro possa occu-
parsi del progressivo vantaggio particola-
re e della patria; il tutto scritto nella for-
ma della più facile intelligenza popola-
re, nel più conciso modo possibile e li-
strelto per diminuirne il volume. Ala in
esso vi è la vera sostanza, giacché vi si tro-
va riunito tuttociò che fu copiosamente
scritto e sostenuto da tanti valenti e ri-
putali autori, anche rapporto allecele-
hn Jiitichitù liburtinc, senza siiijjoluriz-
TI V
^7
zarsi con istrane illustrazioni sui monu-
menti, seguendo (pie' lauto benemeriti
dotti che .seiisatamenle le descrissero e le
più abbracciate 0[)inioni. 11 tutto corre-
dò di preziose note, erudite e bibliogra-
fiche, oiule chi Io biami possa rintrac-
ciarlo più estesamente ne' vari autori che
dettagliatamente ne trattarono. Inoltre
vi si ammirano descritte cose importanti
ammesse »la altri scrittori dellampio ar-
gomento, ed ogni cosa senza ampollosità
e modestamente a segno, che la sua ope-
ra non volle esporre alla pubblica ven-
dita. Il cav. Dulgarini pel suo amor pa-
trio, zelando il decoro e l'istruzione de'
concittadini, sagacemente con opportuni
riflessi fece conoscere nelle varie sue di-
gressioni, quanto occorre pel migliora-
mento delle cose da lui riferite in ogni ra-
mo, e principalmente rignaiilantila mo-
rale, l'industria, l'agricoltura e altre utili
cognizioni economiche per un savio e vero
progresso civile. Poiché osserva, che Ti-
voli, sia pel numeroso e colto clero seco-
lare e regolare, sia per le sue opere pie,
e di beneficenza e d'istruzione, e sia an-
cora pe'numerosi opificii d'industria, ha
in proporzione della popolazione un'ab-
bondanle sorgente d'istruzione religiosa
e di pietà, e per le varie sue istituzioni
una giusta ripartila istruzione pubblica.
Se in ogni città d'Italia, nelleconilizioni di
Tivoli, fossevi un cittadino, che espones-
se col metodo giudiziosamente pratica-
to dal cav. Bulgarini, a' compilatori di
quanto riguartla !e città italiane, non
solo si diminuirebbe la fatica, ma po-
trebbero dare opere esattissime di lotta
la penisola, e particolare d'ogni sfato, cit-
tà e luogo. E inj possibile che qualunque
accurato e laborioso compilatore possa
riuscire esatto nel descrivere i luoghi sen-
za poter essere in essi presente, per esa-
minare se il contenuto nell'opere e an-
che dotte, corrispotula a'f itti e all'esisten-
za de' monumenti, se avvennero viiiii-.
zioni, se più recenti investigazioni spar-
sero luce sulla storia e sull'ai chcolujjui;
58 T 1 \ TI V
iiionlre con sifTalle innf^islrali guaio il lifìi ineschine, che non oieiilano sprec.i-
njMi|)il<il(iie [iulrel'be i.I sicuro piucetlc- re piìi parole, avenduiie delte iibb isl.ui-
ic nel suo liivoro. liti è |)l*icìò chrt non za altrove, all'oppo» lui, ili. l'eggio poi so
Irovo lodi ha-levuli. eJ anche lingiuzia- i rilievi si fanno miI riferito per incideii-
luenli da larsi al cav.Uulgariiii.ed a lui- za, come sarebbe se ne;>li arlicoli si rifc-
ti quegli uniurevuli delia patria, che a suo riNCono nozioni sui luoghi che ne dipeu
tlccoro ne procurarono il vero lustro, oc- dono, e de' quali il compilatore non es-
cup.iiidosi di hi utili, idunci einleressan- sendo obbligato di parlarne vi riunì de'
li aiguuiinti. Altri vantaggi che ne de- cenni per ornaiucnlu dell'articolo mede-
riveii'bUero sono bene svilu[)pati nella siino. Tornando al eli. tiburlino, guiNla -
bella prelazione, non senza rilevare ledil- niente avverte, che essendo il suo libro
^icolliiM'pir.ile sulla stC'isa faccia del luo- in corso di stampa, ed essendo in Roma
go per studiare, rintracciare e raccoglie- sorlila l'orilinan/.a del consiglio de' mi-
re gli elementi neceisari, ed incoiilrula nislri de'i8 sc-Uembre 1848 sulla creu-
piii e qu.ili he dilllcullà nelle varie neces- zioiie d'un olllcio ih statistica, il (juaie ad
sarie nceichc. Se dunque uu benemeri- ogni cillà e paese dovesse richiedere le
tu patrio inagislralo confessa tante dif- nozioni parziali ili ciascuno; si compia-
fjcoltà nelle >ue ricerche, come mai si pò- ceva che la sua opera corrispondeva al-
tra pretendere da'coinpilalori d'articoli l'ingiun/jone e ricerche della medeiima
(li svariati aigomenti e non di storie, di ordinanz.i, laonde si lusingava che senza
entiai e nelle pai ticolari viste di parlilo, averla appositameule scritta, poteva riu-
gevera iespuii>abililà d'ogni dello; pre- scir la prima produzione dello sialo pon
cisiune minuziosa, dettagli e senza ripe tificio riferibile a quei provvedimeulo, o
tere cose cunlraslate da allri ? Vi vuole percii) forse riuscire [)ure di traccia, colle
discrezione e moderazione, buon senso e ri$[)eltive mudilìcazioni secondo i luoghi,
criteiiii, onde non esigere storie d.» arti- per corrispondere a si inleressanle e lo-
culi, e che questi sieno interamente per- tievole ordinatucnlo del governo. Di tale
felli,il cheèimpossi!)ile,niunacosa aque- pregievolissiuia e critica opera, ad onta
slo mondo |)otendo esser tale. Dopo che che possegga un buon numero di quelle
un compilatore avrà con molli libri in- cheilliistraronoTivoli,ad onorediipieslo
«lefessanieiite e coscieiiziosameiileelabo- iointeiulosopralluttegiovariui.nnclie [)er
luto e non inventalo un articolo, sorge rendere meno [)roIisso unarlicoloche pei
un condiUo di cui io-»e osservazioni ed e mio .singolare complesso non può essere
bigenze di scioli e aristarchi, ediscimu- breve, pel riniarcito dall'illustre ìNibby, e
Itili saccenluz7.i, e senza dirvi una parola peidoverfarericurdo di tante ville del suo
di confurto del complesso, senza conside- siil>urbano e territorio, che furono spien
rare le cose rellilìcale e gli errori climi- dide rtuali magnilicenze, le (piali simu
unti, con flanelle/./. a si liinitano n rimar- stale a senlimenlo degli slorici univer-
caie gia\einenle, per esem[iio; che nel- sali uni delle meraviglie del mondo an-
r edilizio tale, delle 5 poi te, una ne fu lieo e della romana grandezza, l'er tul-
cliiusa! che la fontana ikmi getta più ao- toció portando lusinga, che possibihuen-
qiia da .3 cannelle, ma da una sola! che te e nelle proporzioni d'un articolo di /.^z-
non è meiilo\ato il p.dazzino in coslru- r/oz/v/r/o. quasi cnci<lopedico, la .vr/^n-/-Aa
y.ioiie di Tizio! che l'allaic della cappel- Jllnii\ Come la qiialilicò Virgilio nel-
la dis. M. ebbe ri■^tauri non ncord.iti! che \' /ùn'idc lib. 7 (inoltre si narra, che avcn-
non è vero il territorio prudullivu di ca- do i libuitini nnficciato a'romani i .ser-
klagiic! ec. ec. Quindi lanciano l'ine-sdin- vigi loro resi, n'ebbero in risposti : .V
bile scnlcnza: è pieno di ei rui 1 1 l'utn- fici-bi cstf>), ^k\ suo coinmei ciò, forze, o-
T 1 V T I V 3^9
pulfnxa e allre giaiuli prerogative, com- (ìuase 1' odierna coiiliaila della Cilladel-
patniiil mio buon vuleie, nel riflesso che la, cU'eia l'antica Aciopoli, divisa dalla
ul molto che vi sarebbe a dire per le sue città da un canale dell' Anienc, e solo si
celebri e numerose memorie, deboli so- unisce ad essa |)el [)oiite moderno tli s.
noie mie fijrze, ristretto è lo spazio che IMarlino, ma edificato sopra il sito d'un
mi è concesso per sfiorare il più impor- ponteantico. Pieslava fuori la parte di vil-
lanie, bene supplendovi l'oliera in discor- la d'Este, porzione delle contrade Santa-
so e tante altre classiche the andrò rani- croce, Colsereno e via INIaggiore, ed il re-
uieiitando. Posta Tivoli su d'un colle, cinto delle mura si restringeva da Posle-
liella sua parte superiore è il caseggiato ra alla chiesa della Missione, piazza San-
moderno; e nell'inferiore, che si ra|)pre- tacroce e Trevio, dove volgevano versci
senta come un dolce declivio, l'antico; l'odierna via Maggiore sinoall'Aniene.Si
ond' è che da Orazio vien chiamalo Ti- ravvisa in cpialche parte la costruzione
blu- st/piniiriì. Occupa la città Io spazio delle forti mura cui era racchiusa la eli-
di i65,202 metri cpiudrali, pari a rub- là, di quadri tli travertino e luf), parli-
bia 8, tre quarte e tre coppe, (le'([uali cir- colarmenle risarcite all'e[)oche di Siila e
ca la metà sono orli e giardini, onde pe di Giustiniano I, epoche nelle quidi Ti-
buyi circa 7000 abitanti resta superfluo bur ebbe a soffrire guasti: le mura poiché
il caseggiato. La parie superiore de! rio- dalla rocca vanno alla porla s. Giovali*
ne Santacroce è fondala in parte su terra ni le fece erigere l'imperatore Federico
iialcare, il resto su sedimenti fluviatili, cu- 1, molte volte posteriormente restauru-
Irambi compatti a formare eccellenti fon- le. Erano fiancheggiate da 100 torri, con
damenti. Nel principio del declivio si rin- 5 porte chiamale : la Major, Adriana,
vengono roccie tufacee piìi o meno dure, Avciitìa, Rarana, Cornuta, Al presente
provenienti dal fiume che bagna la ciUà, la città ha 4gi"andipoi te,la Romana del-
e nell'estremoilcaseggiatorilrovasi piau^ la del Colle; la Sa/ilacroce eh' è dive-
lato sopra tartaro durissimo. Tale qua- nula la principale e in duezione di R.o-
lità di base, l'essere lontana dagli anti- ma dopo 1' apertura della nuova strada
chi spenti f ulcani, ed i canali deli'ac- Pia, è la più ornata e fu ricostruita nel
que che attraversano profondamente il lySi; quella di s. Angelo sulla sponda
centro della città per animare gli opifì- o'^posla dell'Aniene, per la quale si va a
cii,la rendono [loco soggetta e sensibile a raggiungere la via Salaria, rinnovata nel
Terremoti, non esistendo memoria ave^' lySS con disegno del Theodoli; e quella
lale terribile flagello causato a Tivoli gra- di s. Giovanni rifalla nel 1 740. La i.'^eb-
vi danni e spavento; siccome di quando be nome per esseregià in direzione di Ilo-
in cjuando è accaduto alle altre città e ma, e siccome posta sopra un clivo, dopo
paesi a Pioma circostanti. Dell'antiche e la costruzione della nuova strada di s.Mir-
primitive mura di T.bur, e del suo jero- co, all'antico nome di liomana fu sosii-
ne pelasgico, o vetustissima aia sagra o tuilo quello di Colle; l'allra fu cosi deuu-
grande allaredegl'itali piimi,eperciò mo- minata per la vicinanzadel palazzo San-
numeulo massimo, se ne traila nella C/- lacroce; le ultime due presero il nomedal»
villa caltoliea, 2.' serie, l. 8, p. 349; di- le due chiese adiacenti di s. Michele Ar-
cendosi lale jerone eguale a'd uè jeroni del- cangelo, e di s. Giovanni E vangelista. Di -
la valle di Cercelo a Ferentino,si in gian- ce il Marzi, che la porta di s. Angelo fu
dezza che nella foruja, i quali la stessa Ci- detta Cornuta perchè da essa entrava il
\'illà già avea descritti nel l. 4> P- 38o. suaggior numero della Ijcstie cornute, o
Il perimetro aulico della cillà era più ri- perchè lai figura formano le due vie per
slutlo della preseule, benché cu:nprcu< l'Abruzaue luSdbinu.ll diiUoi uodel lem-
Go T 1 V T 1 V
i»io d'Ercole, ora calleilrale, era chiama- viteiule, come pure si lin dalla storia die
lo/''<*/v>,ei»i conligiiaera la contrada/''/- sostennero guerre contro i sabini. I suoi
rn Ptitrizin: dicevasi Fnriiullo la regio- 3o e più secoli d'aiilichilù la rendono al-
ile presso la cliiesa oggi (lislrnlta di s. (punito irrt-golarnienle labbricata, non a-
l'aolo inclusa nella i'.dtiirica del semina- vendo alcuna lunga strada dritta, le case
rio. / c.s/// dicevasi l'angolo della città a sono male allineate e con intercapedine,
contatto coll'antica Acropoli, e r<7A7r//m poste però in bell'aspetto pittoresco, pò-
Kttiix appellavasi l'Acropoli o Cittadella tliecnon ispaziose le piazze. Le strade nel
stessa. Tiiiiii/n lo contrada oggi Trevio, piano sono tutte rotabili, e tali anche al-
ed Oria/i la parie al di là dell'Aniene, cune de'vicoli. Il clima di Tivoli fu sem-
>oaib(»lo con otto di .hirclii e poi Reali. |>ie mite, e l'aria saluberi ima,come la de-
hino dal i Too a tali nomi era succetluta cantarono e ne desijlerarono il soggiorno
lina divisione regoiaredi Tivoli in 4 «'io- per riposo nella vecchiezza, Orazio e Mar-
■iocoDlrade sussistenti, denominale ZVr- liale; que>ti e Prciperzio airermano, che
r/o, .V. Croce, s. Paolo, e Cttstrfn-clrrr. perla bontà dell'. ina, l'avorio vecchio in-
Ognuna avea la bandiera coll'efligie del- piallilo, ritornava e si conservava biaii-
la propria insegna; cioè (piella di Trevio thissiino. Questa d<dce lemperalurn e la
3 sirade attraversate da una cilena; s. vicinanza a Roma fu ([uella che ne'tcmpi
Croce, una croce; s. Paolo, un braccio con della possente grandezza degli antichi ro-
una spada; Caslrovelere, un castello di inani fece da loro ncuopnre il suolo di
case. Dopo i danni cagionali dall' Anie- magnilicheedeliriose ville, percuicon ra-
ne e le nuove lavorazioni, la contrada O- gione i palrii scrittori approprianoa <pie-
riali detta pure Cornuta più non esiste; sto suolo il dello d'Orazio: -V"// /7mf///<^r-
ed il cijrso del lliime coH'anlico alveo li- vi pi'ii terreno ila iolti\'tirc. Ne'secolisuc-
nnta la città all'est e al nord, con rupi cessivi di frequente tanti l'api, cardinali
laitarose inaccessibili, al sud ed all'ovest e distinti personaggi scelsero per diporto
viene cinta da deboli mura, essendo an- questa bella posizione, ed è pur ora Ire-
corale fosse antiche esterne ricolme e col- quenlala specialmente da' viaggiatori a-
livate. La situazione di Tivoli anlicamen- malori delle belle arti, non meno che da
le era fortissima, e prima dell'in venzio- quasi lutti i principi che recansi a Roma
ne della polvere da cannone, perciò pò- (ed è perciò che nelle Gitiile di Roma tra
le resistere a tanti assedii e assalti, e si è gli eruditi viaggi de'suoi dinlorni vièpu-
conservata per circa 3o5o anni nel me- re la descrizione di quello a Tivoli), mas-
desiino sito ove Tiburlo la edificò, van- siine dopo il mirabile dop[»io traforo e cu-
lo che non hanno altre antiche cillà vi- nicoli del Gallilo, in cui venne introdotto
cine a Roma. Alcuni autori pongono Ti- e frenalo il preci[)itoS(j e romoreggiaiile
voli ne'lempi antichi, chi nel Lazio, chi Aiiicne. Ed è perciò che all'articolo Lo.m-
nella Sahina : altri più moderni conci- dra , descrivendo il Tunnel del Tamigi
Iiarono i dispareri col due, che traver- (del «piai fnime riparlai a TEVEnfi), come
Sando l'Amene conline delle due provin- una delle opere più gigantesche de'nosti i
eie la citlii e Ieri dono, una parte losse nel giorni, e dicendo [ini e dciraiilichilà delle
Lazio, l'altra nella Sabina; ed il Seba- escavazioni delle strade sotterranee, non
binili perciò chiama Tivoli cillà Ialino- dubitai di celebrare le doppie gallerie del
fcabina.In fa Ilo però sia, eh e i liburlini ne' calcare monte Calillo, come più larghe e
tempi anlichì sempre lùrono collegali col- più alte »h (pielle del Tunnel e pi ima di
le eili;i Ialine, fi» eiido parte ilelle diele esse com|iitf. Rilevai l'ulilitàdeirimpiesa
ii.i/innali ni monte Laziale e nella selv;i per la s.dvii/ioue di Tivohmin iccialoilil-
IVitiilina, eJ clibtio con tssc comuni ie I.Viiicuc, con jjioiid di (jrcjjorio X. VI che
T 1 V T I V 6 r
In (Iccrelò in (Vifllcili tempi, e flel roma- cipnli, dn levante pnco distante dagli ac-
ne cnnimciul. Clemente Folcili, pel felice qiiedolli nittichi nella contrada d' Arci ,
coMcepinionto ed esecuzione della grande ne'(|iiali dovea essere posladenlro. Si po-
opera; onde quel dotto Papa soleva chia- tiebbe assai aumentare con allacciare al-
niarlo Salvatore di Tivoli. Ria di qne- tresorgenli poco distanti, eprovvederme-
sto grave argomento meglio ne diiò par- glio di tal necessario elemento la ciltà.Ta-
Ifindo dell'Aiiiene. Sul clima di Tivoli ab- le acqua anima debolmente 5 pidibliihe
biamodel tiburtinoToniraasoNeri; Coni- fontane poco ornate, e 2 di mediocre ar-
ìiìi'iitarius de Tybuvtiui aeris salubri- chiletlnra. Agli usi più comuni peròsiip-
liitc^ Roniaei622 con figure. Il eh. piof. pliscel'Anienecon molte fonti nella bassa
i:\goslino Cappello, già medico condotto città, essendo limpidissimo specialmente
in Tivoli, all'erma: che il suo clima pre- nell'estate, acque poco più d'un grado in-
vale in salubrità agli altri dintorni di iio' feriori all'acqua di Trevi di Roma, dove
vnB ,ne^\Opuscoli scienti fici ^V\oma i 83o. anticamente erano celebri e pollatevi da
Difatti, l'elevazione in cui la città si tro- 4S''^"f'' acquedotti, de'quali poi ragione-
•va appoggiata alla catena degli Apenni- rò, che assorbivano quasi la metà del fìu-
ni, la posizione già accennata in suolo cai- me, di che già parlai a Subiaco e altrove;
care e tartaroso, i monti che la difendo- mentre ne' voi. Lll, p. 287, LXVII, p.
no da'venli australi perniciosi alla salute, C)6 narrai, come Sisto V nella piazza di
il niun ristagno d'acquecirconvicine,men- Termini in Roma voleva formare Tarn-
tre quelle dell'Aniene rapidamente scor- pio bacino del canale navigabile, chea-
rono per ogni parte, e le piantagioni d'o- vea stabilito costruire coll'acque «iell'A-
livi, orti e vigne che formano un raggio niene da Tivoli a Roma, il (piale avreb-
di più miglia alla città, contribuiscono be facilitato il trasporto della pietra li-
maggiormente alla salubrità dell' aria, jjurtina e della calce, e di altri prodotti
L' influenza poi, cui è soggetta periodi- de'colli tibiirtini e luoghi admcenli, non
camente nell'estate, de'venti levante nel- che reso altri notabili vantaggi. Tivoli
l'ore antimeridiane, e ponente nelle pò- slesso anticamente era provveduto dei-
meridiane, concorrono, se costanti, a fa- l'acqua dell'Aniene da uno tie'memorati
re rare le pioggie e i temporali, ed a ren- acquedotti chiamato 1' A niene vecchio,
dere fresca 1' atmosfera. Neil' inverno e che s'intioduceva nella città con parlico-
porzione di primavera è soggetta nonsen- lare condoltura dalla pai te di porta Ila-
za incomodo a'venti inlermedii, più tra rana, posta nella direzione dell'odierna
levante e tramontana, meno tra levante porta s. Giovanni.
e mezzoilì, il che è causa che la pioggia Essendo Tibur consagrato ad Ercole
sia generalmente meno abbondante d'ai- e qual suo nume tutelare, fu perciò de-
trove, e l'umidità sia poco permanente, nominata città Erculea, ebbe un leui-
L'asprezza dellinveino non è forte, per- pio dedicalo a tal nume nel sito in cui
che non vi cade la neve se non quando soige la cattedrale, tenuto dall'antichità
Roma n'è ricoperta, il che avviene ogni una delle fabbriche più vaste e più co-
4 anni circa e per poco tempo. Scarsa è spicnede'dintorni di Roma,e taleda stare
l'acqua da bere denominala Pvivellese, ma a fronte del magnifico tempio della For-
eccellente e portala con Uinga condottu- tuna di Palestrina, e com'esso eblie un
ra la i .' volta da! cardinal Ippolito d'E- oracolo che dava risposta a mezzo di sor-
ste nel 1 56 1, e rinnovata con poca soli- li. Era adorno di fini marmi, sostenuto
dita in diversi tempi. Trovasi la sorgen- da simili grosse colonne scanalale d'or-
te ne' monti Affliani, ch'è il g'uppo del dine corintio, ed avea annesse 3 magni-
monte Ripoli formolo di 3 punte prin- lìchefabbriche, l'ima per l'abitazione del
(■).. I 1 \ I I V
colle{»io de'siicPi'doli. l'nllia per In vnslis- «liic-n rnttpilrnle èsotlo l'iiivorn7.ion«" <Ì<*I-
«imn e ildviziosa bìhiinlecn, la 3. 'per cu- 1 iiroìdincono s. I^oicnzn mniiire,cl»e l'U
slndi.i ch'I famoso tesoro imj^ro e munioi- f;ln'!li «lire essere sialo il tempio di Kr-
palechefo [tnso nella (pileria contro Lii- cole, nell'iiiipero di Costantino I c<ins;i-
no Antonio e con promessa di rcslitu- {fratoni culto divino. Nflle harbariilie
2Ìone ron iisurn, da Ottaviano Angusto, invasioni de'£:;oti e vandali vuoisi die pa-
il quale lre(pientando'J'd)ur nella villcg- lisse molli danni, per etti fin «»no n>ura-
fiatino dil suo amico Mecenale, tenne le e ridotte a pilaslroni le colonne della
spesso udicn/a pubblica e nmminislr«ì la grande navata «li nu-77.o calcinate dagl'in-
piustifia ne' sontuosissimi [cutici i be la cendii. ^^•ll(• due laterali alla destra era-
ciicondavaiio; portici cbe sicre(l»)no con- no q altari, alla sinistra ". Nel mc7.7.o del
giungessero al tempio la vdla di Mece- presbiterio soigeva il tabernacolo con \
noie. JNella pia7za dell'Olmo o Poggio si colonne, sul cui iirospetto era in mtisai-
Tedono porzione di delti portici in nlcu- co In R. Vergine, s. Alessandro I l*ap;j ei
ne parli ben eonservati,cc)U i oarrbi cbiu- s. Loren7o, conti-nente nel centi o il cibo-,
si, conservando ancora trarcie di l)elli in» liodi marmo intaglialo. Il pavimento ern
toiiadn e pitluie tinte in rorlissiino ros- di (ini e vari mirini, tiauie77ali di varie
so : l'intei no è diviso in due aide da una ligure di musaico. Le pareti ri ano <lipiu-
fda di 28 pilastri svelti, e conserva an- te co'falli dell'antico e nuovo Testameli
cb'esso traccie rbe mostrano essere slnlo to. Nel fine della nave sinistra era una
dipinlo ad arabeschi a fondo nero. ()*- gran vasca di mai ino ovale, cbe serviva
servii N;bliy «be ligiiaidansi come avan- di fonte battesimale, nel uie77.o della «pia-
zi del tempio, quelli del! » cella rotonda le zampillava l'acqua dell' Aniene on-
siluali dietro la tribuna de'la catlediale, dottata, e vi si discendeva per 3 oril;ni «li
ma nedubitnconsideiandoche allo spien- gradini, secondo il rito della primil.va
elido edifi7Ìn si dièi5n pietli di ciiconfe- chiesa. Avea due porte , ed innanzi alln
rni7a. IVon «;onvi(ne all'opinione di co- maggiore il purliro era sostenuto da co-
loro che reputano esser'«i creila la prima- lonne di marino. IMiiiac iando rovin 1 per
ria chiesa «iella ciilìi cristiana sul lem- la sua anticbilà, il munilico vescovo car-
pio primario della città pagana, per le ra- (linai Romn la demun neh 63') e riethlì-
gioni che ntlduce d'essersi cehbrali i riti cnda'Findainenli, consagrandola il 1 . feb-
gentill per quasi un secolo «lupo cbe Co- biaioiG.jt. Rimane in posÌ7,ione bassa e
slantino I si convertì al ci isr.anesimo, e qua>.i ua<cosla, veiiemlo qualificala da-
per aver trovalo i proporzionali avanzi grinlen(lenlidifetto>.a rarchil« ttm-a.Ij in-
«lei lenjpio piulloslo nella villa di Mece- terno «'^ n tre «lavi furmate da piedritti
naie. Venerato Enoie parlicolaiinenic d* online dorico che sostengono la gran
(la'liburtini, egli crede che più templi a- volta, e nel 1 8 1 7 fu tutta «lecorala «li me-
vesse in Tibiir, «piest») col nome di l'i • «liocri pilture ron ornati e quadri espi i'
cole Vincitore, e l'allro ncirAcropoh,< he menti le gesta de'sanli tibui Imi. Il qu ubo
tlaires><-ie pf siti sulla rupe dominante la dell' altare maggiori! è dipinto a «>lio «la
ri:tarat!a deh'Anienc iii detto di Elicile Labruzzi, e soll<i l'altare si venera il cor-
iSavano. Bens'i quanto all'avanzo della pò intero di s. Generoso tiburtino niarli-
«ella dietro la catlediale, Nibby non ha re. N«'gli sfoudi della navata a destra sono
«liflic«illà di ravvisarvi cpiello d'un lem- «lue cappelle con altari, servendo le altre
|no,e fiirs'anelie «l'iin altro tempio di l'-r- «lue, una per fonte battesimale, cli'è l'ii-
cole, come piìi templi «!' l'ercole e vicini nico «Iella città, e «l'ingresso nella sagrc:-
tra i«)ro furono in l'orna, pen'i ti«jn pu?) stia; l'altra pir l'ingresso nel t«'nipio «lal-
riconuscervi quello grande e famoso. La la porla minore, a sinistra della «jiiide si
T I V T 1 V Gì
-. ri!e il bel deposilo del vescn\o Lcniiiiii, nnfiro si conserva il corpo ili s Severino ti'
( ile esisteva nella demolita cliit «a: (picelo Ijurtino monaco beneilellino. Tra le ailre
inomimento sepolcrale di m;ii ino hianco insigni reliqnie che quivi si venerano, ri-
e tl'eccellenle scalpello, è il piii elegante corderò il legno dellass. Croce, e il sangii'?
e nobile della cillà. Nella cap[)ella del ss. di s. Lorenzo. Nel Giornale di Roma del
Salvatore con alTresclii del cav. IManenti, i854, p. sSy, si legge l'interessante de-
sotto l'altare di tini marmi con due colon- scrizione del nnovo oigano fatto per cpie-
ne di nero antico, si conserva il corpo di sta callpdraledajMathiasScheibìetliWiir-
s. Quirino sactrdote til)urtino:al di sopra temberg. allievo del celebre Walclier aii-
dell'allare in cassa di legno doiata si cu- tore del famoso organo di s. l'ietro di Pie-
stodisce in tavr)la l'immagine del ss. Sai- Iroburgo, il quale è composto di t)0 re-
valore sedente, inlrraniente coperta d'ar- gislri, con 4 tastiere ti pedaliere (noterò
peolo cisellatoin lilievocon varie fìi^uree chea Birmingham anni addietro fu collo-
ornati bellissimi. Questo divotosimulacro, calo un organo di proporzioni colossali,
come nolai a Frascati, si crede ilerivato pesando più di 4o lonnellale ecoslòpiìi
da He spoglie prese da'libur lini nella disi ru- di 2 00;0 00 scudi. Largo 4o piedi, allo 4^?
zione delTuscolo, o da un donodel libnr- la maggior canna di diapazon di metal-
tino s. SiMiplicio Papa, e dicesi dipinto da lo ha 5 piedi e 3 pollici di circonferenza:
s.Lnca. Antiihissin.a è la confraternita del la maggior canna di diapazon di legno
ss. SaUotoreesistente nella cattedrale, al- ha tma superficie interna di più che 200
la quale è unita quella del ss. Sagrameli- piedi cubici. Si confano 60 tasti alla la-
to: ambedue hanno in custodia e fornisco- sliera, e 5 fila di registri. Per mettere in
no le cappelle del ss. Salvatore e del ss. attività questo gigantesco strumento bi-
Sagramento, e fanno le spese per le loro sogna muovere parecchi ordini di man-
processioni. La cappella di s. Mario ha l'ai- liei, la cui estensione superficiale ollie-
tare con colonne di fini marmi, allieschi passa 38o piedi). Dalla generosii pietà del
e quadro a olio del Colombo discepolo di capitolo fu sostituito all' antico questo or-
Pietro da Cortona, pitture fatte esegui- gano sontuoso e peifetto ed eminenle-
re dall'esimia illustre famiglia Mancini, di mente armonico, altamente encomialo
cui era la cappella e l'unica gentilizia del- pe'singolari suoi pregi, e producente per
la stessa cai tediale, passala quindi per e- le sue melodie un ginlissinio e soave ef-
reditàalla nobil famiglia del sullodalocav. folto, il tutto con intelligenza dichiarato
lìulgarini. La navata sinistra contiene la dallo scrittore dell'articolo. La sagrestia
cap[iella della Madonna del Popolo; quel- de' canonici è grandiosa a volta, d' ordi-
la di s. Lorenzo dipinta da Lncatelli e Gè- ne dorico, fabbricala nel i65y col dise-
miniani, con altare di bei mainii; quella gno del dello Beinino dal ve'>covo caidi-
dellass. Concezione ornala ili stucchi do- nai i*»V//?/(7rror<'.Snirall;:iede'paramenli
rati, con altare di vari preziosi marmi, col- i! quadro a fresco è del nominato Grimal-
la sfatua della B. Vergine di marmo lunen- di con disegno di Aimibale Caiacci. La
se scolpita dal celebre cav. Loienzo Ber- contigua sagrestiade'beneficiati è una dei-
nino, ed affreschi del Grimaldi danneggia- le laterali cappelle antiche della chiesa de-
li per recente ristauro; l'ultimo altare del molila. Sicconie ne'fondamenli di essa Iro-
ss. Crocefisso ha la figura del medesimo varonsi vaiie iscrizioni e monumenti ri-
scolpita in legno, con quelle di s. Giovali- guardanti il lempiij di Ercole, negli sca-
ni e la Madonna, lavoro grrjssolano, ma vi falli poi nel 1 8 1 6 nel mezzo della sa-
venerando anche per remuta antichità, ivi grestia, si rinvennero due grandi menso-
Irasferilodalla collegiata di S.Pietro, esol- le di rosso antico, donale da' canonici a
loia mensa in vaso prezioso d' alabastio Pio VII, un'«irna antica e altri marmi. In-
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nniiT-i l'iiif'rps^o principale (Iclln cnMcilrn- le. E nmmli-alo d.i tolti fpipsfo bel mo-
le, vi r il l)el porlirr) il'unline (lui ico COI) imiiiu'iiIo imponenti- e l)«'n conspivnlo, per
(leconr/ioni di Inivcrimo e 3 ì^iììiuIì por- t■^^(■^l.• opera del seeolo aiiieo,«l «jrdine co-
te, il lutto rliiuoo e difeso dn cancellate liiilio, in pieirn tilxirtina ricopertndi lino
di ferro. Contiguo è il cani|)aiiile, opera stucco clic lo f,i comparire di marmo, la-
nttril)uiia al VI o \'ll secolo, e si prc- voratacon is(pii<;ite7.7.a iiiiinit.d)i!e. Le co-
tende eretto sopì a una delle aiiticlie tor- lonne, i capitelli e t^li ornati del cornicio-
ri del tempio d Ilicole: è i^rande, inaesto- ne e del portico sono stati e saranno i mo-
so e di solidissima costruzione, innal/an- dilli della Imoiia aicliilctlnra pel loroot-
dosi sino nll'estremità della piramiile pai- timo stile. Si vuole che Uiionarroti e Oa-
ini ?.oot. L'anticliissiroo capitolo si com- niele da Volterra, d'ordinedi Paolo III, ne
pone delle 4 dignità dell'arcidiacono, del- prendessero di qualche parte disegno per
l'anipiele, del decano e del preposto, di servirsene nel coilde, porta, finestre e cor-
I S canonici comjìrese le piehendedel leo- nicione del Pt/ì/izzo l'\ini(sc. ed ili.^an"
logo e del penitenvieie, di 12 beneficiali, che l'imitò nella sagrestia della chiesa di
V di altri preti e chierici addetti all'iifli- s. Lorenzo di Firenze. Rimane del lem-
ciatiira. INe'mesi d'inverno le dignità e i pio una gran porta e finestra colle deco-
canonici indossano la cappa magna con razioni, la maggior parte del portico co-
fodera d'.iiinell ino, I està le col la e rocchel- perto con cornicione sostenuto da 1 o del-
lo; i beneficiali la cappa con pelli higie l'in- le siici iS colonne scanalate alte palmi 3o,
verno, e Testale la cotta. La ciirad'aniine i! restante essendo perito: i capitelli sono
della Cattedrale spetta al capitolo, il rpia- lavorati con arte meravigliosa. Le ha'ii
le l'adidan due canonici vicari curali. L'è- non hamjo zoccolo,acciocchè fosse più sp,-
pi>>co[)io è prossimo alla cattedrale. Vi so- dito e piìi ampio il luogo da passeggiiire
no le seguenti () altre chiese parrocchia- sotto il portico. D.il culto profano passò
li: s. A'incenzo, ss. Giorgio e .Martino, s. al divino, dedicandolo gli antichi cii-^lia-
Silvestro, s. Biagio de'domenicani, s. Cro- ni a s. Maria e per la forma rotondi si
ce che non avendo suflicienle congrua si dis><e della Hotonda, e nell'interno della
e-Jercita da' minori osservanti nella loro nicchia scavala entro la cella restano nn-
«.liiesadi s.^^^rla Maggiore, s. Michele che cora Iracciedi pi Mure cri sliane. Dalla bol-
[ler lo stesso diletto si funge da un eco- li di Heneiletto VII del f)-S ti apprende
nf)mociiralo. Ora seguendo il metododel th'era già chiesa ediaconiu, ma resi. indo
cav. bulgarini, ricavandoli principahncn- abbandonata verso il 1 .'j.oo opiìi laidi, è
le da lui, riporterò alcuni cenni sui ino- [)robabile che perciò rovinasse la parte
iiiimenti, chiese e fibbriche denliola cit- ntaiicante. Recasoipi'esa l'osservare (jnc-
tà, la più parte riguardanti anche le chie- sto leiii[)iositnntonella punta piìi a llu dei-
se, e peiciì) secondo il mioslile (pii ne par- la rupe o scoglio, dagli antichi detta .S'//-
lo. Il tempio di Vesta fu argomenlodi di- .ru///, dominante la gran cai. natia dell' A -
screpanli opinioni, poiché altri lo crederò- niene, il «piale muggendo si apre al dì sui-
no della Sibilla e riedificato da Augusto,o todel lenipio una voragine profonda, che
di l'ercole SassaiiosecoiidftNibby; opinioni recita lo stupore e insieme lo spavento di
e he riporta, comedi tulio, il pali 10 serilto- chi guarda 1 fisici elfetli tlell'inslabile ele-
le, ma n me non è permesso pel sistema inenlo; poiché si scorge apertamente over
ronipendioso che debbo osservare. L'esi- 1' Aiiiene ne' tempi reniotissin»i avuto il
stenza riconosciuta in 'Tivoli delle vestali, suo letto mollo pììi alto, iinnodo chelain-
pel culto <le|lii dea, e la forma sferica del biva le soslriizioni del tempio, e cosimi-
tempio uniforme agli altri dedicali a Ve- le solidamente per supplire all' inrgua-
&taJucarullcrÌ7.Z(inofondatamcnlepcrtn- glianze e ottenere un'niea eguale: l'acipie
TI V
del fiume formavano una caduta mollo
più avanti, e devesi attribuire alla natu-
ra del suolo calcare, pieno di sinuosità, se
le ac(|ue si aprirono nuove vie più indie-
tro. Minacciando il tempio ulteriori rovi-
ne ueli777, Pio VI lo fece risarcire dai
fondamenti; Pio VII neli8o3 lofecesco-
prire, esterrare all'intorno con platea sel-
ciata, e con parapetti di ferro per visitar-
lo con sicurezza; Leone XII nel 182 7 ne
risarcì il portico, e sopra formò un lastri-
co per preservarlo dalle filtrazioni della
pioggia, collegando le parli con isbranco-
Ili di ferro; e Gregorio XVM neli835 fe-
ce eseguire il gran sperone dalla parie di
levante a sostegno delle fondamenta. Tut-
to questo ulteriormente prova cornei Pa-
pi curano la conservazione degli aDtichi
monumenti, sì sagriche profani, non me-
no di Roma che del resto dello stato, a
vantaggio dell'arte e della scienza. La mag-
gior parte degli scrittori del grazioso tem-
pio di Vesta concordano essere il conti-
guo il vero tempio della Sibilla tiburti-
na chiamata yi/Z'»«ert, ora chiesa parroc-
chiale di s. Giorgio, e già esisteva nel 978
comechè ricordata nella suddetta bolla.
Nell'alrio eravi un marmo nel quale in
rilievo sotto la figura dell'Aniene rove-
scianle acqua da un vaso, vedeasi scolpi-
ta pure la Sibilla vestita d'abito romano,
in alto di rispondere a' forastieri che la
consultavano; pregievole monumento che
dall' ignoiante avidità di cercar tesori fu
rollo, e invece non si tro^ò che cenere,
cou)e racconta l'antiquario Manazzale,
r^iaggio da Roma a Tivoli, Roma 1818.
Il tempio è quadrilungo e lutto di traver-
tino, meno la soslruzione di tufa; le 4 co-
lonne di fronte sono nascoste per le co-
struzioni moderne, e delle 6 di fianco 5
erano chiuse per due terzi nel muro del-
la celia, tulle d'ordine ionico con base at-
tica senza plinto. Nibby lo crede d'archi-
ttiltura de'tempi di Siila, che si suppose
eretto a Drusilla sorella di Caligola, ma
neppure dellaSibilla,e piuttosto, per quan-
to espone, l'adribuisce eretto a onore del-
VOL. LXXVI.
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l'eroe fondatore della città Tiburto, oTi-
l)urnocomeOrazio,SlazioeSvetonio l'ap-
pellano, i quali alTermano averesso avu-
to in Tibur presso l'antica cataratta, nel-
l'Acropoli, un tempio con luco o bosco
sagro. Opinione rigettata da Melchiorri,
siccome non appoggiata da autorità al-
cuna, e perciò ritenere il tempio fra gl'in-
certi, il che nulla toglie all'interesse che
presentano i suoi avanzi per l'eleganza di
loro forme. Da ultimo si propose la de-
molizione della casa parrocchiale che ne
copre una parte e nella quale è visibile
il bellissimo basamento, insieme al mo-
derno della chiesa per isolare questo tem-
pio e quello di Vesta , tra le costruzioni
de'quali appena contansi i3 piedi, nella
probabilità di trovare frammenti de'mo-
numenti , onde chiarire le dispute degli
antiquari e degli eruditi circa i due tem-
pli. Si ritiene chela chiesa parrocchiale
di s. Biagio, col convento de'doraenicani,
sieno sull'area del tempio di Giunone re-
gina degli Dei, donde credesi derivatoli
nome alla piazza della Regina, la quale
avea cullo in Tivoli. Al i.° convento ivi
fondato da s. Domenico, per la ristrettez-
za Onorio IV concesse a'religiosi la chie-
sa di s. Biagio. In tempo di Bonifacio IX
fu demolila e riedificata in sito più emi-
nente e con piccolo convento, che in og-
gi è la chiesa abbandonata solloposta al-
la presente, ove sono ancora le belle an-
tiche pitture. Verso il i4oo la chiesa fa
rifabbricala col convento più in grande,
e poscia Vincenzo Leonini illustre tibur-
tino e parente di Leone X, restaurando
la chiesa le tolse tutto il bello dell' anti-
co,e solo all'esterno se ne godono le fine-
stre. SiccomeBonifacioIX reguòdali 389
al 1 404» 6 sembrando singolare che in si
ristretto temposi operasse la riedificazio-
ne di due chiese e conventi, vedasi il p.
Vincenzo !\I.' Fontana, De romana prò-
viìicia Oì'd. pracdicaforuniy Com'ciitus
V. Blasiijei\ il can. Gio. Carlo Crocchian-
te tiburtino, IJ Istoria delle ehiese del-
la eiilà di Tivoli, Roma 1 726. Presso la
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co T I V I I \
rhir«n (li s. Aiulrcn pi^ dc'mnrmc» cnmni- s.i, ni lia un sofliMo inl.iqli.ilo. Tulloi.i
i!ól«'si (Irlmonnstcro (li s. Gicf^oiio (Il I\o- si può dire, <|iinnlo all' .-ìito (Ininiiiio, dv'
nin«'grnncin dt-'incdesiiiii, vi Jii il Icinpio ramaMoli si, ('• però ullìci ila dtilla cuiilia-
di Diana, e cnnK'clu' fu la dta rliìaniala Icinila del INinle n (xiiilMonc delta di
Trivio, si erede elie la eontrada si.i demi s. Ilo<-.c<), alla rpi.ile i dclli nifjii n i la eon-
niinnln Trevio (altri dienno che il voea- ee^scMO.ivi Irasfeiila'ii r|op<i la denjoliy.ioiie
Itolo derivi dalle 3 vie colle quali coiuin- della chiesa della Madonna del l'onte so*
r.in la conlrndn); ed alenili antichi mori pra-^lante alla rovinata grotto di N<-(l(n)(j.
ndiacenli si dire «he npparlenghino al- Il soflalizio di s. Rocco fiieiello Inori la
l'anlichc tcrnic tilxirline, il che si confcr- porla s. Angelo nella chiesa di s.Leonardo,
Mia da' marmi lavorati e iscrÌ7Ìoni , non per as»isleregliappestafi, essendovi in ijilo
chcda'coiidntli di piondio che ndesse for- luogo il lazzarello; nel i388 Irasieiita in
se portavano le acqne, monnmenti irò- città nella delta chiesa della Madonna del
vati ne'propinqni scavi e descritti dal cav. J'onle, che per le vicende dell' \iiicne nel
Dulgarini. insieme ail nna beHi<;sima te- i K3(> restò abbandonata. e fu IrasldCiita in
Sta di marmo creduta di Diano, rinveini- quella de' camaldolesi. Poco dislanlf è li
la dieiro un' e<*spdra reticolala forse del chiesa parrocrhialedi s.Vincenzo mai In.',
detto tempio. Dipoi il cav. Luigi Grifi a Cabhrirala neli^HG dall'esliiìla nohde fi
l^J\0(ie\(jiorrìt!lctIìRonìaL\e\ i8'ì3,pnb- ntigliaSebasliani.ifpiali fecero ancora ben
lilicò un' interessante iscriiione de' con- dipingere il quadro dell'altare di s. Sin-
Mili del 184 '^' "f'''''''^ era, scolpila in nn forosa innanzi airimperaloie.presso il me
l)a«amcnto trovalo presso la chiesa di s. desimosi disct-ndc in nna grolla che sem-
Andrea. Dic< si la presente chie.>a Cdibii- hia un antica cisterna, ove piamente m
cala da .<;. Silvia madre di s. Gregorio I, erede che si ricovrasse la santa co'suoi "
ma non è cerio; se ciò si nnintelte non è figli, lenendosi ivi nascosta alle ricerche
vero che il tibnrtìno s. Simplicio Papa la dell'imperatore Adriano prima d<d mai-
eonsa"iò.comeconallri di^si nella bio"ra- lirio. Pre-so la rocca esisteva la chie>a di
ria, poiché egli mori nel .j83,es. Silvia nac- .s. Clemente, cheanticaenenleavendo l'ab
qne nel 5i4,fome leggo nel Cassio, ,IA- baie con monastero, fu soppresso ili. "di
morii- ìsfonclic (ìi s. Sih-ia. L'abbaglio Kiigenio IV con bolla del i433 o i43"',
sarà avvenuto, per aver ipiel Papa con- incorporando la chiesa e il monastero »
sagrata la chiesa di s. Andrea, ora s. An- quello di s, l'aolo fuori delle mura di \\n
Ionio delle monache (^/nii/ldo/csi iV\ Ro ma, come notai nel voi. \l I, p. •?.■»(). pei •
liin,la (jiiale era prima un tempio di Dia - cIk' i suoi monaci avessero potuto audar-
na. e lo uil'erma ambe il Panciroli , ciò vi a godere un'aria piìi salubre, chiainiiu-
che notai in tale ai licolo, enei voi. XI, p. dosi il luogo pei- la sua amena situazione
25^ nell'enumeraie le chiese consagrate Col Sereno, da quella che respiro va no in
dal medesimo l*apa. K' costitiita a 3 na- s. Paolo nell'estate e in cui erano sogget-
vi, f()rmate da rocchi di colonne palle di ti a infi'i mila. Dipoi la chiesa fu denioli-
cipollino e parte di granilo, provenienti o la nel rV'T? nella guerra tra Paolo I\ e
dal tempio di Diana o dalle terme. Due IMippo II re di Spagna, perchè riusciv.i
(Il rijiollino scanalate con capitelli antichi d'impedimento olle fortificazioni delh
corinti reggono l'arco ilellalribunn. Il Ln- rocca e mina della cillà.Fu poi rifahbri
catelli esrgiù bene le copie de'<puuhi di cala da'benedeltini, che nell'Irati lo veo
s. Andrea, di s. Silvia e di s C>r«goiio I; deiono col monastero alle monache del
vi ('• pure l'idlaredi s. Romualdo fondato 3." ordine di ». l''ranc<sco. Queste non pi-
re de' camaldolesi. Avca il portico che i tendo idlimaie il necessario risarcinieii-
inouncidemoliionopcr ingrandire la( Ine lo dello chieRa e moiìaslcro, nelitno la
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relioveudelleio a'somasclii; cla'ijiinli a- tua ridosso doll'ospedale ilelle donne pei
vemlola nel 1701 acquistata il vescovo risj)elt() aHanlicliità fu la^ciato intatto e
cardinal Marescotti, esso vi rifabbricò un visil)ile. Ne'dintorni della chiesa di s.Ma
più ampio monastero, risarcì la chiesa e ria in Colie Mario detta anche della Cari-
ne fece donazione a tali monache, che di- là, si pone la villa di Caio IMario, che ri-
iiioraviinu nei monastero di s. Elisabetta, maneva fuori delia città antica, ove f iceii-
ove oggi è il conservatorio di s, Getulio: doSetlimioBulgarinidemoiirealcuneca-
portalevisi lereligiose nel 1 yoS^ processio- se nel i 72" per ingrandire il suo palazzo,
naimente, la graziosa chiesa e il bel aio- trovò lui bellissimo pavimento di musai
nnslero presero il nonje di s. Anna. La co. La chiesa venendo abbandonata nei
porta di s. Giovanni fu cosìnominata per- 181 5, nei demolire il campanile si tro-
cbè restaurata nel tempo che i religiosi varono 4 colonne di cipollinoche iososle
benfialelii fabbricarono il proprio con- nevano, probabilmente appartenenti alla
vento, mentre prima si chiamava porla detta villa. Da presso è la chiesa di s. Sin
de'Prali. La chiesa di s. GiovanniEvange- forosa, detta ancora del Gesti per lannes
lista é antichissima, già appartenente al- so collegio de'gesuiti. Fu rifabbricat.i nel
l'omonima confraternita, unitamente al- 1 587 dal cardinal Contarelii, con faccia-
l'ospedale grandioso per gl'infermi, ove s. ta tutta di travertino e l'interno a volta,
Domenico esercitò gli uffizi di carila. Sop- ove i buoni freschi elei calino della tii-
presso neh 72f)ilsodal!zio,edata la chiesa buua si credono de! Zuccari, e le cappel
con l'ospedale con tutte le rendite a'beu- lefmono rislaurate nel 1840, tra le ijuali
fratelli, questi colle raccolte sovvenzioni quella vicina alla sagrestia fu ornata ì\.ì\
ridussero il fabbricato come oggi si vede. Vauvitelli con (ini marmi. Mediaule tm
IVeir altare maggiore la statua naturale arco si passa ai collegio de'gesuiti, qui^i
del s. Evangelista in porcellana di fino la- trasferito dalia chiesa di s.IMariadei Passo
voro, mollo slimala per la materia, fu fat- nella villa credula di Mecenate. Nel i ^ \ 7.
la lavorare e venne donala dal già loda pel vistoso legalo iasciatodaGirolamoPto-
lo Leonini. Le pitture a fresco della tri- solini patrizio liburtiuo eaitre sovvenzio
buna sono pregievolissime,e giudica te me- ni, fu fabbricato l'odieino nolìilis-dmo cul-
glio che del Perugino di Pintui icciiiu. I legio che racchuide le pubbliclie scuole e
due quadri laterali rappresentano la Na- la bdjlioleca, oltre il convitto. NeliSiT
tività e l'Assunzione dellaB. Vergine; nel - prossimo al collegio fu costruito un locale
la voltai 4 Evangelisti ed i 4 Dottori del- per uso di convitto, onde ricevere in edu
la Chiesa. Le altre piltuiea fresco dell'ar cazione giovani secolari. Ov'è la chiesa di
co e del dintoruodel tempio, esprimenti s. Pietio, la villa d'Este eia chiesa della
figure e fatti dell'antico e nuo\o Testa- Nunziata, fu la villa di P. C. Scipione la-
mento, sono dei rinomato Cecchino Sai- sica, dello per adozione Q. C. Metello Pio
viali. Il quadro a oliodell'allare di s.IMar- Scipione, e per esser stato lai sito fuori
co rappresentante tale evangelista, è pa- delia città antica, il luogo fu detto Cam-
rimenli lavoro del Sahiati. Sono entrato pelello, denominazione corrotladall'anti-
in questi particolari, perchè sono queste co Cam[)o ]Melello. La chiesa di s. Pietro
pitture le migliori esistenti in Tivoli, e di fu fabbricala da s. Simplicio Papa sopra
inolio interesse artistico. Aderente alia alcuni ruderi delia villa; avea il portico
chiesa è l'ospedale per le donne.JXei rinno dipinto e sostenuto da colonne, gli avan-
zar la selciata della piazza avanti la chiesa, zi delle (juali furono impiegali a sostene-
fu scoperta la via aulica che metteva al re le arcate dei chiostro dell'annesso con -
ponleValeriOji di cui avanzi si vedono dal- vento,e due a sorreggere l'orchestra crei-
la parte opposta dell' Anienc, ed uu trai- la dalla confraleruiU» della Carità. Ripur-
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In il n.^S" del Dinrindi Rornn ilei i ^4 l> "<-'' ' G i 3. Ln cliicsn era tutta dipinta d.il
che Inle sodalizio vi collocò un superbo Manente e dal Cosio, e l'annesso usped.i-
oignno, custruitu d»' celehii flatclli Se- le fu rinnitoa quello di s. Giovanni: lan
inssi di lU'rpamo. rilevandone i soavi e lo la chiesa che l'ospedale furono fonda-
nrnìonici pregi. Dice il lUilf-arini, che la li nella ca>a del nobile Cecco Maligno, che
confraternita pel cardinal Ippolito d' E- vi riiuiì i piìi facollusi della città, ad e-
ste ebbe origine nel i 5Go. e più tardi scrcitarsi con edificazione a vantaggio de-
nel i6i e fu aggregata all'arciconfralcr- gl'infenni e bisognosi. Abolito neh 79.1)
«ita di s. Girolamo della Carità , e nel il sodalizio e dote le rendile a' sacerdoti
I 7G3 a quella dell'Orazione e Morte di della missione di s. Vincenzo de Paoli, es-
Eoma, per cui gode i privilegi d' am- si demulita la chiesa e la casa, sul disegno
bediie. 11 principale scopo de" confrali, è in piccolo della loro chiesa e casa di Ko-
di assistere i carcerali, e di trasportare ma a MonleCitorio, fdjbricarono la pre-
ali' ospedale i poveri malati; non che di sente magnifica casa e bella chiesa, sotlo
associare i cadaveri de' poveri tanto in il medesimo titolo dell'antica. Contigua
città che nel territorio, e quelli de* con- ni palazzo della villa d'Estc è la chiesa di
dannati a morie esemplare, tumulandoli s. Maria Maggiore, detta di s. Francesco,
in ipiesla loro chiesa, della pure della Ma- che dicesi fabbricala da s. Simplicio Ma-
donna del Carmine, ed essere una delle pa, e in prima appartenne n'bencdellini
più vaste e antiche della città. L'interno col monastero. Il p. Casimiro da Roma,
della chiesa ea 3 navi formale da 1 o colon- Memorie isloiichc delle ehiese e de'eoii-
iie di marmo cipollino, 5 per parte e di Wnti de' frali minori della provincia ro-
diverso diametro, rinvenute forse nella inand ; Della eliiesa e del coinenti) di s.
\illa di Metello, con capitelli ionici, il 2.° Maria ^fai;p;i<>re in Tivoli, rettificando
de'qnali a destra forma l'ammirazione de- il riferito dal Crocchiante |>er molli ab-
gli aitisli: le colonne continuavano sino bagli, narra che i religiosi furono accolli
alla tribuna, ma ne furono tolte 4 bellis- in Tivoli poco dopo la morie di s. Fran-
sime di verde antico e vendute per forte cesco, la quale accadde nel t 226, cioè ex-
somma, sostituendosi altrellanli pilastri, trtim porta/n (\illi\, accanto la chiesa di
Il bello antico fu tolto quando la rimoder- s. Giovanni lini lista in Volano da loro poi
naronoicarmelilani,a'(piali nel I 8 I T sue- edificata e non più esistente; ma stuiba-
cesse la detta confraternita, mentre anli- ti i religiosi dallo strepito doll'Anìenc e
camente era chiesa collegiata, i confrali dal tumullo de'passeggieri, e timorosi del-
nvendola restaurala e riccamente abbel- la ruina che minacciava la lorocasa,Gre*
lita. Sollo l'altare maggiore si venera il gorio IX nel 17.41 invitò i consoli libur-
corpo di s. Gctidio martire tibuitino, il lini a diu' loro altro locale, e sosliliiirb ai
cui ipiadro della ss. Vergine è buona |)il- beneilclliiii di s. Maria .Maggiore, il che
tnradiCecchin Salviali. Del coinodocon- per le iliflìcollà insorte soltanto el)l>e ef-
vento tàbbricatoda'carmelilani, porzione liittonel i ^56 per volere d'Alessandro IV.
il sodalizio nercdèalconiune diTivoli che Quanto all'erezione della chiesa, in que-
vi stabili i religiosi delle scuole cristiane, sto pure corregge il Crocchiante, poicI>c
l'oco lungi era la chiesa della ss. Nunzia- alferma il ms. attribuito ad Antonio Pe-
la fondata pure sulle rovino della villa di trocclii, che s. Simplicio della lainiglia di
Metcllonel I 3G5, appartenente n mia rie- Cola Jordano o de Silvi Ire chiese edi-
ta confraternita aggregala a <|uella di s. fico in Tivoli, s. l'aolo, s. Clemenle, e s.
Gio. Decollato di lloma, e coni'esso per Pietro Maggiore, il quale oggiunto fu ca
privilegi pontificii liberava ogni anno un gioiic di confonderla con s. Maria Mng-
condannalo ti morte, inu fuiuuu rivucali giure. Dipoi ucli3(ji Duuifaciu IX cou*
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cesse per la festa e lulta 1*8.' della Nali-
vilà di Alalia Vergine l'indulgenza della
Porziu/icola, a tulli i fedeli che visilas-
sero l'aliare maggiore della chiesa; di che
contenli i liburlinì,a solennizzar con pom-
pa tale festività, da'conservaloridi Roma
impetrarono e ottennero la licenza di ce-
lebrare una generale fiera nel tempo che
durava l'indulgenza. Decaduti i frati mi-
uori del convento nell'osservanza dell'i-
stituto, onde venivano contraddistinti col
nome di conventuali, allorché neh 461
Pio II vi si recò ad abitare il convento
U'es nicìises,\o trovò pericolante a immi-
nente rovina, abitando i frati anche il vi-
cino palazzo edificato dalla comunità ti-
burtina , e per tale contiguità chiamalo
il palazzo di S.Francesco. Pertanto il Pa-
pa con breve de'26 settembre rimosse dal
convento i conventuali e vi sostituì gli al-
tri francescani minori osservanti, i quali
restituirono il palazzo al comune; auto-
rizzandoli Pio II alla vendita d'alcuni be-
ni per ristorare la chiesa e il convento,
e per l'acquisto de'libri necessari; laonde
ijeli494 •' convento fu in grado d'allog-
giarvi Alessandro VI quando si recò a Vi-
coverò. Ma nell' edificazione della villa
tl'Este, parte del convento fu incorpora-
lo al suo palazzo, ed altre porzioni furo-
no per essa cedute in seguito; laonde del-
l'antico convento non resta che la porta
di travertino. L' odierno convento spa-
zioso e bello, principiato dal p. Teodosio
romano, ricevè l' ultinìa perfezione nel
pontificato di Clemente XI, in uno alla
biblioteca fornita di libri dal p. Farolfi
vescovo di Traù; ed i minori osservanti,
che tuttora lo posseggono, amministrano
la suddetta parrocchia di s.Croce.La chie-
sa di s. Maria Maggiore è a 3 navi divise
da pilastri di cemento, con molte lapidi
sepolcrali riportate dal p. Casimiro, in-
sieme al copioso novero delle reliquie, e
di ([uegrillustri tiburlini che fiorirono nel
convento, dicendo che la chiesa fu coa-
eagrata da un vescovo sardo a'26 settem-
bre nel poutifìcalo di Pio li. Vi sono se-
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polti 3 cardinali d'/tv^c sebbene morii in
Roma. Essi fecero costruire il presbiterio
a volta coll'intendiinentodi proseguire su
tale disegno a rimodernare il resto della
chiesa, il che non effettuarono; e benché
lasciassero de' vacui ne'muri laterali pei
loro monumenti, non furono mai eretti.
L'altare maggiore è tutto di fini marmi,
ove si venera con gran fervore l'immagi-
ne antichissima in tavola della B. Vergi-
ne delle Grazie, che dicesi donala da s.
Simplicio e dipinta da s. Luca, funte ine-
sausto di miracoli e di grazie: è ricoper-
ta d'argentocesellato, e per l'Assunta vie-
ne esposta nella vigilia e festa, e recando-
si con processione dal duomo l'immagi-
ne del ss. Salvatore si fa nella piazza l'//i-
chì'nata, funzione antichissima di cui s'i-
gnora r origine. Dicesi I/ichi/iaCa, per-
ché appena s'incontrano i portatori del-
le due macchine colle ss. Immagini del-
ia Madonna e del Salvatore s' inginoc-
chiano, ed allora sembrano le due ss. Im-
magini inchinarsi; onde il popolo com-
o)os«u, ad alla voce implora da Dio per-
dono. Nelle navi laterali sono 12 cap-
pelle, nella 3. "delle quali a sinistra é una
bella tavola della Madonna che vuoi-
si di Pietro Perugino maestro di Raf-
faele, così pure il tabernacolo di legno in
fondodi delta nave, esprimente l'Assun-
ta e altri santi, nel cui mezzo ov'é s. An-
tonio, era il dello quadro della Madonna.
Nella I ."cappella a dritta dell'ingresso la
tavola di s. Fiancesco è pregevole lavoro
del secolo XV. Rimarchevole è la porta
principale di marmo di gusto gotico, for-
mante un angolo acuto, ove nelle latera-
li imposte sono scolpite due piccole teste
del ss. Salvatore e della B. Vergine, allu-
sive forse alla ricordata I/ichiiiata: è so-
vrastata da un tabernacolo sostenuto da
due colonnelle con capitelli, e l'iscrizio-
ne in carattere gotico che dichiara la sud-
detta indulgenza. Singolare è poi la fine-
stra rotonda della facciata, pe'suoi trafo-
ri di marmo. Il campanile émagnificoe
conliene il più sonoro doppio di campa-
-o T 1 V 7 ] \
iit' «Iflla cillà. Il CiiornaU' tìi lioiim del voli inni, re<iuilnnz.i ilcll immenso pnpO'
iHTi ap.StS,e\'(fs.'^cr\'tilor('R(>ni{Hio lo e lo spaio de'inoi tinì. IMagnifìcItc fu-
;i j». 7S4, <lescii»iino la solenne coionn- rono le processioni colle iininogini del ss.
/loncdflladrlla jModii^iosn iminiiginedel Salvaloie e della li. Vergine delle Oiji
la R. \ ergine delle r.i a7.i<', a coi I icone il /le, olii e V fiirliintitfi^Un gli applausi e 1
divoto [)op(ilo tibnilino ne'piìi iirgcnli Ili cintici della tnoltitudiiie piamente iute-
sogni, eseguita a' 1 7 agosto. Il j». Lmgi ncrila, e le siiifijnie delle due bande: nel
1>arlocri guardiano, coadiuvatodall'inii- passaggio avanti il monte Catillo, cpiesto
versila de'muratori e dalle pie vistose lar- rimliombò per "2000 colpi di morlari, fa-
gizioni de'Iedeli, vennealla Iodev(jle ile- eeiido echeggiar le gole de' monti bagiia-
terniinazione di lare incoronare tlal 15, '"1 li dall' Aniene. (venerali e brillanti fino-
capitolo \ alicano la s. Imningine, e ne no le serali illuminazioni, massime nella
riportò l'aiinuenza di esso. A tale eiretlu facciata esterna della cliiesa con istilego-
illenipioftì riccamentee oiaestrevolmen- lieo, il bel cam[)anilc torreggiando (piasi
te addobbato, con ogni genere di appa- alto candelabro acceso, faceva un eHetlo
rato e liiniinarie di ecclesiastica pompa. magico, e nella via di Cardano. Tu: tuo-
La solennità fu preceduta eseguita dadi- ibi d'arlifi/.io si eseguirono da valen'.i ar-
versi giorni di predicazioneanalogn di pa- listi, specialmente (piello di [)iaz7.a lliv:i-
negii ici e discorsi, e da un triilno solen- rola, che pel grandioso e bel disegno del-
ne in cui 3 oratori facondi narrarono le l'illuminazione, e pe'fuochi a vari colori
gloriediMaria.Nel i.°giornocanl()!a mes accesi fra gli alberi, fu d'un elTello me-
sa mg. "^ arcidiacono Pioli con l'assisicnza raviglioso. Si fausto avvenimento ricor-
del vescovo mg."^ Gigli; iie'dne giorni se- dcranno le medaglie coniate, e le ss, lui
giicnti pontificò mg.'IjrigantiColonna ai- magini appositamente impresse. Poscia ai
eivescovo vescovo di Recanali e Loreto. -Zf) agosto la scolaresca diretta da'gesuili,
Armoniose furono le musiche, ed a pie- prima della premiazione, con robusta e-
na orchestra nel 3." giorno, eseguile da lorpienza e con fioi i poetici ricordò tut-
piìi di yo professori e dilettanti romani te quante le sagre funzioni e gii spetta
e liburlini,e nella sera cantaronf) soave- coli pubblici delle feste fatte in Tivoli 111
mente le litanie del borghi. Il 3." giorno com lieta circoslaiiza;vfnneperciòegregia-
destinato alla coronazione fu salutato al- niente descritto in versi e in [irosa (pian-
l'alba da fragorose salve di mortaretti e lo i tiburlini e le accorrenti popolazioni
ilfll suono festevole delle eonipane. Per e- aveano veduto co'piopri occhi dal mez-
srguirla eransi recali tln l'ioina d cardinal /cdì del giorno i.^dno alla .sera de'ci.J,
Malici arciprete della basilica Valirana, ottavai iodella coronazione, che fu fcsteg-
lo'eanonici della medesima mg.' Rarbola- ginlo coH'innalzamentu di altro globo .1-
ni e mg.' Lucidi, incontrati a Ponte Lii- leoslntico, con nuovo sparo de' morlari
cane nella sera precedente dalle deputa- sul Catillo, [laragonato al monte Sinai e
'/ioni del clero, del tnagistratoedellacoin- al Vesuvio, e con rinnovare la bella lu-
missione della feola fuitnala dal vigilati- ininaria sulla piazza Itivarola, nel ponte
lissinio vescovo. I*\i veramente un ino- (iregoriano, neirimbocco e sbocco ile'cn
mento religioso commovenlissiruo alloi- nicoli, sugli alberi e ne'vidi del contiguo
che il cardinal Malici, avendo a'Iìantbi i giardino, e in tulli ipiegli ameni diiitor-
due prelati pannnici, impose l'aureo dia- ni rallegrati dalle armonie del concerto
demn sul capo della ]). Vergine delleCra- cittadino. Poco distante dalla chiesa di s.
7ie, con III II a maestà e dec(no,tra los(piil- I\biria Maggiore si trova (piella de'ss. Lo
In de'>agti broii'i, l'armonie delle bande lenzo e l'ilippo \eri , antica parroci In, i
di Tivoli e di Palombara, il canto de'di- che muiiienluiieamentM tornò ud cs^eilu,
I
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(|iia(i(.lu lo lira di s. Croce per iiii:i fruita
.il ili soUo scavala si S[)Hjfoni!ò iieli843
(Iciuo en ala Ttpoca); la uhiesa de ss. Lo-
Ji'ii.'ue Filippo rimaneva fuori della ciltìi
pi ima che cpiesla iuj'raiidi.sse Federico I,
indi ili essa si liuiù l'università de' luer-
r.anli. La chiesa parroccliiale di s. Silve-
stro, che dicesi rdjhricala da s. Simplicio,
fu tìefuimala da un parroco sul princi-
pio del secolo passato, vendendo le co-
lonne e parie murandole, onde da 3 na-
M la ridusse a una. Nelle sue vicinanze
i'anlica chiesa di s. Nicola vescovo di Mi-
la avea unilo un ospedale per ricevere i
bamhini esposti che inviava all'ospedale
di s. Spirito di Roma, quando eccedeva
il numero. La chiesa di s. Michele Arcan-
yclu nella cilladella fu fabbricala con l'an-
nesso monastero dalle monache di s. Chia-
ra. Narra il p. Casimiro, che le monache
eli s. Chiara soltentiarono nel convento
ttbilato da'fiati minori nello slesso anno
ch'essi ne partirono, e pare che vi restas-
sero fino al 1 476} '0 cui per la peste, aria
insalìibree altri gravi incomodi cessarono
liille di vivere. Denchè Sisto IV voleva
la ri [irisli nazione del monastero, ciò ebbe
luogo più lardi a istanza delcaponiilizia e
priori diTivoli, quandoPaolo III fece tras-
ferire dal monastero di s. Lorenzo in Pa-
ne e Ferna di Roma alcune monache nel-
le case vicine alla chiesa di s. Caterina
Della piazza dell'Olmo, cioè l'abbadessa
suor Evangelista da Subiaco, e tra le re-
ligiose eranvi anco due tiburtiae e altra
subiacina; indi vi fecero professione mol-
te signore tiburline. In seguito Ottavio
Martini cede al comune il silo necessario
pel monastero che divisava edificare iu
Castrovetere vicino alla chiesa di s. Gio
"vanni, la quale fu da Paolo III unita a
quella di s. Giovanni in Volano, che le
antiche religiose a veano ricevuto al tras-
ferimento de'francescani. Ma sino al i 5^ i
non poterono entrarvi le monache, ed al-
lora la chiesa di s, Giovanni prese il no-
me di s. Michele, la cui immagine per
'akare injgjioie dipinta dui sonunoRaf-
i I V ri
laele, donò loro il cardinal Ippolito ilE
bte, venduta poi dalle religiose per forte
somma, come ricavo dal cav. Dulgarini.
Di piti da esso imparo, che abolito il mu
iiasterodalgoverno francese, Pio VII riu-
nì le monache nel monastero di s. Anna,
e concesse il monastero e chiesa di s. Mi-
chele a'domenicani irlandesi. Riferisce il
p. Casimiro che il principio del monaste-
ro di s. Anna, tielto ancora di s. Maria
degli Angeli, si deve a Lodovica Marra-
coni vedova, la quale nel 1464 fu indot
ta dalla figlia d'e^ual nome a convertire
in oratorio la propria casa, ove in breve
furono ammesse altre pie ilonne a pro-
fessare la regola del 3.° ordine di s.Fran-
ccsco, chiamando S.Elisabetta il loro pic-
colo monastero, aiutato da'mioori osser-
vanti. Nel principio del seguente secolo
suor Margherita Briganti Colonna nubi
le tibuitina dilatò il monastero e gli do-
nò vari fondi, ed altri tosto ne aggiunse
Novara veilova di Piacentino Neri che in
esso si ritirò. Aumentatesi perciò le reli-
giose e divenuta l'abitazione angusta, ac-
([uislarono dall'abbate di s. Paolo fuori
le mura di Roma il monastero presso le
mura dilla città nella contrada Colle Se-
reno, al quale già denominato s. Clemen •
le e dipendente un tempo dall'abbate di
s. Cosimalodi Vicovaro,eragli stata uni-
ta la nuova chiesa fabbricata da'monaci
dopoché nel i 557 ^'"^ slata atterrata la
vecchia perchè nella guerra sotto Paolo
IV recava impedimento alle fortificazio-
ni della città, siccomedii'ià notai. Lemo-
nache però demolirono la chiesa e il mo-
nastero, fabbricandoli di nuovo e dedi-
cando la chiesa a s. Mnia degli Angeli,
con 7 altari compreso il maggiore. Spa-
ventate le monache dalla spesa pel mo-
nastero, trattarono di venderlo e risolve-
rono d'accrescerequello che abitavano di
s. Elisabetta, incorporandovi alcune case
contigue nel I Gì 6. Allora le monache fe-
cero il voto di perpetua clausura, la su
periora fu chiauiata da Clemente Vili
abbadeiìsa, e poi ebbero il velo nero chia-
>2
T 1 V T l V
nullo di grazia, neneflcalc ila più vcsco- prusMana , e convertitasi essa in seguito
vi cardinali, il ludato cardinal .Miiiesoulli alla lede callulica, lasciando i suoi hrni
Miperò tutti : riconiptalo da'sutiiasclii il cun generosa aiunifìccnza per pie i'uiula-
niunasleruclie le ni(iM;iclic ave.nKj liiscia- ziom, così nel i 83()rilurn>) areligiosi cap-
to incuni[)leto, lo ricilificù daTuiidaiiieii- piiccini. Della niuniliceiitissima contessa
li con ogni comodo, inclusi vanieiite aline- trattano anche Marocco, Mi>nnnu-nti, t.
cjua, e vi tiasreiì forinalniente le religio- i i, p. i io, e il d/ Stanislao Viola, Ti-
he neh 7o5; laonde il munifico porpora- \'oli nel decennio a p. \\(.). La contessa
to ini[)i<gò colle monache piìi «li 3o,()oo Federica Guglielma Luisa di Solins Ba-
.•"Cudi. AsscfiiK) (pondi il monoslerodi s. lulh, lìglia di Federico Enrico, e Solìa i
Elisabetta alle, zilt Ile del conservatorio principessa di Aiihalt-Beriiboui g, vedo-
di s. Gclulio, e il luogo ove aveaiio (jue- va di Nicola Guglielmo conte IJurghevcn
btc abitato lo donò alle monache di s. An- di Slesia, si recò in Ruma nel i yBc), ma
Ila ossia della Mailoima degli Angeli. La [)oi le piacque scegliereTi voli pel suo sla-
parrocehia di s. .Michele Arcangelo ha bile soggiorno, suirauienissimo culle di
mollo antica la chiesa in piazza falatiua, Ri[)oli, così chiauiato, secondo la comu-
cun cani|)anile assai inlei essante. ne opinione, dalla cousolare famiglia Ru-
Molte chiese di più erano in Tivoli do- belila libiutina, che vi ebbe possessioni
pò il secolo X, e neh 726 il Ciocchiante e villa, acipiistando il detto locale già de'
ne enumerò 26, e poi ne mancarono 6, cappuccini. Conosciutele verità evange-
Prima della soppressione degli ordini re- liche, abiurati nel 182 i gli errori de'pro-
ligiosi. eseguita dal governo francese nel testanti, abbracciò la cattolica religio-
1810, erano io Tivoli; e non furono ri- ne, ed alleltuosa verso i tibortini lasciò
|)rislinati, i carmelitani, i irancescani del l'intero suo patrimonio, perchè fosse im-
3.'^ordine,lericordale monachedi s. Ghia- piegato a pubblico vantaggio, con istitu-
la nel monastero di s. Michele Arcangelo: zioni benefiche per la classe indigente in-
piìi anticauienleeranvi i benedellini; i gè- ferma, e per la istruzione della gioven-
.suati che aveano la già parrocchia di s. Ce- tìi. Morì in Roma a'27 dicembre 1 83?,
ciliaj i somaschi per le scuole inferiori e e fu sepolta in s. Giovanni de'llorentini,
r insegnamento della dottrina cristiana, lasciando il suo nome in perenne bene-
colla parrocchia di s. Stefano, a cui fu u- dizione tra' tiburtini. Gl'istituti di pub-
nita la chiesa di s. Clemente; e forse an- blica beneficenza in Tivoli suuo anda-
cora altri religiosi ebbe la città. Oltre i ri- ti deteriorando, come il monte di pie-
cordati gesuiti, domenicHiii, ben fratelli, t;ì a cui era unito il monte fruinenta-
sacerdoti usignoli della missione, minori rioche dava denaro e grano a impre-
osservanli, fratelli delle scuole cristiane, e stanza mediante pegno, situato presso
monache di s. Chiara del 3." ordine nel l'ospedale di s. (>iovanni, edel tutto ccs-
inonasteiu di s. Anna,sonovi tuttora pu- salo ne'[)rimordi del corrente secolo. Au-
le i cappuccini, giii mtiodotli in Tivoli ticaniciite esistevano 3 ospedali manlenu-
fuoiitlellacittii insito insalubre nella con- ti dalle confraternite della ss. Annunziala,
tiada Ai(juaiegnaaldoisodclmontee[>i i- dilla Madonna del l'onte o s. Rocco, e
ma degli Arci, inuanzi che il vescovo di di s. (iiovanni.al quale per maggior ns-
Veroliing.' FuccineliGiofabbricasse lo- sistenzii degl'infermi nel 1 (394 iuroiio liu-
10 in suo fondo la chiesa e convento at- iiiti i due pi imi, e poscia concesso neh 7 :)()
liiale. Onesti liovnnsi idla pendice del a' religiosi benliatelli. Oltre l'aldo ospe-
inonte Ripulì sopiastante,con ameni viali, dale di s. Spinto pe'b imbini esposti e già
cipressi, pini e selva. Ai:(pnslat() nel 1810 1 ic<jrdato, vi ci uno pure quelli di s. Ciclo
li lucale ilallu cuulcssa Federica de Sulius e di s. Aniceto. Al solo csislcute ospedale
T I V
eli S.Giovanni laftìaiono il liburtinoDru-
nelli il fondo per una pietanza agl'infei-
mi , e la virtuosa contessa de Solnig an-
nui scudi 3oo per mantenervi 3 giorni i
convalescenti. II comune dispensa medi-
cinali a' poveri cittadini, a mezzo delle 4
farmacie della cillù,e vi sono pure le solite
condotte mediche e chimi giclie. INeli832
fu istituita la congregazione di carila per
soccorrere i poveri a domicilio , compo-
sta di donne benestanti e diletta da'signo-
ri della missione. Alle Hmciulle non man-
cano alcuni sussidii dotali. Nel conserva-
torio di t. Getulio si mantenevano 6 or-
fane, le quali ridotte ad una, per la bene-
fica contessa de Solms sono ora y fanciul-
le cittadine orfane. Con più dettaglio il
cav. Buigarini tratta degli accennati isti-
tuti di beneficenza, e de' seguenti della
pubblica istruzione, cominciando dal rife-
rire i pii legali cessali. Il comune a nicz-
zo di s. Ignazio Loiola fondatore de' ge-
suiti, neh 548 fece aprire le scuole nella
casa annessa alla chiesa dellaMadonna del
Passo nella villa denominata Mecenate,
ove dimorò ilsantoe fececo'suoi la scuola,
oggi chiesa di s. Barbara e fal)biica delle
polveriere pontificie. Poiché riuscemlo in-
comodo il luogo suburbanojfurono i gesui-
ti introdotti in città nel sitodetto il collegio
■vecchio, presso la suddetta chiesa di s. Siu-
forosa, nel 17 12 erigendosi l'attuale de-
coroso collegio. In questo ginnasio, nelle
6 scuole s'insegna da'principii di leggere
e scrivere sino e inclusive alla teologia,
e possiede la biblioteca già per la massi-
ma parte del noviziato de'gesuiti di Ro-
ma. Annesso alla nuova fabbrica del col-
legio de'gesuiti e pubbliche scuole, nel no-
vembre 1846 fu aperto il tanto desiderato
convitto per l'educazione di giovani seco-
lari di condizione almeno civile, e però
chiamato misto, atto a contenere 3o gio-
■vani: la fabbrica fu costruita con elegan-
za e decorazione, fornita con ogni decen-
za e proprietà. Deve la fondazione al be-
nefico cav. Angelo de Angelis patrizio ti-
burlino , i cui parenti godono un posto
T l V 73
f^ratìi. e d«ie ovvero quattro mezzi posti
il comune per avere esborsato 35oo scu-
di; fondazione elVeltuata nel goufalonie-
rato del nobileFili[)poCoccanari, pel pre-
muroso zelo che v'in» piegò, incoraggi tu du
quello del governatore cav. Lorenzo Mon-
dinijdi che tratta il ricordato d. 'Stanislao
Viola a p. 2 1 5. Nell'area dell'antico palaz-
zo senatorio e foro, posta nel sito piìi emi-
nente della cillà, vi fu fabbricata la chiesa
collegiata dis. Paolo, la quale dal cardinal
Roma fu soppressa e denjolita, per edi-
ficarvi nel I 648 la maestosa e nobilissima
fabbrica del presente seminario, la quale
ha 3 piani tutti a volta. Lo dolo con por-
zione de'beni della collegiata e con quelli
del convento degli agostiniani, che pure
soppresse, ed in seguito ebbe varie lasci-
te. Vi sono 3 posti gratuiti pe'giovani di
Vicovaro, uno per quelli di Roviano, e
variano da 3 posti a semiposti pe'tibiu-
tiui. I seminaristi sono circa 5o, e rice-
vono l'istruzione nel ginnasio de'gesuiti.
Le scuole cristiane elementari le procurò
il cav. Buigarini dal tiburtiuo mg."^ An-
drea Fabri canonico della collegiata di s.
Eustachio di Roma, ed ottimo e degno
erede fiduciario della conlessa de Solms,
per due maestri, e dal municipio ottenne
l'assegno pel 3."; ma mancati a mg.' Fa-
bri i mezzi pecuniari, il gonfaloniere Pao-
lo de'conti Pusterla con patrio zelo fece
supplirvi dal comune nella dotazione, e
teratinandoa pubbliche spese la fabbrica
e il necessario corredo, nel ricordato già
convento de'carmelilani: però si apriro-
no due sole scuole. Anche il vescovo mg.
Gigli per le sue sollecite cure e zelo pro-
mosse e vide condurre a termine opera
tanto vantaggiosa, come si legge nel n.
47 delle Notizie del giorno di Roma, che
descrive la solenne apertura delle mede-
sime a' 12 novembre. Ivi sono riferite le
maestose funzioni perciò celebrate, che
principiale nella cattedrale, con proces-
sione de'parrochi, del vescovo e del magi-
strato, ebberocompimento nella suddetta
chiesa di s. Pietro del sodalizio della Carità
y4 T I V 1 1 V
riccnmenlc urimta. Ivi il vescuvo ascese cliino Muml. Istniiscuift separalatncntr
il pergamo, e con breve e lobusta oin- le meiwioiiatc uiTciiie, ed in coiiTenìcnlo
zioiic iliinostiò come ilalla rella e sunla luogo n|)[)ni tnlo le fanLin'Ie di civile con-
eilurnzioMf dolln giovenlìi dipL-ude la fc- di/i'inc iiicdiaiile discrcl.i dozziiio.eil alle
Iiciiii -ì |MiL)l)liiacl>i' pi i»al.ij e (jiiesla ap- (juali le religione djinio ccccllculc edtici
iiuniu essere l'oduca/.ione clic danno i re- /ione: (|ucsta istruzione proporzionala -
ligi osi fra lei II delle scuole crislianea ([nel- niente alle classi, viene anco dal j alle fan
la classe di giovani loro allldali. Tulli poi ciiillc d'ogni ceto della cillù clic ficcpieii-
aininirniono l'eleganza e nìtidczz.i della tana le pubbliclie scuole. UicavodulG/o/--
cnsa assegnala a'religio>i,iesa ampia e ma- udir ili /ù »///<,• del i S > 7 a p. t) j i , clie mer-
giiilìca per largizione ilei ciMiiiine. e per- « i- le l»L'iieiì<;Ii<' cure ilclla cuiilerenza ili s.
ciò senni' lodalo il goiilaloiiiere eav. Dui- \ incenzode l'aoli, (in ilal novembre i 8 73
garini,clieiionrìspariniò sollecitudini per nuche la città di Tivoli va adorna del be!-
condiine a leimiiie opera colante utile, ristilntodellesciiolc nutlurnedi religione,
non meno elle il coiisigliu uui ni ci pale, ed tanto utili al! isti azione religiosa e civile
j conflati della Carila, i cpiali concorsero della cl.iNse piìi abbatuloiiata del [lopolo.E
n gaia al beiiedeiropera >tes<sa, ipiellicoii gà la città ne va i iti aemlo salutari eilclti,
assegnarne i fondi necessari, e questi col atteso l'indefesso zelo ecaritùcoii cui per-
cedereiiberamente i locali. I [irogressi te- sone Mecclesiasticlie,chesecolari si piesUi-
lici di lali scuole furono così rapidi, cbe noall'i-lruzione di qne'giovani allievi. Bel-
iiniì bastando le aule a coolenere più di lo pertanto fu il saggio di lor profillo nella
iGo giovanetti, un bell'articolo si legge pii:là e iieiristruzioiie,' hedieronocol gior-
«el n." I 5 delle .T(f)//:7'(' del giorno i\A no 3o setl(;mbrc i 87 7. celebrando con e-
i844i "*^' (I"f>le con grandi elogi all'isti- (Mlcante di vozione la festa di Maria Ver-
tuto, se ne celebrano i frulli fecondi e u- giiie Addolorata, palrona speciale dell'i-
Ijerlosi nell'islriizione e nella morale. Si lo- sliltito.l tibiirlini nel vedere si vanlaggio*
da eziandio il costante zelo del cav. Bulga- sameiite progreilire ipiesta novella i>tilu-
rini iiell'adoperarsi che fece nel suogoii- zionedi [)iibl)lica iilililàe l)i'nelìcenza,gra-
fiilonieraloper lo sldhiliiiiento delle seno- ti ne sono alla conferenza di s. Vincenzo
Je elementari in Tivoli, e die (piai.tnii- de P.kìIì, allo zelodell'oUiino pastore mg.'
ijue non reggesse più gl'interessi del mu- Oigli ed al provvido municipio cUe con
liidpio, continuava le sue amorevoli cu- generose sovvenzioni concorse sempre a
re per le scuole. Le scuole femminili delle tpielle S[)ese che sono necessarie per l'an
«oielledellaCai ita sono nel conservatorio il.iinento d' un'opera lauto vantaggiosa,
(li s. (ielulio, il quale nel i (Joo fu eretto Nel i 77 i mg.' Bandmi Piccolomini urci-
tlal p. Aequaviva generale tie'gesuiti per vescovo di Siena (ondò in Tivoli lacca-
le povere zitelle deliaciltà, in alcune ca- demiadi belle letlere delta degli Age\>oUy
se [nesso l'ni co del 'J'ievio; quindi Irasfe- e si firmò di non pochi illustri letterali
l'ito in altra abitazione prossima al ino- e dotti della corte del cardinal Ippolito
liasleio di s. Elisabetta, ed allorché le Ilio- il \i-\t', uiiitaiiieiite a vai i distinti ciltn-
iiaclie di questo si pollarono nel mona- duo tiboi lini, tra'(|iiali Del He. Qtiest'ac-
stero lionato dal cardinal Mureseolti , il cadeuiiu produsse eccellenti elletli ne'cil-
conscrvaluiiu t'introdusse neH'abbatido- ladini, prufillando delle cognizioni degli
iiii(i),uve pri'sentementesta. Sino al i83H accademici forestieri e spinti ad emularli.
fu diretto d.dle maeslie pie dette Vene- Indi (11 riaiiitnata dallo storico tibiirtino
line, nel qn.de ne iiiesero possesso le .S'o- can. Marzi, e lìoi 1 graiideiiienle, mentre
iclh dellaCaiilàjisliliilu fiiiiiceseliapian- molli de'piimi Iclleiali di Uomu n'eiano
la tulli Aapoli, ove l'inlrudusseil leOiuac- socii,e vi pi cade vano parie nelle tret|ucuti
I
T T ^' T I V 7 '^
xilleggialuicuhcquivi fhnevnno.Peròriic- f.imrnle raggiungere die per inezzodel-
cademia si sciolse nel declinar del XVII se- l'i IIiinI razione del l'istorie degli nnliclii [)o-
rolo.Ne'pi imi poi del seguente, il can.Cron- [)()li, e della giusta e ben ragioimta ilicliia-
chiante storicodeliechiesediTivoli, Fui razione de'monutnenli di que'solenni che
A'io Briganti Colonna, e Gio. Francesco per nobili e cittadini fiiHi ci precederono
Bulgarinidotlorein lejjge, fondarono l'at- e furono a noi maestri di sapienza e d o-
tiiale accademia colonia Sibillina degli gnì maniera di felice e ben ordinato vi-
Arcadi. venendo aggregata all' Arcailia veie; a tale obbietto egli volle consagrare
di Roma nel 1716, e il can. Crocchiante il suo ragionamento. Quindi dimostrò in
ne fuìi i.°vice-custode. Il celebre can. Gio. breve, che quanto i venerandi sapienti
IMario Crescimbeni custode generale di della Grecia, del Lazio e dell' antica I-
Arcadia, do Roma si recò a Tivoli, ad in- talia un sì chiaro e onorevole fine con-
coraggiarecon eloquenlediscorso la nuo- seguirono, tanto nella presente età [>ur
va colonia avanti il tempio della Sibilla, troppo da quello nella più gran parie ci
circondatoda numeroso popolo plauden- dipartiamo e ci allontaniamo : » Ed in
te, e per acclamazione gli arcadi scelsero veio io mi avviso che non si possa imi co-
per impresa il détto tempio col motto: silFatto argoroejilo svolgere e disamina-
l'atinunc ^^rf/A/^.v. Varie produzioni di re, né altrove sia piìi bello di ricordare
quest'accademia furono stampate piìi voi- lauti grandi e celebrati nomi, che in tpie-
te, ed a vice-oislodi ebbe sempre i più sta Tivoli, in questa classica terra, in cui
distinti intelligenti cittadini delleprima- ogni avanzo e ogni sassoci pongono di-
rie famiglie. Trovo nel n. 17 del Diario nnnzi agli occhi avvenimenti di secoli, che
di Roma deli844> che a'22 febbraio si alla mente ci tornano o le lìiagnaniine e
lipristinò la colonia arcadica Sibillina, stupende glorie della romana repubbli-
e nel dì seguente gli accademici si riuni- ca; o gli arditi, ma sfortunati conquisti
rono nella gran sala del palazzo munici- di valorosi capitani; o le smisurale gran-
pale a tal uopo. La solenne apertura ebbe dezze dell'antico impero del mondo; o
luogo con forbitissima orazione del eh. finalmente i versidi poeti, la cui fima du-
cali, d. Domenico Zanelli, che ne celebrò rerà quanto il moto lontana ". Parago-
l'avvenimento, insieme a'pregi di Tivo- nando le antiche colle presenti lettere, vi-
r, dell'Aniene e de'suoi cunicoli, parlan- de il facondo disserente tanto splendore
do del quale ne riporterò un eloquente e gloria da un lato, tante tenebre e viltà
brano. Indi seguirono le poetiche compo- dtìll'allro; gridò agl'italiani di far senno
sizionide'mendiri della colonia sul tema; abbandonando la mala via, le novità e le
Risorgimento d' Arcadia. ^e:\\''\%\ef.%oa\\- pazze dottrine delle straniere nazioni, che
no in ottobre ebbe luogo altra solenne a- vagheggiano il vederci a loro soggetti, e
tlunanza desìi arcadi tiburtini, e meritò schiavi almen nelle lettere e ne"li studi,
le stampe : 1" Orazione accademica re- se ciò non ponno colla forza del coraan-
citatanella radunanza degli Arcadi Si- do ottenere. A ciò evitare scongiurò gli
hilliniin Tìk'oUV ottobre dell'anno 1 844 arcadi che faceangli corona, di a\er seni-
dal principe d. Pietro Odescalchi de' pre a cuore la purità delle lettere, Tono-
duchi del Sirmio, Koma ìS^^.Pvese il re e la gloria italiana. » Ed in vero, chi
ciotto disserente per argomento il fine per meglio di voi può a tanto utlicio satisfa-
cui furono istituite e devono sempre mi- re? \ oi chesietedi que>'ta Tivoli, di (jiie-
l'are le umane lettere, ch'è quello d' in- sta nobil città, nella quale, ovechè vi cor-
fortuare ognora più gli uomini a virtù ed ra lo sguardo, vi si para dinanzi un mo-
a raggentilirneleabiludini e le costuman- numento che a prezzo d'oro e di sangue
ze.E siccome un tal line non si può piìuel- p igherebberodi avergli stranieri in quel-
f 6 T [ V r I V
le loro gelide e tenchrnse cuiilradc? Qua golithc, sono singolari e di bellissimi la*
voi avete i venerandi nvaiizi dc'teinpli di vori rnj)[)orlo a'Ioio tein[)i. Di due ina-
Vesl;>, ilella Siijilin, del Sole e di Eico- iiicte sono costruite le più iiiiticlie, die
le; fjiin le menici ie celchiatissiiiie delle coinunenienle adolliivano nelle aliitazio-
ville ili Manlio Vopisco, di Quinlilio Va- ni le Ireinende fazioni d^^'gut Ifì e ffhihcl'
IO, de Hassi, de'Cassi, di IWuto il giuri- lini, benché se ne vedano ancora delle
sta, di Orazio Fiacco; e per tutte, qua voi belle ad un solo arco. Al parlilo guelfa
avele le meravigliose memorie dell.i gran seguace del l*apa appartengono quelle ca-
villa di AdrìaiKJ, il (pjale nella sua pazza se die formano una croce quailra, delle
e sfrenala ^upcr•>llZlone vi orricdM non- (juali podie reslauo, tolte torse per l'in-
diuienodi una gloria ancor più cara e più comoda costruzione die obbligava il te-
sublime, perchè tutta santa e cristiana; laro a 4 scompartimenti; ed è rimarchc-
(]uella giuria intendo io dire di Dvcrdato vole quella i/casa restata da piazza Ri»
de' vostri concittadini un'intera famiglia vaiola al duomo, nella (|uale si vede nel
ili martiri alla Chiesa. Si, o arcadi, sol- mezzo della croce scolpila uii.i te*la al-
lo (picslo cielo, ove canlarono e Catullo lusiva a'fitli avvciiuli tra le due fazioni
ed Orazio; alla veduta ditpiesle vostre e- dal i ^07 al i43G, Ira'tpiali (piello che
ternecelebrità, lasciatevi dalle vostre mu- barbaiamente tagliarono la ICNla a molti
se inspirare; questi vostri immollali a- del contrario partito, e l'appesero nelle li-
vaiizi cantale, e spesso co' vostri scritti il- ncslre delle case (piali trofei. Si vogliono
lustrate, se volete essere in fama nella del piutito ghibellmo o imperiale, rap-
lueiiioria degli avvenire". Vi è il teatro presentato precipuamente da'Colonnesi,
denominalo Ercole, decente e piccolo, di quelle case che hanno ilue ardiL'lli per lo
cui leggo nel n." 42 ilelle \olizic thl gior- più acuminali con culuiiiiella nel mezzo,
no di Uoma del i844>^''^ "*^l celebrarsi e la più bella in marmo si osser*a iucun-
l'accademia letteraria, il teatro filodram- Irò la fontana di s. Croce. L'arco ddl.i
malico e l'accademia filai inonica ese"ui- casa nelli strada del Trevio, oltre la buo
te in Tivoli neir ottobre, andò pure in iia archileltur.i delle (ìiieNlre del secolo
isccna nel teatrci d'Ercole la lìlodramma- XVI, forma un ornato airanlidiilà del-
lica tiburtina con alcune comiche prò- la citl.i, rammentando la potenza de'pri-
diizioni. Questo teatro sono pochi anni valicilladini ne'iIecorsisecoli.Slaule l'iii-
che lo costriù un privalo cittadino, poco finità de'monumenti che Tivoli antico e
distante dal |>alazzo municipale, capace suo territorio conteneva, non vi è casa
di contenere circa 9,70 persone, compre- che non abbia vestigia di qualche frani-
si i due palchettoni e iio palchi. Perla mento incassato ne' muri o trasformato
città sono sparse molte belle case e vari od usi diVL*rsi. Racc<jnla il Campano nel-
palazzolti, che fanno poco eflellu per l'ir- lu vita di Pio li, che questo Fa[>a allìue
regolarità delle strade, ap[)arlciiendo la dipoireim fi eno durevole a'iivolesi e in-
coslruzione o il riatlamenlu dall'antica hieimMutdare la sicurezza della cillà,i'ecu
forma agli iillimi due secoli. Però fui- coslruirela rocca ocilladella, nel silosuin-
niano 1' abbellimento della città le case dicalo, e dal suo nome tu diiaiuala l'i<i.
e massime tra le piccole (pielle ornale di IS'egli scavi per la sua fabbricazione si tru-
sporli d'una cenlinalura del tulio mio- vnrono le ruvined'un'anlica fortezza che
va e capricciosa, di costruzione ilal 1000 si suppone eretta dairiui[)eralure Federi -
a tulio ililoo; le non mutilate ì\.ì' re- co I, (piando ampliò la città; e siccome si
Mauri, iidlassiemc sonoil'unaspelto pit- rinvennero pure gli avanzi d'uu niaoslu-
toresco, non rinvenevole ne' luoghi cir- so aiililcatio, loiono deplorabilinenle do-
cuuviciui, La variclà delle lìucslrc dette mulili per servirsi dc'cciuculi alla custru-
T I V
EÌone (Iella rocca. L'esistenza del l'an fi tea-
tro è confermala dalle iscrizioni rinvenu-
te nelle ficinanze; né può dubitarsene,
mentre l'opulenza delia città, e il doncor-
so degli antichi ricchi romani nelle loro
ville dell'agro tiburtino lo rendevano ne-
cessario a'di vertimenli.La rocca costrui-
ta d'ordine di Pio li, si formòdi due gran-
di torri rotonde, rivestite di sassi squa-
drati di tufo, la più grande alta piedi i 3o
e l'altra i oo, con un murogrosso che dal-
la torre più grande serviva di passaggio
al baloardo, che si vede sopra l'antica por-
ta. Fece formare tra le due torri un cor-
tile quadralo con altre due piccole torri
agli angoli che non ultimò, nel quale si
entrava per due porte munite di ponti le-
vatoi, come pure due grandi cisterne, non
passandovi come al presente l'acquedot-
to dell'acqua Rivellese, quali cisterne ser-
vono oggi di conserva a tale acqua. Restò
così fino ad Alessandro VI, che fece id-
timare le due torri più piccole a'Iati del
quadrato del cortile, nel quale fece edifi-
care varie comode abitazioni colie sue ar-
mi e poi diroccale, e vi alloggiò nel 1 494>
secondo il cav. Bulgarini, poiché superior-
nienle col contemporaneo Burcardo dis-
si che abitò nel convento di s. Francesco.
Aggiunge il Crocchiante, che Pio II cir-
condò la rocca di larghe e alte fosse, la mu •
ni d'artiglieria, che poi rapirono i Colon-
nesi nel sacco dato a Tivoli, né vollero più
resti tuire,e che dal Cam pano fece compor-
re la seguente iscrizione e poi scolpire so-
pra la porta della medesima (il Nibby ri-
ferisce un distico dello stesso Campanodi-
verso dall'iscrizione). GraLahonis Invisa
tnnlis Inìinìca superhis-Suìii libi Tibur,
Enìììi sic Piiisinstitiiit.A^s^wiuge il Croc-
chiante, chel'edifizio fu terminato del tut-
to da Pio IV a spese del comune e altre-
sì de'privati. Servi la rocca di residenza
a non pochi governatori, e principiò ad
essere abbandonata ne'primi anni del se-
colo passatoie nelleguerre tra gli spagnuo-
li e i tedeschi nel 1 744>fiuesti la fecero ri-
pulire e ristuurare, in parte a spesedelco-
T 1 V 77
mune. Si potrebbe risarcire a uso di pri-
gione, anche per impeilire la rovina d'un
moniimentu tanto rinomato nella storia
di Tivoli, e come l'unico forte da questa
parte vicino a Roma. Occupato da'cardi-
nali d'Este l'antico pubblico palazzo col
consenso de' Papi, dopo la morte del car-
dinal Luigi, il municipio si rivolse a Sisto
V onde provvedesse all'oggetto, ed il Pa-
pa somministrò il denaro per comprare la
metà dell'abitazione d'un Mendoza, e l'al-
tra metà fu acquistata dal pubblico co'de-
nari d' un censo, dal medesimo crealo a
favoredis. FilippoNeri,e così restò prov-
vista la cillà delle due residenze gover-
native, co'rispeltivi ufilzi e prigioni, e col-
la Dumicipale che fu poscia di mollo in-
grandita circa la metà del passato secolo
e nel corrente si terminò d'abbellire. Nel
cortile, sotto il portico, per !e scale, nelle
sale vi sono molte iscrizioni auliche, ba-
si di n)armo, frammenti d'ornali, torsi di
statue e un cippo. Nella i .' sala in tavola è
un bellissimo s. Bernardino da Siena comu-
nemente stimalo diGiolto;ma questi morì
nel I 336 e s. Bernardino nacque nel i 38o.
Nella 9.." il gran quadro della B. Vergine
con due Santi, è opera di buona mano del
secoloXVlP.in una parete è incassata un'i-
scrizione a musaico esprimente gli edili
che colle mullecostruirorio il tempiod'Er-
cole, ed appresso un'ara votiva ad Erco-
le Tdjurte vincitoree molto stimala: l'op-
posta parete si crede dipinta a fresco dai
Zuccari, e rappresenta il quadro grande
della Sibilla tiburlina con Augusto genu-
flesso avanti la Vergine col Bambino, su
di che va letto l'articolo Sibilla: presso
le finestre sono incassate due iscrizioni
singolari , che ricordano la carestia del
1 5o5 in cui il grano valeva scudi i ?. d o-
ro al rubbio, e l'abbondan/a deli5o6 in
cui il grano si pagò 8 carlini al rubbio,
ed in ambedue è scolpita la dimensione
della pagnotta: nel rimanente delle pareli
sono molle iscrizioni dedicate dal muni-
cipio a'benemeriti della città. La 3.'' sala
ha ricoperte le pareli con islampe di sta-
78 1 I V
lue riiivciKilc iiciriiiitu lir ville lihiirlinc:
ih|iiaclr()iJij)j)iiSeiiliniliI'iu\ 11 fuesc-j^ui-
lu UL'li8ou, iiiiìeiue alla rovinala e per-
(liiUi ciiliila ileli'Aiiiene, per ciii si rende
più intercssiinte. L;i gran sala Lilla dipin-
gere nel i<S3') a clnciruscnrij con ornili,
contiene il Inizio niarniuieo di Gregorio
X\ 1 scolpilo dal celebre coinmeu>l. Te-
lier.ini in tale anno, con sottoposta iscri-
zione d'cliiaranle le \iceiiile deirAniciiee
i Lenelìzi recati alla cillii dal niiiiiinccn-
tis$iniol'ontc(ìce:i diiccpiadn laterali, iiitu
rappresenta la rovinala caduta deli A nie-
ne nel 1 SiG, con Leone XII die la rimi-
la avente a iìanco il sagacissimo mg/ Ni-
colai coiu ni issa rio apostolico pe'lavoridel-
l'Aiiiene; l'altro la nuova caduta del nie-
«lesinio avvenuta a' 7 ollohie i835 alla
jiresenzadi GregorioW 1.11 «juadro della
\ùlta sopra la porta d' ingresso eSj)riine
Augusto clie tiene pubblica udienza nei
portici del teuipio d'Ercole: quello sopra
le finolie, s. Uoniualdo che inleiccde da
Otloiie 111 la liberazione della città dal-
l'assedio e di non piìisleriiiinarla: di pio-
spetto all'ingresso viene espresso Adi iuuo
\'l clie conferina alla città gli antichi pri-
vilegi, dichiarandola indipendente dalle
ij>ur[)azioiii del senato romano: sopra il
J)uslo ili G: l'gorio X\ 1 è ilipuito il suo so-
lenne ai rivo in Tivoli nel i 83 j. Nella se-
{^leleria tra le altre vedute e stain[)e ri-
giiardantiTivoli,vi è quella della grolla di
JNettnno falla incidere nel 18 1 1 dal general
]\Ii(illi>. la (piale essendo rovinala nel fcb-
Ijraiu I 8'2G e poi distrutta, sarà col tciii[)o
uno slainpa rara. Si conserva pure in ipia-
ilrellu la ricevuta di s. Filippo del 1 'Ji8() pel
ricordalo censo. Lo stemma della ciltà, i
tli cui colori sono il rosso e turchino, rap
preti nla un fiume con un [ionie a 3 archi
in piospettiva,>opra il (piale elevatisi due
torri, e in mezzo ad e^se è un'aquila ad ali
spiegate: nell'estremità delle torri è in una
il molto-V(»/////^/.v, allusivo al governo che
litìa\eanogliol'.iinali,niirallia/./7<'/-^/.<',
mollo alltisi\«) airindi|)enden7.a ns^oluln
ili pi lucipc e vussalljyj^io; nel pai apcllu
T I V
del ponte Tihur suiuiIntii,v\covi\A\rM'-
pitelo datogli dal caiitor d'Enea, per di-
mostrar la giuria e costanza nell'iinprese e
gì nei ose azioni, ripetuto da molli scritto •-
11, alcuni dcijuali l'iulci pi t lanocome aj)
plicilo all'elevatezza e uineiiità dell'ubi
cazione della città, alle sue forze, al suo
commercio, alla sua opulenza, il che già
rilevai. Uifei isce il Marzi,che i diversi e|»i-
teti dati dagli scrittoli a Titoli, dal cai di-
n il Dernardiiio Spada furono fcitti scri-
vere sulle jiorte e lìneslreilel palazzo Cesi-
Itigiiano, oggi del duca ISlasMini, situato
presso la porla s. Croce. Leggo nel bre-
ve Palrrna. di Pio VI, de' 1 8 dicembre
1789, Bull. Rnm. coiìt. t. 8, p. 877, la
concessione: fii(ìnlgrttirlll//gistni/iti Ti-
ìiìifi, ut in l'Oiiitn functiniìiliiisftisciliitx
\-ulgn Mttzza Clini Linln-Uii iti pnssil.
Sul governo, giurisdizione e magistrati
di Tivoli, ecco quanto riferisce il cav. Dui*
garini. Dopo la morte di Tiburlo fonda-
tore di Tivoli , tutti convengono che la
città si reggesse in repubblica unita alle
altre cillà del Lazio. E cerio che avesse
il senato, colle cariche di dittatore, pre-
tore, decurione, edile, censore e altre la
uso nelle ciltà che si governavano da se.
Vi erano i ministri del culto jiagauo, co-
me il curatore [lel tinomalu tempio d'Er-
cole, il namiiie di Giove, il llamine Au-
gusta le, il prefitto Quin(jurniiale de'sa-
lii,ed i collegi degli A[)ollinari, Adrianali,
Veriuni, Ai vali, le vergini N'eslali, ed al-
tri propri delle cillà libere e coiifedeiate
de' romani del Lazio. Questi magisliali
amministravano rispellivamente gli ollici
ed erano scelli dal coi pò degli ottimali.
Le dipendenze della cillù furono denomi»
nate nell'impero romano, regione Tibur-
liiia, la (piale si estendeva in tulio il pue»e
degli eipiicoli da Siibiaco lino a Corsoli
Terso oriente, verso mezzodì sino u' po-
poli di l'renesle o Palestrina, e di Peilo
Ola Gallicano. Si eslese ali occidente cir-
ca 5 miglia lungi da Roma verso il ponte
Salaro, vicinu al sito ove si accamparono
i ^alli dopo tu molle d'uno de'loiucapi.
T I V
0"ic<lo dumiiiìo di già listcclto dopo la
vitluria ripui'lata da'roinaiii sui libuili-
iii null.i presa di Pedani, l'anno 4' 7 <^''
Kouia, fu chiamalo dopo l'invasione de'
harbari contado di Tivoli, cosi anche no-
minato das. Giecrorio VII nel concilio del
I o84- Ma per le successive gnene si an-
dò di mano in mano rest»ini;endo,e molti
paesi li distrussero gli stessi liburtini.ol
Ire le guerre accanite. Il Lolli riporta i se-
guenti castelli: Caslelnuovo, Montevcr
de, Castel s. IMaria, Castel Percile, Caslel
Paterno, Castel Salape, Castel s. Onesto,
Castel Seminavia, Caslel Semproniano,
Castel l'ortica, Castel Arcione, Monte Sor
ho e Poggio. i\on pochi paesi passarono
sotto il giogo de'signori che sene impa-
dronirono colla forza, e dopo iliooo ap-
pariscono nello Statuto Tiburlino tribu-
tarli d'un tenue censo i soli cartelli e ter-
re della Scarpa e del Lago, Roiano e Ro-
ianello. Arsoli, Vallinfreda e Portico, Vi-
varo, Petescio, Montorio, Caneuiorlo e
Sinibaldo, Collalto e Burgaretto, Pietra-
forte, Odiano, Screa, Pielravalle e Ptoc-
ca Salice, e l'abbazia di Subiaco. La città
si resse sempre nelle varie vicendeco'pro-
pri magistrati, il i .° de'i[uali circa il i odo
chiamavasi conle, e lo era il fratello del
vescovo Guallero. Nel trattato convenuto
co'romani nel i254 <^ • 2^9> ^' stabifi che
i medesimi avessero la rettoria della cit'à
e vi nominassero un signore romano per
conle,i he ilo vessesolla 11 lo amministrai e le
leggi statutarie della medesima senz'altra
giiuisdizione. Michele Giustiniani, /^(''l'c-
scovi cgOK'ci-iiatorìdi Th'oU ,\xoi\\^k 1 6G ",
tra la serie de' secondi riporta i più bef
nomi dell'antiche famiglie specialmente
romane. Il conle veniva tialtato a tutte
spese della città, e finito il suo odlcio era
soggetto al sindacalo come altrove. Per di-
sposizionestalutaria non poteva esser con-
te un liburlino. Veniva circa tale epoca
da'cittadini eletto altro magistrato rive-
stito delle medesime giurisdizioni civili e
criminali de! conte , denominato capo-
niilizia perchè era il supremo comandan-
T l V 79
te della milizia tibnriina, tjJ avea magi-
si rati subalterni che lo coadiuvavano nelle
varie funzioni amminìsliative e militari
della città e sue dipendenze, i principali
de' quali furono tre chiamali priori, per
la I .° volta eletti nel i 458. La città era di-
visa in 4 l'ioni, ognuno de'ijuali avea un
capilanodenoiuinalu contestabile con i oo
soldati cittadini e aoGall'occorrenza, sem-
pre pronti a'suoi ordini. In tempo tli guer-
ra si chiamavano e as>olda vano soUlili da'
castelli e paesi soggettile nelle guerre del-
le fazioni guelfe e ghibelline si trova a-
ver Tivoli messo in piedi corpi di trup-
pe dai ODO sino a 4ooo fanti e 5oo ca-
valli comandati dal capomiIizia,e in tem-
po di discordia alle volle da esteri capi-
tani, assoldati co'Ioro armali avventurie-
ri. Adriano VI tolse a'romani, ed assunse
perse e successori suoi la rettoria della cit-
tà, per le continue questioni di giurisdi-
zione che insorgevano tra' due popoli, con-
servandole tulli i privilegi sta{ntarii,con
pieno contento de'tiburtini, stante lecon-
tinue gelosie de' partigiani Colonnesi e Or-
sini, che da tanto tempo aspiravano a im-
padronirsi della città, come fecero d' litri
luoghi vicini a Roma. Tale gelosia fu cosi
grande che avea fitto emanare una leg-
ge statutaria, per la quale era punito di
morte e confiscalo ne' beni chiunque cit-
tadino attentasse d'introdurre in Tivoli
signore o barone, e la confisca segui va pu-
re se rendevasi contumace. Quest.i ter-
ribile legge fu quella che preservò la li-
bertà alla città, mantenendo pei opera de-
gli ottimati che ne tenevano il governo, lo
slato di difiidenza tra'ciltadini. Perciò e
quale luogo neutrale nel centro de' loro
dominii, tulli i baroni de'castelli circostan-
ti ne desiderarono 1' alleanza. Ebbe Ti-
voli vari popoli a confederati , e princi-
piando dall'epoche antiche, olire le città
Ialine, lo erade'campani, de'capuani, de'
galli e de'sannili; ne' secoli di mezzo de*
perugini, velletraui, prenestini, tuscula-
ni, e viterbesi co'quali tuttora si conser-
va, essendo per legge uauuicipale dichia-
go T I V TI V
rnli ciltndiiiì 6cnnil>ii:voIiiici)lc dclli* dtic solloposto il rc^iiue rnuiiicipalo a(|iiclIo
citl:i le (lue popolazioni cu'i'i>ipcUÌvi pei- vni-ia/.ioni coniuiii a ttitle le città e lim-
viicgi, felicitandosi le loro niagi^tiatm-e giti dello stato, di cui riparlai a PnionR.
nelle feste Natalizie. Nel tornate iinmc- Oitre il c.ipoinilizia, eli' era scello tra le
dialanienle sotto l'alto governo ile'l*.ijii, piìi illustri famiglie e distinto col titolo
Tivoli non ebbe piìi il conte |)er rellore, di iiolulis \ìr, che risiedeva nel palaz/o
ma governatori prelati spediti con breve municipale, ricerendoillrattaiuenloa spe-
npostolico, e talvolta cardinali cospicui, se del pubblico n lutto il secolo XVI, ca-
nlcuui di essi nipoti de'Papi, le notizie de' lica annuale e [)0Ì ridotta trimestrale, il
quali si potino leggere nelle biogralìe. Essi cui nome durò sino al principio del cor-
furoiionel I JiiSeiJagl'ocnpeo Co/o/i////, retile secolo; dal i478 in poi gli Intono
dal i53o al i534 Ercole Conzd^ti, dal aggregati due o Ire cittadini prima del ceto
i535al i537 Aless.mdro Farnese, dal nobile, poi del popolo, co'tiloli il'aggiuu-
i538 ali 544 G'o- Domenico de Ciifìis, to,d'anziano e più spessodi priorejcU'era-
dali 55o al I 57 I Ippolito d'/vT/c il giuiiio- no scelti uno per contrada. Inoli re era vi un
re, dal iSya al i SST) Luigi d' /ivA-. dal consiglio couiposto ili ciltHdini, die uà
i5f)7ali6o4 Cailolomeo CVv/, dal iGo5 tempo furono pre»i dal solo celo primario,
ali(j()7 Alessandro d'/vv/t', dal rC)?, 4 al formandosi in diverse epoche di 20, 3o
iG3i Francesco Barberini, d.d i'332 al e sino a 4o, e ridotti anche a soli f) in
iG.|5Anlonio5rtr/'<'ri/i/,dal i658aliG70 tempo del governo de'cardinali d'Este, i
Flavio Citici. L'ultimo de'prelati gover- quali discutevano i pubblici affari. Quan-
iiatori fu Marco Corsi patrizio (ìorenli- do poi si trattava di negozi di grave en-
no nel 1721, dopo il (piai tempo furono tilìi, si adunava il consiglio generale di
inviati semplici dottori col titolo di vice- 3o individui per rione. Eravi un collegio
gerenti. Il cav. Dulgarini riprodusse un di dottori che siedeva separatamente nel
illuslrenoverodi conti, governatorieluo- municipale consiglio, Ira'quali per turno
gotenenti di Tivoli delle più nobili fami- si sceglieva un giudice, denominato iSV-
glie italiane, ricavato dal Giustiniani eda diale, ch'era l'uditore del capomilizia e
posteriori documenti , dal 1 Sy j 01171 8. giudicava ini." istanza quahiiupie causa.
La città non era soggetta al pagamento 1 nolari ancora erano riuniti in collegio,
d'alcuna tassa verso d governo di l\oma, e in un'epoca si nominavano ilal magi-
tranne il censo d'annue 1 000 libbre e scu- strato. L'elezione del luedesimo si faceva
di 7. 'io, imposto nel detto trattatodel I i'iq, dal consiglio (piasi nel modo che si eleg-
ed il governo nulla spendeva per Tivoli, geva infloma inCaiiipidoglio il magistrato
dovendoessO|)agar tutti gl'impiegati coni- del Senato Riniiiino (/ .ì. A motivo ile-
preso il governatore. Quando il l'a|)aab- gl'incendiide'pubbliciarchivi, s'ignora l'o-
bisognava dì denaro pereti aoidinaiiecir- rigine del celo primario di Tivoli, sorto
costanze, faceva domandare al magistra- ftirse coll'occupare le prime cariche mu-
lo un sussidio, e il comune lo soiiimiui- nicipalì ne' secoli ilopo il 1000, come iti
strava prontamcntesecundoloslalodi sue tutte le città libere italiane non soggette
finanze; di fitti contribuì ducali 3(Ki() per al vassallaggio. Dovea esservi distinzione
far fronte alla guerra contro Ladislao re di celi sino ilal tempo dell' assalto dalo da
tli Napoli neli4ir>i e scudi 3uoo per la Tolila re de'goti nel ").(.3, mentre venni:
ttifesn dello stalo ccclesiaslico dall' armi ucciso Cateto principal cittadino, parngo-
sttaniere nel iGG.j. Patimenti in tempo nato per le sue virtù a'priini signori d'I-
di gueiia la città fuiiiiva al P.ipa, sene tali.i. Nel >.." assedio pustoalla città da < U-
bisognava, le sue milizie «• del tulio ((pii Ioni! Ili, suiiirono a intercedere il per-
pnggialc. Dipoi e negli ultimi due .secoli fu dono ed umiliarsi n lui eiinrli jirunarii
Ti V
nWs, il che fa conoscere esistere già un
ceto distinto; prova indubitata ne'succes-
sivi secoli sono le case costruite dal 1200
al 1 5oo,dove si vedono tuttora scolpili in
inariuu gli scudi e stemmi gentilizi de'pro-
prietari, (piando cioè non erasi introdot-
to come oggidì l'abuso di usare quasi co-
munemente questo pregio riservato alla
sola nobiltà. La salutare e morale pram-
matica poi emanata dal municipio nel
i3o8,circa il vestiario delle donne nobili
e plebee,chiarameate dimostra l'esistenza
del ceto nobile. Altra prova si ha nel i 384
(o meglio neh 378, sebbene come dirò vi
fu altre volte) pel ricevimento d LJibauo
"VI, il quale fu ossequiatoalla porta della
città dui magistrato iusiemea quantità di
nobili cittadmi. 11 nominato re Ladislao
scrivendo neli4i3 a'magistrali munici-
pali, die loro il titolo di nobili uomini. Lo
Statuto Tiburtino approvato da 4 V^l^^
e stampato neli5?,2,dà il titolo i\\ noln-
lis vir a vari cittadini nel medesimo no-
minati, mentre gli altri del ceto cittadino
liceveano il titolo di magnifico. Il titolo
di patrizio tiburtino si rinviene dato da
Francesco Marzi apW Flistoria ampliala
di TÌK'oli, Roma 1 665. Da quel tempo in
poi si praticò in tutti gli atti pubblici ,
quindi nel lyaS con approvazione della
congregazione della consulta furono re-
datti nuovamente inorai delle famiglie pa-
trizie nella tabella Aurea appesa nella gran
sala municipale. La stessa congregazione
con due decreti confermò il privilegio alla
città che a tali distinte fumglie esclusi-
vamente dovesse appartenere 1' esercizio
della carica di capomilizia i.° magistrato.
Può essere conferito il patriziato co' di-
ritti di cittadinanza anche a'forestieri, per-
sonale a'non possidenti, ed ereditario mas-
sime a'signori distinti che in Tivoli pos-
siedono, e Pio VI accettò colle sue mani
il diploma pel patriziato de' nipoti duca
d. Luigi e d. R.omualdo Braschi poi car-
dinale. Il suindicato regime fu interrotto
dalbreve periodo della repubblica roma-
iiu del 1798, cui Tivoli fece parte. Quiu-
VOL. LXXVI.
T I V 8r
di nel I Bof) riunita Roma da Napoleone
I all' impero francese, e nominata capo
dei di lei dipartimento, Tivoli fu sotto-
prefettura del medesimo sino ali8i4, go-
vernala dal sotto-prefetto, contenendo un
circondario d'8 cantoni, compreso Tivoli,
con 62,827 anime. Erano capoluoghi di
cantone; Anlicoli, Monte Rotondo, Ole-
vano, Paleslrina, Palombara, Vicovaro,
Subiaco. La città si governò dal maires.
Tornato Pio VII alla sua sede, neli8i6
pubblicò il sistema generale municipale,
abolendo tutti gli statuti e consuetudini
locali. Daquel tempoil magistrato si chia-
ma gonfaloniere il capo, e gli altri anzia-
ni in numero di 6; 36 consiglieri, 12 del
i.°ceto de'patrizi,i2 del 2.° ceto de'cit-
tadini,ei2 del 3.° ceto d'industrianti. So-
no nel consiglio due deputati ecclesiastici.
Vi è la congregazione araldica d'8 con-
siglieri del ceto patrizio , presieduta dal
presidente di Roma e Comarca. Della sta-
tistica sulla popolazione, de'costumi de'
tiburtini, delle rendite e spese della mu-
nicipalità, dell'imposte e degl'illustri ti-
burtini egregiamente eziandio tratta il
cav, Bulgarini , e di tali ultimi con esso
in breve vado a far ricordo. In ogni tempo
Tibur o Tivoli vantò molti illustri e di-
stinti nell'armi, nelle magistrature,in san-
tità di vita, nelle dignità ecclesiastiche,uel-
le scienze, nelle lettere e negli onori. Nel-
l'impero romano fiorirono lìMunazioPiau-
00 discepolo di Cicerone, confidente di Ce-
sare Ottaviano, chea di lui suggerimento
prese pure il nome d'Augusto; versatissi-
mo nelle lettere, eccellente nell'armi, e-
diiicò Lione nella Gallia e un tem[)ìO a
Saturno in Roma. Il d.' Stanislao Viola
con molta erudizione pubblicò nel 1845»
in Roma un opuscolo Sulla patria e ge-
sta di Munazio Fianco. Marco Plauzio
Silvano console, che per le guerre vinte
nell'Illirico ebbe gli onori del trionfo. Ti-
berio Plauzio Silvano prefetto di Roma e
con5ole,per le vittorie sul Danubio ricevè
gli ornamenti trionfali a proposta di Ve-
spasiauo. Publio Plauzio Palerò Iriuia-
6
8i T I V T I V
ìrirn e piocmisolt; tli Sicilin. Aliic notizie tulio e Siniuiu^ia, e loio " Jìi^li riesccn-
^11 (|ncsri 3 illustri til<urliiii si leggono nel- 7Ìo, Giulinnu, Neinesio, l'riinitivo, Cut
le loro Inpidi nel srpnlcro ni ponte Luca- slino, Slaltco, Eugenio, ed Aiunnzio fin-
no, e in J)onit*iiico ile Sanclis, Disserta- lcl!o<li Gelulio tribuno miiìtnre, tulli falli
lioni sopra In villa iFOrazio Flacrv. il mai lirizzni-e nel i 34 in Tivoli ilairiinpc-
Afansolvo ile Plauzi in Tivoli, e Àntino latore Adi lann, per non volere rinne£»ni e
citili e miinicij)io de Morsi ^ Ravenna la lede di Cristo. ALbiaino di Fulvio Car-
1 '-H.|. Manlio Vopisco, fiivoritodi Domi- doli, Passio ss. MM. Crlnlii, Jmaiitii,
7Ìano, console sotto 'Iraiano, dotto lette- Cfrcalis, Primitivi, Sim/)liorosar, et sc-
ialo che fabbricò in Tivoli la sontuosis- ptcni fìliorum, nolis et (lissertalionilntf
sima villa del suo nome, dalla cui descri- ilhtstrala. Roroaei 'j88. Vi è pure un ri-
rione fatta «la Stazio si vuole di patria ti- sii etto della storia diTivoli, sue anlicliità,
burlino. l'Iancina dell' illustre famiglia amenità e celebrità. Giuseppe lìocco Vol-
Miinazia tibuilina, moglie diGneo l'iso- pi gesuita, / ila di s. Sinforosa . Rt)ma
ne, si uccise di propria mano come il ma- 1734. I ss. Generoso e Maioi io fatti iuTi-
lilo per non iucouliaie il (eiro del cai- voli mai lirizzaie da Genserico re de'van-
DeHce per la morte di Germanico. \ a- dali. l'apa s. Simplicio figlio di Castino
10 e Tucca poeti amici di Virgilio, la cui principale ciilndiuo di Tivoli. Le ss. \ it-
Eneide euiendiiioiio ti' ordine d'Auguslo. Iona e Anatolia vergini e martiri. Il ino
Quinto Copoiiio, generale deirarinala di nacu beuetliiio s. Severino, al cjiiale Ono-
Pompeo conilo Cesare. Crasso Coponio rio I fece eiig«'ie presso Tivoli un sonino-
spedilo da Ottaviano governatore del tio- so tempio di fini marmi, con pavimento
minio confiscalo adArclielno figlio d'JCro- di musaico e splendide dorature. Il sacer-
de.CaioCoponio pretore iiiRoma, nelle cui doles. Cleto, porzione del cui corpoènel-
medaglie colla .Mia elligie, al rovescio è la la callcdiale. Le ss. Irimdine, Romula e
clava d I-rcole colla pelle del leone, al- Redcnla, le itlifpiie delle (juali si vene-
lusiva alla sua discendenza da Tivoli, cil- rano nella caltedrale,liasfenlevi dalla col-
ta sagra a quel nume. Gneo Coponio e- legiala di s. Paolo (e parte in Roma, come
resse una statua alla Fortuna nel tempio notai nel voi. LXX .p. 27.6).ll sacerdote s.
d'Ercole in Tivoli. Rubellio Riandò ».posò Quirino. Il camaldolese s. Venereo con-
Giulia figlia di Di uso e nipote di 1 iberio, temporaneo <li s. Romualdo, morto in un
ed il loro figlio IM.iiilo per gelosia d'iiu- eremo distia patria. Furono ecclesiastici
pero fece morire iNerone: la liuniglia Ru- illustri e dislinli, Papa Giovanni l\, giù
bellia vanta altri personaggi e medaglie cardinalee abbate di s. Clemente del ino-
in bronzo. L. Cossinio cavaliere roiuanu; nasteio benedettino di Tivoli sua patria,
altro Cossinio fu mollo accetto a Werone: Leonardo tla Tivoli, francescano insigne
(|uesla famiglia avea il sepolcro nella sua per dolliina , iiupiisilor generale di JNi
villa passato ponte Lucano. Q. Ortensio colò IV, e delegalo apostolico di lìoiiif.i-
Faustin(i,fattod.i Adi iann avvocalo ilei li- ciò N III in Sicilia per indili la a favore de-
sco e prefetto ilei collegiode'làbbii, meritò gli angioini, e poi presso il re d'Aragona
una statua in patria. Caio Pa[)ilio ono- per comporre le vertenze intorno alla me-
ratoe distinto da Adi iaiio e Antonino Pio desima. Antonio da Tivoli minore con-
con quelle curii lie liporlale nella lapide venluale, vescovo di INizza. l'ietro Lu|)o
innalzatagli dalla patria nel p:ilaZ7(>s<'na> Alancini elello vescovadi Soia. (jii)\aniii
tono. Caio (iesomo e Lucio Ce.sonio fiin- Cenci dolio lelleralo esegielariotliLcone
«ero cospicui iifli/i, innssime nell'iuipero !X ,clie lo spedi ambasciatore o nunzio sii a
d' A lessa lidio Severo. Fiorirono per san- oidinario ni ledi Spagna. Gin. Domenico
tilà di vitHcpcl glorioso mai lirio, i st.Ge- Zappi arcidiacono e scrittore apostolico.
T 1 V
Mariano Ricciacaii celebre pretlicnloi-e
fiancescauo, conFcssore di Maighci ita di
Ausilia duchessa di Parma e vescovo d'A-
quila.Ora7,ioR.aulini cameriere d'onore di
InnocenzolX. Gio.GiaconioBuIgarini pro-
tonotario apostolico, segrelnrio del buon
governo, pro-prefetto della segnatura de'
brevi e prefetto delie minute de'medesi-
ini, ne' pontificali di Paolo V e Uibano
Vlll.GiulioNardini arcidiacono della cai
tedrale, vicario apostolico d'Asisi, vicario
generale in patria e in altre chiese, morto
mentre lo era di Maz7ara ricolmo di me-
riti e in odore di sanlilà. ("esare Ottavio
Mancini vescovo di Cavaillr)n e segret;u io
de'vescovi e regolari. Dii cpiesta nobile fa-
miglia Mancini derivò il ramoromanoda
cui uscì il cardinal Francesco Maria, il cui
fiatello Michele Lorenzo sposò Girolama
sortila del celebre cardinal i^Iazzaiini che
lo fece stabilire in Fiancia e dichiarare
duca di JNivers. Di questa famiglia trat-
ta il Coppi a p. 3c)0 delle Memorie Co-
lonnesi, per aver IMaria, figlia di detti
coniugi, sposato Loienz'Onofrio Colonna,
mentre per un tempo Luigi XIV vagheg-
giò di renderla sua moglie.Gio. Maria Cen-
sorini monaco ba^^iliano e rettore del col-
legio di Grotlaferrata, che lasciò uis. la
storia delTusculo. Giuseppe !\Iarzi dotto
letteialù, morto vicario generale del car-
dinal Giustiniani vescovodi Gravina. 11 giù
nominato patrio storico Francesco Marzi
canonico della cattedrale, giureconsulto
e letterato. Fabio Croce arciprete della
cattedrale, autore d'un haW Idiilio sulle
antiche ville romane e della d'Este, the fu
stampato in Roma nel 1674. Antonio Fi-
lippi canonico della cattedrale pubblicò
De Tevraemotu. W^WliaeiroZ. France-
sco Neri dotto e degno vescovo di Massa
e poi di Venosa. Agostino Pusterla pro-
vinciale e visitatore generale debarnabiti,
esimio oratoi>e. Giulio Marzi arcidiacono
della cattedrale, vescovo d'Eliopoli//?7,vz/'-
tihu.<; e sulFi iiganeo d'Ostia eVelletri, scris-
se, Z^c T icariis Furnneis. Fausto del Re
scrisse con Stefano Cabrai, gesuiti, Dille
T 1 V 83
17/ /e e di;' più nutLiLili monumenti a nti-
clii delta città e del territorio di Tivoli,
Roma 1779 con ^S^"'p- Inoltre Del Re
compose la tragedia in versi d: s. Sinfo-
rosa, stampata in Roma nel 1781, e rap-
presentata da'giovani patrizi tibiirtini nel
tempio di detta sanla. Giacomo tie' con-
ti Rosei) i arcidiacono della caltediale, e
da Pio VI fallo vescovo di Rertinoro. An-
drea Cappuccini canonico della cattedra-
le, cameriere segreto e segretario d'am-
basciata di Pio VII. Giovanni Conversi
pi elato di tal Papa, prefetto di Norcia e
delegalo di Rent-veuto , e segretaiio del
buon governo, Andrea Fabii cameiiere
d'onore di Leone Xll.confes.soie econtla-
vista del cardinal Giacomo Guistiniani ,
già lodato, crede fiduciario della benefica
conlessa deSolms. per le cui benemeren-
ze di patrio zeio a isianza della munici-
palità Gregorio XVI lo nominò [latiizio
tiburtino. Luigi de Angelisarciprete delia
cattedrale, ecamei iere d'onorediPio VII.
Pietro Paolo Trucchisuperiore della con-
gregazione della missione, dal Papa re-
gnante eletto vescovo d'Ai-.agni che pa-
ternamente governa. Francesco de'ooiili
Rriganti Colonna canonico e poi an ipi eie
della cattedrale, e canonico dell'arcibasi-
lica Lateranense, da Gregorio XV i fatto
suo cameriere d' onore e arcivescovo di
Damasco in partibus.iìaì Papa che regna
traslaloa Lovtio eRertma ti f f.}. Da que-
sta città mi fu graziosamente mandata la
necrologia , che giustainenle ne dejìlora
l'immatura e pianta morte, avvenuta a'
29 maggio I 855. Angelico di sembiante,
di modi e di anima, era a Recanati, TV//,/
della Madonna, pastore venerato e ama-
tissimo, delizia del clero e del popolo, a-
mante de'poveri che beneficò pine mo-
rendo. Ne' solenni funerali con commo-
vente eloquenza il canonico teologo del-
la cattedrale Giovaimi Fammilume prò
nunzio l'elogiodelle soavi sue virtù, espri-
mendo il comune dolore persi grave per-
dita. Egli, che da 9 anni prima uvea nel-
lo slesso [tulpito della cattedrale basilica
84 T I V
lamentìi lo la nioilc ili mg.' vescovo Bcr-
iielli, non crcilevn di dover tosj pieslo
tornnre n piangere sinceninienle nn'al-
Jra inoiie, e di lai vescovo della Jiescn
eia di 4 <^ anni. Anche In pnlii.-iclie neam-
mii'ava i'edincanli e dolci<«simcqtialitìi ne
pianse la morie, riferendo il n."i68 del
Diario di Rnnin deli<S)7, l'esequie so-
lenni che ^licekhrì) nella cattedrale il ca-
pitolo coll'assistcnza del vescovo, recitan-
do l'orazione iunel)tcilcau.Generoso]Mat-
tei, ncllaqiiale dottamente ricordala vita
del compianto pre!ato,già educalo nel col-
legio tihurlino de'gesuiti, e il mollo be-
ne spirituale da lui operato anche nella sua
pallia. De' vescovi tihurlini della mede-
sima, ne parlerò nella loro serie. Altri il-
luslri che si distinsero nelle scienze, let-
tere, armi e onori, sono i seguenti. No-
nio Marcello famoso grammatico e filo-
sofo peripatetico nel secolo Vl,scrisse /A-
prnpiicl/i/c sirmoiiuni. Il conte Giovan-
ni tli Stefano si trovò con altri personaggi
in Siena quando nel i 172 il legalo del-
l' imperatore Federico 1 concesse in suo
nome a'vileibesi confederali di Tivoli il
privilegio del vessillo imperiale. INIalleiic-
cio Masi fu barone della Scarpa e del Ca-
stel del Lago, e maiitò ima (iglia a Or-
sello Orsini. Adriano Monliineo baronedi
Colli, Oiicola e Rocca di lìolle, nel pon-
lilicato d'Urbano VI era couiandanle in
Cbpo dall'armata de'liburtini contro gli
Orsini. ÌSeli/p"^ fu caviiliere gei o'^olimi-
tano litizio Sola: altri tiburtini liiiono de-
corati d'altri insigni ordini, come dis. Laz-
zaro di Francia, de' ss. Maurizio e Laz-
zaro, di s. Sleliino 1 di Toscana ec. Gio-
vanni Grassi avvocato concistoriale, (\.\
nel 1 43:;». mio de eotnpilatori del 3." libro
degli sUiluli libuitiiii. Vincenzo Anlonio
Colonna capilìino,per servigi prestali col
suo valore a Slefano Colonna signore di
l'alestrinn, venne da lui inieudalo d' una
porzione di Coicollo. Aniunio de Leoni
avvocalo concisloiiale , lii iiudiasciatoie
pallio nella concordia diesi convenne in
Uuiiia col sdialo a'2 giugno i4tiH, per le
T I V
differenze insorte sulla gabella del passo
e per la nomina del casUllano della Roc-
ca. l'Inlonc libiirlino versnlissimo nelle
lingue orientali, tra(lu<>sc in latino dal-
l'arabo l'opera dell'astrologo Almazar,
stampata in Venezia neh 493, come pu-
re alcune opere di Tolomeo. Le notizie
delle sue vei sioni, raccolte dal eli. prin-
cipe d. biildassare Roneompagno-Ludo-
visi, furono da esso pubblicale in Roma
nel 1854, e ne die contezza la Civiltà ciil-
tolicd. 1.' serie, l. 5, p. 55 1, celebrando
Platone qual poliglotta e uno de'piìi cele-
bri traduttori italiani del secoloXllLDo-
inenico Konaiiguri fu eletto conservatore
di Roma e s'imparentò co Cesarini. \ in-
cenzoLeonini, fratello del vescovoCamillo,
sposò Bartolomea de Medici nipote di Leo-
ne X, che lo nominò capitano comandan-
te delle sue guardie del corpo, e tale era
sotto Clemente \ Il de Medici, allorché
neH'aniiosaiitoi 59. 5 die refezione a ?.ooo
concittadini nella piazza di s. Eusebio, per
essersi portali in Roma pel giubileo. Re-
staurò la chiesa di s. Biagio, ebbe in feu-
do e fu barone del castello di Casape. Fer-
rante Massari fu inviato pe'negozi della
regina Dona alla corte dell' imperatore
Carlo V, e per alliiri della duchessa di Bari
e del duca d'Amalfi alla dieta dell'impero
germanico: fu inoltre uditore generale nel
campo per la guerra tli Haolo IV, e luo-
gotenente generale del canlinal d'il-ste nel
governo di Tivoli. Il suo figlio Aless.iii-
dro bravo guerriero militò in Germania
e compose il CoiiijH'ii(lioiIvll\roiiii iirh-
della cavalleria, Venezia iS^gg. Lodo-
vico Marescotli valoroso capitano di ca-
valleria sotto il cardinal Culoima viceré
di ISiipoli. Altro prode eapitano di d Fa -
brizio Colonna fu Angelo l-'oiiuui. (iiro-
lanio Croce, marito ih 'J'erenzia figlia di
Roberto Orsini signore di Licenzji e Boc-
ca (ìiovane, fu luogotenente ilei suddetlo
Leonini suo zio. Camillo Marzi marescial-
lo di l'rnneia. e governatore generale del-
l'armi nello sialo di I*'eriara per gli F-
slc. Gio. Domenico Croce luogotenente
T I V
generale di madama Marglierila d' Au-
stria dticliessa di Parma nell'Abruzzo. An-
geloTeol)a!di o Tobaldi lelteratissimo, in-
vialo da d. Virginio Orsini ambasciatore
a Carlo Vili re di Francia. Di tal fami-
glia vi furono di versi prodi in armi e nelle
magistrature, sotto gli Orsiui, la famiglia
figurando sino dal 1 2 5o,e nelle guerre se-
guì la parte guelfa con armare quantità
d'uomiui e fino a 4oo, contraria ed emula
de'Cocanari. Tullio Brunelli,Gio. Dome-
nico Croce e Michelangelo Cesari furono
capitani di s. Pio V contro i turchi e vin-
citori a Lepantoj per aver il Cesari fatto
prodigi di valore, Marc' Antonio Colonna
gli conferì a vita la signoria d' Ardea. A-
gostino Avvocati fu valoroso luogotenen-
ledelle miliziedi Gregorio Xlll. Lentolo
de'Leutoli per l'imperatore Ferdinando
I guerreggiò con valore contro i turchi, e
fatto prigioniero il padre lo riscattò con
5oo ducati d'oro: Marc'Antonio di tal fa-
miglia, capitano di Ferdinando IT, mori
valorosamente nella guerra de' 3o anni,
lìarlolomeo Sebastiani valoroso capitano
nell'impresa di Parma sotto Giulio 111,
di cui era alHne per aver sposato una No-
bili. Sicinio Sebastiani dottissimo giure-
consulto, rinomato per le difese che so-
stenne pel comune contro il vescovo car-
dinale Toschi: figura la sua illustre fami-
glia fino dal 1200 nella storia patria a cui
die molti abili magistrati, e si estinse con
Francesca Sebastiani maritata nel i635
a Gio. Francesco LJulgarini. Marc'Antonio
Nicodemi letterato e dottore in medicina,
che peli." scrisse la Storia di Tivoli in
purgata latinità, impressa nel 1 585 in Ro-
ma. Francesco Golia eccellente pittore e
maestro di tal arte e di musica in patria,
ove morì nel 1 5c)5: altro bravo pittore fu
Girolamo Colonna Mengozzi, ed operò nel
palazzo ducale a Venezia e nel p.dazzo Do-
ria a Genova. Orazio Oliviei i eccellente
aichiletto idraulico, che inventò gl'inge-
gnosi giuochi d'acqua della villa d'Este,
e di Belvedere in Frascati. Troiano Ciac-
cia valoroso militare in Francia, comau-
T I V 85
dante d'una galera di Sisto V 0 poi capi-
tano di cavalleria: ebbe a nipote Ottavio
luogotenente delle milizie pontifìcie e ca-
stellano d' Ascoli;e Gio. Antonio della stes-
sa famiglia, capitano cidi battaglione di Ti-
voli, per Urbano Vili si battè valorosa-
mente contro il duca di Parma, per la qual
guerra fu pure comandante di cavalleria
Bernardino Uoncetti. Altro capitano co-
mandante di galera di Sisto V fu Enea
Croce. Matteo Mancini letterato, uditore
e segretario di Girolamo Orsiui generale
di s. Chiesa di Paolo III, nell'assedio di
Perugia che negava alcuni tributi, fu in-
viato dentro della città per capitolare, e
ne combinò la resa e la pace. Mauro l\Ia-
cera capitano delle milizie in viateda Cle-
mente VIII iu soccorso dell' imperatore
RodolfoII,combattè contro i liu'chi e s'im-
padronì del ricco padiglione del gran vi-
sir, che in morte lasciò all'imperatore, e
il suo militare etjuipaggioa'suoi amici uf-
fiziali, segnatamente all'alfiere Giacoma
Cocanari.IMililarono valorosamente nella
dette truppe di Clemente Vili, i fratelli
Pirro marito di Porzia Orsini de'signori
di Licenza e Sabantonio; nonché Fulvio
della patrizia famiglia Briganti Colonna,
la quale si crede da molli scrittori palrii
proveniente da un ramo cadetto de' Go-
lonnesidi Palestrina, e figura nella storia
di Tivoli sino dal 1400 partifante de'Co-
lonnesi, ed i cui uomini d'elevato sapere
e autorità nella città sempre occuparono
le prirae cariche. Gio. Maria Zappi lasciò
mss. Delle Memorie e delle cose di Ti'
voli ìirliSjG, e pregevoli ne sono le no-
tizie. Tommaso iMingonedottissimo in fi-
losofia e medicina, mditò in Ungheria, e
perciò fu fisico e consigliere aulico della
corte imperiale di Rodolfo II e IMattia, il
I. "^avendolo fatto conle palatino cogli e-
stesi inerenti privilegi. Antonio delRegiu-
reconsulto, autore deAtiA/ilichilà Tihiir-
fi/ie, capitolo P diviso in due parti, nel
quale si descrivono le meraviglie del pa-
lazzo e giardino della famiglia d'Èstc.
nella pai- Le i." Nella 1.^ si pone un ri-
66 T I V r 1 \'
strvtlf tirigli rtù/f li fidili \iHiì d' Idria- rAiiiciie e ne !«i;iis>c riici:iirnla e iuipoi-
iiii. iiuiiiiiiGi i. L'itileiu sluria 'l'ilxiili- laiiU- (.'/vi//t/« </ llim all'ult«<l)ie i835, non
lui Ui!>. ilt-l inede^iuiu e iulituhiUi, Ih/lc clic (jualc colialioi aluic dcllii iiieinornn-
iiiìtifliit,) Tihiirtinc, truiiiic tal cupilulu ila «ipcia «lei Calili»». Il coiicillailiiioFiaii-
imn 111 iiiaistnin|ialiiesicunservniiclla bi- cei^cu l'aimieri ne iliiistliò il Imuiilo con
bliulcca UailuM'iiiì. Fabio Pelriicci valcn- alliUiiosec|)igrali,r(l il oov.ni a nij;. 'Flau-
ti: in anni e capilaim al servigio veneto: ci-sco ile' conti Fabi Montani ne |mbbli-
Oio. Battista di tal laniiglia In autore de' co la biof^ralia nel Tilniino. giornale lo-
Sliittfai^t'iniiii iiniiuni, Viterbo i(i34. niano. Ailio recente ^Clitto^e pali io InFi-
I di|)|)oCocanurilelleratuedotloreiniue- lippo Alosaiidio Sebastiani pel / ui^gio
dicina scrisse l'erndita opera, Z^<'i'/7///;/o- tt. 2'i\'<iìi (iiiIhIiÌxm'hhi ciltt) Idtino-siiht-
diufiiilti tiUjue imuluinildlc coijìoris ita, Foligno 1S28 con rami, opera la piìj
riìiiMr\{ìfìtlti. Coloiiiae ìGrm. Adriano erudita die sia stala sci ilta su di '1 ivoli,
Oisinonili capitano d'Lrbano Vili di sno secondo il cuv. Biili:;arini, e non bcn7..i ab-
(1 dine eresse in Cuiiiacclno nuove torli- batoli al due di ^lbby: ma solo clii india
fìcazioni. Giacomo Glarìa per innoccii/.o fa, non liilla!
X fu soprintendente generale dell' anni La celebre villa d'Este posta dentro lu
dello stato ecclesiastico, e dopo molte va- città, lo f'orniala dal cardinal Ippolitod'E-
loiose imprese divenne castellaiiodi Fer- ste il giiiniore de'diicki regnanti di /•'(/-
iara. Mano Mancini Tu agenti" d'atìari di r<//v/, comecliè figlio d'Allon>o I e della
»<in principi pies'.o i Papi. \ inccnzo Man- iàmosa Lncri/ia Borgia. Dichiaralo da
cinj dotto giurisperito e autore d opere. Giulio III governatore di Tivoli, ne pie-
()ip. Francesco Bnlgarini dutloie in am- se solenne [)ossessu nel 1 55o con isliaor-
bo le leggi e uno de'fondalori della colo- diiiana pompa e segiiitodi aSugentiluo-
nai Sibillina,lccui belle produzioniin pio- mini, tra'ipiali 80 titolali e alcuni delle
sa e III vetbu sono iit'lìa raccolta de'poe- prime iaiiiigliir d' Italia, oltre un eleltu
incili degli arcadi illu-ln stampali in Ilo- sUiolo di letleiati e dolli in ogni scienza,
inainl 1 ^aii Misiemeagli opuscoli di Fui La cillii lo accolse con sontuosissime fe-
vio linganli Colonna, altroconfoiidalore ste, e l'alloggiò neirantico palazzo inu
della colonia arcadica. Francesco Aulo- nicipale ch'era ov'è presenlenicnle <|nel-
nio Loili compose un dramma sul mar- lo della villa, Il cardinale allettato d.dla
lino (li s. SinforosaiStam-paloin Koma nel delizia della posizione, pensò rendere il
17*57, ed a sin; spese i'ilto cantare nella luogo piìi iiiagni(ico,e ili ;iggiungervi una
chiesa del Gestii. Giacomo Lolli scrisse l'o- villa che non ■:i-des>e ad alcuna delle jiiti
puiiculu, Ti\'(>li illiisli(il/i, Uomai8i8 e ;are d'Furopai divisauiento cheefl'ettuù
dedicato a Pio VII, che l'avea nominato nel suo governo, il ipiale durò sino alla
guardia nubile insieme a 4 "h'' tiburli- morte avvenuta nel 1^71. Con ragguar
ni: Giegono XVI annoverò a tal corpo devole somma il cardinale acipiisto una
Lodoxico bischi Uiilgarini, il cui [)adi'e porzione della città che chiama vasi / di-
Si-ltiinio avia decoiaio deli' ordine di s. le j,'////J<7//<; iiespianì» lecasee una chic-
le regurio I, e l'inviò in Parigi uH'arcive- sa dedicata a s. Margherita, e rese il silo
SCo\o d'Aix liernel colla notizia del car- ch'era nlpcNtre in parte piano. La labbii-
dinatatue il berrettino ionso, perciò fatto ca del palazzo e villa ebbe per direltoie
oliieiale della legione d'onore. Sante il.' rarchitetlo l'ino Ligorio, e tu in variali
% loia ecrelienlc autore di molle opere, ni leiininalu colla sumina diciica un mi-
ilicui poi laiomenzione delle riguardanti bone ili scudi. De' suoi .\ ingressi il più
la pallia, ih cui iu beneUicrilo anche co- magnilìco però è ipicllu che mette alla
me »e|^ieluiio dciramininislraziuuc del- blradadcl Colle, puichcallura era la piiu-
TI V
cipole via romana: entrando per r|uesla
parte il prospetto della villa è sorpren-
dente, e forse unico in lai geneic per la sua
grandezza. Un viale lunghissimo flan-
clieggiato da cipressi, il di cui i ."gruppo
colla prospettiva fu ed è il soggetto de'
quadri di tanti pittori, ornato da tante
varie fontane, da sinimelriclie gradinate
per ascendere alla parte piìi elevata del-
la villa, neireminenza delia quale sorge
in prospetto il palazzo decorato dn doppio
ordine di loggiato. In mezzo del piano so-
no 3 grandi peschiere, animate dall'ac-
qua che a sinistra forma sotto il loggiato
dell'organo una graziosa cascata. Presso
al clivioè la fontana della girandola, giuo-
co d'acqua raro e d' un elfetto meravi-
glioso, fatta costruire dal cardinal Luigi
d'Este. Dicesi anche fontana de Draghi,
perchè il cardinale neliSyS ricevè Gre-
gorio XIII nella villa per 3 giorni, nel-
rultimo de' quali fece improvvisamente
sorgere questa fontana, esprimente nel
Drago la sua arma della famiglia Bon-
cumpagno, restando il Papa perlai modo
sorpreso e conlento di sillatto omaggio,
che volle conoscere il suddetto ingegne-
re Olivieri. Gì egorio XIII fu licevulo so-
lennemente e con magniliche feste dalla
città, e splendidamente trattato dal car-
dinale, avendo (juesti abbellito gli appar-
tameuti del palazzo con parati di vellu-
to verdeecreuiisino con guarnizioni d'o-
ro, non che fallo innalzare il Ietto pel
Papa, ornato di velluto e broccati rica-
mati d'oro e perle, già d'Enrico II redi
Francia valutato 20,000 scudi. In tal con-
giuntura il cardi naie donò aGregorioXl li
la villa d'Este di Roma sul colle Quiri-
nale, ove il Papa die principio al Ptilaz-
zo apostolico Quiriiinlc. iialendo si rin-
viene un viale luogo palmi 600 e largo
16, il quale dalla parte del palazzo è or-
nato tutto d'aquile e gigli, esprimenti lo
slemma Estense, che con altri ornali get-
tano acqua in alto da diverse parli, e nel
ricadere formano nuove fontane uel pia-
no inferiore, asceudcntl iu lutto a circa
T I V 87
3oo, essendo nelle basi bassorilievi di
stucco rappresentanti le metamorfosi di
Ovidio, quasi tulledeperite per le intem-
perie e per le acque che vi hanno forma-
lo il muschio. Termina questo vialea po-
nente colla prospettiva d' alcune delle
principali fabbriche dell'antica Roma;
cioè sono iu piccoli modelli costruiti di
cemento, il Pantheon, il mausoleo d'A-
driano, quello d' Augusto, il Campido-
glio e altre guaste dal tempo: si vede il
Tevere col ponte trionfale, Roma seden-
te circondata di trofei e la lupa che al-
latta i suoi fondatori. Tutti questi edili-
zi, chiamati in complesso Roma vecchia^
erano adorni di bellissimi giuochi d'ac-
([ua oggi del tutto perduti. Ai piano sol-
toposto è la fontana della Civetta, nella
quale erano molti scherzi d'acqua ben
disposti, e uu satiro chea forza d'acqua
suonava un istromento. Sul piano delia
medesima si vedevanosaltellare sopra di-
versi arboscelli alcuni uccelletti formali
di rame, i quali cantavano e si uiuovea-
no intorno a una siu)ile civetta, il lutto
causato artificiosamente dal veuto pro-
dotto dall'acqua, ed ora è perita ogni co-
sa tolalmente. Dalla parte opposta del
suddetto viale sta il rinomato gran fon-
tanone detto dell' Ovato, chiamalo dal
Buonarroti nei contemplarlo, la regina
dellefontane,ovesbocca l'acquedolto che
dà l'acqua deli'Aniene alla villa, per co-
struire il quale convenne scavare il suo-
lo della città sino al livello del fiume. E'
questo ornato di 4 smisurati scogli di
tartaroal naltuale,che fonnano uu ujuu-
licello espiimente l'Elicoua, sul quale si
vede in alto l' alato ci vai io Pegaseo iu
mezzo a un boschetto di lauri, a' cui pie-
di scorrevano in bei zau'piili 1' acque i-
pocranie. Al di sotto sorge una porzio-
ne d'acqua, e nel prospetto si vede la fati-
dica >ibilla tibiutina sedente, e alla di lei
sinistra è uua figura rappresentante Tivo-
li. Più sullo laterali sono due statue gi-
gantesche giacenti, esprimenti il ceruleo
Amene e il rivo dell'acque Albule che ba-
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gnnno il tcnllorlo, dalle qunli spnrRano %nole chVnIi in questa villn prendesse l'i-
lacqiiccliecii'colarmcnte da un hliiocn- tlca del cahlello incantato d' Armida da
dono nell'I p;rnn conca ovale e profonda, Ini niirahilmente cantato), IVIaniizio, Gi-
la metà tiolla c|Uiilc viene occiipiita da nn rartli, Calcagnini, Moicto, Cavalcanti,
nnibulacroclicf^ira Sotto le rii|)i, e noi niu- \ a>;ari,e in tempi posteriori rnifeiice KuU
ro di esso in ajtpositi lìncstioni sono sta- vio Tosti, die forse v' incominciò il suo
tuediNajadiclie versavano acquanclgran diauinia (ic\W^ rsindn, iìo\e celebra la
recipiente o vasca, nel cui mezzo sorgono virtù di Zenobia morta sui colli libur-
delfini. Nel piazzale avanti (piesta magni- lini; dramma di cui manca 1' ultimo ai-
fica fontana si elevano dal mioIo annosi e lo per morte del poeta. IVel 7..° piano si
singolari platani di raniilicazione impo- ammirano pitture degli stessi Zuccari,e
nente e bellissima. Pel viale iliclraver- ne'frcgi deHiillime camere a dritta sono
sa im delizioso boschello si perviene alla pitture del non men celebre Muziano (di
fontana ove fu già l'organo idraulico, die cui si vede il ritratto), come le belle e va-
1)0 una magnilica facciata in mezzo a ve- rie figure della cappella. Nella galleria a
tosti grandiO'«r[ilatani,ilqiial sito era pie- pianterreno è una fontana priva d'acqua
no di giuoclii il'accpja. L'organo lo tecc colla staluad'uiia ninradormicnte, all'iu-
coslruire il cardinal Luigi da un fi ance- dietro della quaieè in scmirilievo di stiic-
se e fu il I. "introdotto in Italia, die fatto co una campagna con capanne, il lutto
suonare per la i.^ volta alla presenza di con idea bizzarra e buone |>itture a fresco
Gregorio XIII, tanto ne presediletto die die ne ornano il rimanente. Questa su-
piìi volle volle sentirlo, ma ora non piìi perbissima villa e palazzo, che l' istesso
esiste. Molle altre fontane e ornali si ve- carilinal Ippolito diirifnò albergo degno
dono sparsi per ogni parte della villa, di di cpialunquc gian [iriiicipe, neliGao si
presente senz'acqua e guaste. Per agevo- trovava quale la descrisse al duca di Mo-
li e doppie cordonale, coperte e (iancheg delia Cesare d'L^ie, il cav. Fulvio Testi
giale da spalliere di verdura, si giunge al con lettera riportata dal Vaihìylstnizio-
gran viale sottoslanlc al maestoso paiaz- ///, t. 4,p- 202. Ecco come la compendiò
70 con incom^ilcta ficciata , nel (jualc si ilCancellieri a [i. 1 (Ì3della IaIIciui siili d-
entra per doppia «cala nella gran sola or- tid ili Roiiìh. »(»li scherzi dell'acqua so-
nata di fontana. Le pilltire a fresco del- no inliniti. L'n fiume perpetuo diviso in
J'apparlamenlo sono di Federico (il ri- mille torrenti è giocondissimo speltaco-
fratto del quale eseguilo da se slesso, sol. lo a chi passeggia. Due fontane però son
to lesembianzodiMeicnrio,coiroccliio vi quelle, che eccedono la meiaviglia. Lna
segue ovunque andate) e Taddeo fratelli ve n' ha che suona un organo, e a voglia
Ziicrari,edialti i valenti [)ittoii,cioèVasa- di chi 'I comanda, viiria concento. Gli a«»
ri. Tempesta e Muziano: lappicsentaiio lichi non ari ivaronu a questa iscpiisilez-
falti di Tibuitosiilla fondazioncdi'i ivoli, za di delizie; né seppero far mai l'acipie
V annegamento d' Anio che die il nome armoniose (su di che può vedersi l' orli-
d'Aniene al fiume Pareiisio, falli d'I'Lrcolc colo OncANO, poichi- ci edesi che ili.°or-
r.llusivi ni duca l'ercole II padre del cardi- gnno fatto in Italia fu opera d'un fiancc-
nal Ippolito, fitti Uìitologici tra'qiiali il più se), ne dar lo spirilo all(M'ose inseiiMhili.
slimalo è il convito degli Dei , la Sibilla L'altra imila quell'ordigno, fatto di raz-
tiburlinn Albunea, Noè coli' arca, IMosè zi. che si chiama girandola (ilell'ocnoni-
che fi scaturire l'acfpio, e altre vedute e mo fuoco nrlilìziale parlai nel voi. \, p.
prospettive della villa stessa; nell'ullima icf> CM>7» ^'^ altrove), e che nelle feste
ramerà il 'IVmprsla vi dipinse delle belle ed allegrezze de'grandi è solilo rappre-
cacce. In ipjcsta stanza scrissero Tasso (si sciilaiki. L'acque luuiulluariaiuculekiriu*
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Ireccinno e si raggirano. Lo strepito non zeli mecìesimo fu spogliato ilopo lamor-
è diverso da quello, clic fa la polveie,al- te dell'iiUimo cardinale (Rinaldo senio-
loia die scoppia. L'ingegno umano ha re inori nel 1672; Rinaldo giuniore, nel
sconvolto gli elemeoli, ed ha saputo al- iGc) induca di Modena, cessò di vivere nel
Iribuireall'acqua gli ellelli del fuoco. For- ijon). Quindi le statue migliori furono
se il genio dc'principi Estensi comanda al- da Ercole III del 1780 in parte venda-
la natura, e alla grandezza dell'animo lo- te e in parte tras[)orlale a Modena, ed al-
io ubbidiscono queste cause seconde. L'è- cune delle piìi pregevoli si ammirano nei
miciclo, che racchiude la gran vasca, su musei di Roma, specialmente nel Capito-
di cui si scaricano vari gettiti d'acqua, è lino. Andò così la villa poco a poco iu ab-
■veramenteslupendo,lerminandocon più bandone, e solo per non vederla perire il
scogli in mezzo a'quali svolazza il cavai magnanimoduca Francesco IV la restau-
Pegaseo. Succede a questo il viale delle rò in alcune opere di soslruzioni, laonde
ICQ fontane, che liniscecol prospetto del- dichiaròNibby:Quantoessafu undìsplea-
l'antica Romaje nell'orizzonte più remo- dida euiagnilica,altrettanlooggi èsqual-
to vedesi in lontananza laverà Komamo- lida, cadente e spogliata d' ogni bellezza
dcrna, veduta che forse non ha pari al artiflciale,se vogliansi eccettuare i cipres-
mondo". Di più si vuole che il magico si, edi platani secolarichesembrano pian-
complesso delle deliziose bellezze della vii- geme l'antico splendore; le superstiti pit-
ia, ispirasse al celebre poeta Ariosto, l'O- ture sono languide, e i monumenti dei-
mero ferrarese, gran parte del suo ini- l'arte antica non piùesistono. Inoltre giù-
mortale poema dell' Orlando furioso, stamente osserva il cav. Bulgarini, che i
quando in sì ameno luogo si tratteneva cardinali d'Esle non solamente arricchi-
col cardinal fondatore (altri dicono che rono Tivoli d'una villa, che fu il tipomo-
l'Ariosto fu nel luogo prima che fosse derno dell'arte del giardinaggio, special-
costruita la villa). Il Muieto non solo mente facendo rivivere il costume di col-
celebrò l'animo grande del cardinale nel- locare ne'giardini statue e urne, per cui
l'orazione funebre pronunziata iu Ti- sarà sempre rinomata, come quella d'A-
voli, ma ancora la villa nella quale rin- driano per le più remote antichità; ma
novo le giandezze delie ville auliche, con che tali porporati furono veri benefalto-
que' versi che riporta 1' Album di Ilo- ri per la città, che brillò ne'Ioro gover-
ma, 1. 12, p. 226. Ivi si legge ancora lo ni d'un'opulenza e magnificenza mai più
stato presente in cui è ridotta la villa. Im- veduta. Sino a tutto il secolo passato idu-
perocchè la sontuosa villa d'Este trovasi chi di Modena solevano nominare con di-
spogliata di tulle le belle statue, il cui no- ploma un soprintendente e direttore della
vero in uno alla descrizione della villa si loro reale delizia di Tivoli, che dipeudea
legge nel cav, Bulgarini, di cui mi vado dal consiglio supremod'economia di quel-
giovando;sonorovinatequasi tutte le con- la corte: godeva i privilegi come i mini-
dotlure che animavano tante fonti, zam- siri d'esteri sovrani, venendo deputati a
piUi e giuochi d'acqua, ed il palazzo spo- lai carica di solo onore i primari geuti-
glialo di qualunque ornametito. L'archi- luomini tiburtini; la villa avea leiranchi-
tetto Ligorio d'ordine del cardinal Ippo- gie, ed ora soltanto ha l'esenzioue de'da-
litoscavòla villa Adriana, nefecela pian- zi. Seguendo il cav. Bulgarini passerò ad
la e vi eslrasse delle superbe statue au- accennare quanto d' importante trovasi
tiche, che unite ad altre trovate iu altri nelle inU^ressanti strade del territorio di
scavi e in gran parte nel territorio tibur- Tivoli, delle altre sue ville e monumen-
tino, con bassorilievi e altri marmi, ser- li antichi,
virouo per arricchire la villa e il palaz- Strada di (^uiatiliolo. Fuori la por-
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ta s. Augelli n tinislra si disloccA la pin- nei 1827 si tfovarono fra min enti di pre-
ccfole v:n di Qiiinliliolo, cosi deiiomi- ziosi iiianiii. La /^/.?wr/<i:/(i//c q/ dcll'ac-
naia dalla villa di (^iiiniillo Varo, della cadecnia di Cuitonn del p. Giu>L*ppe Iloc-
ancliL" del'e Casoalelie. NeliSS"! fu fallo Ci>\ oì^nlvallx. [iitornonlUt ^illtidìMtiri.
il piazzale iu ^el^icit°coloavanli la porla, lio f uf)iscu,siio sitoc rìiagiii/irt'nze.dìn
e ii)cs>a in piano laiilo la scesa che la sa- niolleiscrizioni di nito\'0 scopcrtcsiin Ti-
iilo, e di faccia alio shocco de'cunicoli fti »o// neli ySó. Il Nibby quanto all'ubica-
iiinalznlu dal iiitiiiicipio un monunieiilo zioneècontinrioaqtiella soslcnula daCa-
in forma semicirculare con iscrizione in bral, per cui la dice non lungi dalle ca-
niarnio, rhe ricorda essere sialo ivi (ite- dnic del (iunie e dalla visla del luco di
gnrio X\ I a rliniiare ih ."sbocco dell' A - Tdjurno.cdel conlluenlodcH'Albulajcioè
menedal munleLatillo. Dopo due nii;;lia frn'inonli Catillo e l'esJiiavalore, prima
va cpiesla strada a congiungersi con quella del rotuilorio di s. Anlunio, dove i topo-
dell'Aquoriao Acquoria.edèpralicaladai ^lafi liburtini suppongono il bosco di Ti-
forestieri cheraiinoil giro riciilraiidu ilal- buiiio e la villa di (Mainilo. Dice nncura,
la porla «lei Colle, onde ammirare la gran dover cedercalla sonliiosilà di que-la vil-
cadula ilell'Anienr, le belle Cascalelle, e la il primato, le altre 8 ville di \ opisco.
le altre delle tli MfCenale, che si forma- Alla pendice del dirimpetto monte sopra
iiodall'acqnedcviale dal limile peracque- una deliziosa collinetta si pone la villa del
dotti sotto la citlìi, le quali dopo aver scr- poeta Catullo, già controversa se >ituata
•vitoagliopiticii scaricatisi nellìume.E qui nel Lazio o nella Sabina. Sui ruderi fu lab-
ancora si mirano alcune ville antiche, e bucata ia chiesa di s. Angelo in Piavola,
l'aspello pittoresco che |)resenta la citlà, ch'c il nome del monte soprastante: i ca-
ed i sorprendenti punii di vista che si e- nonici della cattedrale neli36o la cede-
stendono sino al mare formano un me- reno coil'annes^o terreno agli Olivetani,
ravighu^o quadro. Il 1 .'inonumcnlo anli- che fabbricarono il moiia>leroe pianluro-
co che si rinviene per (jucsla via a sinistra no il circonvicino bell'oliveto, e vi diino-
e la villa di Manlio \ opisco, posta ove raroiio in comunità sino oltre la metàdel
prcenlcraenlesi vede ilbaralrocircoslan- passato secolo, venendo allenata la chie-
te alla grotta di Nettuno formalo dal fìu- sa nel 1822. Il fonte d'acqua perl'ettissi-
Dìe, della quale Stazio lasciò una magni- n)n, che poco di sotto sorge, forma abbe»
lica descrizione. 1 due sontuosi palazzi con veratoio, e vuoisi che poco disianle fosse-
altre delizie in ambe le rive dell'Aniene, ro delle tern>e per uso medicinale. La val-
eraiio congiunti da magnitico[>onle:avea- letl.i intermedia al pcMidiodel monte, chia-
ro 3 ordinidi stanze con travi dorale, fon mata Truglia, si crede già bosco e /»rf/.v
tane e bagni ornali di grandi slaliie di consagralo <i Tiburto per esservi stato tu-
bronzo, d'oro, e di marmo con porte d'a- mulatu e poi elevalo tru'nunii. Indi s'in*
vono, e con pavimenti falli a figure com- contrano il convento e la chiesa di s. Au-
poste di pietre [)re7iose; ne'giardini era- Ionio, sino al 1 S08 de'frali del 3." ordine,
no deliziose -selve con fonti e peschiere n- e n('li8i() concessi u'gisiiili. Si vogliono
durile di pini e abeti, ch'erano vicini alla labbiioHli sui roderi della villa d'Orazio,
caduta del liume. Né mancuva la celebre secondo Cabrai, Del ReeSebastiani, meu-
acqua Marcia che lrapa>>uva il lìumecoii Ire le altrui contrarie opinioni le ripor-
coMtlotli di piombo, e /am|>illava in (pia- lai superiormente, massime parlando di
ki lolle le stanze degli eilifizi viigamen- Liccn/a e Rocca Giovine. La strada ha
le piltuiale. Di tante sonluoxe iàbbriche per basamento il gran canale tagliato nel
lioii iimaiigonu che pochi iutieri dalla sasso dalla pai le del monte che conduce-
pai le del monte Catillu, ove in uno scavo va l'acqua dcll'Aiiiene alle villedi quota
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contrada , il cui principale imbocco nei
1 835 si rinvenne presso quello ile'cunico-
)i nel sepolcrelo poco dislantc dal ponte
antico. Al fine della via lotabile e dopo
breve discesa è la chiesa della [Madonna
diQninliliolo rinnovata neh 7 65, così de-
nominata almeno (In dal secolo X per-
chè fabbricala sopra parte delle rovine
della villa di Quinlilio Varo, ove sono due
eremiti con comoda abitazione in custo-
dia dell'antichissima edivulas. Immagi-
ne dipinta in tavola, venerala qual pio-
telti ice delle messi, per cui viene condot-
ta con solenne processione in città in o-
gni I.' domenica tli maggio, collocata in
bella macchina di fino inlagliodoiata. Nel-
l'ingresso alla porta della città viene sa-
lutala con una salva dii5oo e più mor-
taretti di^iposli a ridosso del monte Galli-
lo, che producono un ed'etlo sorprenden-
te agli spettatori. Si reca nella cattedrale
overestaespostasinoalla 1 .'domenicud'a-
gosto, in che viene riooiidotla nella chiesa
rurale colla medesima processione, e per
un mese continuo accorrono a visitarla i
cittadini, celebrandosi solenne festa con
indulgenza plenaria nel giorno della Na-
tività di Maria. Presso la chiesa furono se-
polti 1 36 cadaveri morti di cholera nel-
l'agosto esettembre i 837.11 sitoscelto per
una villa non poteva ei^sere più vagoepiìi
deliziosOjSlandosul pendio del monte Pe-
schiavatore, donde si gode una ujagnifi-
ca veduta della campagna romana fino
al mare, e dirimpetto (juella del clivo ti-
burti no, delleCasca tei le e degli avanzi im-
ponenti del tempio d'Ercole, delti volgar-
mente della villa di Mecenate. Questa sor-
prendente veduta è forse la più amena
delsuolo tiburtino.Alcum l'atlribinscono
a quel Quinlilio Varo canilano d'Augu-
sto, con lauto suo dolore scoiditto in Ger-
mania da Àrminio] altri al creinonese a
cui l'amico Orazio consiglia di piantare
uu vigneto uel suolo diTiburto.Le vesti-
gia sono vaste e presentano la costruzio-
ne reticolata e laterizia, e gli ornati era-
no ricchissimi e nobili. Pirro Ligurio vi
TIV 91
rinvenne bagni e stufe, il cardinal Sforza
musaici bellissimi di fino lavoro e pavi-
menti di pietre preziose. Di queste il car-
dinal Innocenzo del Monte rilegalo a Ti-
voli da Pio IV ne estrasse'più di 20 some
non maggiori d'un palmo, che mostrava-
no gemme frammiste a vene d'oro e ar-
gento; indi fitte lavorare a foggia di tavo-
lini, servirono d'ornamento a'primigabi-
nelli d'Europa sollo nome di hreccìadl
T'ivoli. Dipoi ErcoleCiaccia vi scavò sta-
tue, busti, termini, basi, capitelli e colon-
ne, una delle quali piramidale con belle
sculture; altri vi trovarono quantità di
medaglie consolari d'a'rgento, e statue co-
me un Mercurio e due Faimi portate nel
museo Valicano. \'erso tramontana, po-
co distante dalla villa di Quiulilio, si po-
ne quella di Ventidio Basso, nella contra-
da che conserva la denominazione di /irt.v-
sio /- rt.f.vz"; ha 3 ripiani e consimile a quel-
la di Quinlilio, perciò circa que' tempi de-
v'essere stata fabbricata, e prendeva l'ac-
qua da'suoi acquedotti. Le mine de'due
piani superiori presentano fabbriche di
considerazione, segni di peschiere e orna-
li schei'zevoli,specia!meiitedi fontane. Nel
clivo del monte a sinistra sotto la vdla di
Quinlilio Varo, poco lungi dall'Aniene e
rimpetto alla villa di iMecenale, sono a-
vanzi di nobil villa e ove furono scava-
te alcune piccole sta tue, uu Mercurio fan-
ciullo recato al museo Vaticano, ed un
pavimento di musaico. Si crede la villa
di Giulia amala da Properzio, ed anche
il suosepolcio. Strada dcllx'. Foh'erìcrc,
L'aulica strada llomann, che mette alla
città per la porla del Gol le denominata
delle Polveriere, si distacca presso que-
st'opificio con un ramo ch'è l'antica via
Tli)urtina, nella discesa 0 strada ilell'A-
quoria. Passa sopra l'Anieiie con un pon-
te ili legno costruito nel 1 83r), sostituito
con lina luce al precedente di duedislrut-
to daiTimpelo dell' acqua. Transitato il
ponte s'iuconlia quello detto Ponticelli
d'un sol arco d'aulica costruzione e fuise
residuo di quello ove passava la via Ti-
9» T I V
burtinn. A destra sì vede V nhhondnnfe
sorgciilt' (leirnc(|un aiiiea tanto decantii-
ta |)fi- Id sua buiità,che scorre sollo tal
ponte e per vari canali si scarica poco di-
stante nel (iiime.Lastrad.i cuiiddcealMon-
le Rotondo, a .Monticelli e l'aloniharn. Ap-
pena sortili dalla parte del Colle a destra
si vedono grandiosi rd)l>iicali, opera di
reticolato incerto in sasso di monte, i (pia-
li-dagli scritlcjri tiburlini si vogliono ap-
partenuti alla villa di Mecenate. Altri vi
ravvisarono un foro o un ginnasio; Aib-
I)y gli avanzi d'un tempio d'Ercole, poi-
cbè 3 lecnpli dello stesso nurue die a Ti-
voli, e Fea nella Miscellanea sostenne
essereivi la villadi .Mecenate. Questo son-
tuoso fabbricato (juadrihitero, posto in a-
menissima situazione, lia tn> circuito di
2175 pii'di, si compone di docginiuli so-
prapposte spianale aperte verso la campa-
gna romana e dagli altri lati circondale
da edilìzi, sorretti dalla parte di tramon-
tana do giganlesclie sostruzioni,sulle tpia-
b erano vasti apjiai lamenti con ampi por-
tici; ed acciocché restasse congiunto stan-
te l'antica strada die lo divideva, sopra
la medesima fu costruita ima grandissi-
ma volta con lucernari tuttora visibili.
Prese così in seguilo d no(ne di Porta o-
seura, come si lia ila una bolla del «178,
e da'6\»/^/«/c»^//7/ di l'io II, diocnilo che
a que'tempi vi si depositavano le merci
per pagaie il dazio. Il Ligorio opina ave-
re appai tenuto ad Augusto per esseresta-
lo istituito erede da Caio Cilnio Alecena-
te. Gli avanzi continuati di magnilìr.he
fabhriche clic esistono da (pieslo sito si-
no al lem j)io<r Ercole, in oggi duomo, fi li-
no credere che fossero congiunte per cn-
niodo dell'imperatore, e forse egli le avrà
innalzile sì sontuose. Il luogo in .soggior-
no anche di altri imperatori , i; servì di
slulio a Michelangelo liuouirroli e Da-
niele d.i Vullerra. Il locale forse lino al
ftccoio \ porlo la denominazione di fhi-
lazzo a/iti'rn,ci\ una porzione del fibbri-
calo r ridotta ad ollicine di ferrarie, e sa-
rebbe desiderabile si olcudcisci'o ad iil-
T 1 V
tri lavorine! resto del locale pel suo man*
tenimento. Abbiamo tb I'. IManpiez, //•
lustrazione della villa tfi Mecenate in
Ti\'olif Roma 1812 con figure. \el bivio
della vecchia strada Romana e dell'anti-
ca d'.\(pioria, dentro un orto trovasi l'e-
dilizio appellalo dagli sci iltoii il tempio
della Tosse, o del Sole secondo Si-bastia-
ni, nitri un sepolcro della genie ToSsia, e
ISibby forse una primitiva chiesa o Trul-
Inni, com'è indicato nella bolla di Bene-
detto \ Il del 978, col (juale vocabolo nei
tempi bassi si chiamarono gii edilìzi di
forma rotonda come (picslo. L'edilìzio si
trova iu buon essere, con facciata piana,
inlernamente rotondo e all'esterno ottan-
golare d'opera mista appartenente a'pri-
ini secoli della decadenza dell'arte. Ila S
vani, su ciascuno de'quali soiiovi ampi iì-
iieslroni, e nel mezzo della volta un oc-
chio somigliante a quello del Panlheoa
di Roma e gira palmi 240. Si deve la sua
conservazione all'essere stato convertito
al culto divino, e si veilono ancora pit-
ture cristiane del secoloXII I segnatamen-
te del Salvatore, e della Madonna detta
volgarmente s. Maria della Tosse, chie-
sa che restò profanata nel principio del
passato secolo. Pocodistante si vede la la-
pide che ricorda come neirimpcro di Co-
stanzo e Costante, il senato e popolo ro-
mano fecero spianare il clivo tiburtino,
onde la strada tu detta pure Coslanzia-
ua. Deve essere slata apei ta (piesta via pel
[lonte Lucano, per evitare la troppa erta
via Tiburtina, che ora vedesi nella scesa
deir.\(pioria. Nella spiantala degli urti a
tramontana sta la contrada Paterno, ove
e nelle grandi soslruzioni si pone la villa
d'Ovinio l'alerno console nel 207, o di
nitro Paterno ricco avaro rammentato da
Marziale, l'rinia del ponte dell'Afpioria,
prcrsso la slr<ida nella ru|ie incavala nel
Info, è un antr<} artificiale, che ha 3 un:-
cine alle a cuiiUMiere urne, da'topogratì
tiburlini denominalo il tempio del Mon-
du.ma daNibby credulo un se[)olcro inco-
gnito antico, u uno di quu'ljuli antri con-
T I V
sagrali dogli antichi alledivinità rustiche
tutelari del luogo. Pel taglio fallo alla roc-
cia nel 1889 per avere maleriali, fu tol-
ta la parete auleriore (lell'antrOj ed ora
si vede scoperlo sino alla volta. Trapas-
sato il Ponlicelli sul canaledell'accpia au-
rea, il rudere di sepolcro autico si crede
di L. Cellio per l'antica denominazione
del ponle, e poco distante ir> un antro si
vuole che fosse altro sepolcro della fami-
glia del poeta Marziale, ch'ebbe in Tivo-
li la villa, odicjualchealtro Marziale. Nella
pianura di Campolinipido sono gli avanzi
d'una villa che si attribuisce a M. Lepido
triumviro; dopo i piantali di fabbriche
di sontuosissima villa,più avanti nella con-
trada Cozzano sono gli avanzi della villa
creduta di Cocceio. Successivamente si
trovano i ruderi delle ville di M. IMesio;
di Miniano o Virgilianoovverodella gen»
te Herennia e passato alla Malridia; di L.
Munazìo Fianco nel luogo denominalo
Colli Farinelli (seguendoNibby ilcav.Bul-
garini ivi credette che surse, ma il d."^ Sta-
nislao Viola, nel suo eruditissimo e cri-
tico, Tivoli nel decennio dalla deviazio-
ne dell'yénie/ie nelTraforo,cieàe più pro-
babile determinarne l'ubicazione in quel
tratto del lerriloiiodi Vicovaro, ove fu
scoperto il bel cippo sepolcrale della sles-
sa gente Munazia); e di altra villa inco-
gnita nel luogo detto grotte di Scalzaca-
ne, e nella sommila del monte è il castel-
lo diruto del medio evo, chiamato Sara-
cinesco e oggi Castellaccio, di cui parlai
descrivendo l'odierno Saracinesco. Stra-
da delli Reali. L'attuale via provinciale
trapassata la città sorte per la porla s. An-
gelo, e prende la denominazione antichis-
sima de'Reali insieme alla contrada, dal-
la già quivi esistente villa di .Sif.iceredi
Nwnidia, percorrendo 4 uiiglia e mezzo
sino al territorio di Vicovaro. Anticamen-
te era una delle principali vie consolari,
che principiava da Tivoli e si chiamava
Valeria , estendendosi sino al paese dei
iiiarsi. Allorché nel i 835si dilatòsutprin-
cipio (questa strada al ridosso del moute,
TI V 93
furono scoperte le vestigia della chiesa di
S. Leonardo col borgo abbandonato di Go-
stafracida, nella quale era sino dal i388
la compagnia di s. Fiocco, e l'altro servi,
va di lazzarello in tempo di peste. Nella
I. 'vigna a sinistra è un antico sepolcro in
forma quadra, e credesi appartenere a Ca-
tillo fratello di Tiburto, a motivo che il
soprastante ponte da tempo immemora-
bile con tal nome appellasi. Nel medesi-
mo luogo sono molti avanzi d'antiche fab-
briche creduli della villa di M. Valerio
IMassimo che coslrm la via Valeria, e nel-
lo scavo del i844 *' rinvennero sepolcre-
ti con cadaveri e alcuni di gigantesca sta-
tura. Al confine della villa si trovò l'an-
tico ponle Valerio nella rolla del i 826, e
dopo ili esso e la piccola chiesa di s. Agne-
se si pone la villa di detto Siface fatto pri-
gione da Scipione Africano, che rilegato
in Alba Fucense e di là a Tibur per es-
servi custodito onde servire al trionfo del
vincitore, ivi morì e fu onorato con pub-
blici funerali. Prossima a lai villa si di-
ce esservi stata quella di B^austino, e pas-
sato l'olivelo Valera le sbstruzioni retico-
late sorre^"evano le terre della via Vale-
ria, e dentro l'oliveto trovossi un sepol-
cro che per la sua magnificenza si attri-
buì al re Siface. Nel sito dello Torliglia-
no o Turpigliano si crede fosse la villa
di C. Turpilio console romano. Ne'rude-
ri poco distanti si vuole riconoscere la
chiesa eretta da Onorio 1 a s. Severino,
circa 20 miglia da Roma. A quasi 3 mi-
glia sopravia sono ruderi reticolati attri-
buiii alla villa di M. Cerio Pedaso liber-
to d' A ureliano; al tri poco distanti con con-
serva d'acqua a volta ricordano la villa
di T. Sabidio, forse di quella famiglia, il
cui cippo fu rinvenuto nel sepolcreto pres-
so i cunicoli. Più oltre sul dorso del mon-
te Rampino, gli avanzi di conserve d'ac-
qua si credono della villa di Tito IMarcio
sacerdote feciale, il sepolcro del quale si
ritiene presso il ponte di Francia, donde
nel 1835 si trassero grandi travertini,ebei
pezzi di coruicioue di marmo riposti nel
f)\ T I V T I V
museo Vnticaiio. Strddti dell' Aijtinrr- linn dì Roma miglia L\iyjc\oi pa^M "-c)
^nii. l'i ima d'cnlraie in cillìi la sltaila sotlcira e li\ sopra sosliiizioiii , e piti-
pioviiiciale dalla porla s. Croce volge un lava 43r)8 quinarie d'acqua, corrispun-
tronco per le niiira vpiso la Rocca e pas- dcndo of>ni quinaiia circa ad un' oncia
seggiala de 'Tunii'ni lialll:llt■l;^lala d'ai- L'arcoclieaccuvalca la via coiir^rossi inn-
Lerì d'olmo, e va sniu u p(jrlu s. (ìiDVati- si di liifuèravan7odi (piesl'accpiedolto.n
i»i,ove «liiila 2. 'porla lolla nel I 84.1 [trin- mai chevolc moniunenlo che cenila ai?'-
cipia la via d'Aqiiai'fgna, COSI denomina- anni d'esislen/a. Il 2.° ncqnedotlo fu liit-
la sino al ponte degli Arci snche la con- lo costruire ilal senato romano nel ()ut>
trada, stante i regi acquedotti anliclii che di Roma e i f 6 anni avanti Cristo, essen-
la traversano; dicliiarala consorziale via do consoli S. Sulcipio ("mlha e L. Aure-
Empnlitiina nel I 8.'i8in memoria cliecon- lio Colta, per opera del pretore Q. Mar-
duccva oll'anlica Ì'iiijìuIuiii. Il ponte del cioRe,da| quale [>rese nome d'acqua lArr-
rivo degli Arci fu costruito dal marchese ria, la |)iìi [)regevole e solo per uso di he-
Thcodoli,ed in esso si pescano delicati bar- vanda «le' romani :ol tre ru[>era degli schid-
l)i e rovigimni. iVon mollo lungi dalla por- vi, vi si spesero circa 2 1 n. 000 scudi. A-
ta è la chiesa della ÌNhidoniia della Feb- vea originesotto Arsoli da tutiequelleac-
Ijic della pure dclT Aipiairgna, ovn nel que che scoi lotio presentemente la \alla-
r annesso fabbricalo dimoiarono alcuni la, e si scaricano nell'Aiiiene. Percorreva
religiosi nel secolo XVI. Poscia s'iiicon- sino a Roma miglia Gì e pnssi y 10, cioè
trailo i ruileri della villa della genie Co- miglia 54 e passi a.jy soUoterra, 6 mi-
ponia tiburtina, celebre per uomini illu- gliaepassic)37 soprasoslruzioniiircuale.e
stri. Dopo un miglio è un antico sepolcro passi 528 sopra semplici sostrnzinni, por-
rotondo mollo guasto con alli i ruderi, al- landò un volume di j6qo quinarie d'ac-
Iribiiiti al sepolcro e villa di C. Aufestio qua. L'actpu-dollo fu restauralo ila Au-
Solere medico. Sino agli archi degli ac- gusto, Tito, M. Aurelio e Antonino l'io,
quedolti vedonsii ruderi e tracce dell'an- Pochiavanzinerestano.il 3.°ncquedollo
tica via, e neli83r) si trovarono camere è dell'acqua (7^/»f//V/. cominciato da Ca-
di Ijagni lastricate. Poco prima del ponte ligola l'anno Sy di nostra era, fu compito
degli Arci sono visibili i graiuliosi avanzi lad 5o diiirimpeialoreCl.iudiodacui pre-
de'4 niei avigliosi accpiedolli roiniUii che se il nume. Pigliava l'actpia presso la ter-
assoibivanO circa la meladcll'Aniene; at- rad'Agnsta prima di Subiaco, percorrev-i
tiaversavanu gran parte dell'agro tibur- sino a Roma miglia 46 e passi qol). cioè
tino, davano ac(pia alle ville,e furono de- miglia 3G e passi 23o sotterra, miglia 9
scrini da Froniino, avcnd(.ne parlalo in e passi 567 so|)ia sostruzioni arcuate, e
tanti luoghi, ed a Sunixro. li i .'ac(piedol- passi (ioq sopra semplici soslruzioni, [lor-
XoitVyliiiciic I Ci iliii), Lillo cosli uiiedal- laudo. |(>(»7i]uinaried'ac(pia.L'ai(]uedol-
la repubblica romana ranno 481 di Ro- lo tu reslaurato da Vespasiano e Uomizia-
ina e 3y3 avanti Cristo, essendo consoli no.noucheda PapaAdriano i percondur-
S. CaiMlìo e L. Papirio, col denaro lica- ne pai te al RattisterioLateraiiense. Cli a-
vato dalle piede nella guerra cniilru l'ir- vauzi sono in maggior quanlilà nel suolo
ro re il'I^piio, per cura dediiiimviri RI. Iibuiliiio e meglio coiinci vali degii idlri,
Curio DiMitalo, e Q. Fulvio Fiacco cui indizio che fu l'ullimo a restare abbnn-
fu commessa l'opera dal senato. Comincia- «lunato. Siammiia un magnifico arco al-
va a prender l'acipia d.dl'Anicne 20 mi- tissinio dell'acipiedotlo che accavalca In
plia distante da TìtoIì, uve giunto forni- vin, il «piale fu fuilificalu con mnramen-
va d'aifjoa la cillìi con una diiamiizione; li e porta che ne chiudeva il passaggio,
percui rendo in tuttu sino alla purtaFs(]ui e sopra con elevata torre ora cudeulc, u-
T I V
pera da'tiburtini nelle guerre delle fazio-
ni deh 389. Contemporaneo al 3.° è il 4°
accjuedollo chiamato dell'. ■//z?V«ei\7/ov'0,
cominciato parimenti da Caligola e termi-
nato da Claudio. Principiava 5 miglia so-
pra Snbiaco, quindi da Traiano accioccbè
noenasse l'acqua pura, intorbidandosi nel-
le pioggie, si aprì un nuovo speco in uno
de' laghi artificiali sulla villa di Nerone.
Percorreva sino a Roma miglia 58 e passi
700, cioè miglia 496 passi 3oosoUerra,e
miglia 9 epassi 4oo sopra soslruzioni e ar-
chi, che presso Roma per 6 miglia e pas-
si 49 I erano alti sino a piedi r 09, per cui
era il più alto di tutti gli acquedotti,e por-
tava 4738 quinarie d'acqua 11 3.° e il 4-°
dei discorsi acquedotti costarono scudi
1,387,500, somma tenue in proporzione
della gigantesca opera, che non sarebbe
bastala senza l'impiego di tante migliaia
di schiavi. Claudio assegnò 4^0 persone
alla sola giornaliera custodia de'due ac-
quedotti dopo averli posti in attività. Po-
chi avanzi sono nel territorio liburtino
àeW .4niene]Yiiovo, rimirandosi solo i ma-
gnifici archi die attraversano la vallata
degli Arci a circa 3 miglia dalla città [iro-
Teniente dal monte Monitola, da'quali è
traforalo; altri se ne vedono trapassalo il
pontea sinistra dell'acqua Claudia che so-
no i più alti, i minori appartenendo al-
V Anienc Feccliio, e da' medesimi tutta
la contrada prese la denominazione degli
Arci. Nella sommità del nionticello Mo-
nitola si vedono gli avanzi d'una chiesa
e monastero sopra rovine più antiche, che
si credono d'im caslello de' bassi lempi
dipendenteda Tivoli. Poco lungi dal dor-
so del monte Affliano si vedono le rovi-
ne della villa di Patrono liherte di Co-
modo, e poco lunge fljrs'anclie gli avanzi
del suo sepolcro, ove si tiovarono belli
frammenti di statue (il d."^ Stanislao Vio-
la non conviene che Patrono fosse noiìie
proprio, per quanto riferisce a p. 235 e
seg.). Nei luogo detto Ammollaoci si po-
ne la villa di Attico, e dopo un miglio i
ruderi della villa di Fiacco Acdio, nel si-
T I V 9Ò;
to chiamato Forca di Flaccia. Strada di
Calciano. Sortendo la porla s. Croce si
percorre un tratto della via provinciale
ui piano, e all'incominciar dalla discesa a
sinistra presso l'icona della Madonna del
Serpente si distacca la strada di Carciano,
così denominata anche la contrada forse
per corruzione di Caxsiaiuiin c\\iiPt^Gi\ nel
secolo Xdalla sontuosa villa di Cassio, ov-
vero dal nome antico di Ardano p''gli
Arci o acquedotti che vi passano, ed in
fatti poco distante perciò vi è il luogo
detto degli Arcinelli, e poi la valle de-
gli Arci o Arcese,come dirò; amena pas-
seggiata in piano, la quale estendesi nel
nie7zo di belli oliveti sino a Geiicoraio.
godendosi la vista variata e deliziosissi-
ma della pianura romana. A sinistra po-
co distante dalla porta si vede la chie-
sa della Madonna dell' Olivo, costruita
nel 1021 dalla nobile flimiglia Leonini,
custodita da un romito. Contiguo è l'ame-
nissimo palazzo di villeggialura con vil-
letta della principesca famiglia Sanlacio-
ce , avanti del quale \\n semicircolo con
sedili serve per dilellevole veduta della
sottoposta campagna. Da presso si mira
il grandioso e bellissimo f djhricalo di vil-
leggiatura del romano Collegio de Noììi-
//(del cui stalo attuale feci parola nel voi.
LXIV, p. 9, i3, 16 e 2 i), innalzato dai
gesuiti nel 1 729, ove alloggiarono Leone
XII nel 1826, Gregorio XVI neh 834 e
1845, e Pio IX neh84<>. Vicino e den-
tro il medesimo esiste un tratto dell'ac-
quedotto Claudio che serve di grotta. Al-
la pendice del monte Ripoli sono i cap-
puccini, enei mezzo di esso era la magni-
fica villa Puibelli che gli die nome, poi cor-
rotto in R.ipoli. Procedendo per la stra-
da Cassiana si trova altra veduta con se-
dili del vastissimo panorama della cam-
pagna romana, e la chieda di s. Maria di
Carciano eretta da'Gismondi e custodita
da un eremita. Soprastante a sinistra del-
la via è il bel casino deliziosissimo di vil-
leggiatura del duca Braschi, con annessi
ameoi viali, orli e oliveti, ov'è un buon
cjG T I V
tratto dell' ncqiicilnlto Claudio. I gesuiti
nulifinf) rnc<]iiisliirono dii'St-bnslinni, e
nel I 7S I pasMt ili potere del duca. l*j vi-
cino rnllio delizìo<>issimo ciisìno Saleiiio,
COM dello perchè il cardinal Salerno lo
fece costruite ne'primi del secolo decui su
per villeggiatura sua e poi del collegio j^re-
co di Roma, che riunito a (|uello urbano
vi si recnrono un tempo a viilei^giare ;^li
ahiuni ile' collegi greco ed urbano, dal
quale nel 1 H4'- passò ni collegio irlandese,
i cui alunni ivi si portano a villeggiare,
come dissi nel voi. XIV, p.aSa. Sotto la
strada si aniinira la inaguilica villa, che
vuoisi giìi di Caio Cassio Longino (uno
de'principali congiurati uccisori diG.Ce-
sare)a 3 gr.iiuli 1 i[);ani,clieconteneva fon-
ti, peschiere, lemp.o e teatro con portici
di colonne d' ordine toscano. Gli avanzi
de'fabbricali fìironoin parleabbaltuti per
prender materiali oiiile edificare il semi-
nario romano, ed i casini ora IJraschi e
Salerno, ^egli scavi si trovarono statue,
colonne e altri fini marmi, non però A-
polloe le Muse scavale nella villa di Ibu-
lo, come avverte il cav. IJulgarini. Prin-
cipali scavatori furono, il carilinal Ferdi-
nanilo ileiNledici poi granduca di Tosca-
na, l'arcivescovo di Siena Banilim l'icco-
lomini, i rpiali vi trovarono eccellenti sta-
tueche ailornano il museo l'io-Clementi •
nOjcioè una Pallade,un Dacco, l'erme pre-
ziose d' Insellino e d'Antisleiie, di l'ericlee
d'Anacreonle, di Periandro, di Taletecdi
Pitlaco. So! lo il casino Salerno è un sepcjl-
croìii grolla scavata nel uionle, eniro la
quale furono trovale 4 urne rozze, ed a-
vaiizi degli acfpiedutti Amene Vecchio e
Claudio. In fine alla [liccolu discesa si tro-
va la chiesuola della INbidonna delta del
p. I\licliele per averla nel 1 (xyj. cosi mila
il gesuita p. IMichele Sanlelli pel novizia-
to di Roma. Poco distante è un gran re-
cinto di fabbriche mitiche, ritenuto ima
gran piscina lunaria dell'acqua Claudia,
ed un castello di divisione per dare l'ac-
(|ua alle s(jtloposle ville, ed il Sebasliani
credè li'uvurvi lu villa di Zeuubiu regina
T 1 V
di Palmira. Proseguendola (tracio si per-
viene ad un semicirculo con sedili, e poco
al (Il sotto la villa diM.Ijiutuil giurista,
padre di Af Rruto l'oratore, asceiulenli di
ipiello che pugnali) Cesare unito a Cassio.
Per la prossimità delle due ville credule
di Cassio e bruto, si dice [irobabilc da Del
Re e dal Marzi, che forse in esse fosse
ordita la congiura contro il dittatore. La
costruzione della villa è a 3 grandi ripia-
ni con beliissime sostruzioiii di reticola-
to in pietra di monte: racchiudeva ma-
gnifiche fabbriche, nc(|uedolli,fontaue, pe-
schiere, ed un superbo museo tutto scel-
topers'i sa[)ieiili padroni. Vi si trovarono
quelle statue e erme enumerate dtd cav.
Rulgarini, e acquistate dal museo Valica-
no e da altri, come Apollo Citaredo e 7
Muse rotte in più parti, poi fu trovata l'S.'
musa Urania, la r).' Euterpe rinvenendo-
si nel palazzo Lanccllotti di Roma; non
che diverse statue egizie di marmo nero
e un bellissimo coccodrillo di paragone.
Presso tpjesla villa apparisce un trallodel-
r ac(|ucdotlo antico dell' acqua Marcia.
Proseguendoollreal luogo ilello Arcinel-
li, stante gli archi de'condolli,e discenden-
do per gli oli veli si trovano grandiosi a-
vanzi di rovine, denominali Traianello e
creduli della villa di Traiano. Cuntinuau-
do la via Cassiano, circa il 3." miglio s'in-
contrano i ruderi della villa di T. li. Ru-
biio Superstite. Il monte che la sovrasta
chiamasi Calvo e comunemenle Spaccato
per ducaperlure alla Nommil.i, che la po-
polare tradizione dice avvenute alla mor-
ie del Redentore, l'rossiiuo è il monte .M-
iliano, il piìialto di questa contrada, nel-
la cui sommità fu fabbricato un tempio
alla dea Hona, poi convertilo in chiesa di
s. .Abcliele arcangelo dello in valle Arce-
se, ed annesso vi lu edilicato un monaste-
ro da'cisterciensi.che passalo nel 1 3 1 8 al-
le monache di s. Lorenzo in Pane e Pcr-
na restò col tempo abbandonato. Piìi ol-
tre prossima alla stradti si trova una pe
schiera circolare, con molli ruileri d'anti-
ca villa che si allnbuisce a Fosco, pe'iiio
T I V
numeriti rinvenuli, e la statua del Tri-
tone che si ammira nel luuseo Vaticano.
Sotloslaule trovasi la conlratla Pussia-
no, nome corrotto della villa Biissiana,
e nella quale eravi il tempio di Proserpi-
na fiussiana. Verso il termine del terri-
torio a sinistra sono due sepolcri o co-
lombari incavati nel masso con piccole ol-
le di terra cotta incassate nel muro, nelle
quali è tradizione che vi fossero trovati
oggetti preziosi, e perciò sogliono chia-
marsi il tesoro.
Strada Romana e Pedumentana. La
principale strada che attraversa il tibur-
tino territorio è la provinciale. Il tronco
che entra dall'agro Romano a Martello-
nesinoaTivoli conta miglia 6 e mezzo cir-
ca, e anticamente appellavasi via Tibur-
tina , avendo principio dalla porta Vi-
minale, oggi Porta s. Lorenzo fuori le
mura, e termine a Tibur , vedendosene
vestigia prima edopo passalo il canaledel-
V acqua solfurea, tracciata sino al ponte
Lucano sopra sedimenti di detta acqua.
Al presente viene denominata strada Ro-
mana sino a' due depositi , che dividono
la nuova dalla vecchia, detta delle Polve-
riere. Nella circostanza che Pio \ 1 tran-
sitò da Tivoli per andare a Subiaco, dal
municipio fu aperto il nuovo tratto no-
minato via Rraschia, come leggesi in detti
depositi, e si fece congiungere colla stra-
da di s. Marco, così denominata per una
chiesa diruta ove presentemente è l'ico-
na. Fu anteriormente detta via Peretta,
perchè riattata dal cardinal nipote di Si-
sto V, sopra un'antica che vuoisi fatta dal-
l'imperatore Adriano onde accedere dalla
sua villa in città. Cosi fu agevolata la sa-
lita e resa l'entrata in città più gradevole
per la porta s. Croce, ma si dUungòdi cir-
ca un miglio e mezzo dall'abbandonata.
Al fluedel nuovo tagliodella via Rraschia
le vie che vengono dalla ci ttà, dette delTar-
laro e Piagge, poco prima di questo punto
venendo a contatto si uniscono sboccan-
do in un sol ramo nella provinciale; tra-
versala la quale, uuovameute si divido-
VOL. LXXVI.
TIV 97
no in due, la sinistra conduce alla villa A-
driana, la destra si congiunge colla stra-
da consorziale Pedumentana, tale dichia-
rala neli837,e così chiamala perchècou-
tluceva all'antica Pccluìn, Da Tivoli al-
l'osteria delle Capanuelle, coolìue del ter-
ritorio, sono per questa parte miglia 4-
Sorlili dalla porta s. Croce, sotto il con-
vento de'francescani si trovano molti ru-
deri antichi, creduti la villa esepolcro del-
la gente LcHia. Più oltre moltissimi rude-
ri di grandiosa villa si reputano di quella
di Crispo Sallustio storico romano e già
di Giulio Cesare, che eslendevasi al luo-
go detto Magnano, ove un recinto di mu-
ri anlichi servì di sepolcro agli ebrei dal
i4^3 sinché in Tivoli dimorarono io per-
messa riunione.Nella scesa della strada ro-
mana in luogo detto s. Marco sonovi a-
vanzi di grandiosa villa attribuita a Pu-
blio Taplio Capitone. Sul Unire della di-
scesa la vasta contrada Pisoni contiene gli
sparsi ruderi della magnifica villa di Gneo
Pisone, che forse gli portò in dote la fa-
mosa tiburtina Plancina Munazia, dove
tra le cose trovate il cav. Azara ministro
diSpagna vi scavò l'unica statua di Britan-
nico ei6 teste di filosofi e poeti greci, ri-
poste nella biblioteca reale di Madrid, non
che il singoiar ritratto d'Alessandro Ma-
gno ora nel museo Vaticano. Contigua al-
la villa de'Pisoni verso mezzogiorno e cir-
ca due miglia da Tivoli si trova la tanto
famigerata e vastissima villa dell' impe-
ratore Elio Adriano, il cjuale nel costruirla
ebbe in animo di ricordarsi delleprovin-
eie visitate da luioellelunghissimesue pe-
regrinazioni per tutto l'impero romano,
e sopra tutto de'luoghi e degli edifizi che
maggiormente lo a veano colpito. Non pa-
go di farvi rappresentare quello che avea
veduto di più cospicuo, di ciò che neces-
sariamente si univa ad una residenza im-
periale, come palazzo, terme, luoghi di
spettacoli e di studio, e quartieri pe'sol-
dati, volle perfino etTigiarvi i luoghi del-
la vita futura, secondo le descrizioni de'
poeti. Colla vastità del concetto di questa
7
98 7 \y 11 \
moli' l'oi leiilo«a nccoi dossi la Sf|iiisìlc77n va a opera reticolala ili liifbcon lignmpnii
di gtislo,cla Kr<nluosilà degli 01 nniiunli, di iDalloiiì , ed nuche dclln >lc&s<i pietra
e s(i|)ia Inlto lu |ii(jlusiunc di staine e di lnvoiat.'iesijiiadrulaesHltoun-iile. Lfniu-
|iil((ue. Giace la villa sopro min collina n rn cos'i coslriiilecianoiiituiiaciile di grossi
ftlrnli ili tufo vidcniiicuc po/zolaiia a vari stinti di stucco, ricopertu da fino sitalo
ripiani, parie naturali e parte uiUTatti, di calcina con polvere di ninrino a vari
in una circonfcreiun di G tnii;lia. Lii ng- colmi. La aia^'gior parie degli edilìzi c-
grcgalo sì ampio di laiili edilìzi sendtra runo a volta tutta piena, ricoperti di la-
più lina grande città, clic un di|)orlo sub- strici battuti o di gran legoloni e canali,
urbano, benclicd'un iniptratorc roma- I paNiinentierniio la maggior parledi inu-
no. non ricoiiosccnd()>'eiu: altro disìgran- saici in pietin di colmi divcisi, tia'quali
de vastità e magiiilìcci)7a. per cui in<|iial- molli lìnÌKsiaii operati a veduta, altri In-
cile tempo fu da n>olti ibiamato Th'oli stricati di lini marmi colorati, de' quali
xicchio. quasi die ivi fosse l'antica città, n'erano incrostate le pareli di molti tem-
L'eievate7.zndcl suolo della villa dalla con- pli e carnei e. Fa veramente stupire il con-
finante estesa piannia romana, rende la sidernie clic quantità d'uomini e d'abili
visuale da questi fabbricali per ogni pai te artisti sieiio (■ccor^i persi grandissimo In-
nmcnissima; 1' aria eccellenle, ed ancora vero , avuti a calcolo anche i molteplici
pussabiimcnte buona noli' estate. II Irò- porticati di colonne, ornati d'ogni specie
vnrsi nel niedesiaio lerieno il tufo difab- e statue, il tutto di fini marmi. A lutto-
brica, eccellente pcjzzijlana per cemento, ciò aggiungasi il travaglio infinito occorso
i monti vicini di jiìelia calcarea per fbr- onde traforare il Inln. pei tnnli ncrpiedolli
mar calce, e l'accpie pei impostai In e per e tante gaileiie tla [ione in coinuiiicazio
servizio della villa, il fiume navigabile a ne per vie sollerranee di più mig'ia tutti
poca distanza pel trasporto de' preziosi gì' immensi edilizi di sì slerminala villa,
marmi, du\è contribuire alla scella falla Ma btevefu Indurala di (pieNt'impuiicnIe
da Adriano di questa località, che potè riuiiìonedi (pianto le ni ti più bebé nel lo
COSI disporre di quante migliaia d' uomi- ro aureo secolo seppero eseguire e iuiiln-
ni e artisti volle, [)er ultimare sì im cuensn re dalla Grecia, Asia eEgillo, sotto la vo-
villa in pochi anni (per tulli i nominali lonlàif un Cesare mnestrod'ognunn delle
prodotti naturali del lei ritorio di Tivoli 3 arti del disegno (senza trascurare per
faciimenle si potrebbe accrescere l'orna- questo l'amministrazione civile e militare
mento del f.ibbricalo della città con l'è- che rionlinii), che volle riunire (juanto di
re7i(ine di eleganti palazzi e d'un miglio- meraviglioso sparso nveano per lullo il
re episcopio, ponile osservò Maiocco.che inouilo. Dice pcilanlo Nibby, potersi eie-
sebbene Tivoli ha in abbondanza lullo dcrechc Adi lallostes^odll igesse la costi 11-
qucllo che occorre per labbiicare, pure zionc di questa villa, nondimeno lum < 111-
ilsuo fabbricalo è mediurre, e non vi tro- verosiuiile, che si senisse per l'eseiuzio
\ò gli eleganti palazzi indicati dal Ca- ne de'suoi progetti di Deliiano o Demc-
stellano). Adriano incomincii) n costruir- trinno, come in altre cnrosliMi/e piii te-
la nel I 9.4, cioè dopo il suo viaggio fai- ce. Sebbene l'islni in non pai b d'altro ini-
lo per l'impero, e In proseguì sino al 1 35, pei alore tlop») Adriano che avesse «liiuo-
iiella (piale epoca dopo altro simile ving- rato in (jiicsla villa, pure dall'csseroi Irò
gio 61 ritirò in questa sua delizia, che con- vali iiiessa i busti d'Antonino Pin,M. Au-
tinuò od abbellire di fabbriche, statue e relio ed lilingnbalo.sembra diesino a quc-
pitture, fìntile hoi|iieso du grave mnlat- sloe al 9. 1 H siaslnla liequentaln dagli au-
tin poilaloM n ISuia vi soccomb»'- yel 1 3H. gusti. Alcuni pi» lesero che Garacnll 1 pre
luUe le Idbbiiche sono coklruile di niu- decesiuredLliogabalu togliesse le C(i.sepiii
T I V
preziose per decorar le sue terme ; altri
con più raziocinio opinarono che Costan-
tino I il Grande hi spogliasse de'inigliori
ornamenti, coriie fece in Pionja e in tutta
Italia, per adornare la suaCostnntinopoli.
L' invasione de' barbari che disfecero il
romano impero certamente la fece viep
più decadere, e Tolila re de' goti presa
d' assalto Tivoli nel 543, e quindi asse-
diala Pioma e trovata resistenza, si ritirò
a Tivoli neir inverno, e per non potervi
alloggiare lutto l'esercito supiìPi la villa
Adriana, che ne restò dannt-ggiata, come
posizione vantaggiosa e isolata, nel notlo di
varie strade. Dipoi i longobartli che tulio
incendiarono, gli unni e i saraceni ciie in-
vasero il territorio tihurlino , probabil-
mente ricoverarono nella villa, come luo-
go opportuno e naturalmente fortificalo
per sicura ritirala delle loro aggressioni
sopra Roma e Tivoli; per cui il luogo già
abbandonato dovè sempre più decadere,
specialmente nell'opere di necessaria ma-
nutenzione. Ma lo slato delle fabbriche in-
dica un devastamento, causalo e non pro-
dotto solamente dall'intemperie e dal tem-
po, pi ima col fuoco e poi col piccone at-
terrale per opera non tanto de' barbari,
bensì il mutilamento delle statue e degli
ornali, onde non privarsi d'un ricovero,
quanto da'romani e liburlini onde toglie-
re un ulteriore asiloa tali invasori. Olfat-
ti non solo si diroccarono le fabbriche, ma
si ebbe cura di chiudere tulli gl'imbocchi
delle viesotterraneeche potevano pur ser-
vire di rifugio. Taluno ancora opinò che
i primitivi cristiani devastassero queste
fabbriche, cheaveano servito all'idolatria,
e che furono cagione del martirio de'con-
cittadini ss. Sinfoi osa e figli; poiché A-
driano fu troppo superstizioso seguace del
paganesimo, onde crudelmente persegui-
tò i cristiani,e tra leallre sue vittime com-
prese s. Alessandro 1 Papa. Passata la
\illa in proprietà de'privati, servì di cave
di colonne e mai mi, specialmente ()er uso
delle chiese di Roma e Tivoli, e per le ca-
se de'magnali; il terreno fu posto a col-
TI V 90
tivazione, e gli edifizi mulilati e scollega-
ti sempre più rovinarono. Visitata da Pio
Il nell'eslatei 4(31} vi trovò che rimane-
vano porzione delle volte de'lempli e co-
lonne de'portici, e le vestigia delle pisci-
ne e lavacri; i muri erano ricoperti di e-
dere, il suolo di rovi e spine, e le carnei e
già abitate dalle regine, ridotte covili di
serpenti. La devastazione delle Hibbriche
continuò, massime dell'opere laterizie,per
costruzioni e riparazioni moderne, e men-
tre Tivoli abbonda di calce, in questa fu-
rono ridotti i preziosi marmi. Non ostan-
te i musei di Uoma e d'Europa possiedo-
no molti oggetti tolti daila villa Adriana;
e pezzi informi di colonne, capitelli e or-
nali restano sparsi per la villa, testimoni
di sua magnificenza. Il i.°che fece un'e-
satta descrizione della villa fu Pirro Ligo-
rio, di cui si ha: Pianta della villa Ti-
hiirtiiia di Adriano Cesare disegnata e
deseritta , dipoi da Francesco Contini
riveduta e data alla luce. Ora nuova-
mente incisa in Roma coW aggiunta del-
la sua spiegazione,V\^oyina ij 5 i con figure.
II celebre Gio. Ballista, o meglio il figlio
F'rancesco Piranesi, nel i 7S6 nconfrontò
la pianta e pegli scavi fatti la corresse e
l'incise più in grande, e fa p;irle della sua
classica raccolta. In questa vi sono anco-
ra incisioni della villa d'Egle, e del figlio
Francesco i templi di Vesta e della Sibil-
la. Inoltre abbiamo ili Giovanni Bardi,
Descrizione della villa Adriana e di al-
tre già adiacenti nella città di Tivoli.
Fu illustrala e pubblicata dal MorenÌ5p"'i-
renze 1825. A. Nibby, Descrizione della
villa. Adriana, Roma 1 827 con pianta e
tavole. T iaggio pittorico della villa A-
driana composto divedute disegnate dal
vero ed incise da Agostino Penna, con
una breve descrizione di ciascun monu-
mento , Roma I 83 1-33-36. Rimarca il
cav. Bulgarini nella sua bella descrizione
che principalmente seguo, che manca pe-
rò nella pianta il Liceo, il Pritaneo, gl'In-
feri e gli filisi, forse per non crescerne la
diraensione,iicl resto lodando il Penna per
loo T I V
esatle/.zn e utilità del In voro. Lo slrndann-
ticn clic coiiduceva nlln villa si dislarmvn
Il is«nt(i il ponte LiicniKi, e vni^ciulo pres-
so i sepolcri de'St'ieiii, metteva all'incir-
cn fine come la picsenle. Le piantagioni
di pini e viali di cipressi, clic si vedoiionel-
l'inqresso delia villa, furono fatte circa il
1780 dal conte Fede, che fiibhricò il ca-
sino e le varie cnsucce coloniche che lo
circondano, acepiistando vari fondi, for-
mando così mia sola eslesa proprietà del»
le principali fabbrichedella medesima. Nel
l8o3 passò questa possidenza con altri be-
lli al duca Draschi, che avendo giù aci{ui-
slalo il latifondo di Roccabrnna de'gesui-
li, ritmi la più gran parte fabbricata del-
la villa, b« cui descrizione si diviile in 8
sezioni. I. I Teatri greco e latino, la Pale-
stra, le Tempe. 2. Il Pecileele Bibliote-
che. 3. Il Palazzo imperiale. 4- Lo Sta-
dio e le Terme. 5. Il Clanopo. 6. L'Acca-
demia. 7. Gl'Inferi e il Liceo. 8. Il l'rita-
iieo e gli Llisi. Sczioìic 1 .'Si vede il teatro
a primo ingresso della villa, detto Greco,
ne'suoi avanzi, e fra'monumenti trovati
sono l'erme colossali della Commedia e
Ti agedia, por tate al (Jinseo Vaticano. Con -
tigno eiovi i\n atrio cinto da portici, che
si creile servisse d'Ippodromo e cavalle-
rizza, e in mezzo sia va il giardino. Appres-
so sono vestigia di tempio creduto di INet-
Inno, trocce della Palestra che termina al
fiume l'eneo, tia'iudeii sorgendo actpia
limpidissima. Segue una gran piazza cre-
iliita un giardino,c camere con nicchie [H;r
staine, ornate di finissimi slucchi. Ln e-
difìziocon nicchie per fontane detto Nin-
feo, e alcune vestigia di tempio dedicalo
{die Ninfe. In ipiesli luoghi Ligorio ne-
gli scavi del cai (linai d' Lsle tro\ò statue
e mezze figure di los^o aulico. A levante
delia Palestra trovasi il teatro Latino in
|HJchi avanzi, e tra le cose ivi rinvenute,
oltre la statua d'Adriano trasportata nel
giardino il'Lste al Quirinale, ricorderò il
J'ancra/iaste ora ul mu.seo Ciipitolino, il
Iiuslo di I)omizia e l'erma tl'I'^rcole tia-
sfenli ni museo Volicauo. Indi comiocia-
Tl V
va l'amenissimn vallr di Tempe di Tef-
siii^lia, con in mezzo il fiume Penco. iS'r-
zi<i;/r f./ Il Ptcile o portico d'Alene c|ui-
vi Ili ricopiato, reslaiido le vestigia de'ilue
magiiilìci portici, una ginn piazza e l'es-
sedra ila tiove 1' imperatore osservava i
giuochi. Dalla parte di ponente la piazza
è sorretta da sostruzioni , che mediante
muri si fecero servire per tante stanze det-
te volgarmente le Cento camere o cauie-
rclle a più ordini, le quali vuoisi che fos-
sero gli alloggiamenti dulie guardie pre-
toriane imperiali: il torrione circolare for-
se ne conteneva le insegne militari, essen-
dovi pure il <piarlieie pegli ulllziali più
distinti. Ivi si scavarono le bellissime sta-
tue ili Floia, Arpociale e Antiiioo Fgizio
donale da Michilli a lìenedetto XI V, che
le fece riporre nel musco Capitolino, e
due gladiatori donati al principe reale di
Polonia: tiovossi ancora da mg."^ Mare-
foschi la statua d Endimione giacente, og-
gi nel museo Vaticano. Contiguo al l'e-
cile sono gli avanzi del tempio o scuola de-
gli stoici; appresso si vede il iSatatorio,cdi-
(ì/io ben conservato con portico in cui e-
laiio colonne di giallo antico, enei mez-
zo della fossa che conteneva l'acqua è un
cdifìzio che formava un isola, al ijuale si
andava per ponticelli ornati con mostri
marini, tritoni, nereidi, amorini sopra ip •
pocampi, carri guidali da diversi anima-
li, uccelli guidati da genii. Appresso si tro-
va un'area con nicchie, creduta il giar-
dino della biblioteca greca, la cui gran sa-
la con tribune e nicchie è contigua. Pas-
sando in un atrio con portico, trovansi a-
vaiizi di fontane con nicchie, con sala <|tia-
diilunga e altre stanze della biblioteca Ia-
lina. Dopo un gran corridoio con nllri mi-
nori è una galleria con ni( t hie per statue,
che lieevea la luce da^^li nbbaini posti nel-
la sonimilii della volla dipinla a grotte-
schi; edifìzio chiamalo Elio cammino o
sluia solareocorridoio illuminato. Inqiie-
sli) Itiogomg. Maiiloschi tiovònlcnneca-
mei e, dalle (|uali rslrasse da'pa\ imenli T
grandi (piadri di musaico finissimo, cir-
TI V
Gondali da un festone bellissimo di foglie
e nastri; 4 rappresentavano maschere sce-
niche, e il 5° una boschereccia con cen-
tauri, (ulto collocato nel museo Valicano.
AI termine del corridoio trovasi una bel-
la loggia scoperta, donde si gode magni-
fica vecUila e la sotlo[)osla valle di Tem-
pe. Sezione 3.' 11 Palazzo detto imperia-
Jeè un aggregato di tanti edifizi, tra'qua-
li primeggia uno grandissimo, composto
di varie parli a due piani, il cui princi-
pale [)ro>petio guarda lo Stadio a ponen-
te, ove in piani) deirappartameiito la log-
gia guai'da la campagna romana. Dalla
parie di levante era un portico quadran-
golare, dal qn.de entrasi nelle stanze del
palazzo. Cooligue sono fabbriche per uso
d'abitazioni con capricciose denominazio-
ni,ed un tempio di cui sta in piedi la me-
tà, con innanzi la piazza recinta d'un por-
tico già sostenuto da colonne. A levante
si vedono per metà i templi di Venere e
Dian3,ofabbrichedi bagni.Indisonogran-
diose rovine sino alla valle di Tempe, ap-
partenenti al palazzo imperiale. Si distin-
gue un recinto con porlici e nicchie per
statue, i ruderi d'altri edifizi, come d'un
tempio creduto di Proserpina, lasaladet-
ta Eco-corintio per le dispute accademi-
che, intorno alla quale girano camere e
una in forma di basilica, creduta sala d'u-
dienza, con edilizio ritenuto l'abitazione
de'ministri imperiali. Quindi viene la piaz-
za della d'Oro, per la bella situazione e
nobiltà degli edifizi scopertivi: era circon-
data da un portico di colonne di marmo
bigio con capitelli corintii,i 6 delle quali
sono nella sala delle IMuse nel museo Va-
ticano. Eravi un tempio creduto di Cere-
re, di cui si vedono le rovine, molte came-
re e sale, tra le quali una grande ornata
di nicchie per statue e detta Pinacoteca.
Stanno prossimi i vasti portici già ornati
di colonne che andavano a terminare pres-
soTElio cammino. Ivi turono scavati sta-
tue, busti e allri marmi, trasportati nei
musei Valicano e Capitolino ed altrove.
Sezione 4.' Lo Stadio pe'giuochi atletici
TIV IDI
fu copiato dalla Grecia e in parte posto
sottola principale facciata del palazzo, re-
standone avanzi dicamerepe'giudicieper
vedere i giuochi, e d'un tempio con vasti
semicircoli ornati di nicchie per statue e
fontane. Lateralmente sorgevano fabbri-
che pegli atleti e addetti agli esercizi dello
StadiOjtra le quali il magnifico criptopor-
tico quadrilungo. Si crede che nello Sta-
dio sia stata trovata la famosa statua del
Gladiatore moi ibondo,oranel museo Ca-
pitolino. Contigui sono gli edifizi dellese-
parate terme per le donne, a due piani
con porlici econ molte camere, vedendo-
si le vestigia de'bagni e d' un vaporarlo.
Mediante una piazza si va a' ruderi del-
le terme pegli uomini e di maggior ma-
gnificenza deiraUre,con grandi saleorna-
le,e perla loro ampiezza si crederono pub-
bliche. Tra le terme e il Canopo si vede
un vasto edifizio di più piani, camere e
logge,ritenutopel Pretorio: dicontro gl'in-
formi avanzid'un tempioches'attribuisce
ai Dei Lari. Sezione 5. "Canopo città d'E-
gitto, poco distante da Alessandria, avea
il sontuoso tempio di Serapide,celebre pe-
gli oracoli, dove si andava a mezzo d'uu
canale d'acqua per la festa. In tal circo-
stanza vi concorrevano in barca uomini
e donne infolla, cantando e danzando col
più sfacciato libertinaggio, e perciò d'ara-
bo le parti del canale erano alberghi per
tripudiarvi. Adriano avendo veduto que-
sta festa mentre era in Egitto, volle nel-
la sua villa ricopiare tal scena, col com-
plesso degli edifizi, rivestendoli tutli di fi-
ni marmi. Quindi vedesi la lunga valle
scavata pel canale che riempito d'acqua
sosteneva barchette, eda'latisi riconosco-
no edifizi con camere che rappresentava-
no gli alberghi. In fondo si vede il gran
tempio che avea il vestibolo di colonne,
con ninfei ne'due lati, e nel seraicircolo
nicchie per statue e fontane. In mezzo al
semicircolo dopo lungo andito nel fondo
era il sacrario colla statua, dal quale sgor-
gavano l'acque che inondavano tutto l'e-
difizio.Superiormeote sono rovine di fab-
I02 T IV T 1 V
biiclic adoienti al Cniiopo, e le vestigia nii<;.i(lritiruieflllatorfuirncntis.\\rn${o
«l'iin ltni|ii<jcie<luto d'Eicole. M(jlle >la- sliiiìciicoIo u sioìittra In ilello Zoleca o
tue egizie ili niainio nero furono trovale sciiìi^liu ili vitliine, ni i|iiiile è uderriito
in (|iifsto luogo, e leacqnistò dopo In me- un gì nn niccliione ciediilu tempio di Dui-
ili ddvecoluW 11 ilcaidiiialCaniillolMns- na. JN'clli' rovine (Ielle fiibbiiclie a dtsira
fcimi, e poi pa<ts»iuiio al n)arclic>e del Cu- si trovò il prezioso Fauno di russo a litico,
spioanibascialoi e [lortoglicM, le altre i in- e l'erma del filosofo Antisieiic oggi al inu-
venute iieliy44 iimanzi al tempio, sono seo Vaticano, iiisieiìien'diie m.ignilìcican-
un idolo egizio, 3 sacerdoti, 4 dilli-rcnti dclabri di marmo bianco di finissimo in-
statue d'Isiilc di iiasalle, un'etnia d'Iside taglio tiovati da mg/ l]ulgariiii, poicliè
e Api di paragone, il Dio Canopo di ba- alia sua nobile iauii|^liii muo dal iG-^ i ap-
selle verde, tulio piirtato al museo Ca|ìi- pailiene tal parte dell'Accademia, e tut-
tolinu, e al \ aticaiiu le line statue lavorale loia vi possiede il casino sulle rovine del
ad imitazionetk'lle igiziaiiedi granilo ros- tempio d'A more; in taleai ea mg/Fiiriel-
so dette i l.ioei di Tivoli nella porta della ti avendo linvenirio i Centauri, essendo-
gran sala, cioè a guisa di Cariatidi, Pio De vicini i grandiosi avanzi specialmente
V I le fi le porre laterali alla gran porla del portico. Appresso viene il 3." teatro
di della sala a croce greca ; olii e parte della villa chiamata Oileo, già a due or-
d'un ntusaico abnssorilievo, ed idtri mar- dini di colonne, e lutto incrostato di fini
mi. Qui noterò, che Gregorio \ \ 1 nel for- uiarini, di cui si riconoscono le parti, e
luare in Vaticano il Musto Cr< goritiito nel cpiale sotto Alessandro VI, nel i.°>cn-
Egizio,\\ raccolse i monumenti egizi dei vo della villa, si Irovarono le statue del-
Muscì Ctijiitolino e f aticaiio, e d'altri le Muse e di Mnemosine loro madre, die
luoghi di Iloina, e perciò molli di (joelli trasportale nel giardino Valicano a teiii-
provenieiiti dalla villa Adriana. Sezione pò di Leone X, non se ne conosce la sor-
G.' L'Acc.iilemia era un campo circa un tCiSVi/oz/c ^."Gl'lideii sonoa levanledel-
migliodislaiile d'Alene, lasciatoin eredi- l'Accademia. Poco lungi dall'ingresso a si-
ta alla repubblica da Academo,ila cui pre- nistra sì vedono le rovine d'un vasto fi-
se il nome. Fu abbellito di viidi e altieri difì/.io con grande area cinta da portico
con templi dedicati ad Apollo, Diana, bac- già ornato di colonne, credulo un tempio
co, Pioiiieteo, Minerva e Aiiioie. Adiia- di Piulone e Proseipiiia. L'ingresso de-
lio fece riiopiaie il tutto in ipie^la pai le di grinferi è una lunga \allul.i scavata nel
sua villa, e di diversi ne restano gli avan- tufo, che termina con gran nici liia orna-
/i: in (jiielli sontuosissimi dtl tempio ere- ta di tartari, dalla'ipiale incominciano i
duto di Prometeo, nig/ Furietti trovò i corridoi che nietlono a 4 grandi gallerie
famosi Ceiilauiidi bigio antico, atti ibniti sotterranee tagliale nel lofo, ingoiiihre in
allo S( alpello di ;\ i islca e Papia,ed in mez- parte da Ieri a e acipia, ricevendo il lume
7o al tempio d'Apollo il [neziosoquadrel- a mcz7o di alibaiiii. Tiealtre vie sollcr-
lo dei musijico delle Colombe, tutto posto ranee mettono agrinfeii, cioè dal palaz-
nel mu^eo Capitolino. Il festone a fiori che zo imperiale, dall'Accademia e dal pros>
< ircondava il musaico, l'ebbe il cardinal simo teatro. Verso merzuifi trovasi a dc-
.\lbuni,clie lopo<>enella sua villa diUonia, sira l'acipiedotlo che portava l'artpia al-
e porzioiieiiedonìiali'eletloiediSassonia. la villa, e (ptiudi si arriva ni Liceo, del
Pel collocamento degli stupendi e gì andi (piale poi he rovine rimangono, e le trac-
(entanii nel detto mtisco, Clemente XIII ce il'uii gran porti» o eonsimilc al Pecile,
fice incidere una medaglia con l'epigra- oltre gli a\aii7i di magiiilici hagni, pies-
fe: Cura J'ririripis anelo Musavo Capi- so a'ipiah è una .sorgente d'acipia ferml.-i
Ialino. E nell'esergo il motto: Celcberri- con due grandi couserve. Sezione 8."" Il
TI V T 1 V io3
Pritaneo era mi eilid/jo coinposlo «lalM- forma ilell'antiche costruzioni. L'nn posi*
fazioni e templi nella rocca fl'xVlenejOv'e- lione più felice della villa Adriana è dif-
rano inanteniili i soldati veteiani, e i be- ficile trovare: da una parte i monti Ripo-
nemeriti della patria avcano diritto d'in- li, Peschiavatore e A Hliauo, coperti fino
tervenire a'pranzi che loro la repubbli- alla metà di giganteschi olivi; dall'altri»
ca apprestava. Il l'rilaneo sorgea niezzo- l'aperta campagna rooiana, che lascia ve-
(Pi ilal Liceo, ili luogo anieuissimo ripieno dere i più alti moniiinenti di P«.oiua. An-
eli fabbriche, le principali essendo: tm re- cera imponente è il suo aspetto; l'alto ci-
cinto fjuailralo con teoìpio, altro circola- presso in ogni parte l'ombreggia, e l'ede-
re con tempio rotondo, altro tempio a più ra si arrampica sulle maestose rovine, che
facce con li ibuiia, avanzi magnifici di fab- in lutto abbracci-^no una circonferenza di
briche, essedre e bagni, una galleria con 7 miglia. Poi Ciw (pti acoennato, giusta-
pillurea grotteschi e figlile, e la palestra, mente dichiarò i\ibby, che fralle magni-
Poco distante è una gran piscina ciicola- ficeiizede dintorni di Roma poche [lonno
re, e da levante i ruderi d'una chiesa, for- contendere il primato per vastità di esten-
se di s.Slefano, per nominarsi illuogocol- sione, varietà di furme,gustodi ornameu-
li di s. Stefano, nome dato a un villaggio ti e ricchezza di monuaienli scoperti col-
del secolo XIII circa. Si crede, che aven- la portentosa villa Adriana, posta a destra
do Adriano raUlguratogrinfui i,vollerap- della via Tiburlina e circa 1 7 miglia fuo»
presentare anche gli Elisi che si pongono ri della porta Es(juilina antica di R.oma,
nella vallala tra gl'Inferi e il Liceo. Tot- dichiarando vasto l'argomentodi sua de-
tavolta non sembra adatto il luogo, per scrizione. Che se ne'secoli bassi le rovine
non trovarsi alcuna fabbrica che avreb- ebbero il nome di Tivoli vecchio^ se tal
be dovuto a domare un sito SI delizioso,an- supposto meritasse una seria confai azione
zi esposta la vallata a lebcccio in trista si- non avrebbe mancato di farla; e che pre-
Inazione, non adatta all'amenità che si ri- scindenilo dall' argomento della tradizio-
chiedeva per gli Elisi. Laondesi vuole più ne degli uomini dotti di tulte l'età, l'uni-
probabile che fossero nel colle che dal Pri- tà delle fabbriche, le scoperte fattevi, e le
taneo si estende a maestro, ameoissimo figtdine che da 3 secoli vi sono state tro-
per la posizione e che si prolunga di prò- vate co'marchii de'consolati Adrianeisol-
spello a tutta la villa, ed anche per le ro- tanto, sciolgono qualunfpie dubbio; d'al-
vine d'un condotto e di 5 fabbriche ma- tronde Tivoli rimane sempre, e i mona-
gnillche. Oltre le riferite statue e marmi menti, che ancora conserva, e quelli di la-
scavati ne'luoghi indicati, il cui dettaglio pidi e di statue che vi sono stati trovali
più copioso può leggersi ne'citati autori, sono testimoni irrefragabili della sua po-
altro novero ne riporta il cav, Bulgarini sizione, e dimostrano quanto sia assurdo
disquisiti pregi, ricordando pure que'bu- di traslocare Tibiir dal luogo che occupa,
sii da Giulio incollocati nella sua Villa nella falda bassa dov'è la villa. Aggiuu-
diPapa Giulio; dicendo inoltre che sareb- geNibl)y,che sarebbe opera magnanima,
be opera utilissima che il governo facesse redimere con autorità pubblica da' pos*
sgombrare le terree macerie prodotte sessori privati la partedi questa villa ch'è
dalle rovine degli edifizi, nelle quali si rin- più ricca di fabbriche, porla sotto custo-
venirebbero altri oggetti pregevoli e ne ilia speciale, e disgombrandola <lagl' in-
ricaverebbero lumi infiniti l'archeologia terramenti renderla [)iù accessibile allo
e le ai li del disegno, compiacendosi di ve- studio degli archeologi e degli architetti,
dere le murarie riparazioni eseguite dal certo che molte meraviglie delliute tor-
governo ad alcune delle superstiti fabbri- nerebiiero a veder la b»ce. La via uiUicii
che pericolaati , senza pregiudicare uiia che metteva u villa Adriana, trascorso il
loi TI V
ponic Liicniio, volgevo in mezzo di due
aulii In scpolci i, chv per ranliclnNsinin dc-
iioiiiìnnzione di quolu cniilrodn chjnrua-
tu >erena, si suppone die nppiulencsse-
10 olla fuaììg'io Serena, la cpinle si crede
ji\er avuto i\i aiiclie la villa. Alcuni ()[)i-
iiarono die i due sepolcri de'Scrcni ser-
vissero d'ingresso principale alla \illa A-
tlrituia, per cui il principe Dorgliesc iui-
tunginò iuiilariu nell ingresso principiile,
oggi ajjbandunato, della i^ua villaPinciana
in lìonin, ma esaminali bene se ne ricono-
sce rincoii)[)atiljilil;i. l'roseguemlu per la
slnidii (Ielle Cupaniielleoggi l'edumenta-
na, traversalo d lòsso Foce (rivo che si
scarica nell' Aniene, terribile nell'escre-
scenze, che dà una pesca nella primave-
ra di squadri, barbi e roviglioiu), a drit-
ti! si trova la contrada Cesarano,e nell'a-
diacenze sono gli avanzi della graiulio>a
villa de'Cesoni con raaguillcosepolcrOjper
cui il vocabolo Cesarano deriva da Ceso-
niano, e la famiglia Cesonia ebbe origi-
neda Tivoli. Nelle rovinedella villa si tro-
varono slnlue roUe e altri murmi lavora-
ti, ed anche colorati. Ritornasi all'antico
J-'onte Lucano, cos'i chiamato o perchè c-
dificalo da M. Plauzio Lucano, per pas-
sare ncllesuc vicine possessioni che rima-
nevano divise dal liumc, ovvero pe7»< / o
l>oschi sagrijOper una memorabile dislal-
ia che ivi [nesso ebbero i popoli lucani ilai
romani, con l'aiuto deconfederati libur-
tiiii, ed in memoria della vittoria ripor-
tala. llp()ntcèsuirAniene,edl»a 3 ardii,
ina quello verso Roma, da cui è distante
I 6 miglia, è ricostruito male e con poco
sesto, essendo stalo forse replicalamente
taglialo in tempo di guerre. Narra Nib-
by, die Totila tagliò lutti i [lonti, ch'e-
rano sull'Aniene fra Ti voli e Roma; e sul
«Salario fino al i ^«jH rimasero le iscrizio-
ni di Narsete, che dopo tale rovina lo ri-
slaurò; oiicl« crede, die l'arco di mezzo
«lei LucaiK) fjsse tagliato di Totila, e da
Warscte rif'illo. Quanto poi ol restauro
del secolo \V, che si scorgeva neli."ur-
co, Mibby opina die sia una cunseguen-
Tl V
za delle guerre civili di Roron chenfUii"
Siro in qnell'epoca i suoi dintorni, e for-
se Nicolò \ , che tanto operò pel risorgi-
mento di Roma, rifece pure la volta di
(|ueiraico. Il rialzamento del letto del
(ionie Ila ricoperto l'antico porto, che
alcune volte la corrente delle acque di-
scopre a ponente, ove si nbbeverano i
bestiami. Inoltre ha iuterralo in parte
il ponte, e perciò le piene spesso lo su-
perano e guastano ne'parapelli, indi pel
rialzo della strada tal guasto è meno fie-
(jiiente. Nel pi iiuipio del ponte dalla par-
te verso Tivoli è il sepolcro dell'illu-
stre tiburlina famiglia IMauzia, ricorda-
ta di sopra, costrutto in tempi felicissi-
mi per le arti. 11 sepolcro è di forma ro-
tonda, avente r)6 palmi di diametro, co-
struito mirabihnenle con quadri di tia-
verlino bugnati, e rassomiglia a (piello di
C. Melella che descrissi nel voi. LXI V,p.
i4o.Era circondalo d'un recinto quadra-
to, del quale non rimane che un tratto di
faccia la strada ornato di colonne tronca-
te, che reggono nel mezzo le due lunghe
lapidi esislentitlelie 5 antiche, riguardan-
ti alcuni della famiglia Plauzìa. collocate-
vi in tempi posteriori, in alto si legge una
iscrizione breve, e dovea avere certo un
cornicione sormoiilaloda una calotta. Do-
vè servire sino ilal principio tie'bassi tem-
pi di fortezza C baluanlo di guerra delle
fiizioui, per cui la parie supcriore In in
(jualcheassaltu smaiilellatae forse da'biir-
buri. Trovo in Nibby che (piesto ponte
viene ricoiilalo nelle storie de' tempi di
mezzo, anco por l'importanza slralegiia
del silo. Sotto Pasquale II, per la verten-
za dell' A/nc.v///(/rc (•crltsid^liclir^ gli a-
lemnnni venuti con Lnrico V imperato-
le, dopo essere stali cacciati da'romani,
scorsero la Teverina, passarono il Teve-
re di là dal Soratte, e devastando la Sa-
liiiin vennero a (pieslo ponte, e da os.so poi
Ulularono al ponte IVIanimeo, oggi Mam-
molo, dove si concluse fra ill'apa e l'im-
peratore un accordo. Nel i 1 5ii sollevatosi
il popolo romano contro rimpcralore Fc«
TI V
derico I, questi insieme col Papa Adria-
no IV uscì dalla città, e per la Teverina
passato il Tevere inconlro a INIngliano,
percorsero la Cabina, e nella vigilia di s.
Pietro giunsero al ponte Lucano, dove a
cagione della solenuità risolverono di ri-
manere. Ivi il dì seguente, celebrala la
messa, vennero i legali de'liburtini a pre-
sentar le chiavi e il dominio della loro
cillà a Federico 1, il quale, come poi dirò
a suo luogo, non accetlò tale olTerta. L'a-
ria calda e insalubre della pianura, fece
gran strage degl' impellali. Nel gennaio
1241 il cardinal Giovanni Colonna par-
tigiano dell'imperatore Federico 11, con-
tro il Papa Gregorio IX, occupò questo
ponteeMonlicelli,eli munì d'armali a se
di voti. Si conosce da un documento ripor-
tatoda IMiualori, che nel I i4i fra tutta-
via un forte, e che fu restauralo nelleguer-
re del 1 4^5 da Paolo li, il cui sleuìma ri-
mane ancora. JNell' anno i485 il pon-
te fu occupato da Paolo Orsini, insieme
al Mammolo. Questo forte fu sempre un
punto interessante nelle diverse guerre
onde guardare il ponte, ed appartenendo
al comune, questo lo concesse al cardinal
Ippolito d'Este,e dopo la di lui morie ri-
tornò alla città; ma Sisto V neh 588 cre-
dè per sicurezza porvi un custode. Quin-
di nel 1620 il comune accordò al cardi-
nal Alessandro d'Este che vi fabbricasse
una palombara, da godersi sua vita du-
laute. 11 comune possiede il contiguo ter-
reno, ma le costruzioni e abitazioni inter-
ne sono rovinale. jNeli835 il camerlen-
gaio fece scavare intorno al monumento,
ne fu riconosciuta la base rotonda e i re-
sidui del quadralo che lo circondava; fu
osservala la porla rimurata e per un'au-
gusìa apertura si entrò nel sotterraneo,
che si trovò vuoto e inondato d'acqua.
Questo monumento, il meno guasto di
quanti ne presenta il territorio tiburlino,
Si vuole da alcuni per un tempio nel me-
dio evo con vei ti lo anche pel culto divino.
Per unità d'argomeutoagg'ungerò quan-
to al pou te Mammolo, Po«5 il/£2/«//uzt'w.y,
T I V io5
della via Tiburlina, sull'Aniene circa 4
miglia da Uoma, presso il luogo ove si
accampò Annibale contro di tal cillà, il
ricavato da Nibby, Analisi; da Nicolai,
Mcmnric sulle campai^ne di Romaj e da
Melchiorri, Guida di Roma e suoi con-
torni, alaggio a Tivoli. Presenta due
costruzioni diverse nella massa, e vari ri-
sarcimenti posteriori: in origine fu co-
struito con massi quadrilateri di tufi, e
che era composto di 3 archi, uno mag-
giore in mezzo e due minori con archi-
volti di travertino; la quale costruzione
appartiene agli ultimi teuqji della repub-
blica, e di essa appariscono vestigia nella
testala verso Roma. L'arco princi|)ale pe-
rò fu ricostruito nel Vi secolo, ed è di
tiavei lino : esso presenta lostesso tipo del
ponte fomentano e del ponte Salario,
onde non cade dubbio che tale ricostru-
zione appartenga a iN'arsele, come quella
del ponte Lucano, dopo la ricordala di-
struzione di Tolda, allorché da Roma si
ritirò a Tivoli : della slessa cosLruzione è
uno degli archi minori, meno l'archivol-
to che fu posteriormente restaurato a
mallnni. R.imangono traccie de'parnpet-
ti rifalli pure da Narscte in marmo, co-
me al ponte Salario, e parecchi reslauri
probabilmente di Nicolò V. Fondatore
del ponte, secondoalcuni, fu Aulo Corne-
lio Mammula; altri però dal vedere chein
alcune carte del medio evo è dello Mam-
meo, giudicarono che Giulia Mamraea,
madre dell'imperatore Alessandro Seve-
ro, lo facesse risarcire, e perciò ne pren-
desse il nome, poi alteralo in Mainniu-
lus e da noi dello Mammolo. In un istro-
menlo del 1 o3o è c\\'\ama\Q ponte Mani-
mij indi col nome di Mainmaewn, che
sembra il piti corrello,si ricorda circa l'an-
no I 100, nella vita ili Pasquale II, pel
descritto accordo ivi concluso Ira quel
Papa e il suo persecutore Enrico V, es.
sellilo accauipalo il i.°co' romani sulla
sponda sinistra del fìunie, l'altro cogli a-
lemaoni sulla destra. Il ponle IMammo-
lo separa le lenule che dividono il Lazio
iof> T I V T I V
ilailn Sabini; ili maniero che quelb par- sovvenzione del canlinni Ippolito d'Kile^
ledi iL'MUlf, (lic lesta di la dair.\iiic'ne, si siTviioiioaH'iniporlodflIa speso. CiiVi fu-
cuusulera nella S(d>iiia, e (piclla parte clic i (jiio eiiniitiale raci|ue sta«nnnti neV-iini-
l'e^la dì ipia, si hIIi iboisre al Lazio. Pas- pi circonvicini, le (piali nveaiio cup<*rt(j
sati) d ponte Lucano a sinistra si vedono la snperlicie d'un alto incroslainento lar-
gii avanzi deila cliicsn di s. Kriuo, volpar- taroso cliianialnTestiiiu,essc!idosiostrui-
mente detto Kiniele, eddicata e dotata li i canali deviatori antichi, de'(piali ani*
dipodeiida Adiiaiio W. Piìi oltre si liii- pio e di solida opera muraria a vol|;i è
Vfiigono avanzi «li yi.mdiosa villa in par- (pielloche vedesi ne'terreni di \ allL-pilel-
tc ricoperta d.drincruiìtamento prodotto la ov'era la villa di Cossiiiio, colla dire-
dall'accpin solfiirea, e gli avanzi d'antico zinne dal lago al ponte Lucano. Altro ca*
iicipiedotto, rhe conduceva tal acqua alla naie scaricava l'acqua verso l'agro roma*
villa,ealla cavade'lraverlini, forse (lerdar no. Passato il canale dell'acqua sulfurea,
molo alle seiilic: si ci ede che l'osse la vii- ;i sinistra si vejlono gli avanzi della villa
la di Cenlronio l'isano per essersi appel- di Marco i'edonio, eipiasi rìnipelto le ve-
lato il luogo Centrone, cnagnillca e ricca sligia forse ilei suo sepolcro; mentre in-
piùde'celebri templi dellaFortuna inPre- conti uni casale di .Martellone erauvi i ru-
iieste e d Ercole in Tivoli. Il luogo chìa- deri del sepolcro di Statilia. l'rossiina ai
iiinlo 15arcoè nome corrolloda Parco, per ruderi dell'altro, did i 84^ sbocca la stia-
quello riilotlo a caccia ri'servata da'car- da di Mnniicelli, nella via provinciuleTi-
dinali d'Este. Il 1° casale dello del Bar- bnrlina. Pientlendo la direzione del ra-
cu (u fabbricato .sopra un antico sep(jlcro. mo a sinistra dell'antica via, si va olle
nel quale si trovarono medaglie di Set- terme falle tìibbricare da Marco Agrip*
limioSeveio,e un'iscrizione che dimostra- pa;esi ravvisano i inagnirici avanzi del'o
va esser passata la villa di Cenlronio a medesime vicino al lagodell'acqueAibu-
Claudio Liberale, che vis^e a'iempi di ta- le, le quali meduinle condotti di piouilio
le imperatore. Il sepolcro è visibile nel- vi erano introdotte, porzione de'quuii lu-
r interno del casale costruito a guisa di rono rinvenuti da* cncnaldolesi padroni
tempio, con bellissimo cornicione, volla del luogo. Le rovine sono vaste e pnrzio-
coii ovato in mezzo d'eleganti ornati. Dal no molto interrale, soltanto può acceder-
ponle Lucano al suddetto luogo a sinistra si a .\ caiiiere bislunghe per uso di bagni,
si vedono ruderi di tabbnche atterrate nel con volle basse e pavimenti di musaico
cecolo \\ 1 |)er togliere il na>coiuliglioai bianco, nelle quali girano ilne ordini di
ladricheassaltavano i viandanti. Allora si gradini. Da cpiesle terme furono eslrat-
truvò un'iscrizione che diceva esser la vii- te colonne di verde antico da Giulio ili,
la de'Cossini, famiglia oriunda da Tivoli, che le lece trasportare alla sua villa, enei
ascritta in Ilouiaall'ordine erpiestie.Poco secolo passato due altre e vari frammeii-
piima del ponte sul canaledell'acqua sol- li di statue, (jltre diverse iscrizioni che at-
iiirca, presso la sii ada, si vede il rotondo testano l'utilità delie ac(pie e la veneraziu-
e solo rimasto nucleo del sepolcro di M. neclie ne aveanogli antichi romani, chia-
PI.IU7ÌO Lucano. Tale canale prende o- mandole santissime, e ne riparlerò diceD-
nginedal lago dell'acque Albule, e si sca- do dello stato geologico del territorio ti-
lica lì mezzoth neirAnicne, ilo[)o il cor- burlino. Per tale venerazione, ilalla parlo
So di due miglia circa. Fu aperto a iosi- opposta «lei lago si vedono rovine d'aii-
tiiiazione del cardinal iiarlolomeo della ti<:o tempio ih'dicatoa Igia dea della s.i-
Ciieva, che in Tivoli si recò adiportotiel iiit.'i, la cui statuì ivi Irov.ita fu [lorlata
ì5^G, donando perciò forte sotuma, che al museo Valicamo, ed alcuni confusero
unita a scudi 7.000 del comune, e altra il rudero del Icmpiu con quello del iamu*
TIV TIV 107
so oracolo di Fauno presso la solfatara palliili fantasmi passarono dinanzi alla
d'Arclea. Si riii venne pure la statua semi- storia. E' didìcile trovare un luogo piìi
colossale d'Apollo Licio. collocata nel mu- atto a suscitare pensieri e riflessioni. Non
seo Capitolino, ed un'iscrizione che dice parlo di Roma, che sola dice tuttociò che
avere il nume avuto un tempio in fpie- abbracciano 25 secoli; parlo solo de'mo-
sto luogo. Dalla parte superiore dtl lago numeiitiodellememorierinchiusein que*
verso tramontana, ne' terreni delti di s. sta terra. Eccoti il tempio della fatidica
Antonio , sono sparsi ruderi antichi, che Sibilla, cui accorre a consultare nella fo-
si credono la villa di Regolo causidico e resta Albunea il re Latino, e ai cui ora-
dotto letterato, poiché Marziale dice che coli presta fede la credula gentilità: ecco
avea la villa presso l'acque Albule, 4 ">'• ' 't^st' d'un tempio sagro ad Ercole, al for-
gila circa da Tivoli, prossima al sagro ho- te, di cui l'ignuraiiza e la superstizione fe-
sco, che si crede fosse quello dedicalo al- ce un nume. Perchè piìi presl(j fosse can«
le Muse, ove il cardinal Ippolito ne rin- celiala sua memoria il cristiaiie>iino sul-
veune la statue. Al di solto del casal s. le di lui rovine innalzava un tempio sa-
Anlonio sono situati i piani di Conche, ove grò al Dio del tempo e deirelermlà. Va-
sonosparsi ruderi, specialmente versoCol- io qui lascia le delizie della su[)erbasua
leferro, della villa di Zcnobia regina di villa per correre a versare il proprio san»
Palmira, avvenente e di grande ingegno, gue nelle foreste di Germania: e ancora
la quale con coraggio virile alla lesla dei ti sembra udir la voce di Cesare, che do-
suoi eserciti, fu per molto tempo il ter- lente per tanta perdita esclama: O Varo,
rore de'popoli orientali, e sconfisse le le- rendimi le njie legioni! Qui volgi il pen-
gioni romane sotto Gallieno e Valeriano. sieroal venosino poeta, che a niezzoii lus-
Ma vinta al fine da Aureliano e falla pri- so e la ricchezza di sua villa com[)rala colle
gioniera nel 274 colla sua fimiglia, die adulazioni,e in un vivere valiiltuoso,can-
r ultimo spettacolo a Roma del trionfo tale lodi della povertà ed esorta alla tem-
ali' uso antico. L' imperatore le assegnò peranza: armalo d'una lira, le cui corde
poi una possessioneo villa ne'pianidi Coa- mandano suoni mesti come Simonide, de-
che, ov'ella dimorò privatamente il resto licati come Saffo, fluidi come Ovidio, ar-
di sua vita come una matron:i romana, diti come Pindaro, bellicosi come Tirteo,
Un erudito ed eloqtiente anonimo nel t. pungenti come Archiloco, e voluttuosi co-
12 óvW^jlLiiìn di Roììia a p. i85 e seg., me Anacreonte, ora decanta a Licinio l'au-
pubblicò 3 articoli su Tivoli: Cenni sto- rea mediocrità da cui tutto fece per solle-
rici colla cattedrale : Le rovine di Tivoli varsi, ora flagella colla satira pari e infe-
col monumento de'Plauzi: Il cardinal Ip- riori, ora adula i grandi e un inno innai-
polito d'Este e la sua villa. Quanto alle za a'numi, in un canto insulta Lice, per-
rovine di Tivoli, egli dice.» Arrestando il che invecchiala, e in un altro vagheggia
pensiero sopra queste rovine così rapida- Cloe a dispetto di Lidiajperòsem [)regran-
menle descritte, trovo che l'antica Tivoli de e dovunque si mostra il poeta, senza
non è pitiche un i/nmenso ««-polcro, ove fermi principi!, ammirabile.Quirammen-
giacciono estinte la vanità e l'opulenza di ti Catullo, che alla eleganza dell'espres-
molti romani e non romani, i quali per sione e all'armonia de' cai mi unisce un
virtù o per vizio e infamia eternarono il fango d'ideesfioutatamente lascive, e pa-
loronoir.e nelle pagine degli annali. Ogni role oscene; e cosi forma della poesia uno
zolla, che tu prenn coll'incerlo piede, co- slromenlo di libidine; e i suoi versi volut-
pre una lombo: una voce misteriosa si sol- tuosi consagra a Lesbia, del nome della
leva da queste rovine, li sembra udirla, quale credettero onorarsi n>olte illustri
e con essa rimonti a que'secoli, che come italiane. Qui Tibullo collasua musastan-
io8 TIV
eia TÌtuperii n Delia, e privo ili quel piii-o
ariiore, clieraiilò l'oliaiva, tliill'iia passa
airnii)ore,(liil piniilual riso, dal riuipio-
vero all'applaiisu, dallo iiiinaccie alle pre-
ghiere. Qui Silace re della Nuinidia, che
inuure dupu aver .servitù di triuiiib a Sci-
|iione,e Zeiiohia, la grande regina, che in-
contra la stessa s<jile. Il sangue e il sudo-
re de'popoli sono impiegali a l'alibi icare
una villa ad Adriano, al principe che vol-
le essere poeta e storico, niateniaticu e fi-
sico, pittore e scultore, cantante e suona-
tore, hotaiiicoeai cliilelto; che volle eter-
nare li suo nome in Inghilleria col fal>-
Lricarc immenso nuli o.aTroia col costrui-
re un accpiedotlo, in Alene,a (iertisalem-
iDC col rialzare le rovinale città, in Egil-
toi e UoniH col costruire templi, ponti e
cenlo altri moniuuenti (fra'fpiali merita
special meii7ioiie il Mdiisolro ora (\/s/tl
.V. .Iiì^flo). I\la la villa, dove il principe
si porla va con poeti e letterati, a'<pialiera
grande mecenate; la villa, dove niostros-
si tristo marito, e feroce persecutore dei
credenti in Cristo, non iia più ci)e rovi-
ne... Qui i ruderi .sono (hspeiM tra il pino
e l'olivo, onde ne ha diletto lo sguanlo,
ma li si stringe il cuore. Un profondo silen-
zio regna fra tpicsli avanzi, che ora sol-
tanto cominciano a cessare ilali'essere iii-
lierauicnledi-Npeisi. Dove sono i grandio-
si suoi oinunenti, dove le colonne, dove
i dipinti? Tutto distrussero gli uomini, e
questi giii da secoli furono di>lrutti dal
tempo. Quante falihriche non furono co-
struite culle sue rovine? Quanti monu-
inenti non luroiio levati da cpicsto luogo
negli ulliiiii tempi? 'l'ulto scomparve; e
leinipoiieiiti ro\ me rimastevi destano gra-
vi pensieri in incute a chi si aggira fra es-
se. Tutto tiavulgc il tempo. Le sue sta-
tue,molte sono esistenti nc'iousci del Va-
ticano e del Campidoglio, e molte sono
passate presso lo straniero per ingordo
commercio di qualche privato. Appena in
Uaia inuriui il principe che la fece edi-
ficare, corsero a farne guasto i Cesari, e
dopo loro vi si videro aciiuarlicrali i bar*
T I V
bari per difendersi negli stessi monumen-
ti che aveano in pai te distrutti: e il van-
dalismu non ces>.uidu di distruggere uè
lineo nel risorgimento ilelle arti. In villa
niù coll'essere solcata dovunquedall'arn-
tro. Così se prima essa presentò un'imma-
gine dell'impero di Adriano, e mostrava
la grandezza roinan.i,ora con eloquente
silenzio mostra la vanilàdellccose umane,
e la stoltezza di chi ad esse corre dietro! "
Gli opìficii sono numerosi in Tivoli,
l'industria vi Horisce. Situata la città sui
dall'origine sull' Aniene, che faceva una
Cijscata dentro o presso la città, flovè es-
sere il suo popolo dedito alle arti e all'in-
iluslria , tanto maniiatluriera pel moto
che poteva ricavarsi colle acque, cpianto
commerciante per la produzione delle
medesime, e de'vari prodotti agricoli per
essere irrigabile il territorio; condiziono
che pili o meno ha sempre mantenuto si-
no al presente. In fatti si ha da Virgilio,
che i tibiii tini colle loro oHìcine nella
guerra di Turno contro Dnea fabbricaro-
no le armature e le armi. Seneca fa men-
zione de' cdici liburtini, e dall' antiche
iscrizioni si ricava che esistevano collegi
o università di artieri e industrianti, che
aveano anco patroni, per cui doveano es-
sere molto uperose; e tuttora diverse u-
niversilà artistiche hinno un santo per
protettore. Con dettagli e statistica, il cav.
lliilgai ini ragiona ipianlo in Tivuli si col-
tivarono e coltivano le arti e mestieri, i.i-
cendone l'enumerazione. Nel pontihcato
di l^iiolu V e sotto la direzione di d. Ma-
rio Farnese generale di s. Chiesa, furono
introdotte in Tivoli delle inaCNtianze on-
de lare ugni .sorta d' armi il i guerra ; e
furono lavorate i "2, <jou armature per làu-
ti [)er l'ai inerid di Castel r. Angelo, Tooo
per quella del palazto Vaticano, e l'istes-
so numero per le due simili di Ravenna
e Ancona, oltre l'essersi fitti 8(t pezzi di
artiglieria. Nel i(')"i<S, per l'impegno del
cardinal Flavio Chigi governature di Ti-
voli, da Antonio e Bernardino Bigoni di
Bergamo mcrcauti in Ruma fu mtrupre-
TI V
sa lina granile manifaltura di lana nella
cittì), riuscendo ì panni eccellenti, a gran
beneficio di que'che vi presero lavoro. Il
comune concesse a'Bigoni vari privilegi
confermati da Alessandro Vii, ma pare
che alcuni di essi dopo circa yo anni fe-
cero cessare il lanificio, e i due che ante-
cedentemente esistevano, con grave dan-
no-de'cittadini. La posizione però di Ti-
"voli fa sperare che presto o tardi vi do-
\ranno rifiorire le manifatture di lana ,
ed altre filamentose, come le canape e i
lini che tanto prospererebbero nel terri-
torio ; giacche- il moto che ponno aver le
macchine di iti lime invenzioni dall'acqua
senz'aldina spesa, la materia prima ossia
la lana che si produce colle pecore che
pascolano il suo territorio, l'olio prodot-
to in esso, l'abbondanza d'acqua per uso
del lavorio, e la ca[iitale vicina per lo
smercio delle varie mnnin\tture, ne for-
mano i pregi d'una sicura speculativa in-
trapresa. Tuttociò chiaramente dimostrò
il sullodato marchese Luigi del Gallo in
un'erudita memoria letta nell'accademia
Tiberina e intitolata: Tivoli convertito
alla sua vocazione, dichiarando che la
provvidenza vuole che Tivoli sia una cit-
tà manifatturiera utile a se, a Roma e al-
lo stato, invitando tutti per coadiuvare
alla grand'opera dell'industria idro-mec-
canica di Tivoli sulle materie filamento-
se, proclamando che un giorno i doni con-
cessi ad essa dalla natura saranno di pub-
blico e privato vantaggio; e se un avve-
nire propizio volesse che l'Agro romano
fosse colonizzato, e che le acque del Te-
vere fossero racchiuse in un canale navi-
gabile, Tivoli colla sua industria forme-
rà il tripode sagro dal quale emanereb-
be la felicità e il ben essere di Roma e
delle Provincie meridionali dello slato. 11
principale opificio che sia in Tivoli è lo
stabilimento di vari lavorìi- di ferro tra'
grandi avanzi della villa della di Mece-
nate, o piuttosto del tiburlino ginnasio o
altro pubblico edifizio, come già rilevai,
e viene ad offrire l'aspetto il più piltore-
TIV 109
SCO, mentre quella del principale ingresso
con veduta la pubblicò V Album di Ro-
ma nel t.i3, p. 9,21, insieme a qualche
nozionesullo stabilimento. 11 luogo èchia-
mato anche l'arsenale di porta Scura, e
ne parlai a Terni quanto alla sua unio-
ne alla Società Romana delle miniere e
sue lavorazioni di ferro, e di quella delle
ferriere e stabilimento di Tertu stesso.Eb-
be origine da Pio VI neliygS, nel teso-
rierato di mg.' Ruffo poi canlinale, che
acquistòil locale da alcuni particolari, so-
pra le di cui grandi volle erano bellissi-
mi orti pergolati di pizzutelIo,chedistrus-
se; restaurò le volte ed espurgò i grandi
ambienti , costruendo una ferriera onde
servire ad un'armeria per l'esercito che
il Papa reclutava onde opporlo all'inva-
sione francese; ma l'impresa non si effet-
tuò totalmente. Nel i 802 dalla camera a-
postolica fu venduto il locale colle mac-
chie di dotazione, situale nel territorio ili
Rocca Priora, al principe Luciano Bona-
parte, il quale oltre le ferriere, vi accreb-
be un forno fusorio, e fece fondere anche
cannoni. Fu poi nel 1 8 1 5 acquistato dal-
la duchessa diChablais, e da essa dato col-
le macchie in enfiteusi all'avv. Vannutel-
li. Preso poi in affitto daMultedo, v'in-
trodusse lavori di macchine cilindriche
per la preparazione della canapa e lino
senza bisogno di macerazione, pompe per
eslinguere incendi, utensili di ferro fuso,
seghe idrauliche, torni a legno e a metal-
lo, macchine da far viti di ferro di qua-
lunque dimensione, e altri «ggetli (Ji fer-
ro; ma l'intrapresa si arrestò nel 1824.
Quindi il locale nel 1826 fu preso in af-
fìtto dal tiburtino Antonio Carlandi,che
lo condussesinoali83o,e chiamato in so-
cietà Giovanni Graziosi di Vellelri, si for-
mò la ditta dello stabilimento di Tivoli
Graziosi eCarlandi. Oltenue dal governo
che 60 poveri della commissione della
pubblica beneficenza diRoma fossero im-
piegati nello stabilimento ed imparassero
l'arte, e cos'i molli da vagabondi riusci-
rono abili artisti. La città deve essere ri-
no T I V T I V
conoscente al Carlnntli per avprcolln sua ne. Ln filcria ilei fono con ao bobbine n
rpei osila peifeziunalo uno slnbiliintnlo macchine, clie lo slirnno a lolle le ile-i i
lucroso, die rese la deserln contrada dai da/ionidnl grosso ni (ìiiisMino, nella ipiale
Colie animala. Occorse vistosa spesa per vi lavorano ?.(> persone. Le \ili di teno
formare sì inagnifìco stabilimento, che se n nioriKnte, dalla piii grande alla più pie-
non f forse di. ''in lui genere nell'llalia, cola diinensionc, diesi lavorano con ii
potrebbe esserlo.econ quello di Terni ga- niaccbinellee 4 torchi per farle leste itile
reggia ad esserlo dello slato pontificio, ai vili da iG Ira uomini e raga/.ci. Cin'|ue
quale ambedue formano decoro, e però grandi torni da tornire il ferro e metallo,
Deii<S44Ìl n. 42 ^\e\\e SSolizic (lei i;i(>r- uno a macchina espressamente per forma-
no, parlando delle accademie letterarie, re le grandi vili ili ferro, e due macelline
del lealro lìlodrainmalico, e dell'acca- per trapanare. Dodici piccoli magli |)er le
dcmia lì larmonica ch'ebbero luogo in Ti- boi lei te di varie dimensioni o puntelli l'a-
voli nell'oltohre, rimarca che nell'accade- rigi, con 3 rote per allilarle, che vi lavo-
mia scolaslica(poichè si celebrò pureipiel- ranoi G persone. I letti, cu mH,)è e altri mo-
la della colonia degli arcadi sibillini, del- bili di ferro, che vi lavoranoii pers'ine.
la quale già lagionai), piesiediila dal gè- inoltre si iavorano ferri da stirare e al-
suila p. Carlo Abirenghi, stupeiidami-n- tre cose, onde sono impiegate giornil-
te 12 giovani di quel collegio gcsinli- mente nello&labilunenlo 1 5Gpersone,sen-
co descrissero in vario metro la linczza za computare altre yS circa , impiegate
tld lavorio molleplice del magnilico sta- nella faltura e trasporto del carbone t\.ì\-
bilimenloCiaziosi-Carlandi,giaccnle su- le macchie molto distanti dal lerritorio
gli avanzi liei lcmpiod'i:)rcoie,ocoiiieal- di Tivoli, perciò di vistosa spesa allo sla-
tri vogliono della villa diMeccnaìe.Qum- liilimenlo. Il feno che vi si lavorava si-
di lo stabilimento, come poi narrerò, fu no al detloi84i> era proveniente dall' i-
visitato e onorato da Gregorio X\l nel sola dell'Elba, e si sperava poter lavom-
i834,eda PiolX neli846- Due anni do- re quello delle miniere che doveanoal-
po ecco come si trovava. Lo stabilimeii- livarsi nello stalo, e delle quali e c(ui de'
lo si compone di 4o <'^'''^i*''i^''> l">'quali cenni sul ferro tenni proposito al citato
stanzoni gianilissimi; contiene in tiilloyS articolo Tehm. Lo stahiiimento di Tivoli
macchine lavorale nello stahilimenlo da a delia epoca lavorava 2,100,000 libbre
artisti filli venire espressamcnleda Fran- di ferro all'anno, ma il solo cilindro ne
eia. Ln principale macchina è il ciliiiilro poteva lavorare 3 milioni, e veniva tra-
della faza di Go cavalli, che lavora il Ter- sportalo lutto in llomn, donde si dirama
rocilindi alo scaldalo col Ionio a rivcibe- nella |)artc meridionale delio slato. L'au-
ro, in cui vi sono inipiegati 1 2 nomini. Ln noa spesa di questo stabilimento nsren-
niasso di ferro della lunghezza d'un me- deva a circa scudi Go, 000. Nel i<S.((> dalla
tre e della grossezza di 4o centimetri con ditta Graziosi e Carlandi passò lo slobì-
celenlà sorprendente, passando per degra- limento alla Società Romana delle mì-
dale scnnnlaluie, viene lidolto a un Ilio niei e e sue lavorazioni di lei ro, dalla qna-
lungo 4 meli i e centimetri Go, grosso 1 5 le lultorn viene condotto, con notabile ili-
cent. cpialoia non vogliaaneslarsialledi- minuzionedi lavori neli(S4S. Vi sono nl-
nnnsioni che si desiderano. La ferriera ad tic .\ ferriere, una di Carlandi che lavo-
iiM) di Francia ha 4 fuochi con 2 grandi ra pel gran slabilimento con 3 magli e 2 1
inngli,die lavora giornoe notte,esonoim- lavoranti, che può produrre ferro grosso
piegale alle forge 3i persone. La fonde- baltulo e distendÌDO circa Go,ono lihhre
ria ove il ferro si fìinde con mndt 111 per l'anno. L'nllie 3 appartengono a'Santi-
qiialuiKiue uso, in cui luvurano 'ii [terso- ui, l'elrulini e Severi con 2 magli, e pò-
TI V
Irebbero prodiii-re circa 3oo,ooo libbre
l'alino |)er ciascuna; malavoravaiio poco
alla ridetta epoca, giacché lo stabilimento
che lavorava il ferro ciliiidralo Io clava al-
l'islesso prezzo cbe il battuto. Vi sono due
raniiere da maglio, nelle quali si costrui-
scono ogni sorta di pezzi di rame grezzo
peresserepoi ridotti ad utensili nelle bot-
teghe dacal(lcraro,e viene quasi tutto con-
dotto cos'i in Putma e in qualche paese vi-
cino : può lavorare con 3 uomini circa
4o, eoo libbre l'anno per l'opifìcio. 11 fiu-
me Aniene, devialo in canali , appresta
allo stabilimento la forza tielle sue acque,
e con ricambio di tililità e di bellezza, quin-
di uscendo forma le leggiadrissimeCasca-
telle. Di più in Tivoli esistono 3 cartiere
di carta ordinaria per involli. La fabbri-
ca delle polveri da sparo e da caccia forse
vi fu introdotta poco dopo la loio inven-
zione, di pioprietà della camera aposto-
lica, ed esisteva fuori la porta s. Angelo,
ove sono i ruderi della villa di Vopisco.
Kel I 663 saltò in aria tutta la fabbrica con
gravissimo danno delle case vicine, onde
il comune fece istanza al Papa perchè la
polveriera fosse da quel luogo rimossa, e
allora furono fabbricati gli edifizi fuori
della cittàove piesentcmcnte esistono. Nel-
la città in un edificio vi è la u)acchiua ci-
bndrica colla quella si trafila il piombo
per le boette dell'amministrazione de'sali
e tabacchi. L'armeria pontificia in altro
edifizio ha macchine per trapanar le can-
ne da schioppo, e per arrotare armi gros-
se. Vi sono IO mole da grano, ma le molte
mole a rifolfa costruite ne'paesi vicini che
n'erano privijUe resero diverse inoperose.
I niolini a olio sonoi4> con macine per
le olive. Un tempo esistevano n concie di
pellami, ridotte a una di suola. In Tivoli
vi fu ima stamperia neli626ili France-
sco Felice Mancini, di cui esistono molti
libri impressi nella medesima; decaduta
per la vicinanza a Roma, neh 643 il co-
iiuuie procurò aiutarla, ma dopo pochi
aimi terminò di esistere. Tivoli è stata
sempre piazza di commercio minuto; eb-
T l V ut
be sempre privilegi per fiore e mercati, a n-
clie settimanali per concessione deli83 i.
Il cav.Bulgarini,con)e già accennai, tratta
dottamente anche della superficie e fera-
cità dell' A groTiburtino,quanto fu deciiu-
tato tlagli antichi autori per la fecondità
e abbondanza , comechef nella maggior
parteirrigabiIe,massimepe'pomelie frut-
ti d'ogni specie belli, buoni e saporosi, spe-
cialmente l'uva rinomata da frutto delta
pizzutello e pergolese ; e quando il duca
d'All)anel i 556 occupò Ti voli con i 5, eoo
uomini, tra fanteria e cavalleria , per la
gran copia delle, vettovaglie soleva dire,
che Tivoli era Napoli piccinino. Antica-
mente si estendeva moltissimo, e presen-
temente comprende rubbia 45(")0, suddi-
viseiu terreni seminativi a cereali, ad orti.
a prati e pascoli, a pascoli cespugliati, a
macchie e boschi cedui con terreno an-
nesso sterile, caseggiato rustico e super-
ficiedella città con orti e giardini interni.
Anticamente l'agro tibiirtino era abitato
da'colnni:il superiore da'cos'i detti Aiiie-
riicolae,e l'inferiore óa Sanates. Presen-
temente non è abitata la campagna, tran-
ne le casipole delle vigne e alcuni como-
di casali de'grandi lenicnenli, che servo-
no anche per diporto, ma nel colmo del-
l'estate quasi tutti ricoverano in città, seb-
bene l'aria non sarebbe uocevole special-
mente ne'colli, qualora si usassero le de-
bite precauzioni. Una raccolta di piante
botaniche le più interessanti, formata da
un professore di tal scienza, la pubblicò
il d.' Capp(dloe ripiodusse il cav. Bulga-
ritii. Questi ed eziandio con dettagli passa
a discorrere tielle rotazioni agrarie , ce-
reali e prodotti minori; de'pascoli, prati
e bestiame; degli uliveti e olio, giacché
la principale coltiva/ione, piantagione e
prodotlodel terriloriosono gli uliveli,che
vi prosperano nelle terre calcaree e brec-
ciose con terriccio, rendendo ragione del-
le molteplici specie tl'tdive del territorio.
L'olio di Tivoli nella massima parte rie-
sce buono per condimento, ed eccellente
per ardere, ed il chiaro fuocalo e brillo
119. TIV TIV
(Iella fi.imina che proiluce, lo ì'a tlisliii- inno ohMigali a cambiare col vino di Tl-
gueie in siinei ini ila ii^ii alili olii. Ad onta voli, prod)en<lasi perciò in «|iJe' paesi la
deH'iniinensn piantagione degli ulivi nel (ollivazioiic della vite, e qdalura gli adi-
teti itoiio tibiirtino, potrebbe aiiineiitnrsì tanti ne piantassero, si mandavano solila-
di piìi del doppio. Non siconusceqnando ti a distruggere le piantagioni. Legge dii-
fosse qnivi introdotto l'ulivo, ma certa- ra e prepotente, die i liburtini sosteneva-
nieute gli nnticbi romani l'aviniino col- no per animare e garautiie le loro vigne
ti\ato nelle loro ville, e dopo la dislnbu- e spaccio de'vini. Fece l' enumerazione
zìoneilelle medesime i tibiiitiiii neavian- delie (|nalilà il'u ve, e tle'di versi frutti. Se-
no propagata la piantagione, giacché si gue la desci izione degli orti di pizzntello
hanno monumenti del secolo X. in cui già e pergolese, dell'ortaglie e de' gelsi. Gli
gli uliveti formavano grandi corpi, e dal- orti pergolati di pizziilello o uva corna, e
l'aiilicliità ilegli ulivi diTi voli do\ è prove- pergoicse formano uno deprinoipali ra-
nire il privilegio che la città gode ilinvia- mi dell'industria agraria di Tivoli, e di
re ogni anno inlloma pei parte il'un l'uni- lucroso commercio con Roma. Sono ca-
glio del comune al palazzo apostolico con lebii ed eccellenti, il pi/zutclloo uva da
lettera diretta a mg. 'maggioriloino le pai- mangiare polposa croccante color verde
me o rami d'ulivo per dispensarsi nella pallido,ed il pergolese uva rossa scura da
cappella pontificia la domenica delle Pai- mangiare polposa e granellosa, i terreni
ined,ill*iip.i,a'canloi i,a"caiulalari de'car- sono Icracissiini ad uso d'ortaglia, e rcn-
dinali, «'maestri osliari, a'uia/zieii e ad dono i necessari erbaggi, che pnimenli
altri, dopoavervi altaccatocrocelletli pai- sono descritti dal cav. Bulgarini. I gelsi
me gialle: della provenienza dell' altre bianco e nero hanno vigorosa vegelazio-
7''^/////r gialle intrecciate, che pure ilal l*a- ne, ma essendo il numero ristretto, l'in-
pa si distiibuiscono, parlai a quell'arti- dustria de'bachi da seta è poca. Tra ver-
colo. Leggo nelle Bn\'i iiidictizìnni de' saiido r.\nieiie il territoiìo tdjurlino iiel-
rrninniiirii nniilifirii. esliatle a' nostri la sua maggior lunghezza, non leltiiineo,
giorni da' mg." Fornici e de Ligne, da n)a continuamente serpeggiante, ha uii'e-
altro pili copioso lavoro di mg.' Dini, che stensione ragguardevole di ripe. I terreni
prima le palme prelatizie si davano dal contigui alle ripedeirAniene,spcciahnea-
Papa sino a'maestri delle cei emonie. Da' le dopo la sua caduta, e quelle di vaii fossi
camerieri segreti in gùi si dava di olivo sono vestiti di canneti. I boschi sonrj si-
verde. Ciò durò sino al pontificato ili l'io tuali neiiionti, e iie'secoli decorsi conte-
Vii, e d'allora in poi cominciò una [)iìi nevano mollo selvaggiuine, che dava luo-
copiosa dispensa di palme gialle ossia go a grandi cacce, le «piali reca vanninol-
prelatizie. Da tali rami d' ulivo di Ti- to divertimento. Conclude il cav. lìulga-
voli si ricavano le Ceneri, cìie nel [)rimo lini, dicendo de'prodotti e del consumo,
giorno «li (piaresima del seguente anno che il territorio liburlinosefossctullocol-
il l'apa riceve e impone nella stessa cap- ti vaio e colonizzato, produrrebbe ogni co-
pella pontificia. Indi con eguali ed eslese sa neces^ulia pel vivere coinod, unente di
cognizioni agronomiche, il cav. Diilgarini due vollcmaggioredeirulliialepo|)olazio-
lagiona «Ielle vigne, del vino, e degli al- ne, oltre una forte esuberanza di prodol-
brrida fi ulto. La vite ancora sempre prò- li in olio, uvaineda mangiare e altri ge-
*l)en> nel suolo libiirlino con eslesi vigneti neri, il tutto provando con «liligenti cal-
e copioso commercio [ler la bontà del vi- coli. Quanto allo slato gotdogicodel ter-
no; e ne' bassi tem[)i ne'meicali setliina- riloriu libili tino, si ha del il.' Cappello:
naii che si facevano nellacittà, i paesi sog- Sfi^f^io sitllti (oiìn{;nifitiJisiiit <li l suolo
gettidove«nopoitaieleloiodcriaU',ch'e- ili Tis-ull, Roma 1824, nprodollo uiichc
TI V T I V ii3
iìa\Mavocco,3lonufnenti dello StatoPon- il loro colore naturale. Una specie di tu-
/;//Wo, 1. 1 1, p. r 12. Io però dirò in breve fo calcare si rinviene alle pendici di alcu-
sullo stato geologico del territorio, qnan- ui monti, di dilTereuti specie; in diverse
to riportò nella par. i.\cap. 7, il cav. Bui- contrade trovasi il tufo vulcanico, e la poz-
garini. La superficie del territorio tibur- zolana di 3 colori e composta d'un lapil-
tino presenta al geologo due dilferentispe- loa grani di lava porosa con amfigenavi-
cie di roccia calcaria, la secondaria e la trea eccellente per cemento. Non essendo-
terziaria: il tufo vulcanico, la pozzolana, vi atlcUto tracce di spenti vulcani, tanto
il travertino e l'alabastro prodotto dalle nel territorio tiburtino, che ne'paesi vici-
deposizioni dell'Aniene, il travertino prò- ni, né essendo presumibile che quelli dei
dotto dall'acque Albule in uso alledeco- monti albani abbiano potuto causare ta-
razioni delIefabbriche,chiaraatodaglian- li materie stante la grande distanza, può
lichi lapis tihurtinus. Di roccia calcaria darsi che le rocce siano provenienti da in-
secondariaastrati verticali orizzontali pili cendi sottomarini che sospinte le abbiano
o meno inclinati, e spesso della grossez-
za da un metro a 5 centimetri sono con-
formati nella maggior parte i monti sub-
apennini di Tivoli. Siccome la roccia
spesso contiene della pietra focaia, e por-
zione è a strali che nel cavarla si frantu-
ma, non è perciò d'eguale bontà, onde o-
gni monte ha delle parti in diverse espo-
sizioni dalle quali si cava la piti buona per
la calce, che essendo eccellente è molto ri-
cercata in Roma. Nel traforo del monte
Catillosi sono rinvenuti tra la calcaria nu-
clei di testacei, stalagmiti, e stalattiti ala-
bastrine ondulose con cristalli confusi d'u-
na bellez/.a sorprendente. Alcuni miglio-
li passarono in possesso di distinti perso-
naggi romani e esteri, molti pezzi furono
ricercali per vari gabinetti di mineralo-
gia, altri meno belli servirono ad ador-
nare le paieli d'una cameretta nel casino
sopra l'indjocco del traforo. Alle pendici
del monte Calvo per la via Aquaregna,
si scopri una cava di breccia corallina d'un
rosso pallido, molto compatta e suscetti-
alla superficie. Una singolarità rapporto
alle rocce si è, che il corso del fiume A-
niene le separa affatto dalle calcaree; le
une sono a sinistra, le altre a destra pros-
sime entrambe al fiume. Rimarchevole
è lo strato di tufo vulcanico pietroso della
rupe soprastante alla via Torricella rim-
petto al ponte Aquoria, parte del quale
forma base ad una volta naturale di de-
posizioni compatte fluviatili del cos'i det-
to tempio del Mondo, o antico sepolcro.
Le rocce tartarose prodotte dalle depo-
sizioni dell'Aniene sono distinte in 3 spe-
cie di travertino, più o meno dure e lu-
centi: sopra tali rocce è fabbricata la cit-
tà, ed è circondala sino a qualche distan-
za dalle medesime. Lo sprofondo che si os-
serva dalla grotta di Nettuno sino al pun-
te Lucano sembra prodotto dall'acque del-
l'Aniene.che corrosero co'secoli le materie
che cogli stessi secoli eransi antecedente-
mente dal medesimo prodotte, quando il
mare avrà inondato le attuali pianure e
raltenuto il corso del fiume. Tali rocce
bilead essere lavorata, prendendo bel pu- sono capaci di bel pulimento, percuichia-
limento: si stacca a rocchi compatti e può
servire a vari lavori.La roccia calcaria ter-
ziaria si rinviene nelle colline sottostanti
al monte Peschia valore, e segnatamente
in un colle chiamato Collenocello. Il ter-
reno per lo più marnoso contiene fossili
calcinati di cardi, ostriche, pettini, vene-
ri; ed alcune di tali conchiglie marine si
sono rinvenute che couservavaao ancora
VOI.. LXXVI.
masi alabastro della grotta di Nettuno
qualche masso compatto fra ni misto a stra-
ti più friabili, ed ha il colore e venature
simili al bel legnodi noce. Pio VI nel 1786
concesse al comune la facoltà di cavare
alabastri e altre pietre mischie, per esser-
si a quel tempo fatte indagini su tal pie-
tra. Vari lavori con tale alabastro si fe-
cero per comu^issiune di alti personaggi.
ì^^ì^ffmtA
ii4 T I V
tra'tjuali due (avule dn digiune' peil'im-
pcratuic Francesco I, che multo tal pie-
tra apprezzò. Ultipis lilnirtinus dogli nn-
ticlii ri>niMiii, ( lii.iiniilo poi travertino, si
trova nellii piiimiin del territorio didln
tenuta di Miuti-llone fino al ponte Luca-
no, e fosso cliian)ato dc'l'rnli, a »tiiitiiì-
C-azioni più o n)eiio profonde e solide. Si
è rormulo dall'acque Albule, clic preci-
pitano anco al pi oeiilc carbonato di cal-
ce, esalando {^a» idrogeno solforato; piii
compatto (piello formatosi ucll' oscuiit.'i
litlle viscere della terra, piìi fi iubile quel-
lo formato dall'acque st.ign.inli sotto la
piena azione della luce. Il i .° si rinviene
lidie cave a 6 e più metri di piofondità,
c*l è eccellente pei decorazioni ili labiiri-
(lie, staccandoci a rocclii. Il 2. trovasi su-
perficiale sino a circa 2 miglia di distan-
za , lungo e lateralmente il canale della
solfatara, fi iiibile,chinmatoTettina e buo-
no soltanto per [tielra da fibbrica, nias-
bime pegli ardii, staccandosi coli' azione
del piccone a piccole lastre. La pielia può
aver 4 distinzioni, cioè: travertino bianco
solidissimo in parleconcrezionato a frat-
tura ineguale soiorta e opaca, ed èia mi-
glior qualità per pietra da scalpello; tra-
vertino con pori e cavità globulose die
sembrano pi odotle nella foi ma/ione del
travertino dallo sviluppo del gas idroge-
no solforalo; travertino solidissimo di co-
lor cenerino cbiaro sparso di cavila, che
percosso Iramanda un odor ft^lido del così
detto ^/y.i/v.s/////f/Ayliavertiiio solidissimo
coD cellule coiicrezinnate a fi altura sca-
gliosa, luccir.-mlc, con in)pronta di foglie
e fusti di|)iante incrostate di calcaria. IN'el
cavaisi il travertino si taglia e quindi la-
vora ctjii fieilità; non è mollo pesante e
resiste all' inleinpeiie iitmosfeiicbe. an/i
C'sposlr> all'ariii s'indili isie. I monumenti
anticbi e moderni tli Uonia,KÌ sagri clic
profani, ma nifeslameiilelocontestano, per
cui a ragione si esempi e detto, M- 7V/<///7/-
/iO//<«;7//o;»-/i'o////^;////r/;e se perde il bian-
co acquista una linla bruna giallognola
(lic dùuDU vcnciaudu uria ullc fubbiiclie.
T I V
Le cave moderne danno un travertino di
miiioi solidità ccoin|)alte77adeiranliclio,
oiid'è piìi facile a esca vai si, per la qual
cosa I autidie restarono obbandonate, ma
con una spesa maggiore poti ebbero esse-
re riatli\ale, per aver pietra di qualità
superiore. Si ravvisano ancora nel luogo
dettoli Darclietto, a sinistra e poco distan-
te dal ponte Lucano: occupano la super-
ficie di circa 3() robbia tli terreno o meti i
(piiidiali ') 74, 'JiSo, d'una media profoiidi-
tii ili metri 1 o,per cui gli antichi cavarono
da queste latomie metri cubi 5,')4^,3o7
di travertino per decorazione dell'antica
capitale del mondo, ove veniva traspur»
tato pel fiume Aniene, come notò Slra-
bone, essendo la cava prossima e il porlo
presso il ponte Lucano. Cogli avanzi della
pietra cavatasi formò un monticcllo pros-
simo alle cave, chiamato oggidì il Monta-
ro7zo del Bai co, ed altri piccoli cumuli
tli tali scaglie stillo sparsi nelle metlesime
cave, che stante l'inondazione del (ìiime
cui il luogo va soggetto, si sono ricoperte
d' ottimo terreno vegetabile di vigorosa
produzione. Non si conosce 1' epoca del-
l'abbandono delle cave, ma sembra tpidla
del decadimento della lomana possanza,
e l'uso che [lusteriormeute si fece tli que-
sta pietra in Roma, toglientlola tlagli an-
tichi itionumenli,esegnatameiite tlal Co-
/o.v.vrOjper costruire tpielle fabbriche che
ricordai nel voi. LXX-III, p. 247, ripar-
lando tli ipieiranfiteatro, il ehe prova che
le cave erano inoperose. L'abboiitlanzache
occorreva tli tal pietra per la sontuosa fab-
brica ilell'odierna Chicsii di s. Piciro in
1 '</fii <ni<),\\ più vasto e più splendido teui-
pio tiel mondo, fece circa il 1 5oo attivare
lemodernecave tli travertino, postea sel-
tenlrionetlell'anlidie, nella contraila lid-
ie l'osse (nome e eavilii derivati ila'tra-
veilini ivi estratti [ler formarne calce, on-
de vedonsì ivi e altrove le fornaci per cuo-
cerla, ma però dessa è mollo inferiore in
(jiialilà lidia calcaria), e nel luogo detto
s. Clciiieiilr,<;hesono sì abbondanti di pie-
tra da^iulerlasuiumiuislrarcaqualuiKjiie
T I V
richiesta. Leone X con breve del 1 5 ledo-
no nniiualinente in compenso alla città
molle rnbbia di sale (alcuni dicono 5o),
in conleinpiazione de'lraverlini cbesie-
straevano dal suo territorio per 1' inco-
minciata grandiosa f.ibbrica di s. Pietro,
che dipoi fu pure decoiala da quella sel-
va di colonne che rende inìponente e u-
nica la sua magnifica piazza. Continuan-
dosi nel 1620 a cavare i travertini per es-
sa, in una cavità de'medesimi si trovò un
granchio terrestre di 4 libbre; e nel 1827
spezzandosi un masso si lrov<irono ossa
incrostate d'un bue benissimo conserva-
te. Le rinomate acque Albule verso ove
confluiscono coli' Auiene hanno inonda-
to i terreni, e formarono concrezioni cal-
caree, investendo le varie erbe , per cui
si vedono de' pezzi imitanti varie forme
delle medesime, d'una delicatezza e con-
formazione sorprendente, bianchi quan-
to il zucchero, per cui i frantumi con più
o meno investimento del carbonato di
calce in minuzzoli vegetabili rassembra-
no veri confetti, de'quali negli ultimi due
secoli se ne parlò mollo dagli scrittori, e
singolarmente dalINlorei nel suo Autimno
Tibiirlì'nOfChìamaù volgarmente Coufet-
ti di Tivoli, rammentali per la loro spe-
cialità in tulli i trattati di mineralogia. Po-
co lungi dal casale di!\Iartellone,prossimo
alla strada romana e al confine del terri-
torio tiburlino, si trova il laghetto chia-
matoLago de'Tartari,che occupa circa un
rubbio »li terreno, prodotto dall'acque di
scolo delle superiori campagne, per cui nel
colmo dell'estate è in secco. Le sponde di
questo stagno sono per qualche estensio-
ne ricoperte a varie profondità di tartari
bellissimi, di cui gli antichi fecero uso per
ornamento de'uinfei e altri grotteschi nel-
le loro ville, e tullora sono escavali per
simile decorazione. Questi tartari sono stali
prodotti da una sorgente che ivi scaluù e
ora ostruita dell'acque Albule miste alle
pluviali, ricoprendo con una concrezione
calcarla solida e sonante giallognola simi-
le al traveiliuo i diversi vegetabili, for-
T I V 1.5
mando de'pezzi oltremodo belli e bizzar-
ri, imitanti strettamente le materie inve-
stite che sono erbe e aibusli (si diceche
per le sue materie calcaree e tarlarose, la
circonferenza del lago va restrhigendosi).
Le minerali acque Albule sorgono a cir-
ca 4 miglia da Tivoli a tramontana della
strada Romana, a un miglio dal ponte che
taglia la via e accavalca il canale ili scolo
delle medesime , aperto dal cardinal Ip-
polito. La sorgente forma un lago ovale
detto della Solfilaia e delllsole inalanti,
largo metri 6 r, cent. 66, lungo metri 1 44»
cent. 5^, gira metri 297, cent. 75, pro-
fondo nel centro metri 3c). Viene il Iago
circoscritto da un uìuro antico sollanlo
nell'imbocco del canale di scolo. Secon-
do il ^acó, Discorso deir Ac(jue Albule,
bagni di Tivoli, Roma 1 563, e riprodot-
to nel Discorso delle Acque Albule^ ba-
g/ii di Cesare Augusto a Tivoli, ec.,R.o-
ma 067, avea il lago un miglio circa di
circonferenza, per cui si è nulabilinente
ristretto forse per l'isulelte natanti. Si for-
marono queste da' diversi galleggianti e
grumi di piante acqualiche avviluppati
dalla uìateria condensala calcare e solfn-
readell'acquejsu'quali cadendo i semi del-
le circostanti piante palustri, e svolgen-
dosi quindi con rapida vegetazione si ag-
glutinavano sempre più con tali sostanze,
ecosì preseroformad'iso'ette galleggianti,
che sospinte pel lago da' venti, finirono
col diventar terra ferma attaccandosi per
tali materie alla riva. Nel 1 67 i essendove-
nei 6,chiamavasi il Lagodellei6 barchet-
te; nel 1814 n'esistevano i4> le quali era-
no quasi tulle sparite nel 1827,6 preseu-
teiuente appena se ne osserva alcuna. Ri-
stretto così il lago della Sulfatara, presa
sempre più la forma ovale, e raddensato
maggior volume d'acque, colla lorofurza
tra^poitano via subito i galleggianti, che
davano luogo alla formazione dell'isule,
onde diflìcilmenle se ne formano. Quan-
do tulle esistevano forn)a\ ano un piospet-
to delizioso, giacché alcune erano capaci
a sostenere i o persone,comc racconij Due*
I I r> T I V T I \
ci. UiiTcccIiioboTallierc narrò civcno'pil- l.)f;olin unon due fumili inferiore nllosta*
inulel cori ente secolo, 0(;li (U)ii IMI l)iic pn- to dcirnlnioslora. Le Allxilc furono de-
ilosi sopra una di tnli isolo nlliavcisò il rniit;itc per uli!i<>sin]c asnnnre molti lunii
laf^o. Il r.'ipido acci csciinciilo della vegc* >\n Slrahone, Vifnivio, IMiiiio, G.deiio e
l.i7Ìonf dulie medesime iii conlVonlode- jdlii scrillori anlicliì ricordali da Nibby,
t;li altri v«-o(.i;d)ili circostanti, ftj ricono- nel 1. 1 , p. i\>\c\V Analisi de dintorni di
sciutoda Davy per contenere l'actpia Ai- lionin. Egli dice die (|ue«t'acqna ha co-
l)ula in soluzione una quantità di gas a- me altre acque sulfuree la pro[)rielà di pe-
tido carbonico supcriore al suo proprio tiificare; e die là dove sbocca nell'Aiiic-
\oluine, e clic da cpic'^to £;as tlcrivava la ne si formano piccole concrezioni, che
rigogliosa \egelazK)tic. Qunuloal vobune somigliando a'corifelti, sogliono appellar-
deirac(|ue cbesgoigadal lago bi misuralo si Confetti di Tii-oli. Indi nel t. 3, p. qc),
dal p. Cabrai in palmi cubi 1 4 SiGjO circa trattando della. SoZ/J/r^^/ei^oZ/J/rw/r//*/.
1 5r) metri cubi per ogni minuto. Le acque e del Lnru^ edcWOrnndmn Fati ni. coi-
Sono dette sol(uiee,e furono dagli antichi i<'gge quelli che erroneamente Io posero
chiamale Albule e Albunee dalla lorolat- presso i laghi dcll'Albule, mentre l'ora-
Ica biaiidiez7a, ed esalano un disgustoso colo di Fauno e i detti luoghi sono nella
odore solfureu simile alle uova putride, via Ardeatina checonduce ad Ardca; ma
che si s[)ande a circa un miglio di dislan- chiamandosi Albunea la sua selva profon-
da a seconda del vento chespira. Talvolta da e tetra, alta e vastissima , ed avendo
nel lago e nel principio dcll'iiubocco del il luogo anch'esso un fonte d'acque calde
canale soltanto l'acqua esala quantità di e solfuree, lo fece confondere con quel-
gas acido idio-solioiico, che a circa ilue le della via Tiburlina, della cui salubri»
palmi d'alle/za è baslante a togliere il re- là trattò pure il ricordato d/ Neri tibur-
.'ipiio e far cadere in asfissia, che può cau- tino, De Tihiirlini tit-rix sdluhrit/ite, al
saie anche la morte, se [ircsto non si eie- cap. i-j. Dell'acque Albule, Svetonio di-
va il colpito da terra ad una maggiorai- ce nella vita d'Augusto, die esso ne usò
lez/n; caso che si vede accadere agli ani- spesso per bagni, e ne ripiirla in (piella di
niidupiadiupeili e volatili che vanno a pa- Nerone, che le coiiilussc pel medesimo og-
scersi nelle spondedel lago. INiun pericolo getto nel suo palazzo in Roma. Per la lo-
vi e di tali sinistri lungo il canale, e niu- ro virtù gli antichi santissime le chiama •
no ve ne sarebbe se incondottale l'acque iono,e loro innalzarono teinpli,comediCi-
si portassero jier uso di bagni nell'anti- bele, e le terme sontuosissime fal)bricatc
che terme come aijlicomenlc. Il sapore da ÌM. Agrip[)a, o a' suoi tempi, o dallo
delle Albule è un disgustoso acido. L'a- stesso Augusto perchè le iVecjueiitò, dau-
iialisi chimica ancora si descrive dal cav. no a conoscere la moltitudine di gente che
l'ulgarini, e falla da'professori Cappello, le usarono; giacché narra IJacci, che ville
'Iroinpeo e l'eielli. Gettando sassi nel il luogo sgombro da macerie,ilsulo gran-
mezzo del lago, succede il fenomeno cu- de bagno pubblico polca contenere i ooo
liosodeireccitamenlodiipiasi una piccola persone, oltre i molli bagni separali cir-
tempesta, prodr)tta da una gran [>arte di costanti al medesimo, che dalle stufe rin-
gasclie svolgesi dal fondo, per cui l'acque venule si argomenta che i bagni degli un-
.s innalzano con romoresunilc all' acqua lichi venivano presi anche riscaldali. JDc-
che bolle. Si osserva che sulla linea di pas- caddero dalla loro celebrità coli' impero
saggio del pas l'acqua acquista una liin- romano, le terme andarono in rovina, e
pidezza, In quale si deve alla dissoluzione ninna notizia esiste che fossero più fi-c-
<ld calcano in vii lii dell'acido carbonico (pienlate. Se non che il ricordalo d.' An-
che si svolge. La ltm[»ertilura trovasi sul urea Uacci medico coudoUo di Ttvuli, e
T I V
pììi tardi di Sisto V, le tece rivivere alla
loro celelirità col citato dotto Discorso,
inserito dal d.' Agostino Cappello nel dot-
tissimo suo Ragioiuiinciilo sui l)ngni mi-
nerali pr-esso Tivoli, Roma 1837, i83f)
e 1840, i cui 3 articoli furono inseriti nel
Giornale Arcadico di tali epoche. Il d/
Cappello nel Ragionainento perla restau-
razione di tali bagni, dice die dopo lun-
go tempo in cui l'uso dell'AlbuIe non fu
che empirico e di sola esperienza pratica,
stante le posteriori scoperte de'Ioro prin-
cipii costituenti fatte dalla chimica, ne po-
^è spiegar l'utilità e farne ragionato uso
per la medicina. Si ha dal Dacci, che il
dotto giurecotLsulto tiburtino V^incenzo
]\Iaucini,essendo il luogo di sua proprietà,
con molta spesa e utilità pubblica restau-
rò i bagni, come ancora si riconosce da*
n)oderni muri frammisti agli antichi; ma
tali restauri non durarono che circa mez-
zo secolo, e [)oi i bagni restarono nuo-
vamente abbandonali. Il eh. d.' Cappello
prova, chele Albule sono efficaci a 3 mor-
bosità prese per bagno e per bevanda: 1.'
a tulle le malattie dell'organo della pelle;
2.° alle di>crasie umorali, in ispecie se de-
rivano da cutanei morbosi consensi, o re-
trocedimenti; 3. ' per lutti i morbi delle
vie orinarie.Egli quando fu eccellente me-
dico condotto in Tivoli ne esperimento
nelle varie malattie renìcacia,esimilmen-
te quando lo fu il eh. d.'Benedello Monti,
oggi benemerito professore e direttoredel-
l'ospedale de'benfiatelli, civile e militare
e de' dementi in Ancona; entrambi per
pubblica utilità zelantissimi promotoii
della restaurazione degli antichi bagni.
Osserva il cav. Bulgariui, che sebbene ciò
non era ancora avvenuto nel 1848, tut-
tavia varie persone si recavano in Tivoli
a far i bagni, o nel canale presso il lago,
o facendo trasportare l'acqua in città, o
facendone uso per bevanda, e che tutti ne
[)rovavano giovamento; facendo voti pel
riattamento delle terme, se non da'par-
ticolari, dal governo protellore della pub-
blica igiene, come avea fatto di altri ba-
T 1 V 117
gni minerali. Aggiungerò, che neh 85 1
una società di romani e tiburtini intra-
preseil restauro e il riattivamento con suc-
cesso de' bagni dell'acque Albule. Si leg-
gono nel Giornale eli Roma deli 852 a
p. 624, e del 1 853 a p. 5 1 6, i pregi e \\
celebrità dell'acque Albule presso Tivoli,
dalla remota antichità appellate santissi-
me per le numerose guarigioni de'mor-
bi che operavano, onde Augusto vi eresse
un magniflcostabilimento di bagni. Siri-
corda quello pubblico per loco persone,
e i bagni parzialiche io circondavano. Che
l'ornavano statue greche, preziosi marmi,
lapidarie votive dedicate nel tempietto
presso il maggiore de' 3 laghetti e ivi e-
retto alla dea dell'acque Albula o Albu-
nea, famosi musaici, superbe colonne di
serpentino e verde antico e splendidi por-
tici : qui dappresso si trovarono la sta-
tua semicolossale d'Apollo, ora nel mu-
seo Capitolino, e le statue d' Igia e Isi-
de esistenti nel museo Vaticano. Per la
valentia dell'acque, meritarono cheGa-
leno tenesse solo ragionamento di tal fon-
ie minerale. Che il J3acci si rese celebre
per la sua opera De Tkennis, ove trat-
ta dell' Acque Albule j e siccome stalo
medico di Tivoli e poi di Sisto V, l'acque
riacquistarono il loro credito e operarono
prodigiose guarigioni.Che anco altri le ce-
lebrarono e analizzarono, principalmente
il d."^ Cappello colle 3 Memorie lette nel-
l'accademia de'Lincei,che furono pubbli
cale dal Giornale ^rcrf^^Z/co e stampate
a parte. Ma essendone esaurita l'edizio-
ne, la società formatasi per la riapertura
de'bagni, dopo averli migliorati nel giu-
gno 1 853, notificava che avrebbe ristam-
pato le Memorie, poiché dottamente pre-
scrivono le regole per l'uso dell'acque sia
per bagno, sia per bevanda. PviferisceStra-
bone, che le Albule scaturivano da molte
sorgenti, poiché forse a'suoi tempi molti
laghetti avranno esistito; oggi però per le
petrificazioui successive e pe' crolli avve-
nuti,solo 3 sono i laghi, uno maggiore,ed
è il descritto lago dell' Isole Natanti, gli
I 1 8 T I V T I V
alili (Ine tniiiori cliinmansi lai^o delle Co- siri personaggi, veilemlo In donzella giiio-
jomxllc e Ingo ili *. (novamii. Il liii^litllo Cine f'u pi esu il'ainore, e non cnpren<io il
tifile ("oloiiiieMe sciiiica le hleSNe ac(|(ie mio fuoco la rapì e la eondusse in Ilonia
Alhole nel lago maggiore a cni è vicino; è (<piesla alla biella epoca non esisU-vn, on-
lungo inelii ^4) lai'g»» 4^i piofoudo 5i de riuiurcò Ueiupstero ueW Jùriiriii He-
nel cenilo. Quello ili s. Giovanni e circa i,v//(',clie il greco storico non precisò l'an-
ine77.o mìglio Innliino n tranionlana,delto no dell'avveniinenlo, e piiiltoslo doversi
già Bie'ciano odi Ni ione, è profondo ine- ricoiuxcere dal contesto della storia ima
Iri 23 nel centro, la cui uc(pia contiene presiin/ione, cioè cliel etrusco Calcio col-
meno zolfoepiìi .ihbondan/n il'acido car- ravvenenle f.inciulla ^lg^l verso cpiclla
bollico, per cui bevendola sembra aceto- contrada, nella <|uale fu poi fabbricataUo-
sa, e nini è tanto biancastra di color latteo ma). Il pailre inseguendolo, e non polen-
conie r altra Albula: il laglielto non ba do |)iendei In, si gettò nel fiume l'aren-
scolo apparente, ma sembra l'abbia sol- siu, il (piale cangiò il nome in Anieiie: a
Ieri aneo, giaccbè in molta distany.a sorge S.ilia poi congiuntosi Calcio naccpieio
dami laglielto abbondante capo d'ac(pia Latino e Salio, da'(|iiali i più nobili Iras-
delta arelosadaUuognsloacidulo, la (jua- sero origine". Varia è la forma ilei nome
le mediante canale o forma scorrendo pa- di cpiesto nome; egualmente unlicn può
lule'la al canale dell' Albula, si perde in dirsi quella di /Inicii e di Anio: da A-
iinn filosa sotterra e in parie risorge nella nicii venne .Jnicnin. Ne'leuipi bas^i, spe-
coiilradii di lìarco. Altre sorgenli sono il cialiuenle dopo cb'è eiil rato nella piami-
lagbello diir Inferno, verso il casale ili ra, trovasi nellecronacbe e nellecartean-
Martellone, e le (\ue di lale tenuta cbia- lidie cbiamalu col nome di Tibcriu.y,
D>ale liugo e Z amarla; altra piccola sor- Tilntrius, Tivcronc, eil ancbe Tìbcrìs,
genie solfmea trovandosi nella tenuta di I moderni indislìntainenle lo cliiainanu
Cesarann.Lasuindicalaacipia Feriala del Aniinv e Tt\'croìi(\ Vedasi narluloinco
Liceodella villa Aili lana, sol gè in una vi- (iaiuloKì, Lettera sul Ti\er<tni\ Uoina
glia (ili\ei>a da cpiella di cui parlai lui iGSi). In essa Iralta delcaibon fossile, o
voi, LXX, p. 242), e viene così cliìamala scbislo bituminoso, cbe si trova in Filel-
dal sapore alquanto agro, dicendoshcon- lino e nelle sue vicinanze lungo il corso
leiieie bicarbonato e Solfato di ferro, e dell' Anieiie ossia Teverone. I*. Antonio
tpialilie poco di magnesia: vieneda molli Corsigiiani, De Aiiiene ne I iac Fole-
beviilacoii giovamento, e il l'acci la crede riae iiDiitilitis Synontiea eriarrn(io,e(ti
oppoiliina a resliiogeie 1 flussi. S/iinlntei Oppj/ionnmeiittiyiiee non pr»-
II celebre limile Aniene, precipitoso e .ii'/noruni loenruni Jnserijìtinnes rilute-
lomoreggiante, che in ogni tempo fu e- dani arcessvre, Romaei 7 18. Nibby, A-
minenteniente utile a Tivoli e al suo lei- nalìu (le'dintnini di lUnmi 1. 1, p. 1 ^{j^
litoiio, e ne accresce i singolari [ucgi, in dell'. ////Vv/r, dove corregge Strobone per
principio SI cbinmò l\ireusio, e cambiò aver cieilulu clic 1' Aniene venisse da Al-
ti nome dopotliè Anio o Annio re ile'to- baFuceiisc,cillìi Ialina nel paese de'mar-
fccani vi si giuò e aniie;^ò, circa 1' anno si, poiché in falli il bacino dell'Aniene è
932 avanti l'era volg ire.Quesl'nnlica tra- separalo da «piella città dj'bacini del Tu-
HÌ7.ione,ricordala già da Aristide e da Po lano e del Salto, inlluenti del ^'elino, e
hsl<ire, iie'segnenli lei unni ci fu consci- diviM (Va loroda inonlagiieallissime,(pia-
>ata da Plularco nc'/'<//////r//5 )ti."An- li sono quelle cbe cosliluiscono il dorso
Ilio poi re de'loscani, avendo una figlia priiu ipale deirA[ieniiino. (poesia lagio-
(b belle (r.rme, di nonieSalia, la cuslodi- ne mcilesima lece declinai e il dolio Nib-
va vergine. Calcio pero, uno de'piU illu- b) dairupinioneeuicssudaalcum.cherA-
T I V
iiieiie potesse tic ri vare dal lago di Fuci-
no, per quanto riporta. 'l'ulti conven-
gono, che r A n iene scatuiisce daj^li A-
pcniiiiii ne' dintorni di FileUino, Trevi
(ili cui a Frosinone) e Valle Pietra (di
cui a SuBUco), le cui prime scaturigini
sono nel territorio di Filettino, per va-
rie polle ove poco dopo formava tre a-
meui laghi artificiali coNtruiti da Ne-
rone, che poi servirono per comodo de-
gli antichi acrpiedotti romani, da' quali
prese nome T odierno Sii!iiaco{r .), ove
riparlai dell' Aniene e de' suoi acquedot-
ti, che Nibby descrive a p. i 61, Anio f e-
tuf et No'^'a. Già di sopra discorsi di tali
acquedotti, e di quando i romani bisognosi
di maggior quantità d'acqua potabile ri-
corseroall'Auiene.Diceil d/Cappello,luu-
gi uu miglio da Trevi scaturisce l'Anie-
ne, massime ne! sito chiamato lo Pertu-
sn, e discorrendo per orride e rovinose
balze, fra le quali ammirasi con islupore
e venerazione quello scoglio distinto col
nome di s. Speco. Arricchito quivi 1*A-
niene di piccoli influenti, die campo alla
magnificenza del romano impero di for-
marvi 3 piacevoli laghi, oggi dispersi, da'
quali prende la sua et imologia Subiaco,
Sulìlaqueiun. Furono questi laghi chia-
mati Simbruini da Tacito, e fouti Sim-
bruini da Celso. Percorre 1' Aniene con
rapido corso, generalmente romoreggian-
le, e in parte tra gli scogli, circa 4u mi-
glia, sino alla celebre e antica caduta('ie-
condo il Bulgarini, me utre poi cou IN'ib-
by dice che l'Aniene ha dalle sorgenti fi-
no al suo confluente nel Tevere circa 80
miglia di corso) dentro la provincia della
Co/narra di Roi/ur, ne' governi distret-
tuali di Tivoli e Subiaco, ingrossato da
vari rivi. Attraversava le antiche campa-
gne degli equicoli, e divideva la Sabina
dal Lazio. Gli antichi celebravano la lim-
pidezza, freschezza e placidità dille sue
accpie, s'intende sempre prima di preci-
pitarsi nella pianura. Secondo le osserva-
zioni del cav. Dischi, sembra che l'Anie-
ua tacesse la sua gran cascata presso il
T 1 V 119
tempio di Vesto, precipitandosi da un al-
to scoglio e da un'alta ru[)e; che formato
col volume dell'acque cadenti un lago ar-
tefatto, sostenuto da muraglione, i rude-
ri del quale anche oggi si vedono nel co-
si detto ponte Lupo, si scaricava sotto il
detto tem()io di Vesta e con nuova cadu-
ta sboccando dall' indicato muraglione,
cadeva nella sottoposta profonda valle,in-
di scorreva a irrigare gli ubertosi campi
tiburtini. L'Aniene dalla sua origine sino
alla sua unione col Tevere ha 1 i ponti.
11 1 .°di Cominacchio oCumunacchio (vo-
cabolo derivato da Coinniitiiis arjiiajV.o-
me notai nel voi. LXX, p. 21 3, per-
chè il fiuuiicello di Valle Pietra si uni-
sce ivi a quello di Trevi) sotto Jenne;
2.° di s. Francesco presso Subiaco ; 3."
tra r Agosta e -Marano; 4*° ''"^ Rovia-
no e Anticcli; 5." sotto Vico varo; 6.° il
Gregoriano sopra la chiusa vecchia den-
tro Tivoli ; 7.° dell' Aquoria e di legno
mezzo miglio sotto la città; 8.° Ponte Lu-
cano nella strada romana a 2 miglia dal-
la città; 9.* il Mammolo nella detta stra-
da 4 tniglia da Roma; 10.° nella via No-
mentana 3 njiglia da Roma dalla porta
Pia, detto Lamentano;! i. ° il Salaro sul-
la via Salaria a 3 miglia da Roma. Poco
distante da questo ponte Salaro imbocca
nel Tevere l'Aniene, il quale fino da'bas-
si tempi fu chiamato Teverone, cioè do-
po aver fatta la sua caduta presso la cit-
tà, e percorso 80 miglia dalla sua origi-
ne, il che riferisce, come notai, anche il
cav. Bulgarini. Questi aggiunge, che la
pesca che dà il fiunje nel tei ritorio tibur-
tino consiste in trote (che altri scrivono
trotto) stellate d'un sapore squisito, rin-
venendosi del peso da 3 a 6 e più libbre.
Si pescano pi ima della caduta unitamen-
te a delicati barbi, roviglioni e gamberi.
Dopo la caduta le trote si rinvengono si-
no al ponte dell' Aquoria, nel qual sito
si prendono lauìprede, e passato il ponte
Lucano anguille, squadri, barbi e rovi-
glioni di qualità a'primi iuferiore. Par-
laudo Nibby delie soVgeuli e corso del-
120 T I V TI V
r Aiiìpne, chiama limpidissima e gelida stesse da lui lasciiitenel tempo <lel rista-
la sua nc<p<a, anicnissidia la coiivalU: in può: quindi (liiclic rimase libero andù
che SI (iniscono le snigeiili, oiid)rosa, pil- soi^i^elto a canf^iaiiicnli cuiilitiui, e (piao-
torcsca e sulinga In valle clic percorre lì- do la rilcimlo da chiuse artificiali andò
no a Subìaco. Rompendosi l'acque fra i cercando un varco, or nella destra, ora
sassi calcarei, che le attraversano, forma- nella sinistra ripa. Aggiunge Nibliy, che
no successive cadute, fra le quali merita- l'Anienedopo la caduta, per un piano for-
no particolar menzione (piella diesi am- tetnente inclinalo discende nella pianuia
mira presso il ponte di Coininacchio, e ro(iiana,dove assumendo uncaratlere lul-
«piella bellissima sotto Jenne. A Subiaco to placido mesce nel Tevere (f^.) le sue
formava 3 laghi artificiali e successive ca- acque 3 miglia fuori della Porta St/lti-
dute, del tutto scomparse. Nel detto trat- ria di Roma, dopo avere ricevuto sulla
lo, r Aniene fra Trevi e Subinco riceve riva sinistra rac<joe «lei Veresi e dell'O-
H destra d rio Pantano volgarmente de- sa, e sulla destra le Albidc e quelle ilei
nominato il fosso di Valle l'idra, eguale Rlagiigliano. Il suo letto abbandonato a
per voiiuiie e limpidezza all' Aniene stes- se stesso è irregolare per ogni parte, pie-
so, e sotto Jenne quello dell' Acquaviva no di scogli, attraversato da alberi e da
sulla riva sinistra. Dopo Subiaco, circa 6 tronchi caduti, interrotto da banchi tli
miglia distante, confluiscono neli'Aniene subbia, e da isole coperte di pioppi odi
l'acipie della valle di Ponza, Airile,Tuc- salci. Questo carattere è pittoresco, ma
Gianetto e Cautelano, sulla riva sinistia; così ogni ulilitàolio potrebbe trarsi da es-
e dopoAgosta ilrivo della Claudia,e quiii- so è perduta. Gli antichi lo àveano fallo
di quello della Marcia e di tutta la valle navigabile.ilmenodal ponte Lucano fino
d'Arsoli sulla destra. Dopo il bivio della ni suo confluente: infitti Straboue mo>
strada di Subiaco e di cpiella di Riofied- stia che in esso iud>arcavansi i massi di
do, circa 32 miglia da Roma, influiscono pietra liburlina,gabim, e rossa ossia tu-
in esso l'acque argentine del rivo Ferra- fi, che venivano a Roma. Era ancora na-
ta a destra, e due miglia più oltre (juelle vigabde all'epoche di Procopio e di Pe-
del Digenzia, Quasi rimpetto a s. Cosi- trarca. Ma ne'tempi bassi anche l'Anie-
mato riceve il tribolo del Giuvcnzano, e ne venne negletto, e lu navigazione rima-
ili là scorrendo sempre in un letto incas- se interrotta. Trovo nella vita di ìNìcuIò
solo, ondjioso e pieno di scogli, con im- V del i4 17, che per couìodo del Iraspor-
pcto si prepara al salto precipitoso, che lo de'iii.iteriali per fabbricare in Roma,
fa a Tivoli. Ivi si riconosce che in origine fece purgare l'alveo dell" Aniene, che si
le falde del monte Ripulì a sinistra, e del uuiscenl Tevere. Giulio 11 del l 'ìoZffi'a le
Colilloa destra, tal barriera opponevano tante opere granili che intraprese, spur-
al fiume, che le sue acipie per lungo lem- gò l'aUeo del Tevere e dell'Aniene, on-
pn lottarono ad aprirsi un varco verso la de questo di nuovo fosse navigabile. Ten-
pianura romana, ed in (picslo frattempo tarono la lipristinazione della iiavigazio-
lormarono sedimenti e mcrosln/ioiii tali, ne i'aolo III e Gregorio Xlll. Di sopra
che reca meraviglia 1' nlte7za alla quale ricordai il canale navigabile che Sisito V
giiin'.ero: e rpiesin è quella tal roccia o voleva coslruirccoirac<jue dell'Anieneda
^asso friabile, sul quale giace la città di 'J'ivoli a Roma, rimarcando grimmrn.si
Tivoli. Ma sia pel peso di-ll'acijua, sia per vantaggi che ne sarebbero tlcrivali. Cle-
ipiali he catnsliole a noi ignota, il fiume mente XII neli^'!(> determinò rendere
nprissi finalm<>nle im varco lia'due mon- navigabile 1' Aniene con una spe%a di
li, e per la rapidilii del suo corso succcs- 9.o,uo«) scudi, che non esegui; il che nel
sivamenlc limaudol foraudo le malcrie i 7<ji inutilmente lento pure i'io VI. Dt-
TI V T I V 121
cliiara Nibby, clie certamente la naviga- sono noli quali altri danni arrecasse il fin-
zinne tlell'Aniene mollo profìcua sareb- me poslerioroìente, e solo si ha notizia
beai commercio interiiocla Subiaco a Ro- che nel secolo V de'tre laghi Simbruini
ma, polendosi per mezzo di chiuse farsi dueerano periti, secondoil p.Kircherci-
cjueslo fiume navigabile da quel punlo fi- lato dal cav. Ijulgarini. Narra questi che
no a Tivoli; come da Tivoli a Roma ilo- coiraiuiar de' secoli lasciato l'Auieue in
pò il ponte dell'Aquoria; e daSubiaco fi- btilia di se slesso e senz'alcun freno, a ca-
llo al ponte diCominacchio potrebbe pur gione forse de'disgraziali tempi avvenuti
farsi navigabilea piccole barche o a zalte- dopo lo sfascia mento del roniano impero,
re. Ora il ponte di Cominacchio potrebbe foimò quell'abisso che presentemente si
servile comecentro di deposilo delle mer- vede dalla rupe soUoposta al tempio della
ci provenienti dall'in terno della IMarsica, Sibilla,siiioal pouleLupo,edalla parte op-
e dalla parte alta della provincia di Cam- posta della Siipa, e dipoi chiamata canal
pagna; ma forse troppo costosa impresa Cernino,facendosparirela grandiosa villa
sarebbe questa a' tempi nostri. Men co- diìM.Vopisco, logorando un (nontedi parti
stosa e di grande ulilitìi potrebbe essere tartarose da se slesso prodotte ne' tem-
quella di fai lo un mezzo d'irrigazione per pi anteriori all'istoria, scavóuido e forman-
una gran parte delle terre dell'Agro Ro- do in ultimo nel vivo sasso, prima di giun-
mano, a settentrione e a oriente di Ro- gere all'alveo, le grolle di Nettuno e del-
ma. Quanto a rendere nuovamente na- le Sirene, abissi riconosciuti versola me-
vigabile l'Aniene, pensa il cav. Bulgarini là del secolo passalo, e resi praticabili a-
che non si potrebbe eseguire se non con gli amatori delle belle arti sul principio
una forte spesa d'arginatura per reslrin- delcorreote. Asserisce il Viola nella CrO'
gere e innalzar le acque in un gran trai- naca., aver l'Aniene da questo lato co-
to; e forse sarebbe nella i.'grau piena sor- stituilo anticamente un lago artificiale,
montata e fracassala, stante la inolia pen- sebbene la detta villa fosse dal fiiune di-
denza che il fiume conserva sino a ponte visa, né vagante e incerto allora egli scor-
Mammolo. Varie vicende ebbe le cadula revafra gli scogli, ma da alta rupe in bas-
tlell'Aiiiene, che sempre a senso d'autori sa valle si precipitava, essendo ambo le
antichi ha formato nella città, descritte sponde guarnite d'abeti e di fiori, talché
egregiamente nella Cronaca del d.' San- il geniale Vopisco potea passare comoda-
te Viola. La i.' che si conosca é quella a V- mente ad un altro suo palazzo, che sor-
venuta l'anno di Cristo io5,riferita da Pli- geva incontro al principale, passando pel
nio al suo amico IMacrino, che screpolò magnifico ponte le cui reliquie sono det-
monli, abbattè abitazioni, e produsse im.- te Lupo ; ponte che formava riparo al
mense rovine. E" probabileche in un pò- lago. Osserva il cav. Eulgarini, essere e-
steriore ignoto e simile disastro abbando- videnle che il fiume dovè abbassare, co-
nasse il fiume l'antica caduta, quale in par- mesi rileva da' due ponti antichi che
tesi rinviene tuttora passato il tempio del- mettevano alla via Valeria, rinvenuti nel-
la Sibilla superiormente al ponte Lupo; la rotta deli826, e dall'acquedotto che
ammirandosene lesostruzioni d'operare- dava l'acqua alle ville antiche della con-
ticolala in 4 grandi corridoi chiusi dalla trada Quintiliolo, rimasto superiore di 5
parte della città, ove l'acque sopra le voi- metri al presente livello. Nello spurgo e-
te scorrevano terminando con archi di al- seguito neli 835 dell'acquedotto suddet'
to sesto in linea trasversale, da'quali pre- to fu trovalo ricolmo disola fluvialilede-
cipitavansi nella vallesottoslante,ostruen- posizione, e però conviene supporre ne'
do in parte con belli stalattiti la Incede' tempi della decadenza qualche ignota ca-
medesimi, come tuttora si osserva. INoa tastrofe avvcuulu all'Auieue, cioè chela
IM T I V T 1 V
non prnn pìenn piiina rostiuiste, qMÌn<li ma. In l;ilc circost.in?! Innoconio VIIT
min 1 1.(1.1 a<!i:iulfssealla cnleiiitln e si ;ilj- «loiiò .^00 (lucali oiiJo lipir.tre al muro
l>,is<n«'ic il (iiiiue, lasmauiio l'acquodollo di cliiiisa, per cui erano in secco i canali
in secco. Uostumlo inoperoso, i proprie- dt'gli edifici, intiando il suo nipote mg.'
lari delle ville non si dierono caiico d'e- IMjUco Cil)0 qua! commissario aposloli-
spiur^.irlo, vedendosi il haltoa Tnina di co, acciò provvedesse al disastro spa*ea-
c.inale scoperto allo -hocco de'cunicoli ri- toso avvenuto nel 1 \H(). I^orlò seco l'ar-
pieno della -tcs-a ili-pnsizione, coitiein al- cliiletlo Lorenzo Pietrasantu.clie fece più
tri vali punti del ^uo corso. M" da notar- avanti costruire il ujuraglione, allo pai-
si che il di-asho non può essere stalo quel- mi 48, lasciando per lo scolo delle acque
lo del io") come alcimo ha creduto, poi- un'apertura o poi la nel mezzo, che fiirico-
chè la villa di Vdpisco e le le allie «Iella nosciula nella rolla del 1 8.'. G murata con
contrada di Quinliliolo sarehhero resta. poca solidilìi. Il .Marocco compendiosa-
te prive dell' ahbmul. iute accpia del Ilo menleripoi la nel 1. 1 2,p. 7,lar'/oA^7(V7 del
me, non conoscendosi allro acquednllo ,1/ Sante Viola dcHe diverse vicende del
posici loie; eia strada Valeria senza ()on- fiumeAnieneinTi voli, lino alla ileviazione
le, non rinvenendosi altro che i due men- del medesimo ne'cunicoli del monte Calil-
zionati, il che è un inconveniente incie- lo.nonchède'suoi antichi acquedotti. /«/V-
ihhile, mentre dopo il 1 o "t conlinuò per ne l 'cccliìii e .ìtiicnc .V/zoro. Os<erva'col
mollo lenipola Hondezzadcl romano im- d.' \'iola chcdopola metà ilei secolo XV
pero. Dopo lali ignote lolle dovettero co- comincia la stona a parlare di ri[)arazio-
slruirsi nuovi canali |)iìi bassi, che tra- ni dell'Aniene. Dopo aver abbandonata
versavano la cillà per dar l'acqua agli e- la vecchia cadula, eil abbassalo l'antico
dilìzi, giacché si rinviene che sino dal se- suo alveo, dovea l'Aniene precipitarsi dal-
colo 1\ eseguenti esistevano «piesli pres- 1' allo del suo nuovo alveo senza stabile
so r episcopio animali col cinale dello 1 ipaio e so»le^no, fra (pielle co \ eroe e
dell.i Ft»rina.Ncl 1 3o T, stante una f.)rlis- meati ch'erasi scavato inconlro al ponte;
simaaliiivione epel nai rutoa SuBiAco.pe- poichèdel muiaglione fabbricalo per Tor-
ri 1 nltinio de' laghi Simbriiini, come si mar la chiusa non si f» menzione prima
ha dalla cronaca Sublaiense. Qnesla inol- del i.'f^c) e 1490. Di più dice IMarocco,elo
Ire fa menzione di due grandi piene, che leggo pure nel d.' \'iola,.he per la forlis-
cagionarouo n)olti danni negli anni 1 :\^^ ) sima piena del 1 |.S() con danni e spaven-
ei4.'-o. .Mira avvenuta nel gemi aio 1 j3?. lo della cillà, Innocenzo Vili non sol»
lovinòmollecaseconliguealla porla Cor- inenle per le riparazioni sommmistiù al
nula OS. \ngclo,e avendo il fiume corro- comune i 4«io ducali, ma gli conilonò per
so il proprio letto lai taroso, si abbassò in duo anni il Inliulo stabile o annuale sus-
modo che lasciò le bocche degli edilìzia sidio rielleiooo libbre che Tivoli paga-
t>ec«d Si iloveiierocoslriiire ripari con vi- va annualmente all'erario |)oulilicio, con
slosa spesa, e avendo il connine esauriti breve de'i3 luglioi4^fV Antonio Valle-
i denaii dell'eiaiio, fu coslrello prende- ranis, allora conlediTivcili, contribuì gra-
ie a picNlilo aoo ducali dal vescovo Ce- luilamenle con somma di denaro pe'ie-
».ai i, onde ullimare i lavori, compiti al fi- slam i della cascala. Sembia che sino al-
iiir ili f.libiaio. Neli/|f)0 si ha lai. "me- loia la nuova cascala dell' Amene non a-
mona, ch'esisteva già un miiraglioiie co- ves-e un parapetto siabilf, e che 111 oc-
hlruilo forse co' ripari falli nel i433!, il castone di npiii ordinali dal l'ielrasanla
(piale fu un venulo molto logoro e per una si pensò di stabilirlo col muiaglione, con
mela nella rotta ilei 1 Sat),al paroe prossi- poi la per dar esilo e scolo alle acque, 0
iijoairiiuboccalura dcH'acqucdotlo l"'or- per memoria vi lu posto lo stemma d'In-
T I V
iiDctnzo Vili; ma l'aico tlella porla non
ben cosUuito, fu cagione della lotliira
del muio nelle rotte snccessive. Ullciio-
li danni si causarono alla chiusa per lu
forte alluvione deli53i: il fiume si ab-
bassò,edun anno restarono iuopeiosi gli
opificii. D'ordine di Cleuieiite VII furo-
no costruiti castelli di Ugnami ripieni di
fascine e materiali, al qiial elletto si de-
molirono alcune vicine case, e così resta-
rono rialzate le acque colla spesa di scu-
di 2000. Altri danni avvennero alla chiu-
sa allorché l*io IV Irovavasi in Tivoli:
accorse il Papa sul luogo, servilo dal car-
dinal I[»polito governatore della citlà, or-
dinando al magistrato che subito si ri-
parasse al guasto, e donando a tal ellelto
scudi 700, che nulli ad altra forte som-
ma servirono per riattare e rialzare il mu-
raglionedi Pieirasauta, togliere tanto de-
clivio e frenar l'impeto del fiume. Quin-
di a minorar l'acque alla clnusa e rimuo-
vere il pericolo d'altre roviue, si apri un
diversivo al medesimo sotto porla s. An-
gelo, che fu chiamalo Canal della Stipa e
ullimato neh 576. Avendo Pio IV inca-
ricato il cardinale a sorvegliare la perfe-
zione e sollecita esecuzione de'Iavori, ed
essendo da esso terminata la costruzione
della sua villa dEste, egli mandò le ac-
que dell' Aniene nel grande acquedotto
scavato nelle viscere del colle. Indi nel
i58c) si manifestarono nuovi danni nel-
la chiusa, ne roviuò porzione di muro e
si abbassarono l'acque: questa rotta al-
cuni la paragonarono quasi a quella del
1826, tante volte ricordala e della quale
Tado presto a parlare, Sisto V vi mandò
rarchitelloFontaua,il quale fece una peri-
zia ragionala, che non fu eseguita per esser
troppo \islosa la spesa,uella quale con fino
accorgimento pievide i guasti avvenuti
nella rotta del 1826. Il celebre Fontana,
perito anche nell'idrauliche teorie, aven-
do conosciuto che il veloce corso deil'A-
niene avrebbe |)otulo col tempo produr-
re la rovina della città, opinò che un nuo-
vo muro si cosi! uisse dietro all'aulico 1 o
TIV 123
canne, per evitare i grandi pelaghi che
sono nella platea, allo palmi 4o e di pro-
porzionala gros<iezza; il quale muro lo
voleva fiancheggialo da due altri muri ,
ed uno a sinistra verso la città, onde il
fiume non (àcesse corrosioni nel terreno,
e per sostenere le case. La giustezza di sue
previsioni meglio si conobbero nella rot-
ta deliSiG. In della sciagura furono ri-
conosciuti i lavori eseguili in tal epoca nel-
l'alveo basso, onde mandare l' acqua al
canale costruito da Giacomo del Re per
animare gli 0[Mficii della coulrada Ve-
sta neli58q, liallivalo in lale circostan-
za, e in onore di Leone XII chiamato Ca-
nal Le(niino. Intanto altra fortissima pie-
na nel 1 5q2 fece maggiori rovine, caden-
do ancora porzione ilella strada e chie-
sa di s. Lucia, sostenuta ila un grosso mu-
ro, quale nel cadereollurò l'apertura che
si era fatta il fiume tra la ripa e il mu-
raglione della cascata. Allora fu esegui-
lo il [ìrogetlo del p. Giovanni Piosco ge-
suita ed esimio architetto, col ringrossare
al di fuori il mura^Iione del Pietrasan-
la e rinforzarlod'ogni parte, e così torna-
rono r acque al livello de'canali,dopo 3
anni che il fiume era restalo senza chiu-
sa. Il municipio per eternar la memoria
di questo fatto fece costruire due Icone
con l'iuìmagine di s. Giacinto domenica-
no, l'una con analoga iscrizione posta ove
accadde poi il principio dell.i rolla del
1826, che subbissò; l'altra sopra il canal
della Forma, e che fu immurata entro il
pilone del ponte di pietra nel i834, invo-
cando eletto santo a paiticolar protettore
con vane sagre funzioni che tultoiasi pra-
ticano. iNarra il Crocchiante, che in tale
disastro disperando i tiburlini il soccorso
dell'arte, ricorsero al divino aiuto implo-
rando l'intercessione di s. Giacinto, e nella
notte precedente alla sua festa cadde uq
gran muro sulla bocca dove tulio preci-
pitava nel fiume, e facendo argine ad es-
so ritornò l'acqua agli edilizi. Tosto i cit-
tadiui fabbricarono un grosso (uuro su
quella l'ulna. Quindi fu slaluittt^li portar-
134 'i ' V
sì opni nnno il magislralo nella cliiesa dei
iIoiiiL-iiiaitii col II il)iilo ili (Ine torcic, e do-
po i secondi Tcs[>cii Ciinlali,cu'd()inenica-
ni la piocesMonc si reca n benedir colla
reliquia del santo il fìiunesid ponte del
lii calcala. L aitliilello Clicrub.ni inter-
pellato dal nxi^islialo sul progetto del p.
l\osco, fu d'awiso che il nuovo niuiosi
traesse più in dietro, ma sotto il cerchio
inioiediulaniente per Don basarlo sopra
caverne, grotte e ripe ruinose. Fu pari-
mente S'Olio la direzione del p. Roseo in-
crandilo ecopeitoil caii;il dcvialniio ilei-
la Sli|ia, costruito nel i J'jCi, rinvenetido-
sene l'inibocco con incastrati tavoloni di
quercia nel ibaG sino all' abbassamento
dell'alveo causalo dalla della rolla; il che
vieppiù dimostra essersi in tal disastro ab-
bassalo il iùime al medesimo livello del
1 58() al i5c)7. Del Ile accenna che dal
1 5^9 ali5(j7 vi furono varie fortissime
alluvioni, a motivo che il precipitoso A-
liienene'lempi di piopi^ie cresce lauto che
rende spavento; sovente faceva grandissi-
uti daiMii a'ponli, alle vigne e alle posses-
sioni che vi conlìnano, ed alle case ciico-
stanli al uini u che sosteneva In alto il lìu-
ine per crescere le acque in servizio degli
edilizi e opificii della ciUà.iVuovi danni se-
guirono nel I ()(n), e l'ai chilello cav. lìcr-
nini propose le lìpaia/ioni da finsi alla
chiusa e al siuldellu canal della 8lipa,(|ua-
le perciò in seguilo denoiiiinos-i aiichfl5er-
nino. Dipoi neliGyi il cardinal l'ahuzi,
ch'era alla testa del governo, inviò a Ti-
voli mg.' Domenico Giannuzzi vescovodi
Diocle.'i, ad ossei Viire i pericoli niiuaccia-
li dal Liei nini, accoin|)agnalo dagli ai<:hi-
telli Gattelli, Legendra.cp. Taglia dome-
nicano. Allora si spurgava il chiavicunc
sotto lo «ilnitrieia. per deviare porzione
deirar(|ueecosì diininuireil male che mi-
uacoiava il miiragiionedella chiusa. (^>inii-
tli consigliarono di far l<j s|iiiig()ani:hi:dil
canale delia Slipa, per vieppiù indeboli-
ic il peso del fiume sul dello muiaglio-
ne. Deviatosi tulio il fiume e restati in sec-
co la chiude il niuiogliune, poterono ve-
TI V
dersi esattamente Intte le rotlnre e lesio-
ni esistenti, e si eonobbe il male maggio-
re di quello che si credeva. O per econo-
mia o per oscitanza nulla si fece. I dan-
ni continuarono sino al i68o, ed il cav.
Dernini impedito dall'età propose, a ripa-
rare r imminenti mine che minacciava-
no, l'archilelto ÌMatliade Uossi alla dire-
zione de'iavori che SI fecero al miuaglio-
ne di l^ielrasanta screpolato, consunto di
ciglio e mancante di platea , costruendo
de'coiitrallorti e alli i rinforzi, e tali lavo-
razioni lui uno ultimale nel luglio 1(383.
Da tale epoca al iS>Gconlansi circa al-
tre l'T riparazioni (descnlle dal d.' Sante
Viola, e ripetute dal M.irocco e da altri
scritturi che poi ricoi'deiò).il murodichìti-
sii, ora guaslo nel ciglio, ora ne'fundanien-
li e platea, ed al canal d ella Slipa, che si
abbassò iluc vollccon dil.imnzioni del ca-
seggiato allora superiormente esistente.
Le principali alluvioni accadute in tal pe-
riododi tempo successero negli anni i 72(3,
I 74u, I 8o f, i8oj ei 8o().IVel i 8?.?, fu ri-
conosciuto un gorgo pi olundo all'estremi-
tà desila del muraglioiie, nel ipiale luo-
go si apri la gran rolla nel me/zodi dei
iGnovembrei 82G,a motivo d'una straor-
dinaria piena, causala dalla caduta di mol-
ta neve che venne sciolta da cunlinuale
e diioUissime pioggie, divenendo il fiume
gonlìoeiiia>pellosp.ivenloso.ln [xiiheorc
l'alveo ilei fiume si abbassò 8 meln, crollò
ipiiiuli la strada di s. Valerio, che metteva
alle l'alazza, e quella di s. Lucia insieme n-
gli avanzi della chiesa (ch'era slata già di-
rupata ncH'alluvioni del i 'ySi) e seguenti
anni), e i 8 case circostanti ;poi /.ione del pa-
lazzo lìnschi con il giardino, e di (3 altre
case, i residui delle quali restarono ()eri-
colanli in un'altezza di 33 metri. Tutta
questa massa formò un argine all'abbas-
salo lello del fiume, chea' I 7 scoprì i sud-
ditli lavori ilei ili).'., e ulteriormente si
abbassò in seguilo fino a metri 1 8, senza
piii profondarsi, rrstaiuiu la popolazione,
eh' ero fuggita dalle coiilrade adiacenti,
caluiala dal timore avuto il t.°gioruo del-
I
T 1 V
Ja rovina, nel quale spaventata i'immagi*
nò che parte della città subbissasse.Meiila
leggersi il d/Sanle Viola che trovossi pre-
sente oculate testimonio di tutta quanta
l'infelice e disastrosa catastrofe. Di;sc.rive
la violenza e furia delleacque nell'inunen-
sa loro mole, precipitarsi nella cascata, in-
tronare e spaventare orribilmente gli a-
Litantì, specialmente que'che abitavano
nel caseggiato sulla sponda sinistra delfiu-
ine."Iniprovvisamenteal trambusto eor-
l'ibile fracasso, che dall'impetuoso urto
dell'acque sentivasi, subentrò una specie
di quiete. Ma poi con estrema sorpresa os-
servai che il fiume avea deviato il corso
•verso la sponda destra, lasciato in secco il
ciglio della cascata, ed erasi aperto un nuo-
vo varco verso la parte del muraglione di
Pietrasanta, ove già in precedenza eian-
si veduti trapelare de'rivoletli, ed appiè
della quale esisteva quel gorgo o quella
caverna, di cui si è fatto parola, ed a cui
ia debito tempo non si erano apprestati
i convenienti rinjedi. In questo luogo, già
indebolito nel basso, erasi il fiume getta-
lo, mediante una profonda fossa improv-
vidamente scavata per deposito di calce.
In brevissimo tempo lece sparire la parte
destra del muraglione, e slargatosi quel
nuovo imbocco divenne una voragine,ral-
veo del fiume cominciò ad abbassarsi, i
condotti degli opifìcii restarono senz'ac-
qua, e la cascata cessò di essere cascata. Il
1 ."spettacolo che a'miei occhi si presentò,
e che fu lai. 'vittima della catastrofe, fu
la casipola d'un povero contadino, chemi-
nata dall'acqua ne'fondamenti vidi stac-
carsi intera, e perpendicolarmente preci-
pitare in quella voragine, la quale pensai
che col materiale di quella mina potesse
ostruirsi, ma vi oppose quell'islcsso impe-
dimento, che la caduta d'un sassolino a-
vrebbe potuto opporvi. Intanto il volume
dell' acqua , sempre più sprofondandosi
nell'aperta voragine, andava da un mo-
mento all'altro abbassandosi, e gli opifi-
cii divennero inutili e ino[)erosi. Questo
strepitoso evento gettò ^li abitanti nella
TIV i2j
pifi gran costernazione, poiché in un mo-
mento privi dell'opera delle mole a gra-
no e da- olio tanto in quella stagione ne-
cessarie...Quindi la fatale calaslrolesi svi-
luppò in tutta la sua terribile forma ed
estensione: gli abitanti furono s'iiiltamou-
te compresi dallo spavento, che già loro
parca d' esseie dal fiume ingoiati. Nella
sera del 27 l'aspettodi Tivoli pareva quel-
lo d'una città presa d'assalto". Fortuna-
tamente ninno perì, solo molte masseri-
zie e una grandissima quantità di vino, o-
lio e grano non poterono salvarsi, ed un
terribile eccidio di centinaia di persone
sarebbe avvenuto, se il disastro accadeva
di notte. Restarono in secco l'acquedotto,
che dava l'acqua a villa d'Este,de!la por-
tata di 4 canali di palmi 2 172 riquadrati
d'acqua per ciascuno; quelli di Brizio, del-
la Forma, di Spada, di Casacotta, ciascu-
no dell'anzidetta portata; quali animava-
no48 edifizi, che davano moto a 86 mac-
chine, e per l'ultimo l'acque de'due pri-
mi innafliavano 80 orti suburbani,egli al-
tri due formavano le belle pittoresche Ca-
scalelle. Pel pianto, lo squallore e la ge-
nerale desolazione degli animi, il vescovo
Canali, poi cardinale, implorò da Leone
XIl pronto rimedio alle gravi e deplora-
bili rovine prodotte dall'Aniene. Il Papa
d'a ni mogrande,com mosso appena saputo
r infortunio, prontamente spedì soccorsi
di pane e farina, il consiglio d'arle,e il ce-
lebre mg.'iNicola M.' Nicolai, di vaste co-
gnizioni,qual commissario apostolico,mu-
nito d'ampie facoltà, il quale poi pubbli-
cò: Sullit costruzione della nuova Chiu-
sa dell' Anione in Tivoli per la rotta. 'se-
guita li 16 novembre 1826, Relazione^
Roma 1829. In essa cogli altri progetti vi
èpureilP/'og^(?/todel cav. Settimio Rischi,
con Dissertazione storico-idraulica, \ìve-
cisainente inserita nella stessa Tyhurtina
reparationis yJnicnis, n. x e xi. Il prela-
to volendo dare pronta evasione al pon-
tificio incarico, il i.° dicembre si recò in
Tivoli e fissò la sua residenza nel conven-
to dì s. Riagio de'domenicani. La di lui
ìiG T I V T I V
presenza e singolare energia impose uno provvisorii.e rivolgentlosi U cura del go-
slrnonlinario nioto nll'auihinienlo ile'la- verno alla scella del convenienle rip.uo
vori sinhililijcon sovrana aulorirzazione radicativo, mg/Nicolai conoscenilocpi.in-
impinntò una coinoìissione consuliivo , la n»atiirilà di consiglio si richiedesse |)er
coniposla di persone rilnnli e praliclie, ini'opera, die p(jrlar dovea n' posteri la
perchè ntl decorso (Il-'Iu voli pr()p(>iie>isc il più remota impronta del genio sovrano
suo divi>anunlo, e dasse le nnahighe in- che l'orilinava, opera di grave dispendio,
iÌDrniazioni sopra ogni parledell'ammini- di molte dilhcoli.i.rd incm hi§ogiiava evi.
strazione. La commissione pregiò all'am- tare i direllich'ehhero luogo ne'riparidei
luini^liaz.ione e all'a/icndi grandi servi- tempi anlerion; nella sua sagacitj s\ cir-
gì, signalamente per la fornitura dell'im condii di uomini e>perlissimi, e co'piih-
mensa cpianlilà del legname necessario, blici giornali provocò i lumi ili tolti gli
In sì luttuosissima circostanza Tivoli ri- nrcbitelti idraulici, promeltendo i benigni
pete la sua ulteriore esistenza dalle pa- riguardi del governo per chi esibisse un
terne e amorose solleciludinidiLeoneX II. piogclto,che riunendo tulle le visle della
Si fecero subito lavdii provvisoi ii a salva- masiiiore utile solidità ed economia , si
ripa,c hi scopertoa 3ili(end)ie ilsoprad- fosse giudicalo agli altri piefeiibile. In
dello canale nnliro e denominato Leoni- breve tempo fuoiio presentali 7.3 progel-
no pel l*apa, e rS dicembre per esso l'ac- ti. e mg."^ Nicolai li sottoposi; all'esame
que sboccarono dalla parie opposta del- del consiglio d'arte, che da lui venne au-
la città, nella conlrad.t Vesla, animando lorizzalo a proporre il suo progetto. Su
I 7 opiliciiiNla questo benefizio fu di c<.r- di che insorsero tlicerie e critiche, per di-
ta durata. Ad onla che le sagaci cure del venire lai corpo giudice e parte: non per-
comniissario l()Ssero diietle a niaulener tanto il prelato ebbe le sue ragioni, per
le acqneindeltocanale pei gli opificii, ed mantenersi fermo nel dichiaralo. Bensì
i laveria tale scopo eseguili fossero inol- desiderando che in sì grande intrapresa
liali per ultei ioli vantaggi; le pioggie in- non si proceilesse alla scella del paiiitu
cessanti, Io scioglinicnl'i <lelle nevi delle da prendersi senza l'inlervento e l'inter-
vicinenionlague, non uienoche le sliaor- pell.izione d'un' apposita comniissione,
dinarie cscrescenzee il progressivo abbas- «piesla lo depulala da Leone XII per e-
sainenlo del livello del lìunie, resero i rei- saminaie gli esibiti progetti per la de(i-
tcrali tentativi di ninno elVelto. La pie- niliva sistemazione del fiume Aniene, che
iia de' I 5 geniiaioiBjir fu delle più mi- mg.' Nicolai in compemlio riporta nella
nacciaiiti, e lese imitili tulli i lavoii ese- ricordala IxcUi-innr, e in dettaglio colle
guiti per inliodiure eniaiileneic le ac- rispettive piante nella Tilntrlliid rrjìtirti-
que nel condollo Leonino. L'ingegneie //o///.v .-////(///v. L'autoreanonimo del pro-
ispettore Gozzi .si propose risarcirli con getto n.° vi, propone la deviazione del fiu-
nuovi [irogetli, ina la massima piena sue- me fuori di cillà.di là dall'ospedale di s.
ceduta a*23 dubito mese, li percosse lai- ("»io\anni. fuori della porla omonima, fa-
nieiilc che nella 3." parie fui ono disimi- cciidolo passare avanti quella di s. Cro-
li, e si abbandonarono altri Unlalivi si- (e, e l'abbandono del vecchio niuiaglio-
no a migliore stagione. Il Gozzi insienn! ne e delta cascata. Questo progetto è di
all'altro ispettore ingegnere Ihandulini, un zelante tiburtino, prima dehpialeniu*
sgoinenlati da detta |)iena , chiamaiono no vi avea pensato, e sembrò vantaggìo-
0 Tivoli per visitar nunsuiiM-nle l'Anie- so e sperabile di esecuzione. Il civ. Bischi
ne 1 niembi i del roiisi^lio d'ai te, onde vi et>ibì i lammentali propelli n. x e xi, pro-
si recai (/iio i prolessoii \ enluioli e Scic- pom mio pure l'abbandono del decrepi-
eia. Avvicinandosi ti line di tulli i lavuri tu muiagliune, e la dcviaiiuuc dcll'Anic
T I V
ne, poiché dimostrò che al leinpo devo-
niani antichi il fiume teneva altro corso
sulla destra, e precipìtandusi da un allo
scoglio, facea la sua cascala sopra la boc-
ca o cava delle Sahiiiriere, per una linea
spiccandosi dal ietto presente, vicino al-
l'imbocco della Sli[)a. Quindi precipitan-
dosi da un'altezza poco minore della ca-
duta delVelinoalle IMarmore (che descris-
si a IiiETi e Terni) formando un laghet-
to nel sottoposto catino; donde poi con
allra caduta a ponte Lupo prendeva cor-
so nella valle. In sostanza voleva rivolta-
re il fiume nell'antico alveo, e alla primi-
tiva l)0cca e caduta, dopo averla adatta-
ta, guarnitone il labro e rimurati i con-
dotti escavati sotlo le sahiiiriere. Il con-
siglio d'arte, cui fece impressione il pro-
getto del cav. Dischi, lo dichiarò degno
di molta considerazione e studio, perchè
allontanava il minaccioso fiume ilalla par-
te più abitata di Ti voli, e co>\ lisparmia-
re nuove disgrazie e le continue appren-
sioni. L'autore anonimo del progetto n.°
XV raccomanda pure la deviazione dei
vigorosissimo fiume, per preservare in
perpetuo la ci Ita da sciagure, incomincian-
dolo colle parole: Remota causa, remo'
K'ctur efjectits. 11 d.*^ Cappello, cui Tivo-
li deve indimenticabile riconoscenza, per
lutlociò che dottamente ha scritto a fa-
vore di essa, nel 1827 lesse nell'accade-
mia de' Lincei e pubblicò in Roma: Ri-
J/essioiii geologiche sugi: avK'cm'/ììciitì re-
ccntcmetite accaduti nclcorso dell' Anic'
ne. Sebbene si fossero già esibiti i proget-
ti a mg.' commissario, anch'egli fece co-
noscere la necessità della deviazione del-
l'Aniene, onde mettere in sicuro la sem-
pre minacciata citlà, n»aIgrado di qualiui-
que riparazione che si ado[)erasse senza
tal diversione, ne'seguenli termini." Sca-
vanti le ultime rovine leggerissimo ter-
reno scorgeasi sollerra sulla sinistra riva
del fiume, assicurasi che di presente più
inanifestamenle si osserva. Questa circo-
stanza congiunta colla locale idrografìa, e
colla generale friabilità del suolo, in uu
TIV 17.7
co' numerosi meati che vcggonsi soprat-
tutto nel luogo dov'era l'ullima caduta,
e più nel luogo compreso col nome di
grotta di Nettuno , debbono suscitare il
massiujo interessamento per la deviazio-
ne del fiume, onde mettere al sicuro la
sempreniai minacciata città, malgrado di
qualunque riparazione che si adoperasse
senza la delta diversione". Raccolti dun-
que tutti i progetti d'idraulici, architetti
ealtri,a'25 maggio 1827 la congregazio-
ne deputata nelle stanze del cardinal So-
maglia segretario di stato, stabili due que-
siti o dubbi; dopo la lorodiscusMone e ma-
turo esame sul radicativo riparo dell'A-
niene che meiitasse a preferenza degli al-
tri d'essere sottoposto all'approvazione
del Papa,credette più soddisfacente il pro-
getto del consiglio d'arte, per riconoscer-
vi la solidità e ulililà dell'opera, e l'eco-
nomia. In sostanza propose il consiglio, di
costruire uu nuovo muraglione di chiu-
sa più in dietro della vecchia, per basar-
lo sopra un fondostabile.Piidtirreessouui-
raglionealla metà dell'altezza, perchè ser-
visse di rinforzoal nuovo muraglione, con
cui formare tutto un corpo di chiusa dop-
pia, e spezzasse la caduta dell' acqua, la
quale così shoccherebbe prima del mu-
raglione nuovo sulla platea, fra questo e
il vecchio, e quindi dal muraglione vec-
chio ridotto alla metà dell'altezza, e for-
tificalo al [)iede cogli scogli. Dalla costru-
zionedel muraglione ricavava i piloni pel
nuovo ponte, i quali fortificavano anco-
ra la nuova chiusa. Poscia la commissio-
ne deputata esaminò e discusse il meto-
do e il modo per ripartire la spesa che
dal progetto fu calcolata scudi 4 ijooo, de-
liberando, f. "Che due decimi spellassero
alla comunità, e utenti dell'acqua del fiu-
me. 2." Che tre deci mi som ministrasse l'e-
rario pubblico. 3." Checinque decimi pa-
gassero le comunità dello slato, ad esem-
pio dell'imposte praticate a favore di al-
tri luoghi da molli Pa|)i per opere pub-
bliche. Il Papa approvò il progetto e il
contributo delle spese a'3o maggio, e il
ia8 TIV TIV
i.°giiigno fu dato principio nll'csccnzione lo sulla ilestra quanto sulla tinistrn rivn
tlellii pi limi' opera con miinhìlc {ilncrilà, o^ni parte ilell* intraprese rìpiiraziuni, il
sollcciluiiiiie ed esattezza. Siccome il più l'.ipa ac<:onipai^iiato da nii;/ iVicul.ii e dal
interessante scopo era (piello di lidonar caiclinal Isoard che »i si tro»a»a a villcg-
l'arcpia al canale Leoinno, cosi conilotti f;i;>i'«', volle t■^S(M■e dislosanjeiite iidornia-
a hnon termine i lavori murari sul lato to d'ugni parlicoluritii non menude'Iavo-
sinistro della nuova cliinsa, ed essendosi ri eseguili, elicili quelli clic rimanevano
fin da' IO) agosto comincialo a rilVenare ad eseguirsi percomlm re a perfezione l'o-
l'acque col progressivo innalzamento del- pera; e raccomandando la solidità e l'af-
la gal)l);onatii, a'7 setleudne in piesen/a liettameiito de' lavoii, mostrò la sua so-
di gian popolo accorso alle rive, fitte ri- vrana sodilisfizione sullo stato dc'mcde-
niuoverele usciaredel dettocondottomu- simi. Intanto la fima d'un così insperalo
nilo di saldi lavori, tanto nell'imbocco, e fausto avvenimento era trascorsa non so»
quanto in tutto il suo andamento, ed es- lamenteper la città di Tivoli, ma pur au-
sendosi sollevale rac(pie per la 1 esistenza che nel contado e nc'circostanti paesi. \
di della gahhionata.eiilrarono in esso ca- poco a poco si coprirono e calcarono aui-
nalCjC trascorrendo in copia esoheraiite, hedue le ripe, le vie contigue ed i luoghi
s'introdussero in lutti gli o[)iricii della con- più rilevati d'un airollamcnto indistinto di
Irada Vesta, riportando la forza motrice persone d'ogni sesso e d'ogni età, che fé-
a tulle le macchine in essi esistenti. Con- cero risuonar l'aria di plausi e di conli-
tentoill'apadel ritornodell'accpie nelcon- noe grida espresse dai sentimenti della
dolio già a suo onore (liiamalo Leonino, pubblica riconoscenza ed esultazione. Le
e lieloancora pel rapido avanzamentodei porte della città non bastavano alle tur-
lavori terminativi di cui era giornalmen- bede'contadini che si ailretlavano apren-
te istruito, impaziente di vederli al più der parie del comune gioioso trasporto,
presto ultimati, e desideranilo conoscerli e le incessanti dimostrazioni d'amore e di
di persona, a' i 7 ottobre (e non come sciis- divozione facevano fede della general coni-
selo altri di setteuibie) dello stessouS?.7 mozioneile'cuori. Il l*apa vide l'accpiache
all'improvviso comparve in Tivoli, pre- s'inlroduceva nel canale Leonino, per fai*
ceduto da nig."^ Nicolai. Si legge nel n.° agire gli opificii della contrada di Vesta;
84 del Ditirio di liunin, e nella Crona- tlal tempio denominalo della Sibilla os-
ca del d.' Sante Viola, che vi giunse fuo- servò il glosso volume d'acqua, che nel
ridell'espetlazionedi tulli a ore 1 7, e si re- canale della Stipa.con forte spesa reslau-
cò a ricono-cere i grandiosi lavori che d'or- rato, si deviava a destra ilei fimue e con
dine suo si eseguivano a riparo della me- alla e bella cascata aiulava a scaricarsi in-
inorabilc rolla dell' Aniene de' 1 (i no veni- contro la grolla di Nettuno. Quindi Leo-
breiH^.G. Entralo per la porta Sanlacro- ne XII retrocedendo, presso il ponte di s.
ce, ondòn smontare nel collegio gesuiti- Marlinoil clerosecolareprocessionalmen-
code'nobili, ricevuto ila mg.' iNicolaiedal le e con croce alzala venne benlgnamcu-
p. Lineo leltnrc del medesimo. Intanto le accolto e ammesso al bacio del piede,
il suono de'sngri bronzi di tulle le chiese Sui;cessivnmeiitegiun»eall"oHizio dcgl'in-
tlella città annunziò il consolante e prò- gegneri, detto l'Osscrvatoiio, posto sulla
spero arrivo. Dopo breve dimora nel col- destra sponda della chiusa, donde rimirò
k'gio, e dopo essersi degnalo di ammet- 111 tntla la sua ostensione il quadro delle
terc al bacio del piede i pp. gesuiti, ed al- mine e «piello delle lavorazioni in corso,
tri individui iagf«nai(|cv«jli ivi presenti, si l'ti rominovcnle scena (piando il Papa
porlo u vidiie le luinecd i lavori dalla conniarvi; su piccolo baiarne in dello of-
bua magmiicenza ordinali, l'crcorsa lau- litio, poiché circa 5oo lavoranti prostra
T I V
ti genuflessi e con voci alte e di vote plau-
dendo invocarono l'apostolica benedizio-
ne,chepaternameule fu loro data. Indi le-
calosi nella caltedrale imparici ai popoli
concorsi la benedizione col ss. Sagramen-
to (secondo il Diario di Roma, o la ri-
cevette al dire della Cronaca), e quin-
di nella contigua sagrestia ammise al ba-
cio del piede il clero raccollovisi, sì seco-
lare che regolare, la magistratura, i pub-
blici impiegali e le più distinte persone
della città. Passò poscia nella casa di vil-
leggiatura del collegiode'nobilidireltodai
gesuiti, e dopo aver espresso il piìi beni-
gno interesse per l'istituto e prosperamen-
to del collegio, pel suo zelo ripristinato,
lasciando l'elemosina di scudi iiS da di-
stribuirsi da'parrochi a'più indigenti del-
la città, si ripose in viaggio per Roma, ove
giunse sidl'inibrunir della sera. Non è da
descriversi a paiole la commozione, il giu-
bilo e l'entusiasmo eccitati in Tivoli dal-
la presenza del provvidentissimo e bene-
fìcentissimo Leone XII, il quale sensibile
alla sciagura occorsa alla popolazione, niu»
na cura e dispendio pretermise per ripa-
rarla. La gratitudine de'tiburtini sarà in-
delebile, avendo registrato tra'giorni fau-
sti, quello nel quale Leone XII decorò e
consolò di sua presenza la città. Questa vi-
sita sovrana impresse attivissimo movi-
mento al sollecito proseguimento de' la-
vori, cosicché ne'primi di settembre 1828
potevano dirsi toccareil compimento, per
la chiusura della Stipa con tavoloni e or-
digni. Questa operazione eseguita, le ac-
que dell'Aniene nella notte de'i5 innal-
zandosi toccarono la soglia e cominciaro-
no a versaisi negli acquedotti degli opi-
ficii; dato a'quali il regolamento, le stes-
se acque sempre più eie vandosi, nella stes-
sa sera a 2 ore di notte si videro traboc-
car nella nuova chiusa con sommo con-
tento degli abitanti, i quali con faci acce-
se erano accorsi per veder il fiume difcen-
dere per Io scivolone nella nuova caduta
e nel suo alveo inferiore. In sostanza nel-
lo spazio dii4 mesi fu compila la gran-
VCL. LXXVl.
T I V 129
diesa costruzione e ripristinazione della
nuova chiusa, colla spesa di scudi 80, 447-
Ecco come il cav. lìuigarini riferisce in
breve le lavorazioni f.^llesolloLeoneXII.
Fu costruito un nuovo muragiione paral-
lelo al vecchio, della stessa altezza e lun-
ghezza, 20 metri addietro, costruendosi
a'due fianchi due grossi piloni alti a so-
stenere un arco per ponte. Attaccati a
questi sono due muri a scivolo, che inte-
stano al vecchio muro tagliato a metà.
L'intervallo tra questo e il nuovo è ripie-
no di breccie disposte a scivolone, lastri-
cato di grosse pietre di moulead opera in-
certa; così questi muramenti formano uà
solo masso, e una doppia caduta a scivolp.
Dalla parte destra, ove il (lume erasi aper-
to l'alveo, furono costruiti due grandi mu-
ri intestali, uno dal pilone sino alla spon-
da,l'altro dal vecchio muragiione alla det-
ta sponda. Per rialzare le acque sino al-
l'imbocco devialorio della Stipa, furono
adoperati gabbioni cilindrici ripieni di
breccie, lunghi 4 nietri: in tal guisa pote-
rono eseguirsi i lavori senza pericolo. Le
ripe franate della città furono sorrette da
continue palafiltea 4 ordini di travidi ca-
stagno battuti e collegati con traverse,rul-
timo ordine delie quali trovasi a un me-
tro sott'acqua. Ultimati i lavori e calati
i tavoloni nel canal della Stipa, impedi-
to perciò il corso all'acque, il fiume in-
cominciòa rialzarsi, e a' 1 .5 settembresud-
detto toccò le soglie degli acquedotti per
gli opifici!, e alle 2 ore traboccarono dal-
la nuova chiu'ia, formando una nuova e
bella caduta. Mg. "ìNicolai conosciuto il ter-
mine delle lavorazioni dirette dal Gozzi e-
gregiaoiente, nella fine d'ottobre iSab fe-
ce licenziare tutti gl'impiegati, sciolse l'a-
zienda amministrativa e cessò dal commis-
sariato, che col solito suo attivissimo ze-
lo e accorgimento a vea esercitato. Per mo-
tivi di salute di mg.' Nicolai, il Papa a-
vea nominato pro-conitnissario 1' ottimo
mg.' Domenico Cattaui di Brisighella,che
con diligenza funse l'ulfizio. Malgrado la
robustezza de'lavori ultimati, l'idrauliche
9
i3o T I V T I V
ojt<'rH7ioni <l«'l raggHaidevole consiglio rommis^ionc visi recò «'5 agosto i8if),
d'niif, poiollenoie la complela l'scciuio- ctl cssciulo f>lata in piecedon/a i-iino>>sa
ii('cl«-l Miopiogetlo, iiondiuicnoralNcoiii- i'ac<|iiii tlalla cailuhi, deviata iiell' cinis-
feiion- del lliime per la cadiila e grolla sario Uerniiio o della Stipa, potè con ttit-
di JVi'tluiio cuulinoò ad averci di iiiìta, a lo l'agio r</irc le [liìi attente osiicrvnziuni
farvisi delle riparazioni, ed a spaventare, e gli opportuni rilievi, che ne fecero ar-
II gran Leone XII [ìioseguiva sempre a gonieiilo di ragionato rapporto die a' g
rigiiiiiilare le cose di Tivoli con henigno pi esentarono a' due cardinali. In esso la
ocrliio, e iiell'iidiie i limoii concepiti per commissione riferì, die i mniaglioni del-
l'alveo inferiore dcll'Aiiitiie, die in prò- la diiiisa erano in pei lettissimo stato, uial»
posilo ordini pressanti al carilinal Dandi- grado le avvenute piene; ma quanto al>
ni piefellodel buon governo,ma o'io feb- l'alveo inferiore sotto la chiusa, dichiarò
braio I 829 cessò di vivere. L'infausto an- chela platea dopo la chiusa trovavasi
niin7Ìo di sua imtnaliiia morte com[)re- sconvolta, e in «jnalche luogo le sponde
w l'orbe cattolico di somma tristezza, e ancora. Chele acque del fontanazzo, la-
la bcndicata Tivoli nel suo cordoglio voi- sciato sotto il pilone destro della chiusa,
le celebrare un funerale in pio siillragio si risolvevano in iiltrazìone fino avanti la
ni munifico l'untefice nella chiesa di s.Sin- grotta di Nettuno; che il pilone il (|iiale
((irosa decorosamenteornala a lutto, col- sosteneva i voltoni natuiali di essa, vcdea-
rinlcivenlo della niai;i>tialuia. Il p. IJe- si mollocorrosoe assottiglialo dall'acipie,
neltelli gesuita con robusta tlo(pieiiza ne rimarcandosi unosgioltamenlo profondo
disse la lunebre orazione, e nel celeltrar- verso il tempio di \ e<la;in generale poi
ne le gloriose gesta, 1 ammentò non me- in lutto quel cratere, che comprende la
110 con \ivi colori i tanti benefizi versa- regione di Vesla, la grotta di \ettnnoe
li dal venerando defiinlu sugli abitanti di delle Sirene,la Salniiriera, la Stipa, la vii-
'Jivoli. Intanto la congregazione del buon la di Vopisco,csistevaiio delle cavità, mol-
governo ricevendo (piolidianamenlesini- le sconnis^ioni di massi, e fragilità di mn-
stri rapporti sull'alveo inferiore dell' A- leria, quale veniva continuamente corro-
niene,non mancò di ordinare nuovi lavo- sa dall'acque dcirAniene, sempre inclma-
ri, finché cessola la stagione delle piene e lo e lemlente ad approfondarsi. Dn tutte
dell'impetuose piogg'C de' I 8 e 19 giugno, (juesle artislico-geologiche osservazioni,
il canliiial Daodiiii, il cartlinal Albanise- la commissione dichiarò non essere asso-
gutario distato del nuovo Papa Pio Nili, lulaiit etile sicura (p lei la pai le della città
e mg.' Malici tesoriere si portarono in Ti- rispondente alla sinistra del fiume; ed al-
voli per ispezionare e conoscere lo slato lesa la poca sotidilà variabile della roc-
crandamcnto dell'alveo inferiore, che ri- eia, robbassamenlo considerevole e prò-
conobl)cro esigere tutla raltenriuiìe. Per- gressivo della platea , il debole sostegno
tanto noMiinaroiin una commissione spe- del pilone della grotta di Neltunn, pnler-
ciale composta de'pi(jfessoi iOiuseppeOd- si lemerc la rinnovazione eli que' deso-
<li matematico, CJenieiile I'\ildii archilei- Innli avvenimenti, che altre volte funesta-
to ingegnere, e Pietro Carpi mineralogo, rono Tivoli. Aduncpje per l'aspetto mi-
con Gaetano Diainilla minulante della naccìoso dell'alveo inferiore dell'Aniene,
congregazione per segielario. Ad essa coni- la commissione a impedirne i dan ni con
miseio d'accedere kubito sul luogo, (li nt- solleciti lavori, propose di subito linfor-
lentamente esannnaie il fiume e riferire zare il pilone o pilastro di l/irlaro isola-
(piali danni se ne |)olessero temere,e(pnu- lo della grolla di IS'el limo, per impetlii-
«Il propone gli opportuni rimedi , onde ne l'iireparabili conseguenze; e di riem-
pi esci var Tivoli ila ulteriori pericoli. La pire con buon muramento i vani e in-
T I V
grollao)e»ili,eq«in(li veslirlo specialmen-
te nella parie opposta alliinpeto delle ac-
que con grossi tavoloni di rovere ben slrel-
li e fermati con forti fasciature di ferro,
che circondassero tutto il pilone dal pie-
de sino alla curvatura della volta natu-
rale. Tutto fu eseguito colla possibile so-
lidità e maestria , ne' seguenti uìcsi del
I 83o ei83 I. Ma a'28 dicembre i 83 i la
fortissima piena avvenuta fu di tanta for-
za, che rovesciò quasi tutti gl'indicati la-
vori, e totalmente percosse il pilone pres-
so la grotta di Nettuno, che non restò ve-
stigio di cos'i robusto vestimento; disaslro
che più di tutti recò stupore al tilnuti-
no Giacomo Maggi ingegnere esecutore
dei vestimento, tanto sohdo del pilone,lut-
to vedendo perduto con gran meraviglia.
Prima di descrivere l'avventuroso decre-
tato da Gregorio XVI, che salvò Tivoli da
altre tremende rovine, conviene accenna-
re la relazione sul da fiirsi che dovciini pre-
sentare al suo predecessore Pio \ III.
I suddetti rispetlabiii n)embri della
commissione speciale, occupandosi de'
mezzi per liberare stabilmente Tivo-
li da nuove catasliofi, e de'progetli sub
la deviazione dell' Aniene, quale unico
mezzo della salvezza di Tivoli, fra'quali
quello già lodato del cav. Bischi, che ri-
conosciuto degno di considerazione, pu-
re anch'essi svilupparono quasi le stes-
se didlcollà opposte dal consiglio d' ar-
te. Per altro restò ferma nel parere, che
a liberar Tivoli da una continua appren-
sione e risparmiai le nuove sciagure, uni-
co rimedio radicale era la deviazione del
fiume. Indi il prof. Folchi romano, mem-
bro della commissione e architetto idrau-
hco valentissimo, dopo nuove ripetute vi-
site sulle località,propose il grandioso pro-
getto di sottrarsi dalle dubbiezze che in-
gerivano quello del cav. Dischi e di altri,
allontanando la deviazione dell' Aniene
da que'viziosi luoghi, ed assicurandosi con
un colpo decisivo della stabilità dell'ope-
ra. Egli propose d'aprire un diversivo per
entro le viscere del monte Catillo, chia-
TIV i3i
mate comunemente monte della Croce,
perchè sidla sua vetta da tempo imme-
njorabite si venera una gran croce di le-
gno.Si dice che quasi eguale concetloavea
concepito Luigi Tornei possidente tibur-
tino, e che il p. Giuseppe iMarchi gesuita
con esso avea confidenzialmente alquanto
discusso e sviluppato. 11 d.'^Stanislao Vio-
la esplicitameute all'erma: -■-• Che il primo
a manifestar l'idea del traforo del Catillo
fu un concittadino nostro mollo intelligen-
te, Luigi Tornei , e voleva giustizia che
(dal cav. Bulgarini nel compendìo della
Cronaca dell' Aiùcne scritta da Santo
Viola , illustre padre dello stesso eh. d/
Stanislao Viola) sene facesse ricordo; che
arridendo al eh. d."^ Agostino Cappello ,
la coltivava e cotifermava condotti e ra-
gionati scritti , e voleva la storia che ne
avesse plauso; che da ultimo esaminan-
dola con veduta speculatrice il eh. inge-
gnere cav. Clemente Folchi (dal Papa Pio
IX dichiaralo commendatore esuo archi-
tetto particolare) l'adottava, e ne compi-
lava il gran progetto che tanto lo saliva
ad onoranda, il quale progetto unito ad
una esecuzione la più perfetta gli rime-
ritava la gratitudine de'liburtini, che lo
ascriveva alla cittadinanza e al [>atriz.iato
loro."Lequestioni,alle quali qui accenna il
d,"^ Viola intorno all'idea o concetto del-
l' opera, si suscitarono massimamente a
fatto compiuto, fallo da onorare non solo
chi lo attuò, ma chiunque Io precorse, o
vagheggiò col pensiero. Certo, che doves-
se divergersi il corso dell'Aniene, era opi-
nione anche de' meno intelligenti dell'ar-
te prima che la commissione presentasse
al governo il piano del cav. Folchi, cioè
o pel monte Catillo, o per la Stipa del ca-
nale Bernino, o per la costa verso Roma.
Tale opinione di deviazione del fiume fu
una conseguenza necessaria della cattiva
riuscita di lutti gli altri mezzi preceden-
temente adoperati per salvare la città da'
guasti dell'xVniene divoratore; della quale
cattiva riuscita avea vaticinato il d.' Cap-
pella, come sopra ho rammentato, nelle
.32 TIV TIV
siìc /\i//i ssioni ficdlapichr : n)n qunrì\n a\- Tivoli, nltribuito nll.i Sibilla; rnglonnlo
l'iilcfi iVIicissima didivei'geie rAiiieiir per in modo diverso dalle comuni opinioni
un tnifuro da prnlicniiii con tutto il ma- sulle derivazioni de'nomi 7V/mr (ch'egli
"iNttio nilislico H II a verso del monte Ca- crede dall'Elei delle in antico li foco da'
lillu, (jiicsta sidevccftlnsivninontenl som- vetusti loro liosclii che circoniinvano e
uio ingegnere che [)0Ì la realizzò. Volen- ciioprivimo il suolo occupiiln, onde l'Ii-
do letrdjuire 1' egregio Tornei , suocero ni<i di>se che Tiliurto sotto Ire elei iiinu-
deirciicomialo d.' \ iola, della giusta lo- p,ttriituti Irntltlur. aWoicUi la città si fab-
de, the a lui >i debbe tra'progettotori de' bi icava o riedilìcava), monte Catillo (il
diversivi, tale lode consiste nell'avei- egli cui nome re[)ula proveniente da cnlus
progellulo unalveoapei to lungo il monte che già signibcò artitus, e forse già de-
stessojcosa ben diveiSii ilal vero traforo del nominato Moiitc yiciito), come pure ilel-
Catillo immaginato ed eseguilo dal cnv. la (lenoiiiinazionc di 7'(n<7( (che con dis-
Folchi, che non <ulolh> il piano di alcu- seriazione si e studiato provare essersi an-
no, ma fu maestro a se slesso. Quindi con coia dello 7'//<'/*,dalle lifc in mezzo a'cui
tutta ragione il Papa Gregorio XVI nel- boschi o nasceva o scorreva, poiché il più
ronorifico bi ève apostolico indirizzalo ab aulico suo nome Àlbtilii non è mai si ilo
lo stesso cav. Folcili nell' accompagnare clicquellodeUdllimo suo tratto), e dello
la decorazione ecpieslre colla quale l'in- eziandio sul nome antico d'una porzione
signì, tolse a lodarlo colle seguenti digni- della città (dichiarando, non perchè pe'
tose parole, che leggo nella nota 5.'^ del primi l'abitarono i siculi, ma probabiU
iMiiscunt Crci;ori(ìnum CarmviiAx moo- mente per essere essa dalla principal par-
signor Gio. lìallisla Piosani, colla tradu- te disgiunta per l'inlerposizionc del fin-
zione in italiano del cav. Gaspare Ser- me e a quella legala solo con un ponte,
vi: M i\o.y iiiininic lutei te non ìimlio- quando l'Aniene co'suoi mobili rivi scis-
crì ìiigcnio orna Inni, lihcralinm artluni se in due porzioni la città, l'intermedia
nnprinw excullum, cxiniiìsque animi ingbioltando, l'altra lasciandone dal ri-
(lolihns spcctntuni sin^ulnri cura, stu' ma nenie v/V////*^/, cioè tagliata fuori), ren-
tlio,(lili^rnti{i ca omnia jìcrngcrc cjudc de quindi ragione della sua visita alla
///'/ (ìcnìiindantur. et arcliitcctitrac ac uuova caduta dell'Aiiiene. Descritto po-
niucltinariac artis pcritia adco excel- scia con eloquenza il luogo espresso nel
lere ut nroi'ido sane Consilio ralioneni prodotto disegno, ricordali i tunnel di
od Culillumniontcm prospere Jeliciter- Londra, e di s. Rlaur presso Parigi, per-
nuc Ànienis cursuni communi omnium corso esso pure da un canale ; ricordato
laude d(Jlectendi non modo cxco^iltt' le misure dell'interne gallerie o cunicoli,
^•eri'i veruni idem opus per/ìeiendiini cu- la (juanlità d'acque che vi corrono, quel-
/•«■.?. Quo cii Cd eie. Il prof Orioli, colla la della caduta; e indicato le biaccia ini*
nota sua dottrina ed erudizione, nel 1. 1 7 piegale nel lavoro, e le spese di piii che
deir-^//'//m di Roma, pubblicò col n." ifj 80,000 scudi, per lo stupendo traforo del
de'9.2 giugno iJ^Gio un suo interessantis- Catillo onde l'Aoicne biftiicalo vi scorie
Simo arlirolo intitolato: / mi visita a Ti- dentro, e riunito al di lii si precipita d'un
v(di ed <iU<t nuova rati iita dell' ylniene, salto meraviglioso nelle soggette valli,
insieme al disegno in incisione rapprc- Tutlociò premesso, enncluile. » Quanto
ftcnlante raspctlo del ponte antico e del durerà questo mirabile diverticolo del
sepolcreto presso il medesimo nel tuo- iiume (ed in mezzo a roccia di si gran con-
nienlo nel quale scavavasì in Tivoli. Il sistenza durerà, è da sperorc, ogni cor^
eh. strinole tiopo avere riportato il pò- ror di secoli) siuà ron lode ricordato l'ar-
polare e tradizionale iuuc&lo prc&at^io su due e il valoic del pi celar isi>i tuo mieli-
TI V
ce, che, non inventata ancora la macchi-
na di Maus, osò e condusse a pronto e bel
termine una impresa da giganti. L' im-
portanza del lavoro è provata dalle que-
stioni stesse che poscia sorsero, per dispu-
tare al sig.' Folcili una parte almeno del-
le sue corone. Si volle aver vanto d'aver
primi indicato la necessità dell' opera.
V'ha chi pensò e scrisse aver preoccupa-
to l'idea del luogo, /«r^e //r/*^^. La dispu-
ta è di niun valore pel pubblico. Una co-
sa è n)anifesta, che b gloria dell'artefice
resta intera, ed estrinseca a queste gare
ed a questi contrasti. Forsechè men s'o-
nora l'architetto per questo che un altro
venga a dire d'avergli o dato, o mostra-
to l'area su cui dovrà egli operare nel fat-
to le meraviglie dell'arte sua? Pteni; sta
poter lodarsi l'aver preveduto che l'an-
tico luogo non era buono, e uu migliore
bisognava sceme. Ma spingasi anche la
lode tino all'aggiungere: io posi il dito do-
ve il lavoro era da tentare. Che è lutto
questo a fronte dell' aver immaginato,
calcolato, e fatto? Da che lato è la pro-
fondità della scienza? Da che lato la dif-
ficoltà? Da che lato il bisogno del giusto
preordinamento di tutti i particolari ?
S'abbia ognuno la parte di merito che può
spettargli : ma il traforo del Catillo sarà
in ogni secolo avvenire gloria inteme-
rata e non menomata del sig." cav. Cle-
naente Folchi. " Si è creduto che sulla
vetta del Catillo fabbricasse una città Ca-
tillo fratello di Tdjurto e figlio di Catillo
seniore, ma giammai su quelle roccie si
rinvenne alcun vestigio di edifìzi. Bensì an-
ticamente per caso si scoprirono nelle fal-
de del monte due anditi verso la via Va-
leria in un terreno del comune: ili.° di
forma quadrangolare a opera reticolata;
l'altro più verso Tivoli pare più antico e
contenere un'urna, che la tradizione vuo-
le il sepolcro diCatillogiuniore,e che da tal
sepolcro prese nome il sovrastante mon-
te. Questo monte a conlatto colla Stipa,
il prof. Folchi felicemente scelse per de-
viare con sicurezza l'Aaieue, e per liberar
T 1 V i33
Tivoli da nuovi spaventosi disastri, e an-
co dall'intera rovuia. 11 monte Catillo è
composto di pietra calcaria secondaria, e
\)e\ progetto del prof Folchi dovea por-
tare il fiume a sboccare a destra sotto la
icona del Salvatore nella via delle Casca-
telle, distante dalla porta s. Angelo circa
metri 200, con ampia e declive cascata
al di là della grotta ilelle Sirene, ove prò-
siegueil pendio del monte. Che questa lo-
calità ove dovea scaturire dal ventre della
montagna un tanto sgorgo d'acqua, con
mirabile caduta alta circa 100 metri, sa-
lebbe tale , che ove nella parte opposta
incomincia a presentarsi la magica vista
delle tanto celebrale Cascatelle, si sareb-
be veduto in pari tempo la nuova Cascala
ancora, onde la parte pittorica vi acqui-
sterebbe composizione e novità , veden-
dosi con temporanea men teCascata,Casca-
stelle e prospettiva di Tivoli. Tale mira-
bile progetto fu lodalo dal d."^ Cappello
negli Opuscoli scientifici, con queste pa-
role. » L'ingegnere cav. Folchi,dopo «na-
turo e grave pensare, immaginò un pro-
getto degno di romana opera, come quello
che presenterebbe magnificenza esolidità
perenne,racchiudeiido medesimamente il
non lieve obbielto dell'economia. "Il eh.
Folchi fissò e scelse il principio ilella diver-
sione del fiume, tanto pel di lui andamen-
to, che per la maggior prossimità del mon-
te nella vigna Lolii sovrapposta al canale
della Stipa, presso la quale vigna si riu-
nisce la facile diversione dell'acque, l'im-
raediala qualità del masso costituente il
pie del raonte,e l'elevatezza sufficiente per
sottopassare la via Valeria colla volta del
nuovo emissario. Gli egregi colleghi del
cav. Folchi, assicurati che le qualità in-
terne del Catillo non doveano variare da
quelle sperimentate in due gran saggi nel
1 829 con buon successo eseguiti, oltre al-
tri precedenti tagli falli della slessa pie-
tra nelle decorse lavorazioni per la ripri-
stinazìone della chiusa. Tutto verificato
e combinato, i professori della commis-
sione asseozisati, il cav. Folchi si occupò
i3i T I V T I V
alacicmcnle dicompiliirc il proposlo ilio l'nlrcn inferiore dell.-i caduta e la ca»cr-
proyclto II) ilell;if;li(>, colle lurine, tlinici)- n,i ilclla ^|■oUa di Ncfllimo, potiehUc ob-
siodì c aicludo d'esecuzione, che si lci;i>e IiIii;ìii- d liiunend aprirai iillroved f^uocor-
iirlle Mi lìiorir e dot untcfiti per scr\nc so a diitiiio della cillii. (^onclii^e il duca,
lilla storiti dvllii Chiusa di Tì\'oli. La che tuli e altri minacciaiili pericoli, iiou
notizia di tal progetto rapìdniiieiile si dif- solo prescrivevano eincidcnvano l'adesio-
iuse, e presentò alla penetraiione dogi' i- ne al progetto della deviariuiie del iìurue,
draulici , geologi e arcliitelti ingegneri , ma ne consigliavano 1' oeciizione t-tmsx
an)[)io tenia ili p;irlaie,di>cnieree r.igio- perdila di tempo e sollecitamente. I car-
naie. Chi diceva un simile piogelto an- dinali sebbene restarono appagati deMnc
dare ast.diilireper lasuaim[)onenlegran- sfiggi pareri, per maggior maturità e cir-
diosità nn lavoro europeo; chi ne rimar- cospe7Ìone , deliberaruno consultare il
cava i dilì Iti e le notabili eccezioni, altri prof Venturoli^anchessoconoscitoredel-
l'ileiienilold inutile dopo la ripristmnzio- le localilii, giìi menibi otiel cons iglio d'ar-
ne della i liiuva. I caidinali Albani, Dan- te per la i ipristmaz-ione (leda chiusa. Il
dini e Uivaiola, componenti la parlico- prolessoie dopo aver esaminalo il proget-
lare congregazione preposta a' lavori del to del cav. Folchi etle'suoi colleghi, sulla
liume Anienein Tivoli, compresero lim- de\'«azioue dell'Aniene nel monte Calillo,
portanza e solidilìi dell'opera, non che la dopo essersi portato sulla faccia del luo-
la sua grandezza e i conseguenli vantag- gocol cartlinal Agostino Uivarola preiclto
giosiertelli. Nondimeno [lerprotederecon dell'accpie, nelt'eslensione de'siioi lumi,
pili sicurezza, richiesero al prof. Carpi un a'27 giugno 1 83() rassegnò il suo ra|)[)oi-
^eparalo patere, il quale corrispose dot- to al cardinal Albnni;tuttavia le dillicullù
lamente, dimostrando con sode geologi- che si presagivano da tal autorevule sìa»
• he ragioni la necessità di allontanare da dacalo, non presentarono gran importan-
Tivoli r Aniene, mediante ima diveisio- za, come si può vedere nel Viola che le
ne, essendone il suolo poco solido e là- lipoila, quindi ris[>osero a"i3 settembre
I ile ad essere coiro.so e minato dalle mi- i mtuibri liella commissione cui eranosla-
naccìaoli sue ac(]ue ; convenendo colla te comunicate, dileguandole con ragioni
tomniissione nel piano di forare diretia- fìsiche, geologiche e idrauliche. Così di-
luente il monte della Croce o Calillo, fìir- sciolte le obbiezioni e dillìcoltà del volo
mando due cunicoli copcrli per dar pas- Venluioli, ch'egli stesso avea qualificate
.^aggio a tutte le acipjc del liucuc, anche superabili, con convincenti ragioni, i car-
nelle sue gì nudi piene. I cardinali volle- dm. di si coideraiaioiio dell' olliino con-
io sentire il parere eziandiodel duca della cepimento del cuv. Folchi , e statuiruno
Torre, personaggio e-operlissinio in lai di farne rflp[)ortu a Fio \' 111 per la san-
Djaleria, il quale dottamente sviluppò la zit)ne della progettata deviazione dell'A-
qualilà e lo stalo dell'alveo inleiioic del- niene,|ioichèl'escavazionetle'duc cunicoli
1 Amine, diinosliando pel icolosissiuia la preveniva tutti i pencoli ì\ì\ cui era mi-
pai le delia cillà situata sulla Sponda si- iiacciala Tivoli. La morie di l'io \ 111 iin«
nislra, e minacciante la grolla di IN'eltu- pedi di presenlarglisi lii ragionata relazio-
no per la fi iabilitit del suolo, per l'impeto iie.A'2 febbraio 1 83 1 gli succcsseGregorio
del fiume che ivi precipitosamente si di- X Vlconislraordinanacompiucenzade'li*
Miaiica , ui landò lo scoglio che regge il burlini, che locuiioscevaiio peisonalmeii'
tempio di \ està e altri fabbricati, «piin- le,ii\iiido Irequenlato Tivoli da abbaio
di d suo (I ollanunto inevitabile coli an- camaldolese, e successivamente da cardi-
dar del tempo, e tanto più disastroso, in naie (< loè negli ottobri 11828 e i83o re-
quanto che neoipicndo colle sue roviuc candusi a SubiuvOfC lu aml>cdue le vullc
TI V
clibi onore d'accompngnarlo: nella i/ a*
ao e a'24 dimorò nella casa de'suoi ca-
maldolesi conligua alla chiesa di s. An-
drea, nella 2.' a'2, 3 e 7 ottobre nel con-
vento de'mìnori osservanti, pranaando al
collegio greco ov'erano gli alunni di Pro-
paganda, nelcjualeeravaniostati a desina-
re col card. Vidoni protettore del collegio,
nel precedente anno a' 1 2 ottobre); e per-
ciò snpea bene le località e lo stalo del (ìu-
me Aniene, anche per le vaste sue cogni-
zioni come profondo scienziato. Anoge
qnauto si legge nella relazione storica di
mg.' Massimo. >» Né a tal deviazione po-
nea mente per lai. 'volta il santo Padre
nel presentar che gli si facea 1' analogo
mentovato progetto, o dopo la compila-
lazioiie di questo. IMolti anni innanzi a-
veane cooosciulu la necessità. Notissima
eragli la posizione e corso deli' Aniene, per
essersi varie volte infraltennto io quella
città ed abbate monaco camaldolese, e poi
cardinale dnli 8 1 6 all'anno i83o.Più vol-
te erasi imbattuto nel veder rigonHo di
picli e il nostro fiume flagellar le sponde,
e minacciar a rovina le case circostanti
ed i celebrali monumenti dell'antichità, ed
in una di queste permanenze con felice
percezione venne egli nell'idea, e manife-
slolla a chi gli era dintorno, che solo un
nuovo alveo da scavarsi nel monte alla de-
stra riva, avrebbe potuto eflicaceraenle
por freno aH'mdoniitu e furibondo Anie-
ne. " I tìburtini pertajito, fondatamente
concepirono le più alte iiperanze. In falli,
calmati appena i primi furori de'disordi-
ni politici scoppiati nelT ascendere il tro-
no pontificale, con animo impavido e fer-
mo , il Papa sino dal marzo e fra tante
gravi cure, anche sopra a Tivoli rivolse
le sollecitudini del paterno suo animo. I-
struito dalla congregazione de' cardinali
di quanto erasi operalo, e di ciò die re-
slava a farsi, esaminata maturamenle la
relazione falla pel predecessore, restò in-
timamente persuaso, che le rocce compo-
nenti la grotta di Nettuno essendo di se-
dimenti tartarosi io parte friabili, era iue-
TIV i35
vilnhile col tempo una rovina della me-
desima, e che per allontanare il pericolo
per sempre dalla città e tranquillare i tre-
pidanti abitanti non eravi altro sicuro u-
spediente che deviare il fiume pe'lrafori
del monte Catillo immaginati dalcat.Fol-
chi, ingegnere della congregazione dell'ac-
que. Perciò ne ordinò ad esso stesso la
pronta esecuzione col chirografo de'q giu-
gno 1 832, all'energico,probo e intelligeu-
te cardinal Rivarola prefetto ilell'acque,
nato fatto pereseguire grandi imprese, co-
nte lo celebrai nella biografia, con ani-
[>le ftjcoltà d'approvare quelle modifica-
zioni al progetto, che in atto d'esecuzio-
ne dal direttore cav. Folcili si credessero
opportune, e presiedere alle lavorazioni.
Nel nobilissimo chirografo, che pe' libur-
lini fu iride d'inesprimibile giubilo e di
pace, Gregorio XVI dichiarò, che sebbe-
ne l'acque dell' Aniene fossero slate raffre-
nale e regolate in Tivoli, eoo robusto mu-
raglionefalto erigere da Leone XII, e seb-
bene con questa opera degna della più alta
lode erusi ridonala l'attivila agli opifici!,
il corso alle fonti, e lo splendore a quelle
singolari bellezze della natura, pure i pe-
ricoli affrontali e le difficoltà superate per
innalzar l'acqua all'antico livello, non che
le giavi spese perciò sostenute non erano
state suflìcienti a calmare i timori di nuo-
ve disgrazie sempre cresciuti nella popo-
lazione, e ad assicurare il vigile governo
sull'indole devastatrice del fiume. R.imar-
calo perchè non trovavasi sicura la parte
della città rispondente alla sinistra del fiu-
me, pel narrato di sopra, i\ dichiarò nel
suo penetrante ingegno persuaso, per la
conoscenza delle località del fiume e delle
locali situazioni, dell'indispensabile diver-
sione deli'Aniene entro il monte Calillo,
qual necessario provvedimento per ri-
muoveie con decisiva opera tanti peri-
coli, ridonando la (juicte alla città, assi-
curando l'utilità che da' suoi opificii de-
riva a'proprietari, alla capitale e allo sta-
lo, e voler porre un linea tante spese an-
nue peluiaulenimcnto del fiume iu quel
iZ(] T 1 V T I V
posto. Ordinò 1' esecuziono tli'l prof^etto M w:;t;i «cciitorc de' lavori, come lo era
per alloiilaniir «la Tivoli rAnicne, divcr- sl.ilo de'precedi'nlijCOmniiicnndagli leop-
tciiddli) dall'iiltuiile rur>() e caduta, ron porliinc i>lr(t7.i()iii >>(ii Lvori preparHlorii
ii^oli^crlu a ilolrn sotlu d monte Catdio da iiitra|irfii(KM!>i, ed t n(-ccsì>ari scliiari-
nilu ^i^na L«dli a metri 5i sopra d di- nienti per rultiiazioiie del suo progetto,
veisixodella Stipa, eonaUeosutlcrraneo II cardinale nncura si portò a Tivoli a i-
iirlle viscere del monte Calillo lungo lUe- spezionare i lavori, alla cui sorveglianza
ili ?.()4 a due cuniculi di sesto acuto, eia- si dedicò pure il segretario della cnngre-
scuiiu de'ijnali largo i o metri ncirimboc- gazione ilell' ncque e della coiuinissione
ro(postocul ciglio all'altez.ra ilella cliiusa per r.\iiieiic,ing. l'ranccsco Saverio Mas-
d'nli(jra), la cui sezione è cosliluilada un simo, ancli'esio benemerito delle lavora -
rettangolo alto due metri, sormontatoda zioiii all'Aniene con indefessa vigdaiiza:
un arco gotico, formato di tluc archi cir- Tanto il cardinale clic il prelato gareggia-
colai i del raggio di metri i i e i /i.Che i cu- rono nelle ri[)etute visite n Tivoli, per ac-
nicoli si formassero colla pendenza e se- celerare i lavori. Pel meglio il cardinale
7Ìone compcleiile; cosi per un largo e de- die a collimo l'impresa del traforo de'due
dive sbocco si emette il fiume nell'oppo- cunicoli , cioè il destro a Giacomo Tosi
sto fianco del Dionte sotto l'icona del Sai- capomaslro tivolese, il sinistro a Filippo
Tatore nella strada di Quinliliolo, dove Vannelli comasco, capo d'una compagnia
precipita nell'alveo inferiore, al di là del- di tirolesi, saiimnrincsi e lavoranti del re-
la grotta delle Sirene, i^er la spesa poi cai- gno Lombardo-\ eiielo, T altro avendo
colata in scudi 4^,000, il l'apanrdinòche per lavoratori liguri e abruzzesi. Agli uni
dovesse rimnncre in vigore il ri[)arto già e agli ulti i se ripatiiaroiio, subentrarono
approvalo per la spesa principale, ossia i tivolesi già istruiti. JNellosterrnoiento in-
per la ri[>rislinazione dellacliiusa suttuil traprcso per la deviazione del lìume , si
commissariato di nig.^ Nicolai ; cioè per scoprì un antico sepolcreto, chiuso dalla
5 ilecimi sopra tulle le conumità , ossia parte del monte da muro reticolare che
tutti i possidenti dello stalo: per due de- sorreggeva l'antica via, e del (piale già
cimi sull.'i comniiilà di Tivoli; e per Ire feci [>arola. Vari cippi e lapidi rinvenute
decimi sopra il pubblico erario, in i'or- furono disposte, come si vedono , prima
ma del centesimo addizionale sulla fon- dell'imbocco, fra' quali i monumenti di
diaria o estimo catastale rustico attivalo Caio 13icleio, di Senecione, e di Sabidio
per la riprislinazioiie della chiusa, e li di ISIassimo. Si scoprì meglio l'arco di pon-
cui percezione non era stala maiiiilei rot- le 1 invelluto nel 1 >S?.("», un grande acipie-
ta. Il cardinal lUvaiola a' 1 (.giugno par- dolio e vari altri oggetti d anlicliilà tra-
tccipòil firinalochirogratìialla magislra- sportati ne'miisei di Uuma. Di tutto ne dà
tura di Tivoli, ed alla commissione con» contezza il d. Sante Vioia (e il Marocco che
sultiva stabilita dalla congregazione del riprodusse in buona parte la Croiuica),
buon governo per sorvegliare i lavori prima del (piale nel 1 H3 ^ si pubblicarono
provvi^ol•li, e vi aggiunse il cav. Settimio coll(? slampe e [tiante, dal cav, Cleireiile
Liscili di cui conosceva le relative cogni- Folcili: /u/^'^;(;/<//m<7//(> stille scoperte rc-
zifjnieubililà, ficendone mcrilamciilesc- ciiilcinr/ite Jdtlc in 'rì\'oli, letto iiclV oc-
grclario Sante Viola. Quindi il cardinale endemia romana il' arclu'ologia li 18
volendo sen7n 1 ilardo dar principio nH'er- niiirzo i833: Jinpionanu-iito .tulle seO'
cnleo lavoro, commise al cav. l'otclii di- /terle filile in 'I'i\'i)li dnl mnrzoiH33 nl-
reltoiedcputnto dal Papa, di portarsi su- f iii>rile\%ì,\, letto iteli' (leeddemitj ro-
bilo in 'J I voli, come fece a' 1 (ì: ivi col con- miiini iF iti-elieolni^iii. Nello stesso i 83a
scuso del turdinule deputò 1' ingeguerc l'avv. Cailu Fca die ullc slampe: Sehia-
TI V
rallenti sul niioi'o cim's^an'o (JeirAnie-
^ ne in Tivoli. Nel novembre s'incominciò
in 4 punti, -gioi-no e notte, a tagliar la pie-
tra calcaVe con picconi, mazze e zeppe di
feii'o; ma più ancora con piccole mine ,
cioè a'tlue imboQclii e sbocchi LÌe'cunicoli,
larghi all'imbocco metri io, alti c), confor-
mali a arco gotico, con marciapiede pra-
ticabile d'intorno al pilone, grosso 3 me-
tri, che cTivide i medesimi. La lunghezza
è di metri 280 , restringendosi propor-
zioiialamentela sezione dell'uno per 100,
come ancora la pendenza; per cui ad alcu-
ni di quelli che recavausi a vedere i lavori,
consideratala durezza della pietra, parca
impossibile l'esecuzione del progetto; al-
tri ammettendola, dicevano non bastare
all'uopo 8010 anni. Intanto coll'entrare
del 1834 il duplice gran traforo progre-
diva a giganteschi passi. I due coraggiosi
intraprendenti, sotto la direzione dell'at-
tivissimo architetto ingegnere Folcili, e-
niulandosi reciprocamente con plausibile
zelo nello sperperare le viscere del monte
Catillo, travagliavano in guisa che a'5a-
prile già aveano cavato di pietra e scaglia
metri cubi 9773 e cent. 191; già la for-
ma conoidale de'due cunicoli nel suo sin-
golare aspetto si ammirava, e si attirava
l'attenzione e lo stupore di tutti, e già si
presagiva non lontana la loro apertura e
sfondo. Intanto mg."^ IMassimo sovente si
recava in Tivoli, ed oltre all'esalta ispe-
zione de' lavori cura va il collocamento sim-
metrico de'monumenli rinvenuti, con a-
naloghe piante di cipressi, pini, salici pian-
genti, e altri simili vegetabili e arbusti;
laonde prima di pervenire all'imbocco de'
cunicoli , a destra si presenta la località
con aspetto vago, vario e istruttivo, poi-
ché oltre gli accennati oggetti antiquari,
si vedono il principio dell'antico acque-
dotto, archi e segmenti d'un ponte, sotto
il quale un tempo corse col suo alveo l'A-
uiene. Tutto il terreno restante della vi-
gna Lolli fu vestilo d'alberi sempre ver-
di,ed essendosi conosciuta la necessità d'a-
prire una strada di comuaicazioue dul-
TIV 137
l'imbocco allo sbocco, ne fu subito forma-
to ed eseguito \\ piano; ed in breve sgom-
brati gli scogli e i dirupi, quasi magica-
mente divenne comoda e ollremodo ame-
na, presentando nella sua estremità e pri-
ma di scendere a'curjicoli, una seducente
prospettiva costituita da'templi diVesta e
della Sibilla, da'soltoposti ruderi della vil-
la diVopisco,dairalte rupi e balze dell'an-
tica caduta dell'Aniene. Dalla medesima
strada si vagheggia altresì la grotta diNet-
tuno, che versa le sue acque nel sottopo-
sto cratere, e quella del .Sirene, che se le
ingoia nel suo inconcepibile baratro; e gi-
rando poco lungi lo sguardo, si rimira l'e-
stesa località del colle ove sorgeva la villa
di Q. Varo, su amena collina il salubre
e pacifico predio del poeta Catidlo, e di
prospetto il delizioso casino campestre, o-
ve sovente si ritirava il poeta Orazio a ri-
crearsi colla vista dell'Aniene, piecipitan-
tesi dall'altezza di sua caduta, coll'ombre
del boschetto di Tiburno, e co'pomeli i-
numidili da'ruscelli. Alle notizie che gior-
nalmente ricevea sul mirabile progresso
de' lavori nel traforo del monte Catillo,
Gregorio XVI ne risentiva piacere e gra-
dimento, tanto piij che già andavasi as-
sicurando che il beneficio proposto a van-
taggio de'tiburtini e de'tanli loro o[)ificii,
quanto prima si sarebbe realizzato. Seb-
bene dal cardinal Rivarola il Papa era con
precisa esattezza periodicamente istruito
sull'andamento de' lavori, tuttavia deli-
berò di recarsi a Tivoli per vedere e in-
coraggiare la meravigliosa intiapre.sa, e
quindi visitare il s. Speco di Subiaco. Ivi-
porta il Supplimento al n.° 37 del Diario
di Roma del i834, che a'28 aprile a ore
i4 giunse in Tivoli Gregorio XVI; ed era
ancor lungi dalla città due miglia, quando
il popolo cominciò a dar segni di quel sin-
cero attticcamento e special divozione che
nutriva verso sì benelico padre e sovra-
no. Uno stuolo di circa 80 giovani tibur-
lini ripieni di gioia, dislaccò ivi i cavalli
dalla carrozza, e caricatosi del dolce e o-
noralo peso, tutto esultante trasportò il
1 38 T I V T I V
I*apa ni collegio (le'nohlli diretto ila'ge- vinzìoiic lieirAnieiic.ol ammirata la grin>
Milli, ov' CHI |ii epuriilo l' alloi^giuiiitiilo. ilc/za d'opera m ìiiiiikji fair, entrò nel cu-
l'oco prima del ilello collegio erge.isi un incoio dodr) dclliuihocco, ascese il Iro-
magiiilico arco (rionrde , sidla cui cima no in creltoa inelìi circa dello slesso cu -
ilalla parte di Iloina sovrastava il ponti- nicolo, e con suinuia benignità ricevè a)
flcio slemma con analoga iscrizione, ni- bacio ilei pietle gl'intraprenJenli Tosi e
Ira essendo dalla partedi 'inoli sotto l'ar* \ unnclli, e tutti i loro 200 lavoranti cir*
me del con)iine, die fece eiigerc il mac- ca, dando a ciascuno una corona con ine-
slosoarco, e niidicdne si leggono nelSop- chiglia benedelta, consolandoli e incorag-
plimento. Diceva la 1.* Cn-^nrin .\f I giaiuloli al prost-gniinenlo del coininciato
J'onl. Mdx. - Catillum Monlcin Ausu Iraloro. Fu verauieule nnponenle spelta-
linmano Perfora luìnin Jusserit - Ut A' colo il vedere entro le viscere d'un monte
nicnìs l ndis .Xovo Ah'co Infreiuitix - il Pontefice assiso in trono, avente a'iali
l rf'tm Ifiiiir Tiitiirctitr - Pi/rnili Fu- in porpora i cardinali Uiario e Tdvarola
ì'iiro - MnlilioiH'iiì Tdiìli (^jH'ii^ fmi-^u- piepo>lo all'amministrazione e zelanlis-
/•o - Ort/o Et Pojuihis Tibiirtiniii Grtiti mÌmio proinoloic dell impresa, corleggiato
Animi Kraa. Giunto appena il Papa sollo da'prel.ili, alla presenza del magistrato e
l'arco, il festevole suono di tutte le cam- di molli distinti astanti, olire la turba de-
pane, l'aruionia de'musicali slrumenU, lo gli operai. .Sopra i cunicoli si leggeva
strepitoso rimbombo de'niortaretli, le ve- grandi caratteri dorati: Graiulitatis et
le vivacissime acclamazioni del popolo nii- Miii^nif/irnfiiir - (ì redolii XI I Pont.
ineroso, eccitarono nel cuore di tulli una M<i.r. - Opus finniort/iir. Si compiacque
piacevolissima sensazione, e olbirono allo inolile il Papa d'osservare il sepolcreto
«■'Miai do una soiiuendenle veduta. I car- rinvenuto nel cavo delle terree dell'an-
dtiiali Uinrioe Rivaiola. la primaria pre- tipetto del monte, il gruppo de cippi se •
l.itura romana, lia'tpiali il goveriuiloie, polciali e le numerose lapidi, dal gusto
il tesoriere, il piesidenle della Comnrca, e «Lilla diligen/a di monsignor Massimo
mg. Plebi vescovodi Tivoli, la nobile ma- ben disposte, onde appagare la pubblica
gistralura della cillìi.il clero secolare e re- curi(jsità,iion menorbe le brame degli sin-
golare e le conlrakrnile riceverono Gre- diosi e amatori delle cose anticbe : osscr-
gorio XVI, a cuiilcav. Francesco Uulga- v«) parimenli la piacevole passeggiala ri-
lini gonfaloniere divnl.imeute presentii le cavala alle f.ilde del detto monte, e giuii-
cliiavi (Iella città. .Agli alleslali della [iiib- se per <jiieila a mirare gli alili dueetmi-
blica esultanza e dell' universale venera- coli dello sbocco. ()invi Grcgori<> XVI al-
zione, il Papa corrispose con quella be- (]uanto si trattenne nella s|)ecula forma-
iiigna afiabilità tutta sua propria. Asceso In per osservare quel superbo teatro ili
noi alla loggia del c(jllegi<>, col cuore coin- vaghe scene pittoricbe die presenta la bel-
mosso beiiedi tulio d popolo, (piindi pie- l.i naliira. Disceso dipoi al cunicolo sini-
cedulo dal clero e da'sodalizi, il Papa in- slio, il Papa fu vivamente sorpreso nel ve-
ccilemlosollo baldact limosi recò alla cai- derlo in tulla la sua lungbezza vagimen-
ledrale, ove da mg.' Soglia elemosiniere le adorno di festoni di inirloc di piii or-
ticevè lu trina benedizione col ss. Sagra- dini di faci, che lo rendevano veramente
iiicnlo, e passalo nella sagieslin grazio- mirabile e straordinario spcllacolo. Oui
iamenlf ammise al bacio del picile il ca- il ciidmnl Uivarola preseniò al IVipu il
pilolo, il ilero, le conlialeinile e nllri die cav. Folcili aiilmc del piogetlo e ibret-
>i si trovavano presenti. Dopo di clic Gre- loie dt;l lavoio; e sua Sanlilà si aimpiao-
cono XVI s' .ivviò a visitare i soipren- que (dicilnre l'ollimo ardiilello colle più
denti lavori del monte Cutiilo per la de- graziose parole di pieniskioia sodJiifazio-
TI V
ne, per la prospera riuscitn dell'impresa,
progresso e; pei l'clto generale andamento
de'Iavori. Uscito dal cunicolo a sinistra,
il Papa passato al destro gli fu mostrata
la proioiidità a cui era portato il cuspi-
de per mezzo dell'accensione d'un (uoco
artificiale rosso, pel quale facendosi pas-
sare alcuni uomini sembravano ombre
cli'errasseio per quelle caverne. Le quali
cose meritarono ciliari e ripetuti segni del
sovrano aggradimento, e l'applauso ge-
nerale de'cucostaoli, anche pel magnifi-
co e sorprendente effetto, che da quel-
la altezza la nuova caduta sarà per pre-
sentare. Da questo lato sopra i cunicoli si
leggeva: In Ingresso Aitsus - In Exitu
T irtus. Pvestituitosi io città il Papa, vi-
sitò il monastero della INIadonna degli An-
geli, e ammise al bacio del piede le reli-
giose. Tornato al collegio de'nobili, volle
il Papa ricevere particolarmente la com-
missione dell'Aniene, colla quale si trat-
tenne.ragionando sull'apertura del mon-
te e commendandone la niaestrefule e-
secuzione. Nelleore pomeridiane, Grego-
rio XVI accompagnato dal cardinal l\ia-
rio, e da'prelati maggiordomo, maestro
di camera, governatore di Pioma, tesorie-
re, presidente della Comarca, oltre altri
illustri prelati e distintissimi personaggi,
oltrepassato il palazzo della villa d'Este,si
diresse a quell'antica creduta di Mecena-
te, ove Graziosi e Carlandi aveaiio for-
mato il suddescritlo stabilimento di su-
perbi lavori di ferro. Giuntoli Papa a sì
grande opificio, accolse con singoiar be-
uignità i nominati intraprendenti, esi de-
gnò di minutamente osservare le molte
macchine ivi costruite, il processo de'Ia-
vori di tutte le viti dalle massime alle mi-
nime, i mirabili filatoi di ferro, e i vari
oggetti su'quali peritamente si affaticava-
no tanti industri operai. Su di che il Pa-
pa dimostrò tal sovrana soddisfazione e
compiacenza, cheavvalorò lo zelo de'com-
mendevoli iotrapreudenti, che bravando
la diflJcoltà dell'impresa erano giunti a i-
slilulre coll'impiego di ragguardevole ca-
TIV 139
pil.ile,unoslabilimeiito tenuto unico di tal
genere in Italia. Finalmente il Papa, con
modi cortesi ricevè al bacio del piede il
Cariatidi, il Graziosi, le loro famiglie e gli
addetti all'opificio. Nella sera il santo Pa-
dre si portò al casino della nobile acca-
demia ecclesiastica, e fu spettatore d'un
vaghissimo e grandioso fuoco artificiale
incendiato sui due cunicoli dell'imbocco,
per cura del cardinal E-ivarola e diretto
dal marchese Longhi. Dopo di che mg."^
Sinibaldi preside di detta accademia, fe-
ce gradire al Papa e al cardinal Pvivarola
y\n rinfresco, di cui venne pur servita la
pontificia famiglia,ed i ragguardevoli sog-
getti che ivi si trovarono presenti. In tale
sera la città fu spleudidamente illumina-
ta. La porta s. Croce era adorna di faci
che ne rischiaravano il disegno,e che unite
a quelle molte che si estendevano d'am-
bo i lati sino alla residenza papale e al-
l'arco trionfale, producevauo un elfetto
meraviglioso. Su detta porla leggevasi: A
Papa, Gregorio A7^/, hencficentissìnio
principe, la città di Ti\-oli ricono-ycew
te. La fontana della piazza del Trivio, il-
luminata similmente a disegno, mostra-
va tra lo splendore di pii^i faci il busto
del Papa con questa iscrizione: Felice cit-
tà, cìie raccliiudi sì magna iiiino GeraC'
ca. La città fu piena di esteri e romani
personaggi d'alte classi, venuti per am-
mirare la grandiosa opera del monte tra-
forato, e per goJere da vicino il magna-
nimo Pontefice. Alle ore i i del successivo
29 aprile il Papa colla corte partì per Su-
biaco, e ritornò a Tivoli ad ore 20 de'2
maggio. Ricevuto alla porta di s. Angelo
sul principio della via Sublacense, dalla
magistratura, dal clero, e dalle iterate af-
fettuose acciamazioni di lutto il popolo,
traversò a piedi l'estensione della strada
delle riiine,e risalito in carrozza nella piaz-
za de' Palatini, pervenne al collegio de'
nobili e de' gesuiti sua residenza. Nella
sera si rinnovò l' illuminazione, e l'arco
trionfile fu tutto adorno di torcie di ce-
ra. Alle ore 2 della uotle ebbe luogo al-
i4o T I V T l V
tio fiioro arlifioiale, incendiato n conveV Giovanni Potini, i Dcrn^illalii di P. Lii-
ncvulc distanza dulia lesulen/.a |)oiililìcin, cani, e ilei eh. d/ Fabio Sorgenti segic -
nel piazzale dettodella Veduta. Nella inat- tnrio del cotdinal Ilivarula, Pclfaiislis-
fina seguente il l*ii|)i volendo dccoraredi sìin(ì nrris'o in Ti\'(>tì tirila Santitù ili
sua presenza la li^la dell.i liaslazi(inc dal- jV.>S\C riiiorin \f^ I filiccmcntc recintili
la chiesa i-nialediQuinldiolo in quella del /e, f ^A",Uonja i 834- Incpiestopei la ^e^ta
dnunin,ilella innacolosa immagine della di s. Pietro, d Papii t'ece incidere la con-
fi. Vergine. si portò o ore i 4 i"» casa Uegno- Riieta medaglia esprimente l'hnbocco de'
nicol suo uohile seguilo.Tostoche la s.lu»- due Cunicoli, con l'epigrafe: Ciilillo \fnti-
magincentiò nella porla della citili, seguì tr nd Aniriictii advcrtnuliuii i)rrl(>fs(ì
l'esplosione ili numerosissimi inortaitlli rlits'iijiinin cliulihits nccurrit.S. mezzo ilei
dl^pllsti tra le hd/e del inolile Gallilo, i cardinal llivarol.i, il Papa donò tale me-
quali echeggianilo per le circostaiili cui- d.iglia al goveinaloi e delegalo dellacijue
Ime produssero un alletto sorpienden- ed a lutti i memhri della cominissionecon-
te. Compita la solenne e decorosa |)ro- sulti va. La sovrana visita non potè non
cessione, il Papa si restiluì alia sua ahi- nggiuugoie un forte stimolo ull' attività
tazione , e dopo aver onorato della sua e premura degl' intraprendenti, e<l al ra-
niensa, come a' "zS api ile, il cardinal Ui- pido progresso del traforo del monte Ca-
varola, l'autorità eccIcsiaNtica, governa- tillo. Quale stimolo dipoi, mediante il ze-
tiva e municipale, ed il p. Passerini gè- lo del cardinal Rivarola,uon fa inai ral-
suila relloie del collegio, ad ore 20 die lentato. Il Papa nella sua visita osservò
dalla loggia di cpicsto la sua apostolica he- che il passaggio ccomunicazrone della cit-
nedizioiie a una molliludine di popolo tà colla via Valeria e Sublacense, prati-
che rii-initiva la grande strada e lo spi.iz- cala dal commercio ilei vi.ino Ahiuz/o,
zo innan/i il palaz/u Santacroce, ed af- di pai le delia Sabina e ilell'ahh.izia ili Su-
follala slendevasi sino all'Icone detta del biaco, era alìidala a un'angusta e casca-
Serpente. Dopo mezz' ora, avendo fatto liccia peilagna; die il passaggio si faceva
distribuire abbondanti limosine a'poveri in discesa, e (piindi con nutabdissimo iu-
e ilale nuove piove di munifieenlissiino conveniente eperic(do'dovea risalirsi, per-
cuore , (iiegoiio X.V1 si [xise in viaggio ciò nella sua magnanimilà ordinò la.co-
per Ilunia, accompagnalo da inhiiile he- striizioiie d'un arcua guisa di .sicuro e so-
nedizioni del popolo tibiirtino tripudiali- lido ponte, che fu edilicalo egregiamente
te di giubilo. Indi il Papa in segno di pie- sulla chiusa dcll'Aniene, e vi fu collocato
no conlcnlo, donò due preziose medaglie sulla fronte il ponlilìcio stemma. Intanto
d'oro al cardinal Ilivarnla, e decoro con il traioroandavHcresceiido,ed inlernando-
onoiilìco breve dcH'ordine di s. (aiego- .si nel monte in modo mirabile, nella notte
rio 1 da lui isli lui lo il benemcnlocav. Cle- ile' 4 novembre 1 ^i\ nel cunicolo dell'in-
nienleFolchi. Il d.SanleViola nella Cro- Irapreiidenlc Vannclli seguì felicemente
nat'fJ, e Marocco che quasi la riprodusse, l'apertura del cuspide, gli nniinosi operai
pubblicarono le iliverse onoriirie iscrizio- r.iddoppiando dell'attività notte e gior*
Ili che si «idcio in Tivoli nel iàiislo av- iio,(pjelli che spicconavanr) dall'imbocco
veniinenlo, incliisivamcnte a cpiella pò- h'mconlrarono con (pielli che spicconava-
ila sul casino ilell'accadeinia ecclesiastica, no dallo sbocco, eslernaudo collo strepi-
e neir opilicio ilella compagnin Graziosi lodi festevoli voci la reciproca soddisfizio-
e Carlandi. lo le posseggo negli originali ne e allegrezza. Spedita la consolante noli-
die furono umiliati ni Papa, insieme n lut- zia al cardinali varula,n mg. '.Massimo cai
te le poclichc composizioni che gli furo- cav. l'ulchi, riuscì ad essiili somuiogradi-
uo uUcrlc iu uma^gioicuuiu l' OUt del cau. iuculo,e lut oiiu 1 pruni u pusiure dello kluu-
T I V
do. L'i ntraprendenteTosi avendo più lun-
go il suo cunicolo, a'27 novembre segui
Io sfondo e l'aperlura dei cuspide mede-
simo, e l'aria e la luce deihi pai te dello
sbocco si ricongiunse con quelln della [ìar*
te dell' imbocco. Lo stesso entusiasmo e
la medesima gioia provata dagli altri, si
manifestò ne'suoi lavoranti. Lo sfondo in
ambedue i cunicoli, incontratisi da 4pi'n-
ti, si riconobbe esattissimo, tanto nella
pendenza, quanto nella linea, ed in tutte
le altre dimensioni; restando i cunicoli a-
perii colla escavazione di 35, 000 metri
cul)i di pietra, la maggior parte scossa da
58,658 mine, impiegandovisi 73,386 de-
cine di polvere. Tale sfondo de'due cuni-
coli,in sì breve tempo eseguito, fece gran-
dissimo strepito, e ne parlarono anche)
pubblici fogli, e già li celebrai parlnndo
del Tunnel di Londra. Gregorio XVI ri-
cevuta la consolante notizia disi felice av-
venimento, versò le sue beneficile grati-
ficazioni tanto sugi' impresa ri, quanto sui
lavoranti. Eccoci pertanto pervenuti al
quasi totale compimento dello scopo del
meraviglioso progetto del cav. Folchi,e
insieme svanito il timore e i dubbi di co-
loro che nella esecuzione d'impossibilità
e di sommo dispendio il vestivano, o che
sognavano il lungo tempo di più lustri per
traforare il monte Cullilo, e formare le
gallerie ocnnicoli perla nuova caduta del-
l'Aniene. Questo tempo invece si ristrin-
se al breve intervallo di circa 1 5 mesi: il
fallo sembra incredibile, ma pure è sto-
ria indubitata e certa. Rlemorabile im-
presa, emulatrice dell'antiche opere ro-
Djane, stupenda e meravigliosa. Compito
il solido lavoro del suddetto nuovo ponte
sopra i piloni della chiusa, cou due gran-
di piazze dalle sue parli laterali, che pose
a livello la strada falla sino alla porta del-
la città, il ponte fu denominato Grego-
riano, e le due piazze, abbellite di varie
piantagioi>i, furono chiau)ate Jiivarolae
AJassinio. Spianale le due gallerie de'cu-
nicoli e meglio la destra, il cardinal Ui-
varol n,operosissimo in tulio, fece Iraspor-
TIV i4i
tare la processione di Quintiliolo a' 24
maggio, per falla transitare nell'interno
di dello cunicolo o galleria destra, e così
vestire la religiosa funzione d'uno straor-
dinario avvenimento, e d'una singolarità"
da non potersi mai più rinnovare; e per-
chè nella medesima circostanza si potesse
far la benedizione e l'inaugurazione tanio
delle gallerie quanto del ponte, il che de-
corosamente eseguì il vescovo mg.' Fichi
con apposito lilnrgico rito, alla presenza
del clero secolare e regolare, delle confra-
temile, della magistratura, e del nume-
rosissimo popolo commosso di divozione,
tulfo rammentando la lapide marmore;i
che dipoi pose per memoria l'amministra-
zione dell'Aniene a mezzo i cunicoli verso
lo sbocco, quale si legge a p. 1 7^ dell'o-
puscolo Tivoli nel decennio. II cardinale
volle assistere alla bella funzione, facen-
do simmetricamente illuminare a giorno
la galleria o cunicolo destro, lungo quasi
i3oo palmi, largo e alto palmi 4^ , «i-
schiarato da cima a fondo da numerose fa-
ci. Oltre la processione vi circolò un po-
polo immenso, tra gli armoniosi concerti
delle bande musicali, egli echeggiamenli
de' sagri cantici e delle divole preci, ed il
complesso di 'ante circostanze formò un
assieme di magico, di religioso, d'impo-
nente, anche pel rimbombo delle battei ie
de'morlari collocate fra le balze del Ca-
tillo, e il suono di tutte le campane della
città. Nella sera il cardinale fece ripetere
l'illuminazione della della galleria, e no-
bilissimi esteri personaggi la percorsero in
carrozza. Frattanto i grandiosi lavori del
perfezionamento dt-lle due gallerie ocn-
nicoli. mediante le ripetute visite e ocu-
lari ispezioni del cartlinal Rivarola, l'as-
sidua direzione del cav. Folchi a bella po-
sta stanziatosi in Tivoli , la diligenza di
Giuseppe lAIarmorelli architetto sosliluilo
ingegnere esecutoreal alaggi impellilo ad
agire per motivo di salute, proseguivano
perfettamente senza ritardo. Quimli per-
chè in ogni tempo e in qualunque occa-
sione potesse ispezionarsi il corso interno
1 'p T I V
del (ìiime, in (udii lii Itin^licrrn i1cll(> due
^nlli'iie si cesti u"i cuinucla sciilu rii.aviilii
nel monte, poi tonte al mnrciapìcdo dtlle
due giilleiie vcivo il loio sbocco: il mnv
»in|>ÌKli' dilla tltslra è iiin^n mi-lii ì"],
«jnelln della sinistra 2^3. Liiii"() i imìii-
ciapifili sono collocali i conispondenli
bracciuoii di feno, per pollisi con ogni
sicmezrn percorrere i due sotterranei al
vei.InNcguitosi fece scrupoloso e arem alo
esame in lolle le sue |>ai li tiel pm NmiIoso
tiaforo, tallio laterali che nel tòlto del
medesimo, con murarie ripara7Ìoni per
rendere piìi stabile la grandiosa operario-
nc.IVella parte dell'iniboccaluiH, menti e
si andava armando il fiiiiiie Ti'r>o la si-
nistra sponda , si eseguirono dell' opere
murarie e di terra, per islaigare l'alveo
\erso la destra spniuli, onde il (ìiiniupiii
acconciamente e rapidamente putcss(> a
suo tempo introdursi nelle gallerie del-
l'imbocco. Per fermare quindi l'ingiesso
e la discesa dtrlle ncipie nella cliinsa *otlo
il ponte (Iregoi iano, «piale tliius»» aiidii-
Ta nd abbandonarsi, si fece costruire sul
ciglio della stessa iliiin,;» un argine di mu-
ro lungo metri 7.6 e largo 3, lasciandosi
nel me77o del muro un incile di metri ?,,
onde aH'f.ccasioiic possa la siidiletla «Iiiu-
sa ravvivarsi. Termiiialo l'ariiine, si co-
struii (>iio (pondi e furono collocali e n-
tlattali due gravi e granili portoni di ro-
vere incatramali. Sopra l'imbocco della
galleria destra In posta a grandi cai atteri
pnimai I di l)iou7o la seguente i^ci Ì7ioim';
Cr(f^nriii\ \ / l l'oiil. Mn.i .- .td /■liiic-
ncni infrfniiii(luiiì - Monte ncrfiìssn-^Yn-
viimÀL'cum (ipcruil - /Inno Mi>ccc\\\r-
Curnntr yiu^u^ti'nn Hivnrola Cniflina-
li- Francì.'<io\n\-frloMfi.rimo - I.\ f-'ìr.
l ìli. Cnr. ah /lilis - Clemente Folciti
rij. fili liileclo SoUrpnieti poi dello sboc-
co tleli'acque (ti scolpila la siiddelta e[»i-
graie: Inlnf^rcsso Àiiiiix- InK.rilnsl ir-
Ins. Sul line di settembre rHSI i lavori
pr(-|i!trMlni li per la deviazione del liume
esscnilo al loio termine, e la consolante
notizia peivenulu a tiie^uiiu X\ i, egli
T I V
slabiTi il giorno 7 tlcl successivo ollobi e
per la formale e strepitosa devia/ione del-
l'A niene nel duplice tiafoio tielle visce-
re del monte Catillo, e la di lui venuta 111
'Jivoli, salvata per sempre dalle devasta»
zioni del ((iribondo liume, mediante i
grandiosi lavori portati a totale e felice lo-
ro compimento nello spazio di soli 3 an-
ni. Siirattu annunzio pubblicatodal n. .^n
delle .Yotizie ilei tiionio di Roma, mi-e
in cuiiosilii e movimento, per dir così ,
tutta Roma, gli abitanti del circondario
tibui tino, non inenocliedel vicino Abruz-
zo, tanto per venerar il l'ontelìce, (pianto
per goilere del raro spettacolo (ild.' Sta-
nislao Viola dice cbeTi\oli era gremito
di I 2,000 forastieri), il (piale non si potrà
di sintile iiuuiagiiinrsi,se non si rimonta
co! pensiero asecoli dell'anliclie romuie
magnificenze. Pertanto se ne leggala re
lazione nelSupplimentoal n."82del Din
rio (li Ho/mi del 1 83 7, die (pii ri[)rodiii -
rò con alcune aggiunte. La grande di ver
sione (leirAniene, che lòinia uno de'p ìi
bei fasti del ponlilicalo glorioso di (>ie-
gorio XVI, e che altamente onora colo-
ro che ne zelarono la esecuzione, e l'egre-
gio archilcllo che ne condusse riin|iiesa,
richiedeva d'essere decorata dalla presen-
za dell'ottimo principe. Infatti egli si con-
dusse a Tivoli o't» ottobre, e vi giunse a
orei(ì, incontrato presso il ponte Luca-
no da'conli Retti e Rriganti Colonna pa-
trizi della citili e suoi deputati, per ras-
segnargli i rispettosi (miaggi, e le piii di-
vote e sincere dimostrazioni della patrio
riconoscenza. Indi più oltre, poco prima
della salita , per la via degli Oliveti un
drappello di circa 70 giovani, vestili di
uniforme color bianco, ottenne di distac-
care i co valli della di lui carrozza, e ca-
ricandosi ilei soave peso , la porli) velo-
cemente per la salita, fia l'entusiasmo, la
più viva gioia , ed i ripetuti e clamorosi
evviva, (ino al nobile e omcnissimo pa-
lazzo del diiba di Coichianu d. Luigi San-
tacroce, con vaga e decente eleganza di-
sposto e destinato per olloggio del Papa,
TI V
che l)cnignamente ne n\en eccellalo Tof-
feria, l'iesso lai palnzzo a ctiia e diligen-
za del gonfaloniere cav. Francesco I3ul-
gnrìnì, come nel decorso anno, era stalo
eretto un superbo e magni fico arco trion-
fale di bel disegno (con isciizioni ripor-
tate dal Viola), ed ove da Ini e d;tgli altri
membri della civica magistratura gli fu-
rono presentate !e chiavi della città, fra
gli applausi del popolo libnrtino esultan-
te e riconoscente, Io strepito de'mortari ,
il suono armonioso de'musicali strumenti^
e il festevole suono di tutte le campane
della città. Al discendere dalla carrozza,
il Papa fu ricevuto da'cardinali Biigno-
le e Rivarola , e da' prelati governatore,
tesoriere e Massimo cliierico di camera,
oltre il vescovo monsignor Pichi. Indi
sotto baldacchino, con l'accompagno del
clero secolare e regolare, si portò nella
vicina chiesa de* minori osservanti, ove
dopo avere orato ìunan/i !à\ ss. Sagra-
mento, e all'antichissima miracolosa im-
magine della B. Vergine, compartì la tri-
plice benedizione. Poscia assistilo dal car-
dinal Brignole e da «ng.' Massimo, tra-
versando la città giunse sul nuox'o ponte
Gregoriano costrutto sulla chiusa dell'A.-
niene, ammirando la grandezza dell'ar-
co che ha qo palmi di luce, la sua soli-
dità e l'eleganza, la cnnioda posizione e
tutti i dintorni; si trasferì (|uindi all'im-
bocco de'cunicoli aperti nel monte Ca-
tillo, già preparatie pronti a ricevere nel
seno delle loro gallerie V intero volume
delle acque dell'Aniene, mediante i pen-
nelli all'uopo costrutti, e i polloni situa-
ti nelle due imboccature per contenerlo.
Ivi lesse la suddetta iscrizione in lettere
di bronzo infìtte nel marmo, situata sul-
la fronte de'cunicoli, lunga 3o palmi, al-
ta 1 5. Veduto il Papa l'esteriore appara-
to delle due mirabili galleiie, fu ricevu-
to all' ingresso della destra dal cardinal
Rivarola e dal direttore architetto cav.
Folcili; la percorse a piedi in tutta l'e-
stensione d'oltre un 5° di miglio, ester-
nando ad ambedue la piena soddisfazio-
TIV i.r>
ne (ho provava nel contemplare ini'opc-
ra così grandiosa e straordinaria, con tan-
ta celerità e arte portata a perfetto com-
pimento. Nell'estremità della stessa gal-
leria, verso lo sbocco e la nuova caduta,
con pari soddisfazione osservò la sua al-
tezza ch'è di quasi 5oo palmi, i lavori
eseguiti nel piazzale, su cui sboccando le
acque andranno a formare lo spettacolo
di tal nuova caduta : e dopo aver ammi-
rato quanto era rimarcabile e degno del-
la sovrana attenzione ne'dinlorni, e lun-
go la villa di Vopisco, Gregorio XVI si
diresse al palazzo Santacioce, accolto dal
duca d. Luigi e sua nobile fimiglia,da'
cardinali e prelatura. La sera d'un gior-
no sì fausto e memorabile venne solen-
nizzata con luminarie e fuochi d'artifì-
cio, diretti dall'arlificieie Giuseppe Riz-
zo di 2. "classe del coi pò d'artiglieria, sul-
lo stile delle girandole di Castel s. An-
gelo. Circa un'ora di notte, il Papa si re-
cò in carrozza a vedere illuminata la lun-
ga strada dall'Icona del Serpente con co-
lonne e festoni di mirto, fino alla porta
s. Croce con simmetrico disegno del paii
illuminata, con iscrizione che si legge nel-
la C/-07ifl'r<7delViola. Transitando la pon-
tificia carrozza la via a destra e a sinistra
splendida di faci, e abbellita di festoni di
mirto, potèammirare l'ingegnoso ed ele-
ganteaddobbamento dell'arco delTrivio,
e quindi il vago ornamento del prospet-
to della fontana, nella cui fronle in mez-
zo a mille simmetriche fici si ergeva lo
stemma pontifìcio, con epigrafe di ric(t-
noscenza, ri[)ro(lotta pure dal Viola. Ol-
trepassando il nuovo ponte, e proseguen-
do il cammino fuori la porta di s. Ange-
lo, anch'essa ornata a disegno, giunse il
Papa in un locale eminente, appartenen-
te al principe Massimo e dirimpetto al-
lo sbocco delle due g.illerie,ove subito in
magnifico trono di forma gotica, congiun-
to a due grandi ale di loggiati per la sua
corte, pe' principi e nobiltà romana, fu
spettatore del divertimento dell'incemlin
d'un gran fuoco artificiale, acceso a pie
i44 T I V T I V
del Calillo, illuminniuloilhnsso del mon- e nllnra In^ciato libero del Inllo il corso
te ed i suoi trnfui'ì. IJello sopra lutto e nll'Anienc, questo si avviò in un bnlciio
imponente lu lo spettacolo di cpiella pai- n invadere i cunicoli, e tutta spicf^andu
te del fuoco, che simidnntlo la nuova ca- la pompa delle ^iil temute sue ac<pie,co<-
(luta dell'Aniene, cpinle sarebbe 1' indo- me liveienle all'nsi^elto d<.l supremo Gè-
mani, con una uìirabile pioggia di fuoco, rarca, si precipitò nello smisurato b.ira-
che sboccanilo da' cunicoli e percurren- tro, che sottuslùalla nuova caduta arte-
do In via destinata alle accpie, f<iìi sccn- fatta, unica in questo genere nel mondo,
dendo per le scoscese babe dello stesso alta metri i 17. Fu spettacolo niai;ni(ìco,
Calilio, riempii tulli di meravjnjia esiti- iuipnnciite, sublune, mai |>iìi veduto, da
pore. Cfioperarono olla confe/ione e in- non potersi espruncrc con parole, sebbe-
cendio de fuochi pirotecnici i cannonieri ne pienamente il godessi presso il giubi-
artilicieri, nonché i fuochisti romani, i laute l'ontelìce. imperocché si videro a
quali meritarono lode, s'i per le dilllcoltà un tratto le onde orgoj^liosee rigonfie en«
vinte in guarnire il precipizio del mon- Irar fiuibonde con unpelo nelle scavate
te delle necessarie armature, e s"i per l'è- viscere ilei Catillo, e accavallandosi l'ima
satta esecuzione d' ogni loro opera. Né sull* altra, spumeggianti traboccare per
vuole essere taciuta la destrezza de' me- la solloposta scabro>a falda del monte,
desimi pontificii cannonieri, i quali con precipitanti e frementi, alla vista di Gre-
UDB sezione di soli due cannoni da cani- gorio XVI, che imprigionate le avea col
pagna, eseguirono tutta la manovra de' genio del cav. Folchi, e formando una
colpi e deliesalve, che duiìaiidata la cir- nuovo meravigliosa caduta, proiluceiido t
costanza. Finito fjuest'onesto spettacolo, faggi del sole iridi brillanti. L' artificia-
il Papa fece ritorno alla sua re>itlenza.e le caduta de' cunicoli si getta nella valle
stabiPi che nella seguente mattina del 7 sì Til)iirtina con tanto strepito e fragore
sarebbe dato luogo alla divergenza del che si senteassai dilontanojl'acquaavun-
fìume Aniene nel nuovo suo alveo, pre- za in bianchezza la neve, e si fange tra
paralo nelle c\i\e gallerie. Pertanto un'o- gli scogli, con evaporazioni continue che si
ra prima del meriggio, (iregorio X\ 1 in convertono in iritli variopiule.il fcNlevoie
giorno SI memorabile lulla storia di Ti- enumeiO'io rimbombode'cannoni,lostie-
voli e in quella dell'arti, si portò nel sud- pilo di 2000 mortaretti nel sovrapposto
detto luogo del magnifico trono, con no- monte, In soave arnionin de'mnsicalisli-o-
bile e numeroso corteggio. Da quella se- menti, il grido spontaneo ilella comune
ducenlraiiliteatiale posizione, il Papa pò- cs.iiltaiiza, lafolla molliluihne degli spel-
t»; vagheggiai e l'immenso jiopolu Ira ipieb latori accorsi d' ogni parte, e 1' nmcnilìi
le circostanti localitii tliUiiso, e accorso stessa del sito veramente liMiianlico, re-
per godere In sorprendente e grandiosa o- sero lo spettacolo nuovo, unico edemi-
peiazione.degna dell'antica romana gran- nenlemrnte meraviglioso, e di tal subli-
dezza. Vi nssislerono pure la regina ve- me com|ilesso che non è dato alla penna
dova delle due Sicilie, d. .Michele I re di <li convenientemente descriverlo. Questo
l'orlogallo, il fiore della romana prela- fiiislissimo avvcniinento fu un insigne
tuia mobilia. (^)niiidi (l,'itoap|)(;na il pon- tiioiilo dell'arte, una gloria italiana; un
tilicio cenno, spalancati per ben coinbi- grande pensiero felicemente concepito e
nato artificio del cav. Folchi, che ne di- prontnmente condotto n termine: cosi In
rigcva la manovra, i portoni anticipala- iin'illuslie e monumentale città salvata,
mente collocali iieHiinbocco per conte- un luogo traslormaload uicunto degli nm-
iieie il liiniu'.dringiesso de'liafiii i, e per miraloii, la natura soiirallilla dall'iiigc-
teoei c quando occorra iu &cccu i cunicoli, guo possente dcll'uoino. Giorno di [)ett:u-
T 1 V
ne gloria pei" Gregorio XVI, di elerna
liraemljranza pe'libiulini, ed iiiimortiile
pel cav. Folcili. Il Papa velluti com pie-
natnciite adetnpili i voli del benellco suo
animo, e assicurala la città di Tivoli da
ogni [)ericoIo, esternò con elFu sione d'a-
nimo i sensi del suo gradimento al car-
dinal Uivarola e a mg.' Massicno, bene-
meriti delle seguite lavorazioni, ed al cav.
Clecnente Folcili inventore ed esecutore
della stupenda e gigantesca opera che il
cav. Bulgarini qualificò: una delle prin-
cipali opere artistiche dello stato, ed il più
\antaggioso e onorevole monumento del
pontificato di Gregorio XVI. Egli dice,
che le spese occorse dalla rotta del i 826,
a tulle le ultime lavorazioni e addiziona-
li sino al 1840, ascesero a 284>ooo scudi,
ripartili come notai superiormente. L'an-
nalista Coppi ecco come laconicamente
registrò l'infrenaraento dell'Aniene." La
celebrità di Tivoli nell'archeologia e nel-
le belle arli rese famoso un avvenimen-
to,che del resto apparterrebbe più ad una
storia municipale, che all'universale Ita-
lia. Nel fiume Aniene, che scorre presso
quella citlì»,eravi una chiusa, la quale ne
innalzava le acque e le dirigeva a muo-
vere 48 opifìcii, ed a formare pittoresche
cascale. Nel giornoiG novembre 1826 il
fiume si aprì un nuovo letto fra la chiu-
sa e la destra sponda, ed in tal guisa ab-
bassandosi al naturale livello, lasciò gli e-
difizi inoperosi e le deliziose cascate su-
periori. Franò nel tempo slesso un trat-
to della sinistra sponda e rovinarouo 20
case. Ne'seguenti unni fu (pel molo-pro-
prio diLeoneXlI) dipoi ristabilita la chiu-
sa, si scavarono due cunicoli nel prossi-
mo monte Catillo per far cadere il fiu-
me lungi dalla città, e se ne adornarono
con viali le sponde. Si spesero in que'la-
vori, che durarono fino al i835, scudi
186,000. Di questa spesa un 5.° fu a cari-
co della comunità di Tivoli, il rimanen-
te fu sopportata dallo stato (per la notifi-
cazione del tesoriere de' 1 8 agosto 1 827)".
A conservare per sempre la memoria del
VOL. Lxxvr.
T I V 145
fatto, fu coniata e nello stesso giorno dal
Papa dispensala una gran medaglia mo-
numentale, in oro, in argento, in nietallo,
del diametro di pollici 2 e q linee, com-
mendevole lavoro diLoreuz,il cui fac-simi-
le pubblicò V Album di Roiiia*\t\ i836
nel n."43.R.appresentada un lato l'ingres-
so dell'Aniene entro i cunicoli, con l'aspet-
to di tutti gli antichi monumenti sco-
perti nell'occasione de'lavori. Gira all'in-
torno l'iscrizione: Gregorius Xf^I Ait-
su Romano sacri principatus anno II
inchoai'it f^ perfecit. Si vede nell'altra
parte l' egresso dell' Aniene da' cunicoli
stessi, colla grande nuova caduta, e alla
destra la città di Tivoli. L'epigrafe dice:
Tiburtcs Catillo perforato inducto A-
niene servati anno Domini mdcccxxxv.
Questa medaglia è un vero panorama,
che ne'suoi diversi piani mostra al vivo
tutta la scena dell'incantevole e magico
luogo. Tutto lieto il Papa si restituì al
suo alloggio, accollo cammin facendo da'
giusti e sinceri applausi specialmente del
tiburtino popolo, penetralo sempre dal-
la vi vace immagine del le grandissime ob-
bligazioni dacui si seutiva animato. Nella
sera il santo Padre amorevolmente am-
mise al bacio del piede tutti i membri
della commissione consultiva, presentati
dal cardinal Rivarola, a'quali fece la più
benevola e consolante accoglienza. Nella
mattina seguente il Papa, dopo aver pro-
fuso moltissime beneficenze sul predilet-
to suo popolo tiburtino, si portò alla pon-
tificia villeggiatura di Castel Guudolfo ,
accompagnalo dalle benedizioni sincere
di tutta la città di Tivoli, la quale ne'glo-
riosi suoi fasti eternerà la memoria del
suo benefico padre e sovrano, il quale la-
scia vai più speciali e segnalali monumeu-
ti del suo grande animo. In Tivoli furo-
no olferti a Gregorio XVI diversi com-
ponimenti poetici celebranti le sue gesta
e il memorabile descritto avvenimento,
idi cui originali posseggo, fra'quali quelli
di Francesco Palmieri, le Canzoni del
cau. Viola, V Epigramma del cau. Gio-
10
i46 T l V TI V
tinnii Potini, \[ Scndfo del p. Degli An- lire pnnlifirntn. Klihc pur liK.fjn onn biil
tniij »p^oi{ìu\ano, V .infirrcnii(i( u <li A- laute e .'irnirniio*^ rnntnln p()<i|ii in iniisi-
gncsc Lucani. Giunto n Cnslel G.-indolfo, cn cliiH'unibro Tibi-i io Naiulurri di Tre-
ii Papa licevt- r/y>/^/-/7/////;/7 dil p. dio. vi, niiicstio di cappello in Tivoli. La liiu
Haltista Ro.viiii, ora vescovo d'J'^iilica e ga iscrizioni; inipiessa in inniini) sotto il
vicario del capitolo \ alleano, the si leg- poiililii io hiislo, d«-l eh. d. (ìiielinuj C» Li,
pe nel n." 4?- delle yotizii- dt l i;i(>nio «lei e die lii liiama in coni|)riidio la storia de'
iSS^i e il Soiicito ili Giuseppe Villctli, n;>nati avreninienlijden'i speeialiesegoa-
anch' essi facendo eco a' poeti libnrlini. iati benelizi recali a Tivoli da Gregorio
Non solamente io Tivoli le muse e le arti \ V 1, olire l'onorevole menzione del car-
nei famoso giorno 7 ottobre encomialo- duini llivarola piotctture della città, di
no a gara il niuinlit eiilis^iino Gregoiio mg.' M.issinio e ilei cav. l'olrhi, si può
Wl, ma anclic la miisua aggiunger vi leggere nel \ iola. Inoltre nelle sale uni-
volle i suoi melodiosi coiieeiti per reniler nuipali vi t' pure, come già ricordai, il bii-
più lieta quella solennità. Il eh. Tomma- sto marmoreo di Leoue XII, con sinnle
so Panzieri compose un inno, che vesti di analoga isciizinne. Il municipio per le cu-
soavi note musicali llulUielc Simoiietli re lU 1 gonfdoniere cav. lìulgaiini ilecrc-
bravo dilettole del coiu:trlo de'diagoni li» puie elicla via, die dalla piazza di *,
pontificii. Fu canlalo durante il desinale \ aUrio guida al ponte sulla chiusa, ve-
lici Papa e dispensato in islampa, indi ri- nisse denominala / in del Ponte. Ciiego-
piodollo nel citalo ^/A/////,precedulo da liniK»; e che il Iraito di strada, che im-
elegante iscrizione di mg.' Gabiiele Lau- mediatamente prende l'iudiocco ne' due
reani. cunicoli, fosse detto Ingresso ni Trnfo-
Karra il d.' Sanie Viola, die la città ro Gre^nriniio. Di più il cardinal Riva-
diTivoli, desideranilù lasciare fra ledi lei rola five f.ibhricare la torre nell* antica
mura un perenne attestalo di [lalria ri- piazza di s. N alerio, e vi pose un esatto
conoscenza verso ilclemenlissimoGrego- orologio e la meridiana, e fece restaurare
1 io W\, mercè lo zelo e 1' ingegno del l'orologiodella toi rede'ininori osservan-
(.av.Lulgarini goiifaloiiiere,do[)oaver liit- ti, nel con vento de'(|u,ili soleva alloggia-
to in precedenza pitturare la sala gran- re nelle sue ficipicnti visite a Tivoli. Nel
• le del municipale palazzo, a' i3 dicem- suddillo luogo ove il Papa l.beiatoreGre-
bie i H3j fece collocare in essa nn monu- goiio XV 1 (Ile il segnale per lo sbocco
mento marmoreo, contenente il busto di dell'Aniene, per le |uemure de' gonfalo-
(iregnrioXN'l scolpitodal Millodato com- nieri conte Piisterla e cav. Hiilgarini, fu
niend. Tenerani, e ne fu e>cguila la so- dpoi costruito un n)onumenlo con ipiel-
leniicinnugurazione in mezzoagli appiau- lisci izione che lipcMt.mo il d. Stanislao
si |)iìi volte ripetuti del tibiiiiino popò- \ \o\u a pi 77, eil il cnn. Polinia p. ao
lo, il (piale nel rimirale il venerando bu- ihW Jdogio fmiehre del ciiiulitìiil l\ì\'ij~
sto nou potè astenersi dal versar lagrime rola protettore di Tn'oli, la quale cillù
di tenerezza e di ricon(jScenz.i. In (piesla in molle gli celebri") solenni funerali. Il
(ommo\enlefimzione la colonia degliAr- cav. Folcili fu nggregato dal municipiu
cadi Sibillini, dopo analoga e fijrbita (irò- tibuilino al suo patriziato e cittadinanza,
sa recitata dal conte (iiiisep|ie lliiganli- insieme al governatore di Tivoli delegato
Colonna vice-cnslodedella medesima,col d"a(quecav.biiigiCapi.ll libiirtinod.'San-
suono festevole delle sue (x-tre eslernùau- le Viola ci diede rim|>orlanlc e bellisoimH
ch'essa i giunti encomii al somujoGerar- Criimun delle ducrse \'ieende dei fin-
ca, iiinal/aiidu i piii (uvuli voti al lielo me .'imene in Tivoli sino alla deeiazio-
[>ci lui, ed augurandogli un lungo e fé- ne del réiedeiimo nel traforo del monte
1 I V
Catillo. Roma iS3;'). La 2.' parie ivi l.i
piihMiiù in'li83(ì, ove a p. 36 lifciisce,
elle devialo il lìiiiue pe'cuiiicoli, si ebbe
occasione di speiiiiientanie subilo il salu-
tevole ellet lo, quando iie'()siu»i giorni di
febbraio 1 836 sopravveiuiero pioggie di-
loltissime e continuate, accresciuto dallo
squaglio delle nevi nelle vicine e sovrappo-
ste montagne, ed a'6 di dello mese si fece
luogoad una delle piene straordinariedel-
l'Aiiiene. Questo fìun)e precipitava dal-
l'alto dell'antica chiusa con tanlo iujpelo
e fracasso, che recò spavento agli abilanti
del caseggiato della contrada s. \ aleiio e
Vesta. L'actpia che precipitava dalla nuo-
va caduta era eguale in volume a quella
che cadea nell'antica. L'apertura de'diie
cunicoli, e il giù seguito traforo del nion-
le Callllu, liberò tnanifestauienle in sif-
fatta occasione la città di Tivoli d.i que'
danni e da quelle mine succedute nella
rolla del- 1826. Dopo cessata, o almeno
diminuita la riferita piena, il popolo cor-
se ue'templi a ringraziare Dio, e a bene-
tlire il munilìcentissimo Gregorio X\ I,
il quale col suocoraggio e perspicace prov-
videnza, con fermezza e perseveranza fu
autore della decretala magnifica opera
del traforo e della mirabile sollecitudi-
ne con cui r avea fatta eseguire. Senza
di questa sollecitudine, oguimo può Cou-
gelturare a (juali teri ibili danni saiebbe
stala allriuienli soggetta nuovauieiile Ti-
voli a'tì febbraio 1 836. La piena delle ac-
que fu cosi imponente e precipitosa con
taut'iriipelo dall'antica chiusa nell'alveo
inferiore, che tutte le ru[)i e tutti gli sco-
gli antichi e naturali, che vestivano e for-
mavano il raio spettacolo della grotta di
Nettuno, furono dislogati e nella parte an-
teriore fatti cadere ; cosicché a piedi di
questa grotta si vedono ora a guisa d'im-
mense congerie quelle rocce naturali, for-
mate dal corso di tanti secoli, e che in fi-
ne unaliuvione dell'Aniene ha rese inu-
tili e inoperose. Se dunque la vohmiinosa
porzione d' acqua che ingoiavano i due
cunicoli, fosse precipitala nella vecchia
T 1 V 147
chiusa e nell'alveo inferiore, il tempio di
Vesta e gli altri antichi monumenti dif-
fìcilinenle sarebbero rimasti, e inevitabile
era il loro crollo, se tutto il fiutne vi fos-
se percorso. Essendo scomparsa la grot-
ta di iSeltuno colla rupe adiacente, di-
venne inutile la comoda strada futa in
parie nel i 809 dal general ìMiollis gover-
natorediRoma per iscenilervi.il cav. Fol-
chi avea tracciato sentieri per discende-
re alla grotta delle Sirene, e risalire al
tempio di Tiburno, congiungendoli con
detta via. Osserva iNibby,come ne'lempi
moderni, così negli antichi, Tivoli fu ce-
lebre per la cateratta, che ivi l'Aniene fi-
ce va, la quale ebbe però varie vicende,
essendolo varie epoche in diversi luoghi
avvenuta. La memoria piìi antica che ci
rimanga negli scrittori della caduta na-
turale, è del 25 I di Roma, di Dionisio,
che dice il fiume navigabile, ed in cui l'A-
niene si precipitava da alta rupe a [)iom-
ha in una voragine profonda sotto la cit-
tà, come a'tempi di Slrabone e di Stazio;
ed un secolo dopo ricorda Properzio col-
lo stesso carattere la cateratta e caduta
del fiume, cioè naturale e a scaglioni e
non artificiale da un muro di chiusa, co-
m'era negli ultimi tempi che precipitavasi
in massa. Dopo varie vicende il fiume si
aprì un'altra strada, e sparpagliato nella
pianura dal cauto delle vie Coslanziana
e Tiburtiua, formò le grotte delle Sirene
e di Nettuno, ed i loro laghi e ristagni;
aprissi meati colla «uà impetuosilà,che di-
vennero caverne e le quali posero a sec-
co i ristagni : catastrofe avvenuta verso il
io5di nostra era. Poscia le acque apri-
vonsi un varco sulla ripa destra, e lascia-
rono isolato il muro di chiusa fallo da
Pietrasanta e molte volte successivamen-
te restaurato, pel quale il fiume formava
una nuova cateratta artificiale. In appres-
so fu dopo il 182G rialzalo il muro eoa
gravissimo dispendio, e riconosciuto tut-
tavia iusullicieiite, fu adottato il proget-
to immaginato dal cav. Folchi d'allon-
tanare per sempre il corso del fiume dal*
i48 T I V TI V
l'uDlica chiusa, furainlo con due cunicoli tli^pridc. Qui t'.is^alc un involonlnrln or-
li inolile Gallilo, e IiktixIoIo .<>cìU'Ìc:iic di i me iill'iispillo di cusc si tetre C(|unsi iiii-
l.i il<dla grolla delle Sirene. Quindi ini- slciiose; e i](iniiluiii|iie il tuo |>ii&so sia
ponenle per ogni riguardo è la veduta liaiico et>icuiu, nondtincno spesso li eiiii
della nuova da ipialniKpie punto si miri, tiellu tua persona, ti arresti silenzioso e
sia venendo da Quinliliolo, sia vedendola Iri.sto. L da (pieslo iiiipoiiente aspetto li-
iliriinpello dalle liilue dell'ari (i[)uli liliur- movi lo sguordu per ai restai lo sui pochi
tina, sia allacciandosi superiormenlc dal- avanzi della villa di \ opisco, che alcuni
lu strada di porla s. Angelo, verso Quin- storici si ostinano a volerlo liburlino. Al-
liliolo. Molte delle discorse cose reln(|ueii- lora vengono alla memoria i versi di Sta»
le penna ihl giù lodalo cav. Zanelli, nel zio; ma cerchi invano le annose piante,
n.° 20 del Diario di Roma del i844) '^''•^ '^ lacevnno corona, gli abeti e i pini
f]uando dimorava in Tivoli, in com[>les- disposti con bella simmetria, le inaeslo-
so le compendiò colle seguenti parole, cioè se terme, i bei melalli di Corinto, e tulle
nella siimmenlovala orazione accademi- quelle altre cose, che vi descrive (pie!>to
ca,aggiuiigendovi la descrizione della pie- tumido poeta. Scomparve lìn anco il suo-
na de'27 febbraio 1 844- "^c il p^isso sof- lo, in cui una villa sì grande e maestosa
fermi sul nuovo e maestoso ponte Gre- sorgeva: il fiume vi ha formata un'ini-
goriano, il luo sguardo si arresta a mi- mensa e spaventevole voragine. Dui pro-
lare il luogo deiranlica caduta, e il luo fondo burrone rimoiilando versoli Ca-
pensiero si ferma a considerare c|uaule lillo, vedi un'opera alTalto model na, ma
pene deve avere arrecato alla cillà que- che nella grandezza nulla ha da inxidia-
sto fiume, e com'essa ora sarebbe in fine re alle decantate opere di Roma antica:
perita se in diversi tempi, e specialmente sono i due cunicoli dovuti alla iiiunifi-
{dlorquandoaweniviino giossealluvioni, cenza del felicemente regnante Gregorio
ì sommi l'onlefici non fossero accorsi a XVI. Così l'Aniene, die spesso minaccia-
frenare con grandi ripari il lui ore delle va d'ingoiarsi una parte della sovrastan-
onde. Ove sarebbe ora il tempio della Si- le città, veniva fitto deviare dall'antico
bilia convertito in chiesa cristiana, e il suo corso: e uscendo da'trafuri del inou-
irieiavìglioso tempio della dea VeslaV 11 le Catillo, forma una cateratta delle più
lìiimc continuamente percuotendo con- grandi e imponenti. Ijssa non può essei*
Ilo lai u|)e alli^sima e perpendicclare, so- meglio veduta, che stanili) [nesso l'ere-
pra cui posa tjiieslo prezioso avanzo di mitaggiodis. Antonio, .situato dove sor-
pei fetta urchilettura deiranlichilà, l'a- geva la creduta villa del \ enosiiio: là tu
Trehbe, non vi ha dubbio, travolto nel vedi il liumeusciiecon impelo dalle due
precipitevole suo corso, e a noi non re- bocchedel monlcegiìi pie<*ipilarein pio»
Slerebbe the la trista memoria che fus^e fonda voragine: giamle né il fragore e
esistilo. Qual oriido maestoso non si prc- cu|)o; l'onda biancheggiante cadendo su
senta innanzi al tuo sguarilo, allorquan- scogli tosto furiosamente riuibal/a, spu-
do, dal tempio delia Sibilla giù sccnden- ma, bolle e manda un fumo, che, al ca-
do, li felini innanzi al luogo in cui sor- der della sera, presenta iridi vaghe e iiail-
peva la maestosa grolla di fsettuno! Che lifinmi, e che poscia ricade e disperdesi
ie dii rpii movi alla grolla delia Sirena, viignndo sopra la voragine, che la inghiot-
vedi le migluiii bi/zaii ledella nalura;una te. ISini una volta, ma dicci, e cento io
vòlta iiiiillifòrme, do<'e l'erba e il musco ho lì.'>siito sopra «.li questa il mio .sguor-
tiemano sotto il lui bine della pioggia do; nondimeno non ha fatta in me quel-
slanciata dalla massa (]ell'ac<|ua cadente; la profonda impressione, che hanno sen-
un abisso Kpoxenlcvole, in cui questa sì titu multi ului; luise perche l'ucchiu uiiu
T 1 V
era abituato a vedere le imponenti ca-
ilute del Reno, della Slauback e di Fis-
se vache in Elvezia. Ma il giorno i'^ del-
l'or caduto febbraio, la cascala dell Anie-
iie mi ha presentato uno spettacolo sì
grande, che nulla potevo meglio deside-
rare: non saprei meglio descriverla, che
col chiamarla poetica. Il (lume per un pio-
vere a dirotto di alcuni giorni si era gon-
fiato a dismisura; dì mollo vinceva la
piena dell'annoi 836; e il fragor della sua
caduta sembrava quello del tuono, quan-
do è imminente fiera procella. Una ca-
duta sì imponente non vidi mai. Quanto
non era maestosa, veduta dal tempio di
Vesta ! Le acque uscendo furibonde da'
cunicoli vedevansi come sospese slanciar-
si al basso sopra de'raacigni, e là tosto rim-
balzate in alto presentavano forme da non
potersi descrivere: 1' un'onda l' altra in-
calzava torbida e spumante, e la prima
ripercossa in alto si tramutava in una te-
tra colonna di fumo acqueo, che da al-
tre era seguita; e tale ne era l'aspetto e
il fragore che si sarebbe potuto rassomi-
gliare a quel denso fumo e a quel rumo-
re di una scarica simultanea di molti can-
noni udita e veduta di lontano. 11 flut-
to getlavasi nel profondo a grand'arco, e
travolgeva nel suo corso e tronchi e sassi
e ratni, che giù precipitando rompevan-
si ;euna piacevole veduta erano gli scher-
zi formali dalle acque, che, uscite da'cu-
nicoliappena,andavanoa percuotere con-
tro due grossi cippi, che nel corso ordi-
nario dei fiume servono ad ornamento.
Né meno imponente spettacolo presenta-
va il fiume dalla parte del ponte Gregoria-
no. Una considerevolissima quantità di
acque aveva presa l'antica direzione del-
l'Aniene, e vi t'ormava quella maestosa ca-
duta, che ci hanno descritta molti scrit-
tori italiani e stranieri. 1 tiburtiui moveu-
(ìiO chi sulla via di Quintiliolo, che pren-
deva questo nome daQuiulilio Varo, chi
sy/Ierniaiidosi sul ponte, e chi traendo al
tempio di Vesta, miravano con diletto ed
esultanza questo spettacolo, che presenta-
T I V ,49
va il fiume. Ma questa piena, due lustri
indietro, anzicliè mettere piacere,avrebbe
portato a loro terrore; avrebbe rinnovato
la terribile catastrofe dell'anno 1 8?,6; mol-
ti come allora avrebbero mandate dispe-
rate grida, sarebbero tutti accorsi al tem-
pio a domandare soccoiso e misericordia:
quante famiglie sarebbero rimaste, come
allora, senza casa, perchè portata via dal
fiume? Quante lagrime, quanta miseria!
IMa la Provvidenza impeiliva tanti mali;
i cunicoli del monte Catillo assicurano la
città dal furore del fiume. Perciò tra la
folla, che moveva a vedere la caduta, spes-
so udivasi ripetere: Oh! benedetto Gre-
gorio XVI ! Oggi, se Tivoli non piange,
è debitrice a lui. Egli ha salvata la città:
qui dovrebbero trovarsi coloro, che disap-
provavano un'opera sì grande! Queste e
altre parole erano dettate dall'intimo del
cuore, erano dettate dalla gratitudine: e
il nome del regnante Pontefice vivrà eter-
namente benedetto nella bocca de'tibur-
tini , i ({uali sono a lui debitori, se in que-
sto giorno presouta loro un grato spetta-
colo la piena dell'Aniene, anziché terro-
re. Lo straniero, se oggi fosse stato a Tivo-
li, avrebbe seco portala la rimembranza
d'un'impoiienle veduta, qual é quella del-
la cascata dell'Anieoe, quando trabocca
per le sue acque: e io ora soltanto dimen-
tico le celebrale cadute dellaSvizzera, per
che parmi che nel 27 febbraio tulle sie-
noslate superate daquelledi Tivoli". Ri-
ferisce il cav.BuIgarini, che le grandi pie-
ne cui si succedono sempre piti in questo
fiume, sembrano derivare dal soverchio
disboscamento e cattivo metodo di coltu-
ra de'monti ricoperti ne'tempi antichi di
annose tbreste; giacché le pioggie scorro-
no e non si fìltiano nella terra, ratienu-
te dalle raiaificazioui e radici degli albe-
ri, e da piantagioni orizzontali. Per que-
«la ragione, e perchè gli alberi coprendo
la terra dall'azione diretta del sole dimi-
nuiscono l'evaporazioni dell'acque plu-
viali, il disboscamenlo f<i iliuiinuirelesur-
genti, ed impoverisce così il fiume di ac-
, -o TI V
<|iie iiLll'eslale, Qucsli due ppinioinsi cf-
liiti Ola si ricoiioscuno ncH'Aiiictio. VA
1 . ' si hutinu |)i»-ne, calcoliilii Iti massima
tlal c«insii;li() d' iiiii' sopui il ciglio della
v<c»:l>iacliinsii, della pori. ila di intlri cn-
1)1 iSopei ORiii niiiiulo «•L'condo,C(iiii|)ic-
ii nielli 4>^ che iic as>oi l><»iio i canali de-
gli edilizi. Esse portano iiniiieiise fpianti-
tà ili uialeii«';>"«''>li'*'* f^sciidoslala la par-
li c>eavi>la «Icll'alveo nella rolla dtl i Sx6
luiig;i 3 miglia, ovvero metri 44^7» 'i**
gn -io metri, piofDiida negli eslreiui ila
I X metri a nulla, vi è occorso un volu-
me «li deposizioni di metri cubi 54o,ooo,
clic lianno Colmalo in 8 anni la suddet-
ta prolonililà (egli scriveva ncli8.i8). Si
|iin) calinlare a iluc volto magi^ioie la ma-
teria esportala dallo sdoramento della
COI renic,e così coiiipnlai co più d'un mi-
lione di metri cubi, che il lliime toglie di
terra alle montagne, clic sino alla cadu-
ta lo circondano, ogni 8 anni; e (juiiidi si
può inimaginare qual daiiiio ne avverrà
co'secoli st' non si piantano macchie, e non
Sì pralicheranno melodi di cullivazione e
pianlagioni orizzontali. 1\1 2." se ne ha
IMI eiU'llu incontrastabile, giacché dalle
sorgi nli dt-ll'Anieiie gli anlichiac(puHlot-
li romani piendeviino quinarie d'acipia
1<S()33 , cioè circa la mela dell' alluidc
(iiime in i><talo ordinario. Una ipuiiitila
ne consuainvnno le antiche ville del »>uo-
\i) tihurliiio, come già notai e si è ricono-
sciuto ilal grande acipiedolto rinvenuto
pri'>*o l'iinboico ile'iiinicoli; olire ili che
gii autori antichi parlano della gran ca-
duta già rammentata , per cui le ac(]iic
doveanu essere in (piantila. S'aggiunga,
che dopo In cadnla dicono essere il (iu-
ine navig/ibile, e peiùd un volume con-
kidcievole. Tenuto a calcolo tiitlocio, le
atipie del fiume presenteinciile nello sla-
to oidinai io si ravvisano iidinilameute
diminuite dall'antica (piantila, non per
altro, che per 1 anzidette lagujni, e si hai)
no memorie sempre instabili della navi-
g.i7ioiied<-l liuiiic ne'teinpi piii recenli. Il
|iielulo MiiMiiuu compilo e pubblico nel
T I V
i83S coTi|)i camerali in a tomi in foglio,
un di'ttaglio de'luvori dali 828 ali837,
che intitolò: livlazùnu' sinrica del Ira'
fora (Iti Monte CalìUo per l'innU'cazio-
ne (lei filane ylnu iH\con\ f\ la\'nle inci'
se, eior jìKinte. spneeitti e nrnfìli. Le sue
benemerenze furono premiale da (Grego-
rio XV iconsuccessivamenle promuover-
lo a suo Mtieslro di Cameni e Maiii^ior-
donw , con crearlo cardinale e legalo di
linvenna, e concederlo a Tivoli [)cr pro-
UUoie. Quindi subentra alla storia di
ipianlu in un decennio è avvenuto d iin-
porlante in Tivoli, e precipuamente le >ì-
ccndedell'Aniene in seguito della Crniut-
Cd |>ubblicata dal dotto genilore, del eli.
d.' Stanislao Viola con l encomiala ope-
ra: Jienli nel decennio dtilla deviazione
del filane Anicne nel traforo del Mon-
te Catillo avvenuta il 7 ottobre 1 83 5, .vj-
no all'ottobre 1 845. con la serie di an-
tichi nionnnicnti scritti ritrovali e lo-
ro illiistr/rzìone, con ylppendice. Uoina
i8j8. Celebra rincremento e prosperi-
tà di Tivoli dopo la rotta del i82(),deplu»
rabile inforluuio che provocò le ma;;ua-
nime munificenze di Leone XII, e («lo-
gorio Wl che chiama liberatore di T'i-
voli, narrando lesuccessive cure pel coni-
pimento de'Iavori del Calillo e de'Iuoghi
uccessoi ii, (pianluiKpie già fosse difesa la
città per la deviazione del fiume, «piindi
i monumenti d'imperitura riconosccn/.d
delia medesima, la solenne inaugurazio-
ne del busto di Oregorio XVI , nccuin-
pagiiata da accademie di suono, di canto
e di poesie. Come il Papa a dimostrar la
fermezza perseveranle dell'ammu suo al
bene della città, nell'urdinare il munte-
nimento e leaccessorie bisogne della gì an-
d dpei a,coiil(;rmò il cav.l''Mlchi a direlloie
pei pi Ino di (p lei le, e con esso eziandio ind-
ia SUI) calli a 1 ingegnere Maggi, hi per assi-
stere a (pianto riuianeva a farsi, come per
invigilare alla conservazione del già fallo,
onde remlt-re vieppiù diiraluro e maeste'
voli- il grandioso lavoro, l'inuiiui a le pro-
gressMe operazioni del cuv. l'ulchi pel
T I V
compitnenlo e maiitenimenlo de' lavori
(!cl tiaforo, sia nell'interno che ne' din-
torni; clie visilù l'etnissaiio Bernini, qua-
li l.jvori oicimò, e la successiva approva-
zione dell'opercilo del Maggi. Glie visita-
la la grotta di Nettuno, ora squallida e
OTe il fioco nìortnorio dell'acqua ricorda
la stia celebrila, ordinò alti i lavori a mi-
glioria e stabilità di quanto erasi opera-
Io, conipiaceudosi cli'erasi collo nel seguo
con averla sgr.tvata del peso della demo-
lita chiesa di s. Rocco. Io qual moilocol
Blai'"! simmetrizzò le co>e antiche disco-
perle, le ordinazioni pe'lavori dell'antico
breccelo e ne'luoghi limitrofi, e vigilali i
lavori accessori! e i cunicoli, si occupò dei
ripari. Piiporta il riassunto generale del-
l'operalo dal 1826 al i844> '" ""0 al 'O"
tale della spesa che classificò: Costruzio-
ne e riprisliuaz.ione della nuova chiusa
nel comiaissarialo di mg.' Nicolai, scudi
80, 447- i'*^i" '^ grand'opera del traforo
perfettamente compiuta e a lutto ili 83 d,
scudi 176,0 18. Spesa de'Iavori accessorii
e di manutenzione dal i836 a tutto il
i844) scudi 35, ic)5. In conseguenza la
spesa totale in luUo salì a scudi 29 1,66 i.
Fece pure il novero de'sovrani e princi-
pi reali d'ambo i sessi, che tli persona re-
carousi appositamente da Roma ad ono-
rare e ammirare la grandiosa opera del
traforo. Ecco poi come descrive l'attua-
le caduta dell'Aniene, mirata di prospet-
to dalla costa del monle diavola, ossia dal
podere del principe Massimo ov'è il sud-
descritto uionumeulo di Gregorio XVI.
» llCatillo a manca, che maestoso torreg-
gia, ti n)oslra il viscere aperto da un'in -
vulnerabile mano, la quale ti ridesta del
passalo una ventura singolare, nuova, ve-
neranda (la processione di Quiiililiolo che
percorse il cunicolo destro, e la benedizio-
ne tle'cunicoli), ed ora li slancia nel pie-
no volume il terribil ma domalo Aniene,
che con islupenda parabola l)iega il suo
corso, e fragoroso e mugghianle s'inabis-
sa ili fra gli scogli sottam, frangendosi in
mille punii, e indietreggiando il flutto rc-
TIV i5i
trogrado con esso si amoioglia ed in-;ie-
me precipita nel f nido, con le acque del-
le grotte di Nettuno e delle Sirene s'am-
massa e dagli occhi sparisce: allora non
altro tu vedi, che un d^nso alzarsi, un ca-
dere, un rialzarsi di spessissimi sprazzi,c!ie
nello spandersi per l'aere divengono nu-
bi, o con le nubi si confondono, e come
i\n conlinovato movibile sipario la sor-
prendente scena ti nasconde di tante bel-
lezzedella natura e dell'arte, e soprappiù
i ruderi della villa di Vopisco". Di sì pre-
gevole e interessante opera, lungo sareb-
be il darne anche un'idea, essendo corre-
data inolile di due utilissimi indici, ili."
delle materie concernenti il municipio e
l'Aniene; il a.° de' nomi contenuti negli
antichi monumenti scritti, delle cose e del-
le parole notabili originate da'medesimi.
Gregorio X \ I sempre amorevole co'li-
burtini e compiacendosi dell'opera che a-
vea infrenato l'Aniene, per la3.^ volta vol-
le consolarli di sua presenza e insieme ri-
goderei mirabili cunicoli. Appena si ditfu-
seperTivoli ilgralissimoannunzio,che sui
primi d'ottobre 1 84^ ilFapa avrebbe nuo-
vamente onorata di persona la città, una
slraordinaria allegrezza s'impossessò de-
gli animi di tulli gli abitanti; e fi a L'au-
torità e i cittadini si vide nascere nobilis-
sima gara per tributare all' adoralo so-
vrano e al munificentiisimo benefattore
le [nù vive dimostrazioni di riconoscenza
e ili aifello. Ed allinchè nella somma ri-
strettezza del tempo potesse portarsi ad
ottimo fine tuttociòche di comune accor-
do si a vea divisato di fare, con saggio prov-
vedimento il gonfaloniere Filippo Cocca-
nari dislribuìfra gli anziani e principali
signori i diversi incarichi; e mercè la loro
intelligenza e attività in pochissimi gior-
ni venne il tutto puntualmente allestito.
Quanto iK^bilmente e decorosamente si
feceda'tiburtuii, anche in (juesta lieta cir-
costanza,fu pubblicalo da'u.' 81 e8 3ilel
l)iai-io (li li.oìiun\ii\ I 84j,e dal u°^o del
1.12 iXiìW ALbiiin di Roma, il contenuto
del quale, colle epigrafi e iicrizioni, non
i5a T I V
meno che co'disei^iii cleU'niTO gotico, del-
la Tcdiiln della cascala dcH'Anieiie, e del-
l'arco di ferro t'uso, fu slampnlo o parie
col lilolu di Relazione delln gita di sua
Siintilà Crez.f>rio \f/ felicemente re-
fndnfe in Tivoli nel di i ollohreii^^'y.
1100131845. Fuori della cillà non lungi
dal casiuodi villeggiaUna del collegio dei
nobili dirello d.i'gesuili, sorgeva sulla de-
liziosa %ia di Carciano un grandioso ar-
co golico, varialo di molle decorazioni, ed
avente stilla cima la sl.ilua della Ileligio-
ne, e da'dne lali due iscrizioni celcbi un-
ti le pontilìcie munificenze. D.dl'arco si-
no allo porta di Santacroce, in ambedue
le |>arli erano siluale di trailo in trailo
delle slal ne fi ammezzate da trofei che sor-
{■(.rrnevano fesliaii di mirto; analoga sitn-
nì<-lria presentava l'abbellimciilo dell'e-
slerna facciata della suddetta p(>rla; e sol-
lo lo slemuia poulilìcio si leggeva un'e-
pigrafe snll'estdlanza de'liburlini pel ri-
torno tlel l'ontelicelra loro. La via prin-
cipale della citlìi, die dali'iudicala poi la
si estende sino al ponte Gregoriano, era
tutta messa a festa jier mezzo di doppia
fila di colonnelle vestite di mirto e con-
piunle fra loro da arcbelli e festoni del-
la slessa verdura. Rompevano la mono-
Ionia di queir ornalo e vi aggiungevano
piacevole varietà due ardii graziosamen-
te fuiuiali con di appi a vari colori, l'uno
presso l'abitazione de' Coccanan, Tallio
accanto alla fontana , ciascuno con due
iscrizioni di giubilo e di riconoscenza. Il
ponte \eniie detoralodi 4 staine, die rap-
piesenlavano i ss. l'rotetloii della cilla;
e fra il ponte e la porla N'aleria si eleva-
la un ben inleso arco di vei duro, le cui
pareti interne ed esterne, unilainenleallo
stemma pontificio clic v'era sovrapposto,
sì vedevano con bellissimo ordine, «jiiasi
B forma di ricamo, liveslile di [ii7znlello
e di peitjolese, u\e piegialis«.ime fia'liluii •
tini, e die fot mano uno de' loro pillici-
pali prodotti, il che rimnrcni a suo luogo:
in 2 iiicdiie aperte ne'lati interni ddl'ar-
cu ciauu cuUucali due grandi >asi dolati
T 1 V
ricolmi di varie finlla; e i sentimenti de-
gli agricoltori che gli eressero, esullanli e
Mconoscenli, erano indicali da due iscri-
zioni. Con eguale scilleciludine il cav. Fol-
cili si occupò dell'abbellinienlo della vil-
la pubblica, che si estende lunghesso il Ira-
loro del monte Calillo, e della (jualc va
Tivoli egualmente debitrice alia pontifi-
cia provvidenza, come venne additalo da
un'epigrafe, l'resso l'imbocco e lo sbocco
del fiume slavano eretti due magnifici pa-
diglioni alla foggia oiieiitale;e le bcllevie
che guidano a (piesti due punti nc<piista-
vano nuovo pregio du'cocdit di festoni di
mirto e lauro, che disposti con elegante di-
segno e frammezzali da pendenti vario-
pinti lampioni ficevano di se mostra va-
ghissima , senza togliere allo sguardo In
pio<.pelliva della circostante incantevole
scena. Nel tempo stesso i pp. gesuiti e i
nobili giovani da loro educali, tutti pie-
ni di giubilo, perchè il loro casino fosse
prescelto a soggiorno del Papa, non om-
nii>eio alcun genere d' apparecchio per
accogliere con%enieiitemeiite cotanto o-
spile; ed i sentimcnli da cui ci ano anima-
ti si leggevano espressi in un' epigrafecol-
locata nel cortile d'incontro all'ingresso.
Né minore fu il movimenloela gioia che
regnavo nel grandissimo opificio di Gio-
vanni Graziosi e Antonio Garlandi. Gra-
tiitSiini ni singolare onore della visita coni-
parlila da Gregorio W lalle loro lei ne-
re, adornarono con enlusiasmo il vaslu
edifizio, nella dolce lusinga che il magna-
nimo protettore e animatore ilelT iii'lii-
slria nazionale si volose degnare di con-
templarvi la fusione del ferie, il meccani-
smo della trafila, e l'esecuzione di tanti
SI pregiati lavori, die si allirano giusta-
mente l'atlenzione degrinlelligenli si ita-
liani che cktcri. .SiilT ingresso elevarono
un mirabile arco luMo di ferro fuso , le
cui basi, colonne, capi lei 11, cornicioni, bas-
sorilievi, slemmi e fregi di luUa fiiHvza
erano opera di artisti liburtini,ed a lei
tei e dorate erano scritte 1 epigrafi ana-
lo;;hc alla Solenne circostanza, lu mezzo
T 1 V
a tali preparativi, spuntò il giorno aspet-
talo, salutalo nell'alba dalle torri libiir-
tine collo sparo dì grossi mot lari; ed al-
lora in un subito apparvero decorale di
tappeti e di drappi lefiuesireei balconi
di tulle le case, lungo le vie specialnienle
per le quali dovea passare il Fapa.Cuca
le ore 1 4 i/^, fra le più vive acclamazioni
de'liburliui e dell'accorse vicine popola-
zioni, fra'concerti della banda municipale
e il suono di tutte le campane, Gregorio
XVI arrivòalla sommila deila strada de-
gli Oli veli. Ivi si compiac(pie il Papa di
permellere che una scelta schiera di cir-
ca i co giovani vestili unifurmemenle di
bianco con tracolla gialla, guidati da al-
cuni signori tiburtini, tirasse la sua car-
rozza. Alla porla deila città gli furono pre-
seulate le chiavi dall'encomiato gonfalo-
niere Coccanari, e gli tributarono il di-
volo ossequio la magistratura, il gover-
iiatorecav. Lorenzo Mundinie tulle le al-
tre pubbliche autorità civili e militari, io
mezzo all'atFullalo popolo, accresciuto da
grandissimo numero di forestieri. Giun-
to alla chieda de'minori osservanti, vi fu
occulto, oltreché dal loro p. generale, dal
cardinal Bianchi , e da'monsignori Gigli
vescovo diocesano, Ptosani ve.>covo d'Eri-
trea presidente dell'accademia ecclesiasli-
ca, e Lucciardi ora cardinale presidente
della Comarca. Il Papa ricevuta la bene-
dizione col \ enerabile, da mg/ Criganli-
Colonna arcivescovo di Damasco, passò a
piedi sotto baldacchino sostenuto da 4 t;a-
iionici al convillo del collegio de'nobili,
preceduto dal clero secolare e regolare, e
seiiuito da scello niuiieroso corleiri^io. fra
i quali dislinguevasi il bali Iv. Gio. Anlo-
lìio Cappellari della Colomba gran prio-
re dell' ordine gerosolimitano del regno
Lombardo-Veneto, nipote di suaSautilà.
Al convillo fu ricevuto dal p. generale del-
la compagnia di Gesìi alla testa di quel-
la religiosa famiglia, e de' giovani allievi
schierati in doppia fila, ed a pie delle sca-
le alcuni de'piii giovani convittori recita-
rouo un breve componimento poetico, ed
T I V i53
umilmente gli offrirono in omaggio dei
bellissimi (imi, che il Papa nccoNe ne'mo-
di i più alfetluosi, e graziosamente amò
riversare sulle loro teste. Salilo nell'ap-
parlaraento che gli era stalo apprestato,
compai fi dalla loggia l'apostolica beuedi»
z.oiie aliimmensa molliludiue, che tutta
ingombrando la via e i sottoposti oliveti,
faceva echeggiar l'aria d'incessanti voci
di giiiL'ln, alle quali si veniva mescendo
il rimbombo de'mortari,e rarmonia del-
la banda liburtina e di quella del 2.° bat-
taglione de' cacciatori ponldlcii. Poscia e
con cortesi parole ammise al bacio del
[)iede i prelati, il capitolo, il governatore,
il magistrato, il convitto de'nobili co'ge-
suili loro direttori , la nobile accademia
ecclesiaslica, il collegio irlandese, i diver-
si religiosi e principali signori della città,
ed altri che vi convennero, fra' quali la
principessa alassimo, il duca e la duches-
sa braschi, e il principe Odescalchi. Do-
po aver preso breve riposo, discese per an-
dare a vedere i cunicoli, e benedisse nel-
l'atrio del convitto la numerosa scolaresca
de'fralelli dellescuolecrisliane.i quali am-
mise al bacio del piede , che disposta ia
due ordini, per bocca d'un fanciullino poe-
ticamente gli ^espresse i voti e i sensi del-
la sua ingenua allegrezza. Non è possibile
descrivere con parole l'enlusiasmo ila cui
era no coni presi gli a ni III ide'cit ladini, men-
tre il Papa traversava lentamente la cit-
tà; su tutti i volli si scorgeva dipinta la
gioia, gli evviva, gli auguri!, le acclamazio-
ni partivano da tulli i ìabbri: pareva una
festa di famiglia d'intorno all'amalo pa-
dre. Passalo il ponte Gregoriano, si ter-
mo con vera compiacenza a contemplar
l'arco di pizzutello, e lodando l'idea e l'e-
secuzione, ebbe la degnazione di gustar di
quelle uve, e distribuir di que'frutli alle
persone del suo corteggio, mostrando po-
scia il suo piacere di vederlo nel tornarvi
spogliato, ii che era avvenuto dopo brevi
islauli dal popolo. Fiatlauto il monte Ca-
lìllo, che gli stava dirimpetto, rintrona-
va dallo sparo di 2000 mortari, i (piali
i54 TIV TIV
ilispoMi tu fipi l'cilncon iinn specie di siin- (1i>rii2Ìonpppravcisìbcn contlollaeman-
nicli i;i u'iliiiiie picsfiilava rnDiuiif^iiaMli leiKila un'opera colaiilo cai a ni paleiiio
imallucco ili biillugliu.efiicevnnouii bel- suo cuore; e si «l<quò gradire tifile mani
]i»»iiiio %cdciL' e sentire. Al piin» ipiodel- dr! meilcsinio IMlu^lr.l7.ione arclieolo^i-
)a \i11m pubblica, che coni;iiiiii'c liudjoc- ci (le'nioiiiinieiili ivi linvenuli ed ivi col-
to e loMbdcco de'cunicoli (Jiej^oriani, Irò- loculi ad oiiiaiiieiilu del passesJigio pubb'i-
^o^si a riceverlo il cav. Clcmcnlo lolclii, co. Risalito in carrozza, e traversando le
cb't-bbe poscia l'onore d'accompagnarlo ste>se vie tra'inedesiini attestati di divo-
per lutto il tempo di quella visita, e di tissiiua generale esultazione, onorò di sua
venirgli udilit.iiulo pailitauKMilo i lavori, graziosa vi>ila il caidin.il bianchi nel ca-
che dall'onobrei 835 in poi vi furono ag- sinodi viiicggialura de'inon ici cainaldo-
giunti. Si recò priinieraineiiteallo sbocco, lesi, di cui il porporato è abbate geiiera-
e (jiii sollo inagndico padiglione mentre le, e (piiudi lece ritorno al convitto de'iio-
jiiiiiuirava le pittoresche vedutc.chc la un- bili. Dopo il [iraiizo il Papa ebbe la de-
tuia sembra over adunato in (pie'ilinlor- gnazioned'acconsentiiealle brame dc'ge-
111, si ce II) piaceva d'mtei tenersi bcMiigna- suiti,cona'!sislereaglispeiiiuenli (ìsicidcl-
iiieiilein lunghi collocpii artistici col ine- la luce elctlrica, (L'i telegrafo elettrico, e
desiino cav. lolchi, sulla giaiuliosilù del della macchina elellro-ineocanici, che a
progetto, sulla ielicilà dell' esecuzione, e lui esposero que'nobili allievi sotto la di-
siigriinineiisi vantaggi che dal traforo del razione del p. della Rovere, e che lutto
Calillo ne sono derivati alla città di Ti- si attirarono il suo sovrano aggradiincn-
voli. .Solo chi vi fu presente potò animi- lo. Dalla gravità deire*perieiize si passò
laie il magico clhllo, che proiliicevano alla piacevolezza del iliverlimento, e bai
in «pie'uKMiienti e il riinioie dell' acfpie cantici e i suoni venne innalzalo dagli stes-
della gran cascata, che accresciute nrlilì- *>i giovani del convitto un globo areosla-
ciaUneiilc |)er la momentanea chiiisuia lieo fi egiato delio stemma ponlilìcio e di
dei canali degli opilicii si precipitavano analoghe iscrizioni. Che se lasovcichia an-
macstosamentc in gran copia (la'ciiiiicoli guslia del tempo non gli permise di visita-
pei una caduta <ii i 9.0 metri (110 dice il 1 e lo stabilimento di (jiaziosi e Carl.mdi,
Duino o circa :ioo p.iliiii ) e le sinfunie come era suo piacevole e vivo ilesiderio,
delle bande, e gli applausi iterati del pò- fu peri) visitato e ammiralo dal suo uipo-
polo disseminalo fra gli alberi e le rupi, te bah Cajipellai i; ed il Papa accolse be-
t l'eco prolungato (fel monte, llecatosi in nigoamenle il di>eguo dell'arco di ferro
seguito ali'iuibocco, nella loggia degan- fuso (»l■e^o col mezzo ilei d,»gherrolipo,clie
teiiienle ad.lobiiatadelcasinodeirammi. da'medesimi gli vi-iine umiliato , e colle
iiistiHzione dcirAiiiene, vi fi sidutalo da poi eonsoLinti parole animò entrambi a
un coro di scelti cantanti, che da le pian proseguire un'intnipresa, che reca cotan-
te di graziosa selveltn ripetevano rinno ta iilililà e onore allo stato ponlilicio.Co-
liprodolto ù.xW yì Illuni , appositamente M Irnscorse al pari del lampo ipiel forlù-
coiiiposto per si fiuola occ.isioiie, inaile nato giorno, ed il l'onU (ice, ilopo aver più
lodi di Gn-gorio \\ l e con c.ildi>siini vo- volte m.inii'oiala a iiiì;.' vesojvo (jigli,al
ti per la sua prospera conserv.izu/iie. biu- goxcriiiiloie e al goidaloiiieie la sua con-
bi I ;;iiitissiinu al l'apa il vedere il cors<) lentezza, cdupu aver lasciale generose le-
dei buine, la spoinla sinistra miinila ih si unotiinnze di sovrana beiielìceiizn, com-
hillo ed elevato albuccelo, e la citlii assi- parti ili nuovodalla loggia l'apostolica be-
curata per seinpie da ogni pencolo; e piii uedirioiie, e cmn Icore a 1 1/9. ripulii ab
volle cco'piugiuziosi modialteslo alcav. li vulln di U.iui.i, ae. oinpagn ilo d l'pjii
Toichi li »uu conUuio e la sua piena sud- fervidi voti di tutta lapupolazioiic. iNòcol
I
T I V
gioiiio fiiù la gioin, poicliù nella sera vi
l\\ illuminazione geneiale lìella citlìi e un
ben inteso fuoco d'aiti fi zio i a p|)resentanltì
la cascata deli' Aniene dal trafuro delCa-
lillo. Il santo Padre fu pago di sì bel gior-
no, ed i liburtini lo ebbero a grandissima
Ventura (Va le tante sovrane beneficenze,
che saranno loro d' indelebile eterna ri-
cordanza. In Tivoli furono presentali al
Papa, e da me si possiedono in originale
persuo donativo: uncorapouimenlo poe-
tico con erudite note, del canonico Sta-
nislao Rinaldi; 1' inno di mg.' Briganti-
Colonna arci\escovo di Damasco , etic-
hi aule la venuta di Gregorio XVI in Ti-
voli per la 3.'^ volta, poi recitato a'y otto-
bre nella solenne adunanza degli Arcadi
Sibillini, tenuta per festeggiare tale av-
venimento; lopusiidlo elegantemente fit-
to im[nimeredal munici|)io tiburlino,col-
la raccolta dell'epigrafi di sopra ricorda-
te, insieme al suddetto inno; l'opuscolo
italiano-francese intitolato: Brevi cenni
sul traforo del monte Ca lilla eseguito in
Tivoli per la diversione dell' Aniene, al-
la quale stampa furono aggiunti mss. l'i-
scrizione monumentale rammentata su-
periormente e coliocata nel luogo ove il
Papa die il segno per la solenne introdii-
zionedell'acque ne'cunicoli; l'altezza del-
le piene straordinarissime avvenute nel-
l'Anieneecunicoli Gregoriani dopo la di-
versione, cioè a'G febbraio! 836 di metri
4, de'aHfebbraio 1(344 *-'' m^t'"' 4-6(3, dei
3 e 4 novembre 1844 <^'' "f^elri 5.27; ed
il novero de'sovrani e principi d'ambo i
sessi che visitarono i cunicoli e in quali
giorni. Ptiporta il Siipplimenlo al n." Si
del Diario di lionia del 1 846, che [)er la
pianta morte di Gregorio XVI, il capi-
tolo lihurtino riconoscente celebrò soleii
ne funerale nella cattedrale, con messa
cantata dalla 1 . 'dignità, coll'assisteiiza del
vescovo njg.' Gigli, il (juale dopo le 4 as-
soluzioni eseguile da'cauonici più anziani
IL'ce la 5.' al magnifico tumulo con iscri-
zioni mortuarie celebranti le gloriose ge-
sta del munifico sovrano e padre. Queste
TIV i5ì:
venneroancoraencomiatedalcan. decano
d. Giovatali Potini, con dotto elogio fiine-
bre; Tnfiinere(h-egorii\f'IPont,Max,
O ratio hahita in Ecclesia cathedralis
Tihuris IV idus junii anno MDCCCXLVr,
quani R.'i'o Canonicoruni Collegio cu-
jus cura juxta sole/nnia. peracta snnt
idem. D. D. /?., Fulginiae i58o; e l'af-
follato popolo con lagrime di dolore e
gialiludiue, composto a mestizia, benedi-
ceva la mano del gran Pontefice liberato-
re, e gli pregava ilal cielo pace e requie
sempiterna. Ora passo compendiosamen-
te a liescii vere, col Nibl'y, col Bulgarini,
con rUghelli e con altri, le notizie stori-
che di Tivoli e de'suoi vescovi.
Tiburfu fondata da'siculi,secoiidoDio-
nisio, il quale per prova allerma che a suo
tempo chiamavasi ancora Sicelion una
parte della città, che ricordava quella i.
origine. Dice iNibby che questo nome sem-
bra che fosse quello originale della città,
quasi centro di quel popolo antichissimo.
Solino enumerando le città piìi antiche
d'I (alia, e accennandone l'origine, riferisce
di Tibiir, cheTiburto, Cora e Calillo figli
di Calillo nato da Amfiarao depulsis ex
oppido Siciliaevcteriùus Sicanis a nomi-
ne Tiburti fratris natii maxi/ni urbeni
vocarunt. I n (j ueslo passo nota N i bby,quel-
Voppidu/n Sieiliae. cìie iì lui sembra de-
tenni na re il nome origina le del la ci Uà, che
dopo la colonia argiva fu appellata Tibur:
noia ancora la sostituzione di Sicanis io-
vece di S7rulis,9ia per difello de'copistl,
sia per un'allusione di vetei'esnne Sicani
di \ irgilio, che sono i siculi stessi, che il
poeta fn-zato dal metro volse in sicani. So-
lino cita l'imporlanlissima opera che Ca-
tone scrisse ò>ì\\' Origini delle città d'I'
^^//zV7,opera sventuratamente perduta,dai>'
la quale appariva che n'era stalo fonda-
tore (Calillo arcade, ammiragiio della flot-
ta d'EvMiidro; ma Sestio, secondo lo stes-
so Solino,alieiiua essere stalo fuiulalo Ti-
bur dalla gioventù argiva venuta insieme
con Calillo iu questa parte d'Italia, vale
a dire che Calillo fii^lio -d'Auifiarau. do-
iS6 T I V T I V
pò l.i innitc protlii^ids;! ilei pndic, avvc- il Tìì<nr Àrc^cum (y\ i\\ poro |in<;lerioieal
luit.i presso Tello, pei cotii.inilo di Oicleo SucHim tie'sìculi, e la (pieslione rilieiie
suo avo, fu con una ili quelle spedizioni tidiir^i al più ad una Ireiiliiiii d'anni. No-
che cliianiaronok'(T,^//cr»//;.peicliècom- ta di più il Nil)l)y, die semieiulo la tradi-
jio^te di giovani nati nella ste^^a priniave- 7Ìniie piìi ricevuln.clie fa di (Àildlo I un
la, nincid.ito in Italia, dove pi oci e») 3 fi- (i^lio d'Anili.iiao, ne segue aperlaHienfe
gli. 1 il)Ui lu,Coia eCalillo ll,e(pic<ili scac- un nnacronisinu per parie di Viigilio, il
ciati i siculi u i sicani da Sirilitt. chiama- ({uale fa |)render parie a'suui figli nella
ronuTibur la città, dal nome del loro Ira- f^uerra contro Enea, i (piali prohabilinen*
tello maggiore Tibullo. Iiuli iNibby ripor- te regnarono insieme rormando una «pe-
tnle le ICNlimonianze di Orazio, ili Silio ciedi triumvirato. Forse Virgilio segui la
e «li (K'idiOjdice lisullarc da tali autori' tindi/ioncclie insinuava esser Calillo I uà
là,cl;e la cillù fuiidata da'siculi e cliiama- «icaile e ammiraglio d Evandro, ma re-
la Siciliaera stala ilalla colonia argiva cin- cliercbbe sorpresa trovare, clic rainmi-
ta ili mura e chiamala Tibur ad onor di raglio invece di rimanere presso il suo si-
Td)tii lo. Dionisio mostra chiaramenteclie (^noic, Hjsse divenuto un re indipendente
gli abitanti primitivi di (piesta parie di- ila lui in guisa da unirsi i suoi lìglt nella
talia, prima della venuta de'pelasgi, ch'è leg i contro di Enea ospite e amico suo;
q laiitodiie prima dell'espulsione dc'sicu- e più ain;ora che un arcade fosse l'amaii-
li, abitarono sui monti piccole città e non raglio d'Evandro, riflettenilo essere gli ar-
inurate, ed avere i pclasgi appreso loro a caili il popolo più mcililerraneodel l^elo-
foililìcaile e cingerle di mura. e la colo- ponneso. Nondimeno |)onendo da canto
ma argiva fece appunto ipicsto. Osserva ranacroiiisino, i versi di N'irgilio mostra'
INibby sul nome Tibiii-, che faccvasi de- nochede i fr.ilelli.Tdiurlo era il piùan-
livaie da Tiburto o iiburno, nomi che ziano. e come tale si rimisi; in Tibur, che
piuttosto dircbboiisi derivativi essi stessi da lui avea tratto nome, mentre i fratelli
ila Tibur, invano cercasi il significato nel- suoi C-ilillo e Cora uscirono in campo.
le lingue antiche conosciute, sembra che Tranne l'imprese segnalate da loro falle,
ilovi ebbe derivare dalla stessa origine di secon.Io Virgilio, nella guerra latina con-
///('/'/•/v, Tltyliiùs o Tilicris^e perciò ri- tio l^iica aiutando Turno, e la tradizio-
inane nascosto nell' anlichissime lingue ne vaga che Gallilo vi moi'is<e dopo aver
de'siculi e de'|)elisgi. Iiiollre ÌNibby, per fondata un'altra città in Italia, e Cora o
le ragioni che adduce, confutando l'asser- Corace edificasse Cora nel paese de'volsci,
zione del .Sebastiani, che stabdì la fonda- non si hanno altre memorie ih loro. Sul-
7Ìone di Tibiiri 9.1') 1 amii avanti l'era voi- le origini primitive ili Tibur, il d.' Sla-
mare, restringe la data della primitiva ioii- niilao Viola è di diveisao|)iiiione del cav.
ilazione almeno all'amio i 30 |,o crede non Ihilgarini, e si avvicina al n.iir.ilo da Nib-
poteisi dire l'osteriore a (|ucirepoca, cioè by, imperocché egli dice, Cullilo arcade
all'anno (ti i avanti la fondazione di Ilo- figlio d'Amlìarao, dalla sua patria eiuìgrò
ma. Che l'epoca della morte d'Amfi.irao con l'Evandro argivo, alla cui (lolla s'im-
padre di Cilillo I secondo loiidaloredii- pelilo in ipialilà di prcletlo: che arrivati
na città su questo colle, dopncliè (piai- in Italia luroiio ambedue benignamente
c\ì<'. anno prima crasi da'siculi loiid.ita la accolti da l'hanno re del Lazio; che Evan-
citili (Il Sicelia o Sicilia, che furono coslret- dio si fermi» nel colle presso il Tevere, da
liidjb.indon irenel I 3()o trasmigrando in l'aliante uouiato L'allanteo, poscia Mniìlr.
Sicilia, e sulla ipialesuise poi ilTibur de- Piiliiti/io ; e Calillo sih il colle irrigalo
gli argivi, (picsla può delei minarsi poco diill' Anieiie presso gli Apciinini , ne di-
pu»tciiurc ali aunu klcs^ui Jòu, e ipiiudi scacciò i sicam che 1 abitavano, e vi cJi-
T I V T l V 1 77
fico le mura per lui delle di Catillo. La poli con Pioma nel suo annosGS, in ma-
quale denominazione si mantenne sem- niera the i sabini, quindi <^\ì equi, poscia
pie presso gli storici e scriUoii,e fu can- i volsci inl'estondo il leriilorio de'liburti,i
tata da'poeli. Catillo procreali 3 figli in romanipiù vollegliaiutaronoarespingei'*
Italia, Tibullo, Corace, Catillo 11 di cui li. Continuando la confederazione e ami-
tace la storia, e solo una vecchia e incon» cizia de'due popoli, quando Virginio uc-
cludenle tradizione vuole che fabbricasse cise la propria figlia Virginia, onde lilje-
una città sul monte clic ne porta il nome, rarla dall' infamia del decemviro Appio
Di Corace si sa, che trasferitosi tra'volsci Claudio, scelse Tibiu'a volontario esdio.
col nome di Cora vi rifabbricò la distrut- Dubitundo poi i romani della fede de'li-
ta città di Bardano. ATiburto primo na- burli, e perchè nel 894 di Roma senza
lo si sa puie che il padre die il paese con- provocazione e a insinuazione de'netnici,
quistalo de'sicani, cui onorò del nome Ti- essi chiusero le porle a'consoli C. Sulpi-
biir poi Th'olij ed avendo consagralo la ciò e C. Licinio Calvo reduci dalla presa
città adErcole, quando morì fu annovera- dell'ernica Ferentino, quest' affronto fu
lo tra gli Dei e gli si dedicò un bosco. Non rullin)o impulso, perchè dopo molli la-
lasciando successori,e verun auloi e facen- menti da una parte e dallallra, do[)0 a-
do menzione di principe che Tibur reg- ver domandato il risarcimento delle co-
gesse,la cillàsi dovè governare in repub- se per mezzo de'feciali, venne intimata la
blica,ed ebbea sosleneregli allacchidegli guerra a'iiburti. Una scorreria però che
scacciati abitatorijCollegati co' vicini equi- fecero i galli senoni fino al ponte .Salario
coli, quali vinti ingrandirono colle loro presso Roma, sospese per alcun poco imo-
terre le dipendenze di Tibur. Siaedeche vimenti de'romani contro Tibur : ma es-
per vari secoli debba essersi governata in sendosi i galli per la prodezza di T. Man-
pace e confederazione con altre città la« lio Torquato allontanati da Roma, si ri-
tine, nulla dicendone l'istoria, e quindi tirarono nelle terrede'tiburli,edopoaver
soggiacque alle vicende generali della na- stretta con loro un'alleanza, passarono
zione. Tulio Ostilio re di Roma spedì al- nella Campania. Allora i romani inaspri-
le latine popolazioni ambasciatori onde a lisi maggiormente, si rivolsero con vigo-
lui si arrendessero ; ma in un congresso rosa forza contro i tiburli,che oltre la 1."
tenuto dalle medesime alia selva Ferenti- colpa, l'altra più grave aveano commes-
na, decisero d'opporsi colla forza alle sue sa d'essersi collegati co' barbari loro fieri
domande. Nell'anno i 1 5 di Roma gli sue- nemici, che al leu la va no al la sicurezza dei-
cesse re Anco Marzio, il quale poi die lo- l'Italia: ma quelli invocarono il soccoiso
10 battaglia, e vinti spianò alcune città, de' galli reduci dalla Campania, laonde
costringendo gli abitanti ad aumentare il così fiero a'^petto prese quella guerra.chei
popolo di Roma. Tarquinio Prisco vinse romani scelseroadillatoreQ.ServilioAha-
replicate volte i latini e loro confederati, la,quando videro i galli e i idjurti segnata-
ma Tibur in tali lotte ebbe sempre sorte inentedevastareedepredaiei terrilorii la-
di non solfiire disastri, e fu compresa nel- bicani,albani,tusculani, ed inlinioriti fecc-
ia pace data da quel re, che poi fu soc- ro pure voli pubblici per l'esito felice dei-
corso da'liburti nelle varie guerre che via- la guerra. Fortaronsi i galli ad assaltare
se. Nella lega delle città latine onde ri- Roma, ed i tiburli restarono in riserva e
mettere in trono Tarquinio il Superbo, la presidio della loro città. 1 galli furono di-
principale fu Tibur, poiché nella dislalia sfatti sotto le mura di Roma, ed il con-
de'latini al lago Regillo, il console Aulo sole G. Petelio che sorvegliava le uiosse
Postumiolrionfùde'liburli come capi dei de'liburli, sotto Tibur li costrinse a rieii-
popoli coilegali Si liLonciliarono tali pò- Irare insieme co' rimasugli dell' esercito
i58 T IV 11 V
pnilico rntio le iimrn, od oltrnnp ppicièi roii'olr INipilio LciimIc dt-vastòil Icnilit* j
gliunoii del ti ioiifo S()|irii n in lied tu- i pò* i in ldiiniiiio,c nel seguente niinodcoiiào-
poli vinti nel Spaili Hoina. I tilxirli pie- l<; M.Nuleriu Publicola prese Kiupuluiti,
sero a sclicrno tale trionfu, rpmsi tlip fos- enei n)a[^pio4f'i ilcoiisoIcM. Fabio Ani-
se stn lo :irc(ji(l;ilo per iiu'ini|)re>u da nid- hnstoc^pni^nnSiixnlii: i lihiirlinicos'i per»
la, iliceiulo elle il auisuie non ii veti coni- deroiio due <lelie loro migliori città eoo
l>:ittiiloincnniponpcrlocon lurOjitia p(*r- vari castelli, ed avrelilieiu perduto alire
elle pcclii spetlaluri accorsi fiioi'ì della terre .«e non ave'«<cro d('p(»lc le armi. Di
porta a veder la fiipa e lo spavento de'gal- questo tnonf) di Ambiislo, couicdel pre-
li, ì (piali vedendo;»! attaccali son^a resi- cedente di Pclelio, scl>l)eiie niile ne iìtsse
Slen/a cianai rìliruti eniio te mina, ven- la vittoria, se ne hanno le nicinnric nei
ne crcdnla da'roinani un'a/ioiie de^na di f.isli tiioiif.di r.;ipitolini.Si fere la pace.clic
trionfo. Quindi i idjui ti per nio>liiMe in potili anni dniò, alloa la mossa ^eiiera-
tjiinnlo j)oco conio tenevano i romani, e le falla daLilini per iscuolere il gio^o io-
ni inacciaiidoli di vendetta, nel seguente mano. In cpiella le^a entrarono nuche i
anno si portarono con poche truppe di tihurlini, e furono dc'piìi ostinali a de-
notte ad assalire la porla di Uonia tiella porre le armi, poiché anco dopo la disfal-
via Tdìnilina, recando alla città spaven- la i^ciuMaicsollerla da'Iahni nel 4' », l'au-
to e confusione, per non sapere i romani no sei^nente si unirono in una lega par-
la foi za e condizione dell'inimico. Sortiti ziale co'prencstini e co'vclitcrni, onde su-
pciòi consoli cogli eserciti per due di ver- steneie Pcdu/n città Ialina assediala dai
se parli daila città, si avvidero che il ten- romani. Però nel 4' 7 '1 console L. Furio
Itilivo era l'opera dcll'ardilezza di pochi Cannilo, vera furia di {guerra, attaccò i
tiburtini, che inseguili e già slancili furo- lihuiti sulto le mura di Pedo, e malgrado
no disfiilti e in parte uccisi. S\ crede da ima dispctiila sortita falla dagli asNediati,
alcuni storici, che per r|ueslo fallosi eri- vinse gli uni e gli alili, e nel sctlemlirc
gesse in Roma la Pila Tiburlina, nppcn- prese colle scale la terra d'assalto: dipoi
deiidovi le spoglie degli uccisi, e che pò- per domai ne rarioganza, in pena gli fu-
.scia servisse di basilica al vico o boigodei rono lolle varie miglia di territorio dal-
'Iibuili per le loro adonanze. L cei loche la parie di 1 ikchIo e di Uoina. A Caniil-
ivi appi«'>so ebbe conligoa la ca>a il poe- \n fu decidalo il trionfo sui pedanei e li-
lii Marziale, com'egli allerma, e lo ripor- burli, ed una >talua e(|uestre nel foro io*
tn onclie il ÌNlai/i. Questi dice, che sorge- mano, onore allora mollo raro. Questo fit-
va alle radici «lei Moiilc (Juiiiiidlc dal- lodiè linea (juilia guerra (piasi civile. Nel
la parie del 7' o/o ^frcliiiiioiiln, ov't; oggi .senalus-consnlloemanalo in tal ciicoslaii-
la chiesa di s. ÌNicola in Arcione. Iin^llre za si ftrede'lilnii li e de'preneslini unaca-
crede il Maidiche la Pila o basilica 'libili- legnila particolare: essi Inrono niiillalidi
tino fosse un luogo pubblico nel tino per una parie delle menzionale terre, non fan-
comodo de'iiegozianli;edilì::nla informa to perchè erano insorti, pena cheaveauo
sIL-rìra rappieseiilanle la rotondila della coinunecoglialtri latini, ma perchè quasi
terra, e pi ese il nome da'tiburliiii, i qua- allediali del dominio romano aveaiio iia
li solevano appendere i loro Irolei nel- di liitlo lega co'gulli. Dopo (piell'avveni-
raduiceiile piccola colonna. In breve, il inculo i libniti piii minsi mossero, aiiziTi-
JNIaizi ntittne, che la Pila (ihnrtina era il bur,compPiencsle, Napoli e altre «itlà d'I-
luogo e la basilica per le radnnunze dei talia,rii cilliummniie,libern ecoiifederatu
libili tini, che abitavano il luro vico obor- dei lomani, governandosi col suosennlo e
po in r.onia. La guerra ronlinnò accanì- leggi.r In eosi'.enipie 1 ic(mo»niii(.i,iii mo-
ta [icr parecchi anni: nel 'ò<ji) di iluina il do clic vi si poteva espiare l'esilio^ v od
T I V
443 di Boma essendovisi rifugiali i tila-
cini friggiti da Roma pel rigore de'ceiisuii
che aveano loro proibito di non mangia-
re ne' templi, ove suonavano nel tempo
de'sagrifizi, furono dal senato spedili am-
basciatori a'iibiiili onde procurassero per-
suaderli a ritornare, essendo necessari pei
sagrinzi,ed avendo usalodegli stratagem-
mi per riuscirvi, furono di molto aggradi-
meli lo a'roma ni. Imperocché a vendo cliia-
mati i libicini nella curia per esortarli a
ritornare in Roma, ma non potendo né
persuaderli, né costringerli, ricorsero ad
un'astuzia. In un di festivo iuvitnronli di
qua e di là col pretesto d'accompagnare
e celebrare col suono i banclielti sagri, e
pervennero ad assopirli col vino : allora
presi dal sonno li raiseio sopra carri e li
portarono a Roma, e la cosa fu con tale
ai tifizio condotta, che essi non si sveglia-
rono, se non dopo die, lasciali sui carri nel
foro, sopravvenne il giorno. Allora alFul-
lossi intorno a loro il popolo, ed ottenu-
to il consenso di rimanere, fu a'iibicini ac-
cordato il privilegio di andare ogni anno
per 3 dì sopra carri percorrendo le stra-
de di Roma, canlando e suonando con
quella licenza quasi di rebbesi solenne che
a'iempi di T. Livio ancora continuava, e
fu loro reso il diritto di mangiare nel lem-
pio di Giove, la cui abolizione a vea porta-
to tutta questa faccenda. Forse questo di-
ritto di rifugio ed immuni'.à, unito alla
vicinanza di Roma ed all' amenità del si-
to, fu causa, secondo Nibby,che i dovizio-
si romani fondassero tante ville nel suo
territorio. JVelle guerre de'romani contro
i cartaginesi, Fabio Massimo in Tibur or-
dinò che si portassero i nuovi cosciilti di
due legioni, dove le unì insieme coll'eser-
ciloconsolare portatogli da Fiacco. Ivi fur-
mò e istruì il suo esercito, e quello <le'con-
federati, tra' quali i tiburti per lo spazio
che durarono militarono valorosamen-
te, e ne sopportarono con costanza i disa-
stri, massime quello di Canne. Sollrì mol-
to il territorio nel passaggio dell'esercito
diAuuiba!e,il quale tragittò l'Auienepies-
T I V I 59
so lo sbocco dell'acque solfuree, allorché
non potendo penetrare in Capua, fece il
diversivo ili andare ad assediare Roma.
Quindi terminatala guerra vollero i ro-
mani per gratitudine che i libui li fossero
ascritti alla ciltadinanzadi Roma, ed i lo-
ro cittadini vennero ammessi a tutti glio-
iiori della repubblica, come lo attestano
tanti monumenti rinvenuti. L' degna di
memoria la morte di Siface re di ÌN'umi-
dia,aTvenula inTibur rannodiR.oma55i,
due anni dopo essere stalo fallo pi igione
nell'Africa. Egli da principio fu manda-
to per ordine del senato ad Alba Fuceii-
se per esservi custodito, e di là poscia con-
dono a Tibur e destinalo a servir ti' or-
namento al trionfo di Scipione, ed ivi o-
norato di pubblici funerali, siccome di-
chiarai più sopra. iVarra iVibby, che nel
palazzoBarberini diRoma si conserva una
tavola di bronzo, sulla (piale è inciso y\n
senatus-consullo, che dichiara essersi i ti-
burti ben discolpati da un'accusa grave in-
nanzi il senato di Roma: lo stile di questo
importante documento appartiene all'e-
poca della guerra sociale, e perciò è ra-
gionevole ci edere, che l'accusa (Iella fpia-
le si discolparono i tiburti tendeva afmli
comparire rei in quella lega; essendovi
nettamente espresso, non potere esistere
il fatto apposto a'tiburti, perché non avea-
no né molivi, uè forza, né iilililà. In que-
sto importantissimo moniiuieuto non leg-
gendovisi la data de'consoli, die motivoa
varie opinioni sull'epoca, e JN'ibby credo
dover>i alti ibuire a circa la metà dtl \ Il
secolodi Roma, e perciò essendosi i tibur-
ti purgali della taccia d'aver avuto parte
in quella lega , fossero tosto ammessi al
godimenfodella cittadinanza romana, in-
sieme cogli altri latini, ecogli cUusci, di
cui si volle ricompensare la neutralità
piuttosto che la fedeltà mostrala in quel-
la guerra. Il cav. Bulgariiii riferisce col
INIarzi , che il monumento fu rinvenuto
presso la cattedrale già tempio d'Ercole,
ed opinò che appartenesse alla condotta
da'tiburli tenuta nella guerra de'vulsci, pei
if.o T IV T I V
sns|n.tti(l«'nTati«l;\ll'nvei-liovntnnollcfìln Io il tesoro diesi ciislo«liTn nel (empio di
vr.l.sce nlcuiii loiosoltlali; e i lic si j;iiislili- l'.ivolp, nell.i guerra die sosli-iiL-viiCdUlr.)
rniono iu iiìodo da conlcrmarsi luinvn- Lucio A iilonio, cioè quaiulo (urono pure
niente la pace nel tempio ili Cnsloie, in- t-tpilati (pieili ili Saturno iu Roma, delln
cisn in una (avola ili litonr.o e collocata l'ottima in Anzio, ili (ì ìunoiic a i.auuvio,
nel tcmpioirLicoli'ciitaiKiG8.Qiiesl'as- e di Di.m.i a ^cini. <)Ua\io lesluto iissu-
scizioiieru entcìidata dal il.' Staiiisl.io luto padrone del loniano impero e pie<u
\'ujla, 7V\v»// mi ilcn-iiiiin. p. ix, |ìcr Iu il nome d'Augusto, si portò spesso in Ti-
scoperta storica faltadal celfbieE.n. Vi- hur nella villa del suo favoiito Caio Cd-
sconli, il quale commentando l'iscrizione nio Mecenate, cortej^giato ila' più faiuosi
incisa in Lronro del pretore Lucio Cor- letterati, e dava di sovente udienz» p.il>-
iielio, dicliiaiò spettare all' anno C)C>\ o Mica ne'summi'iitovali portici del lempio
f>r)-7, e I ipiiardaie la f^ucira sociale, die i d'l:lic(jlc. Come nci^li ultimi tempi ilcila
popoli latini Mliillaiidosi mo^sa avcniio icpiibMioa, com sotto i pruni Ce>aii,Ti-
coiid'o i romani, e die essendo nalodiib- bur fiorì grandemente, aiiclie perdici piìi
Lio sulla Ielle de'tiburlini, come vicini ai doviziosi romani fabbricarono nel terii-
popoli ribelli, dietro le loro rimostranze, torio sontuosissime ville. Questa fu l'epo*
ne fu riconosciuta l'innocenza, e quel be- ca della maggior sua gloria. Sopra i [nt-
iielicopietore, in assenza de'coiisolijcb'e- toresdii suoi colli accorrevano i romani,
lauo |)ailili alla testa dell'armala, prole- stancbi di battaglia e di nssedii,e desidc-
riva quel veiiprandosenalus-consullOjCbe rosi di conduire una vita piacevole; e in
ila ogni macchia li rimondavo. Per il die poco tempoTivoli, grande già pe'suoi lem-
ad onore e ricordanza perenne, lo scolpi- plimarmurei d'eccellente ardiiletlura, fu
rono i libuitiiii in bronzo etl allogarono abbellita da molle e meravigliose delizie
ni coppello del mondo nd foioo nel pa- campestri, dove in larga copia profusero
lazzo senatorio. JNclla tristissima sene dei il loro lusso. Tivoli divenne un'appendi-
niali die accompagnarono le guerre civi- ce di Iloma conquistatrice del mondo, la
li diSilla, Cesare e de'lriumviri, ilice Nib> delizia de' romani : in essa accorrevano
l)y che Tibur risentì minor danno di al- consoli e imperatori, senatori e ricchi pa-
tiecid.iiiiloi no aUoma.perdic seguì seni- trizi, a passare giorni beali iu un vivere
pie una politica evasiva, iiidinaiido sem- molle: allora vi sivede.nio le migliori sla-
pre verso la [larle piepondeiante senza lue di greco scalpello, allora le sponde
sbilanciarsi. Infatti nelle gueiie civili di dell'Amene risuonavnno de'versi di Vir-
I\L'u io e Siila, il console Cinna si portòin gilio e Orazio, di Catulloc altri poeti, co-
libur, e mila piazza del tempio d'Lico- III diiamali dalla liberalità de'mecenati,
le niringò il pnpolo, perorando a favore e dall'amore del piacere. La sua viciiian-
ili Mano; ma coiivoralu il senMo, un se- za a lioma e la fiecpieiizn di coloio, che
nioie dissuase il popolo a prender le [lar- vi si portavano a ili[)orto, I)en presto la-
ti ili quello, e solo a dichiararsi neutra- vorirono l'introduzione e il propagamen-
|p, e si lisparmiò così la vendelln di Sii- to del cristianesimo, senza che però si pos-
ta. Marc'Antoiiioinlimoritodalla defi^zio- sa con siciwezza determinare ranno in
nedi due legioni a favole d'Ottavio, si li- che la prima volta vi fu predicalo. Cir-
tiiì) ndla villa di Meldio Scipione in Ti- ca ranno i 3S di noslia era, avvenne il
bur. ove senatori ecavalieri romani si por- mai tii io de'dburtini i ss. (ìetiilio, Sinfo-
laronoa ritrovai lo, cu'(|uali parlò sdegna- rosa e loro 7 lìgli, onde cicdcsi che d cri-
Io, lugn.-indoKi di Ciccronc,ed ove radunò stianesimo già vi fosse propagalo, e ben
un esercito di partitanli ascendi nte a \ presto si dilliise in modo che meritò lo sc-
Ifgloni.Mufurscpcr questo, OUavio espi- de vescovile. Niuna memoria si he di li-
T I V
voli Jegna di particolare rimarco fino al
43 ), in cui Genserico re de' va rida li danneg-
giò mollo il lerrilorio. All'epoca delia guer-
la gotica nienlreVitige rede'goti l!assedia-
va, la città si difese valorosamente, onde
dato il guasto alle campagne levò l'assedio
e si portò a quello di R.oma. Belisario co-
mandante dell'armata greco-romana fece
risarcire le mura di Tivoli, quando man-
dò a occuparla da Mautuo e Sintue con
5oo soldati in soccorso della medesima, i
quali unitamente ai tiburlini continua-
niente inquietarono nelle sortile i goti
ch'erano all'assedio di Roma, e che co-
stretti furono ad abbandonarlo per soc-
correre Ravenna, ove Belisario vinse e fe-
ce prigione Vitige nel 53q. Il successore
di questi Totila venne a porre di nuovo
l'assedio a Tivoli, che Belisario rafforzò
con un presidio d' isauri, i quali venuti
in dissensione cu'militi tiburtini che difen-
devano la città, essi volendosi vendicare
di tal contesa, dierouo di notte tempo iu-
gressoa'goti nella città;ed avvedutisi gl'i-
sauri del tradimento, anziché pensare a
difenderla , 1' evacuarono e pervennero
(|uasi tutti a salvarsi. ]Ma i goti fecero man
bassa degli abitanti, e nell'orrenda strage,
non risparmiando donne e fanciulli, tru-
cidarono perfino il vescovo, e in modo tan-
to atroce che Procopio lo tacque per non
lasciare a'posteri un monumento d'inu-
manità; inoltre incendiarono e dirocca-
rono le fabbriche tanto profane che sagre.
]Nel numero de'lrucidati vi fu Catello o
Catilio,celebre personaggio di que'tempi.
Cos\ Tivoli già forte e florida, per la di-
scordia de'propri cittadini co'difensori,nel
543 fu ridotta in miserando stato. Asse-
diala poi Roma si difese valorosamente,
e Totila fu costretto ritirarsi in Tivoli per
tutto r inverno, risarcendo la rocca ove
ripose il denaro, e le mura che i suoi sol-
dati aveaiio diroccate. Tale distruzione di
Tivoli dall'annalista Muratori si diceav-
venula nel 544>e la riedificazione nel547.
INibby corregge il Sebastiani, che fece ta-
gliare da' romani i ponti dell' Aniene, il
VOL. LXXVI.
TIV i6r
che precisamente Operò Totila nel ritirar-
si da Tivoli , come si prova dfiUe lapidi
già esistenti al ponte Salario, e dal riferi-
to da Procopio testimonio oculare, De
Bello Co</i/"co. Presa quindi Roma da To-
tila, fu poi sconfitto e ucciso da Narsete,
e nel 556 restò libera Tivoli e l'Italia tut-
ta da'goti suoi barbari devastatori. Con-
vertiti dall' imperatore Giustiniano I in
ducati gli stati riconquistati , Tivoli fu
com preso nel d ucato Romano,che descris-
si a Roma colle sue vicende, ed il quale
si conservò fedele all'imperatore d'orien-
te, non Ostante che gli altri ducati fosse-
ro quindi invasi da'longobardi. Narrai a
Sovranità de'Romani PoxVTEfici, le gran-
di benemerenzede'Papi co'popoli abban-
donati dagfimperatori alle barbarie dei
longobardi, contro i quali indefessamen-
te li difesero; finché Leone III Vlsaiwi-
co per perseguitare le ss. Immagini e il
Papa s. Gregorio II, avendo questi inu-
tilmente cercato di convertirlo da'suoi er-
rori e dalle sue iniquità, lo scomunicò ed
assolvè gl'italiani dal giuramento di fedel-
tà e da'tributi; laonde il ducato Romano
verso il ySo e compreso Tivoli (e le a-
diacenze , come accennai pure nel voi.
LXX, p. 276), volontariamente si sotto-
mise al principato temporale della s. Se-
de e de'Papi. Una cronaca riportata dal
Petrini nelle Memorie Prenestine, rac-
conta che Astolfo re de'longobardi, nel-
la scorreria che fece nel ducato Romano
nel 752, per cui Stefano III ricorso al-
l'aiuto di Pipino re di Francia, salì con
6000 armati nel campo tiburtino e con-
cluse un trattato colle città di Tivoli e di
Preneste, mentre i romani, sebbene fos-
sero sopralfatti da spavento, non vollero
aprire alcuna trattativa. Pipino calalo in
Italia costrinse Astolfo a restituire alla
chiesa romana l'usurpate terre, ed altre
ve ne aggiunse il re in perpetuo dono a
s. Pietro. Dipoi minacciando Roma e il suo
ducato Desiderio le de'longobardi. Papa
Adriano I implorò il soccorso di Carlo Ma-
gno, che vinto Desiderio e dato termine
1 1
x(h TIV TIV
ni icL'iuilor.gdbnMliro, coiiferinò cnm|ili<) Tivoli sles'^n, coinc il l'oio , il Vico Pa-
le (Innnrioni falle tini pndie Pipino ;illn Irizio, l'Iùiripo colla clucsn di s. Alessnn
s. St'tie, e mento che in Ini s. Leone III ilio, e le mole vicine all'episcopio, la cliie-
ii[>i;sliiiasserinipci<>(rorci(lL-nle,n«lqua- sn eli s..Pnnln, la regione tk'll.i Foinu'llo,
U- jjli successe il lif^lio Lodovico I il l'in. In portn Mog^iore, l.i pnita Oscura, le aiu-
Qni sto principi- agi'iinise alilo «lunavioiii la, la cliii-sa ili s. Pantaleo, la conimela
(Il sImIi alla s. S<ile, e in- loiilei ino il suo della Plaz/iila, varie posleine e fra que-
piii'cipalo n 8. Pasijnale I iieir8i7, col sic quella di Vesla, il nu)iiaslei-o di s. Be-
celeliie diploma, in cui si legge: Slatiio nedello, la conliada di Caslto Velerecol-
et vonct'do liln' l>. l\'tro et prò te ì ira- le diaconie di s. Maria e di s. Giorgio ce.
riu<itioiiì narlibus Caìiiiuiniac.ucc unii Compila la reslaiira/ione drlla chiesa de'
<7 Tiliif ctini otiìiiiltis fiiiìlut.s et teriilo- ss. ricnciltllo e Scolastica di Snbiaco, il
/v» ad edsileìii ei\-!ltiles jìerdneiiti'ì'iis. nie<lcsinio llenedello \ II a' 4 <I'feiii|jie
La cillìi di Tivoli ne'sfcoli barbali fu <)8 1 ne fece la cousagi azione; perciò fu di
lompresa nelle sciagure che afllisseio Ro- passaggio in Tivoli. Wel C)r)8 l'imperalo-
ma e il suo ducalo, sia per le polfiili fa- re Ollone III si porlo a lloiiui, conun'ar-
•/ioiii, sia per le tU'ploiabili invasioni «le- mala tedc-ci [>ei ripi istillarvi Papa ("ne-
gli iiiigheri, sia pei (jtieile de'saraienijche gni io V nella sovranità, e liberarla dal
in piì.1 incontri sconbssero le milizie e le liranno Crescenzio, di cui Tivoli a\ea se-
llolle ponlilìcie, massime di s. Leone IV, guilo il parlilo, e perciò riconosciuto l'an-
<MoViinni Vili e Giovanni \, il (|iinle si tìpapaGiovanm X V 1 1 da lui inli uscIVInn-
collt'gò con altri ptincipì d'Italia e disfe- dò l'imperalore a Tivoli il suo capitano
re i ••arareni anche presso Vicovaro; laon- Mazzolino per orciipaila, ma i tibiirlini
delo storico d.' Sanie V iola, ed alili scrii- essendosi dilesi e lucido il capilano,Ollone
Ioli, I ifeiiscono the i residui tle'saraceni III forlemeiite sdegnato in [lersona la cin-
labbricassero il diruto castello tli vSnraci- sedi formitlabile assedi«),e ridottala all'e-
nesco vecchio ne'monti vicini a Ti voli. Nel- stremo, i cittadini implorarono la media-
rSìiS s. Leone IV onorò di sua presenza zione di s. Uomualdo istitutore de'camal-
'jivoli, allorfpiaodo si retò a consagrare dolesi, the tra loro rilrovavasi, ed olleii-
dne altari del s. S[)eco di Subiaco. Allrel- ne il perdono a condizione che ilemolis-
taiilo lece papa Giovanni XII, nel recarsi sero porzione delle mura di cinta , con-
ni monastero sublacense nel t)58, o co- segnassero incatenalo l'uccisore del capi-
me altri vogliono nel 1)03. l^arecchi do- tano alla madre, e (lasserò ostaggi in pe-
eumenti rimangono pei tinenli alsccoloX, gno di loro fedeltà; il che eseguito leslò
che moslianoTivijlicitlàgrandeper quel- libera la città, come si ha da s. Piei Da-
l'epoca, industriosa e polenle : alcuni di miani,/// T/Vr/ v. l{onitttdtìì.O>se\\aVa\\-
questi furono raccolti dal Fea nelle Con- nali>la liiualdi, che Dio a bene de'iivo-
xid( niziotiì storieo-fìsielie.nhe pubblicò lesi ispirò s. Romualdo a recarsi dall'im-
nel 1827; altri si leggono nel Chronieoii peraloreperrinunzinrgli l'abbazia diClas-
/V/r/rv/vr. riportalo dal Minatori, /ùr»/// se, da lui ricevuta per 1 iformare i disso-
flid. srn'iif.; ma ''p^'ciolniente merita ri- luti monaci, i (piali sebbene lo avessero
COI do la bolla emanala nel ()7<S da l'>eiie- richiesto, dipoi mormoravano di lui egli
dello VII, indicata daH'L'ghelli luW f/t/- fecero tanta noia che l'indussero a riti-
Un saerdfi ripoilolaesatinmenledal Ma- raisi. Inoltre il vinlomitigòlacollera dei-
inni ne' Pfipiri dijìloiiidliei a p. '?.3(). In la madie di Mazzolino, e pe'suoi prieghi
(jnella bolla si delerrninano la giiirisdizio- ebbe misericordia dell'uccisuie del figlio,
ne, i beni e 1 dinlli del vescovo libiutino, che lo liiiKuidò libero a casa sua. in 'fi-
c SI nuujiuano molle conliade e chiese di voli ì>. llomualdu (piasi pcrbuuse l'iinpe-
T I V T I V i63
ratore n rinunziare la dignilà e farsi mo- recò alcun danno, né a'cilta(.lini, né alla
naco, e convertì il suo intimo famiglia- cillìi. Nel i o52 Tivoli venerò il Papa s.
re e fivorilo Tanitno tedesco a render- Leone IX nel portarsi al naonastero de'
si monaco, in [x-nilenza dello spergiuro e ss. Benedetto e Scolastica, ed al s. Speco
frode, colla quale avea indotto Crescen- di Subiaco. Dalio44s'"o al 107 3 conti-
zio a consegnare il Castel s. Angelo, sai- nue vertenze si suscitarono tra l'abbate
va la vita, ed in vece gli fu mozzata la te potente di Subiaco, ed il vescovo e ina-
sta. Indi s. Romualdo partì da Tivoli, e gihtrato di Tivoli, die vennero ad aperta
passò a Munte Cassino con Tamrno mo- contesa arroandoi lorodipendenti, e bal-
iiaco, e con Bonifacio poi apostolo della lendosi con grave danno per la dilTeren-
B-USsia, ed altri tedeschi da lui persuasi ad za di giurisdizione di alcuni paesi, parte
abbandonare il mondo. Grati i tiburtini posseduti dalla città, altri ceduti dal ve-
a s. Romualdo, poscia l'assunsero per imo scovo all'abbate e segnatamente su Ge-
de'loro protettori, stabilendo che ogni an- rano, cui finalmente s. Greg<HÌo VII com-
no il magistrato portasseal suoaltare delle pose.Narra Tolomeo daLucca, come l'im-
torcie di cera. Allontanatosi Ottone ili, peralore Enrico IV, fiero persecutore di
i tiburtini tornarono a dichiararsi indi- quel gran Pontefice e della Chiesa, reca-
pendenti nel iodi, perchè in una certa tosi a Roma assediò Tivoli, la prese e le
questione ciedevano, ch'egli avesse trop- recò molto danno, fatto che non potè av-
po favorito i romani; quintli tornalo l'un- venire che nel i 08 r 01 082. Dopo l'espu-
peratore in R.oma, si recò nuovamentead gnazione della città liburlina, l'icnpera-
assediareTivoli.L'assedioandandoin lun- tore nel ritirarsi tla Pioma per evitare i
go, inasprì Ottone IH e prese la determi- calori estivi, vi mandò come suo luogo-
nazionedifarmanbassa de'tiburtini.Que- tenente l'iniquo antipapa Clemente III
sti pelò vedendo di non poter più resistere, da lui creato, perchè di là aves«e potuto
interposero la mediazione di Papa Si! ve- continuare il blocco di Uoma, a'cui danni
stroll, come notai nella sua biografia, e di spesso si recava. Egli slesso però nel 1084
s. Bernardo o BerUAVardo vescovo d'IIil vi fu assediato da Ruberto Guiscardo, ac-
desheim,poichèan".bedueeranoslati mae- corso in Roma alla difesa di s. Gregorio
stri dell' imperatore, e si arresero umil- VII, dopo aver dato il guasto alla città,
mente a discrezione, entrandovi Ottone essendosi il Papa ritirato in Castel s. An-
III colPapa e con detto vescovo, e concesse gelo. Roberto prese Tivoli indebohta nel-
loro l'implorato perdono. Tangmaro nel- le forze, e dalle prede che ne raccolse fe-
la vita di s. Bernwardo, ecco come de- ce l'offerta in Monte Cassino di r 2 libbre
scrivequesta dedizionede'tiburtini.I prin- d'oro al monastero, diioo schifiti, e di
cipali de'cittadini si presentarono dinanzi un pallio grande sopra l'aitai e; indi Rug-
l'imperatore, solo coperti da mutande, e giero restituì la città al Papa. Pare che do-
nella destra tenevano spade, nella sini- pò il ritiramento di s. Gregorio VII a Sa-
stra scope, e dichiararono non meritare lerno, gl'imperiali comandanti da Guar-
neppure la vita, oiid'egli ferisse colla spa- nieri marchese 0 duca d'Ancona, ripren-
da que'che ne giudicava degni, e facesse desseroTivolicoll'antipapaacuiEnricoIV
flagellare colle sco[)e gli altri, attaccati ad ne affidò il reggimento. Dopo la morte di
un palo: se voleva che spianate fossero le Clemente III, successivamente l'impera-
mura, essere pronti ad eseguirlo, e non tore fece succedere nell'antipapaloAlber-
opporsi per l'avvenire mai più a'suoi vo to. Teodorico, e Maignulfo 0 Waginoifu
Ieri. Ottone III placato nel risentimento che prese il nome diSiUeslro IV, ilquale
da Silvestro II e da s. Bei nardo, conten- da Berlonecapo e rettore della milizia ro
tossi di quest'alto di sommessione e non tuana fu condotto a Tivoli, ove comau-
iG4 T I V
dava ritinrnieiì. Alciitiì pieti'ndonothe il
r.ilsoSiIveslioIN litssc'i-l«Mlo in Tivoli,ncl
coniplottcsosIciMito (Iti innrciicsc («iiar-
nidi, il (junle pciò c'M)e l'uiilu ili vedete
i suoi sfuizi dalla parie caltolica male ac-
colli; e Lodovico Agnello Anastasio, [sto-
ria (Il i(li .ìntiiuijii,i{feyì%ceche Maginid-
fo fu dello in Kavenna per opera dello
slesso Gtiainieri, e ilie india non mollo
morì esulee vagabondo. Da Tivoli gl'un-
pcriali e gli scismalici, collegoli co'prin-
cipali baioni romani libelli al Papa Pa-
squille li, a questi e suoi fedeli aderenti
recavano grandissime molislie, e posero
l'assedio ad Albano. I\Ia Pasquale li. men-
tre ad Enrico IV era succeduto il figlio
Enrico V, altro acerrimo persecutore del-
la Chiesa e del suo venerando capo, colle
sue milizie si mosse da Konta [ler pren-
dere Tivoli ad ogni costo, allora domi-
nalo da Pier Colonna. Pertanto e coll'aiu-
lo de'tluclii di Gitela, o di Riccirdo del-
rA(|uila duca di Gaeta, olire la ricupera
di altri suoi dominii, lo riconquistò nel
1 I OC) al dire di Muratori, dopo gran fa-
tica per la lunga resistenza, perdita di sol-
dati e gravi danni patiti dalle milizie. Pa-
squale II ritornò in Tivoli allorché nel
I I I 6 si portò in Subiaco in aiuto dell'ab-
ljateGiovanni,e colle sue milizie unite alle
abbaziali lol>e Allile dal romano Udemon-
do the l'avea occupalo,come pure ritornò
Ponza alla soggezione dell' abbaia subla-
censc,che guernila di mura e valide torri
fece espugnai e da'suoi.eipiindi furono de-
molite le mura, la rocca e mutilate le tor-
li. Pare che Pasquale II ripassasse da Ti-
voli neh I I 7, poiché a'28 agosto lo tro-
te nel nionaslrro sublacinse e nel s. Spe-
co. Pcifpiiilihe Itnipo Tivoli liinase sog-
getto al Papa, e Iteli 1 3^ rimperaloreLo-
iaiio 11 reduce da Aioule Cassino insie-
me con Innocenzo II, do|)oaver preso Pa-
Iestrina,n'3o setti nibrc si accampò pres-
so Tivoli, non peiìi n suo danno, poiché
era in ni inonia pei li-tta sia toii lui che col
Papa. Le discordie, il grave scisma del-
rniitipnpa Anacleto II, e le fazioni avvc-
T I V
mite negli siali d' Italia nel pontificalo
d'Innocenzo II, dieiono occasione n vari
popoli <!i sottiarM dalla sua tibbidicn/a,
lia'(|uali furono i tiburlini, che disubbi»
dienti a cagione dello scisma che gli avea
avvezzati all'insubordinazione, ardirono
di resistere al Pupa e fecero continue scor-
rerie ooiitro i romani; e non curando le
pontificie a mmonizioi>i,restaiono scomu-
nicati per due anni. Intanto Innocenzo II
unite le sue milizie a quelle de' romani,
che anelavano di domare questa cillà li-
milrofa, neh ì^i si portò ad assaltare la
città, che difendendosi valoiosamcnie fu
cinta d'as>e<lio senz'ordine militare. Usci-
rono improvvisamente i cittadini con tul-
le le forze attaccando i nemici con laiilo
impeto,che fatta di essi una tremenda stra-
ge, posero il rimanente in vergognosa lii-
ga, impossessandosi del campo con tulio
quanto il bagagllue facendo immenso bol-
lino. Da (picsla disf-itta si vuole che aves-
se origine l'irreconciliabile inimicizia Ira'
romani e i tiburlini, la quale durò per lun-
gotempo.llìiuarca l'annalista Rinaldi,chc
i romani divenuti inesperti nelle coseguer-
1 esi;he,ed assai drgenerati dall'antica [iro-
dezza, furono con vitupero fugati e umi-
liato il loro fasto. Ma 1' audacia e la di-
subbidienza de'tivolesi non lardò a rima-
nere punita; ed alcuni con Marocco vo-
gliono che l'epiteto loro dato di superbi
derivasse dall'alterigia di non volersi sol-
lomtllere a'romani. Inaspiito il i'apa e
i romani per lale rolta,radunato un mag-
giore esercito,si porlaronocon tutte le for-
ze della Chiesa nel seguente anno nd as-
salire Tivoli. I cittadini non potendo re-
sistere a tante fòrze, dopo aver patito lun-
go assedio, inviarono ambasciatori ad In-
nocenzo II ad implorare |ierdono, che il
Papa benevolo concesse ribcnedicendoli,
soltanto esigendo ostaggi e nuovo giura-
mento di fedeltà, riportato dal Muratori,
Jiiliif. inai. in\\ I. G, p. 1%\ : dopo le
iitiinole generali ivi si aggiunge: l'iijui-
liiin /ùi/ihiiiiini, (Hìltifint J ihiiiliiiain ,
Dottiiiniliirds, ci lùi^dliii f/iuic ronuìni
TI V
Pontifices ibidem habucnmt, et inunitio'
neni pontis Lucani, Vicovarwn, San-
ctian Pnliiin, Castellnni Bovcrani, Can-
taliipum, Bnrdcllatn, Cicilianicrn, et a-
Ha Regalia h. Pctri, quae. habel, adju-
tor ero ad retinenduni, quae non habet
ad recuperandiiin, et recuperata ad re-
ti nenduin et de fendeiiduni cantra onines
hoinines. Comitalum quoque et Recto-
riani ejusdeni civitatis Tiburtinae in po-
testateni domini Papaelnnocentii etsuc-
cessoruni ejns liliere diniittam efc. Da
questa fortnola apparisce, che Tivoli a
quell'epoca avea estesa la sua giurisdizio-
ne a ponte Lucano, Vicovaro, s. Polo, Ca-
stel Boverano oggi diiulo, e che in altre
carte si appella Buberano e Barbarano
(di cui parlai nel voi. LXX,p. 2 i8e25g),
Cantahipo, Bardella, eSiciliano o Cicilia-
no: inoltre che il ponte Lucano era mu-
nito, onde crede Nibby, che di già il se-
polcro de'Plauzii fosse stato ridotto a tor-
re 0 fortezza. Non contenti i romani delle
condizioni della pace, e volendo che più
sensibihnente fosse fiaccato l'orprosilio de*
tiburtini , domandarono al Papa che si
smantellassero le mura della citlà, eche
gli abitanti fossero espulsi e dispersi per
tuttala provincia. Non volendo Innocen-
zo II aderire a queste ingiuste richieste,
né incrudelire contro i tivolesi sottomessi,
i romani eccitali dal turbolento Arnaldo
da Brescia, discepolo d'Abelardo (avendo
di lui riparlato nel voi. LXXIV, p. 53),
e da' fanatici eretici suoi seguaci, nemici
de'dominii temporali della Chiesa,insorse-
ro furiosamente in aperta ribellione, e ra-
dunali in Campidoglio ristabilirono l'or-
dine de'senalori, trattarono di ripristinar
l'antica repubblica, e dichiaratisi indipen-
denti! ntimaiono guerra a'tiburlini e rien-
trarono in campagna. Tutto questo cagio-
nò grave dispiacere ad Innocenzo 11, e mo-
li nei settembre 1 1/\.3. Dice ilNibby, che
questo stato d' insurrezione durò parec-
chi anni, senza che però Tivoli fosse mai
direttamente attaccato. Il cav. Bulgarini
riferisce col patrio istorico Nicodemi,che
T I V i65
nei 1 144 pitvedendoi tiburtini un assalto
de'roruani, per sottomettere la città alla
loro giurisdizione, chiusero la porta infe-
riore della città delta del Colle coti una
saracinesca, e deviata una gran quantità
d'acqua dell' Aniene de'corsi interni die-
tro la medesima, allorché i romani si ap-
pressarono, apertala a un tratto sgorgò
con tal violenza l'acqua accumulatasi, che
li manomise e danneggiò grandemente,
rovesciando pedoni, cavalieri e cavalli, af-
fogali e rapiti da un precipitoso torrente;
dal che ebbe origine la tradizione, che i
romani frementi per vendicare questo fat-
to deplorabile di annegamento improv-
viso, marcarono in froutecon un ferro ro-
vente quanti tiburtini capitarono in quei
tempo in Roma, onde fu dato il sopran-
nome di cotti in fronte a'tiburlini; e que-
sti alla loro volta tagliarono in più parti
ia superficie del capoad ogni romanoche
cadde in loro potere. Roma frallanlo re-
stò in miserabile trambusto ne'brevi pon-
tificati di Celestino II e Lucio lì; ed Eu-
genio III appena eletto nel febbraio i i^%
fu costretto dagli arnaldisli a fuggir da
Roma a Monticelli ed a Farfa, e dipoi co-
stretto a ritirarsi in Tivoli, perseguitato
nella fuga da'ribelli romani con saette e
altre armi, perchè non avendo potuto fre-
narli gli avea fulminati di scomunica. Non
vedendosi il Papa sicuro in Tivoli, fece
passaggio in diversi luoghi, da'quali esor-
tò i tiburtini a forzare i romani a desiste-
re dalla ribellione. Secondarono i mede-
simi ii suo desiderio, e raccolto un eser-
cito, e chiamato ad ingrossarlo i popoli
del Lazio, andarono a cingere d'assedio
Roma, e forzaronla ad una concordia col
Papa ed a ritornare nella sua ubbidien-
za. Eugenio IH nel dicembre dello stesso
I 145 rientrò in Roma e vi celebrò le fe-
ste del s. Natale, ma dipoi fu costretto ri-
parare in Francia. Sfogarono in seguito
i romani il loro rancore, invadendo il ter-
riloriodiTi voli, e troncando il capo a mol-
ti cittadini o appiccandoli. Tornato nel
1 i4<j il Papa io Roma, i romani doman-
i6G T I V T I V
dai (ino il) oppresso a Engenib III di vo- 1 raccellN, ma ikid vnli;n«lo leilerc i «li-
ler so)nn!cllale le imiia di Tivoli, ed e- nlli dcH'iillealo l'api, al niedcMinu la re»
.stniiiinnie la cillà; ma il l'.i[)a memore slilm s.dvo /// oninihits jurc ÌiiìjhiÌiiU.
de l)enelÌ7,i licevuli non volle accudirvi, IMo^ll'os^i jjialo*er>oi libiitliiii conceden*
per cui fu cusli'cltu di nuovo a fuggire il do loro di servirsi della sua insegni) iin-
lororisenlimeiilo.iilirandosiprimaiiiCa- pei iale, risarcì le guaste mura, dilatò le
slels.Aiigelo,poiilimoròper (piulcliclem- medesime includendu deiilro la cillìi lo
pò in l'ule^liina , ed in Tivoli, ove sor- spazio che oggi occupano por/ioiie ilelle
pre»o da grave malattia, ivi morì nella contrade s. Croce, l'Inversata, CoUercno
riolle venendo rS luglio I i 53, ed il di Ini e di via Maggiore; (piindi s<iirrenilo il suo
corpo III" trasportalo con solenne pom[)a esercito a cagione dell'estiva stagione, ri-
in [loma nella bnsilicaValicana. Altri nar- tornò in Lombardia. L'annalista Rinaldi
rano clic liugenio ni si portò a Tivoli per però, ecco come riprolllls^e il racconto
sollevale l'animo dalle cure ilei poni idea- d'Oltonedi Frisi nga coiileiu|)oraneo. D(j-
lo, dopo es-ersi recato in Francia per ikju pò ruisiii re/.ione de'ioinaiii contro i te-
acconseiitlieallasniantellazionedellemu- ilesclii » il Poiilelice e rim|)eratore, poscia
radiTivoli,allaqoaIetutlavolla dovè con- che furono passali per la Sabina e per la
venire, non potendo più ritenere l'impe- Farf.i, giunsero nella vigilia di s. l'ielro
lo de'romani, secondo l'anonimo autore ni ponte Lucano, e delerminarono diquì-
della cronaca cassinese presso il Muralo- vi l'einiarsi a celebrare così gloriosa so-
ri, Hir. fttil. sciint. t. 5, p. Gj. Conti- lemiilii. 1'^ anilaioiio alla inesca amendue
nuando i romani a tumultuare per sug- parimenle coronali. All'hora i tivolesi, co-
geslionedegli arnaldisli,con un senato de- me perlìdi e contumaci, desiderando ili
mocratico e fiiziosi popolari arditissimi, levarsi dal dominio e dalla giurisdizione
Papa Àdiìano IV nel i i55 si portò a in- del Pi inci|)e degli Apostoli, per niente Iia-
loiiliaie rimpcratoieFedeiico I ondeco- vendo la leile da essi giurata a Adriano
ronarloiiis. Pietro, creilendo così intimo- Pa[)a e a'successori di lui, furono anlili
lire gl'ii recjiiieli e disiibbidieiiti romani; di rappresentarsi all' imperatore, e asse-
ina a'i8 giugno neirallo della curo/ia- gnategli le chiavi della città si iliedero a
ziciiìc, essi assalirono i tedeschi e ne veu- lui. Il (jiial fallo havendo a grave oltre
ne rpiell'oriibile couilitlo che descrissi a misurali Ponleflce con tutta la Chiesa ro-
l>oMA,pci CUI e come ricordai pure nel voi. inana,se ne dolse con Fedeiigoe a piii iii-
LXIX, p. yt), nel dì seguente egli e l'im- stantia il pregò, che come ipiegli il quale
pelatole si attendaiono a ponte Lucano, tra pioprio avvocali^ ilelia Chiesa roma-
e poi si ritirarono in Tivoli, che ristorò na, gli volesseiestiluire l'istussa città, ch'c-
r esercito mancante di viveri. Raccontai ra stata per antico, ed era di s. Pietro. £
già supcriormentr,chc nella festa di s. Pie- l'Augusto, lenulo consiglio co'suoi prin-
lio il J'apa reltbrii l.i messa sotto le leu- cipi, e conosciuta la venia , gliela rendè
de, presente 1' iinpci.iliiie incoriniato, e senza indugio; e ordinò con una sua let-
lutloreseicilosehieiato in ballaglia prcs- lera (la (piale si coii>ervu) che dovessero
so il ponte Lucano; e per memoria di la- ubbidire e servire al Papa, come a signo-
le nvv( iiimento Adriano IV fece poi eri- re e padrone loro. E (pie»lo lece l'impeia-
gere nel luogo la oiemoiala chiesa dedi- loie , acciocch(ì siccome i roiooni erano
cala a H. Ermete, (piale dirul.'i ancora e- maUontenli di lui. Così egli non venisse a
sisle. Ritornalo in iìoma il Pa[>a, i libili» eoiieilai si contro anche il Pontelice, nel-
lini per sottrarsi all'odio de'romani olhi- le cui mani era il commuovere il princi-
lono le (liìaM della città aUimperdloie, pedi Capo\a, il duca di Puglia, ed ezinu-
mcllendosi sotto il suo doiuiuiu. Federico dio il re di Sicilia", il iN ibby poi, con Tu-
T l V
lomeo da Luca, dice che l'imperalorel ro-
tata Tivoli smantellala, ordinò che venis-
se restaurata iiifit\'orein Eixlesiac: i li-
burtini dal canto loro fmono cosi grati
di questo favore, che secondo il cardinal
Rosselli d'Aragona, nella vita di Adria-
no! V, pi esentarono all'imperatore le chia-
vi della città in segno di dedizione; questi
però per le rimostianze del Papa le resli-
tiM loro, e nello stesso tempo esortollia ri-
manere ubbidienti al Papa. Inoltre sul
punto di partire per l'Italia superiore, on-
de dare al Papa un conlr.issegno del suo
alletto, in un diploma iliielto a'tiburtini
dichiarò loro di essere sudditi fedeli del
Papa, dì servirlo divotaniente e di ubbi-
dirlo, sciogliendoli da ognigiurannenlodi
fedeltà, che a vesserò fatto verso di \\x\, sal-
vo Uimeiipeì-omidajare imperiali , e sal-
vo in oiììnibus jure i/nperiali. Disgusta-
tosi l'imperatore in seguito con Alessan-
dro III, per sostenere lo scisma dell'anti-
papa Vittore V,ed essendosi ne'latini nuo-
vamente risvegliato il desiderio di libertà,
unì le sue truppe a'tiburtini, chedierono
notabile rotta all'esercito romano, e re-
stali padroni del campo, scoisero saccheg-
giandosino alle porte di Uoma, impadro-
nendosi di s. Pietro; e nel riparto delle
ricche prede n'ebbero i tibnrtini buona
parte, come narra Del l\e. INibby invece
riporta, con l'autorilàdel mentovalo car-
dinal biografo auched'Alessandro Ili, co-
me dopo la rotta che i romani ebbero nei
prati Porzii da' tusculani ai 3o maggio
I 167, rotta che dagli storici contempora-
nei fu paragonata a quella di Canne, si for-
mò una lega di liburtini, albanesi, tuscula-
ni e altri a danno di Roma, e però non ve-
ro il riferito dall'autore della Tivoli illu-
strata, che asserisce essere i tiburtini in
quell'azione alleati de'romani, e che ripre-
so il vessillo venuto in potere de'luscula-
ni, ottennero perciò in lloina molli ono-
n.Ed incouferniadi che va nolato,clicTi-
voli era slretlamenle ligia di Federico I,
il qiJuleaveo spedilo Piinaldo arcivesco-
vo di Colonia in alalo de' tusculani, pel
T I V
167
cui mezzo questi guadagnarono la bat-
taglia. zVIloripundo si convennero alle
liittlativedi pace tra Ale>saiidro III iliuìo-
ranteii) Anagni e Federico l, gli amba-
sciatori di questi si fermarono in Tivoli,
aspettando il sai vacoiidoi lo per recarsi dal
Papa. E' importante il rilevarsi da ciò, es-
sereallora Tivoli di fatto unas|)ecie<li cit-
tà imperiale, ed apparisce chiaro che in
que'lempi e sino alla i ."mela circa del se-
colo seguente, Tivoli fu sempre indipen-
dente eostile a Pioina, tranne quanti'» cou-
coi\se a debellare il Tuscolo. Continuando
l'astio de'rouiani contro i liburtini, nel-
la famosa concordia che stipulaiouo con
Clemente 111 nel i 188, che riportai nel
voi. LVIU, p. 272, si riservarono il pos-
sesso del ponte Lucano, e che se il popo-
lo romano Volesse muovergueira a'tibur-
tini, il Papa non potesse iinpcdirlo. Più
dure condizioni esigeiono i romani per
Tuscolo, convenendo il Papa alla sua di-
struzione, laonde i tusculani chiamato in
soccorso l'imperatoreEnrico Vl,gli si sog-
gettarono e ottennero una guarnigione
tedesca. Ma Enrico VI recatosi in Roma
per esservi coronato a' 1 Caprile 1 fgi da
Celestino 111, restituì la città di Tuscolo
al Papa, chela consegnò al senato, dopo
avere inutilmente tentato di ricondurre gli
abitanti alla sua ubbidienza. Conoscendo
i romani la forte posizione del Tuscolo,
chiamarono i tiburtini in soccorso, per au-
mentare le forze onde espugnarlo e di-
struggerlo. Narrano gli storici tiburtini,
che stando essi co'romani all'as^etlio di
Tuscolo, una vedova nati va di Ti voli ch'e-
ra nella città, additò loro la parte più de-
bole, onde dato ivi un forte assalto se ne
impadronirono, e procurarono cosi l'in-
gresso all'esercito romano, che sì celebre
città distrusse da'fondauìenti nel suddet-
to mese, ed i miseri abitanti residui del-
l'eccidio, [>arte fondarono la nuova città
di Frascati {^ove d'ssi che l'imperatore
ordinò a'suoi tedeschi eh.; la presidiava-
no, di non lare rcsislcuzu a romatii e d'a-
prir loro le porte da essi eustodiie, come
i68 T I V T I V
fecero o nn/i uccìdendo i poclii tii^cula- no per non prondcie impegno; mn per-
ni che ivi erniio a difenderle) e circostan- che il non inlervcinie ei;i pregiudizievo-
li c.islelli, ed nhuni si rii-nverarono in Ti le al privilej^io, vollero i hhurlnii concur-
>'oli ii)(|Uell.i pnrtcoccrcsciuta da Federi- dare la dill'crenza in (|uesla guisa: Cheli
cu I. Volle il senato romano compensare gonfaloniere del popolo romano procedes-
l'aiuto ricevulo, e decretò che uno sten- se solo col suo cavallo , poi seguitasse il
dardo preso anlecedenleinenle a'romani tiburlino, in mezzo però u due cavalieri
da'luvcidani, e che fu rinvenuto da'libor- sindaci del popolo romano parimenti a
lini nell'espugnazione della cillà, dovcs- cavallo, e che dovessero portare in mniio
se portarsi da un nubile de' medesimi n una mazza di legno tornita , lunga due
cavallo con pompa ne'pnbblici spettacoli palmi, con due anelli d'argento. Incsccu-
che si facevano in Roma a Testaccio, nel zione di che furono eletti dal consiglio 8
Ciirnt\-(ilf ili Jioniii (/ .). di cui riparlai iiol)ili cittadini, due per contrada, the in-
a Sknato Romano, e ne'quali erano tenu- lervenisseio in dette feste. Lrano vesti-
ti i liburtini di mand.ue alcimi destri ti con giubba di raso paonazzo, calze e
giiiocatori. Narra il Crocchiante, che in maniche d'incarnato con velo bianco se-
detti famosi giuochi, l'alfiere tiburlino pra, bordncchini simili a mezza gamba
portava a cavallo il vessillo d' ormesino di raso paonazzo con isperoni adibbiati
rosso, che riceveva a nome della cillà di d'oro, cimieri di tela d' oro con sue pen-
Tivoli dal popolo romano colle sigle: nacchiere, sciarpa a traverso le spalle di
-fff A. /'. ^ >. /l'.j e non gi;i come alferma il lalfettano ranciato , scimitarra pendente
]Nicodcmi: A. /'. (^). Z"., il (piale alliei e ti- al fianco e bacchettine in mano. Caval-
buitino andava in compagnia ed alla si- cavano [)oi tutti giannetli di Spagna guar-
nistra d'altro alfiere romano, che porta- nili con gualdrappe di tall'eltano giallo, e
va uno stendardo simile (cioè il Cniiftì- con infinità di iiH.-jxjlini attorno il caval-
lonirrc ilei fx.jinln roinnuo), privilegio lo, e con beìlissiine pennacchiere sopra le
che dm ò sino a l'a(jlo III, al cui tempo si teste, con selle e cogli arcioni dorali. Ne|-
j innovai onoi giuochi carnevaleschi diTe- l'agosto o settembre i 202 (o neli7.i9.se-
staccio,e riuscirono i p^ii magnilici ile'si- conciò Ferlone) fu a Tivoli Innocenzo MI,
no allora celebrati, onde vi furono invia- pollandosi a Subinco per rifunnare l'os-
ti 8 giovani patrizi liburtini. E qui note- servanza monastica de' benedettini. De-
rò col cav. l'uilgarini.che in tempo di Ni- scrivendola Cliicti (Ic'ss, t'ito e Mode-
colò V essendo nata discordia Ira'roma- sin. ivi e altrove parlai dell'arco di (^al-
ni e i libuilini, se l'aUlere di fpiesti do- heno, che ne'li'inpi bassi per la prossimi-
vesse andare «lei pari col gonfaloniere del là ilella chiesa Iti detto di s. Vito, nume
popolo lumaiio, fu risoluto che il cavai- che ritiene. In esso (inoa'nostri giorni ri-
Io del tibui tino arrivasse al collo del ro- masc una cilena, alla quale furono già ap-
mano, poi alle s|)alle e cos'i si andava scm- pese due chiavi, che alcuni sirillori atti i-
pie piii indirli u dal tibiii tino, per cui una biiirono erroneainente a Tivoli, perciò
volta portando lostendardoun bravogen- confutali anche d.i Crocchiante eda Nib-
tiluumo nelle armi, si venne a tal conte- by;altri l'alti ibuiionoa Tuscolo, città do-
sa per lii dilferenza con (>iuliaiio ('esari- matacdislrultada'romanineldctloi i()i,
Ili, «he poi lava (piellodel popolo romano e dicevansi ivi poste come trofeo munici-
come suo gonriloni«-ie, the si fece una di- pale tli Roma. Le chiavi non appartenne-
sliila.l.t ijti.ile; fu iinpetlita per l'iiileipo- 10 m'- a J'tiscolo ^comc crede Crocchian-
biziune diautoi«:vuli amici Oiiindi ipian- te), e moltt» meno a Tivoli che propiia-
«lu i tibtutini buono intimati dal l'apa incute non fu mai presa ne tempi bassi
pei delti giuochi, non vi com[iai ve alcu- in guisa d.i poi ture u Uuuia le chiavi, e
TI V
Tuscolo fu lolalmenle spianato. Esse
piuttosto ricoidano la sommissione di Vi-
terbo neli 200, e lo afferma pure il p. Ca-
simiro da Roma, quando il popolo viter-
bese intimidito per le forze spedite da'ro-
mani contro di esso, concluse il trattato
di sottomettersi colla condizione di cede-
re la cau)pana del comune, che fu posta
nel Campidoglio, e con essa i romani por-
tarono pure la catena della porta Salsic-
chia colle chiavi, che adissero all'arco di
Gallieno.
Continuando Tivoli nell'indipenden-
za, vuole Nibby che neh 27.5 vi cercò un
ricovero Onorio 111 angustiato da'ioma-
nijConsiderandolo come luogo sicuro, per-
chè nemico de'romani slessi. Invece tro-
vo in Cancellieri, Lettera siili' aria di
Roma p. ig, che Onorio III soleva anda-
re nell'estate a villeggiare in Tivoli, par-
lando di due lettere date ivi ne'mesi di
giugno e di agosto 1226. La 1. "responsi-
va all'arcivescovo di Spalatro, a cui par-
tecipa che non poteva ultimarsi certo ne-
gozio per l'assenza da Roma de'cardina-
\\,proptcriiitemperiem aeris ahsentihus.
L'altra è di proroga del termine per pre-
sentarsi in curia a'due eletti nel mona-
stero di s. Facondo, della diocesi di To-
ledo: Qiiiini nos propter aestivos calo-
res, et fratrum nostrorum ahsentiam
procuratores licentia^'erimiis wiiversos.
Poiché le vacanze da'negozi davansi al-
lora ne'mesi piìi caldi, e specialmente ne'
tempi canicolari. Durando i torbidi di
Roma, per l'inimicizia dell'imperatoreFe-
derico II ingratamente avverso alla chie-
sa romana, costrinsero Gregorio IX nel
I 228 a ritirarsi in vari luoghi, e fra que-
sti anche in Tivoli, ove consagrò l'anti-
ca cappella del ss. Salvatore nella catte-
drale, come tuttavia si legge nell'iscri-
zione; indi nel luglio si recò al s. Speco,
ove si trattenne anche nell'agosto consa-
granduvi l'altare di s. Gregorio I. Ma i
romani sempre intenti a perseguitare Ti-
voli, determinarono d' assoggettarla ad
annua conlribuziune, preleusioue che ri-
TIV 169
cusata da'cilfadini, die luogo a vari fatti
d'armi e devastamenti reciproci nelle lo-
ro campagne nel 1 236; ed i tiburtini a-
iutati da' viterbesi loro confederati, sac-
cheggiarono i castelli romani di Lunghez-
za e Castel Arcione. Ritornato Federico
II negli stali romani, s'inasprirono le fa-
zioni potenti de'guelfl e ghibellini, e por-
tatosi in Rieti, ivi i tibiutini mandaro-
no a chiedergli soccorso. L' imperatore
subito si mosse col suo esercito, ne occu-
pò la cillà, da dove unite le sue truppe
alle milizie de'citladini, fece tali eccidir
nelle campagne romane, che riuscì per-
sino a imprigionare due cardinali. Ric-
cardo da s. Germano narra che l'impe-
ratore prese Tivoli insieme con altre ter-
re della Chiesa de'dinlorni di Roma nel
I24r, ed ivi per qualche tempo fissò la
sua residenza, lenendovi prigioni il ve-
scovo di Palestrina cardinal Fecoraria e
il cardinal Oddone. Ritiratosi Federico II
da'douìinii della Chiesa, i romani arden-
do di risentimento marciarono a' danni
diTivoli, dando il guasto alle vigne e agli
oliveti nel 124^» '"di cingendola d' as-
sedio, e respinti più volte con notabili per-
dile, continuarono una guerra di deva-
stazione per più anni. Morto Federico li,
dipoli romani ritornarono nel i a54su Ti-
voli e formalmente l'assediarono nella set-
timana dopo Pasqua, e vi rimasero fino al
mese di settembre. Assediali però i tivolesi
con vigore, e stretti dalla prolungazione
dell'assedio, procurarono una concordia
colla mediazione d'Innocenzo IV,che sortì
il bramalo elfetlo, avendo il Papa spedito
a tal uopo maestro Arlotto nolaro della
curia, e nello stesso mese venne conclusa
la pace. Nel lungo concordato principal-
mente fu stipulato, chei tiburtini a titolo
di compenso pe'danni recati a'roraani, si
obbligarono di pagar loro ogni anno il 1 °
novembre il censo di 1000 lire, poi por-
tato a I 000 fiorini: i romani dal canto lo-
ro presero Tivoli sotto la propria prote-
zione e vi mandarono un conte, il quale
alla fine del suo governo era soggetto al
I70 T I V
siminralo (le'«iu(lici scelli dui comune di
Tivoli, e q^lc^l^» colile (lovea iiiniiiinistrar
id ijiiislizin sccoiulo ijli sliiliili del coinii-
ii(* , itisiciiic colle mitili ilìi cotniniiili di
Tnoli. Qtieslo IralLilo In ^ulU)^cl ilio [»er
|)iirte de'roiii.iiii dn L<ireti7.<> di l'laiicìi,e
pei niirle de'liixii'liiii t\n Uaintddo di (jio-
v.iiiDi Gregorio. Nil.ihy che rm«ii'ln tali
i-('iidiziotiì diceclie si nfeiiscono dalMico-
tUiiii Hllnniio 1 i'5f), ma parcelle aiiterio-
le ileMm eN>eie la paci(ica7Ìoiie , poiché
I' miei posilorc Innocenzo IV eia nioilo
a'y dicembre I 2 '')4< f^' '" qoesl'nnno era
a V temila lasonlmls^i()lledlTivoli.l•'ll ben-
M >lipMlaluin late anno e nenporla il le.slo
il \ ilale, iS'loii/ì (lipldiìi/iticd de' sena-
ttridi ll(ìtnri,i\ p. .')8(). La somma di (pie-
blu concordalo viene desciiMadal cav.lJnl-
gai ini come segue. Che Tivoli pagas>e a
romani l'annuo censo di i ooo lil)bre,coin-
prese le i^u i lie già pagava pel possedi-
menlo ili Carsoli, tlie eipiivalgono a scu-
di alio. Che i romani avessero la rello-
lia della cillìi, polendo spedirvi y\u conte
che animinishnsse le leggi uiimicipali cu-
ijinlali vamenle a* magisliali ordinari, e
fisse obbligalo a sindaea/.ione. Che la città
avesse dirillo a noiinnare il proprio ina-
gistralo col titolo ili ctpomilizia, e rifor-
masse i propri slaluli; eclie il pesodi com-
pensare i danni cagionaluhnaiile la guer-
ra fusKe n carico de'rouiaiii. Cos'i lerminù
ima guerra che nvea desolali i due ter-
nloiii per 4 '> anni, e ne scorsero quindi
molti in pace, l'aie» he Alessandro I V [» is-
sasse da Tivoli nel leearsi nel i ?.(ìo n mo-
nasteri dì .Siihiaco. e dopo breve dimorn
6i trasferì a Jenne suo luogo natale, e vi
restò neir estate. Dopoché Clemente IV
investì del regno delle due .Sit;ilie Carlo I
d'Aligli), Corraduio niptjledi Federico 11
marcio per ricoii<pii"<larlo, e mll agosto
I 7.(»«S, Sullo gli occhi del Papa e de'cardi-
nnli, guidato da'roinani passò per Tivoli,
ove allora essi risiedevano, con gran mol-
liludii.e (Il ulnbellini ncH'aiulare per l'A-
bruz7<i ue!('oiil.iiloiirragliaco7./o ne'Mai-
ki vcisu Alba i''uccUK-f nelle cui pian UIC
T I V
il suo esercito fu miseramente disfatto a'
.>. T di detto mesi*. Onorio IV ne'due anni
che regnò nell'est. ile del i 2<S) e i?.H(l si
porli» a diporto in Tivoli, ove elargì molli
alti (Il beuelicenza e concesse con suo bre-
ve la chiesa di s. biagio n'douienicani, ri-
tnoveiidone i due curali che aggregò alle
collegiate ih s. Pietro e di s. Paolo. Per
le fimose verten/e tra Bonificiu VI 11 ed
i Colonna, dopo avere il Papa fatto e-
spugnar loro /'<tl( '^triiirr, i due cnrdiuali
Giacomo e Pietro Colonna deposti reca-
tisi dal Papa ili Hicfi, vestiti in abito pe-
nitente, ollennerorassuluzione dalla sco-
muiiica,e indi si ritirarono in Tivoli. Ma
insorti niKjvi dissapori, nel l3o3 (iiaco-
iiKi Colonna dello .Sciarla ini(|uamente
oltiMggii) Ijoiiificio Vili in Anagui, e do-
po la sua morte, avvenuta in ottobre, in-
vase r abbazia di Subiaco, e la governò
Con mollo rigore. iNel i3oj> i magistrali
tibtiilini compilarono un corpo ili leggi
ossin stallilo pati io, chea secotula del del-
lo concordalo fu approvalo dal senato ro-
mano; importante ilocumento io perga-
mena ch'esistcorigiiiale neirarchi vio imi-
nici|iale. Ili detto anno avvenne lo stra-
no Irasrerìinento della resilienza papale
da Roma in Avignone, [»er volere del
francese Clemenle V. Perciò in lloma di-
vennero, come in Tivoli, più facili e più
fietpieiiti le civili discordie, che lalvulla
degenei aroiio in aperte guerre Ira' Co-
lonnesi e gli Orsini. Dice il Co[)pi, nelle
Miiiioric ('r>/r;///,cv/. essere ignota la pri-
ma causa di tali inimicÌ7Ìe, ma si sa che
Bonifacio Vili nella sentenza de' io mag-
gio ì7.i)'j di deposizione dc'suddctli car-
dinali , dichiari) che i Colonnesi molte
volle ingratamente aveano comballu-
lo la casa Orsina, da rpiesta beneficiti o
specialmente ili Nicoli) 111 di tal funi-
glia. Oiiindi gli Orsini erano inlervcnuti
alla devastazione de' beni ile' Colouncsi
nello stesso unno, (pianilo il Papa intra»
piese a sotloineltcì li coll'anui leinpoia-
li, per cuipi oinolgn .mi he la crociala con
tro i Coloiincsi scouiunicali, concedendo
TIV TIV 17.
a'crocesignali le stesse indulgenze confe- è en-iìla e f?eve ritenersi r 3 1 5, eil a'2 i lu-
rite a quelli che aiitlavano a soccorrere glioscrisseFerreloV-ittà lungi 1 8 miglia da
Terra Santa, e per legato di essa deputò lioiiia, la quale sebbene fosse soggetta al
il cartlinaliMalteod'Acquasparla, per ec- popolo romanofavorivai Coloniiesi,e per-
citare gl'italiani a couib.itiere contro i ciò alFelta va d'essere del partito imperia-
Colonnesi. Con tali forze i pontificii, do- !e, partendo da Roma dopo aver spianate
pò lunghi assedii e mollo spargitueulo di le case d'Annibaldo e Giovanni Savello,
sangue, presero Colonna, Zagarolo, Ne- e la torre di s. Marco, luogo forte degli
pi e altri castelli de'Colonnesi, e Bonifa- Annibaldeschi, come notai nel voi. L, p.
ciò Vili li donò agli Orsini e ad altri no- 227. Sembra che colla presenza d'Enrico
bili romani. Quindi tra le due famiglie a- VII la fazione de'ghibellioi in Tivoli pure
mare rimeoibi auze,anchedopo la restitu- si ravvivasse e poi aumentasse, ed altret-
zione de'medesimi , eziandio a danno di tanto fece quella de'gueld, a segno che si
Tivoli, come andrò dicendo, guelfi es- divisero i cittadini ne'due terribili partiti,
sendo gli Orsini e ghibellini i Colonnesi. i quali aveanoi-2 bandiere, 6 per fazione,
Intanto Tivoli restandoben iilfetta al par- composte di fascie a traverso, 6 piinci-
tito imperiale de'ghibellini, quando l'im- pi;iiido coi bianco e poi il nero, 6 altre a-
peratore Eurico VII gran fautore di essi veano prima la fascia nera e poi la bian-
iieli3[2 si recò in Pvoma, appena coro- ca. Si fortificarono nelle proprie case in-
nato a'aq giugno l'abbandonò per le ini- nalzando torri e tirando catene di ferro
miciziede'guelll Orsini, per mancanza di attraverso le strade per impedire il tran-
denaro e vettovaglie, e perchè giubilava silo, molte delle quali torri ancora si ve-
degli esaceibati romani per la conlribu- dono nellecasedelle primarie fiuiigliean-
zione che avea dovuto loro imporre. La- lidie. Continue scirainuccie ;iccadevau(j
sciando in Roma il presidio di 3oo uo- tr,i'pirlili,e i capi de'Colonnesi pochi an-
mini assistiti da'Colonnesi, ch'erano co- ni innanzi fuggiti dall'esterminio di Pa-
nie sempre alla testa della azione ghibel- Icslrina eransi rifugiati nelle case della fa-
ima, se ne andò a Tivoli, ove die udien- zione ghibellina a Tivoli, che prevalendo
za al cardinal Faugerio legato di Clemen- in allora, distrusse Caslel Ap'jllonio ap-
leV residente in Avignone, e trattò molti pntenente a'guelfi Orsini, gli abitanti del
alfari, ritornando in Uoniailopo la fesladi (piale fabbricarono l'odierno Caslel ìMa-
s.Domenico.Rica vocia iN'ibby,cheirorna- dama. Vedendo PapaGiovanni XXI I che
ni partigiani diill'imperatore,nonvolendo- Lodovico V il Bnvai-oix trattava da ira-
iie perdere la presenza dopo la coronazio- peralore senz'averne ricevuto la pontifi-
ne, e dicendo egli volersene allontanare eia confiii ma, e perchè [iroteggevH gli e-
per l'aria cattiva, gli dichiararono: Non retici friilicelli, da Avignone gli lanciò la
più di 16 miglia distante da qui è Tivoli sentenza di scomunica. Ma Lodovico V
città Qiollo salubre, nella quale risieden- sprezzando le censure ecclesiastiche, cliia-
do potrai evitare i calori estivi, finché en- malo da' romani sdegnati per vedere la
trando l'autunno l'aria sarà rinfrescala residenza pontificia stabilita in Provenza,
da'sodii salutiferi dell'aquilone. Enrico si recò in Piom.» nel gii-imaioi 828, abitò
VII fu accolto in Tivoli eoo magnificenza, il palazzo graiule de'Colonnesi, e vi fuco-
riferendo Eeircto storicocontemporaneo, ronato a' 1 7 in re de'romani da Sciarra
che la citta era di piccola estensione e pen- Colonna, in memoria del (juale allo egli
ilenteda un colle,fresca pe'venli e riccadi e i suoi discendenti, all'antico stemma
acqua gelida sorgente. L'altro contempo- gentilizio, ch'era una colonna, vi ag-
raneo i\iusSalonaira,chel'iaiperatoreriti- giunsero ima corona; poscia scismatica-
rossi ÌDTivolia'20 luglio I 3o7(questa data menie depose Giovauui XXil, e a' 12
lj% T I V T I V
ong^io elesse in anlipnpa Yirnlh J' n- AI)l>anrlonato fì.i Lodovico V, l'anlipripn
poìttiila fruiicesciJiiu e lunatico iralicello. si sulloniiitc a Giovanni WII ciiicuiidut-
Lo provvide d'un mae%lo$o corteggio, e to in Avignone, mentre gli anticardiauli
lo fece tiallarccon isplondula mensa. Re- egli altri scism.itici fuggirono, terminan-
catiisi Tantipapa in Ti v(j|i, vicreò 7 anti- do cosi l'apparente loro dignità ricevuta
cariliiiali, cillà occupata colle armi da Lo- in Tivoli. Questa città dopo la pace del
<Io\icoV,in uno a Vellcli i ed a molti al- 1 254 rimase sempre in armonia con ^^'
tri luoghi vicini, come leggo in Pclrini ; ma, a segno die <piando il fumoso tribù-
il (]uale rimarca, che Lodovico V non ar- no Cola di [lieii7.o, di cui riparlai nel voi.
di assalire Paleslrina, sebbene sapesse che LYXIII,p. 3o3, dopo essere stato da In-
vidiniorava il suo dìchiaiatonemicoGiu- nocenzo \'I cavato dalla prigione d'Avi-
como Colonna canonico Lateraneiise, che gnone, in cui era stalo posto per voler ri-
poco prima avea pubblicata in Roma so pristinare l'antica repubblica roinina, e
iennemenle a suo .scorno la sentenza pa- inviato a Roma neh 3)3, ove a'a8 ago-
pale contro di lui fulminata, onde poi fu sto il Papa lo fecedichiarare senatore, per
fìilto vescovo di Lombez. Pare che anco frenare le fazioni massime de'prevaleiiti
Lodovico V fosse in Tivoli, quando Tanti- ghibellini e la tirannia di Daroncelli, Co-
papa creò i 7 pseudo-cardinali, i quali (u- la stabilì in Tivoli il suo quartiere gene-
rono: Giovanni vescovo d'Ostia, Giovan- rale, per muoversi contro i Colonuesi di
ni prete, Ermanno prete, iN. vescovo, fr. Palesti ina. \e'4 giorni in cui Coli di Rien-
Nicola prete di Fabriano, di cui parlai nel zo si fermò in Tivoli, colla mirabile sua
■voi. XXll, p. 261, Pietro Oringa diaco- eloquenza arringò il popolo nella piazza
no, Giovannidiacono, Francesco vescovo dell'Olmo o Poggio, o di s. Lorenzo, nel
d'Albano, Doiiif.<cio,Ni\. (forse U-. Miche- parapetto de'P.illoni, e lo persuase ad as-
le da Cesena), Paolo vescovo di Uieli (per sociarsi alla sua lega, dicendo loro: »Vo-
aver deposto il legittimo Raimondo, che glio fare la oste sopra Palestrina, e fare
come suo vescovo a vea processato Tanti- il guasto generale: dunque prego voi li-
papa per aver vivente la moglie). Il p. Ca« vertini diedi buon ciioreciaccoinpagnia-
simiro d.i Roma , descrivendo le notizie te, in tanta necessitate ci sovvengliiate e
del convento tli s. Maria Maggiore in Ti- non ci abbandoniate". Unite Cola le sue
voli,dicedieTantipapacreòpureaiilicar- milizie romane a quelle de' liburliui, di
dinalcfr. Michele da Cesena fiate tlcl con- Velletri ed allo masnade de'()aesi vicini,
vento, il quale ne fece penitenza e fu au- portossi ad assediar Palestrina colTinten-
toied'un'esposizione del Miscrcrr. incoi zione di distruggerla. Pose il campo pri-
riprova la falsa dignità e l'antipapa. Co- ma a Castiglione di s. Prassede, e poscia
slretlr» questi per mantenersi a rubare i presso l.i chiesa di s. Maria de Vili. 1, nel
vasi delle chiese, ed a vendere siiumiiaca- sito detto il Campo, distante un miglio da
mente i bcnedzi ecclesiastici, dovè (uggì- quella città, e la cinse d'assedio. l*erò do-
rè co'suoi anticardinali a Todi, ove rag- pò vari giorni d'inutili assalti, ed esage-
giunto da L(k1<jvìco V che a"4 agosto era randogli i suoi la diflicoltà dell'impresa,
slatocaccialu da Pioma colle sassate, insie- naccpie gelosia tra le truppe ili Tivoli e
me passarono a /Vs^/, ricevuti con [)unipa quelle di Velletri, e «i scopri una congiii-
unitamentea'iiilsìcardinali,i (piali cotiiNi- ra di ghibellini ordita contro la vita di
colò V vi fecero il Solenne ingresso a'3gen- Cola, macchinata dd faniosoir. Monrea*
naioi32r). Ivi l'antipapa sacrilegamente le suo capitano e riferita da una sua ser-
consagrò più vescovi, dichiarò di nuovo vu al Rienzi. Questi abbandonalo Tasse-
cardinale Visconti scomunicato d.d Papa, dio, e dato il guasta alle campagne, .sciol-
c ìdvìò ledali iu diverge parli del uioudu. i>c l'cbcicilu de'cullcguli, e di liluò iu Ru-
TI V
ma nel 1 354, ^^ '*' fece fagliar la feita a
fr. Monreale, e creò capitano del popolo
romano Riccardo degli Annil)a!di signo-
re di Monte Compatri, coli' incarico di
rinnovar l'assedio di Galestrina. Dice Pe-
trini, che Riccardo perito e valoroso mi-
litare non lasciò di molestar i Colonne-
si e la città; ma siccome il fantastico Co-
la lo depose poco dopo dal la carica, stan-
chi finalmente i romani di più sodrire le
sue stranezze, a furia di popolo l'uccise-
ro VS settembre. A que'tempi apparten-
gono due leggi municipali di Tivoli, che
scolpite in marmo stavano nel cortile del
palazzo Boschi, quali si riportano da Nib-
by. Nel I 356 ebbero i liburtini molli fat-
ti d'armi coll'abbate di Sid)iaco Adema-
ro francese, e quindi cogli Orsini, che fu-
rono entrambi batluli. Ma quanto all'ab-
bate sublacense, la tradizione de' subia-
cesi e la cronaca del p. Mirzio ritengono
che r esercito abbaziale in detto anno
trionfò de' tiburt in i,comandato da! l'abba-
teAdemaro, il qualecollespoglie eriscat-
lo de'prigionieri edificò a Suhiacn il pon-
te a sinistra delia via Corsa con unica ar-
cata. Il bellicoso abbate fu crudele co'suoi
monaci,e per sospetti ne fece barbaramen-
te morire alcuni in Jenne, onde poi fu co-
stretto in Avignone a rinunziare l'abba-
zia. Non molti anni dopo, e nel 1870 se-
condo Corsignani, si accese la sanguino-
sa guerra fra'livolesi e Corrado d'Antio-
chia conte d'Anticoli, il quale dopo esser-
si armato ne'Marsi, pretendeva che i suoi
vassalli non fos«ero soggetti a pagare la
gabella del passo, che da'tiburlini si esi-
geva allorché transitavano con robe per
la città. Varie scaramuccie si successero,
e finalmente a"2o dicembre i 872 sul pia-
nodella montagnadi detlocastellosi ven-
ne a una formale battaglia, nella quale
restò Corrado sconfitto, e vi morì il co-
mandante de'tiburtini Meolod'Andreoz-
7,0 Ricciardi, il di cui corpo con pompa
fu trasportato e sepolto nell'antica catte-
drale con analogo epitaflio. Chiamali i li-
builiui con ielleia de'4 maggio 1 SyS dal
TIV 173
senato romano, 1 loro ambasciatori ebbe-
ro parte a quegli accordi che accennai nel
voi. LVIII, p. 3oi, pel ritorno in Roma
da Avignone di Gregorio XI. Indi i tibur-
tini incontrarono gravi spese per tenere
in piedi una soldatesca in istato difensivo,
trovandosi in mezzo alla guerra accesasi
tra l'abbate di Subiaco e il Sa velli signo-
re di Palombara, non che per la peste e
carestia avvenuta nel i 876, e pel passag-
gio dell'armata dell'Orsini conte di Ta-
gliacozzo. Universale fu l'esultanza pel ri -
pristinamento della pontificia residenza
in Roma,ove solennemente fece l'ingresso
GregorioXla'i 7 gennaio i 377. Ma breve
fu il contento, poiché morto il Papa, indi
rS aprile 1378, e concordemente fu elet-
to per successore Urbano VI, il quale cor-
reggendo i costumi de' cardinali, ed essi
malcontenti per non potere ritornare io
Avignone, col pretesto di evitare i caldi
dell'estate alla fine di giugno i i cardin;ili
francesi e il cardinal de Luna spagnuolo
si ritirarono in Anagni , mentre il Papa
a'26 passò in Tivoli con 4 cardinali ita-
liani, e chiamandovi da Anagni gli altri
si scusarono col pretesto della scarsezza
de'viveri e degli alloggi. Urbano VI dai
tiburtini fu trattato nel palazzo pubbli-
co splendidamente per due mesi, nel qual
tempo concesse loro molte grazie, e creò
cardinale il vescovo Ruflini, ch'era stato
unode'custodi del conclave. Intanto i car-
dinali dimoranti in Anagni a' 9 agosto
pretesero deporre Urbano VI, e trasferi-
tisi in Fondi, ove attrassero 3 de' cardina-
li che aveano seguito il Papa a Tivoli, con
promettere segretamente a ciascuno il
pontificato, a'20 settembre elessero l'an-
tipapa Clemente FU, il quale recando-
si iu Avignone vi stabilì il lagrimevole
grande Scisma (V.) d'occidente. Alcuni
storici patrii narrano che i tiburtini si di-
chiararono per Urbano VI, e mandai ono
ambasciatori acciò si portasse in sicuro
nella loro città, ritardandola sua anda-
ta a Ti voli, il che non è verosimile, essen-
do il Papa sicuro iu Roma, perché i ro-
174 I IV T W
mani firairipnle l>ii<iiinvano die vi fo^^e do i liliurtini Rin.tlilu coslielln a rhWvIef
In ir%idi-iiza pontilicin, ili empii 7 poiili- la pace, nel iZHi stcsio venne slipul.iln
fìcnli n'erano reslali privi con grnvissinji co'patli: che restasse tulio il bollino fat-
tlanoi. E intani, Urbano \l toinaiulo da te sugli Orsini o' lihiulini; die l'u&sero le-
livuli a Roinn cui cardinal Tohaldt^clii, sliliiili scainbicvulmciile i pnj^ionieri ; e
paislì ai\ aiìtl.we \\ juiL. -zzo dpdst'ilno ti'i che fusse in '•e:;inlo Ira le parli alleanza
.s. }]t!ii(t Ili 7/v7.s/(ri7«'.dovea'G novelli- oircnsiva e dden^iva. In lai circoNlan/a il
Liei 378 depose e scoinunicò l'aiilipaiia suddcllo conte d' Anlicoli prese parlilo
e i suoi fauloiì. Raccontai n Marino In pegli Orsini, e donneggiò il territorio ili
vittoria riportata nel 1879 presso di esso Tivoli, in tempo che le truppe erano nl-
dalle milìzie ponlifìcic, umlc alle lilniili- le prese co'medcsimi, per cui poslerior-
ne, sull'ai mala degli scismatici. I>scu(lo- melile 1 libili lini si mossero controlli lui,
si poi ribellato Rinaldo Orsini con'e di eiitrovalolo accampalo vicino al suo pon-
Tagliacoz7o co'suoi morsi contro Liba- te sull'AniciK', lo sconfissero e fugaioiio
no \ I, questi stimolò i liborlini a fargli a'23 gennaio 1 38 1: ritiratosi dentro il ca
guenaje bencliècnme limitrofi deMomi • stello, dopo un mese d'assedio fu preso
iiii stessero in pare e confederazione (e ne d'assalto e il conte venne fatto prigionie-
ripoita le prove Corsigiiani), pur noudi ro. l'er 1 iarquislaie la libertà, fu coslrel-
n)eno,oiiile condi-icfnileie ai l'a|inariol- lo a coiu luileie la pace nel i3S3 vanlag-
larono 2000 soldati a piedi e :^oo a ca giosa pe' liburlini; iin|>ei'Occhè si obbii-
vallo, oltre 800 soldati citlailini. Ci caro- g*> il conte a somministrare le sue lru|)|H:
no comandante il famoso Adriano Mon- (piando abbisognassero a' liburlim; che
taneucitlailino tiburtino,esiguoredi Col- dovesse ritenere un cittadino tiburtino
li, Olicela e Rocca di Roltc, il (juale in- per caslelianu a sue spe>e. e nel casieilo
vase tulli i ca>lc'lii de;;li Oisiiii, e scoii- vi dovesse essere iualbernta la bandiera
fisse il loro esercilo sotto Tajjliaco7Zi;im- di Tivoli, ed allre di ««eia ne dovesse pie-
perocchè narra il Corsignani che il pos- sentale ilgioruudi s Lorenzo di quell'ali-
sente esercito tibiirliun marciato ne'Mar- no alla catletliale; che pagasse 4oo fiori-
si per la via del castello della Scarpa, ni il'oio, e che desse ostaggi. Così inleres-
guadagnò il suo ca>lc-lIo d' Aniicoli , su- sanie si stimò tale vittoria, che il munì-
però i car.solaiii e rompendo le inilizie cipio hburtino volle cleinnine la memo-
nemichi-, con fugarle c$|iiigiiò Tagliaco?- ria con riinembianza annuale, e per leg-
zo. Indi passali i tdiurtini nel piano del- gesUilutaria decrelò;Ciic in ugiiiaiino nel
la Mai!>ii.a, ivi successe una ginn bitUi- giorno di s. Vincenzo martire, in cui se*
glia, dove morii ono molli libiirlini 111 uno guì, il magistrato si portasse alla chiesa
ni couiandanle .\ilrinno'; ma linfoizalisi di lai santo, e tacesse presentare in obla-
con nuove icclute, i libiiitini abbaile- zione due lorcie di cera. CoU'anno 1 383
rono la genie Orsina e devastarono lai- enliò in Homi una mortale epidemia, on
mente i campi, che per molti anni glia- de Urbano VI a' 19 aprile si ritirò in Ti-
Lilanli ne piansero i danni, indi nell'in- voli, dove sì trattenne un iiicsc godendo
verno l'esercilo fece ritorno a Tivoli. Nel dell'aria salubre, secondo il Novaes, altri
I 387. il conte Riiinido riliialosi in Taglia- diccndoche vi restòsinoal settembre por-
C0Z7O, spelli a'iibuiliiii per ambasciatore tandosi a Ferenliiio. l*o»cia passò nel re-
Ang< lo 1)1 lineili di (.ancellieri per paci- gno dì Napoli, donde si lecò a Perugia
ficarsi Ma nrre^lAlo per vìa, scrisse una scomnnìcandoii sunnominaloUinalduOr-
Iclleia td rapouidizÌH di Tivoli, per di- sini invasoredi Spolcli, e l'B agosloi388
chìarare le pardìche intenzìnnidel suo si- pai lì per Tivoli; ma caduto dalla mula e
gnureedrid^liacuzzoidiinoduclic vedeti icslalu malconcio,fu in lui modo porta-
TT V
fo a Tivoli. Gli andarono incontro mol-
li romani, pregandolo ritornale mi Roma,
il che ricusò di fare , passando invece a
Ferentino, da ilove poi nell'ottobre vi si
recò , al riferire di Novaes. Nello stesso
I 388 l'antipapa fecea vangare nuovamen-
te verso RoiDa i snoi guasconi e breto-
ni, corseggiando per la Sabina e pel Pa-
trimonio. Anelando di ventlicarsi di Ti-
voli per essere di voto a Urbano VI, i ti-
I)urtini si collegarono col Savelli signore
di Palon)bara,ecoi» iSicolòe Lorenzo Co-
lonna, fortidcando la città. Tanto bastò
perchè i nemici si allonlanassero.l liburli-
ni egualmente evitarono col loro atte"-
giamento guerresco le rapine che anda-
va commellendo ne'paesi dei Lazio, Gio-
vanni Augnd capitano di ventura di fan-
ti e cavalli inglesi. In questo tempo eravi
in Tivoli una sinagoga di ebiei, presso il
convento de'domenicani, i quali ebrei ac-
cresciuti di numero divennero baldanzo-
si e inquieti. Il municipio temendo che
tui bassero l'ordine pubblico, li frenò or-
dinando che dovessero portare un man-
tello rosso sulle spalle per disluignersi da-
gli altri cittadini, sotto pena della vita e
della confisca de'beni. Nel 1889 insorse-
ro delle questioni tra gli Orsini ed i ti-
burtiniperalcune prede, che diversi con-
tumaci cittadini commettevano sopra le
terre di quelli; come ancora ebbero del-
le doglianze pel medesimo col castellano
di Laiiano, che inquietava gli Orsini d'or-
dine d'Urbano VI, ma tutte furono ac-
comodate. Quindi l'esercito avventuriere
de'bretoni partigiano dell'antipapa, s'im-
magiuò nello slesso anno di sorprendere
Tivoli, ch'era fedele e ubbidiente a Ur-
bano VI, ed ancorché avutane i tiburti-
ni notizia dall'alleato Savelli signore di
Palouibara, fu tale la rapidità della mar-
cia, che si trovarono i bretoni subitamen-
te a ponte Lucano, onde la debole guar-
nigione della torre si rifugiò in città. I bre-
toni mandarono a Tivoli un trombetta a
notificare, che loro si pagasse una forte
conlribuziune,ai che fu risposto si accon-
TIV 17'J
sentirebbe, chiedendo tempo, e intanto
mandando rinfreschi. Pelò i tiburtini ra-
dunate le milizie e sopraggiunta la notte,
le diressero per 3 dilFerenti parli sopra i
bretoni, e al segnale concertato piomba-
rono su di essi e ne fecero tremend;i stra-
ge; molli ne condussero prigionieri in cit-
tà, e pochi si salvarono coila fuga. Suc-
cesso a Urbano VI il Papa Ronifacio IX,
e domali i tumidluauti romani, elargì
molti benefizi a Tivoli, coli' accordargli
la suddetta indulgenza plenaria alla chie-
sa de'fraucescani,ed anche una fiera fran-
ca, la quale però, al dire del p. Casimiro
da Roma, i tiburtini 1' implorarono dui
conservatori di Roma a mezzodì fr. Pie-
tro da Ceccano, pel tempo in cui durava
l'indulgenza, e ne ripoila il [)rivilegio a
p. 343, concesso a'2 i agosto i 395 [)er 8
giorni. Inoltre Bonificio IX riportò il tri-
buto del censo a 1 000 libbre, che la città
pagava al senato romano, il quale pre-
potentemente l'avea esatto per 1000 fio-
rini; ed i tiburtini si mostrarono grati col
Papa,soccorreiidolo culle loro milizie con-
tro i Colonna, i quali perciò devastarono
in parte le loro campagne, ma dalle for-
ze riunite a' tiburtini furono costretti a
chieder la pace. Due volte Tivoli ebbe a
sostener gli attncchi dell'ambizioso Ladi-
slao re di Sicilia, che avea occupalo mo-
mentaneamente Romn nel I 4o4)«'d in en-
trambi fu respinto, benché molto danno ca-
gionasse al le campagne. I n questo lem pò le
fazioni de'guelfi e ghibellini chiamate in
aiuto dagli Orsini e Coloiinesi, suscitaro-
no infiniti mali alla città. Diverse delle
principali famiglie degli Oddoni, llperi-
ni, Sebastiani, Tuba Idi, Cocca nari, Zacco-
ni. Briganti, Falasconi, Ricciardi, Forna-
ri, IVI anni, Petrarca, Leonini, Croce, Zap-
pi ed altre erano ogni dì alle mani, e mol-
le uccisioni accadevano, poiché il capo-
milizia per porvi un freno nel i4o7 ''"•
pose forte multa a'fautori de' disordini.
Qui con iVibhy noterò, che nel maggio
1406 Ceccolino capobanda di masnadie-
ri prese CasteirArcione, il quale secondo
i7<i T I V T I V
il irislo costume dc'lcmpi si mise a lor- vnre il suo risentimento; ma maggiori nf-
menlare i vicini e spi-cialinenle a vessare f.iii il chiamarono a Napoli, ove coniinsM-
i NÌanilanti, onde i libiutini, che risenti- inostagji^io vari de'priuiif^ciiliiuuininicil-
xano giavc danno (lall'csislenzadi (picsto ladini, che avea chiamati alla sua corte,
ca>lello, dipoi nel i.j-2() lodislrusseio. Se- n' (piali per riscattarsi convenne pjj^are
conilo il diarista Dellìni, presso il Mura- furti S(jmme. Fintlanlo il conte da lui no-
tori, pare che Ladislao penetrasse in Ti- niiiialo Giordano de l'istoribiis tirauncfj-
voli, ed ordinasse che fosse rortincata,ov- giava Tivoli, e non curando il concorda-
verociòfecequando rioccupala Roma col- to disponeva a suo talento delle cariche,
l'escrcilo nea>sunseilscnatorat<) nel I ji.|. imponeva ta<ise, coniìscava i beni a'par-
In falli ripoiln il cav. Diilgai ini, die nel tigiani degli Orsini, e fivoriva i Colonne-
l4i3si mosse nuovaiuenle Ladislao per si , ed a questi die in potere la Ione di
occupare Roma e Tivoli. Che i lihm lini ponte Lucano. Ma i partigiani degli Or-
fedeli al l'apa Giovanni XXIII si piepa- sini, chiamatili in soccorso, coslrussero uà
rarono alla difesa, e munirono segnala- ponte ili legno sull'Aniene, onde avere il
niente la Ione di ponle Lucano d'una libero transito pei loro terreni. Morto
Lombarda, isti omenloda guerra di lecen- quindi Ladislao ne'[)iimi d'agosloi4<l
te trovato. Chiamati in aiuto gli abitanti in Gallicano, nac(pie tomnlto in Tivoli
de' loro castelli, formarono un corpo di tra'due partili; l' uno voleva dichiararsi
4ooo fanti e 5uo cavalli, che marciali in- indipendente, l'altro voleva riconoscere
contro a Ricciardo della Molara ribelle la vedova regina. Venuto però in Tivoli
del Papa, che andava dando il guasto al- pei'conle Cola Porcio cavaliere romano,
le loro campagne, lo sconfissero e posero gli riuscì sedare i luinulli e rip<jrtarc ai-
in fiiga. Avvicinatosi Ladislao a Roma, la divozione del Papa la cillìi. Fm-oiio poi
queslaanzichè difendersi, r8giiigooi4i 3 riorganizzatele milizie per combattere
l'accolse, e fucoslielto il Papa a fuggire, alcuni signori de'circonvicini castelli, che
Costernati i tiburtini da questo fatto, si aveanodanneggiato il tei ritorio, e per non
videro giungere un messo del comandan ■ darne il comando ad alcmio delle due fa-
te del re per persuaderli a patteggiar con zioni, in cui Tivoli era diviso, ne fu scelto
lui, onde stipulare un Irallato. Si conven- il romano cav. Cenci. iMa interpostosi il
ne: Che dimenticata ogni olfesa, seguilas- Conti signore di Poli, le cose furono ac-
se col re la medesima alleanza ch'era col comodate senza spargimento di sangue,
Papa e i romani: Che dovesse pagare lo e la lillà rientrò in possesso della torre al
slesso censo, che a cpiesli pagavano: Che ponte Lucano, già occupalo da'Colonna
i tiburtini si governassero colle loro leg- partigiani di Ladislao. Nel i j i 7 Braccio
gi, e che le li up|)e regie non potessero en- da Montone valoroso capitano e avven-
Iraie in cillà armate: Che il re nominas- liniere, profillando degli scismi che an-
se il conte, ma gli altri magistrati di Ti- cura laceravano la Chiesa priva del supre-
•voli col consenso del popolo: Che licen- mosuocapo, divisòd'impadronirsi di Ro-
ziassero le truppe alleale, e la città fosse ma, protestando conservarla pel Papa che
custodita dalle proprie milizie. Pocodu- dovea eleggersi, e perciò volle prima oc-
rì> tal concordato, giacché volendo l'insa- cupar Tivoli, ove si rivolse col suo eser-
ziabile Ladislao spogliare gli Orsini della cito, intimando la resa. Si opposero i cil-
conlea di Tagliacozzo, intimò a'tiburtini ladini, massime per essersi ricoveralo nel-
checiòcseguisserocnngiunliallesuelrup- la cill.i il cardinal Lucio Conti de'signo-
pc, ni che si ojtposeio per essere nlloia i ri di Poli, la cui famiglia era loro alleala,
tiburtini slicUi alleati con tal famiglia. Inasprito Ihaccio per la ripulsa vi pose
Voleva ih e iccarMiu Tivoli pei faryli prò- furie assedio^ tua i cilladiui si dife&ero vu
TI V
lorosamente e fecero molte sortite, nelle
quali gravi danni recarono alle truppe di
Biaccio, che dopo vari giorni fu costret-
to abbandonar l'assedio, portandosi colia
sua armata verso Roma. Se ueimpadro-
ìù a' 16 giugno, ed a'26 0 27 agosto ne
fu espulso da Sforza Altendolo il Gran-
fie. L'i I novembre finalmente nel sinodo
di Costanza fu eletto Martino V, che e-
slinse lo scisma e ridonò la pace allaCliie-
sae all'Italia, entrandolo Roma a'28 set-
tembre 1420, donde poi si recò a Tivoli
eviera a'i5 e 29 luglioi422. Il cav.Bul-
garini ritarda la gita di Martino V a Ti-
voli, poiché dice, ristorala Romada'tanti
solferti danni, volle Martino V riposarsi da
tante fatiche, e nel i43o perciò passò inTi-
■voli, accolto con feste e ripetute acclama-
zioni,portandosi a risiedere presso il vesco-
vo Cesari,chedasuofamigliareavea prov-
veduto di questo vescovato. Le discordie
intanto tornarono a lacerare Roma, per-
chè morto nel 1 43 i Martino V, i suoi pa-
renti Colonna insorsero contro Eugenio
IV, e le agitazioni si estesero a'paesi vi-
cini. Perciò il senato nell'istesso anno pub-
blicò un severissimo edillo, che compren-
deva gli abitanti tanto dell'una che degli
altri: ma Tivoli non volle riceverlo per es-
sere stabilito nella convenzione del 1 254,
che la città dovea da se emanare le leg-
gi. Quindi nel i432 Giovanni Sebastiani
capomilizia , conoscendo la necessità del
contenuto dell'editto, con allri 9 giure-
consulti cittadini, compilarono delle leg-
gi penali che furono aggiunte allo statu-
to patrio, formandone il 3.° libro. Non o-
stanle la città era divisa in due fazioni; la
famiglia llperini era capo di quella degli
Orsini, l'altra de'Manui di quella de'Co-
lonnesi. Trovavasi lai." in possesso della
città col conte di Tagliacozzo alla testa,
allorché JNicolò Forte-braccio della Stella
parlilante Colonnese e capitano del duca
di Milano si portò ad assediarla; ma sor-
titi i tiburtìnìjlo posero in fuga sino a Su-
biaco. Tornato nuovamente all'assalto,!
fuorusciti partigiani Culuuuesi iuutiùut-
voi., ixxvi.
TIV 177
taccarono gli Orsini, che furono costret-
ti uscirne col conte loro comandante , e
così l'occupò il sanguinario Fortebraccio
nel 1433, ferocemente saccheggiando gli
averi denli attinenti aqli Orsini e uccideii-
donecon molte atrocità, molli precipitan-
done anche dal le calerà t le dell' Aniene. in-
tanto il capitano Altendolo inviato dallo
Sforza partigiano del Papa , si avvicinò
alla città e la cinse d'assedio; ma il For-
tebraccio col partilo Colonnese fece sì for-
te resistenza, che obbligò l' Altendolo a
proseguir l'assedio con grave danno delle
campagne; e finalmente levollo, quando
seppe che Eugenio IV a'23 giugno 1 434»
per la ribellione de'romani suscitala dai
Colonnesi, era fuggito da R.oma. Il For-
tebraccio seguendo le istruzioni del duca
di Milano, fiero nemico d'Eugenio IV, non
solo occupò i luoghi dell'abbazia di Subia-
co, ma recatosi colle sue truppe in Ge-
nazzano, ad onta della pacificazione segui-
la nel 1433 tra' Colonnesi e il Papa (nel-
la quale i Colonnesi restituirono il ponte
Lucano, e il conte di Tagliacozzo e Ri-
naldo Orsini suo fratello consegnarono a
Eugenio IV Tivoli), sovvertì Lorenzo Co-
lonna signore di Palestrinae altri nobi-
li romani, i quali fecero la delta sommos-
sa e occuparono il governo di Roma per
breve tempo, essendosi opposti alla loro
fellonia i cittadini savi spalleggiali da Or-
sino Orsini, e la sedizione cessò a fronte
degli sforzi di Lorenzo Colonna. Ricove-
ratosi il Papa in Firenze, mandò tosto
un forte esercito per sedare i tumulti di
Roma e circonvicini castelli, comandato
dal celebre vescovo Giovanni Vitelleschi
[)0Ì cardinale, il quale trattando umana-
mente il Colonnese, a'i4 agosto 1 43 5 gli
fece rinnovare la precedente concordia, e
la pace fra la chiesa romana e Lorenzo
Colonna; e la città di Tivoli ritornò al-
l'ubbidienza di Roma, da cui erasi da 3
anni sottraila, come registrò il contem-
poraneo Paolo di Liello Petrone nella sua
Mesticanza. Ma neli436 Poncelletlo Ve-
uerauieri rifugiatosi iu Paleslrina per a-
12
178 r 1 V T l V
vn liiilaloiina a.'sdllevazionc in Roiiin,e dolore delld presa di (^isIntUinnpolì fjilln
I.oieiizoCulonnaoltrernssiitncnicla pio- da'liircliì, fu invitato dal cnpoinìlitìa e si
lezione facendo rnrreiìe nella campagna poi tu nella cillii, ove fu splendidaineiilc
romana, fece likolvere il valoiosio Vitcl- trallalo nel palarlo del |itil>lilico per liil-
If.stlii a spogliarlo di l'alcsliina cdell'al- ta l'islalo deli.j'S. Il successore Calisto
tre sue terre, il che esei^iù rigorosamcn- 111 eziandio si mostrò piopenso per 'li-
te. In pari tempo nel i43G fece tornare voli, e ieje vari brevi per piolej^f^ere l'in-
tuiti gli nitri insorti Itioglii nll'uhbidien- dipendenza di sue fnincliigie.e vi mandò
28,!ibornndospccia!menle Tivoli dall'an- come commissarioapostolico il vescovo ili
guslie elle provava, per essersi imposses- Siraciis;i, onde provvedere alla tiancpnili-
sato de'ponli I\Iamm()Io e Lucano snll'A- là dcll.i cillìi agitala dalle fazioni de'ilne
nieiie il conte Antonio ila Puntcdera, gè- capi, llpciini che teneva pig'i Orsini, e
iieio del signore di \ almoiiloue e colle- lìriganti pe' Colonnesi. Questi due capi
gaio con altri libelli. Prolìllando quindi clic tendevano a farsi tiranni della patria,
dell'inlernc scissure de'liburlini, l'abba- bencliè tra loro contrari, Icnlarono favo»
le di Subiaco Giacomo Cordoni non pa- rire,ma iiuililnieiite, vari tentativi die fe-
gò per 5 anni il liibuto clie dovea di i oc ce per occupar Tivoli Jacopo Piccinino
libbre di trote arioslite, nella vigilia di s. ca|iiliiiio, mandalo dal le di i\ap(di I-'er-
Loienzo. Nelpassare da Tivoli alcune ma- limando I, naturale del delunlo Alfonso
cine da molino dell'abbate, i tiburtini le \ , ad invadere gli stati della Cliiesa; tul-
vitcnnero per rappresaglia; ìndi nacque* la volta i id^urtini condiscesero a soniini-
ro delle minacce, e si ricorse poi alle ar- nisli are vettovaglie pel suoesercito,il (pia-
mi; ma saputasi la questione dal cai ilinal le fece molto danno alle campagne, l'io
Mezzarota legalo inllorna del Papa, tan- Il aveiulo nominato generale di s. ( liies.i
lo si adoprò ilie conciliò la vertenza nel Fedeiicoconle d'I rbino, onde sottomel-
144' col fare obbligare l'abbate a pagar tere i baioni ribelli e quietare i tumulti,
annualmente in cambio delle trote 3olib- questi si avvicinò col suo esercito per en-
bredicera nuova o l'equivalente in denn- Irate nella città, ma il Briganti fece clnu-
lO.A'qgennaioi 447 *^"''*''"^ '*"'''^"'^"' deie le portee nol[)ermise, per non colli-
so V d'Aragona e re di Sicilia, e d'ordine proinetlere la sicuie7za della niedesinia.
d' Eugenio l\ suo alleato vi fu licevulo il l'apa considerando (pianto fosse inle-
con Solenni dimostrazioni d'onore, e [lOco ressanle pel suo dominio l'avere a lui di-
dopo morendo il Papa gli successe Nicolò voto Tivoli, determinò portarvisi nel lu-
V. Ne'vari mesi che il resi trattenne in glioi 4^}' , per la strada che indicai col Pe-
Tivoli, rinl()r7Ò le forlifìcaziooi della cil- trini nel voi. LXX, p. 28-2, e fu ricevu-
ta, e si mostrò generoso cogli nbitaiili e to con acclamazioni, ed incontratoda tnl-
la sua Olmata destinata contro i lìoieiiti- t<i il popolo pm tiimloin mano palme d'o-
lii,spendcndodenaro con profusione. Tra livo. Alloggii) per 3 mesi nel convento dei
i tanti personaggi che furono u trovare francescani di s. Maria Maggiore , ove
Alfonso V inTivoli, vi fudue voltes.Gio- chiamati i capi delle fazioni Tocci llperi-
vanni da Capistiano clic molto pùi infliù ni e (Clemente briganti Colonna co'Ioru
colle siiepiediihc h mitig.Tr le discordie principali seguati, gli ainuion'i pe'pa«s;i.
tra le fazioni de' cittadini, di ipiello che ti falli, e coiiccilette un general piidonn;
opcròroicivescovodibeneveiitoHiiterior. e culla sua faconda eloquenza dimo.str()
incnle (leiciò mandato dal Papa. Nicolò loro la necessità che avea della custrn/io-
V confermò i privilegi clicTi voli nvea del- ne d'una rocca nella pai le più elevata del-
IVsi-u/. Olle delle tasse indipendciiti iiien- la città, a sim difesa e per freno ilelle per-
le da Uuiua, e iilrovuudusi indi»iiuslupcl uicioScÌJZiuui,al chcaLCuiisciilcnduvi au-
T 1 V
che la popolazione, questa prestò l'opera
sun,aveinIo il Papa soltanto paqalo i inate-
liali, e dal suo nome fti detta P/Vr.Ne'S me-
si esiivi che Pio li vi dimoiò, si dilettava
di passeggiare a piedi colla sua coi le, e vi-
sitava con compiacenza le antichità, che
servivano di pascolo alla sua vasta eru-
dizione.Coni mise al cardi nalProsperoCo-
loiuia di piesiedere all'erezione della roc-
ca, e dipoi l'incaricò di chiedere a'iibnr-
lini iu imprestito i loroarnesi militari, che
furono pronlamenLea lui consegnali, tra
i <|uali 3oo armatuie di ferro complete
di proprietà privata, olire tulle quelle del-
la pubblica armeria, e con tale pretesto
furono tolti per non più resUluirli. Di al-
tre cose operale da Pio li in Tivoli nel
suo soggiorno, feci ricordo più sopra. Ivi
al modo narralo dal Coi signani, si abboc-
cò con Giovannella conlessa di Celano, per
gli oltraggi ricevuti dal figlio; e dopo es-
sere sialo al s. Speco di Subiaco, ritornò
a Roma a'6 ottobre, seconilu Novaes. Pio
li tornò a Tivoli neli463, poiché leggo
nel p. Tosti, Storiti di Monte Cassino, t.
3, p. I 7 I , che rS luglio nel palazzo a[)0-
stolico presso s. Francesco vi ricevè il giu-
ramento di fedeltà da'sindaci e oratori di
Ponte Corvo (P'-J. Come Pio li ragionò
di Tivoli ne'suoi Commentar ii,\o ripro-
dusse il Marocco.
Adonta dell'energiche provvidenze di
Pio II per la pubblica quiete, le discor-
die e le risse si rinnovarono ne' pontifi-
cali di Sisto IV ed' Innocenzo Vili, ed
il I." vi si recò a villeggiare nell'estate
1472, ed ambedue largheggiarono con
Tivoli in darle nuovi privilegi. Inoltre!
due Papi inutilmente mandarono a Ti-
voli i loro commis!>ari apostolici per se-
dare le agitazioni prodotte dalle ostina-
te fazioni. Si ridusse la città per siifalti
dissidii a poco a poco spopolata e priva
di bistro, e furono costretti i tiburlini a
far leggi onde allettare i foraslieri a sta-
bilirsi tra loro per ripopolarla, che in q
articoli si ponno leggere nel cav. Bulga-
rini; fra'quali sono riuiarcubili l'escnzio-
TIV 179
ne d'ogni imposizione peno anni, ed il
fitto delle case che avessero scello per a-
bitarvi, peli. "anno Io pagherebbe 1' era-
rio pubblico. Le fazioni si riaccesero mag-
giorineiile allorché neli48(3gli Orsini e
i Culonncsi vennero alle numi co'Ioro e-
sercili ne'piani del teriitorio verso Mon-
ticelli. 1 parligianide'priini Leonini, Cro-
ce e Tobaldi, e de'secondi Zaccoiii, Bri-
ganti, Cocanari e Fornari, co'Ioro segua-
ci presero le armi in città e marciarono
a congiungersi a'Ioro protettori. Orren-
da fu la strage della battaglia, restando-
vi 4000 morti, oltre molli feriti che tra-
sportati in Tivoli furono curati da' loro
fazionari : però la vittoria restò a' Co-
lonnesi. Il Crocchiante dice che la san-
guinosa battaglia seguì nell'aprile 1 49 1,
nel silo detto i Prati, nelle vicinanze del-
la chiesa di s. Filippo alle Fosse, echere-
slòsul cainpoaiicoAntonellosigiiore d'Al-
bano; deplorando che i parliti degli Or-
sini e de' Coloniiesi per quasi due secoli
furono cagione della dispersione e distru-
zione delle primarie famiglie tiburtine.
L' Infessura scrisse nel suo Diario, che
Alessandro VI nel 1492} appena eletto,
concesse al cardinal Giovanni Colonna
l'abbazia di Subiaco con tutti i suoi ca-
stelli,in padronato taiiloa lui che alla sua
casa io perpetuo. Ma poco durò il favore
pontificio verso i Colounesi. Di più Ales-
sandro VI spedi vari brevi e commissari
apostolici per sedare le dette discordie;
aumentò di fortificazioni la rocca,e si por-
lo egli stesso nel i494 '"^ Tivoli, passando
poi a Vicovaro per abboccarsi con Aliòu-
so II redi Napoli, il tultogiàavendo nar-
rato. Le sollecitudini d' Alessandro VI
per pacificar gli animi riuscirono vane,
menti e duecompagiiie di cavalleria man-
dale dal medesimo per mantenere l'or-
dine nella città, furono respinte dagli au-
daci fazionari, ch'eransi impadroniti due
per parlilo delle 4 porte della città. Nel
passaggio che fece per Tivoli Carlo Vili
re di Francia nelr495 per la conquista
del regno di Napoli, i liburliui non per-
uSo T I V T 1 V
misero l'ingresso clic a lui con soli 3oo /ione (rHppiccarlo n'merlì della torre. Sì
cavalieri, restando fiinri delle iniua l'è- diCese <|uc.sli sino a tiode avanzata, nella
sercilo. Si riiiccese poi la l.izione (orsina, (jindc per isti ata^cmnia di due buoni cit-
e Giulio Tulialdi sosteniilo da'soldati de' tndiiii polo t'ii^;;iie. Tornalo dopo «piai-
cuslellidiipielhi liiiniglia riiliò nella città the tempo e liic.endosi per timore atcoin-
all'iinprovviso, e unitosi a'Lcoiiini, fece- paj^narc da'soldiiti per la città, incontra-
lo un estcrininio del partilo Golonnese, di tolo Ippolito Tobaltli bravo guerriero co'
maniera che iiu solo fanciullo della fami- suoi armati, ne nacque s'i fiera /ulfa, che
i;lia Fornari potè tlalla niilrice salvarsi ne reslaiono feriti il conte e Tobaltli. A-
dcntro un p.ij^liotie. Finaliiieule le funi- ilriaiio \l confermò a Tivoli molti pri-
glic de' baroni iliscurdi. temendo d una vilegi elie aveale tolto il senato romano,
armata che il Papa uvea adunato per e- e per quietare le con.tinue discordie che
sterminarli, convennero alla tregua sot- insorgevanocol medesimo,la dichiarò in-
toscritta presso il ponte dell' Aquoria in dipendente dalla rettoria di esso e solo
un giardino, presenti i capi delle fazioni spellante alla s. Sede, quindi vi nominò
della cillà liuiiili a banchello; e furono il conte governatore, ^'ella biografia di
stabiliti vari matrimoni, tra'cpiali una 11- jUiirti'll(> //narrai.che neh J24 passan-
t;liadel principeOisinidi Vicovaro sposò doegliin Roma a incominciar la sua car-
Uaitolomeo Sebastiani, unode'cipi della riera, trovò che Clemente VII erasi riti -
fazioneColonnesediTivoli. 11 eh. ab.Cop- ralo in Tivoli per l'invalsa credenza che
pi nelle .)/(v/?o//(r(v/o////c.v/.dicenilo delle dovea succedere un diluvio universale,
guerre cogli Orsini, ali" anno ijf)'' narra, ed ivi recandosi colla sua dottrina ne mo-
chedopola baltagliacampalediMonticel- slrò la falsità e tranquillò il Papa. Nel
li, vinta da'ColonnesijCoH'inlera disfatta 1 527 sotto di questi seguì il fatalissiiuo
di 2800 fanti degli Orsini, Alessandro VI sacco di Ronw. per opera del riprovevole
s'interpose per la pace; ma i combattenti esercito del duca di Borbone e de'faulori
sospettarono che invece procurasse d'in- Coloimesi. Perciò in Tivoli si riaccesero
dui li a continuare la guerra, aflinchè vi- le fizioni, ma avvicinatisi alla città i sol-
cendevolmente si distruggessero. Quindi i tlati del duca, trovarono opposizione in
capi si unirono a Tivoli, e si pacificalo- ambo le fazioni,e furono costretti accani-
iiosenzainedialori.Stabilirouola recipro- parsi fuori di essa. Intanto ralforzati i par-
ca restituzione delle terre occupate, e fìs- titanti Colonnesi dal cardinalPompeoCo-
sarono che per Albe e Tagliacozzo si \^ìì- lonna, fecero strage degli Orsini, s iin-
cesse un compromesso in l'etlerieo I re possessarono della rocca togliendone por-
di INapoli, il «piale decise nel i4on che zione dtll'artiglieric, e ponemlovi un di
spettavano a'Colonnesi, in uno alla baro- loro partigiano cittadino per castellano,
iiia di Carsoli. INe'pontilicati di Giulio 11 ritirandosi poscia carichi di prede sopra
e Leone X, i «piali sollevarono a cospicue Subiaco e Palestrina. Appnilìttando di
dignità diversi gentiluomini ti burli ni, ma- «piesto sconcerto le milizie di Hoi bone eQ>
rilandfj L(-r)ne \ una sua nipote a Vin- traniiio nella città e continuarono n sac-
cenzo Lcfjnini, non vi furono notabili av- chcggiarla. Il partilo Orsini, alla cui te*
venimenli. Solo i cittadini ebbero delle sta era Lobnldo, avendo chiamato in snc-
vcrtenze cu' romani per fatti di giuiisdi- corso Napoleone Orsini, «piesti si portò
zione, ed un conte governatore per que- nella città e fece man bussa sopra i C«jlon-
st'o^gello ebbe «Ielle altcrcazioni col ma- iicnÌ, mettendo n sacco e a iuoco i loiu a-
gistrato, che fatta suonar la campana ad veri; piese la rocca, e il suo caNlcllanu fu
urme, si portò il pop<do nll'assnllo delia gettilo nelle cateratte dell Amene. In tal
l'uccaj o*c dimorava il conle, con inteu- inodoTivuh ucli J27 tu bacchcg^ialu ptr
T I V
la discordia Je'cilladiiii 3 volte, reslanJo
in cleplonihile stalo, ed avendo perduto
a caus« degl'iiiceiidii i più preziosi docii-
nienli ne'pubhlici e privali arcljivii. Nuo-
vi lumulli insorsero nella cillà allorché
Paolo 111 volendo reprimere l'orgoglio
del perugino Dagliene, mandò 4 '"apilani
onde conoscere le milizie che Tivoli po-
teva somministrargli. Allineale queste ia
rassegnSjSi conobbe che due patrizi erano
stati posti tra le fila de' popolani, e per
questo sbaglio si venne dalle due classi al-
le mani, e fu tale il trambusto che i pa-
trizi furono costretti a ritirarsi in consi-
glio nel convento de'domenicani,onde de-
liberare come reprimere tale inconvenica-
te. Que' del popolo si radunarono fuori
di porta s. Croce,ed apparve fra essi il ter-
ribile Tobaldi, che sguainata la spada li
persuase a prendere le armi e farlo capo,
onde attaccare i suoi nobili neniici; ma
sopraggiunli i capitani delPapa,il prelato
luogotenente, e il concittadino vescovo
Cruce,tanlo si adoprarono, che il tumulto
momentaneo si calmò, li Tobaldi però fu
creduto da' patrizi il fomentatore del pò-
[)olo, e tanto lo perseguitarono che restò
ucciso dopo fiere scaram uccie. Gli abitanti
di Castel s. Angelo, che denomi uossi Ca-
stel Madama a cagione della nuova pa-
drona IMargherita d'Austria naturale di
Carlo V , falli arditi dall' autorità della
nuova padrona tentarono deviare strada
per non pagare la gabella del passo, al che
rimediarono i liburtiui colla costruzione
di nuovi muri e altra porta che metteva
alla strada del loro castello. Allora i castel-
lani immaginarono d'diudere tale prov-
vedimento col fare un ponte suHAuiene,
e cos'i transitare per s. Polo a Roma. Si ven-
ne alle mani da'due popoli, e si distrusse
du'liburtiui il ponte; quindi continue sca-
ram uccie accadevano colla peggio della
parte più debole de' castellani, massime
ueir eccidio narrato di sopra fuori della
porta de'Prati, per aver questa di notte
incendiata; per cui il Papa mandò un com-
miìsurio apostolico, il quale costrinse le
T I V i8i
popoLizioui a dar sicurtà di non olfender*
si, ed a procurare un accomodamenlo.Più
di tutti però contribuì a mitigare la di-
scordia de'due popoli s. Ignazio Loiol.i,
che frequentava Tivoli e dava principio
alla sua benemerita Società di Ccsìi^^ ."j,
riferendo il Marzi che lai /sua abitazio-
ne fu nella villa di M'jcenate, presso la di-
strutta chiesa di s. Maria del Passo, san-
tificata e illustrata da lui eda'snntie dodi
suoi com[)agni. Neli53() Paolo MI si re-
cò neli' estale in Tivoli, e vi fu ricevuto
solennemente con quelle grandi feste e ac-
clamazioni, il cui dettaglio si legge nella
Storia del d."^ Viola t. 3, p. iq6. Il Can-
cellieri dice che Paolo III soleva portarsi
qualche volta iu Tivoli. Mentre il Papa
dimorava nella rocca Pia, a'3 settembre
I 539 colle gravi parole: Digitili Dei est
hic, approvò le mirabili regole dell' en-
comiata compagnia di Gesù, presentate-
gli da s. Ignazio, il quale nel detto luo-
go fondò nel 1548 un collegio inTivoli,
il quale vanta la gloria d'essere stata in
certo modo la culla del venerando istituto
de'Ge,9;/?7/, come il vicino Subiaco lo era
stalo delbenemereulissimoordinede'^o
?zef/t"^i//^/.Questomirabileavveaimentofa
celebrato anche dal Viola, e dal prof. Vac-
colini nellabiografia di Paolo III, che pub-
blicò nel t. 4jp.j63 AdV A Ih Hindi Roma,
con questegiuste e veridiche parole.» Con-
fermò la compagnia di Gesù , che tante
conquiste aggi unse allaChiesa,e tanta mes-
se raccolse nel campo delle lettere: quella
vigile e chiara compagnia,che come il sole,
dopo a ver piena del suo lume la terra, nou
tramontò che per rinascere più sfavillan-
te!" La solenne professione ebbe poi ef-
fetto nella basilica di s. Paolo di Pioma,
come rilevai ne' voi. Xll,p. 204, LXXlIf,
p. 3)5. Sebbene già in Tivoli erano co-
minciati i governatori cardinali, che tanto
lustro gli accrebbero, la serie de'quali fu
interrotta da altri governatori, come può
vedersi anche nel Marzi a p. 23 , Paolo
III neh 540 con breve esistente nell'ar-
chi vioValicano,arQjadio 2C)jt. I 2 2,p. 1 2 f ,
iS, TI V T I V
iiìùiA ^f<l!^gion!(>mo tifi P(ì/>ti.a\\nrn Ad- llficaJo da Giulio III per Tivoli, e dalla
10 Mtustrn tli cti.'.d, il governo e Li cu- |)rmci|)essii si;;nora dtl Cusicllo, e pnli-
Mtllania dclln cillìi e rocco di Tivoli, co- blicalo nel i 555. Altre iiotÌ7Ìe le lipoilai
niepci'i|iialcliL' teiiipu nì c<)iist'r\ò, per es- disiipiaa Castel Madama. Divenuto I*a-
scMc stala una delle citili suliurhane di vii- [»a Paolo l\ indetto anno, i acconta nella
11 ì!gìaliu-a ponlifiiinjprinia die Tosse sia- sua storia il.Nfivnes, che licoluiò di henen7.i
l)iiita a lifitcl CiHi'Jolfo. Uiniarclievole i romani, confermò od essi i privde^i anli-
fu ancora il ponliricalo di P.iolo III per chi.e restituì loro la città diTivoli,[>rivan-
Tivoli, a motivo d'essersi quietate le fa- dune del governo il cardinal lp[)olitod'E-
zioni per opera del cardinal della Coeva, ste, ma poi ne fu ieinlegialo.il Croctliiau-
il ijuale dimorando splendidamente nella te d()[)i) avere liportalo lu senlenya di A-
tilla tanto si ad()|)rò Ira'capi delle mede- driano \ I del rj2l, colla quale terminò
Siine, die riuscì di conciliare i potenti To- ogni pretensione del popolo romano su
baldi, Cocunari, Zacconi e altri primari Tivoli, riferisce clic tuttavia nel pontifi-
iunnenti, infilali in ungranbanclietlo.nel cato di Paolo IV avendo i romani lilenta-
lempodel quale il notai oiogò la pace sta lodi suscitare leloro pretensioni su Tivo-
Itililatra le parti neliT.^G, sanzionala dal li, e il Papa non sapendo la sentenza del
Papa col perdono a'deliiupienli. IMaiglie- predecessore, la spedi loro favorevole; ma
rila d Austria era slata iielrji4o a villeg poi informatosi della sentenzadi Adiiano
giare in Tivoli, ed alloggiando nel palaz- VI, rivocòciòclie avea fatto e rientrò nel
20 pubLlico, la città le die sontuose fé- possesso di Tivoli della s. Sede. Dicliia-
6te di cacce e di lotte, balli e altri spet- ralasi la già discorsa e funesta guerra tra
tacoli. La suo corte si mostrò brillaiilis- Paolo IN e l'ilippo 11 redi .Sp.igna, fece
sima, e le gentildonne tibtii tine fecero a (jiiesli invadere dal dura d'Alba viceré di
gara onde coileggiaila , con abiti di co- Napoli gli slati pontifìcii di Mariltiuia e
.stunie descritti dal Zappi e dal bulgari- Campagna neli55G. Arrivato col suo e-
ni, di che la principessa si mostrò molto seroito ne'[tiani di ponte Lucano, mandò
grata e contenla. La sua dimora in Ti- in Tivoli un aialilo a sapere se vedeva ar-
voli contribuì multo aprelmiinai i d'una rendersi o difendeisi. Lra già stata lu cil-
stabilr concordia co'suoi vassalli di Castel là evacuata «lalle truppe del Papa , i di
ftladama, e fu accelerata dal dello iiicen- cui comaiidaiiliavcanoriconusciuttt l'ini-
dio fatto da'caslellani della 2." porla della possibilità di ilifenderla contra la formi-
citta costruita nellaloiostradaondeobbli- dabile artiglieria che avea l'esci cito spa-
gai li a pagar la gabella ilei passo, e dalla gniiolo.I tibui lini pertanto spedirono due
inemoiala strage iàtla da'til)urtini,i quali ambasciat<iri a presentar le chiavi della
solici raiunoi loro cadaveri sotto la S(jglia città al duca.ilcpiaie ne lu contenl<)(rillo#
della sItNsa porta. Talché ne venne una in die fl'ce dipingere nella galleria di su» «-
suMczione gencialcde'tlue popoli. Inter- bilazione du' fratelli Zuccari, un(>ioce
postoti il citladino vescovo Cioceeallri di'eiacapomilizia,etutloia si vede al Trc-
prininri, si conxcnne tlalle parti nmeller- vio nella casa ora posseduta da'Petriicci),
ne la vci lenza all'ai biti io d'un compio- e si portò col seguilo de'suoi generali iii
mis^iiriu sieito nella jieisona di Camillo Ti voli, !\larc'Anloiiio e Pompeo (àiloiina,
Orsini signore di IMenlana. il kjuhIc de- i pi iiicipi di Stigliano e di bisignaiio, i
cise: Che i CHklellani dovessero pagare In conti di i'opoli e di Abittalone, Ascaino
delta gabella, e che a'iibiirlini tosse tolto della Cornia, e (jÌo. liatlisla Ailhtlicho
porzione di territorio verso quel castello, hi nominalo conte govcrnaloru di Ti-
e se ne icgòralloda'iiolaii de'diie rispel voli, avcndmie il duca preso possoso pel
livi luoyhi a'ij bLllcnibici5j3, [101 ru- it duSpagiia. Lgludlojjgiònel pului^o del
T I V
pubblico, i primi generali furono accolli
dal vescovo Croce, e gli aliti cUi'piiniari
cilliiiiiiii, i quali nulla fecero mancare pel
soslenlauìento dell'esercilo, die usò la più
severa disciplina. IMenlreerail duca in Ti-
voli, 0[)eraiitio il cainbiamenln di regime
de'uìagislrali della ciltà, mandò ilcuuiaii-
dante Vespasi;ino Gonzaga a occupare Vi-
covaro; ma Irovalavi t'orlissima resisten-
za bisognò allo slesso duca colà portarsi
coll'armala, ed all'Orsini signore di detto
luugo convenne evacuarlo, lasciando il du-
ca presidio spagmiolo nella rocca, come
e meglio dissi descrivendo Vicovaro. Ri-
tornato a Tivoli ed essendo cominciato
l'inverno, e soffrendo l'esercito per noa
potere la città tutto contenerlo, ne man-
dò porzione aPidombam, Valaiontone e
Palestrina. Sulla primavera il duca partì
coli' armata per espugnare Ostia, ordi-
nando prima a' cittadini che portassero
le aruji nella rocca, ove depositarono 5oo
picche, e una quantità di fucili a miccio
ed a rota; e per vieppiìi assiciu'arsi della
fede de'liburtini fece prendere 8 indivi-
dui delle primarie fatniglie, e li fece rin-
chiiidere dentro la rocca di Vico varo.Stan-
do il duca all'impresa d Ostia sopraggiun-
sero nel 1 577 in Tivoli, pel Pa[)a, Pietro
Strozzi al servizio del collegato re di Fran-
cia Eniico 11, il duca di Faliano Carafa
nipote di Paolo IVjC Giordano Orsini col-
le milizie della Chiesa, composte di circa
6000 uomini; il conte di Popoli l'abban-
douò,ed essi ripresoli dominio della città,
tolsero i magistrati eletti dal duca d'Al-
ba^ ed il governatore Aiflitli fu costretto
partire gravementemalalo. Quindi si [«or-
larono all'espugnazione di Viccivaro, ma
benché il comandante fossetti rato sopra
Subiaco, lasciandovi una debole guarni-
gione spagnuola, resistè questa a'fleri as-
salti de'papalini, i quali rovesciale mura
e caie con l'artiglieria per 5 giorni con-
tinui, entrarono fìnalnienlenel paesee ta-
gliarono a pezzi quanti incontrarono, ri-
tirandosi i residui spagnuoli nella rocca,
la quale cederouo salva la vita, e così re-
T I V i83
starono liberi gli 8 liburlini ritenuti iu
ostaggio. Nel ritorno che fece Tarmata del
Papa in Tivoli, alcune compagnie di sol-
dati guasconi del re di Francia, capita-
nati dal general Ceury, divisarono dare
il sacco alla città; ma il comandante Tor-
quato Conti iluca di Poli, sempre stretto
allealo de'liburtini, fece rideltereagli uf-
fìziali che ciò sarebbe dispiaciuto a Paolo
IV pel gran vantaggio che Tivoli a Pio-
ma recava, e che potevano arrivare i ne-
mici spagnuoli. Finsero rimaner persuasi,
ed usciti la porta s. Croce retrocederono
in disordine, gridando all' armi, perchè
nnsero si appressasse il nemico; ma non fu
cheunostralagemma per suscitare tumul-
to, mentre giunti nel mezzo della città gri-
darono: sacco sacco j al che il detto du-
ca sguainando la spada disse ; fermate-
vi giacché anche io sono uilìziale del Pa-
pa e della corona di Francia, ed un teme-
i-arioche non voleva quietarsi con un col-
po l'uccise, l cittadini prendendo animo
si sollevarono, etl i guasconi si posero in
fuga sulla via di V^icovaro; il duca colla
spada alla mano glinseguì.ed arrivati al
ponte levatoio di legno sull'Aniene molti
per confusione caddero in quella voragi-
ne, ed il duca vedendo un soldato restio
nel passarlo , continuando ad esclamare
sacco .?/^rrro,prese per la brìglia il cavallo
e cacciollu con esso gììi dal ponte, i rico-
noscenti cittadini si adunarono in' con-
siglio , e per acclamazione dichiararono
franca dalle gabelle la casa Conti con lutti
i vassalli de' suoi feudi, privilegio che a
niun alleo principe era stato giammai con-
ceduto. Intanto il duca d'Alba mandò 1000
fanti a rinfòrzo di Marc' Antonio Colonna,
che neir agosto teneva inquiete le vici-
aaiize di Uoma, i quali occuparono Ti-
voli. 11 Papa minacciato d'un assalto not-
turno di Roma dall' esercito spagnuolo ,
chiamò dall'assedio di Civitella di regno
il duca di Guisa colla sua armata Francese
mandata dal redi Francia in suo Soccorso,
e gifjlfece occupare Monte Rotondo e Ti-
voli. Stando in questa città il duca di Gui-
i84 T I V T I \
Ila, In ricliinmalo <lal re per In mcmorn- Maria cnncella senza la colpa ori(>inalc,
Mie rotta ovnla tlafVnncosi a s. (Jiicntin; di riccainciitc ornate una cappella «Iella
P(l il Papa fu roslrello f ir pane col redi cattedrale dedicala alla ss. Immacolata
Spagna «' i 4 selltinbrc i VJ^, stipulata in Conceyione colla sua slnloa; mentre indi
(.>avenellaeasnI\lallei,oinqni'lla ile'LeoD- a poco il contagio desolalorc scoppiò in
cdli secondo l'etrini, li a il cardinal Ca- $. Polo conlnianle col teri itorto, i cui a-
ralii nipote di Paoli) IV e il duca il'Alba lutanti nel di precedente in buon nume-
nc(]uarlicralo in Gcnazzano, e cos'i fu pò- ro cransi portati a Tivoli a provvederci di
sto fine a questa infelice guerra, che de- quanto abbisognavanoeconfessarsi, olcu-
scrissi ni 1 \ol. L\ , p. 234 ^ articoli re- ni {Ic'qnali periiononel ritorno, come pe-
lativi, per la quale In demoIlla in Tivoli riiono molli de' circostanti popoli. Pub-
la cbica di s. Cileniciile, pei cbè eia d'un ■ blicalo il voto, si studiarono i liburtini di
pedinuiilo alle lortilìcazioni delle mura manifestare individualmente la propria
tlella ciuà. Tornala Tivoli in lianquillilà divozione verso la B. Vergine, con farne
f.olloil dominio pontificio, vi si recò Paolo dipingere l'ituinagine sotto tale titolo nel-
IV a ristorarsi dalle patite angustie, e di- le caseenelle vie, non die sulle poi ledclla
inorò nella bit azione di Croce; iiiili anche cill;i,esulleabita7.ioni de'citlndini fu posta
il successole Pio IV nel ì 56i\ oiioiò di l'iscrizione che riporta il Marzi. Siincfus
sua presenza la città, come toccai di so- Deus, Suncius Fiirtis, Sanctus Iininor-
pia. Gregorio XIII nel i 5^0 recossi in Ti- talis-, per Inimavulatatn Comcptioncni
voli, invitalo a grjdere le delizie della vdla Murine scnipvr ì irginis, libera nos a
d'Lste dal cardinal Luigi d' Esle allora pccca(o,et peste, et rnfserere nohis.Conlu
governatore ilella citlìi, ricevuto da'eilla- nuatidoTi voli a goderei privilegi accoida-
dini consegni tli straordinaria allegrez- ti da'I'api e la pace che regnava ne'loro
za, ed ubilo [)ure nella della casa di Cro- dominii, dessa restò turbata nel i 784 per
ce, la quale passata in proprietà di Ma- la guerra insorta tra gli spaglinoli e ilede-
lio Carlo Mancini, neliG46 vi fece scoi- sebi, che si disputavano la conquista del
])ii e in memoria de'diie Papi espili 1' i- regno delie due Sicilie. Carlo inranle di
scrizione: (Ji/od Ptiuliis JJ' et Grcgo- Spagna, pretendente al medesimo, passò
rius XUI ad liane flnniii/n accesseiiiit, nel marzo per Tivoli con l'esercito corn-
ee. Il d/ Stanislao Viola rilevò, che il posto di 19,000 fanti e Gooo cavalli, il
rasino acqnislnlo dal principe Torhinia, piincipe alloggiando nel palazzo Uigna-
fu pure nobi'ilalo a'i4 gf'iiaioi 83<) dal no. Partilo alla volta di Zagarolo, e oc-
regnante Alessandro II imperatoi edelle ciipalo il reame, ripassò poi per Tivoli
jiiissie, (juniido da pi inci|ie < ledilai io si onde conquistai' la Lombardia. Quindi nel
re(òa \isilaie la gì and opua del tiafo- 1744 i tetleschi in\a««ero il territorio e la
ro de'cunicoli. Neh 778 mori in Tivoli citili di Tivoli, ed avan7aiidosi gli spa-
li celebre cardinal I\Iadiiicci decano del gnuoli, fu un continuo di marce e con-
sagro collegio, ov'eiasi poi lato a godere Iromarce degli uni e degli altri, con isca-
le singolari amcnit;i della villa d'IC>te, o- ramuccie e timore che si venisse a una
spilalo niagnilicamenle dal dello cardi- generale ballaglia con dannodel lerrilo-
nal l-,uigi. Miro cardinalecheccs-^òili vi- 1 io, disaslro che toccò a \ elletri la notte
verein Tivolia'i 4 IcbbiaioiOi .S,lu Pao- <!(■' 1 o agoslo. l-'inalmcnte i tedeschi si ri-
If» llniilio Sfondrati nipote di (iregorio tirarono, e tornò laralnia ne'ciltadiniche
W\ . iVella tenibile peste del iG5(] Ti- molli danni e vistosissimi dispendi aveano
»oli ne andò completaincnle esente, [ire- solferli in lali passaggi. Nel 1 78») recandosi
M-i vi(/iiii:e (.he i cittadini alli ibuirono al nella sua abbazia di Siibiaco per consa-
\ulu dcciclutu u'24 giugno, iu ouuic di grurc la collegìala da lui maguiiicamculc
TIV TIV i85
edificata, il Papa Pio VI, giunse a Tivoli stnfo pontiricio,clopo alcuni giorni si resli>
per la nuova strada che dal ponte Lvica- luìaSubinco. Ivi venne aggredito e supe-
no vi conduceva, cambiando i cavalli alle rato, onde soggiacque la città a 3 ore di
Tavernucole. Ad oi-ei6de'i8 maggioeu- saccheggio per opera degli stessi francesie
trò nella città, ricevuto dal vescovo mon- corse pericolo d'essere inoltre bruciata. II
signor IManni alla testa del clero, dal go- cn[)itano Caponi si rifugiò a Trevi, viri-
vernalore e m.igistrato, al suono di tutte sarei le mura e si fortificò, e da dove per-
le cara pane, ed al conlinualosparodi tutti seguitò il nemico sparso ne'dintorni, sino
i mortaretti.il Diario di Ro/iicnWce che al ripristinamento del governo papale. E-
il Papa scese alla cattedrale, ove orò buon letto nel 1800 Pio VII già vescovo di Ti-
ispazio di tempo, e da altri si vuole che voli,tra le dimostrazioni di gioia fatte dal-
discendesse alla chiesa de'domeuicani; in- la città, diròiliqtielia pel suo possesso, che
di proseguì il viaggio per Vicovaro. A'25 apprendodalCancellieri nella Storia dei
niaggioPioVI partilo daSubiaco, ripassò possessi. In questa funzione si recarono
per Tivoli festeggiato e ossequiato nuo- in Roma spontaneamente a festeggiarlo
•vamente, continuando il vaggio per Ro- le bande musicali di F'rascali e di Tivoli,
ma dopo aver visitato la cattedrale. Nel che si collocaronoinduegraudi orchestre
1792 Pio V! fece incidere una medaglia simmetriche, erette incontro alla basilica
esprimente l'Aniene giacente personifica- Laleranense,e suonarono per tutto il gior-
toe coronalo di canne, versando acquada no. La banda tiburtina avea l'uniforme
un vaso, vedendosi in distanza il tempio di panno bleu, calzoni lunghi, stivaletti,
della Sibilla, coli" epigrafe: Navicidariis giaco rosso, paramani di tal colore, e cap-
PrfYe/Y' /if^v.?oi 792. Pare che questa me- pello con pennacchio bleu e rosso. Del-
daglia alluda al suo tentativo di ritorna- la gita a Tivoli e dell'operato da Leone
re navigabile l'Aniene, ricordato a suoluo- XII per l'Aniene, ne discorre anco il suo
go, imperocché quel Papa che voleva in- biografo cav. Artaud, Storia di Leone
trapreuderneriropiesa diresse in talean- A//, t. 3, p. 1 29. Delle 3 volte in cui Gre-
no un corrispondente chuografo al cele- gorio XVI si portò a Tivoli, e delle sue
bre tesoriere mg.'^ RulFo, il quale lo pub- grandi lavorazioni per la deviazione del-
blicò con editto colla storia del fiume ed l'Aniene, abbastanza ne ragionai parlan-
i regolamenti per l'operazione, per la qua- do dell'Aniene. Anche d regnante Pio IX
le si sperava di veder navigabile l'Anie- onorò di sua presenza Tivoli. Lai. 'volta
ne, anche più in su del ponteLucano, ma fu a'i4 ottobre 1846, e liferisce il n.''83
le terribili vicende politiche che rapida- del Diario di Roma, che pressoi! confi-
niente si successero ne impedirono Tese- ne fu incontrato dal vescovo mg.' Gigli,
cuzione.Ilch.avv.DeIMinicisne'Cr/?72z"/i«- insieme alle deputazioni del capitolo ecle-
////.vw^^/Z/Vf riferisce che nel 1797 in Tivoli ro, ed alle porte della città la magistratu-
si battè moneta di rame erosa, Tivoli se- ra municipale gli umiliò le chiavi della
gnendo i destini di /io/««(/''.), soggiacque città insegno di venerazione e sudditau-
alle deplorabili vicende politiche e cam- za. Il Pa[ta discese alla chiesa di s. Fran-
biamenti di governi superiormente indi- cesco, ricevuto dal detto prelato, da mg.'
cali. In tera[)o della repubblica del dccli- Rosaui vescovod'Eritrea e presidente del-
nare del secolo passato, da Subiacosi recò l'accademia de'nobili ecclesiastici, e dal p.
ad occupare Tivoli e la sua fortezza nel generale de'minori osservanti; e da nig.'
1 799Gio.PasqualeCaponicapitano na[)o- Trucchi vescovo d' Anagni fu impartita
letano con3oo soldati irregolari; ma poi la benedizione col ss. Sagramento. Indi il
rifiellendo che non avrebbe potuto resiste- Papa passò nella casa di villeggiatura del
re u'repubblicani francesi iu\abGri dello collegio de'nobili, accollo dal p, generale
i8r> T 1 V
tle'«5C«uili,C(t'iiobilicon»illoi-i, edalluloj»-
;;in Miibiliiienlen(l>lul)l)n(n heiiedi il popo-
lo. Poscia i\ coiuKis>c n osservane il Ud-
irlo del munte Calillo, di cui gli die con-
tezza il ciiidinal Massimo pirrcllo del-
I «icqne e slradee[)rolcllorc ili Tivoli. Ri-
tornalo al collegio, si i'onipÌH(;(|iie di o«si-
sk-re ugli espeiinienti di ii%ìc.i e ad una
cintata ese:;uila da'convillon ed apposi»
t unente composta ptM" giorno sì aweii-
liiroso. Nella pia7z;i llivaroU ergcvasi un i
colonna mcss i a stucchi e dipinture, sul-
la cui souKiiilà era personiluata la virtù
«Iella Clemenza, né mancarono le anno-
ile dtllc b.imle. le llorilure e altre festo-
s-i- ncioglicnze. Nelle ore pomeridijne per
la villa d Este il Papa si Irasfeii a vede-
ri' il grandioso >lal)iliinento delle fcrrie-
1 L" creile» d.i Graziosi e Curlandi islitiilo-
II del medesimo, i quali insieme a Benuc-
ti fijiidatoredcli'.iUrodi Terni ebbero lo-
Imre di riceverlo. Iraltent-ndusi a lungo
nt'lle oHìcine. Vide le macchine, i model-
li de'i'onti di ferro, e discese a visitare i
fuochi delle ferriere e le loro Imponenti
Il iltnie, ove il ferro crudo è convcrtito
in malleabile. Enliatoin segolo nella sa-
l.i ile'ciliiulri, osservò l:i celeiitàcon che
il ferro reso malleabile, siconlìi'ura in lui-
teledimensionì necessarieagli arlislije vi-
de poi le macelline pel ferro fd ito, b fon-
deria ove coltisi il ferro in dilferenli starn-
ile, fra le (piali formossi il di Imi >tCMinM.
i '.issato liiidlmeiile sotto un arco di ferro
fuso, in tniii stanza ammise al bacio del
piede tutte le persone dello stabilimento,
encomiando i delti 3 inlraprendeiili per
si vasti opilìcii, e pei ilevanli progressi del
lilnirlino, aveiitlo appreso con piacere la
concepita associazione del mpde>imo con
ipiello ancor più giginlesco di Terni, al-
rim|U'e»a delle miniere di fèrro dello sta-
lo ponlincìo, onde non più aver d'uopo
ili ricoircreairesterojsì perla materia pri-
ma e sì per le mamfallure. Dnpij di «he
il Papa asceso in carrozza, tra gli applau-
di p.iiti per lloiiia. Questo avvenimeiilo
venne ricordato dal cu v. Uulgarini, e me*
T I V
glio dal d.' Stanislao Viola, celebrando
r entusiasino col (|uale rivercnlemenie
l'accolse il popolo,e rammentando pe'del-
lagli l'opuscolo: reste in Ti%'oli e gita
(Uiiiiiitnortttl Pio f\in questa città lu-l
i4 o//o/*rci84^, Roma tipografia Meni-
caiiti. Pertanto eg'i si limita a dire.«»Nul-
lid'Uicno, m'avviso, sarà condonato al-
l'amor p.ilrio, sea doviziosa corona, e ail
onoranza di questa rozza mia operetta ri-
vergo in ischizzo quella fausta gioruuta,
I 4 ottobre, nella quale la patria mia si
se^ualògrandemenle: i 7000 abitanti, di
che è composta, divennero un solo, tan-
to era unisono il movimento, unanimi le
volontà, i cuori : universali l'empito e la
gara per render palesi le spontanee cor-
dialità, ondecliè all' arrivo dell' augusta
persona e durante li breve sua dimura,
bandiere sveiiio!anlid<il cacume de'mon-
ti, dai merli della rocca, dalle torri delle
chiese, dall'alto delle case, dalle finestre,
da'balconi: senza numero, molti ed iscri-
zioni a plauso del Gerarca in ogni ango-
lo delle strade, nelle bandiere, sulle por-
le della città, delie case, delle chiese, de'
moiiisteri, de'conventi: concerti musicali,
più cori di garzoncelli di fimiglie ilistiii-
le festeggiami per ogni dove: poesie, ar-
chi trionfali (e magnifico fu quello del-
lo stabilimento Graziosi-Carlandi), una
grandiosa coloni) i alla l^arc a mezzo la
gran piazza presso il nuovo ponte: oltre
7,000 mortai dal basso alla cima del Ca-
lillo e lungo la via Valeria incendiati. Al-
la dipartita non ristavano le allegrezze.
Annottava, e i reverendi templi della Si-
billa e di Vesta, l'imbocco e lo sbocco dei
Cunicoli, il piiioello, il niKivo ponte, il ru-
stico anfiteatro, i viali del Vopisco, la cit-
tà per quanto essa è, illuminati tìirnno
di tanto splendore di luce che ti obba-
glia va la vista : un incendio di fuoco ar-
tiliciale alle falde del Calillo, attirò la co-
mune curiosità. Dopo alcun giorno (d 1 8
(I-I mese) l'adunanza degli Arcadi Sibil-
lini con poetiche ispirazioni e con epi-
grafi, nella gran sala del palaitu uiuuici-
T IV T I V 187
palo solennizzava il grand' alto della so- lo ìlaW Album di Roma, t. 32, p. 34, e
VI una clemenza del i 7 luglio, VJninixtì'a, chil Giornnlcdi P,ornnAe\i^'ì^)a |). 372,
dove si videro e si udirono rinnovale le che fanno elogi dell'aiilore del lù/ggio
non conipte dimosli azioni, che a buon di- pitlorico-antì(jHario. Ma poi consideran-
rillo si convenivano ad un sovrano ma- do meglio il narralo da essi, e per creder-
gnanimo, pio, clemente, che avea perse si dal contenuto d'amljedue, che i lo-
ia pubblica fede, la slima de' monarchi, pografi lilnirtiiii non liauoo concepito
la venerazione de'popoli, il volo del mon- nemmeno l'idea della villa Adriana, il cui
do". La 1.' volta in cui Pio IX onorò Ti- colossale disegno si dice aver egli pel pri-
voli di persona, fu 8*27 maggio 1847, nel mo scopeilo, cioè quanto a dire la città
recarsi a prendere possesso dell'abbazia Tiburtina foggiala dall'imperatore Adria-
di Subiaco, e nel ritorno che fu a'3 » di no alla maniera d'Atene, e che tal villa
lai mese. Come fu accollo nulla disse la non solo comprendesse l'intero territorio
slampa periodica. Per le beneficenze da Tdjiu tino,ma giungesseancorasinoaCa-
lui fatte all'abbazia, la memoria fu scoi- stel Madama, Ciciliano, Vicovaro, ed an-
pila in marmo; ed il proprio busto mar- cheaGuadagnolo^adunqueper tutte que-
moreo dal Fapa donato al comune, que- ste singolarità, non solamente deposi il
sto lo collocò in una sala del palazzo go- pensiero di farne cenno, ma eziandio mi
vernalivo, SeguendoTivolilasortedi Uo- astenni dal leggerlo, allrinienlidovea ne-
luaedel rimanenledello statopapale,an- ccssariamente entrare in lunghe disami-
ch'esso patì le conseguenze dell'anarchia need in gravi discussioni, ed esserequin-
e della repubblica del 1849, chedescris- di in op[)osizione a quanto (àiora è stato
si e deplorai negli articoli l'io IX, Roma, scritto e sostenuto da tanti rispettabili e
Sovranità' ce. Oltre gli storici summen- benemeriti delle celebri antichità libar-
tovati, scrissero di Tivoli: Girolamo Fa- line, che come altri non dubitai disegui-
bri, Relazione della ciltà di 'Tivoli e suo re. Tutto questo poi non era lavoro per
tenitorio, nel l, 3 delle Lettere memo- le mie limitale forze, ed inoltre non pro-
rabili, Roma 1672. Giovanni Pelroski, porzioiiato a un articolo di DizionanOy
Trigonoììietria dioeeesis, et agri tibia-- il quale pel complesso delle grandi pre-
tini topographia, veteribìLS k'Hs, villis, rogati ve di Tivoli, per quanto mi sia in-
caeteriaqiie aiitiquis moiiumentis exeid- gegnato ili renderlo breve, e per cui nep-
ta, Uomaei 767 con figure. Giacomo Pi- pure usai della Storia- di Tivoli dell'en-
liarolo, Origine di l'idoli, nel Trattato comiato d.' Sanie Viola, lultavolta è riu-
delle cose pia memorabili, Roma 1721, scito prolisso oltre il consueto. Lasciando
Sante Viola, tS^orm r// Tivoli dalla sua di rifilile il riportato dal citato yi //»?</?«,
origine fiiìoalseeolo X ri I.Koiun l'ai <^, perchè si conosca almeno nella sostanza
G. Maiocco, Alo/aimentidelloStatoPoii- l'operalo da Fabio Gori, solo riprodurrò
tijieio, 1.1 I, p. 83 eseg, Viaggio pitto- quanto in ili lui lavoresi asserisce in dello
rico-antiijuario da Roma a Tivoli e Su' Giornale, stdle novità dal medesimo in-
biaeo sino alla famosa grotta di Colle- trodotte nell'archeologia delle classiche
pardo, deseriito la prima, volta da Fa- parli di Tivoli.» Pochi sono gli archeolo-
bio Gorieonimportaiiti seopertearrlieo- gi che parlalo non abbiano ilelle magui-
logiehe del medesimo autore, Roma fiche ruine spi!isenell'agroTibiulino,ma
I 855. Quest'opera si rese di pubblica ra- per iiun so f|tu»le fatalità, (piasi tulli co-
gione dopo che fu dispensalo il mio voi. piandosi l'uni'altro, non sidegiiaronoap-
LKX, che contiene l'articolo Subiaco, e [ìlicare ad esse la critica. Rigettala l'au-
per questo di Tivoli, nella sua rifusione loi ita di ogni antirpiario, l'autore dopo
lu'era proposto di consultarlo pel rifori- quatlro anni di studi e gite faticose si è
i88 1 I V
convinto clu: non solo il territorio di Ti •
vnli, in.'i |»nr anco f|ncll«» di Cnslci Ma^
daniii,(iicdinno, \ icovarn ec. ftnono im-
piegali per la stia villa dall'iinper.itoreA-
driuno. E a fortu di confionti è ijiiintoa
conoscere, che in riiiesta vdia eia india-
ta Atene co'l'i()[)ilei, Templi, con la t^i'ot-
ti di Pane, col nniro pelasgico, llisso, Sta-
di, Tenlii ec. Ha fis>(ati i voii e indubi-
tati sili dell' Accndeiiiia e dei Liceo, non
rlie rintracciale le vicinanrcdel Pritaneo.
Ila pili licoiicsciulo l.i 'I enipe, lialiocca-
ta ectiinpiessa (inora da'iopogralì nel fos-
s(i l'i luiliizzdl in silo do\e cliitMupiedi
riconoscerla è in gì ado. l'er lo che fa me-
ravi"lia come in ridicolo non niellessero
migliaia e migliaia di iellerali viaggiato-
ri le uI>icazioni delle ville di Cassio e Bru-
to,de'l'i-xnii, Sereni ec, ma si bevessero
le grossolanesentcnzodelle _i;///V/('. De'ler-
nlorii di \ icovaro, Subisco e Trevi, dei
quali pochissime notizie si hanno in istain-
pa , lia il medesimo composta la prima
descrizione, scoperto il sito di Varia, del-
lai. piscina liinaria ded' Anieiie Nuovo,
e dc'la|.;hiSul:)luceiisi; copiala cpialche ro-
mana iscrizione inedita; estratti dagli ar-
chivi alcuni falli curiosi de' bassi tempi;
descritto scogli, grotte , cascate ed altri
luoghi romantici igiioli a'pacsisli,e (ìiial-
meiile<lii(liala l'epoca ed il mciilodi mol-
ti dipinti, fi a'cpiali pi iine^giano i celebri
iillrcsclii del s. Speco. AtleM i cambiameli
ti di varie credenze che per tali scoperte
succederanno in archeologia , scriveiiilo
pel solo progresso della scienza, l'aulore
prega le accademica decidere tali (piestio-
iii rilevantissime, e (pialumpie It-tterato
a darne un equo giuili/n), aliiucliù nelle
posteriori edizioni si cancellino i ditelli,
() si ributtano gli argomenti contrarii.
l'ossa questo lavoro svet^hare tanti inge-
gni e ricchi italiani dormenti neghinosi
sulla gleba che i iiioiiuiueiili cela de'no-
siri maggiori".
Lu Ielle cristiana fu introdotta in Ti-
voli ne' tempi apostolici, come allcrm.i
rUghclli nell'//«/m siuru l.i, p. i3oi,
1 l V
Tihiirtini Kjiiscttpt ; ed il Marzi mAYTli-
sturiti ili Tifali, riferendo che i ss. Pie-
tro e Paolo principi degli apostoli divul-
garono l'evaiigelo e piantarono la fede di
Cristo ne'Iuoghi ciicouvicinia liOma,ag-
qiiiiige che vuoisi che perciò i tiburlini
abbiano più volte uditi griiiscgnamenli
di Pietro, e la voce di l'aolo predicante,
comecon doltodiscorsoalVermò mg. Sua-
rez nel 2.°hhro della sua Pracncslcs mi'
liijittir. I£d in vero ben a ragione vanta
Tiv(di la felice sorte, e riconosce dal fa-
vore divino il privilegio d'essere una del-
ie città tra le prime illuminate colla Iti»
ce evangelica; laonde dice il Marzi, che
messe preziosa dell' apostolica semenza
furono Ksiiperanzio prete ordinato da'
primi successori di s. Pietro, il gran dot-
tore Oetulio, il tribuno A malizio e Pri-
mitivo, la consorte di Oelulio, Sinforosa,
ed i suoi y figli martiri lortissimi di Cri-
sto e lumi chiarissimi della nascente chie-
sa tiburtina, tosto illustrala anclie da s.
Lluslachio e sua famiglia, e da s. Vittoria
[iropag.iliice della fede. iNelc32 l'impe-
ratole .Adriano fece martirizzare Papa s.
Alessandro I, dopo aver convertito alla
fede s. Uermete o Lriuele prefetto di Ro-
ma con tulta la sua famiglia, e il tribù*
no Quirino colla figlia s. U.dbina. Dipoi
i tiburlini elessero a pruletlore primario
s. Alessandro i, e cieilono possederne il
corpo, il (piale viene contrastalo i\-\ tutte
quelle chiese che riporta il iSovaes nella
Storiti (li s. Alvsstiiulrn A, di che riparlai
nel voi. LXXIII, p. tot e toy, dicendo
del suo sepolcro di recente rinvenuto nel-
la via iN'omcnlana e Salaria, probabil-
mente meglio possedendoneesse una par-
ie. Altri patroni ili Tivoli sono i nomi-
nati ss. Gelulio e Sinforosa, co'Ioro 7 lì-
gli, i ss. Amanzio, l'rimilivo. Cereale, ed
altri ancora, come s. RomuaMo. Dichia-
ra il Marzi, che la suddetta chiesa edifi-
cata a ponte Lucano da Adriano IV a s.
Ermete, tale Papa la dedicò pure in ono-
re del patrono s. .Messaiidro I, e ili s. Lo-
renzo titolare della callcdrale. luuallia-
TI V
to il suolo di Tibur dal sangue fecondo
e glorioso de'suoi martiri, che tinsero an-
che le acque dell'Aniene, ad onta che i
persecutori della Chiesa cercassero dar-
rcstarne i progressi, ad onta che il cri-
stianesimo dovè incontrare molte di/li-
coltà per stabilirvisi, perchè troppe false
divinità eranvi ailorate, tultavolta ripor-
ta il Novaes che la chiesa tiburtina me-
ritò che Papa s. Igino dei i 54 'i stabilisse
la sede vescovile, e tra' 6 vescovi da lui
creati, uno ne destinò per Tivoli, benché
il Nicodemi anticipi l'erezione al i 38. Re-
stò sempre la sede immediatamente sog-
getta al sommo Pontefice, anzi talvolta i
vescovi di Tivoli furono annoverali tra'
7 Vesco\,'i suhurhicari, ebdomadari del-
la basilica Lateranense e sullVaganeidel
Papa, comeatteslano l'Ughelli, e il Piaz-
za nella Gerarchia cardinalizia^ non
meno che il cardinal Brancacci, nella sua
Disscrt. (le Optioìie sex Epi scopa tuiim.
^ Ora per lo più il vescovo di Tivoli è as-
sistente al soglio pontifìcio. Come non si
può precisare l' anno dell' introduzione
del cristianesimo in Tivoli, cosi l'origine
della sede vescovile tiburlina, poiché si
\uole anche anteriore all'epoca accenna-
ta da Novaes. Sebbene nel pontificato di
s. IMelcbiade l'imperatore Costantino 1 fe-
ce trionfare la Croce, die pacealla Chie-
sa, e permise il pubblico culto cristiano,
pure,dice l'Ughelli, non si conoscono iiio-
tni de' suoi vescovi sino a Paolo da Ti-
voli, che il Giustiniani, il Crocchiatile e il
cav. Bulgarini nella necrologia de'vesco-
\ì tiburtiui, lo dicono traslato dal vesco-
vato di Gubbio, e fattoi ."vescovo di Ti-
voli nel 353. Nell'elezione di l'apa s. Da-
Diaso 1 nel 367 insorse il 2. antipapa Or'
sicino C^-) nella basilica di.Sicii;o,il qua-
le fu cuusagrato da Paolo vescovo di Ti-
voli, quindi nacque una terribile sedizio-
ne in cui restarono uccise in un siorno
iSj persone, onde l'antipapa fu caccialo
da Roma d' ordine del prelelto Gioven-
zio, e quale perluibature pubblico, in>ie-
me agli scismatici suoi adercutiMI INico-
T I V 189
demi nfferma, clieil vescovo Paolo si pen-
tì poi di tale falsa ordinazione, e che mo-
li in concelto di santità, come lileva il
Crocchianle, che a p. 79 riporta la serie
de'vescovi. Il 2.° vescovo che si conosca
fu Fiorenzo del ^02, al quale scrisse Pa-
pa s. Innocenzo 1 sopra una rimostran-
za fattagli da Orso vescovo di Nomento,
intorno alla giurisdizioue usurpatagli del-
la parrocchia Feliciense di sua diocesi.
Candido vescovo si trova dal 4^5 al 5o2
sottoscritto in diversi concilii romani, fra
i quali in quelli di s. Felice II detto II[
e di s. Simmaco. N. fu crudelmente uc-
ciso da'goti nella presa della città nel 543,
ed il ^icoilenii lo chiama Calillo. Ana-
stasio I del 5f)3 sottoscrisse a un indul-
to da s. Gregorio I concesso nel sinodo
romanoatla chiesa di s.Medardo in Fran-
cia ; intervenne ancora a'concilii adunati
da quel Papa nel 5c)5 e nel 601, ma l'an-
notatore dell'Ughelli, Coleti, chiama fit-
tizio l'indulto o diploma, e dice il vesco-
vo fiorito nel 549- Anastasio 1 fu effica-
ce difensore di sua chiesa. Decorato in-
tervenne nel 649 uel concilio di Latera-
no, celebrato contro i monoteliti da Pa-
pa s. Martino 1. Nel 680 il vescovoMau-
rizio fu al sinodo romano di s. Agatone.
Anastasio II si trova sottoscritto nel sino-
do di Roma tenuto nel 721 da s. Grego-
rio II, contro i matrimoni illeciti. DiGio-
vanni i si la menzione nellaCrooaca Su-
blacense all'anno 758, e dal Baronio nel
7G1. Teodosio o Teodorico del 772 nel
seguente anno fu da Papa Adriano I in-
vialo col vescovo d'Albano a Desiderio
re de'long(;bardi, acciò non entrasse ne'
confini del territorio di Roma sotto pena
di scomunica : ritrovatolo con ^e^er(:ito
a Viterbo, od a Terni, gli parlarono con
tanta efficacia, che il re atterrito dalle mi-
nacciate censure, si persuase e retroce-
dette. Luceuzi, altro commentatore d'U-
ghelli, aggiunge Paolo, che fu al sinodo
romano deli'826. Orso fu a quello tenu-
to da s. Leone IV iieir853. Il Coleti ri-
porta Leone vescovo tiburtino inteive-
I (,o T I V
unti) ni cnncilioromnno il» II'.Sl') i . Lhcrlo
u il(ii'l)eilo nel q.j T "lltiiiietld IM.iììdo
o Martino Iti la linnovnziune e cunfcr-
nin ile'|»rivil<.'f;i concessi aila cliu's:) di Ti-
>uli (la alili l'tipi, culi (lijilotua che Icg-
s,vii neirUylielIi, in cui suno cIcmi ilk' le
t;i(iris(IÌ7.i(>iii e possessioni di sua ilioce!>i.
Giovanni 11 del q\'j fu pieseiile al con-
cilio loniaiK) del ()()3,e concesse al niona-
steio di Subiaco nello stesso anno i 4 P^^'
si ili Cantei mio, Ciciliaiio, Marano es. Fe-
licita, l'iiijia di tale epoca rU^Iielli ri-
poi la un suo diploma dato nel |)oiitilìca-
lod'Agnpilo II, di concessioni l'altea l'ie-
tro de Vico e suoi, col consenso del cle-
ro ; ed altro diploma simile emanalo sot-
to Gio\ anni XII a favore di GiovaniiiTal-
loiio e suoi; i rpiali doniuu'iiti rigu;udu-
no.'ilìitlidi liciii della i liiesa lihurtina col
heiieplacilo di detti Papi, principiando
essi col!a fui mula Joanneliiitnili Jljìisco-
jìo s, J'ilntrtiniie Kcch-sine. A r vizzo del
f)7 I concesse alcuni beni all'abbazia di
Sidtiaco, col consenso di P.ipa Giovanni
XV e del suo clero, con atto presso I Li-
mbelli, il (piale pare die Io coiiloiidi con
Amizzo, cui piuttosto debbe»i attribuire
la concessione. L'Ugbelli ed i suoi anno-
latori non conobbero ("»iovaniii 111 ri[tor-
lalo dal («iusliiiiaiii, l)c\cscnK'i di J'n'o-
li, e. seguito dagli altri storici tiburlini,
il f|u;ile vescovo nel f)78 ebbe da IVne-
dettu \ li alcuni privilegi per la sua cliie-
sa, colla bolla di cui feci superiormenle
ricordo, dicendo di molle conlradeecliie-
.se di 'J ivoli in essa nomiiitle, incomin-
ciando C(dle parole: I^ilcctissi/iin tittiuc
]\r\'cri lUissinio, ci Si iciiti^siiiio jrolri
Joninii Doniiiii ^rnlift s/J'ihiirtimii'Kr-
r Ir si a e h. pi scopo. Amizzo o Amizzonc si
trova nominato nella donazione i iporta-
In dairUgliflIi, e fatta dalla diiesa di s.
Martino di 'i'ivoli nel ()H?.,al monastero
di S.Agnese fuori di porla Nonienlana, al-
lora delle monache bcnedcltine, e in una
ennicu«i «l'alcuni beni di sua chiesa a 3/
pitiOlai'ionc r.ill.i iM-l ()qo. Gualltro IVa-
tcllu del cunlc liburUnu fu bcncfallurc
r I V
del monastero di Subiaco, nel ioni nel
ponliiicato di Sil\e%lro II. L'LgheMi ri-
produsse la donazione latta nel incdcsi»
ino pontificato, e non nel i oi i come ri-
poi t.ino niellili sloi it:i tiburlini, da diver-
si tiburlini <illa cattedrale di s. Loicn/u.
(ieranlo fu vescovo nel i oi3. liossone bi-
bliotecario della chiesa romana, arcipre-
te della calledrale di Tivoli e poi suo ve-
scovo nel I 023 o I 07.\,n\\\\o in cui inor'i
Papa neiiedelto \ III, legnamlo il quale
Slefiiio nobile liburlino ilunò albi catte-
drale i suoi beni, con allo pubbliC'ito da
Lghelli, che lo dice morto neho^r). In
questo gli successe Benedelto I, e fu con-
sagiatoda Papa(»iovanni XI \ detto XX,
il (piale gli confermi) i beni e le ragioni
di sua chiesa. Il Grocchianle, seguendo il
Giustiniani, ciede che Benedetto I morì
neir islesso anno, ed allretlanlo appari-
sce neULgheili. Questi quindi riferisce,
che nel io3o, e meglio il Coleti neh o2f),
fu vescovo Giovanni IV, il (piale nella con-
cessione presso l'Ughelli, fitta al clero li-
burtino,///(7//(7.7/(v/t onincin tic inorluO'
rum, conH'ìiliciitc cuiictd congrega lionc
Kpiscopii. si sottoscrisse con (|uesta (or-
inola: Joamirs Scrviis ScrvornniDci s.
Tihurtinnc F.cclcsiae. Che a'29 maggio
io?,<) («iovanni W fosse già vescovo di
Tivoli, si ricava da im'enliteusi perpe-
tua fatta da lui al monastero di Subiaco,
e riferita dal Giustiniani, ne'foiidi diCan-
lerano, della Rocca di monte Crofu, ed
in (pulii di Ibicciano, s. Felicita e .Mara-
no. L'Ughelli riporta un atto di pclixio-
ne di Ago abbate di s. Vincenzo in ter-
ritorio Fhig^ciisp.ipinc est siihtiis Moii'
tirclìi,Uìciù è ricordato ./n^/»m" Dei gra»
tilt liuiììili Episcopo Tilmrtiiide Kcclc»
sitic, che fece In concessione ro7/.vr////(7j<(?
I ivìy;rti;iitioiic presìylcroruni. iN'el 1 o3f)
il medesimo vescovodii^ ni moiinstero su-
bì.icense altri beni, e nel 1 o^ 4 gli lece al-
tra donazione, come può vedersi in Giu-
stiniani. Nel lo^f) Pia vescovo IJeiiedel-
lo II, leggendosi sotfosciilto nella bolla
data m tal anuo da s.Lcuuc 1\ in fuvuic
i IV T l V 191
(kl vescovo (.li Bergamo. Gli successe Gre- per quanto dissi a quella biografia, e sic-
goiio nel meJesiuio ponlificato, il (|Uii!(; coinè il caitlinal Otlonc da Brescia fu
el)I)e fine nel io54- Giovanni / fu da cumpa^no del Rivollella in alUe legazio-
Vitlore !I cicalo cardinale, e perciò di ni, il Giustiniani diluito che fos>e il ve-
lui come di tulli i cardinali vescovi di Ti scovo tibm tino, mentre sono due perso-
voli alle biografie ne riportai le notizie: naggi diversi. Milo o IMdoiie intervenne
indi nel loSg assi>lè al .concilio di Late- nel 1 179 al concilio di Lalerano III cele-
rano celebrato da Nicolò li. Nel 107 t A- brato da Alessandro Illjad esso Lucio 11[
damo, il quale ebbe gravi controveisie nel i i83 commise una causa tra il cardi-
con l'abbate di Snbiaco, sulla giuriseli- nal Simone Borelli abbate di Subiaco,e
zione temporale del castello di Gerann, R.iccardo signore del Castel d'Arsoli, co-
di Ifusa mente ri feri la dal Giustiniani in un me si badai registro sublacen^e, e poi, co-
all'accordo, in forza del quale restò il ca- me parlando d'Arsoli notai, il Papa stes-
stello all'abbate, e la cbiesa di s. Lorenzo so laiulalilitcr deterniinavitj inoltrelMi-
presso il Qjedesimo con l'entrate al ve- Ione a'4 ottobre 1 187 consagrò la chiesa
scovo. !\Ianfredo monaco cliiniacense, nel di s. Minia Maddalena, il che si appreii-
Ilio consagiò la chie>a de' ss. Biagio e de dal Giustiniani. Verso il 1209 N. cui
Romano di Snbiaco, d'uno de' 12 mona- scrisse Innocenzo IH, sulle donne legale
sieri di s. Benedetto, come apparisce dal - da voto, ed il Crocehiante aggiunge, che
l'iscrizione marmorea ripoit;ita da Ughel- tal Papa nel 1 2i5 confermò alcune coni-
li, ed intervenne nel i i i 7 alla dedica/io- posizioni fatte tra il vescovo e l'abbate di
ne della chiesa di IMleslrina latta da Pa- Snbiaco Romano per materie di giurisdi-
squale 11: di più riconciliò Giovanni ab- zione spirituale. Inullie avverte Croc-
bate di Subiaco, cogli abitanti di Trevi chiante, che furse l'anonimo vescovo fu
ch'erano in armi guerreggiando per Jeii- Gìmcoiìio Anlonio Cohuina non conosciu-
ne, come narrai nel voi. LXX, p. 219. lo uè dairUghelli,nè dalGiusliniani,poi-
Guido, ministro dell'altare Laleranen- che Cornelio Maracci mtW {stona Pic/i-
se, neh i3o o neh i33 fu da lnnocen7.o tiaa per tale io riporta, dicendolo figlio
]| creato cardinale. Dice il Piazza, che d'Odoardoe fratello di Matteo, col tpiale ■
Guido vescovo cardinale di Tivoli e as- si recò in Tivoli a prendere [lossesso del
sistente alla basilica Lateranense,forse fu vescovato, in cui visse lungainente,e che
tolto da tal servizio del Papa, per le gare dal detto Matteo Colonna discende la no-
antiche de'tivolesi co'romani. Consagrò bile libuilina fmiiglia Briganti Colonna,
la chiesa di s. Valerio, che esisteva ove è Trovo inoltre nel Parisi, [slruzioìù, t. 2,
presentemente piazza Ivivarola, e consa- p. 289, cherUghellieil Giustiniani igno-
grò pure quella di s. Slefmo protomar- rarono il vescovo Teodino, a cui Inno-
lire in l'oli r I I marzo i 1 38, nel quale cenzo IH nel 1209 diresse la lettera posta
annoavea sottoscritto la bolla d'innocen- fra le decretali cap. i o de Prohat.je che
zo II pel monastero di Sassovivo. Uomo di que>lo Teodino intendeva Innocenzo
di rara bonlà, procurò sempre la pace IV pirlaie nel breve /Id nostrani, (li-
neila cillà lacciaia dalle fazioni. Ottone rellOHll'abbite di Subiacoe riportatodal
nel I 107 kal. sepleuib. intervenne alla p. Casimiro ila Pioma a p. 336 delle J/<:"-
consagrazione della grotta o chiesa iufe- r/ioiic, e di lui nominatamente farsi pu-
riore della cattedrale di Rieti falla dal ve- re menzione in un antico registro del mo-
scovo Dodone, co' vescovi di Naini e di naslero di s. Gregorio I. Ber.ddo, Berar-
Furcoiiio. -Neh 1 bo fu invialo da Aìessan- do o Veialdo eletto nel 1243 da Inno-
dro lil col c.irdin.d A nìnzoiiQ Iii\,'ol te/la cenzo IV, o nel i 253 secondo Ughelli, al
a£uiauuele Comueuo imperatore greco, «juale vescovo nel 1 256 Aleìsandro IV or-
i(,2 T I V
dilli) rol l)icvc Siiircnic ililrrtionix ri/jr-
r///A,dia»iisfgu.>rc(Ic'nnilivainentca'rnin'
cesinni il monastero e cliiesii di s. Mai ia
IMof^^^ioie, e ili riparlile i poclii lìeuedcl-
tini clic l'aveaiiu iii cura lic'inoiiustcìi di
S.CIeinciilcedi s. Angelo; il vescovo pruii-
tamenle iibbiili, cuii allo in cui s'intito-
la: i^o\ Uirìildii'ì iiiiscrtilioiic <li\iiiii li-
Cd iiitìl^iiits r'jùsconiis Ti/nirti/ì. Ales-
sandro I V nominò a succeilerlo Gollinc-
tlo o GofFiedo, non nelle epoche riporta-
te da Croccliiante e Bulgarini; iiiili nel
iT.G'j Clemente IV Io trasleiì a Rieti. Il
cardinale legato lliccnido Annili.ildi nel-
l'istesso anno gli soslitiù Giacomo l.che
il Papa coni'ermò: fu loilalo per dottri-
na, pietà e morigeratezza, rirormando il
clero col sinodo celebrato a' 2() novem-
bre! 280, in cui slaluì ottime costituzio-
ni. Sabatino o Sabarizio o Sabnnzio elet-
to neh 281 da Martino IV, conferiud le
indulgenze concesse da una riunione di
molti vescovi alla cliiesa parrocchiale di
s. Vincenzo in Tivoli, ove si leggono in
parte scritte con c.iralteri gotici. Nel 1 3 1 <S
fi. Giacomo II de'minoii, inoii nei i jio.
In questo gli successe fr. Giovamii \ I da
Cesena (come ricavo dal p. Casimiro) del
medesimo ordine, che zelò con fr. Arnol-
do vescovo di Segni (che altri chiamano
fr. Pietro, eletto nel i333 e liaslato ad
Aleria in Corsica nel 1 34^jOndc nel 1 34(>
gli successe fr. Guglielmo: servano «pie-
ste date a siip|ilirc altra le/ione riportata
a Sec.m) pel buon regolamento degli ec-
clesiastici, facendo alcune costituzioni, le
(juali riconosciute troppo rigorose, furo-
no in seguito a istanza de'canonici modi-
ficate dal vescovo Valerinis. j\eli337 fv. gi-iido I
Ihanca romano domenicano dello dal ca-
pitolo per via di compromesso, morto in
Avignone prima delia consagrazione.Re-
iicdetlo XII nello slesso ainio (pii Irasii;-
II da 'J'ine il domenicano fi. Giovanni \ 11
da (iinevia, morto nel 1 3 4 2 e sepolto in
s.Iiiagio Con cpilaHio riportalo da Uglicl-
li, ove ti legge cliclu confessore del Dei-
lino (Il 1-' rancia. Nuli 343 Nicola da Vcl-
T 1 V
letri canonico di Todi, cui successe lu-I
I 3 7<> fi. 1), miele, il (piale nel i3()o ac-
consenfi che i canouici della cattedrale
donassero la chiesa di s. Angelo iu Piavo-
la a' monaei Olivetani, ora soppressa eoi
luunaslcro. Lib.mu V nel 1 3(')7 vi trasfe-
rì da Iscinia il diinenicano fr. Filippo ile
/f'/////j/ romano, che cclebiò il sinodo dio-
cesano il I. "dicembre I 3()(), [)oi ere ito e ir-
(liliale da Urbano \ 1, In cui canonica eie-
zione difese colla dottrina e colla predi-
cazione, in cui era eccellente, facendo in-
oltieconosceienella sua legazione a tuli,»
l'Italia che 1' intruso Clemente VII n-m
era vero successore di s. Pietro, ma bciis'i
antipapa scomunicato: comuienlò il iii).
f) deT^'isici d'Aristotile. Neli38o Pietro
Cenci nobile romano, che confermò i ca-
pitoli della confralei iiita dellas». Annun-
ziata, giù sop[)ies5a. Libano VI gli sur-
rogò nel i38i) Pietro Stiglia nobile ro-
mano, che ricompose nel i3c)0 insieme
con Donato Toleto abbate di s. Lorenzo
d'A versa, alcune controversie fra'monaci
e i conversi dell'abbazia di Subiaco; se-
polto nella calledrjle con epitalUo ripro-
dotto da IJglieili. IJonif.icio IX. neli3i)8
elesse il suo cameriere Domenico de Va-
lerinis canonico dì s. Giovanni in Lalc-
I ano, che nel dicembre i4<^^ l(-'^c alcune
costituzioni per la collegiata di s. Pietro,
e model ò quelle deci el.ile pe'canonici del-
la cattedrale dal predecessore Giov.mni
VII, e morto in Roma fu sepolto nella
della basilica coH'isciizione prodotta da
Ughelli. .Martino V neli4iBgh surrogò
Sante da (Jave canonico della medesima
basilica Lateiaiiense, il «piale congiiin-
gi'iido la sapienza u singolare prudenza,
meritò diverse cariche dal Papaetpiella
di vicario di lloma, esercitando la (|Uolc
i vi mori nel 1 4'^-7> ^'f^' tumulato in s. Ma-
ria Auova con cpilalllo presso I TJghelli.
Martino V nello stesso anno gli soslitiù
il suo cubiculario Nicola de Cesari di Ci-
«diano (iifJiesi di Tivoli, ch«r per riparate
r impelo dell' Aiiieiie presti» ul comune
200 ducali, ed accolse .Martino V nell'c-
I
T I V
piscopio, allorché si porlo in Tivoli nel
i43o. Molto il Papa, contro la volontà
flcl successore Eugenio I V, da Stefano Co-
lonna fu carcerato con Oddo Poccio vi-
cecaoieriengo, acciò manifestassero i te-
sori di Martino V. Liberato dalla prigio-
ne, intervenne nel 1439 al concilio di Fi-
renze, e neh 44? lice ve nella sua residen-
za Alfonso V d'Aragona re delle due Si-
cilie, che il Nicodemi dice accolto con ogni
onore a'9 gennaio dal camerlengo, dal-
l'abbate di s. Paolo e dal capomilizia. De-
stinato governatore di Spoleto, vi frenò le
fazioni, e morendo nel i45o in Foligno,
lasciò alla sua chiesa nobili suppellettili,
ed un gran calice con patena. 11 Marini,
Archiatri, 1. 1 , p. 1 53, dice che de Cesari
(a uno tie /{. registratori o c\is[od[ o mae-
stri del registro delle bolle, carica allo-
ra di tnoltu importanza e considerazione,
poiché il più delle volte veniva conferita
a vescovi. Nicolò V nel 1 4^0 fece vescovo
il suo confessore fr. Lorenzo de'miuori,
il quale ottenne dal Papa la bolla Ad Ec-
clcsiarum omiiiimi, riportata da Ugliel-
li, onde l'entrate de'canooici furono ri-
dotte in distribuzioni quotidiane, e me-
diante indulto dispose che la mensa e il
clero fossero esenti dalla rata di contri-
buzione per pagare la somministrazione
da Tivoli dovuta al popolo romano, cbe
Calisto 111 poirivocò ili.*'giugnoi435a
istanza della città. A'20 settembre 9 car-
dinali, nominati da Crocchiaute, conces-
sero alcune indulgenze all'ospedale della
ss. Annunziata. Donò alla cattedrale nu-
merose suppellettili e paramenti sagri di
nobile lavoro. Sisto IV nel 1 47 i elesse An-
gelo 1 Lupo Mancini nobile tiburtino,
\ersatissimo nelle lettere e nelle leggi, pio
e prudente, per cui funse con decoro va-
rie delegazioni e governi aftidatigli da'Pa-
pi, cioè del Lazio, di Rieti, di Città diCa-
stello, Ascoli, Perugia, Fano e della Mar-
ca. Edificò la sagrestia nella vecchia cat-
tedrale, ove nel i485 fu tumulato con
isplendido epitafiioche può leggersi in U-
ghelli. Questi nella serie de' vescovi di To-
VOL. LXXVl.
T I V 193
di e di Spoleto dice che nel i^n'i- lo fu
della I. 'Costantino Erull di Narni, donde
fu traslalo a Tivoli, e nel 1 474 ^ Spoleto,
ma gli scrittori tiburtini non nefannoal-
cuna menzione. Antonio de Grassis no-
bile bolognese, referendario delle duese«
gnature, uditore generale del s. palazzo,
eletto nel i486 da Innocenzo Vili, mo-
derò qualche costituzione capitoIare,e sic-
come uomo di merito avrebbe percorso
una carriera luminosa, se la morte non Io
colpiva in Roma nel 1 49' , dopo avere ini-
ziato pel cardinalato il nipote Achille de
Grassis. A'28 aprile gli successe Evange-
lista de Maristelli di Cave, che pati mol-
li travagli per le discordie e fazioni san-
guinose che lacerarono le principali fami-
glie di Tivoli, morendo in Roma nel 1 499-
A'2 ottobre Alessandro VI gli sostituì Au-
gelo li Leonini nobile tiburtino.chiaro per
virtù ed erudizione in molle scienze, or-
nato di prudenza e d'altre belle doti, di
singoiar facondia e di grato aspetto, da
dello Papa inviato prima collettore e poi
nunzio apostolico alla repubblica di Vene-
zia, perchè avea essa colla forza occupato
Ravenna e Rimini, e per la liberazione
del cardinal AscanioM.'Sforza prigione in
Bourges. Da Giulio II fu mandato a Bo-
logna per vice-legato e governatore, indi
commissario apostolico a Fano contro al-
cuni nobili che per civili odii aveano po-
sto la città in agitazioni, e promosso nel
i5og all'arcivescovato di Cagliari. Tor-
nato in patria onde prepararsi alla digni-
tà cardinalizia che gli voleva conferire
Leone X, a cagione pure del matrimonio
segLTJto tra il suo fratello o meglio nipo-
te con Barlolomea nipote del Papa, tra le
più lusinghiere speranze prematuramen-
te vi morì neh 517, e fu sepolto nella cat-
tedrale Ifi magnifico monumento di mar-
mo, cot^tìtirevole epitalTio riferito da U-
ghelli. Aure notizie sopra Angelo II Leo-
nini si ponuo leggere nel citalo Marini, co-
me medico di Leone X, riproducendo l'i-
scrizione sepolcrale esaltamente , e non
scorretta come la pubblicarono UghelU e
i3
,94 TIV
puiecilii storici tibiulinì, in uno n) (1i>ti-
co scolpito nc'lln fi Olile deH'iiin.T. Nel i 5of)
Giulio li gli avL'ii il<ttu a 6iicc<-s>ui(- il ni-
|)oIc('hiiiìIIo Leonini nobile tihuiiinOjfor-
liilo ili singolare dottrina e prudenza, e
<|iiiiuli l'inviò iiiAvi<;nonepei° »ii;e-lcg;ilo,
t* nunzio a Luigi XII ic di Fi.incui pei
rolli I (idei e la pace; mli i Mime al conci iiu
(il Lnlerano V , rduimò la lassa degli e-
iDoIntuenli delia cancelleria, e fece mol-
ti ii.sloi;in»cnt' nel palazzo \ escovile, ino-
I «-ndo nel I 527 in lìonia al diie d'L'gliel-
li, in somma tsliiuazione pl(S^o 1 principi,
o in Tivoli conie lift^iisce il Zappi. Qui
noleiò col INLtiiiiì, che Camillo deve aver
ceduto in qualciicmodo lempoianeaincn-
te il vescovato di Tivoli al cardinal Fran-
cesco Soilcriiii, elle in più bolle e bievj
si nomina vescovo di Tivoli dali ■*)i4 in
poi. e cos'i anche lu Ile lettele del Sadole-
lo, ne'diari del Grassi, e in uim sua sles-
sa lettera citala dal Manni nel l. 3 de'AV-
liilli, p. 58. Ma di nuovo tornò Camillo
a inlitolursi vescovo Tibui lino neh 5 18,
e non più li Godermi, che rL':;lielli non
conobbe. Inolile il Marini parla della par-
rocchia di s.Simconedi l'iuma, clic rinun-
ziata àu\ cindinal Sclafenati, chela teneva
in cuujmenda,al suo medico Angelo Leo-
iiiiii, (picsli la rinunziò al nipote Camillo,
poi l'ebbeioLeoiiiio Leonini di Ini nipote,
indi il cai dinal Ascnnio .^fìji za, e di nuovo
allro Leonmidi nome (iio. Domenico, ^'cl
genuaioi5a8 Clemente VII dichiarò ve-
scovo della patria ÌMarc' Antonio Croce
nubile ilella medesima, già suo cameiie-
10 sppielo, cinonico de'ss. Celso a Giulia-
no di Knma, Iregiato di singolare ii.tf>gii-
tà e innocenza di costumi. Assistè in Do-
loglio alla solenne coionazione di Carlo
V latta dal rapa,si trovò presente in Ti-
voli r|uaijdo Paolo 111 approvò la vene-
landa compagnia di Geoii, e suo nipote
Lucio ne piese l'abito dalle mani di s. I-
gnazio; intervenne al concilio di Trenlo,
goveiuò per ^(jannì sapienremenle la dio*
resi, e la latsr^nò al nipote, nella cui as-
senza moi 1 ili Tivoli nel 1 563', e npali lo-
T I \'
lo sulla di lui tomba nella calteilnde gì
cres>e una memoria marinoiea con oiio-
ridco epitallio. Gio. ^Viidiea (^loce iiobi
le liburlino, versatissimo nelle lellere u
mane e Della giurisprudenza , canonico
della nietiopolitana ili Napoli, abbate di
s M.uia de'l'orcili, rettole di molli bene-
fizi eccle»iu^lici, fra'ipuli dell.i chiesa di
s. Andrea al Quii ionie, che poi cede con
l)ene[ilacito apostolico <illa compagnia di
Gcsii, come descrissi nel voi. XXX., p. 1 68.
Nel I 554 pt^i" rassegna dello zio e consen-
.so di Giulio Ut ricevè «piesto vescovato,
coiis.ii;iò la chieda della ss. Annunziala,
e con .Marc'Aiitoiiio Colonna arcivescovo
di Taranto e coiumendalario di Subiaco,
poi cardinale, concordò le diireieuze sul-
la giurisdizione spirituale , dichiarando
cheSub acocon allit 10 lene fossero com-
prese nella dioce>i di Tiioli. Nel 1 556 al-
loggiò il principe di Stigliano con altri ca-
pitani di Filippoll redi Spagna, ucilasud-
descritta gnei re contro l'aolo IV soUu il
comando ilei feroce duca d'Alba. Fu go-
veiiialoie d'Orvielo, e ne ottenne la no-
bile cilladinanza in uno u' suoi porteli,
non che vice legalo delia provincia del
Palriuióniu per l'imposizione. Nella chie-
sa di 8. Spinto di Roma, tdia presenta di
i4 cardinaii, pronunziò uii'eleganle ora-
zione funebre nell'eseijuie ilei conte i^or-
romeo generale di s. Chiesa e nipote di l'io
IV nel I 562. Si lecì) .d concilio di Tieu-
lo, ed a' i4 sellcaibie i585 celebrò uu
vantaggioso .sinodo, ed introdusse in Ti*
voli i carmelilniii. Mori nel 1 5i)'j con do-
lore universale di tutta la città e diore-
si, siccome priideiilis»imo e ornalo d'ogni
virtù, e (il sepolto presso lo zio cun bel-
lissimo epitadio espresso dall'Cghelli.
Nello stesso 1 rtc^5 Clemente Vili nuiin-
nò vescovo Domenico J Uh hi di iWggiu
ili Modena, goveinaloie ih Ilouia e poi
:iudinale. Aggiunse le dignità hI rajulo-
hj.secondo l'L glielli eil Crocchianle, li'iu •
cipiele, di decano e pieposlu, iktitui le
prebende teologale e del ]u n ilenz un , si li-
bili la giuiisdizionc Icuipoiale dclid sua
TIV TIV 191;
curia in Tivoli. Ebbe folli questioni con slocalo Mario Orsini barone romano, mo-
Sicinio Sebasliniii capoiuilizia , per aver slrantlosizelanledifensoredeVruittidisiia
deiiiolilo di [)io|)ria autorilà una porzio- chiesa, massi inamente per 1' antica con-
ile della chiesa dis. Maria del Portico, af- troversa giurisdizione con l'abbale coin-
lìne di raddrizzare la strada dis. Lucia, niendatariò di Subiaco cardinal Scipione
e per la revoca specialmente che voleva Borghese, tanto dibattuta da'loro prede-
degli statuti municipali in quella parte ccssori. Procurò che i canonici delia col-
che ledevano i privilegi degli eccIesia^li- legiata di s. Pietro fossero dichiarati di
ci, ed Qlteiine dal Papa per couipr()n)is- residenza, che la morte gì' impedì elFct-
sario il cardinalZacchia, che decise la qua- tuare e l'eseguì il successore. Piisarcì il p 1-
slione a flivore degli ecclesiastici. Nel i6o5 lazzo vescovile, e vi eresse una cappella
poco mancò che non f()sse sublimato al in onore di s. Caterina verginee marti-
triregno in luogo di Paolo V. Dedicato- re, ornala di (ini stucchi e dipinta dal cav.
si a scrivere una voluminosa opera lega- Manenti, che oggi più non esiste. Cessò
le, e per le cariche addossategli in Roma, di vivere in Tivoli nel i634, ed il snocor-
oltenne di potere rinunziar la sede al ni- pò fu tras[)ortato a Licenza, feudo per la
potè, e morto in Roma nel 1 G20 fu se[)ol- 3.' parte di sua famiglia, e sepolto nella
to nel suo titolo di s. Pietro Monloriocou cappella di s. Giacomo della chiesa par-
semplice epigrafe, che riporta Ughelliin- rocchiale. Urbano V'III a'2 i agosto qui*
sieme alla splendida iscrizione o cenola- vi trasferì da Recanati e Loreto il cardi-
fio scolpito nella cattedrale di Reggio. A'el nai Giulio /io/??c/,milanese,cheampliòre-
1606 per rassegna de! piecedeiile zio, piscopio, demolita veccbia cadente basi-
Paolo V vi trasferì da Narni il di lui ni- lira cattedrale e la ricdilìcò a sue spese,
pole Gio. Datlista Toschi di Reggio, che fornendola di ricche suppellettili e consa-
governò lodevolmente e neli62i fu tra- grandola, per cui sulla porta fu (tosta la
slocato a Rieti. A' 5 maggio dall'arcive- lapide che si legge in Ughelli. Demolì la
scovato di Gonza passò in questa chiesa chiesa collegiata di s. Paolo, aggregando
il già governatore di Tivoli cardinal Dar- i canonici alla cattedrale, e fibbricò col
tolomeo Cesi romano, vescovato ch'egli proprio peculioil presentesem.inario.Sop-
gradì al sommo, poiché essendo vecchio presse la collegiata di s. Pietro, e riunì
e malsano, sperava col beneficio del salu- i 5 canonici coll'arciprete alla catledra-
bre clima di godere migliore sanila; ma le colle sue rendite. Concordò le questio-
restarono defraudatele sue speranze, poi- ni tra la mensa vescovile e il comune di
che a' 18 ottobre vi morì di grave infer- Tivoli circa il macello e forno, ricevendo-
miià con qualche sospetto di veleno; tra- neannui scudi 200. Finalmente nel i638
sportalo il cadavere in Roma d'ordine del il cardinal Roma compose le lunghe e coii-
Papa, fu sepolto nella basilica Liberiana, tinue differenze dibattute fra' vescovi di
I liburlini ne furono dolentissimi, e la cai- Tivoli e l'abbate di Subiaco, essendone
tediale si ebbe per suo lascito le nobili commendatario il cardinal Antonio Dar-
suppellellilisagre. Gregorio XV nel 1622 berini nipote d'Uibano Vili, sulla giuris-
elesse il cugino e concittadino cardinal dizione spirituale, cedendo ad esso ed ai
Marc' Antonio Gozzadini bolognese, il suoi successori abbati commendatari, un-
quale fece il solenne ingresso nella città, dici paesi dell'abbazia mediante l'annua
e celebrò il sinodo diocesano per la rifor- per[)etua retribuzione di scudi ^00, e lo
ma de' cosi unii; indi lo slesso Papa a' 7 riporta anche 1' Ughelli, che ancora dal
giugno 1623 lo trasferì a Faenza, che non cardinal abbate di Subiaco si sommin -
potè occupare per essere morto nel sei- strano alla mensa tiburtina, il che lile-
lembre. Da Bisignanoneli624 quifu tra- vai a Subiaco, oltre annui scudi 60 che
196 T I V
sempre paga al capìtolo per compenso dei
l>eni cli'esso nveM nfH'iihhazin, come no-
tai pni landò di esso I paesi ceduti fm o-
no, Subiaco oia cillìi, liocca Canterano,
Rocca di Mezzo, Rocca s. Stefano, Came-
rata, Canterano, Ceivai a, Cerreto, Cera-
no, Agosta, Marano. 11 cardinal Roma di-
venuto decano del sagro collegio, e per-
ciò vescovo d'Ostia e Vclletri, ritenne il
vescovato di Tivoli, che governò con pa-
storale sollecitudine e l'aiuto di 3 religio-
si,moreudo inRoma a' 1 6 setten)bre 1 652
nello stesso giorno e ora in cui era nato
C8 anni prima, come fu espresso sulla i-
scrizione sepolcrale riprodotta dal Croc-
cliiante.NeU'ottobreglisuccesseil cardinal
Marcello Santacroce nobile romano, che
celebrò e stampò il sinodo diocesano, ed
esercitò molti alti di beneHcenza nella pe-
ste del 1 656, di cui Tivoli restò esente pel
narrato voto olla ss. Immacolata Conce-
zione; aumentò le sagre suppellettili del-
la cattedrale, ed in essa con vistosa spe-
sa fabbricò l'attuale bella sagrestia, con
disegnodelcav. Bernino. Morto nel 1674
01675 per soppressione d'orina,a'28 gen-
naio 1675 Clemente X nominò vescovo il
cardinal Federico Sforza nobile romano,
che donò que'sagri utensili ricordati nel-
la biografia, ed ordinò ì parati per tutta
la cattedrale, che la morte avvenuta a'24
maggio 167(5 gl'impedì d'eseguire. A'22
del seguente mese gli successe il cardinal
Mario ylllxrici o Albrizi nobile napole-
tano, figlio d'una Farnese, che ornalissi-
monelle lettere, dottore in giurispruden-
za e maestro in sagra teologia, Clemen-
te X successivamente lo fece nel 1 67 i ar-
civescovodi 2\i!OC(;iavea in par tiliUA e nun-
zio di Vienna uH'itnperalore Leopoldo I,
incarico che esercitato con somma probi-
tà e diligenza, gli meritò che 0*27 maggio
1 675 lo crea>>e cardinale dell'ordine dei
preti e gli conferisse per titolo la chiesa
di s. Giovanni a l*oila Latina, dichiaran-
dolofjiiindi vescovo di Tivoli. Alla catte-
drale lece la cioced' argento per accom-
pagno de'G simili glandi candellieri do-
TI V
nati dal predecessore; ma mentre la sua
« Illesa avea concepite speranze per cose
maggiori, nel 1679 la rassegnò al seguen-
te successore, dopo averla governala cir-
ca 4 anni. Caduto infermo, pertinaci feb-
bri lo condussero al sepolcro a'iq settem-
bre 1 680 in Roma nell'età di 57 anni, la-
sciando la sua copiosa e scelta libreria al
collegio Urbano della Con^rcgaziunc di
f>ropaf;n/i(la fide di cui era stato segre-
tario. Con solenne pompa fu tumulato
nella basilica Liberiana , ove gli posero
una semplice marmorea epigrafe, secon-
do la di lui umile intenzione, i cardina-
li Altieri , Caipegna e Marescotti esecu-
tori testomentaii, e si legge nell'Ughelli
e nel Crescimbenì, L' Istoria di s. Ciò-
vaìiìd adunili jìorta Latina^ il quale ri-
ferisce interessanti notizie del porporato.
A"4 settembre 1679 Innocenzo XI, accet-
tata la rinunzia del cardinal Alberici, pre-
conizzò vescovo di Tivoli il cardinal Ga-
leazzo 3/(/rt.v(0/</ nobile romano, lascian-
do la legazione di Ferrara. Pieno di ze-
lo e di paterno amore per la sua chiesa,
fece quelle belle opere già descritte , ri-
formò il clero con nuovo sinodo stampa-
to nel 1 682; nella cattedrale fabbricò uà
coro di noce pe'canouici, ornò la cappeN
la di s. Lorenzo di pietre colorite e l'ab-
belPi di 4 pregievoli quadri dipìnti a olio,
ed inoltre decorò con pietre bianche e ne-
re l'altare del ss. Crocefisso, ed eresse uà
canonicato di padronato della sua fami-
glia che tuttora l'esercita. Nel 1 684 rinun-
ziò la sede, coU'iiidulto apostolico di po-
ter continuare il coiircrimento de' bene-
fizi ecclesiastici della citlìt e diocesi spet-
tanti alla dataria. IN'è punto diminuendo
il suo ajfetto per Tivoli, gli elargii quegli
altri benefìzi che già narrai, con edifica-
re il mona>lero di s. Anna, e donando al
capitolo scudi 5uo per un annuo anni-
versario j)er l'anima sua, eguale a (luci-
lo che il seminario celebrava al cardinal
Roma. L'i i gennaio i 684 (i68() dicono
le .\otìiic di Juinia che pel i. "lo pubbli-
carono) Alessandro Vili nominò vesco-
TI V
vo Antonio Fonseca nobile romano, ca-
nonico della Chiesa di s. Lorenzo in Dei'
maso (di cui ne scrisse la storia pubbli-
cala nel I745)> spettabile per dottrina,
probità esingoiar prudenza, ripugnante
accettò la dignità con plauso de'tiburti-
ni, che governò con ogni diligenza, giu-
stizia e con tutte quelle virlìi che lo re-
sero amabile a tulli. Volle esercitare con
amore le sagre funzioni, sebbene perve-
nuto alla grave età d'83 anni, con tanta
assiduità che Fu segno all'ammirazione di
tutti. All' ospedale di s. Gio. Evangelista
unì quelli della ss. Annunziata e di s. Ma-
via del Ponte, con l'obbligo di mantener-
vi tutti i letti soliti innalzarsi pegl'iufer-
mi, e perchè questi fossero meglio assi-
sliti operò la riunione. Mandò ad effetto
il legato Raulini, il quale dispose l'erezio-
ne del monte frumentario, e di far nomi-
nare un dottore che dettasse le istituzio-
ni civiH e canoniche, non che un giova-
ne cittadino fosse mantenuto agli studi in
Roma, facendo il tutto pagare da''dome-
nicani in conformità del medesimo lega-
to, ora affatto perduto. Risarcì con vago
soffitto intagliato e dipinto l'episcopio, ed
ordinò che nel seminario s'insegnasse fi-
losofìa. Da Clemente XI fu annoverato
qual [."prelato della legazione del cardi-
nal Barberini, inviato a Napoli per com-
plimentare nel possesso Filippo V re di
Spagna, e nel ritorno lo annoverò tra i
▼escovi assistenti al soglio, ed intendeva
promuoverlo a più vantaggiosa sede, la
quale ricusò per 1' affetto che portava a
Tivoli patria della madre. Nel 1 728 si re-
còcol capitolo a ossequiar Innocenzo XIII
nella villa Catena di Poli, nel lyaS in-
tervenne al concilio romano celebrato da
BenedettoXI I I,e morto nel febbraio 1 728
fu sepolto nella cattedrale. BenedettoXIII
nel 1728 conferì il vescovato al cardinal
Curzio Origo, che non l'accettò per non
lasciare la prefettura della congregazione
del concilio; quindi vi nominò il cardinal
Fraocesc'Anlonioi^i'/ifdi Minervino, che
dopo pochi giorni lo rinunziò. Allora il
TIV ^ 197
Papa a'r2 aprile vi nominò il suo confes-
sore d. Placido Pozzangheri o Pez7anche-
ri nobile piacentino e vescovo d' Imeria
in partibux^ abbate generale della Trap-
pa, che prese possesso nel giugno 1729.
Convocò il sinodo diocesano, fece molte
riforme per le quali fu in continue que-
stioni, massime col capitolo , e molte di
esse furono d'ordine pontifìcio lolle. Sop-
presse il sodalizio della ss. Annunziata, ed
eresse cosuoi beni la chiesa e casa per la
congregazione della Missione. Estinse pu-
re la confraternita di s. Giovanni, e cogli
ospedali ivi riuniti dal predecessore gli
affidò a'religiosi benfratelli, e dipoi nel lo-
cale fece ricostruire piìi in grande il mon-
te di pietà. Inoltre soppresse la congre-
gazione de'gentiluomini della ss. Conce-
zione, riunendola a quella del ss. Salva-
tore; ed eziandio eslinse la compagnia del
ss. Rosario, concedendo i suoi benia'do-
menicani. Pastore d i somma pietà e libe- •
ralissimo co' poveri, morì 1' 8 dicembre
1737 e fu sepolto nella cattedrale, ove gli
pose un epitaffio il successore. Questi fa
Francesco de'conti Castellini forli vese,fat-
lo vescovo a'i3 marzo 1758, che fece il
magnifico ingresso nella città. Edificò la
chiesa rurale della Madonna di Quiuti-
liolo colle oblazioni de' divoti, istituì l'e-
sposizionedelss. Sagramentoin ogni gior-
no colla benedizione a turno in diverse
chiese della città, e fu Iraslato a Rimini
a' 17 dicembre 1764- Gli successe Tora-
masoGalli romano uditore della nunziatu-
ra di Madrid nello stesso dicembre 1 7641
ma recatosi in Roma e sorpreso da vio-
lenta malattia, morì nel maggio 1 763, on-
de si portarono ad assistere all'esequie ia
s. Maria sopra Minerva due canonici del-
la cattedrale e due gentiluomini consigi ie-
ri. A'5 giugno fu eletto Giulio Matteo Na-
tali di Olelta diocesi di 3(ebbio nell'isola
di Corsica (in fine di Uile articolo ricor-
dai una sua opera), vescovo d'Abdera in
partibus e suffraganeodi Sabina, che ab-
bellì la cappella del seminario di cui fu
benefico, e visse oiodestamente dando tut-
HT)S
T IV
lo per limosina, per cui più volte s'impe-
gnò li» puca aigenleria. Fu cos'i slimalo
dalla popoliizioiie per le sue i are vii lìi,clie
slaiilc li cattivo governo tl'un vicegeren-
le, il n)a5Ì>lralo supplicò Clemente XIII
onile conferisse le eli lui facoltà al vesco-
vo, che acconlale, disimpegni) l'ufllzio |)cr
3 iiunicnu publ'lica suddislazione. Si pur-
lò col magistrato ni forma puhblita n os-
sequiare limperatore Giuseppe II, allor-
ché si recò in Tivoli a' 2c» marzo lyOf).
Amante dc'gesuili, non ebbe cuore di pub-
blicare il breve di CleinenleXlVjpinlan-
dosi fuori tli diocesi in l'aloudjara e tiicen-
dosi supplire dal vicario generale; e tan-
to poi si adoperi), che ottenne dal Papa
per grazia singolare, che la loro chiesa fos-
se olllciata da'medesimi gesuiti spogliati,
riuniti in convitto e [tresieduti da un ca-
nouico della cattedrale. So[)pr('sse la [)ic-
cola parrocchia di s. Valerio, applicando-
ne le rendile per la manutenzione della
fiibbrica del duomo. Moiì a' 28 agosto
1782 e fu sepolto nella calleilralecon o-
iiorifìco ep'tallio. Pio Vi a' iC) dicembre
dicliiaiò ve.scovo il suo parente e concit-
tadino d. Gregoiio Barnaba Chiaratnon-
li uobiledi Cesena e abbate cassi nese. Ili-
lerisce il eh. Pistoiesi nella f ita di Pio
ì II, che appena -Saputasi in Tivoli l'ac-
( aduta elezione di-l nuovo pastore, il ca-
nonico iJosihi vicario capitolare tiopo i
primi vespeii fece inluunaie a Dio l'inno
di lode alla presenza del magistrato e del
popolo. Il giorno poi de'2 1 dicembre ri-
correndo la lesta di s. Tommaso aposto-
lo, il cardinal de /dada nella chiesa di s.
An»brnfiindella ]Mii>Mma, allora delle mo-
nache benedettine (ed oia delle /'/vz/kt-
:( anc,i.otnv notai nel descriverla nel voi.
XXVI, p. 194). 'o consagrò in vescovo,
assistilo tla'[)ielali Contessini arcivescovo
d'Atene e \ <dpi arcivescovo di Neocesu-
rea. Il nuovo vescovo si tiasleri dal ceno-
bio ni veorovuio, e i diocesani gli dieiono
1 più vivi conti assegni «li attaccamento e
di lispello, e tutta ta diocesi esultante di
gioia celebrò al pastore pubbliche ieslc
T I V
e privale accademie. Preso possesso nel
di seguente per /jro</av//or<7/;. indirizzò
al suo giegge una |)ia, zelante ed erudita
lettera pastorale a' 1 o gennaio i^SS: /•-'-
pi. stola rastoralis od Clcruni et Pojni'
litin Tiburtinunì,d.Gre^orii Cltiranion'
tiordinìs s. Benedirti rorigrtgfjlinnisCti'
.^inensisy Dei et apostoliede Sedis gru-
fiti J-'i>iscof)i Tihurfi/ii.SS. J). N. Pii Pii-
jìoe / Jpraehiti doiuesliri ,et Pontifieio
Solio assistenti», lo questa pastorale, per
la condizione de'lenipi è degno di rimar*
co il seguente passo. Perieidosti teiiipo-
rn, rniiie mirti siiinus^ oniiieni solliritu-
di/it Ili , industriaiiufiie \-estrani requi-
riiiit. Nostis sane ijUtiinplurinios infeli-
rissiinis ìiisce diebus exurrcxissv ìioini-
ne seijìsos amantes, cfatos , siiperbos^
hlaspìieinos, tiunidos, et \'oliiptaluni nui-
gis anintores, qnani Dei, qui iinjioteii-
ti , ne per\'ersa pliilosophandi lihidinc
no\<a rredendi,\'iveiidiqueprarrepta ron-
fi ngeiites, simplieem /idei rationem si-
nuosis eirruniitionihus^Jlexiiosis amha-
gilnis, s'erborumque lenoeinus ronrulea-
re omnibus viribus.opibu .riie nitantur.
» Qui rom'rrsi sunt in %'aniloquium volen-
tes esse legis doetores, non inteiligentes,
netnte quae loquantur, neqìic de quibus
af/ìrinant'.i ad Tiiiwt.i. Qin dirteriis,
atque (Il lumniis imperiti'! fueumfaeiunt;
qui dem'tfiie e.reerabili. insanoque rniui-
iu aderisus Deimi belianfes, se aliqiiiil
magni esse pulant, eo rpiod oiniiein e.vue-
rint religionem. Comprendendo il peso
del sagro u)inislero, cpiindi si applicò u-
laciementf alla cura e governo del popo-
lo a lui allidalo, e perciò tutto adoperos-
si alla santificazione dell anime, e coll'e-
senipio tlella propria inansiietuiline le in-
vogliò all'acquisto del cielo. A sechiamo
tiirettiiosamente il popolo, colla paterna
V(/cc ainmaoliandolo, lo edilicò colle o-
pere di pi«tà; e menti e zelava per mena-
re nella strad.i della salute al di vin pasco-
lo le p.icilìihc ngnella , avvenne un caso
grave. In gunnii di festa appese alle mu-
la esterne della cultcdralc e dell' epìscu-
TI V
pio si videro pubblicamente vemleie del-
le inwiiagini, fra le qi\;di ijravi quella di
ClementeXIV iudtbilamenh; fregiata col-
la caratteristica di beato. Ciò pei turbò il
bnoii vescovo, ed all' istante fece mostra
del giusto suo potere. Prima tentò d'im-
pedirne la verìdita e segiiatajnenle la clan-
destina, ma vi fu chi fluttuando fra la ra-
gione e il furore sconsigliatamente si op-
pose. Allora volle farne inlesa la s. con-
gregazione de' riti, e scrisse al p. Maina-
dù maestro del s. palazzo suiraccaduto.
Questi, si vuoie,clie poco curasse le rimo-
stranze del vescovo, e anzi difendesse l'av-
venuto per aderire al correligioso dome-
nicano vicario del s. odizio in Tivoli, che
sosteneva la cosa. Non sembrando tutto-
ciò credibile, si riputò meglio che il p. Ma-
machijdopo essersi abboccato col vesco-
vo, recatosi a tale effetto in Roma, senza
aiuto alcuno neiro[)era, col Papa ne (en-
ne definitivo proposito. Altri [loi voglio-
no, che il vescovo alla fiera per s. Loren-
zo avesse concesso la vendita di certe in
cisioiii rappresentanti la canonizzazione
del cos'i detto b. Labl)rè, e che il nomi-
nalo vicario del s. olljzio , credendosi in
questo superiore al vescovo, si chiam;isse
Difeso, perchè non erasi a lui domandato
il ilovulo permesso. In tale frangente mg.'
Chiaiamonti mostrò d' essere ben degno
di coltivare una più vasta fra le vigne e-
)ette del Signore. Questa prima prova di
verace zélo,colla quale die manifestamen-
te a conoscere la sua fortezza d'animo,
[)0Ìchè raffrenò i cattivi e fu sollecito d'al-
lontanare dalla sua gregge ogni male,
determinò Pio VI di promuoverlo, do-
po due anni e due njesi di lodevole ve-
scovato, al cardinalato, e d'affidargli un
ovile più vasto e più pingue e gi'egge più
numeroso. Pertanto a'i4 febbraio 1785
lo creò cardinale e trasferì alla sede d'/-
inolft. Aggiunge il Pistoiesi , non potersi
esprimere il dftlore del popolo tiburlino,
«;he in lui pianse la perdita d'un egregio
pastore, e molto più quella d un amoro-
sissimo padre; mentre il cardinale cesio
T I V .99
doìenlissinìo di dover lasciare i suoi dio-
cesani, fin da'iG dicembre 178 j. Narra
il cav. Bulgarini, che il vescovo Chiara-
monti colle sue singolari doti si acijuislò
l'amoregenerale di tutti, e nell'omelia di
congedo il popolo pianse di tenerezza, e
fu da migliaia di persone accompagnato
fuori la città nella sua partenza. Rimar-
chevole è la memoria che trovasi scritta
di quel tempo, avergli molti cittadini au-
guralo e predetto il triregno. R.itornato
il cardinale in Tivoli per passare al mo-
nastero di Subiaco, la ci Ita gii fece ma-
guidcìie feste, quindi nel 1800 Riassun-
to al pontificalo col nome di Pio VII, ed
in tal suprcwna dignità fece molto bene a
Tivoli, contribuendo pel ripristinamento
del collegio de' gesuiti nel 181 5, ed alla
spesa della pittura del duomo, e donan-
do a tal cattedrale 4 calici d'argento di
fino lavoro. Pio VI nel concistoro de' 1 4
febbraio r 785 dichiarò vescovo di Tivoli
Vincenzo Manni di Fabriano , uomo di
merito, di singoiar bontà e pietà, indi nel
1789 intervenne alia solenne benedizio-
ne data da Pio VI nella festa dell'Ascen-
sione in Subiaco, e nel seguente giorno
allaconsagrazione di quella collegiata fat-
ta dal medesimo Papa. Il prelato sicco-
me affezionato alle leggi dell'altare e al
trono, ebbe a solfrire nel 1799,001 con-
te Carlo Briganti, Angolo de Angelis,
Luigi Lolli, Pietro Paolo Rulg-ìrini, Sci-
pione Bottipiani patrizi tiburtini, una du-
ra prigionia in Roma nella turbolenta re-
pubblica, accusati di contrarietà per la
medesima e parziali del Papa. Subirono
perciò un gimlizio di comaìis^ione milita-
rCj con mollo dispendio , e scamparono
la morte nìiracolosamenle , ripatrlandu
con esultanza generale della popolazione.
Nell'impero di Na[)oteone l fu il vescovo
deportalo in Francia, riloiuandoin trion-
fo alla sua sede nel 1 8 f 4) accogliendolo il
popolo con feste e acclam izioni tali che
il buon pastore pianse di tenerezza. Mo-
ri nell'aprile 1 8 1 5, e fa sepolto nella cat-
tedrale con solenni funerali. Pio VII suo-
3 00 TI V
cessi%amenlc iliè per vescovi a Tivoli, il
aaluglioiBiG Ir. Alessaiulio Banfi mi-
lanese,generale de'teiesiaiii, morto in Ro-
ma a' 1 3novembre 1817; a'iGmarzo 1818
Giuseppe Crispiuo Mazzoni di Ravenna,
indi nel febbraio 1820 traslalo a Cervia:
inoltre vi destinò il p. ab. d. Mauro Cap-
pellnri, che por umiltà t'ece di tutto per
essere dispensato , poi cardinale e l'ajia
Gregorio XVI. Laonde Pio VII die il ve-
scovato in amministrazione, col breve A-
poiloliii nostri, de' j 8 luglio 1 820, Bull,
lìoni. cont. 1. 1 5, p. 3 I G: Dc/mtatio {/timi-
nistraton's ad mituin s. Scdis perdura-
(uri Erch'siac Tibitrlinac. Pevl'duloFian-
Cesco Canali dì Perugia vescovo di Spo-
leto fu dai Papa deputato amministrato-
re della chiesa di Tivoli, ed a'28 agosto
lo trasferì a questo vescovato. Risarcì l'e-
piscopio, e Leone XII a'2 I maggioiBay
Io nominò arcivescovo di Larissa in par-
libus, e segretario della congregazione dei
vescovi e regolari, poi creato cardinale da
G regorio X V I . Nel concistoro de' 2 i mag-
gio, Leone XII elesse vescovo mg."^ Fran-
cesco de'conti Pichi d'Ancona, già arci-
diacono di quella cattedrale e 1. "dignità,
indi priore della cattedrale d'Asisi e pa-
rimenti I .dignità, e poscia vescovo di Lid-
da /// partil'us, dalla quale chiesa Io tra-
slocò, assolvendolo dal vincolo, essendo
a (|ueirepoca ancora arcidiacono e [)rio-
re. l'iocurò delle elaigizioni da'divoli.e
fece la nuova macchina della Madonna di
Quinliliolo, e pcifezionò la facciata del-
la sua cliie.xa rurale. Partite dalla città le
maestre [)ie Venerine, vi chiamò da Na-
poli le suole della Carità dcll'isliluto Ile-
i;ina Co< ti, ossia delle Sarcilc della Ca-
lità di I3esnn(on , di cui parlai nel v(j|.
LXVII, p. 2'.'.G, contrdjuendodel [troprio
u ingrandire il locale, onde ricevere in e-
ducazione fanciulle di ci vd condizione. Ri-
nnn/iala spontaneamente la sede, Grcgo-
j IO W'I a' 17 dicembre iH/jo lo triisierì
e pioinossc air.ircivescovalo /// /;(/////'«v
d'Lliopoli. tiitouiiando nella proposizio-
Ut* (Xjociblonalc il 6uo pastorale governo.
T I Z
indi dichiarandolo pure canonico Vati-
cano. ÌN'el concistoro precedente de' 1 4 n'*'
Gregorio XVI avea preconizzato l'odier-
no vescovo mg.' Carlo Gigli patrizio d'A-
nagni e canonico prima di s. Maria in Via
Lata e poi di quella cattedrale, con quel-
l'elogio e novero di onorevoli uflìzi da lui
esercitati, che si leggono nella proposizio-
ne concistoriale, nominato poi patrizio ti-
burtino, zelantissimo e benemerito pasto-
re,per quanto sono andato riferendo. Gre-
gorio XVI colle lettere apostoliche, Stu-
diuniquo ///jy;('/?\f',de'2 Snovembre 1 84 ' ,
dismembrò molti paesi dalla diocesi di iSa-
bina. Con alcuni di questi si formò la nuo-
va diocesi di Poggio Mirteto, altri furo-
no aggregati alla diocesi di Narni, ed i 4
seguenti furono aggiunti alla diocesi di
Tivoli, cioè Canemortb, Pelescia, Pozza-
glia e IMontorio in Valle, che nel descri-
verli nel voi. LX, p. 3g e seg., notai la
I. visita fatta ad essidall'encomiato mg.'
Gigli. Di più Gregorio XVI con decre-
to del cardinal Polidori prefetto della con-
gregazione del concilio, quale esecutore
delle lettere apostoliche de' 19 febbraio
1842, eziandio tolse dalla diocesi di Sa-
bina, ed aggregò a questa di Tivoli, i pae-
si di Palombara, Castel Chiodato e Cre-
loiie. Questi ultimi però, con risoluzione
di delta congregazione de* 25 settembre
1817, approvala e confermata dal Papa
Pio IX a'2 7 ilello slesso mese, furono nuo-
vamente smembrati dalla diocesi di Ti-
voli, e di nuovo riuniti alla diocesi di Sa-
bina. Dal tempo d'Urbano Vili la dio-
cesi di Tivoli non avea ricevuto altre va-
riazioni: allora fu ristretta, e da ultimo
ampliata. La ricordata proposizione con-
cistoriale, prima di tale aumento, dice che
l'ampia diocesi si estendeva per 2? mi-
glia circa, e conteneva 28 luoghi. Che 0-
gni nuovo vescovo era lassato ne'libri del-
la camera apostolica in fiorini 100, ascen-
dendo le rendite della mensa a circa an-
nui scudi 2000 liberi e senza gravami.
TIZIA 0 TIGIA, Tliizibi. Sede vesco-
vile dell'Africa della provincia Tripoli*
TIZ
tana, sotto la metropoli dì Tripoli. Ebbe
a vescovi, Apto o Alto che trovossi co' ve-
scovi cattolici alla conferenza di Cartagi-
ne nel 4' '> ed Onorato nel 4^4 esilialo
come cattolico da Unnerico re de' vandali.
Morcelli, Afr. dir. 1. 1.
TI ZIG A, Thisica,Tyzica. Sede vesco-
vile della provincia Cartaginese procon-
solare nell'Africa occidentale, sotto la me-
tropoli di Cartagine, di cui si conosce No*
vello suo vescovo, del quale parla s. Ago-
stino nel suo libro contro i donatisti. Mor-
celli, Afr. chr. 1. 1.
TLASCALA o ANGELOPOLI , o
PUEDLA DE LOS ANGELOS ( Tla-
scalen). Città con residenza vescoviledel-
l'America settentrionale, nella repubbli-
ca di Messico. Questa sede istituita prima
in Tlascala, fu poi trasferita in Puehla
ove tuttora esiste. Perciò vari scrittori con-
fusero le due città in una, onde parlando
d'ambedue ne farò le distinzioni. Prima-
mente riferisce il cardinal Ealufli , nella
dotta sua'opera ,r.^/«er/ca un tempo Spa-
glinola riguardata sotto V aspetto reli-
gioso dall'epoca del suo discuopriinento
sino ali 843, che Leone X dopo aver co-
stituito la chiesa di Y\xca\.anoJucatan{xìt\
quale articolo dissi del suo ripristinamen-
to),la trasferì in Tlascalae poi in Puehla
(secondo Comraanvillej/^tozVe^fe tous les
jEveschez, la traslazione si effettuò a Los
Angeloso Pueblao Angelopoli neli55o).
Perciò dichiara, che s'ingannarono il p.
Egidio Gonzalez, Giovanni Diaz de la Cal-
le, ed altri che asserirono la chiesa di Pue-
bla essere stata eretta da Clemente VII.
Fu Leone X che colla bolla Sacri Apo-
stolatuSy de'g gennaio 1 5 1 8, elevò in cat-
tedrale la chiesa parrocchiale di s. Maria
de los Reniedios nella penisola di Yuca-
tan. Oltre che dalla detta bolla, appari-
sce ancora da real Cedola de' 19 settem-
bre i526, che Clemente VII a'i3 otto-
bre 102 5, colla bolla Devotionis luae, e-
stese i litnili della medesima chiesa, e fa-
collìzzando i! le di Spagna a fare la cir-
coscrizione di tale diocesi, decretò la tra-
TLA 201
stazione della sedediYucatan, avendo co-
nosciuto non essere adatto in quel tempo
il luogo di s. Maria de losReniedios per ca-
podella nuova chiesa. E siffatta traslazio-
ne venne per equivoco creduta , e detta
un'crezione,il cui eseguimento fu in realtà
del predecessore Leone X. In virtù delle
due ricordate bolle, ili .° vescovo Giulia-
no Garcès, chiamato ancora vescovo Ca-
rolense, fissò il seggio in Tlascala, il cui
atto comincia colle parole, Cuni im'ictis-
sinius Romanorum, fatto in Granata nei
i5%Q. Questa sede vescovile in tal modo
traslata e stabilita in Tlascala, fu poscia
nuovamente rimossa, e posta in Puebla,
ove tuttora esiste, ed ove fu di tanta uti-
lità a' fedeli, come afferma l'encomiato
porporato. Noterò, che il vescovo Giulia-
no era domenicano, e co'correligiosi Do-
menico Betanzus, e Bartolomeode las Ga-
sasi." vescovo di Chiapa, gareggiarono di
coraggio e di zelo nella magnanima im-
presa di difendere e patrocinare contro
le più crudeli e inaudite violenze gì' in-
felici americani indigeni. Dirò di più, che
i due primi ottennero da Paolo III una
solenne dichiarazione, a favore degli a-
mericani, e las Gasas consagrò a lor van-
taggio una vita poco minore d'un secolo;
passò e ripassò più volle l'Oceano per re-
carsi nella corte di Spagna, sostenne con
eroica fortezza l'episcopato di Chiapa, e
spese gli ultimi avanzi d'una logora esi-
slezza nello seri vere in difesa di quelli, pe*
quali ne avea spesa la parte migliore nel-
l'affronlarei più duri e travagliosi cimenti,
il trattato intitolato ; La tirannia degli
spagnuoli neir Indie Occidentali. Nelle
annuali Notizie di Roma sono registrati i
seguenti vescovi di Tlascala o Puebla de
los Angeles, con l'epoche di loro preco-
nizzazioni in concistoro. Nel i 743 Dome-
nico Panlaleon di Palma, da Benedetto
XI V traslato da s.Domingo,indi nel 1 749
il Papa deputò Michele Anselmo Alvarez
de Abreu, di Laguna delle Canarie, ve-
scovo di Chisamo in partibus , ad eser-
citare i pontificali nella diocesi di Tlascala
ao- T LA TLA
e l'iielila tle los Ai)i;rliis. NcliyO) Kinn- sede. Il capiiolo si rompone ili 7ili£»nil*i,
cr«ic;(> (le !• nliiiin y Kiiein ili Teiz-if^fl tlio- In i /iklie (|ii.»li »• il ileciuio, di i .\ canonici
ce>i di Signcn?!!; mi i '"73 ViMorinno Lo- cninpicsc U- pi'el»onde<lt'l leologu edel pe-
pe/Oon7ido del dello lii(ig<i;nel i 788 Già- nileiuierc, di 12 beneliciali, G de' quali
filino Sleftino de Kclieverziu y tlgiicMia denominati pnrtìnnnrii e gli altri sriiii-
tli s. ("«lacomodidiiha, traslto (In tnl cliie- jinrtii<iiiifil , oltre i cappellani, i preti e
sa; nel I -qoS.dvalore de li;ein Pica y So- cliierici addetti ni servizio divino. NilLi
loniayor (il Centa; nel 1 So 4 EnuiiHieie catlcdialecol baltisterio vi sono due par-
li^iiazio («onyalrz del Canipillo, di Glia- roclii per la cui a dell' anime, e nnipetlo
d.daxara ; nel 181 4 Antonio Gioaccliino sur^e l'episcopio poco lim^ì, edifìcio con-
l'erez Marlinez , di Piiebla los Angelus, veniente e comodo. In Tlascala vi sono \
A suo tempo, !*io \'ll colla Itolla Lin\'crsi cinese parroccliiali munite del s. fonte, f)
tlomiiiici s;ì'vt is , de'?. 1 fclibraio i8i('>, conventi di religio>i,i2 monasteri di ino
lììiU. Rolli, cniif. \. I 3, p. 4''f)> oeiristi- iiailie, di versi Snd.ilizi, delle altre cliicse,
Ini re il vescovato di Chi lupa (che mm pa- 3ospc(lali,ilsemmarioeaItri sta l>il unenti.
re fosse prowfdulo di vescovo e la sede Ogni nuovo v(;scovoè tassato nc'libii del-
non più esiste), lo formi) con parte delle la cameni apostolica in fiorini 33. La dio-
diocesi di [Messico, IMechoachan eTIascala cesi ì' a 01 pi issi ma, e con tiene molli luoghi.
viily^n ì'ticl'lti (le / >^ Jiii^clos. Ntd 1 83 l TlaoC.da o Tlascalla, città del Messico,
Gregorio XVI dichiarò vescovo France piese la dcooininazioiie dallo stato e pro-
teo Paolo Vascpie?, diTlascala; e per sua vincia del suo nome, celebieper rimcin-
inoile, il regnante Pio IX a' "27 settem- hranze storiche.sede antica de're diTezac-
!)re iS'Ta vi trasferì da Chiapa Giusep- eoe poscia de'ie d'O'Otclolco, di Tizatlan
ne iM.' Luciano llecerra di J.ilapa dioce>i edi Ouiahuaizilan. Questa tetrarchia e --ì
di Tlascala, il (pialece^saiulo preslodi vi- com|)Osta, e che tutta si lacchiudevii nel
vere, il Papa nel loiicistoro de'ìj marzo petiuielrodi poche leghe, si caiiiJ)iò pi 0-
l855 preconizzò 1' odierno vescovo mg.' slo in re[)uhhlica oligarchica, di cui i \
l'elagio Antonio Lavastida (liZamora dio- supremi capi ereditarii componevano la
tesi (Il !\Ie( hoaran, canonico di rpiella cai- dieta, deliberando della pace e della guer-
tediale e piolessore nel seminario, esami- ra, enunendo lutti i potei i. Prosperò «pie-
natore sinodale e vicario generale della sto nuovo sialoa dispetto de'confinanti, e
slessa du^cesi. Ora daiò un estratto di siui diveimt' in principio (h-IT Vili scc(do di
proposizione concistoriale, cuiitencnte lo nostra era il piii potente di tutta la re-
slato presente del vescovato, lo America gione dell'Anahiiac,dopu l'impero diMes-
»e|ilentrionalì, ac |Maccipuc in reipuhii- sico. Allora si denominò licpuhhlird di
cae Mexicaiiaeaiiipli^sima provincia Tla Tlascttlldii. che \t\\e terra di a!>ho:i'
scalensi, civilas de llaNcala ab ipsa pio dtinzii o del i^raiio, per (piello che fei a-
vincia sic (luta, ac etiain Angelopolis, vel cernente proddceva, ed i popoli insieme
vulgo Piifhlft f/f /o.9.'///^'(7o.v noncupata, fuii cluamaronsi 7Vr/vr////<v/H",- (piindi la
plano in loco nedifìcata conspicitur, (piae città federale di Tlnscala notabilmente si
ili suo ampio circuito ultra sex mille cuti- ac<:iebbc. I (juattro monticelli, seggio de'.j
lineili diiinus, atipie a septuaginta cuci regoli o cacichi, di vennero muniti baloar-
ter millibus inhubitaliir mcolis. La cai- di [losli a'.^ punii cardmili. che dif'onde-
tedrale è sotto l'invocazione dcU'Imma- vano la suggella pianura. l/abboiidaiD'a
colala Concezione della li. Vergine Ma- dil leirilorio bagnato i\.\\ Naspa o Ila-
ria, ottimo e grandissimo edifìcio, essen- scala, che scorre poi nello stalo di Piie-
di» d vescovo siiUVaganeo del metropoli- bla, j»e*H(ioi prodotti vi chiamò ben pic-
luno di Messico, sino d.dl'crczionc della sloiviciiùa laro utili pcrmulazicn>, e TJa-
TLA TLA 2o3
scala divenne un emporio, e cosi forleche parie boreale si esten^le un nUipinnofer-
fu tenuta ine^pngnjibile; il territorio non lili>si(no, eil ovunque prosperano le Iro-
era njen popolosodellacapilale,arrivanclo [)iche proiKizioni. Kacclinule be'marini e
la ri pubblica iliTlascala a coniar 3oo,ooo copiose saline, non che miniere d'argento,
abitiiiiti. Tutte le città erano rette da una Le j^randi proprietà sono nella maggior
specie di baroni, che prestavano vassal- [)arle possedute da case religiose, spedali,
laggiù a*4 capi, ma insieme uniti compo- capitoli e altri corpi morali. Le repubbli -
nevano il gran consiglio, die eleggeva il che di Tlascala e di Cholula sono com-
pia prode a coiuaiidanle d'armi, discute- prese nel suo territorio, e vi si rinvengo-
\a le più iuiporlanti rpieslioni della re- no interessanti monumenti archeologici.
pubblica,e somministra va un contingente La popolazione delloslato sorpassa un rai-
d'aimi e di viveri ne'casi di guerra, giù- lioiie d'abitanti, indiani, meticci ed eu-
sla i costumi europei 'lei medioevo. Que- ropei. Quasi tutto il paese è una pianura
sti popoli nemici de'uieàsicani, sostenne- con imu)en*ii S[)azi incolti. I progressi del-
io il loro governo contro i re di INlessico l'industria edel commercio sono stali leu-
sino all'arrivo degli spagnuoli. Tale era tissirai in questa contrada. Chiatuavnsi
lo stato di Tlascala al giungere di Fer- qnesto paese una volta fiasca, e formava
dinando Cortes ne' primordi del secolo un'antica repubblica, che manlenevasi in-
XVI, che ne fece la cooijuista, quindi su- dipemlentead onta degli sforzi dir'sovrani
In le vicende ili Messico. La città di Tla- del Messico; repubblica che fu di gran gio-
scaia, a 8 leghe da quella di Messico, giace vamento all'animoso cotiquistatoie Cor-
alle radici d'alta montagna e in riva al tes per soggiogare il Messico. Il suo terri-
fiumicello clie scu icasi nel grande Ocea- torio e quello di Cholula racchiudono tra
no. All'ai livo degli spagnuoli era impor- altri monumenti d'un'anlica civiltà, de'
tantissima, ma poi perde molto del suo templi dedicali alledeità messicane.di co-
spleiiduie.La religione cattolica dagli spa- struzione notabilissimo; tale è soprattutto
gnuoli introdotlaebbe iiiTlascala una del- la fimosa piramide di Cholula. La città
le primarie cattedrali messicane, ed ivi si di Fuebla de los Angelo», capoluogo dello
aprirono i primi conventi a'religiosi. De- stato omonimo, a 27 leghe da ^lessico e
c;idde poi sempre la llasòalese rinoman- 4^ '^^ Vera Cruz, sorge nella elevata pia-
za, uè poteva i! nuovo ordine di ci se do- nura di Aca-sete, sotto un clima caldo e
pò la rivoluzione portarvi risorgimento, secco, residenza anch' essa del vescovo e
Capoluogo dello sialo omonimo, Tlasca- delle autorità, e la corte di ^iustizia, ol-
la è residenza del proprio vescovo e delle tre ipiesto stalo, ha giui id ziooe su quel-
autorità. Usuo territorioècoperlodimon- li di Vera Cruz e di Oa^taca. E' una del-
tagiie ben coltivate all'ovest, e vestite di le piìi belle città dell'America settentrio-
pei petue nevi al nord; e sono in generale naie, con strade larghe e ihille, lastrica-
soggelle a violente buffere, ad irruzioni di te di larghe pietre, e da ambo i lati guer-
torrenti distruttori, ed a'ierremoti; non- nile di marciapiedi di iiolabde pulitez-
dimeno il paese ha numerosa popolazio- za ; le case per la maggior parte di tre
ne, e produce soprattutto il maiz. ♦ piani, sono vaste, 0 letti piani, e olfrono
Puebla de los Angelus, città del Mes- assai belle botteghe, per l'ordioano ab-
sico, porta il nome dil proprio stato o prò- bellendosi con freschi e di[)ititi a musaico
vincia, attraversato nel centro dalla Cor- rcU)presentanti fatti biblici. Le [liazzepub-
digliera messicana d' Anahuac, ed ha il bliclie sono grandi e quadrate; la priii-
più alto monte della regione con un at- cipale nel centro della città è magnifica,
livo vulcano,ilXasca essendo il fiume prin- avendo in 3 lati portici uniformi e il 4."
LÌpale,esi getta nelgrandeOceauo. iS'ella occiip;ilo dalla calledrale, grande edilizio
io4 TLA
ornnto di bella facciata e da a Ioni allis-
siiDe. Questa chiesa dedicata a Nostra Si-
giioin di Guadalupa protettrice del Mes-
sico, ed una tra le piìi ricche e meglio de-
corate della contrada, ha numerose co-
luinie con aurei ciipilelli: sontuosa è l'ara
massima di puro argento elegantemente
lavorato con vasi e statue, opera dim ar-
tista italiano, che ne recò da Roma il di-
segno , essendovisi impiegato mezzo mi-
lione di scudi. Gli altri edilìzi notabili so-
no: il palazzo episcopale, il già ampio col-
legio de'gesuiti colla chiesa di s. Spirito,
la chiesa di s. Filippo Neri, quella piccola
e ricca di s. Monica, il convento di s. A-
postino, quello di S.Domenico splendente
d'oro e d'argeoto, la casa di ritiro magni-
fico palazzo di grandissima estensionecon
copiosissime rendite e ove lutti ponno gra-
tuitamente ritirarvisi per una settimana
a praticar nella solitudine gli esercizi spi-
rituali, le cui gallerie f.uino singoiar con-
trasto colla semplicità delle celle, profit-
tandone un migliaio di persone airanno.
Rimarchevole è pure il fabbricato della
biblioteca pubblica.Vi si contano circa 60
chiese, 4 delle quali parrocchiali, g con-
venti d'uomìnieiS di monache, il semi-
nario Palafox con biblioteca cospicua ,
massime per opere ecclesiastiche, gran nu-
mero di collegi per l'insegnamentu delle
scienze e per le grammatiche, scuole ele-
mentari, accademia di disegno, e parec-
chi o'ipizi ed ospedali. Questa città, un
tempo celebre per le sue fibbriche di ma-
iolica e di vasellame rosso, del quale fa-
ceva gran trallico, ne possieile ancora un
numero QS<>ai granile, 1 cui vasi sono os-
servabili j)er l'eli'ganza delle forme e per
la leggerezza; ne ha pure paiecchie di sa-
pone, alcune di panni e di tessuti di co-
tone,e diallii oggetti di rame, ferro e ac-
ciaio; vi si fabbricnnoarmi bianche di tem-
pera eccellente, e del vetrame. Sono rino-
male le pasticcerie e confetture di que-
sta città. Il commercio, (]uantun(|ue meno
considerabile d'una volta, è ancora assai
animalo e prende gioruahncutc maggio-
TO B
re estensione, regnando l'agiatezza fra tut-
te le classi. Scorgonsi da questa città di-
versi monti vulcanici, soprattutto ilPopo-
catepll.coin'anche la ricordata piramide
<li Cholula lungi due leghe. La Puebla fu
fondata nel 1 533 dal vescovo d. Sebastia-
no Piamirez di Fuenleal, sopra un terre-
no ove non erano che alcune capanne a-
bitate da indiani di Cholula. L'amenità
delle fiorenti campagne e il saluberrimo
Suo clima ne accrescono i pregi.
TLOA o TLOS. Sede vescovile della
provincia diLicia nell'esarcato d'Asia, sot-
to la metropoli di INIirn, eretta nel V se-
colo. III. "vescovo fu Andrea che nel 4^1
sottoscrisse il concilio di Calceilonia; indi
Eustachio sotto Menna di Costantinopo-
li; Giovanni intervenne al concilio Quini-
sesto nel 962 ; Costantino sottoscrisse il
VII concilio generale; Andrea fu al sino-
do di Fozio o conciliabolo. Oric/is dir.
t. r, p. 979- TIoa, Tliloan, è ora un ti-
tolo vescovile in pnrtibns, del simile ar-
civescovato di iNIira, che conferisce il Pa-
pa. L'ultimo che ne fu insignito è mg/
Gio. Filippo Paroni romano, già de'mi-
nori conventuali e rettore del loro colle-
gio delle missioni di Costantinopoli e di
Moldavia, prefetto quindi delle medesi-
me, vescovo di Tloa e procuratore gene-
rale di tulle le missioni del suo ordine
in oriente, per cui si recò in Moldavia e
fece residenza in Jassi. Ritiratosi nelsuo
convento di Rieti, gli donò la sua biblio-
teca, ed ivi morì nel 1842, lodato persa-
pere, zelo e virtù, *Ìa\V Album di Rnina,
t. q, p. I 66, con necrologia e ritratto.
TOI30LSK, Toboiiiun. Città arcive-
scovile di Russia in Asia, capitale della Si-
beria (di cui riparlai a Tautaria), capo-
luogo del governo e del distretto del suo
nome, sede dell' arcivescovato che com-
prende tutta la Siberia, e del governato-
re generale della Siberia occidentale, lun-
gi circa lioo leghe da Pietroburgo e 900
ila Pckiiio, sidla sponda sinistra dell'Ir-
tisch, che colà presso riceve il Tobol, da
cui la citlà prendo il suo nome. Dividcsi
TOB
in alta e bassa: la cillàalta sorge sopra un
poggio elevatissimo, e !u città bassa giace
tra esso poggio e l'irtisch. Viene quest'ul-
tima attraversata da 3 ruscelletti che get-
tansi nel fiume, e va soggetta all'inon-
dazioni; ma l'acqua de'fiumi e delle fon-
tane è cattiva. Le vie sono larghe e beo
allineate, guernite d'un tavolalo in vece
d'insiniciatura. Le case regolarmente fab-
bricate di legno, ve ne hanno pure io pie-
tra, come nella più parte lo sono gli edi-
fizi pubblici, tra'quali sono i principali il
Kreml o fortezza, fabbricato dal principe
Gagarin e fiancheggiato da torri,! tribu-
nali del governo, il palazzo arcive'scovile,
la borsa, un convento di frati e un mo-
nastero di monache. Vi si trovano 1 8 chie-
se, essendo i più rimarcabili stabilimenti
il seminario, la scuola centrale, le scuole
allaLancastro,la casape'trovalelli, le case
di carità, il teatro, la stamperia. A mez-
zodì di Kreml, nell'alta città, è la piazza
principale del mercato,circoodata da fab-
briche di pietra che formano due piani
di botteghe, lacittà bassa avendo anch'es-
sa il suo mercato particolare. Il commer-
cio riesce importantissimo, ed a vii prezzo
sono i viveri. Le mercanzie provenienti
dall'Europa vengono da negozianti russi
condotte in primavera pel Tobol e l'h'-
tisch, quando sieoo questi fiumi sgelati;
dalle parti più lontane della Siberia verso
il fine dell'estate vengono battelli carichi
di pesci e di diverse derrate, la maggior
parte delle quali trasportansi in Russia sul-
le slitte. Riceve pure Tobolsk gran quan-
tità di mercanzie cinesi, finalmente è essa
il deposito delle pelli destinate per la co-
rona. Giungono in questa città, al prin-
cipio dell' inverno, carovane di calmuki
e di bukari che vi soggiornano tutta la sta-
gione per farvi i loro traffici. Sonovi al-
cune fabbriche di tele e felluccie, di sa-
pone e candele, concia di pelli, cartiera e
vetraia. La più parte degli abitanti sono
russi, e una 5.^ tartari con moschee. Tra'
russi di Tobclsk molti discendono da e-
silìatì, e siccome questi di sovente escono
TOB 2o5
dallealteclassi, ne sono risultati progressi
notabili alla civiltà di questa remota città.
Vi sono pure svedesi e tedeschi luterani,
a'quali il governo stipendia un ministro.
11 clima è estremamente rigido, e l'Irlisch
ed il Tobol agghiacciano nel declinar d'ot-
tobre e sgelano al principiar di maggio:
ad onta delle frequenti inondazioni il cli-
ma è sano. Un bellissimo paese offrono i
dintorni, e la città medesima presenta al
di fuori un colpo d'occhio sommamente
pittoresco. La bellezza e la forza della si-
tuazione indussero i russi a costruirvi que-
sta capitale. Per l'innanzi i principi tarta-
ri risiedevano 3 leghe più all'ovest in una
città oggi rovinata. Non era originaria-
mente che un borgo fabbricato nel 1 587,
e incendiato neh 643 gli fu surrogala la
città attuale. Il czar Ivan Basilowitz dopo
aver sottomessa la provincia a'suoi stati,
la popolò di moscoviti, e vi stabilì un ar-
ci vescovato per con verti re gli abitanti del -
la Siberia, sulFraganeo del metropolita di
Mosca nel secolo XVI , e poi ad esso fu
unita la sede vescovile di Siberia (F.) di-
stante io leghe. In passato l'arcivescovo di
Tobolsk occupa va il 5.° rango tra'melro-
polilani russi. Nel 1 85 1 i mercanti di Tra-
peznikolf scuoprirono ricchi strali d'oro
nelle sorgenti del fiume Olekma,in uno
stretto isolato e del tutto deserto, ove or-
ma umana non era giammai penetrata.
La Siberia da luogo tempo veniva chia-
mata il fondo d'oro. Si credeva a prin-
cipio , che sì bel soprannome si riferisse
airinduslria della caccia delle martore ,
de'castori, e degli altri animali delle pre-
giate pelli. LaSiberia ha realmente un fon-
do d'oro. Le antiche lavature de'minerali
del governo di Yenisseisk aveano comin-
ciato a seccarsi ed a perdersi. Dopo la det-
ta scoperta, gli esploratori dell'oro si get-
tarono^sul fiume Lena, e le loro fatiche
vennero coronate da felice successo nel
i853.Piùdiio ricchissimi deposili e stra-
ti auriferi furono scoperti lungo la dirit-
ta riva del Lena, e fra'fiumi VitimaeO-
lekma^i quali vi si gettano. iVJigUaia di la-
2ofi T O D T O D
vurniili si recarono con prospero «iucccsso l'cnigia, posta tra'Vcii-Uajbri, lorrcg!;in
in bili lìiioin tli!>al)itati, in\otiiuJi) zchiii- soptu aiuina e ubertosa coPìna, ricca i!
temente le mine. uliveti e di altre piante di gentili fiiilli,
TOCCO, Tocnini. Città vescovile clol da dove domina (piasi lutto intero il suo
legno di iXapoIi, provincia del Printip.ito territorio, tra il iiunìicello detto ì\\\n e
Ulteriore, distretto e cantone di \ it(jla- li ^.lia.cliea poca distanza vanno a i;et-
no, a 8 miglia da Benevento, in cima ad torsi nel Tevere per la sinistra, llume die
lina nipe.alla base settentrionale del inon- irriga la soggiacente delÌ7.io>a pianura. L'u-
tc Tabiirno. Tiene fiere annuea'22 e 23 ria è asciutta, il clima salubre, e siccome
novembre, e un inercato freqnentatissi parte del territorio giace pure in collina,
mo ogni lunedì. Nel suo territorio si lac la tcinperuliira tenile piuttosto al fresco,
colgono eccellenti tartufi neri. Lin tempo E distante 18 leglie al sud di l*erugia,cir-
fu cillìi ((.)i le, con fui te77a considerid)ile ca 7 all'ovest di vSpolelo, () da Orvieto, e
CDiunita dallo stesso masso di tufo die la Soda Roma 01 1 poste. AnticbisNÌraa,con-
sosliene, ed il re Unggiero I vi tenne l'os- serva 3 recinti di mura, il 1." de'quali es-
sedio 8 giorni e non potè espugnarla, su scudo coevo alla sua remota fondazione,
non lompendo con macelline da guerra da alcuni credesi etrusco e de' velenli, per
!e mura. Patì graiidemente teireuìoli, e cliè similissiìoo alle mura di l'opuloiiia,
diquellodel i4j<">scrivcs.Antoiiino:0//</(' di Segni, di Cossa e di Fiesole, per cui si
(liritur Tocco in 1 alle 1 ìlul(iiia,adso- puòsiipporre,die la città appartenesse a-
litiii iisqiie deditcta, dcfuncto'rmn nume- gli etrusdii. Formato è il recinto dì gran-
rum descrittimi non rrcfy./.Rifalibricata, di massi di travertino lutti regolari, ed ai-
fu similmente spianalaedislriiltaa'j gin- tri lo credono opera romana, eseguita nel-
gnoiG88. Il Sarndli nelle J/<v//o//(' fvo- l'epocn del governo de're, poicliè sopra i
finloi^iclicdc^lidi'cii'cscovi diJJciicvrntn, medesimi massi .si vedono scolpite dica-
parlando di Tocco, dice essere a suo lem- ratteri romani varie iscrizioni, che il lem-
polena o borgo con 3 chiese parrocchiali, pò in gran parte cancellò; ijiieste isciizio
una delie quali èarcipretuia, benché l'ar- ni sono tutte poste in una slessa linea pa-
ciprete risieda in Cacciano e dicesi arci- rallela, e circondano insieme col min oqua-
prete<li tolta la VallediViliilano, la quale si tutta intera !a cillà. ÌNelìa parie verso
avea 3{) casali. Aggiunge, che Tocco fu levante presentasi un maestoso prospetlo
:innoverata tra le eiltà vescovili suffraga- d'un fliro, che fa parie delle medesime mii-
nee di Benevento, nella bolla emanala in ra,e che negli scorsi Icnpi fu creduto erro-
AbinleCassino da l'apa Slefano X, q kal. neamenle porzione di tempia dedicato a
febiuaiii loliH. Quando (ovvi soppressa IM.irle, nume che in modo particolare a-
la dignilà vescovile, e quindi unita iinoie- doiavasi in Todi, iinilaineiile od Frcole,
diatauiente alla mensaurcivescovil(',non è come ne fanno fi^de le sue monete che ri-
notOjCome non si conosce alcun de'siioi ve- porta il Cori, Miiscuni Elruscum, ed il
scovi die vi abbiano risieduto. Nella bolla Lami nelle Nocelle Icltcriiric deliyG.T,
<li Clemente VI del 1 35 i , intorno a'cciii- n.°43, ed un'infinità d'auliche iscrizioni
fini della città di Benevento si legge: Cii- etrusche, che si rinvengono nella città e
f'Irum Tacci Clini Castililiits. Simili no- suo territorio, e che furono pure conosciu-
tizie si riportano ueW flaliii siicrit l.io, te dal Guarnacci nell' Origini italiche.
p. 171. 11 ricordalo ragguardevole monumento
UODESCHINl FnANCESco, Cardimi- dell'antica architettura, con vana preten-
/<•. / . l'io III l'apn. .sione si volle provarlo avanzo del lem-
'101)l ( 7 '//r/< 77///). Ci t là con residenza pio tli Marte col libro: Testimonianze e
vescovile della delegazione apoJ-lolica di confronti sul tempio di Marte in Todi,
T O D T O D 207
nioth'i e rimcdiì sulle roi'ine dì questa ilinndo .Moscnicliiii-.quindi nel i 8 1 \ fiisl.i-
tvV/c). mcììiorio filologica deld.r Giani' bilito il governo distrettuale di Toili, col
ììottista Agretti, Perugia 18 1 8. Con ra« governatore e le altre autorità laiche re-
giuiinla critica e dottrina lo confutò il eli. sidenti nella citlìi. Tra gli altri sono a no-
cav. Gio. Callista Verniiglioli, pubblican- minarsi il palazzo già de'Prosperi, i belli
do in Perugia nel 1 8 i 9: Tcsfinionianze casamenti de'Frcdi, Laurenti, Ercolani,
e confronti sul tempio di Marte iu To- Pierozzi,Frani'isci,e altri edifizi. Nelle case
ili, nienioiia filologica deld.'' Giamhat- private si trovano molli quadri de'fratel-
iista Agretti, presa in esame da un so- li Polinori, egregi pittori tudertini, della
eia da ir accademia di belle arti di Pe- scuola Caraccesca. Nella vaga piazza qua -
ragia,, Etrusca di Cortona, archeologi- drata elevasi la cattedrale basilica di go-
ca di Roma , e di antichità di Napoli, tica struttur;i, decorala pe'recenli nuovi
Verso ponente il sudiletlo muro di recin- ornamenti, e solto l'invocazione de'l'An-
todoveudososteneiequasi la metàdelcol- nunziazione d<?lla B. Vergine: Ira le re-
lè, ov'è fabbricata la città, descrive unse- liquie sagre che conserva, non è vero co-
niicirtoio di circa Goo palmi romani, e medicela pioposizione concistoriale, che
questo per la solidità che presenta, e pel vi sieno in gran venerazione quelle di s.
modo com'è costrutto è proposto da Vi- Fortunato vescovo e p;ilroiio della città,
truvio qnal modello di fortissimo soste- poiché desse stanno nelbi sua piopria chic
gno a qualunque siasi peso: verso il mez- sa. L'edifizio c( edesi opera del secolo IX,
zogiorno, dove forse dovea esservi qual- ha 6 gran colonne di granitoafiicano,co
che porla della città, vi si scorge scolpito freschi di Firrau e Pastoreau : la sua pro-
agrande basso rilievo un Priapoperfeita- spettiva è maestosa, e serve a darle niag-
niente conservato. Il 2.° recinto, fallo do* gior risalto ima grandiosa scalinata di 38
pò vari secoli, ne'qu.di aumentala la pò- gradini, per la quale dalla piazza si ac-
polazione,ilovette puie accrescersi il fab- cede alla chiesa. Il capitolo si ciMuponedi
bricalo, precisa un'epoca indubitatamen- 3 dignità, cioè del priore, dell arcidiaco-
le romana: ancor questo è foimalo con no e dell'arciprete; di 12 canonici coin-
pietredi travertino, ma n)olio più piccole prese le prebemle del teologo e del peni-
deli'altre, uè presenta queli'im|>onenza, tenziere, di 3 beneficiati cantori, di (i cap-
cbe gli è propria esclusivamente. In prò- peliani, e di alili preti e chierici addetti
gresso vieppiÌ! accrescendosi la popolazio- al servizio divino. Vi è il battisterio, e si
ne, la citlàebbe un altro incremento sotto esercita la cura d'anime dalla 3.^ dignità
gl'imperaloii Traiano e Antonino; que- dell'arciprete, coadiuvalo da un altro sa-
^lo caseggiato però non fu cinto di mu- cerchie. Anticamente il capitolo nella ca-
ra, che verso il I 200 per decreto del pub- nonica osservava la vita comune. Il cir-
blico consiglio, e quesle formano l'attuale dinal Garampi nelle lìlcmoi-ie ecclesia-
pomerio della città di circa miglia 3 roma- .f/zV/;^, riferisce che Innocenzo IV con bol-
ue. Le strade interne sono assai comode, la de' i o ottobre 1202 confermò gli statuti
[)er essere selciate eoo grandi lastre della de'canonici,e riprodusse i seguenti. ly/^ym'.y
pietra dettaiNasso.Tra le pubbliche fabbri- MatiUiins non iiiterfuerit.privetur pane
che sono rimarchevoli e imponenti, il pa» et vino prandiij et in Missa, pulmento;
liizito comunale eretto nel 1 2 1 3 a pubbli- ac in l esperis, privetur pane cene ; et
che spese; il palazzo governativo, ove co- sì in Completoriìs Quadragesime ma/o-
iniuciò a risiedere il governatore prelato ris ahsens defuerit, primo libellarìo in
imo dal 1 5oo; l'ullimo del secolo passalo Ecclesia adve/uenti puniatur etc. Si ad
fu mg.' Luigi Bottiglia poi cardiuale,e l'ul- Capitulum i'enirecontemnantetc.pnWn-
limodt'piimi jnuidelcoiìcuteujg.' Fu- tur vino et cocdulio cene. IteniquoinpuL
2o8 T O D
salione rampane, qiic stalnlita crit, ve-
nia nt omnes canonici ad niensaniineo-
mcdendo, non preveniendo horasj et si
non \'eneril ante henedielionem nìense,nl-
tiniiis .\edeat in mensa post oninesj et in
(Quadragesima majoris precipite lega-
tur in mensa. Jteni quod teneantur om-
nes canonici facere residentiam conti-
nuam (cioè anche notturua) ah A(hentu
Domini uscpu- ad J'-p) p]uiniam,al> initio
Quadragesime usque adoctava/n liesitr-
rectionis.et in Lelaiiia ma Jori, trihus die-
bus Roga tionis,Asccnsionis,Pentecosten,
in vigiliis elfestis b.PetriyS. Fortunati,ac
duoì-us diehus an te festivi tates b. Morie,
s. Salva toris^e t omniuni Sane torum.Con-
tigna alla cattedrale vi è 1' antica e ma-
gnifica fabbrica dell'episcopio, falla a spe-
se del vescovo Angelo Cesi. Anticaniente
la città era divisa in rioni e conteneva 24
parrocchie; sopra lutto il territorio erano
sparse 3o chiese collegiate, 1^ iDonasteri
di mon;ici e 1 6 di monache. Presenlenien-
le poche fabbriche restarono, ed i terreni
che le d(jlavano si destinarono a diverse
prebende ecclesiastiche. Ora nella città vi
sono 9 chiese parrocchiali, due del le quali
col s. fonte; comprese l ulte le altre, le chie-
se sono 3 I . INIerila speciale menzione l'in-
signe e grandioso tempio del protettore
e già suo pastore s. Fortunato, eretto a
spese del comune nel 1292 a di lui ono-
re; la sveltezza del gotico disegno, l'am-
piezza della fabbrica, i preziosi intagli che
adornano la gran porta di mezzo, lo co-
stituiscono una delle più belle fabbriche
sagre, ch'esistono nella provincia; gl'in-
tagli finissimi ed eleganti che adornano
il coro, sono opera stupenda del tanto ce-
lebre Antonio Maifei da Gubbio ed ese-
guili nel I 590. Nel 1. 1 8, p. 242 (ìeW'Jl-
lium di Roma si legge i.n erudito articolo
di Luigi l'unfalli sui IVlalfei da Gubbio,
fimosi intagliatori e intarsiatori in legno,
cspcciahnentedi.'Vnloniosi desciive \\C<ì-
ro di s. Fortunato, come opera insigne
per buon gusto, delicato e finissimo la-
voro, perciò oe darò uu ccqqo. 11 coro di
TO D
s. Fortunato, corrisponilente all'ampiezza
dfltempio,è veramente magnifico, el'ar
lista tale vi ritrasse una dovizia di vale i-
tia che lutto è poco in dire della squisi-
tezza del lavoro. Il coro è di legno di no-
ce, ha due ordini di sedili, tutto in mira-
bile proporzionee simmetria. Chiude tut-
to l'apside e si distende sino a quasi finito
il presbiterio d'ambo i lati deUuItaie. Da
questi prospetti devesi cominciare a gu-
stare il genio del Mulfei , che divise eoa
bei comparlimenli l'archileltura, i basa-
menti, i fregi, i festoni, le colonne, tutto
intagliato in legno. L'inlercoluimio ha u-
no spazio d'ambo i prospelli, e nel vano
campeggia in fondo ovale Io slemma del-
la città, eh' è l'aquila che ghermisce uà
manille, giusta l'opinione che a Tudero
fondatore di Todi, gli auguri coosultao-
do, scendesse quell'uccello sagro a Giove,
e rapitagli dalla mensa la tovaglia, nel vulu
fcrmossi ia vetta al colle ove trovasi To-
di.Alle aquile, che hanno inlornoalloscu-
do un fregio d'emblemi, sovrastano gli al-
tri membri di architettura, e ne'due pro-
spetti sono da notarsi i due cartelli situati
dalle parti del vangelo e dell'epistola, col
nome dell'artista e l'annoi jqo m cui scol-
pì. Di qui si giunge al coro, che a semi-
circolo oblungalo ha 16 sedili o Stalli da.
ciascun lato e in ciascun ordine, non com-
preso il maggior seggio episcopale che sor-
ge nel mezzo. 11 curo si estende a palmi
romani 22, e ne ha i4 e oncie 2 di al-
tezza. Si ascende a'sedilì per 3 ampii gra-
di, i quali al di sopra de'pitoui dell'apsi-
de sino presso 1' altare hanno dalle due
parti un'esdra (dev'essere errore di stam-
pa, non essendomi riuscito trovare ta-
le vocabolo, onde lo riferisco come lo
leggo) d' ordine corintio con 4 colonne
scanalate e cosi belle in ogni parte, che
neppur l' invidia vi troverebbe imper-
fezione. La cimasa è sormonlata da cu-
car[)i, il zoccolo muore u nel sommo del
3.° gradino, ovvero più scemando di gia-
llo in grado giunge (ino al pavimento e
s'ÌDUCbU co'duc uolati prospetti. Fra Tu-
TO D
na colonna e 1' altra in eguali spazi é uu
quadro, nel quale in mezzo a geoii, a sim-
boli ed agli ornali vi è espresso un sina-
bolo religioso. Poiché in ciascuno spazio,
e ve ne sono 3 per parte, si apre una nic-
chia arcuala e concava con di vola statuet-
ta diritta in piede, ma si devono deplo-
rare le due a conni cpistolac private dei
simulacri. Nelle 3 n\cch.\e a cor nu ev an-
gela il Maffei scolpi 3 vescovi di Todi,
Fortunato, Cassiano e Calisto in mitra e
piviale, con pastorale e premendo al pet-
to il libro degli evangeli. Nell'altro canto
la sola superstite immagine esprime una
divota donzella in atto di restare ammi-
rata di quanto legge. Le nicchie rimaste
vuole, forse doveano avere altra donna, e
appresso il frale b. Jacopone da Todi, uno
de'piìi antichi poeti e perfezionatori della
lingua italiana, creduto autore dell'inno
o prosa Stabat jMatcr (/^'.), e le ss. ver-
gini Degna e Romana, le quali col beato
e cogli altri vescovi hanno tomba nel sa-
gro ipogeo. I sedili sono divisi da'Ioro ap-
poggi e sormontati da un obliquo ornato
che termina in un capo di centauro, e da
addossate colonne corintie raggruppale
nelle basi o da edere o da viti, ovvero da
fiori a basso rilievo. Il lavorio del 2.° gi-
ro è tutto semplice, né meglio esprime che
una pura solidità. L'intercolunnio deli."
giro olire 4 basi con quanto di più caro
si può eseguire nell'arte d'intaglio. Tutto
■vi è messo a rubeschi.a simboli, a capric-
ci che più dilettarono l'artista imitatore
di Rallaele e in poche cose di Buonarroti.
In (|uelle basi e postergali , come fece il
Maft'ei nelle due fronti laterali da pie del
coro e negl'intercolunni dove si aprono
le 6 nicchie, è bello il vedere ritratto do-
ve sfingi con due o più mammelle, dove
putti e grifoni, dove un misto di fiori e
di frutta , terminando sempre il calamo
del fiore in un grifo, in un drago o in un
tauro. Qui vedi un cagnolino che s'iner-
pica pe'rosoni,c|uiunagruechedà di bec-
co in una biscia riottosa, qua un augel-
linoche pone il rostro suU'involucrùd'un
VOL. Lxxvr.
TOD 209
fogliame. Altrove vedi aquilee cani,quelle
che fra'fiori e le frutta sorvolano, questi
siarrampicano.Nell'uccellosi vede espres-
sa la mente di chi orandospiega alto il vo-
lo,e nel cane la vigilanza per la quale eda'
cui salmeggi provengono fiori di merito
e frutti di grazia. Né di minore simboli-
ca sono improntati gli altri intagli, i quali
o adombrano la Chiesa, o coloro che mi-
litandovi colsero gli eterni allori, ovvero
il Redentore ritratto come lo canta va Dan-
te, nel grifo uccello binato , segno delle
due nature divina e umana. Nell'ultimo
seggio, ch'è come centro, si vede il miglior
prospetto, e siccome gli altri vagamente
foggiati sono fatti per questo, così questo
solo deve dominare in grazie sugli altri
tutti. Perciò più ornata n'è la sedia sta-
bilita pel vescovo, non ha colonne, ma in
vece è fregiata da una fronte che termi-
na in cuspide, e si orna d' una cascata di
fiori. Poi da dove si parte il giro della cor-
nice chiudonoilseggioepiscopaledue im-
poste che terminano in 3 capi di sfingi,
l'una di fronte e le altre di profilo. Il po-
stergale è tutto intaglio, dove seguita il
Malfei a far mostra di vago stile. Nel mez-
zo vi è una nicchia con cimasa formata
da elegante conchiglia, avente i lati fre-
giati di fiori e di frutta, e quinci e quin-
di un libro al quale é sottoposto da un can-
to il turibolo e dall'altro la navicella. Si
ammira nella nicchia starsene tutto solo
maestosamente seduto come in trono pon-
tificale il tuderteeintrepidoPapa s. Marti-
no I, colla tiara in capo e di ampio piviale
vestito, che sorregge un de'lembi di esso
colla mano manca, recasi nella dritta un
gran libro a cui lieo fisse le ciglia, e con
fermo viso par legga il celebre concilio col
quale egli condannò i moìiotelitì. Tutto
in somma si accorda coll'unità, precipua
gloria dell' arti belle, e dove il principio
esleti ".o vedeedapprova,e la critica si pia-
ce del genio di cotanto artista, quale fu
il Malfei. I conventuali che hanno in cu-
ra la chiesa di s. Fortunato, ebbero quelle
vertenze per essa col municipio descritte
14
2 10 T () D '] () D
nelle !.liinn>c iiilitolatc: Tiulrrti/in jiiri.s- Inzionp, situalo limi i di (ssa ; sia die in
juitroniilus prò cii-ittilf Tiuìi'j-ti, ci re- cs^o nmniiri venustà nel tulio , nrmonia
i iDribus fahrùnc s. fortunati cjusdcin nelle parli, magistero neH'esecny.ionei sia
ch'italis juitroni, contrn M'nionun Con- die in esso ravvisi allezzn di concetto, u-
itiìfimliuriì Tiiilirli, Renine i 782. Ino!- iiilù «Ji pensieio, intponernn di mrde; o sia
Ile sono jinrliculmnienle a ricordarsi le che ^iudidii Inle upira una bielle piii sUi-
segiieiili diiese. La chiesa del s. Crocdìs- pende di sommo aichilellore, dopo il ri-
su splciuhda non meno per l'ai thilctlu- sorgimenlo del buono siile in Italia, co-
la che per gli ornali, disegnala da Valen- me dichiarò Coriolano Monti archilelto
lino MiirUlli archilelto perugino di gran ingegnere (di cui nel voi. L\X-I V,p. 1 o?.),
nome, il cui disegno (u scello a prefeien- iiell'inleressanle descrizione che col di>e-
za di alili f) da' celebri ardiilelli Della giio cslerno ne pubblicò nel I. 6 dell'. 7/-
]'oita,l'untiina, Volterra, Eibbiena,e^Ia- ìniiii di liotnap. i e 23, di cui vado a rife-
sellerine poi ardiiletto di Gregorio XIII; lirno un sunto. Nel 1 5o8 a*i3 giugno sro-
fii eretta nel 1323 parte con rdemosine peitasi in antico muro del suburbano ci-
de' fedeli, parie a spese del comune. La niileiiodis. Margherita, l'unuiagine di-
« hiesa de'iVc /•»■/ di Miiriii contiene la mi- pinta chMai iaX'er^inesedenleecoI s.l'.iin-
rabilc statua colossale di marmo bianco buio sulle ginocchia che dà l'anello a s.
di s. Filippo Benizi nell' aliare iiiaugioie, Caterina, in breve divenne essa prodigio-
stupenda opera del cav. Dcrniiii. Ivi ili ur- sa a segno che attrasse imuieiiso [lopoloa
na d'argento si venera il corpo del santo, venerarla. Per cui i priori del comune a-
nato nello stesso giorno e anno in cui fu vendo stabilito ivi erigei le un sontuoso
ÌnIìIuìIo 1*01 dine de' servi, del cpiale prò- tempio, ne chiesero il disegno al celeber-
lessandolo J(i zelante propiigjjlore e gene- rimo IJiamanle La/zaiitla / /-/-///o, anco
lale; dopo avere rinunziato il pontificato per aver avolo gran parte nella re*laura-
acui volevasisubliuiarlo, morì in Todi nel zinne tlell'urchitetluia, dal quale otlenu-
i?.85a'22 agosto oa'23 come riporta la tolo, a'17 mnggioi ')or) gillò lai. 'pietra
bolla di sua canonizzazione litilioui' con- nelle fundamenta il vescovo Placido del
i;ruit. Il suo cadavere prima di .seppellir- Molile s. Maria (il ("aslellano, Ao Sialo
SI rimase esposto alla venerazione de'lu- 7'o/;////r/o, descrivendo Todi, ciò allribui-
derli G giorni, ed in questo tempo perdi- sce al vescovo diocesano Basilio Mascar-
\iua ispirazioneinvecedella messada u»or- di: avendo cercalo nell Uglidli il vescovo
to gli fu celebrala (|Uella di sanlocoiifes- Placido noi trovai pastore di Todi; bensì
soie. Paolo ^' u<;li(Ji8 colla hoWn Domi- lo sciilloie dell'encomiato ai ticolo altri-
ni itosi/ i,c!>[ci,t il di lui uHr/.iu al clero del- biiiscca Basilio la denominazione di Con-
la diocesi, poi esteso a tutta laChiesa econ solitzioiic d.ila alla s. Immagine); esseii-
lilo doppio. Nel contiguo convento esiste do nella direzione succeduloippolilo Scal-
ili .°noviziatodeiroidine. Nella diiesadci za da Oratilo celebre «cultore, archilei-
minori riformali, bellissimo è il (piadio lo e disegnatore. A vegliare snll'esccuzio-
ileli'allaiepiiiicipale,iap[)icseiilanle l'In- ne del lavoro nel^isles^o anno fu islilni-
coronazione della B. N'ergine dipinta dallo la una coiilialernila di Sr individui, per
Spagna; e stupendo èl'alhesco espiimen- le cure della (jiiale e superando le dilli-
tela Natività di Gesù, che lepulasi di Pie- eolia, la fabbrica terminata a*6 aprile 1607
tro Perugino. Ma di tulli i pregev( li mo- per lai. "volta fu npei ta al cullo. A mez-
i.unicnli, dir 'quali è ailorna la città, piìi zogiorno di Todi e lungo In via provin-
t ospicuo a|)piii isce all'ocdiio e alla men- ciale, si erge isolatamente il tempio in fiir-
le di chi SI compiace ilei beilo aichilello- ma di croce greca, perchè ha cpiaih ulo di
loco, il Icmpio ili s. Malia ilclla Conso- palmi 1 oinani ijG di lato cslerno, 4 ••psit'i
'1' O D
sono nggitinli eli n'inor dinnielro, e for-
manti i bracci della croce, eslernantenle
(listanti palmi i 88, coperti da semi-cu-
pole emisferiche poggianti sui ninri qua-
drangoliiri. Il rpìadrato slesso nell'interno
vuoto per 4 grandi arcale, regge si» di es-
se la volta a vela, che poi tronca dal lam-
l)uro, è coperta della cupola principale,
cnifa corona la lanterna alla dal pavimen-
to ben ?47 palmi. Più parlicolaimentepoi
l'interiore [)arte dell'edilizio è nell'ester-
no formata a due ordini a<lorni di pila-
stri corintiicon isvariatissimi ca[)itelìi a fo-
gliami, e terminali da complete Irabeazio-
ui, la suprema con modiglioni intagliati,
e sopravi 1' attico niodanato. Ili.°ordine
ha 3 porte ornale di vario gusto e la mag-
giore di colonnelle e pilastrini corinlii, di
festoni e più timpani tronchi: il 2.°(piau-
li sono i lati degli apsidi, allretlanle fine-
stre contiene , belle per le gentili cornici
che da tutte parli le attorniano, pe'diver-
si frontoni che le coronano. Sulla sommi-
tà de'muri quadrangolaii, terminala da
alta cornice con modiglioni puie intaglia-
ti a fogliamij sorge graziosa la balaustra
del ballatoio; e ue'4 angoli è scolpila in
rilievo, sopra una mensola, l'insegna mu-
nicipale di Todi, che ha per impresa 1' a-
quila con ali spiegale in alto di ghermire
Tasta donde pende lo stendardo. Dal su-
periore tamburo poi decoralo di pilastri
ionici binati con semplice piedistallo e con
Analoga trabeazione, e fra questi occupa-
lo da nicchie e da finestre adorne di va-
rie e nuove cornici, di frontoni e rabeschi,
s'innalza maestosa su 3 gradini, in t'orma
ili senìielissoideoblungata,la cupola prin-
cipale. Questa è rafforzata di costole pa-
ri in numero alle coppie de'sottoposti pi-
lastri, nell'esterna unione delle quali sor-
gono a furmare la lanterna altrettante co-
lonnette dt)i'iche sorreggenti il cupolino,
che serve di basamento alla croce. Alla
disposizione esterna delTedifixio èdel tut-
to l'interno conforme: l'architetluraben-
s'i n'è ionica, e giusta le proporzioni di es-
sa i pilastri e le trabeazioni ad ornameu-
T O D 2 I r
!o degli opsidi si vedono foggiali ne'due
ordini. L'inferiore contiene fra gl'inter-
colunni laterali alle portela grandi nic-
chiearcuate, in 3apsidi partite, ovegran-
deggiano, stando in piedi su proporzio-
nato piedislalloje statue colossali degli A-
postoli; e nel 4-° apside volto a oriente è
collocato l'altare, nel (piale si venera l'im-
magine miracolosa di s. Maria della Con-
so'azione. In forma assai oblungata e con-
tornate di semplici cornici, rispondono le
finestre dell'ordine superiore; e le più pio-
cole dell'attico qui sono aperte sulle se-
micnpole ed interposte alle loro costole,
di triti e svariati rosoni adornate. Un apsi-
de all'altro è poi unito per 48''^"'^' P'"
lastri dorici, che comprendono i due or-
dini, servono di piediilli alle grandi arca-
te della vela, da 4 chiavarde di ferro for-
tificate, e in grandi lacunari con intaglia-
ti rosoni divise. Sui peducci sono scolpiti
a bassorilievi, tra (estoni, teste di cheru-
bini e ornati a fogliami i 4 E^'angelisti;
ed altri ornamenti occupano pure la chia-
ve delle contigue volle. Bella cornice se-'
gna l'elevamento sopra la vela del tam-
buro, il quale contornalo di pilastri ioni-
ci binali e di finestre fastigiate, compie as-
sieme alla grande cupola colle costole nu-
de,la corrispondenza della disposizione in-
terna air esterna del tempio. Congiunta
con l'apside dell'altare si trova la sagre-
stia, che ha due bellissimi lavori di mar-
mo, ornali di putii, fiori e rabeschi d'ot-
timo gusto sullo stile del secolo XV. Que-
sto fabbricato deturpa eslernameule il
prospello del tempio, e sebbene seiobri
d'antica costruzione, pure dal brullo carn-
panilello non terminatosi ha argomento
di credere che fusse ideato con miglior de-
corazione. Tulio il tempio è di pietra cal-
carea assai compatta, nell'interno gli or-
nati sono di travertino, e il fwudo delle pa-
reli è coperto dintorno: le statue poi so-
no di terracotta così bianca e lucida che
sembra marmo. Allorché il tempio della
Consolazione ebbeilsuo cumpimenlu per
gU artefici che con tutta esdllezzu se[)pe-
aia T O D T O D
ro coslruii Io, l'intera mole era saldissima l'odierna fdima di croce Inlina. Ln qna-
<la parer faltn di getto; ma in progresso ie aggiunta, saviamente O'sserva Io scrii -
di tempo gli scoscendimenti che ha pali- tore, se inconliò censure dal ciitico det-
to il colle ove siede la città di Todi, an- T.-m le,senil)ra che seppure si voglia rignar-
che a questo tempio gravi danni recnro- dare forse non ingiusta rispetto al modo,
110. Per cui a impedire la rovina di s"j au- certo rispetto al concetto ella è ingiuslis-
gusto monumento, sotto gli auspicii del sima; poiché la grande basilica della cri-
cardinal Agostino Rivarfila (che l'io \ II stiaiiilà noti avrebbe goduto di quella
nel I 82 I dichiaiò visit.itore apostolicodel maestosa imponenza ch'è proprio suo pre-
pio sodalizio de' Nobili e del suo tempio gio, se foggiata si fosse, siccome era men-
tlella Consolazione, non che dell'ospedale te di Diamante, a similitudine del tempio
di s. Francesco ili Todi , poi protettore luderte. Pertanto di questo ne fa rileva-
deiia città per morte del cartlinal Gallef- re tutta quanta la venustà e l'armonia
fi, come trovo nel n. "82 àeX Diario di Ro- che spira l'insieme dell'edifizio, le mera-
ma del 1837, perciò festeggiato, acclama- Tigliose e perfette proporzioni delle pra-
to e celebrato da'tuderti esultanti, qua! cipue parti mirabilissime, com'è mirabile
genio benefico , provvido e saggio nella nell'insieme anche per riguardo alla sta-
scienzadel governo; fu pure protettore di ticn. Conclude, di non saper dire, se nel
IMassa comune del distretto di Todi, del tempio della Consolazione sia maggiore o
quale parlando nel voi. LII. p. i44« "G ^^ maestria dell'architettura, eia mera-
ftfci cenno: ora è protettore di Todi il car- viglia dell'esecuzione, o la scienza dell'e-
dinal Roberto Roberti), si costruì un for- dificare, non che l'armonia degli ornati,
le muro di sostiuzione, dopoché erasi spe- essendo certo che tutte queste cose sono
rimentato non valere all'uopo i 4 piloni in esso grandissime. Che se a'rigorosi pu-
gettati per azzocco de' fondamenti di le- risii non piacesse la sovrimposizione de-
vantc e mezzodì. Mercè di questa solida gli ordini, sebbene sancita dall' autorità
ripniazione, immaginata dall'architetto di più monumenti dell'aureo secolodiRo-
commend. Coletti, si spera che il più bel ma, e da quella di quasi tulli gli edifizi,
monumento di Todi starà, non ostante il ovunque eretti da celcbralissimi architet-
pericolo da cui era minacciato. Il Monti, ti dal risorgimento dell' arti in poi; egli
do[)0 aver con eleganza artisticamente piuttosto opina, che il tempio tuderle ri-
dcsciitto l'edifizio, che a giudizio ancora trae alquanto di quel gusto gotico, da cui
d' Agincourt è una delle migliori opere liramante sebbene, per la forza dell'in-
di Dramante (condusse in Roma e fu n)ae- gegno potentissimo, libera ne facesse l'ar-
silo a Ralìàele), e secondo altri il suo ca- chitettura,pure non potè pe'tempi che vis-
polavoro, degnoarchitetto d'un Giulio li; se sottrarsi alfatto, usandoli in varie par-
jiassa f|iiindi con eguale perizia a rileva- ti del medesimo, come in generale negli
re i sing(;laii pregi architettonici di esso, ornati a fogliami, alcpianto bizzarri, or*
sebbene il nome immortale del suo au- nati di cui fece più ricco e nobile l'ester-
iore sia bastevole encomio, e il tempio tu- no che l'interno. Termina il Monti con
delle tenuto qual modello (anco dal se- diie,cheiiel tempio di Rramante di Todi
vero Milizia, il (|nal<' tlichiarò, essere sta- si ammira nel complelo e nelle pai ti il
ta la maniera di bramante nell'architel- sommo sapere dciredifiriire, e iluveisi le-
luia, da principio multo secca, poi eie- nere a vero modello dcll'artr; perciò (le-
gante e maestosa), donde surse l'immen- siilerare, a istruzione specialmente della
sa e prodigiosa C/i/V-.vrt/^// .v,7Vr/rom ha- gioventìi, che si dasse opera a illuslruie
tirano^ miracolo stupendo dell'arti, pri- le proporzioni di sì raggiiardcvoleinonu-
ma cioè che fòsse allungata e ridotta sid- mento, e ricavarne quindi un nobile li*
T O D
pò. Riferisce l'avv. Castellano, cheueli'e-
lezione del descritto tempio s'iaipiegaro-
no nel decorso di sua costruzione anco-
ra le macerie della fortezza o rocca costrui-
ta in ciiua al colle, e definitivanierile per-
ciò fatta demolire da Gregorio Xlll ne'
superstiti avanzi. Questo propugnacolo
fu costruito dal popolo todiuo.con l'an-
nuenza del cardinal Pietro di Stagno le-
gato e vicario d'Italia d'Urbano Ve Gre-
gorio XI, la quale in tempo delle fazio-
ni divenne una fonte perenne di sventu-
re. Nel medesimo secolo XI V riguardava-
si come inespugnabile, e la tennero a vi-
cenda il duca di Baviera, il re d'Unghe-
ria, e per Papa Urbano VI l'occupò il car-
dinal Giudice arcivescovo di Taranto e
suo camerlengo , finché nello stesso suo
ponlificatOja'2 I agosto I 382 il popolo tu-
derle la distrusseda fondamenti. Venen-
do però indi a poco riedificata, a più ri-
prese per politiche e cittadine vicende cad-
de e risorse. Final mente a' 18 agosto i5o 3,
uel giorno della morte d'Alessandro VI,
dispar\e ogni vestigio delie sue opere di
difesa, il resto fu interamente abbattuto
nel detto tempo, ed ora appena si accen-
na l'antica area occupata già da'suoi ba-
loardi.Todi ha 5 monasteri di monache,
uno de'quali essendo di paololte è meu-
dicantc; 7 conventi di religiosi (8 leggo
nell'ultitna proposizione concistoriale), e
3 di questi sono nell'interno della città, gli
altri nelle sue vicinanze, contandosi tra
loro 3 mendicanti, cioè cappuccini, mi-
nori rìlurmati, e passionistì. Il p. Antonio
da Orvieto, nella Cronologia della pro-
vincia Serafica riforniata dell' Lrnhria,
tratta del convento di s. Giacomo, di s.
Maria della Spineta, e di Monte Santo di
Todi; ed il p. Fontana. De /•onuiiia pro'
sincia ord. Praediculoi'iuìi, ragiona del
Co/ive/itits s. Mariae in Camuscia. Per
la pubblica istruzione vi è un seminario-
collegio, con grande fabbricalo, e ricco
per mantenere fino a 5o alunni, ridotto
nella forina presente per lecure del vesco-
vo Piauelli, ed il portone d'ingresso è o-
T O D 2 1 3
pera del Vignola; le maestre pie, con due
conservutoriijUn conservatorio per le or-
fane, l'asilo di carità, a cui sono pure riu-
nite le scuole infantili, il benemerito tu-
derte can. d. Luigi Crispolti fu l'istituto-
re dell'asilo per le povere fanciulle, do-
tato dall'inesauribile carità del santo ve-
scovo Francesco INI." Gazzoli, rimasto ia
benedizione degli orfani, de'pupilli e del-
le vedove. Il medesimocan. Crispolti col-
le sue premure a tnlt'uomo provvede e
niantieuel'alLi'O istituto pe'poveri fanciul-
li, aiutato dalla carità de'fedeli cittadini;
soccorre le famiglie scadute e che si ver-
gognano di domandare la limosina, ed i
carcerati in tutto,come apprendo dall' O^-
servatoreRoinano (\e\ 1 85 i a p. 1 002. Fra
i luoghi di soccorso istituiti parte con pub-
blico denaro, parte con private donazioni
a benefizio de'poveri, primeggia la com-
pagnia di s. Gio. Decollato detta della Mi-
sericordia; vi è il monte di pietà eretto
neli35i, e perciò uno de'piii antichi; il
monte dell'onestà fondato nel 1 463, che
dota annualmente 25 povere zitelle, nel
1 5c)8 di mollo accresciuto dal vescovo An-
gelo Cesi colle sue rendite; un ospedale
per gl'infermi stabilito nel 14^ '> ^^^ alli'o
più antico per gli esposti, eretto nel i i^c),
grandioso e ricco. Dichiara l'avv. Castel-
lano, che l'ospedale degl'infermi dipende
immediatamente dal granduca di Tosca-
na, e che il pio sodalizio della Misericor-
dia dispensa larghi soccorsi agl'indigenti
di limosine, di vitto, di vestiario e di me-
dicinali. Vi sono ancora altre divote con-
fraternite laicali. La città non manca del
teatro, di mediocre forma.
Nel I 843 in Todi colle stampe di Raf-
faelo Scalabrini fu pubblicato : Notizie
storiche della città di Todi e sua sta*
ti.il ica dell'anno iS/^i. Quest'interessan-
te e pregievole libro è lodalo lavoro del
luuertino, perciò benemerito della patria,
Arminio Cori, che giustamente lo dedi-
cò a'uobili gonfaloniere ed anziani dei co-
mune di Todi. L'autore ebbe per ogget-
to di readeie a tulli i suoicoucilLadiai più
2.1 T O 1) TO 1)
note «itifllc cose, che fuiànoomm- .ill.i pn- di i 3,oc)0 ubiiunti sobri e nuj^nli. Nel ri-
tiiéi.ci-.lieiKinnopinerii-tiiinlaiciiMiuiil- cunlalo cenno ossia all'uiticolo l'Enur.i*,
che niiiilo l'ulile e ilcdinoclo tl'ogni cil- parlai tltl (li«>lic-lto govcrnalixc ili Todi,
lailiiio, [KT le rrla/iuni inerenti al coen- e perciò delle coiuuni di ILisrhi. il ipia-
uiercio e airagricollnia indicale nell'iin- le liu per appodiali Accpialcjielo, Civilel-
poilanle slalislica. Di «piolo lilno per- la, Munteccliio, Tenagliejdi Colliiztour,
tanto, per la sicurezza delle no7.ìoni, mi cui sono annessi 8 casali; di /'V<////7^/ /o-
sono giovato, e omtinueiò a farlo pio- r//.-di '/(/.vt,/ /""oJ///^/, cogli appodiatiCol-
giesNÌ%aineiite iteli articolo; e quanto al- peliazzo, Vieprie Villa; di MdhIc Casti l-
reiiconiiala statistica, a|)penadoviì) limi lo. collappodialo Doglio. Nella inunici-
lurnii ad .iccemiaie il più essen7Ì.de, se pale iiinniinislra/ione si comprendono 35
coikIo i miei metodi. I tessuti di lino, di villaggi. La metà del territorio è semi-
legolo, di lana sono lesole manifallnre; nativo, e coltivalo con vili e ulivi; l'altra
de'piiiui si tessono con ogni finezza ed'o- mela è pascolo.e boscochepioducegliian-
gni opera per la biancheria da tavola e da, ed alberi il'allu lusioe da coslrn/.io-
altn usi;i tessuti di legolo (ormano un vi- ne, ma la dill'icoltà de'traspoili impedisce
.stoso ramo di lucro, poiché in ogni anno farne commercio; il pioppo e l'alvano è
si mettono in couinicrcio circa i 700 pez- il solo legname di cui si facoia Iralllio Ira
ze di tela bianca. La canapa che si racco- sportandosi a Rouia pel Tevere. Questo
glie nel territorio non èswiricicnle a lan- fiume scorre sul confine del lerriloiio in
li> coiisiiino, e ne viene in molta (pianli- tutta la sua lungliezza dalla parte di po-
ta «la bnlugna e Orvieto. 1 tcssuli di la- nenie per circa i4 miglia da tramontana
na si riducono a'iazzi e uiez/elaiie; le fi- a mezzogioi 110: le riviere Najn e Ri*^o lo
lun<le di seta sono 3; per le paste da mi bagnano nell'interno. Deiranlica naviga-
neslra due sono le fabbiiche. Tulle lear zione del Tc^-ci-c parlai in «pielT ai licolo,
li utili di prima necessità e di lusso vi Ilo- e ch'era facile ad agghiacciarsi verso l'e-
ii»cono, e sono esei citale con piecisionc rugia e 'lodi, come osservò Degli iilletli,
«ti eleganza da non desiderale di [liLi. oli Mvinoi'tr del Sorti tic e hio^lii lOìn-iciiti,
eib.iggi e le bulla d'ogni geneie, il poi- il quale aggiunge, che scemalo il popolo
lauif e la cacciagione abbondano; le car- di Roma dal sacco d'Alarico e dalle fre-
ni «la macello sono oUÌQ>e. Fra l'anno vi quenli rovine «le'goli, e rallentala la na-
si tengono iG fiere, ed in tulli i s.ibali vi vigazioiie del Tevere, l'avarizia «l'alcuni
e il mercato di bestiami, cereali e merci: popoli inlroiltisse noi Tevere alcune siepi
nel terrilorio pure vi sono duelierea l'an e [lar.iteda prendere il pe-cc, le (piali non
talla e u 'loiiececcona. La popolazione potevano essere che verso Todi e Peru-
«lelln città ede'casali de'suoi antichi sob- già, dove a suo tempo proseguivano asns-
borghi è (li circa 3 Toc indiviilui, e poca sisleie,allrimenti dopo l'ingressodella Ne
in pi ((porzione del f.iljbiicato, per cui in la nel Teverone non sareblx- stalo il lìu-
nlciini punii riiiiane ali|uanlo decerla: la me capace di pesca, contro la (jualc au-
terrdàle peste del secolo X\ I spense piìi the il re Teodorico avea decretalo<li vie-
di due Icr/i della popolazione laiilo nel li a piote/ione dell.i libera navigazione,
lu iitlà,chf nel teiiitorio, e da (juell'epo La pesci «piindi si là lanlo ncl^Teveie,
ca reslò sempre scarsa, uè più risali al- che neli'allie 1 ivierc o piccoli riunii. La
l'aulico numero: dopo rinlioduzionedei- lobbia, la ginestra, la moi Iella, erbe ne-
I mnc'.lo vaccino coiniiii;iì» nuovamente cessarie alla linla, vi nascono spontanea-
n<l aunieiil.Msi,enel(;oi>o(li 3(>annicieb mente; abbondanli sono le cave di poz
l)e piii d mi migliaio. Il Ieri ilorio conta zolana, e di aiena la «piale abbonda pu
i.\ uiblcl^i e I 3 ville, l'i parrocchie, e più ic ucl Tevere e nell'altre 1 iviere; il Ira-
T O D
veilino e altra pietra viva somuiìnistra
no hiionn calce per qualunque sorta tìi
fàbbrica; l'argilla pe'Iavori di terra cotta
è di buona qualità, eil ottima per resiste-
re al fuoco, né manca l'argilla bianca per
formare la finissima plastica; vi è pure
una miniera di smeriglio, e di sua cava
Sisto V ne accordò la privativa peri 5 an-
ni al tuderleScanzani. In alcuni punti del
territorio si sono scoperte miniere di li-
gnite suPiicienlemente buona, che forse ca-
vandosi in qualche profondità potrebbe-
ro somministrare il vero carbone fossile.
Abbiamo di Francesco Stellati, Tratta-
to del legno fossile minerale nuovamen-
te scoperto, nel quale brevemente si ac-
cenna la varia e niuta'>ile natura di det-
to legno rappresentatovi con alcune fi-
gwe, che mnstrano il luogo dove nasce,
ec, Roma I 637. Da questo libro rilevasi
che la scoperta è ben antica. vSi legge nel
t. 49 del Calogerà, Opuscoli scientifici,
V Istoria dc'Jossili del Pesarese e di al-
tri luoghi viciid,(\ì mg." Passeri, il qua»
le parla eziandio de'legni fossili del ter-
ritorio Tedino, dove per ritrovarsene in
maggior abbondanza die motivo a più e-
satte osservazioni, ed egli li descrisse. Af-
ferma, che i depositi piti ricchi sono presso
Acquasparta e nel distretto d'altri castel-
li adiucenti al territorio di Massa, sotto
i monti che dividono il Tedino dallo Spo-
lelano. Quattro soli erano cogniti nel pre-
cedente secolo XVII, quando il diligen-
tissimo Stellati ne fece la descrizione, cioè
a Semigni e Toscella, a Pvosaro, a Mon-
te Castrini e ad Ac(|uasparta. ludi nel se-
colopassatosi scopersero 3 altre cave, cioè
pi-esso Cacciano, Pantalla e nel distretto
ili Derula. Quando nel territorio Todino
si scuopri il legno fossile, in alcun luogo
d'Italia non si conoscevano simili cave, e
nel Todino si rinvennero anco delle ossa
fbssdi. Inoltre il Passeri parla del tufo gial-
lo che abbonda nel territorio Todino, e
produconle le pietre Etiteo Aquiline. Due
sorgenti d' ac<pie niinerali, una calda e
l'ultra fredda, sono giovevoli a varie in-
T O D ai5
feiinità: la i .''abbonda di parli sulfuree e
serve per le malattie cutanee; la 2.^ è buo-
na per le malattie croniche di bassuveii-
tre, come fu riconosciuta e sperimentala
dal valente e beneu»erito dJ Piccioni. Le
strade rotabili sono buone per Perugia,
Terni e iNarni; mancano però nell'inler-
no del territorio, per cui le comunicaiitj-
ni de'castelli alla città nell'invernale sta-
gione sono dillìcili e incomode, ed il com-
mercio molto ne soffre. L'aw, Castella-
no encomiando la strada per a Terni, di-
ce essere desiderabile che più adalle vie
si formassero onde porre Todi a coni il-
io con Foligno e Orvieto, mentre la su <
posizione centrale e la proclività de'citla
dini all'industriose speculazioni ne miglio
rerebbero la sorte; poiché le campagne so-
no fIoride,ed hanno copia di cereali, vino,
olio e altri prodotti, perfino il miele; \i
si [lasce molto bestiame, che forma parte
del loro tranìco,e Roma slessa riceve dai
suoi boschi legna e carbone, non che una
cospiciia (juautilà di tele casarecce. .Vi di
fuori vedesi lungo per la via per ad Orvie-
to un bello e magnifico ponte di 9 grandi
archi sul Tevere; e nell'aulica via Flami-
nia.che ne attraversa il territorio, su due
tonenti si amcuiiano due ponti roiuaui
di Iraverliuo in grandi massi senza calce
commessi ,e con un solo arco. Dice il (Ca-
stellano, che per essi andavasì all'anlica
Cartoli dell'Umbria (di cui a Spoleto),
ch'era nel territorio di Todi, entro il qua-
le nel secolo XIII Terni e Amelia furouo
per un tempo comprese per volontaria
dedizione, pagando anche un annuale ti i-
bulo: della distrutta Carsoli nella della
via Ira' suoi avanzi maestosamente » in-
nalza lui magnifico arco costrutto pari-
menti con grandi massi di Iraverliuo, e
che dovea essere una delle porte della cit-
tà; ed i contadini del luogo lo chiamano
r arco di s. Damiaoo. Inoltre, quanto al-
le aatichità, aggiunge il Castellano, che
vi sono gli avanzi d'un foro peciiario, in
cui, come dissi, credono taluni scorgeie il
leuipiu dedicalo a .Marte, e di vecchie ter-
air. TOD
tne, come pure d'unanlìleotio. I*e«la via
«Iella ilelle Rovine si \eiluno costruzioni
eliiisclie. IlCalindii nel Saggio stnfisti-
(o ({fi Ponti/ìlio sldto, dice che vi fu an-
che il Icalio, e che uel teirilorio si lio-
varono un intìaito numero di medaglie
ctrusche tiella più illnilre e copiosa zec-
ca elrusca, di cui a noi rimanga notizia,
che esisteva in Todi, e che a'iiostri gior
ni si rinvenne un cippo fasligialo i;on pa-
lerà e orciu(do. Dice di più, che Giovan-
nelli e Ciccolini credono che Casuentillo
non fosse a s. Gemini (del quale a Sro-
i.ETo), ma in questo territorio presso il
castello di Ripahianca (frazione di Dcru-
ta e soi;i'elta a quel comune nel distret-
to di l'trugia, hens'i nella diocesi di To-
di), stante i ruderi di fontane, iscrizioni,
musaici, ponti, sigilli, statue, terme, urne
cinerarie e altre .simili cose ivi scoperte.
Dice il Cori, che le monete umbro ed e-
Iriiiche di Todi, secondo il Buonarroti,
il Malfei e il Cori, nella varietà de' tipi
sono più copiose di quelle di \ollerra,e
di tutte le altre antiche zecche. Il Mor-
celli e il Guarnacci opinano, che la me-
daglia todiiia colla parola 7'»/(/( fosse co-
ii-ata per onore singolare ad Enea, come
originario etrusco, e pretendono ricono-
scere nel diritto di quella il di lui volto,
scorgendosi nel rovescio la scrofa co'por-
elicili, secondo i versi di Virgilio, co'cpia-
li concorda Dionisio. L'Agretli, oltre il so-
fitcnere l'esistenTa degli avanzi del lem-
pio di Marte.che altri pure eironeamenle
altribuironoa Racco, (|ual custode de'lea-
tri urbani, nega che Todi abbia avuto il
foro; bensicrcdetheGioveavesscun tem-
pio dove poi fu il Ciuiqiidoglio, indi la
rocca e ora chiesa di s. l'oi tiinalo; che 1 eb-
bero pure Minerva, nel silo ove (u eret-
ta la chiesa di s. Prasseile ; Venere, nel
luogo occupato da s. Maria in Canjuccia;
la liiiona J)ca, nel sito della chiesa dc'kar-
li; quello d'Apollo sorgeva ov' è la [Maz-
za pi«x<)la; d* Lkculapio, nell' estraiiiuro,
come M.iite; e che vi iu pure il lupan.i-
liu.Si cuukcrvuuu uncura (jli avaoù mau-
'1 O D
stosi deiranfitoatio, del teatro, delle ler-
mc,dcgli acquedotti. de'inusaicijtulte me-
morie della pass.Tla grandezz.i tli Todi.
bell'articolo Ml\seo Gbeooriajio Etru-
sco,forma lo in Valicano duGregorioX VI,
ragionai della famosa e bellissima statua
di bronzo trovata in Todi nel 1 835, e rap-
presentante un milite o un guerriero, eil
uno de' principali monumenti della sala
de bronzi del museo; dicendo che fu in-
cisa iu rame e illustrata da diversi archeo»
logi.pcr dichiarare il signilìcato dell'iscri-
zione etrusca, che ha scolpita sopra un
pendaglio della corazza, opinarono figu-
rare la st.ilua di Marte, speciale e tute-
lare nume de' tudertiiii. Questi vantano
un bel novero d'illustri, per santità di vi-
ta, dignità ecclesiastiche, per militari im-
prese, per cariclie civili, per dottrine, per
arte e per onorificenze. Primieramente
ricorderò il l'apa s. Miirli/iu J. figlio di
Fabrizio ricco e nobde di Todi, che ce-
lebrai iu tanti luoghi. Diede Todi al se-
nato apostolico i 3 cardinali, fraquali Ra-
ìiicio di Castelvecchio, Malteod'./r/^m/-
.^""■/'/(della qualeriparlai nel vol.LXIX,
p. 3G), come lo lù Denti venga Ihiilis-vn-
^ìii, Azzone degli .itli. Teodino degli Al-
ti, e Francesco degli .////. de' quali feci
pur menzione nel. voi. XXVIII, p. lìjo.
Di questa potente famiglia, che signoreg-
giò la patria e molli altri lunghi, scrisse-
ro ancuia Dorio Durante, f^ltuùi tliU'o.
rifinir (h'^li Ani tli Todi e tli Ftìli^no.
Ioni ^citvtiloi^ia e ftìlli^ Foligno 1 1)4^; ed
il Marchesi, Au gitllcriti (hlL'onori-.\..i.
La nobilissima famiglia degli Atti si fa
discendere dal regio sangue de'Iongobar-
di per mezzo d lldebiando fitto «luca di
Sjii>lit(>i\a Adriano I. Da luuierivò Mau-
rizio che dominò in ipiel ducato e Iu pa-
dre di Monaldo conte di Xat^rtie Foli-
f^'io. ed avo di Luciano fitto cardinale da
Seigio II (ma non conosciuto da'biograH
de'cardinali), e di Roderico I C(jnle e ba-
rone dell'imperatore Carlo il ^W'O.N.M^, eliti
pili In conte di Noccra e di Ttitliuo, co-
llie d'ullrc signorie. Du lui nacque Allo
T O D
Tescovo di Todi nel 970, eRodericoII.
Figlio di questi fu A Itone detto il gian
conte per l'ampiezza de'docuiiiii che pos-
sedeva, e pei' lui si slabdl in Todi il li-
gnaggio nobilissimo deyli Atti, che pareg-
giò i più ragguardevoli e celebri d'Italia.
Vari di lui si dilFusero in Foligno, Sas-
softrrato e literbo, il qiial ultimo ebbe
per capo Felice di Pier Remigio, ch'eb-
be a feudi Monte Giove e Rocca Guida.
Esso produsse uomini cpialificati per di-
gnità sagre e laicali, e per decorazioni ca-
valleresche, Ira'quali Vincenzo conte di
Migliano, referendario di segnatura, go-
vernatore d'Orvieto e Spoleto, e vescovo
di Bagnorea, e Girolamo cavaliere di !Mal-
ta. Derivarono dagli Alti di Sassoferrato,
Carlo monaco e vescovo d'Ancona, con-
fessore e tesoriere generale d Innocenzo
VII, ed Atto senatore di Roma. Tra gl'il-
lustri di questa prosapia,diversi meritaro-
no gli onori dellaltare, Cornell b. Erman-
no abbate, i bb. Giovanni e Pasquale dei
minori conventuali, i bb. Ugo e Giusep-
pe fratelli monaci silveslrini (quanto al
b. Cgo di cui feci motto nel voi. LXI, p.
235, ivi per errore di persona qualifica-
la di Sassoferrato, lo dissi vescovo di s.
Silvestro, cioè discepolo di quel santo fon-
datore de' i5'//v'e5//7/i/, nìentie non fa nep-
pure sacerdote, bensì monaco celebre per
straordinari miracoli), il b. R.inaIdo, la b.
Ringarda, ed i bb. Girolamo e Paolo. Res-
sero la chiesa di Nocera , Adelberto nel
1007 , Monaldo nel i i i4 > Olfredo nel
1 I 1 6, ed Anselmo neli 170 già di Foli-
gno. Di Foligno lo furono ancora , Azzo
nel io57, ed Egidio nel 1200. Di Todi
furono vescovi Ranuccio, e Andrea nel se-
colo XIV; d'Asisi, Benedetto nel i^vj; di
Città Ducale, JNicola; d'Ortona, Antimo
neli624; e di Segni, Lodovico nel 1(52 5.
In ogni tempo gli Atti contrassero cospi-
cue e possenti parentele : Costanza sposò
uel i35o Ciolo de'Trinci fratello di Cor-
rado principe di Foligno; Macelda, Biii-
duccio Baschi signore di Tenaglie e ìMe-
diauello; e cobi altre donne entrarono nel-
T O D
le famiglie de'Cesi marchesi di Rìgnano,
de'Bulgarelli conti di Alarsciano, Leono-
ra de'signori di Sismano sposò Orso Or-
sini conte di Pitigliano, vSoriano e Mor-
liipo: Francesco Atti signore di Setluno,
avendo presa per consorte Laura Orsini
di Bartolomeo signore d'Alviono, eredi-
tò parte de' castelli di quel memorabile
e invitto capitano. Molti altri si segnala-
rono per militari imprese, e per azioni
virtuose. Alla chiesa die Todi 74 vesco-
vi, e molti santi, cioèc) de'suoi vescovi e
43 fra santi e beali; e da ultimo Grego-
rio XVI riconobbe il cullo immemora-
biledelb. Simoneagosliniauo. ScrisseLu-
ca Alberto Petti, Orazione e versi nella
traslazione de cinque coì'pi santi di To-
di fatta a' 5 maggio i5c)6. Exst. nell'o-
pera del Possevino e così: Ottave 72 in
lode della città di Todi e sitai cittadini.
Gio. Battista Possevino, P^ita de' santi e
beati di Todi con la traslazione solen-
ne di cinque corpi loro, e molte rime di
essa fatte, nelle quali si scopre V antichi-
tà e grandezza temporale e spirituale di
detta città, Perugia 1 5g7. L'ottimo prin-
cipe, l'imperatore Traiano nacque dalla
famiglia Ulpia oriunda di Todi, come ne
fanno fede Aurelio Vittore, Olimpiodo-
ro, Paolo Diacono, Panvinio, Ottavio del-
la Strada, Corrado Uspergense ed altri ,
contro quelli che lo vogliono spagnuolo,
fra'qualil'annalistaRinaldiedella provin-
cia Turditana. Si ha di Gio. Francesco
Argenti, Apologie ovvero risposte alli Di-
scorsi di Domenico Tempesta e dell'ac-
cademico Insensato , fatte intorno alla
patria di Traiano imperatore, in Todi
per Cerquetano Cerquetani 1627. Usci-
rono da Todii I senatori di R.o(nii in va-
rie epoche, ed 8 1 podestà destinali al go-
verno di varie città, tanto dello stalo pa-
pale che di altrove. ìMolti tudertini me-
ritarono distinta fama di virtù militare,
fra'quali si distinsero: Bernardino da To-
di capitano d'arme per la repubblica di
Firenze nella guerra contro i sanesi; Bar-
tolomeo Liviani conosciuto sotto il nome
2 1 S T O L) T O D
(li Bai tulomeo (rAUiiino fendo di sua fa- c:tr(liiiali Gincoino e Pietro O'/o/tnit.con-
miglia, e ccleUre nelle >toi-ie dr*! suo lem- Irò lo slesso Kotiildcio Vili, die la Ili-
po «inai valoroso duce degli esercili ilei- minzia di G*le»tino V era nulla, e per-
la Chiesa e della repubblica veneta; l'oli- ciò non tenevano per vero Papa Bunifi-
doro LlTiediiiti, clie militò sotto Girlo V ciò Vili, appellando al futuro coiicilio;
e moi» uell.i l)iittHi>li:i di Pavia combat- oiule poi si rifugiò co'cardinali in Pilli-'
tuia Cdotro li re di Fr.mcia clie vi restò strifui, ed espugnala la quale fu cliiiiso
pritjiuue. tumulato in (piella catlediali- e in c.ircerc, dove conlinuò a scrivere ver-
ove nel suiiscjKjlcrorimperatoie lece pur- si e laudi spiiituali. Avendo però cono-
re onorevole inenioi ia, cou epitalUu die scinto d'es»ere slato tratto in errore, chie-
si puòieg^ere nel ìNIardiesi, t^r///«'r/</r/r/ se e ottenne l'assoluzione dalle censu-
l'oitorr: Antonio Munteinarle, de'si£»nii- le, fece penilenza e sanlanienle mori iii
li (Il .MuiileGabbione, .Monle Leoneeal- Collazzoneaa H maizoi 3ol),<lepo»tonel-
tri Ilio*;!!!, liei I 5G5 combattè qual capi- la chiesa di s. Foiliinato; compose vari
tano all'assedio di .Malia contro i turchi; caotici in lingua volgare, e servono ancor
Arutinio Cori neltSio fu u'servigi della questi di testi di lingua. Angelo da T(xl»
Francia, della re|)ul)blica di Venezia, e essendo maestro in Volterra, ebbe per di-
delPapa col giadodi capitano, e non igiio- scepolu il Landino. Nella slessa epoca si
biii fuiono le sue imprese; ed il g<'n(ioso distinse per fvima di letteratura fr. Ale*-
Girolamo Monltcaslri, che miiiaccuito ili sio da Todi letture francescano in [\oma
morie, se contro il \olere de'Dalliri pie- di lingua araba, e per ordine di Paolo V
polenti, ave»se pei orato in fa%ore del pò- compose e pubblicò uu catechismo per uso
polo sulle iic(pie del Casigliano, preferì delle nazioni orientali in lingua italiana,
i'tslieiiio fallo ad un silenzio ignomimo- araba e I.ilina. Francesco Fino fu profes-
so. Gloriasi porla città d'aver dito i na- soie di medicina nel collegio dell'arti in
talui ii.UamieiodomenicanOjCelebre ma- Perugia, ed olleniie nel i4^V' '^ cilladi-
leinuiicu del 1 46 1 ; ad esso scrisse il Cam- nanza di quella città. Antonio Pasini det-
|>ano una lettera sul molo del<'8.' sfera, lo comtinemenle Antonio Tudertiiio fu
che ieggeni in un codice dell.i biblioteca di peritissimo nella lingua greca, e si ha di
s. Marco in l'iren^e. Nel precedente seco- lui una traduzione delle vile di Plutarco,
lo fiori |)iireMa>Narello da Todi della no- l'er la profjiida cognizione delle scienze
bile famigli. I de'conli di Coldimezzo, con- legali si distinse luminusainciite Vincen-
temporaiieodiGuittoned'Aiezzo, diGui- zo Caroccio, e dotte e di beila lama «uno
do Cavalcanti e di Guido Giiulicelli, ed le sue opere,^r fMcatu et Conditelo. Nel
esercitandosi lalenleinenle nella poesia fu i68t il cav. Giuseppe Piselli fu dicliia-
uno de'|>rimi ritnatuii, che scrivesse in rato da Cai io d'Auolria, poi im|>eralore
lingua volgHie, e le >ue opere servono ili Carlo VI, poeta cesareo. Ac<piistarono ri*
lesto di lingua al pari di ipielle di J.uo- nomanza di valenti pittori il cav. Andrea
pone. Il b. fi. Jacopo Ccnedelti, detto voi- Polmori e Antonio suo fratello, allievi dei
gannente Jdcopoiie,dopoa\ei- per piìian- fratelli Caiacci. Messer Pietro da Todi fu
III eseicitalo la giuri-prudenza, abballilo- un di (pielli che lavorò negli ornati del
nò il inondo a un tralt<i dopo la morte coro <leda cattedrale d'OrMelo. 11 pretti
della moglie, divenne «rioico dispregia- Ciìuliano c<inonico di Todi iu pure cliia-
tore delle cose lei rene, e m ascrisse al 3." malo in Orvieto, come penlissimo nell'<ir-
ordine di s. Francesco, e dopo vane ci iti- te di colorare i vetri, onde giudicare dei-
che vicende con Conifacio Vili, per aver l'opera di Ser Qua*parle fabbricatore di
nel I 2()7 f.illo da lesliinonio nel castello »etii colmati per quel duomo, e per aver
di Lunghezza, alla prolc»la ioiiiiale du' il «uo consiglio nella conserva^iune dc'pi e-
TO D
7Ìo.si musaici della grandiosa facciala. Può
inoltre Todi gloriarsi del celebre leltera-
lo e poeta Paolo Rolli, die sceUe Todi per
sua patria adottiva, vi aiorì ed è sepolto
niodestanieute in s. Fortunato. La nobil-
tà tudertina è assai cospicua , e conta di
aver avuto 60 cavalieri di Malta, fra'cjua-
li Giacomo IMunteniarte che si vuole gran
maestro nel i ago (ma non lo trovo per ta-
le nel Bosio, li-taria dell'ordine Geroso-
liiiiìliiiìo.e in altri scrittori dell'ordine),
Girolamo degli Atti grancroce nel 1 6g4j
20 cavalieri aureati dello Speron d'oro;
2 del jVodo di Napoli e Sicilia; 4 di s. Gior-
gio d'Aragona, fra'(juali Valerio Monte-
marte gran maestro nel i458; 2 cavalieri
dell'ordine di s. Gennaro; 16 cavalieri di
Cristo in Portogallo e nello stato ponti-
ficio; 33 di s. Stefano I, ed allorché fu isti-
tuito quest'ordine toscano ve ne furono 3
di Todi, e nel 1391 .\uloninaria Tede-
schini ne fu gran priore; 1 3 cavalieri dei
ss. Mauriz-io e Lazxaro, fia'<{Uiili Giusep-
pe Piselli commendatore nel i 707; 4 del-
l'ordine di s. Paolo; e 3 di s. Michele in
Francia, Il Marchesi tra'cavalieridis. Sle-
fjiio dice, che il cav. Angelo di Filippo An-
tonio Prosperi de'conli di Leinato, fu pe-
rito nella pittura e nel disegno, forman-
do molti quadretti istoriati con figure bel-
lissime a penna (con questa 1' ingegnoso
ludertino Luigi Alvi esegui mirabilmente
ili micrografia, ma intelligibile senza mi-
croscopio, il ritratto e mezza figura diGre-
gorio XVT somigliante e in piviale, cir-
condalo da una guida di frondi e fiori ,
elligie e ornati, che sebbene sembrino un
disegnOj'^oao interamente composti e for-
mati dalle parole del testo nel Regola-
mento giudiziario emanalo da quel gran
Pontefice, a cui l'olfiù in quadrello con
be'versi che vi pose sotto: il Papa mera-
viglialo del paziente lavoro lo gradi e lo-
dò, e poscia essendosi degnato donarmi
il (juadrello, mi vanto di conservarlo e Io
tengo in molto pregio). Scrisse Panfilio
Ce>\,/ilogiuinpi'i'ieu/ii Tiiderti dccorein,
ci cxccllculiu/n virorwiiejusdeui vivita-
TO D
2 IO
lis, Tuderti i632. Il i.° statuto di Todi
fu compilato circa il 1200, Il famoso giu-
reconsulto Bartolo, appena laureato nel
i334, venne in Todi a sostenere la cari-
ca di assessore; siccome però mancavano
neh. "statuto varie cose onde stabilire un
giusto e ben regolato regime, ne fu alti-
data la correzione all'altro celebre giuri-
sperito Baldo, ed è quellostalutoch'è sta-
to poi sempre in vii^ore fino alla sua ul-
tima abolizione. Esso era stalo approva-
to in uno alle altre sue leggi e privilegi
da'Papi, specialmente Martino V, Calisto
III, Giulio 11, Leone X, e Clemente VIIL
Fra le prerogative immemorabili di To-
di eravi (piella della zecca con diritto di
battere moneta. In uno de' rovesci delle
monete lodine si rappresentava s. Fortu-
nato iu alto di benedire, e dall'altro l'a-
quila stemma della città con intorno la pa-
rola Tudertiun. Solto Nicolò V del i447
cominciò a mettersi l'arme del Papa re-
gnante, ovvero le chiavi col triregno, ri-
manendo però sempre da una parte la fi-
gura di s. Fortunato con in giro Tadcr-
luiìi. La soprintendenza della zecca era at-
tribuita a' consoli de'mercanti, che dove-
vano vegliare del suo giusto peso e sulla
buona qualità metallica. Nel 1 44^ ^^i^^'
lo V e nel i fs^^i Pio 1 1 confermarono al-
la città questo privilegio. Abbiamo: jP/'O-
spectus peculiaris Nurnnioruni Tuder-
tinnì juxtcì ordineiìi aetatis, etpoiidcris
disti-ibutoruni. Exst. in Parai. Passe, iu
Deniptero.
7'ut/c'r, e corrottamente poi Tyderte
Tudcrluni, Ola Todi,\v<x ignota la sua re-
mota foiulazioue, uva vuoisi che rimonti
a molti secoli anteriori al principiodi Ro-
ma. Avanti la fondazione di quesl' ulti-
ma, non vi è memoria alcuna di Todi ;
il suo nome però non dovea essere oscu-
ro, uè di poca considerazione la sua po-
tenza: nondimeno fuori delle sue monete
nuibi e ed elru>clie, non vi sono altre me-
morie lino al momento in cui iu assoti-
o
gettala al dominio romano. Marchesi la
chiama antichissima e illustre ctUà dei-
aao T O D
r l ridiriity e che ne iuiuno fuiiiintut i i
veii-ctruschì-tu(lerni,clie pi ufes^aii do spe-
ciale culto a Milite, n ili lui onore eics-
.sero un l>cl teiii|)ìo. Il FaltcscUi, Miriia-
tie dt'iliulii e la (n/jii^ni/m tic' u /tifji i/i
mezzo (iti liticalo (ti Sjictlclo. osserva che
Sebbene rUiiibria,«ecun(lu gli »critlori,si
estendesse Hno al fìtmic linellii, che sboc-
ca nel Tevere sotto Oh icoli, e coin[)i eli-
desse <pKSla cillà e iNaiiii (la ipinle al-
tri allnbuiioiio alU Siibina), run An)c-
lia e Todi, tiillavin tali ciltìi, l>encliè oc-
cupale talvolta dall' ambi/ione de' lon-
gobardi, furono uou ostante restituite e
considerale sempre nc*tein[)i ih mezzo del
ducato riomano,e non di ipieilu di >Spu-
leto. Il Calitidi i chiama Todi, città degli
umbri, e che molli l.i credei onu fondata
da Camese negli anni del mondo 1906;
che Catone la fd edificata da'veii-titnbri,
ed è la [)i u comune si nlenza; l'I mio eGuaz-
zo, da' vcii-etruschi-tuderni ; e Dionisio
con Tolomeo ne alti ibuiscono l'origine
agli abiirigeui. L' epoca delle memorie
certe dt Todi comincia col dominio che
vi esercitarono i romani, il quale ebbe
piincipio circa l'anno 4j'i> J' Roma, per-
chè al dire di Aurelio N'illore, De \.'i/i.si/-
lu\tr. ruiiutii., fualloiacheO. Fabio Ilul-
liaiio assoggettò alla signoi la di quella re-
pubblica gli umbri, i mar^i, i lasci, i san-
tiìlì, i lucani. Divenne poi municipio e co-
lonia romana, e forte la 1 .che venne de-
dotta iieULinhi la, raccuiilando l'Iiniu e
Front. no, /A- (V(/o/h/>. che a'tempi ili V'e-
spasiauoeversol'annoy I 2 di Uoma (Ve-
spasiano nell'ìj?.?. fu assunto all'impero,
nel 712 regnava Claudio), vi eranrj nel-
1 Umbria due sole colonie, cioè l'odi e
«S'y;<//(<.Godè allora di tulle le cai iche, edi
lutti i dl^llnlivie pi erogali ve pro|)ri tanto
ad un municipio, che ad una colonia. IVr-
tanto ebbe l'ordine de'decurioni, il colle-
j;io aiigustnle e fliviale, il collegio degli
auguri, ed il prefetto delle cose sagre, co-
me ne fauno fede molle lapidi: quest'ul-
tima carusi era tempre sostenuta d.i'per-
kouaggi più lusigni per le di^uilù liccvu-
TO D
le, e riuniva proporzionala mente tutte
({nelle faccltii,chein Uomn com[)elevano
al l'ontefjce Massimo (di cui riparlai nel
tol. LXXIII, p. 280 e Sfg.), il (piale uvea
in cura tutto ciò che riguardava la reli-
gione. Fiatanti che ne furono rivestiti si
conosce solo il nome di certo Nevio, cli'e*
ra pure tribuno militare e decemviro, e
ipieslo consta da una lapide riportala dal
Muratori. Todi fu pure ascritta alla cil-
tadinanza romana, e alla Inbìt Clustii-
mina nn.i delle principali e più distinte di
Ruma. Distinti i tudertini con tanti onori,
contraccambiarono i romani col mante-
neie a Uoma fedele alleanza e sincera a-
micizia: nelle gueire ch'essa sostenne, i
tiulcriini dierono sem|)i e luminose pro-
ve ilei loro valore, come segiialameule fu
neda 2/ guerra punica, nella quale essen-
dosi disliiilo Lucia Crista padre di 7 figli,
Silio llalic(i ne cantò le gloriose imprese.
Sigonio. Fesloe Stiabone chiamano To-
di città chiara ed illustre, e Stefano di Bi-
sanzio ne parla con dislinzione.Dovea es-
sere splendida |*er monumenti e assai rie*
ca, poiché allor(|uando M. Licinio Cras-
so tornò Irionfaiite iiiPk^oma,a Vendola sac-
cheggiala, ne riportò con se molli tesori,
come riferisce Plutarco nella sua vita; e
per quel fililo Siila ne diuiostrò dispiace-
re e dispetto, nel venirne in cognizione;
e Crasso |)er la sete dell' oro mise poi a
sacco niiihe altre regioni, divenne il più
opulento de'roinani, finché i parli aven-
dolo pieso gli colarono Toro lupiefatto ia
bocca. ÌSella caduta dell'impero romano,
enell'irruzionede'baibai i, la città incoil-
tri) il medesimo fatale destino, a cui sog-
giacipie liiltn Italia: non solili però mai
da' baibiri domili. ilori né stragi, né iii-
cendii, né rovine sleruiinaliici ; ma notto
i goti questi esigerono ra'nnuo tributo di
due giovani, che prendeva il duce goto a
suo piucinienlu. Però, le paterne cure del
MIO santo vesco\o Fortunato liberarono
'l'odi da ipiesto grave e allliggi'iile peso.
La meiiiiina di tale fitto si solennizza lui-
loia m luUa la iliucusi u'3u giugno, con
T O D
farsene ri meml)ranza ne'clivini ii Hi zi con
proprio «jfTizio nella chiesa. Nel 55i ne'
suoi dintorni Narsele riportò contro To-
tila re de' goti la vittoria in cui quel bar-
baro perde la vita. Nel 5qo 1' esarca di
Bavenna Roojano, mentre già Todi flìce-
▼a parte del ducato Romano (che descris-
si a Roma, rilevando che ad esso appar-
tenne Todi e non all'Umbria, per quan-
to pure notai a Spoleto), l'occupò con al-
tre città del medesimo. Indi pervenne io
potere de'Iongobardi, ricuperata dall'e-
sarca nel 5g5,piìi volte soggiacque al do-
minio di que'barbarijCon altre città e luo-
ghi dell'Umbria e del ducato Romano. Il
Papa s. Gregorio II dopo avere con inde-
fesso zelo procurato la conversione del-
l'empio iconoclasta Leone III V Isaurico
imperatore d'oriente, dopo il 726 lo sco-
municò ed assolvè gì' italiani dal giura-
mento fatto e da'lributij onde ribellatasi
l'Italia al fiero principe, il ducato Roma-
no si sottopose alla Sovranità de'Papi e
della s. Sede, insieme a Todi che n'era
compreso, e così ebbe origine su di essa il
dominio temporale de'Papi, soltanto tal-
volta interrotto dalle vicende politiche,
dalleguerreedallefizioni. Regnando De-
siderio re de'Iongobardi e il Piipa s. Pao-
lo Idei 757, si composero con solenne pla-
cito, a cui intervennero i messi regi e i
deputati pontificii, alcune differenze so-
pra i confini del territorio di Todi, che
già possedeva per la circonferenza di 100
miglia romane, colle vicine città di Peru-
gia, Spoleto e Asisi : questo vasto territo-
rio la città lo possedè sempre pacifica-
mente, fino al riparto teniloriale ordina-
to da Leone XII e pubblicato nel 1827,
pel quale ne fu distaccato circa due terzi.
L'atto del placito per la teiminazione ter-
ritoriale si rogò da Pascasio diacono del-
la chiesa di Todi,e si conserva nel suo ar-
chivio segreto. Nel 1773 si pubblicò in
Ptoma colle stampe nel libro: Defhiitio
fiiatiiii/lgri tudcitìiii ex aurtoritatt-Dc-
sidcììi rcgis Longoìiardorum. Nel 778
a i&lauza di Adriano 1, Curio Magno viu-
TO D 221
sa Desiderio che agognava al dominio di
Roma e del suo stato, die fine al regno
de'Iongobardi, confermò eampliòil prin-
cipato temporale della chiesa romana.
Carlo ìMagno sublimato all'impero d'oc-
cidente da Papa s. Leone HI, ebbe a suc-
cessore Lodovico I, il quale nell'S i 7 eoa
diploma confermò a s. Pasquale I e suc-
cessori, ed a S.Pietro, i domini! tenrporali,
inclusivamenteaRoma cìiin Ducato suo,
Oììinihus territoriis ejus.In Tiisciac j)ar •
tìbiis (cioè nella Toscana de'romani, par-
te allora del ducato romano detta oggi
Patriinoìiió) idcst: Polimartiian, Tode,
Perz/.v/^m ec. Diversi Papi onorarono di
loro presenza Todi, ed il i.^di cui se ne ha
conoscenza fu Silvestro II nel 1 002, il qua-
le vi si condusse con l'imperatore Ottone
HI, e vi celebrarono il s. Natale. Nel dì se-
guente alla presenza dell'imperatore, il
Papa vi tenne un concilio di molti vesco-
vi italiani, fra'quali eranvi pure 3 tede-
schi, e decisero sopra alcune doglianze a-
vanzatedaTangmaro contro il proprio ve-
scovo d'Hildesheim, e il querelante vi ri-
portò buon provvedimento: alcuni Io ri-
portano al 1 00 1 ,e lo dicono celebrato do-
po quello di Roma pure in tale anno e
sopra lestesse lamentanzejuia non si han-
no né gli atti, né i canoni, ed il solo Ar-
duino ne tratta al t. 6. Nel decorso di que-
sto secolo XI, Todi seguendo l'andamen-
to delle cose d'Italia di quell' epoca tur-
bolenta, anch'essa si fece libera nel reg-
gimento, e prepose al suo governo due
consoli che riunirono in loro il potere giu-
diziario e amministrativo. Nel io54, ri-
ferisce Pellini neW Hi storia di Perugia,
i perugini mossero guerra ad Asisi, in fa-
vore della quale si dichiararono i todini
e i folignati, che per le fazioni poc'anzi
cominciale in Italia tra gli ecclesiastici e
gì" imperiali, erano contrari; e pare che
Asisi toltasi alla divozione della Chiesa a
favoredcgrimperiali,ebbe a fautori i to-
dini e i folignati. Successero tra le parli
aspre guerre e grandi uccisioni, per cui
tutto lo stato della Chiesa si alterò. Due
7ia I () D T () I)
onni ilopo.i nuMlesiiiii lodmi, nsisniiì e fu- te tali due inmi. Fuallurn clic per le ma-
lii;iiali, ii)cs>c iiisiriji- If loro gelili, mula- lene t^indiziaiic si flesse un li ìIjdii.iIc
roiio u ilniiiio tlegli oi vicluni, e coulio i pto|iii(>coii tiii giudice, clicfu (ietto il pò-
sij;Dori diTilipnoiK» sotto pivk'siodc'coti- desta, come nlliove; furono a questo ns
(ini ili'lia inuiitaguu. Gli uivielani qiiin- segnati per iinpuosaliu-ìu 5oo fiorini d'u-
<li,ptit)ulnie(li ioiqic|)ub!jlica.coii buon io, e dovea essere sempre un i'!>traneii ;
iiinDeiodi niilÌ7Ìe s'avviarono vei so Mar- per i'amininistialivo se nediè l'incanoo
Sciano, jillorudt-'coiili di lìorgoi^na, 1 rpia- o'dcceinviri. Ma iiienlre Innocenzo III
li con l'aiuto ile'peiiigini, clic a loro lavo- giiaienliva lo sialo ccclesinslico da ogni
re uveano armata la gioventù, ed insie- pericolo esterno e curava la tranquilliti*
me entrai ono nel tcriitoiio di Todi, e interna, e goileva per l'apiioggio conre-
fatti notabilissimi danni con 1' armi e il dulo a tutti gli anticlii dirilti, per la lir-
luoco, si titirarono poi alle |)n>piie ter- ma con>erva7.ioiie delle leggi, il fruito di
le. ISel declinar del secolo XI, 'ludi fusi- sue tnergiche ^()!Ieciludini nel rimettere
gnoreggiata dalla celebre gran conlessa il patrimonio di s. Pietro nelle precedeii-
J/////7r/«',eroinade la Cbiesaa cui accieb- ti sue giurisdizioni; narra l'Ilurtcr nella
be noinbilnienleil principato, perla do- Storiti d' Iniioccnzo Ut, all'annoi loy,
nazione del suo ampio dominio. Nel se- clie la città di Todi però fu delle ultime
colo XII comiiiciandoa pullulare le cru- a cpiiclaie le sue inle>line disonnile. Nel
deli (azioni (ie'.;w^<7// seguaci del l'apa, e lungo tlurare di queste, fra nobili e cil-
de'^'////.(7///// partigiani dell'impeiatoie, l.idini, gli uni |)igliavano le armi contro
nnclie Todi lu lacerala da esse. Gl'impe- gli altri; quindi arsioni, morti, rapine, de-
rntori Federico 1 e poi il fìglioEnrico \ I vastazioni, gli uomini brutlaraenlesmcin-
()C(U|)aionomolta parledelilominio pou- biali, distiulle le messi, senza clic mai
li(ìcio,comeil ducatodi Spoleto e la con- riuscir si potesse a riconciliarli {\:ì\ loro,
tea d'Asisi, non die iodi. Divenuto l'a- Finalmcuteil vescovo, a forza di zelo, per-
pa nel i i %.\6 Innocenzo 111, stabilì il fermo venne ad ellettuare un accordo e a imliir
proponimenlo di iicuperure il tolto, clic le parli a sottoporre le loro (pieslioni ai-
ancora occupavano i capitani del defun- la decisione della Sede apostolica. Infatti
lo Knrico \\ e contro le sue ultime di- si pre^enlal•(lno dinanzi al Pa,)a,cbe Irò-
sposÌ7.ioni. l'citanl<j costrinse i ilomina- v.ivasi a Viterbo; e <picsli, tallo prima
tori ad abbandonare i possedimenti ilclla giurar da essi d'accettare il suo giudizio,
Cbiesu, iticlosivaiucnte a Todi, cui con- lirminì) le loro contese e (udmò si cuin-
fermò la sua giurisdizione, recandusi di pilasse una scrittura dove fosse dicbiara-
persona nelKi citlà e nel ducato di Spide- tu il modo con cui dovcano condursi in
to neiraimosiesso.duiando il viaggio dal- nvvemie. Il potere clie a «piell'epoca n-
la festa di s. l'ielro a (piella d Ognissan- veaToili nel fusi temere e rispettare dal
ti, come iilk-Nla il Fellone, ì)v\'iii<j^>^i de 1' altre vicine cillìi indusse nel laoH la
Pantcfni. Giii iKilai nel voi. \l,p. i54, cita d'.-/m«7/V/ (ilella quale tornai a Irat-
clie Innocenzo III m Todi eonsagròidcu- lare nel voi. L\IX,p. 4^), e m-'l • 2*4 '"
ni nllari, giurandogli fedeltà i baroni e i ciltii di 7V/v//, ad assoggettarsi al suo dò-
cittadini. Il l'apa iipprovì) con un breve iniiiio. giurando vobjiitaria, iedele e illi-
il regime di Todi, nmminisliatu da'due inilala smUlilan/.a, e pagare annuo tribu-
coiisoli. Ma poclii anni dopo, conosciutosi lo a titolo ili vassallaggio. Inoltre iodi
per esperienza da'todini die due sole per- successivamente sottopose al suo doini-
•oiie non potevano disinipegnare alluri nio e rese tributarie, nel i l9.o la terra
così niolUplici e (li«p<iuili ilei gimliziaiio di («iove, nel i •ì.'\\ il castello di Mcssciia-
e aoimiuislialivu^ ruolvcrunu di scpaiU' no, ncli25('> Fiicuzulu. Tru le cilUi tbc
T O D
l'imperatore Federico li usurpò allacliie-
sa romana, vi fu anche Totli col suo ler-
rilorio. Urbano IV dopo aver islltuilu iu
Orvieto la festa del Curjius Domini, a\)
selten)brei ?.64 da della clllàsi porlo a
Todi: ivi. pervenuto, si seiiù d'improvvi-
so indeJiolito a segno che non |)oleva so-
stenersi in piedi. Di giorno in giorno cre-
scendo il male, col consiiilii) dc'cardinali
e coll'aiulo della lettiga parù per Peru-
gia, ma venuto all'eslreuio della vila, e
ii'imatosi in Deiuta, die giace sulla via
Tudertea metà della bella pianura peru-
gina, a' 2 ottobre ivi s[)ii() dopo alcuni
giorni, ed il cada vere fu portato nella cat-
tedrale di Perugia. Kel I2(ì6 i perugini
guclij combatterono in favore della (diie-
sa Todi e Amelia, dando il guasto a'din-
torni, specialniente diTodi. Neh 26<S ten-
ne il primato iu Todi Ugolino IV de con-
ti ili Basco, pili doniiiiaiite che capo de'
liberi cilladuii: valoroso in guerra e [lO-
lente pe'suoi feudi di Monte .Marano, del-
la l'ieve Torrina, Roccbetta, Guardei,
MarutOjCaspiano, Monte s. Polo, Digna-
no, Gualdo Cerreto, Valle Caldaria e di
altre giurisdizioni ; onde si fece grande-
niente rispettare da' popoli circonvicini,
lNeli2C)2 Todi rese tributaria la terra di
Giano. Elevalo nel 1294 al pontilicalo
Bonifacio VII!, già canonico della catte-
drale (fìji se fatto dal suo 7Ìo Pietro Cae-
lani vescovo di Todi o a sua istanza), non
dimenlicòcjuesla chiesa, rarricclù di mol-
ti e rari privilegi, aumentò di co[)iose reu-
dite la massa capitolare, e distinse la cit-
tà con onori e privilegi. Nel 1 3 1 1 per de-
creto de' decemviri, onde tutelare la si-
curezza del proprio paese e farsi li'^pet-
lare al di fuori, in cpie'leinpi di fazioni e
lagrinievoli per lo slabiliuieuto della re-
sidenza pontifìcia in Avignone, fu stabi-
lito, che le rovinose e prepotenli milizie
avventuriere fo>seio abolite, ed invece se
ne formasse una propria composta da'suoi
cittadini. Laonde fu ordinalo, che il nu-
mero de'cavalieri dovesse essere di 1000,
(piello de'pedoni Seco; nel caso poi che
T O D •j.iZ
il bisogno avesse chiesto un accrescimen-
to ili forze, venne statuito che si sarebbe
pioo un uomo per fuoco; quindi nel bre-
ve termine d'8 giorni si formò un eser-
cito di 2000 cavalli e di 5ooo fanti, in
conseguenza maggiore del disposto. Si co-
struirono pure in diversi [>unti sul con-
fine del territorio 34 fortilizi, che si pre-
sidiavano da sufljciente numero di mili-
zie, mercè le quali Todi era senipie pron-
ta a respingere qualunque improvvisa ag-
"ressioue delle vicine città. Dindo de'cou-
o
fidi Basco, fjgliodel suddetto Ugolino I V,
si acquistò colle sue prodi azioni il cre-
dito d'eccellente guerriero, onde venne a
gara richiesto per condottiero d'armi. I
lodini più d una volta provarono i van-
taggi della sua militare perizia, e la fa-
zione ghibellina delle città limili ofe lo
scelse per capitano generale nel i 3 1 3. in
questo dimofando 1' im|ieratore Enrico
VII in Firenze, mandòa Toili messeiGlii-
no di Lapo degli Uberti come ambascia-
lore, onde ottenere soccorso di cavalli e
di fanti. Pel suo potere, Todi fu ricercata
seuìpre d'alleanza e d'aiuto d.dle vicine
città, così fecero i)iù volle Bevagna, l"o-
ligno, AsUi, Terni, INarni, Amelia, e ne
sperimentarono a vicenda la condisceu-
denzaeil rigore. In più incontri i lodini si
meritarono la considerazione e la diilin-
zionedidiversi sovrani. Inoltre Todi pre-
stò aiuto in varie circostanze e leuipi a
fiorentini, a'sanesi, a'vitei besi,ed alla sua
volta ne fu soccorso ne'bisogni, come fi a
le altre occasioni accadde nel i323, che
assediali dal prefetto de Vico, spedirono
ambasciatori ad Uguccione Ricci gonfa-
loniere di Firenze, i quali essendo slati ri-
cevuti in pieno senato, esposto il motivo
di loroambasceria, ottennero quanto de-
sideravano, e col soccorso avuto scampa-
rono il sovrastante pericolo. !nlanl<jnel
i3iq Orazio d'Egidio Asiancolli nobile
lodino, ebbe la custodia della ciltà e di-
stretto di Toili. Ma non molto dopo com-
postele leggi municipali, forse per gelosia
di sua potenza, fu con altre case primarie
a?4 T O D T O D
«•srliisodnlfiovcrnocliTodicsiiocontnilo. Todi nell'epocn di «iia indipcn«lonia, vi ò
IVcl I 3 I onvcnTodiasstipqellalonl snodo- rcspiipnn7i(tin' d'()rvif(o nel poiilidcatu
minio Cesi, indi nel i 3?. 3 l'oieliciin, e poi di Oiovnnni XXII, eia rese per vai io lem -
nel I 33o s. (iftnini. Piinin di (jocslo leni- pò li dmtaiia. Quel Ponlclloe però, mal
pò avendo Todi sostenuto varie gnene soIlVendo ipie-la occupazione, da A vigno-
Con di verso esito, sia co'pi-'i tigini,sia co}»!! nefultninòrinterdetlocontio i tudini,l.iii-
eiiguhini, sin cogli spolctini, nel i 338 Fi- to più poi perchè essi avcanu scolpilo «olla
ien7cfii liberata dn'rnali, di cui la minac- porla della vinta città (]iiesta epigrafe: 7'u-
clava Lodovico \ il />\/i7//n, perclir i lo- tlcrlcs l rln iin'cltrcni crpiii^run'cninf.
din! nvemlo scoperto il trattato d'Orvie- IS'on ostante recclcsiasticlie censure, [)ro-
lo e minacciando questa città, Lodovico seguirono i todini a esercilaie in Orvieto
V per difenderla si accampò di nuovo il loro dominio; tuttavolla, passalo qual-
pressoTodi, non ostante che avesse rice- che tempo vi rinun7Ìarono, e Papa Inno-
\uto dalla nudesitna 4ooo fiorini d'oro, cenzo VI li assolvè dalle pene canoniche
plirchè non avesse traversalo il suo ter- e dalle tenipoialiproniolgate contro di lo-
l'itorio, e COSI Firenze fu liljeiatn d'ogni ro per res[)iignazione di delta città; per
timore. Lodovico V per pretendere al- avere ricevuto in Todi gli erelici e sco-
l'impero e proleggere gli erelici, fu sco- municati Lodovico V il /?rt\'^ro e l'anti-
municalo da Giovanni XXII ; come so- papa Kicolò V; per avere violentemente
stennlo da'ghiheliini, a suo dispettosi re- occupato il castello di s. Gemini, e per
co in Uoma nel i 3?.«S e vi fu coronalo, in- aver commesso altri eccessi. Il Papa colli-
di elesse rnntipopa Nicolò V; (luche op- partì tale assoluzione a niez/o del vesco-
pressi i romani da aiiihedue,a (uria di sas- vo Degli AUi, poiché i lodini aveano ri-
sate h costrinsero alla fuga, ainmazznn- ausato di ricevere nella città il cardinal
do diversi tedeschi suoi soldati, a'4 J'go- Giovanni del titolo di s. Teodoro legato
slo. L' antipapa co* ^ cardinali creati in apostolico, venendo inoltre la città reiii-
Ti^-oli, erasi ritiiato a Todi, ove tosto lo Icgratadeglianlichionorieprivilegi.Meu-
raggiunse Lodovico V. Questi e 1' auti- tre Todi era allacciala dalle censure e pe-
papa sagrilegamente spogliarono il tem- ne, l'audace tribuno Cola di Rienzo nel
pio di s. Fortunato de' suoi tesori, di i3.f7 tentò in Roma di farvi rivivere la
cui lo avea arricchito la pietà de' fede- spenta repubblica romana, e si fece pro-
li, celebrata fino da s. Gregorio 1 nc'suoi clamarne tribuno. Quindi slrinse alleaii-
Dialn^hi. Indi Lodovico V e l'antipapa za con varie potenti città, e cc'rcò cpicila
si ritirarono n l'isa, facendovi il i* il suo pure di Todi, oiulc |)er guadagnarsene l'a-
ingresso a' 3 gennaio i 3?.f) con pompa e inicizia le mandi) in regalo unoslendar-
accompagnatoda'suoi falsi cardinali. Uac- do da portarsi dalle sue milizie; e la città
conta il Rlaicliesi , che Lodovico V con- grata a (piesla distinzione, spedì in Uo-
cesse n llanieii degli Atti, potente fami- ma a ringraziarlo A inaldo Caroccio. Non
glia di Todi, il dominio di sua patria, col andò guari che il Papa, avendo cosliello
titolo di vicario imperiale; onde poi di- l'ardito UijEnzoadcp(jirc l'insegne Iribu-
Tcrsi di tal famiglia la signoreggiarono, nizie, lo fececondurrepiigionein Avigno-
come Giovanni degli Atti se ne fece tiran- ne. Avendo Innocenzo VI invialo in llu-
nopiofitlando delle lui bolenze di Uoma, lia il celebre cardinal Albornoz, per ri-
fortilieandosi lull'assoluto comando con cupeiare i dominii della Ciiiesa usurpa-
pnssenti allincnze, pigliando in isposaCa- li da' liianiii, il Pap.i con breve «le 7.2
milla Iiaglioni figlia di UidoKb signore di dieembie i 3)4, duetto al cutnune e pò-
Spello, di Cannala e altre terre. Fia le polo di Todi, lo colmò d'elogi e gli pro-
imprcscgucrrcschemctuorubilichc vanta digò i piìi alfelluosi ringruziumcnli, per-
T O D
che avea somministralo a tal suo legalo
in Roma 3 schiere di furili e 2 bande di
cavaMi, COI) che e co' soccorsi ricevuti da
altri, potè provvederea'bisognidi sua mis-
sione e coiileuere i jìopoli del Lazio do-
minali da'prepolenli signorotti. 1 pubblici
alFaii, oltre i decemviri, si discutevano nel
consiglio composto di 600 persone, dal
quale erano sanzionati o rigettati. Nel pon-
tificalo d'Urbano V e nella legazione del
cardinal Slagno, la costruzione della roc-
ca iu cima al colle, che rese inespugna-
bile in que'lempi la città, fu sanzionata
dal decreto di quell'adunanza. Ma come
rilevai in principio, pochi anni contò di
vita questa fortezza, perchè riuscì di sti-
molo e d'appoggio alle sfrenale passioni
d'ambizione e di vendetta. Urbano V con-
siderando la dignità pontificia come esi-
liata al di là de'monli, mentre era in A-
vignone, risolvette di portarsi in Roma e
vi fece il solenne ingresso a' 16 ottobre
iSGy. Volendo indi richiamare all'ub-
bidienza i popoli a lui soggetti nel domi-
nio temporale, fu compreso fra questi an-
cor quello di Todi. Il comune ne formò
causa,ailegando in appoggio di sue preten-
sioni un' assoluta indipendenza di qual-
che secolo, e i migliori giureconsulti di
quel tempo scrissero a favore de' diritti
di Todi: l'intera posizione di questa causa
si conserva tuttora nell'archivio segreto
della città. In seguito, persuasi i todini da
più sani consigli, tornarono sudditi della s.
Sede, riservandosi però privilegi ed esen-
zioni illimitate, come leggesi neh' istro-
mento di concordia. Tornalo il Papa in
Avignone, gli successe Gregorio XI, e per
la sua assenza da R.oma, neh 876 seguen-
do l'esempio d'altre molte città ch'eransi
di nuovo sottratte dal dominio papale, do-
po di Città di Castello e Perugia, Todi
fu la 3.^ a levarsi a rumore nell'Umbria.
Questo stato di cose fu breve, poiché vo-
lendo Gregorio XI stabilmente restituire
0 Roma la residenza pontificia, vi giunse
a i 7 gennaio i 877, e subito si prese cura
di far loinare al suo dominio le città e
VOL. LXXVI.
T O D 525
luòghi che vagheggiavano l'indipendenza.
Nun andò guari che per sua morte, eletto
a'7 aprile 1378 Urbano VI, tosto insorse
il furioso e lungo scisma d'occidente per
l'intrusione dell'antipapa Clemente VII,
che recatosi in Avignone vi stabilì una cat-
tedra di pestilenza, evi fu riconosciuto da
molti popoli, ed i todini ne seguirono le
parti. Finché illuminati dell'errore, nel
1387 tornò Todi all'ubbidienza del le-
gittimo Urbano VI, dopo aver per diversi
anni riconosciuto il pseudo-papa. Urba-
bano VI avendo ciò saputo in Lucca, a'
4 luglio scrisse al cardinal Gentili R.idoU
fucci legato dell'Umbria, d'assolvere i cit-
tadini di Todi dalle censure incorse, li ri-
conciliasse coUaChiesa, e componesse l'in-
testine discordie che affliggevano la città;
mentre al vescovo cardinal Palosio già e-
ra riuscito di pacificare con formale giu-
ramento i degli Atli,ediClaravaHioChia-
ravallesi , potentissimi nobili di Todi e
principali delle fazioni de' guelfi e ghibel-
lini. Il successore Bonifacio IX nel i3g2
condannò e costrinse al perdonoMalalesta
de'iMalalesti de'signori di Riraini, usurpa-
tore diTodi,che poi gli concesse in prefettu-
ra per 10 anni, coU'annuo censo di 3ooo
scudi d'oro; ribellatosi di nuovo nel 1 394,
il Papa lo scomunicò e privò de'beni, con-
cedendo Todi ad AndreaMalatesta signo-
re di Pesaro, confermandoglielo poi in vi-
cariato, colle rocche d'Orte e Narni. Pe-
rò l'Amia ni nelle Memorie istoriclic di
Fano, anticipa la signoria di Andrea, di-
cendo all'annoi 393 che Fano mandò 4o
lance in Todi, città concessa dal Papa ad
Andrea, perchè il conte Giiidoda Bagno
suo vicario era stato cacciato dn'todini,
col favore di Biordo iMiche'.otli da Peru-
gia e di Braudolioo, che poi daPandol-
fo ed Andrea Malatesla nella stessa città
furono fatti prigioni. Confermalo Andrea
nel vicariato, sollevatesi poscia contro di
lui alcune terre dell' Umbria, fu costret-
to a rinunziar nella provincia quanto a-
vea acquistalo dal Papa. >'on pertanto,
grato Bonifacio IX a Pandolfo Maiale-
sl.i,|>e'ser«igicl>eini(U'va nlInCliicsn.ron ronispondriira, ina cri iiulin pri liiilivo-
fnniònl frnlclln Andrcn i «ioni iniì <li lo rione ili*' sempre avriino (IidionIi'hIo %er
(li e «Il Orle, il tjiKilc poi sposò l'oli&sciia sola s. Cliitsa. ^iell }3 2 Ltig«Miin IV con
lì<;lin (li LailisUui le (li Nnpnli, il (jiialo fci'i in vicaiìnto Tosrnnclla por 5 anni, e
prinripe nella sua nuihizioncdi (loiiiìnio vi aggiunse la signoria di Todi, di GimI-
tenlò poscia d' impadronirsi di l'odi, ma do e di llispainpaiii, a Fraiicescu Lodo-
non gli rinsn d espugnarla. A pEnrci*, \ico Morza de'con!idi Colignola,col^;m-
pn^1andodi l'iiordode IMitlulolli.ilissi clic iiuo peso di pagai i 3n fiorini d oio di cn-
lii pure signore di Todi, ucciso da'pci"- mera: Francesco però non restò uhludien-
gini nel i3f)8. riatlanlo che si celebra- le olla s. Sede, ed a suggestione del du-
\a il concilio di Coslnnra pcrdar paccalla ca di Milano si ribellile la gueiMcggiò, oc-
Chiesa, r>i accio Foilcbi acci laniosocapi- ciipando buona pai le de' suoi duniinii e
Inno lrc)\ni.dosi alla lesta d'un lloi iilo e- pi iiicipalmenle la IMaica,coll() spcciox) li-
seicilo.nc prolìllò e W'cc diverse compii- loludi lar delle compiislea nome del con-
sto; ed avvicinandosi nel 1416 a Todi. nel cibo di Ilasilca, che ricnlcitranle col l'a-
di seguente gli ambasciatoli della città padivcnnc conciliabolo. Nell'Uiiibria ol-
gliene portarono le chiavi, ed egli vi ri- tre Todi nel 1 433 invase Amelia, Terni e
mise in essa i Chiaravallesi iuoruscili, di Otricoli, per cui Eugenio IV si vide co-
rbe i perugini sentirono giandissiino di- si rei lo concedere a I-'iancesco in vicarialo
spiacele, giudicando ch'era troppo a te- personale la Marca nel I.434- In (jueslo
mei si un cosi potcnle nemico, padrone a' 12 maggio fu solloNcrillo solenne cnpi-
d'uno stato e di tante foize, e cos'i vicino lolntu fra Todi e il conte Fra ncsescu. co-
a'Ioro confini; infitti poco dopo si dierono me vicario generaledellaChiesa, e con esso
a lui lutti i castelli de'perugini, e nel se- fu a'>iciiralo. che tutte le sue legni csta-
guenlcanuo s'impadroiiiaiicbe di Roma, luti municipali, e tulio intero il suo ter-
seblieiie breve ne fu il dominio,e nel 14 '7 lilurio, dovessero essere inviolabilinenlo
roH'elczioiie di Martino \ , già legato del- conservali: allreltantu ricoiiobl>ero a f.i-
rLinbria,laChìesa ciò slato tornarono in vore di Todi diversi l'api. Nel i 4 4 • s«'b-
])ace. Tanto fecero pure ì perugini col ri- bene lo Sforza avesse sposalo la figlia del
iiietleisi neirubbidienza pontificia, e col duca di Mdiiiio ^ i>cuiili, questi nella sua
loro esempio in seguito anche Todi, s. Gè- inslabilit'i cominciò ad operai e contro <li
mini, Cesi e Asisi, olire altre terre. Nel hii,siisritaiulogli.i suodanno FugeniolN ,
I 42H i todini richiesero a'perugini di pa- ed oll'iendogii le sue toize sotto ilcutuaii
cificarsi tra loro: a tale effetto pregarono do del celebre Nicoli) Piccinino. Questo
il magistrato (Il l'ei ngia a voler loro man- capitano intonto cominciala la guerra con
dare un suo eittadmo in Todi, con nulo- molla gente d'armi s' inipadroiri Hiieora
litìi di potei piutnellei e e assicurare a no- di 'lodi, che gli fu pei Iratlalo dagli slessi
me del magislrati) medesimo alcuni |)io- cittadini ceduta; laonde allora lo Sfirr^
pri ciltadini, che per gravi discordie Ira stimò di liatlencisi nella Marca, |>crflc-
loro esistenti desideiavaiio d'essere assi- ciidirea'propri iiileies«i,e nel 1 444 '" '''"
curali, e di venire oll'atlo della pace fia cuperò. Nicolò V nel i44<)!('*'P'* aver dato
loro a mezzo de'perugini. Questi cos'i gen- a ^ello taglioni Collazzone in vieanalo, a
tilniente richiesti, mandarono aTodi, con cagione della peste di lìoina si portò iiel-
ompia facoltii di piler obblignie le cose l'Umbria e inTodi.evi dimori) vari gior-
pnbblichc nirordine, niessei Maiiotiodi ni. Narrai a Tf.rm, che nel i449 ' Clara
porla Sansanne notaio , aHincbè liice8.se valli o Chiaiavallesi, |Milcnle famiglia di
di tutto per pacificare i cittadini, meri- Todi, sottoposero od essa i listelli di Ca
tevoh non Milo perla vicinanza e buona naie e l.nvenelli, riconoscendoli per fendo
TO D
Recandosi Pio II nel 1 45c) ni gran congres-
so eli IMantovn. giiiiilo a Todi, si fi rmò a
dimorarvi per un intero mese, colla corte
CI 3 cardinali, e vi ricevè gli ambasciatori
di Carlo VII re di Francia e di Ferdinan-
do I re di Napoli. Altri ritardano la ve-
nuta di Pio li in Todi , della (piale egli
parla ne' suoi Co/nnicntari, altri prelese-
ro che fu l'ultimo Papa ad onorar Todi
di sua presenza, nia in vece poi ripiodui-
rò prova in contrario. Indi il Papa indi-
gnalo con Matteo da Canale, d' una delle
principali famiglie di Todi, per avere iei-
cendialo il castello di Collicellodella s. Se-
de, proibì che sidasse a lui soccorso. INIeii-
tre Pio II nel 1464 erasi lecato in Anco-
na, onde porsi alla testa della crociala na-
vale contro i turchi, il celebre cardinal di
Cusa,che dovea portarsi dal Papa, fei ma-
tosi perniale in Todi vi morì l'i 1 ago-
sto: tiasportato il suo corpo a Roma, fu
sepolto nel suo titolo di s. Pietro in Vin-
coli, secondo la sua disposizione, in vene-
razione alle catene di s. Pietro, e con e-
pitaflio che si legge in Ciacconio, ov'è e-
spresso Tuderti olnit. Allorché l' impe-
ratore Federico III reduce da Roma tor-
nava ne'suoi stati, fermatosi a Marsciano,
la città di Todi per mezzo di ambascia-
lori Io regalò di ricchi presenti, e quel so-
vrano in segno di gratitudine accordò di
coronare lo stemma patrio colla corona
imperiale. A quel tempo regnava Paolo
II, e al dire del Novaes nella sua Storia,
il Papa non solo dilatò l'imperodella chie-
sa romana con l' acquisto di varie terre,
con Alviano e altre nel confine del Patri-
monio coll'Umbria, ma fabbricò varie for-
tezze e riedificò cjuella di Todi , per te-
nere in freno le continue discordie de'cit-
tadini, spesso resistenti alla sovranità del
Pontefice, e per rendere più sicuri i con-
fini coli' Abruzzo. Racconta Pellini nel
1472, che essendo stalo ricercalo a' pe-
rugini da Gio. Antonio Campano vesco-
vo di Crotone, commissario del Papa Si-
sto IV in Todi per alcune discordie citla-
dine,a dovergli mandare 3oo fanti per po-
T O D 227
ter meglio reprimere l'insolenza di quelli
che a'suoi ordini non avessero voluto ub'
bidire, il magistrato subito neinviòijo
atti ad ogni fazione ed eletti nel corpo del-
la città per le porle, sollo la guida di A-
verardoRIontesperelli e pagali peri 5 gior-
ni. Quindi il prelato con tale aiuto espul-
se dalla città i più insolenti lodini, il che
riuscì a danno d' alcune castella del ter-
ritorio, poiché poco dopo Malico da Ca-
naledella nobile famigliaClara valli oChia-
ravallesi di Todi, uno de'principali fuo-
ruscili,cacciatosi nel castello diQuadregli,
l'occupò con danno de'terrazz;)ni;ma i to-
diiii mandatovi l'esercito, lori [)reseroe in-
cendiarono pel suo peggio. Aveiìdosapiito
Matteo che le milizie lodine doveansi por-
lare al castellode'Sanli, andò a incontrarli,
li vinse e ne fece molli prigione, fra'cpiali
Atlorreda Bevagna milite di Braccio Ba-
glione. da lui mollo amato e tenuto ca-
ro. Nel I 474^^'cndo Matteo ila Canale fat-
to uccidere in Roma Gabriele di Cata-
lano degli Atti, ambedue principali fami-
glie della città e capi delle fi/ioni che vi
erano, indi Matteo parlilo da Roma si re-
cò alla patria con alcuni fuoruscili ese-
guaci suoi, e con 100 fanti che nel viaggio
potè; a se riunire. Enti alo in Todi così ar-
malo, fu cagione che la parte contraria
degli Atti prese l'armi. Venute spesso le
due fazioni alle mani, per 3 giorni nella
città vi fu grandissimo timore, che suc-
cedesse strage; finché interposta la me-
diazione de'magislrali, si fece tregua per
8 giorni. In questo tempo i priori di Pe-
rugia saputo i tumulti di Todi ed altre
novità politiche, si olfiirono al luogote-
nente del legato di tutta l'opera loro, ma
furono ringraziati. Matteo da Canale av-
vedutosi poi di non potersi sostenere in
Todi, prese di nuovo learmi,pioinbòsul-
le case de'nemici e ne saccheggiò molte;
il che uditosi dagli avversari, per rappre-
saglia fecero altrelfanlo alle casede' con-
trari fazionati e ne incendiarono pure al-
cune, con molto danno delle robe e delle
persone, alcune delle quali vi perirono.
a«8
T O D
Maitre fn follato uscire (Inlla rill;i,r(l i ma-
gistrati ili Pfnigiii,(lis|iinccnti del pulito
da To<li oilesideraiuloi^li prospnilii, man-
darono pt'ontainrnli-iJi.H-uniu ili Tiocon
fbcdllà «li prc&tat>i in ugni dilFerenza a no-
tile pid)blico, in piova deiraniirìrin che
l'ei ligia niiliivii pe'lodini.ondepoi finca
scene si snnguinose e scand.ilo>e,e percliè
perseverasse nell' ubbidienza alla h. Ghie-
saeal Papa. Appena l'iinibascialorc Gia-
como esaurita la commissione parù daTo-
di per Baschi per sedarne le dillcrenze ,
il cardinal della Rovere legalo dell'Um-
bria e poi Giulio II, portossi nella città
per gli avvenimenti accadutile come an-
cora Spoleto era in rumore , vi destinò
pi'ontaniente alcune compagnie di cavalli
e fanti, sotto la guida del signore di Ca-
merino e di Braccio Baglioni, i quali nel
mese di luglio giunti in Todi senza al-
cuna resistenza, Braccio cacciatosi nella
rocca fece prigione il castellano e gli al-
tri, ignorandosi se di proprio arbitrio o
d'ordine del cardinale; indi i due capitani
si sparsero per le case de'ciltadini e ne ru-
barono gran parte, anzi altri seri vonoche
le posero tutte a sacco, e molte con gran-
(lissin)o danno de'proprietaii. Conoscen-
do Sisto IV la poca intelligenza che pas-
sava tra Todi e Terni, a questa vietò d'in-
tromelteisi nelle cose di (|uella, dalle cui
nios!>e sì difendevano colla rocca di Col-
leluiia, che perciò lorlificaiono e resero
inespugnabile. INel successivo pontificalo
d'Innocenzo Vili e neh 4^8 nelhj stalo
dellaChiesa ri[i(illulaioiio le tremende fa-
zioni ile'giitUi egliibelliiii, epoisero occa-
.sione a 'lodi, Juligno e altri luoghi del-
l'Liiibi ladiscuotcìeildominioccclesiasti-
co^ouile il l'a|ia prese le opportune provvi-
denze per i.ir tornare i luimilluanti in (]uie-
te e ubbidienti. In tale anno i iportaPellinì,
the i todini essendo tra loiu in discoidia
>ciini-io all'armi, percliL- alcuni della fj-
zioiie ( atalana venuti alle mani co'Chia-
ravallesi, ed essendosi dall'una par te e dal-
l'oltia feriti molti, Colino di Ghinoliò
V un niocstroriuuccscuuicdicu \i iiuiusc-
T <) n
ro morti. e molti della fazione ChinrnTal-
li'se furono cacciati fuoii la città, con
non piccolo disordine di tutto il popolo.
\ iltorio Chiaravalli cittadino di Terni,
I adunato un esercito d'Booo nomi ni, mar-
ciò a danno di Todi, rovinando il tciri-
torio il'Alviano, e ne aumentò le tuibo-
lenzc. Continuando le guerre e vicende-
voli uccisioni tra' lodini e i ternani, nel
I 4f)7 fìualmente si pacilicarono.DipoiTo-
di provò la crudeltà d' Allobello suo cit-
tadino, che lungamente tiranneggiandola
lordò tulle le strade e le case di sangue;
e mosso da un furore quasi inferuale, die-
de alle fiamme e al ferro tutte le campa-
gne circonvicine. A'cla mori degl'in noce n ti
si mo8sero le anni di \ itellozzo Vitelli ca-
pitano valorosodiCesareBorgia,enel pon-
tificato d'Alessandro VI l'empio tiranno
pagò con una morte piena d'orrendi stra-
zi il fio de'suoi misfatti, rapine, saccheggi
e stragi. Ciò avvenne verso il 1 5oo in Ac-
quaspurla, con quanto altro riportai nel
vol.XLl \, p. I 8^>. La po|)olazione che an-
nualmente si andava sempre aumentan-
do per le fimiglie che venivano a domi-
ciliarsi a Todi, fece costruire fuori della
citlà de' sobborghi, che esisterono fino al
secolo XVI, nella cuie[>oca a cagione delle
terribili pestilenze che alllissero spietata-
mente l'Italia, essendo morti [>iìi di due
terzi de'suoi abitanti, deperirono un'in-
finità di case ch'erano ninasle abbando»
nate; ed i sobborghi successivamente an-
darono allatto distrulli, non rimanendo-
vi oggi di loro che pochi avanzi di mura
che circondano gli orli, e miserabili abi-
turi di coloni. Leone X con breve de' i o
aprile i 5 i 7 esortò ì todini ad aiutare i pe*
1 iigini ,rh'erano minacciati dal duca d'Ur-
binodella Rovere, da luispogliato de'suoi
slati; dicendo loro di sperar mollo nell'an-
tico voloie che gli a\ea distinti. Si a|)prcn-
«ledal p. Gallico, /A' lliiurihus Hoiii.Po/f
(ifii uni p. I 79, che nel 1 jSS recandosil*ao-
lo III da Perugia a Rouia.r///' ///;w/f 27
.y< fìtcìiih. lidlìilii Missti,ilisccs.<ii Prruxio
s\iiu.s Roiiuiin liicnliiitit.s a PontiJìcCyVl
TO D
hospitatus sitni Tiiderti etc.Die sabbathi
3 octohris in urbem appuli satis super-
que defaligatus . Pontijcx vero dì.scessit
Pcrusio die jovis ultima septembris, et
Tudertum ingressus solemniter, et non
ponti fìcaliter. Die generis i ." octobris
venit in civitatem Anieriae cndcm sole-
tnnitnte.et ibi liospita tus .^e\ \ 5go volen-
do Sisto V erigere il vescovato di Peru-
gia in arcivescovato, Todi spedì amba-
sciatori al Papa, esponendo the questa di-
stinzione competeva meglio alla loro chie-
sa; ma quando avesse creduto di non ac-
cordarlo, imploravano che la loro chiesa
mai non vi fosse assoggettata: furono ac-
colte le loro rimostranze, ed il Papa cessò
dal pensare in favore della sede perugi-
na. Urbano Vili con bolla de'24 gennaio
l633 concesseal collegio de'dot tori, ch'e-
ra istituito fino dal i5i 3, la facoltà di crea-
re notari e dottori indipendentemente da
qualunque autorità. Nel suo pontificato
per la guerra col duca di Parma, non che
nel seguente d'Innocenzo X, anche Todi
ne intese le conseguenze; nel resto seguen-
do i destini dell'Umbria e di R.oma, Ne'
primi del corrente secolo e dal 1809, sotto
il regime francese Todi fu capo di circon-
dario con sotto-prefettura dipendente da
SpoletOjdel dipartimento del Trasimeno:
erano sotto la sua giurisdizione Aaielia,
Orte, Acquapendente, Ficulle , Baschi ,
Massa, Monte Castrilli, Collazzone, Mon-
te Castello, ed estendeva il suo confine a
Ponte Centerio. Allora ebbe il tribunale
di 1. "istanza che estendeva la sua giuris-
dizione ad Orvieto, Acquapendente.sino
a Ponte Centeno. Nel 1 8 1 4 alla ripristina-
zione del governo pontificio vi si stabilì
il governo distrettuale di i. "ordine, e cogli
smembramenti fatti al suo territorio si e-
ressero le comuni di Massa , Monte Ca-
stello, Collazzone, Monte Castrilli, Deruta
e Baschi, che compongono il suo distret-
to; alcune di queste poi nel ricordato ri-
parto territoriale di Leone XII passaro-
noad impinguare i governi di Bevagna e
Ternij per cui il suo distretto presente-
T O D 229
mente formasi coiue dissi a Perugia e ri*
cordai superiormente. Per altre notizie su
Todi, si ponno vedere: Francesco de An-
gelis. De Melania, Diseursus de Tiider-
fó, Perusiaei688. Giacomo Lauro, Todi
antichissima città nelV Umbria, Roma
i633. Gio. Francesco Negroni, Proive-
dimenli per il sollievo della città di To-
di lasciati come visitatore apostolico di
Clemente IX per lo stato ecclesiastico^
Todi li 3 aprile 1669, appresso Vincenzo
Calassi. Torsano, Oratioiiequae de Um-
bria e.
La fede fa predicata in Todi nel tem-
po degli apostoli, e principalmente secon-
do la tradizione da s. Terenziano , e fu
suoi.° vescovo e patrono verso l'annoi 22,
come attesta 1' Ughelli t\&\V Italia sacra
1. 1 ,p. I 349, riportando la serie de' Tuder-
tini Episcopi, dicendo esistere ms. di Luca
Alberto Peto canonico della cattedrale, e
che il vescovo AngeloCesi nell'aula dell'e-
piscopio la fece dipingere colle loro imma-
gini. Inoltre la serie de' vescovi di Todi
si riporta nell'opera che nominai a Mar-
ta o Map.taxa, antica sede vescovile tra
Todi e Carsoli. La sede vescovile di To-
di restò sempre soggetta immediatamente
alla s. Sede e lo è tuttora. Il vescovo s.
Terenziano col suo sangue e miracoli il-
lustrò la chiesa tudertina, poiché pel mi-
rabile suo fervore perla propagazione del
cristianesimo, patì il martirio sotto' A-
driano verso l'annoi 38 kal. septembris,
mediante crudeli tormenti , la recisione
della lingua e il troncatnento del capo. Il
corpo dell' invitto atleta di Gesù Cristo
fu sepolto nel sito detto Colonia, 8 mi-
glia distante da Todi , dal prete Esupe-
ranzio e dalla piissima Lorenza. Tortona
che pure ne celebra la memoria, crede di
possederlo; Teano ne venera un braccio,
e Parma altre reliquie. Il 2.°vescovo fu s.
Ponziano martire a tempo di Diocleziano
e Massimiano, circa il 3o2. Gli successe
s. Cassiano toscano, già proconsole del-
l'Umbria, martirizzato nel 3o4 nella per-
secuzione di Diocleziano, il cui corpo si
23o T O D
«enein iivllu chiesa cleTiunccfcnni; Aga-
tone lìmi nel /|5i, insit^ne per dottrinu
e spillila (Il vita, e iiitei venne ni conrilio
t;eneraletli Ciilceilonia, Ci esconio nel 4"^^
lu |)i esente ili concilio lomuno di s. VeU-
ce 111, e dipoi nel 497 ^^ nitindalo da s.
Atanasio II, con Germano vescovo iliCa-
pua, per legalo in Coslanlitiopoli all'im-
peratore Anastasio I, onde esortai lo a to-
gliere da' sagri dillìci il nome di Acacio,
condannato in detto concilio, e pei sua -
Jerio di restituire la pace alla chiesa uni-
versale: egregio e zelante, sotto s. Siniina-
co nel concilio tenuto in lloinn nel 5u >
contro l'iintipapa Lorenzo, sostenne l'in-
dipcnden7a dell.i chiesa romana contro le
pretensioni del pi efetto del pretorio, e poi
nel 5o3 sottoscrisse al celebre sinodo/V//-
marc in Valicano, e finalmente fu pure
alsinodo romano del 7u4,in cui si decre*
tarono rifili ine per la Chiesa e provvedi-
menti contro gli occupatoli ilc'hi-iii eccle-
>iastici. IS'el 5i5 Fortunato fu iiiand;»to
con lìiinodio vescovo di l\ivia, Venanzio
prete e Vitale diacono cardinale, da Pa-
pa s. Ormisda, legato al tlelto imperato-
le Anastasio I; indi s. Calisto mai liic in-
signe, re&>e (|uesla chiesa mentre i goti a-
nani deva.sla\iino l'Italia, per cui im[>ie-
gò tutta la sua solerzia e vigilaiua per im-
pedire che nella sua chiesa vi penetrasse
l'eresia, e plesso il furo cdilicìi la catte-
drale Sotto l'invoiavione di s. dio. Piatti-
sia. Accolse s. Calisto e fece siiocoadiu-
l4iies. Foitunatodi l'oiliers,da altri chia-
malo Fruttuoso, ed a'i4 agosto 5 ab» per
aver punito alcuni che lo mcrilavano, fu
martii Ì77;ito, e il suo corpo sì venera nella
(Illesa de iianct-sciiiii, ri|)()rlando l'IJghel-
li un carme sci ittoa suo onore. iV'ello stes-
so anno gli successe s. Fortunato, di cui
e>>alt6 poi le virtù s. Gregorio i, celehie
per virtù di\ina contro 1 maligni spiriti,
e per (pianto (ipciò in tempii che mette-
va u(l eccidio r Italia lutila re de' goti,
(Li'ipiali (itleniie «pianto giii rammentai.
(.Iiiaro pei suite a/ioni e hencmeienzc,
iipusù nel Sigufiic piidie Lai. jiilii , nel
T OD
fpial giorno pe'suoi meriti restò Todi nel
JJ7 hbera dall'as&edio de'goti, e di lui se
ne ì'a memoria nel martirologio romano
a' 1 4 ottohie. Di parte delle sue reliquie
trasportate in Francia a tempo d'Ottone
I, scrisse Sigeberto in (Viro/i/roH all'an-
no ()Gf). Floiido o Florio governò que-
sta chiesa all' epoca che i longobardi oc-
cu|)arono l'Italia: il Lucenzi annotatore
d' Ughelli crede che sia lo stesso, o alme-
no simile nel nume, a Florido discepolo
dis. Frcolano giuiiiore vescovo di Peru-
gia, e vescovo di Ci Ita di Castello cioè Ti-
jììurnnlciiì , vocabolo che dubita errato
in un codice con Tudcrli/iit/n. Sabiniano
famigliale di s. Gregorio 1, intervenne al
suo smodo del Sr)", e trovasi sottoscritto
nell'ultima lettera del lib. 1 2 di quei Pa-
pa, diretta a Gairaldo abbate del mona-
stero di Soissons decorato di molti privi-
legi nel Go4- Lorenzo nel 64<ì interven-
ne al celebre concilio Lateraneuse, lenii
lodai tuderlino s. IMarlino I, a cui era ca-
ro. Giovanni nel G56 dui- il suo sulFiagio
nel smudo rotnanu convocato da s. Euge-
nio l.lìonificìo intervenne nel OSo a(piel-
lo di s. Agatone. Il vescovo N. nel 743
lu al concilio di Iluma di s. Zaccaria. Teo-
lìlatloda Adriano I venne nel ^8;^ inviato
con Gregorio vescovo d'Ostia per legato
in Ingtiilterra, onde migliorarvi la disci-
plina ecclesiastico, e piesiedervi il conci-
lio di ('liiliyfito CIk tcliit (/'.ì,non cUc
iiitei\eiine o nell'istosu unno u nel pre-
cedente al concilio gener.ile di ÌNicea II.
Giovanni trovossi presente al concilio ro-
inanodiFiigenio II uell'HaG. Agatone fu a
ipiello dell <S 13, in cui S.Leone IV depose
e scomtinicò il cardili. d .Anastasio, eira
r»7 vescovi sisolloscrivsenel I o."luogo; in
di neir8>T con altri ve>covi favorì il de-
posto insorto in Olle contro l'elezione di
liénedeltolll (piandosi fece antipapa. Il-
derico fu presente a' sinodi romani del-
riSdì,^^! eiSSiS. Papa (àiuvamii Xll or-
dinò nel (((13 III vescovo ih Todi (Jicgo-
gol io. Allo degli .Vili nel ()'^o viiilmenle
SI oppose, onde rimpcralurcOllonc 1 iiua
T O D
pollasse in Fi ancia il corpo di s.l'^orlunato:
luUiivolta dal narrato di sopra, pare die
neolleiiesse unaparte.Nel i o 1 5il vescovo
Giovanni solloscrisse il decreto di Bene-
detto IX in favore dell'abbate di Fruttila-
ria. Gregorio designalo vescovo nel io33
soltosciisse nel sinodi) al privilegio perla
chiesa diSelvaCandida.IICori nelle sue im-
portanti Notizie storiche, parlanilo di al-
cuni vescovi di Todi, riferisce die il vesco-
vo Gregorio nel i 046 fu presente al con-
cilio di Siilri, ove tu deposto l'antipapa
Denedello, e quindi ad altro parimenti
romano di i 1 3 vescovi, ove si fece la co-
stituzione relativa all'elezione de'Papi; e
che nel i o5g il vescovoMarlino sottoscris-
se il concilio romano di Nicolò II, in cui
fu deposto Benedetto X antipapa. Quivi
sono più anacronismi e contraddizioni. Ri-
porta la storia: Che Nicolò 11 nelioSg nel
concilio di ÓH^n depose l'antipapa Bene-
detto X ; e questi fu uno e non due, de-
posto in Snlri e non in Roma. Che Ni-
colò il nel 1009 nel concilio di Luterà-
710 stabi Pi nuove leggi su II' Iniezione de'
Pontefici. Il Coleti poi, altro annotatore
d'Ughelli, dopo Gregorio registrò il ve-
scovo Mai tino, dicendolo intervenuto nel
I ojq al concilio romano di Nicolò ll,o-
ve sottoscrisse la costituzione sull'elezio-
ne de'Roniani PouteJlci, decretata nel si-
nodo. Rodolfo cittadino e canonico di Fi-
renze dopo il 1068 da Alessandro 11 fu
fallo amministratore del vescovato di Fi-
renze, che governò sino 311071,6 quindi
t'ece ritorno alla sua chiesa di Todi. Ga-
rodulfo fiorì nel 1704; nota Coleti: yJliìs
Gotefridus ; fortiisse idem cum Rodai-
l>ho. NeliogS Guiltardo concesse a iMai-
nardo preposto del monastero di s. Cro-
ce di Sasso vivo di edificare ìaGriptasua
diocesi la cliicsa di s. Nicola. Lorenzo se-
deva lidi I I 7. Olloneeletlo da Pastpi.ile
II, iieli 126 >otloscri>se l'indulto d'Ono-
rio II per la chiesa di l'isa; indi neli 1 3o
seguendo le parli dell'antipapa Anacleto
li, fu d.) qtie-iti inviato in (pi.ilità di le-
gato iu Francia, pei' trarre al suo parlilo
TOD 23 1
il re Luigi VI contro il legittimo Inno-
cenzo li. Graziano intervenne al concilio
generale iliLaterano III celebralo da A-
lessandro III, e consagrò l'altare maggio-
re di sua cattedrale. Hustico loditissimo
pastore e fornito di singoiar prudcntiny
urbci'ctanis, perusinisytuderti/dsfpie j'us
dixit dis'iiium, eosdeinque populos, quos
varia parliuni studia, civilesquc discor-
dia ahduxeranl , ad suave ecclesiasU-
cum j'ugum itcrum compulit anno 1 2 1 o,
secondo l'Ughelli; ma il suo annotatore
dichiara: Sed nec perusiiiis^nec urheve-
tanis pniefidsse ex enumeratis uhiqiie
Episcopis constai, et liquido patet ex
Epist. Innocentii III ad Anieliensent E-
pi scopuni, e. 27 de Jurejurando, e Cu-
tliedralis Tudertinae canonico electurn
Episcnpuin praevio co/n/n ni d jur amento
de qidbusdani servandis, quae quia in
praejudiciwn Ecclesiae rcsultahant,ju-
ranieiitum nulluni declaratum est , et
poenitentia imposita Rustico. Tanto av-
vertì Lucenzi. Nel 12 19 Onorio III con-
sagrò vescovo Bonifacio, e poi fu uno de'
vescovi da lui deputati a pubblicare la ce-
leberrima indulgenza della Porziuncola
nd I 223:dipoi nel 1 233 concesse benigna-
mente la chiesa di s. Lorenzo a'francesca-
iii. Neli25G fr. Giacomo domenicano, il
quale alacremente si adoprò per sedare
le civili discordie, che laceravano i cittadi-
ni e tenevano in arme e sempre costernata
Todi, e gli riuscì colle sue virtù di paci-
ficare gli animi. Nel i 252 Pietro Caetani
d'Anagni traslutoda Sora, stabilì nel 1 25-1
i fr.it i minori nulla chiesa di s. Fortunato,
riservandoperseesuccessuiiyj/'oy'wr/ì'/^i-
scopali iiovcni solidis luccnsibas annua-
tini persolvendisy e dedicò l' altare di s.
Francesco. Pietro fu trasferito non nel
12 56 alla patria sedj, com'è detto nella
serie ile' vescovi tiKL;rtiiii, ma sibbem; nel
1276 come si legge in quella degli ana-
gnini,e morendo neli 277 fu sepolto nel-
la cappella gentilizia , dove più tardi gli fa
posta questa iìcìtmuiìc. Li is tu tannilo re-
quiescunl ossud. Pcli'i episcopi, qui nu-
a3» T O D T () D
//•/t// ììnnifiH iitni I III Pijfurin. G!i sue- cernii e bruciati; il ve>covo espulso clnlla
cesse nel iiicilcsimoi2 7G Ir. Ik-nl in vengo clllii si liliiòaTodi, cil cbl>cn vicario nel -
Urntirn'cnglii minoritn , iV Ac(|uaspnrln lospiiitiinie e nel lempoDileil fiiniusugiu-
tliocesi ili Toili (non tilmrliinis come leq- icconsullo LSaUlu. i\el i 3 "> i i liulei lini f'i -
gesi in Lghclli), insigne le(jlo£^n econfes- rono assolti ila Ini, per conunissione ilei
sòie ili Mitolò III, dienti I ^'■Hloncòcni- l'npi Innocenzo VI, come n.iiiai, e pio-
iliiialc vescovo il'Aibano o'i i marzo: scb- hnljilmenl»- il vescovo perciò lece ritorno
bene per soli ilue anni governò il vesco- alla sua scile pacincamente. A suo tempo
▼alo, che poi rinunziò per l'altro stibur- fiori il b. Giovanni Ronucci beneilellino;
bicario, pure volle essere tumulato in s. e morto il vescovo nel i 35G fu sepolto
r'oi tonato, ilella quale e ilei convento fu nella cattedrale. iNeWiitesso anno gli fu
benefico, secondo il notalo nella biogia surrogatoAiidrea degli Alti, beiiemento e
fia. L'L'glielli lo dice sepolto nella chiesa virtuoso pastore, alline del cardinal Tran-
th s. Francesco, ma io lo di^si in s. For- cesco tiegli Atti nobile lodino de'signori
tiinalo (poiché èia stessa chiesa, edicesì di Castel del Poggio e altri feudi nell'Um-
di s. Francesco per averla in cura ifian- bria:con somma prudenza compose e |)ro-
cescani), seguendo il Cardella eCiacconio, mulgò ottime C(j>liluzioni per la discipli-
ovcleggocliealli i lo preteselo sepolto nel- na ecclesiastica, che approvale da'siicces-
la chiesa d'Araceli, di che nulla dice nelle sori meritarono la stam|ia. IVel i 36o In-
Mitiìoric di essa il p. Casimiro. Il fratello nocenzo Vi lo deputò a lifurinare l'abba-
ilel cardinale fi. Angelario Bentivenga zia di Subiaco, e mori nel i373. Nel se-
ininorita gli ^uccesse a'ag luglio i 278, e guente anno Gregorio XI gli sostituì Sle-
fu sepolto in s. Francesco ossia s. Fortu- fano Pdlosto nobile romano: Urbano NI
nato. JSel 1286 Mcola arcidiacono della che lo ebbe a confessore, lo creò cardi-
cattedrale, postulalo dal capitolo, fu con- naie egli conferì quelle dignità cheiipor-
(cimato da ciarlino IV; imperocché do- tni nella biografia. Governò la sua chies.i
pò la morte di Angelario il capitoloavea sino ali3c)6 con zelo, per aver composto
designatoKerardoprioiedi Foligno e cap- e prescritto le costituzioni pel capitolo, e
pellano del Fapa,iiisiemca Giiliedod'A- jier avere iieliSHo colla sua prudenza e
li.igni uditore delle lettere contraddette, nobili maniere indotto a solenne pacegiu-
ina avendo essi rinunziato propose Nico- rata le polenti fimiglie lodine de' Degli
la. Questi (u governatore di Spoleto, nel Alti e de'ChiaravnIli o Chiara vallasi, ca-
I2c)2 pose le londamenln alla uiiova chic- peparli delle ia/ioni ostinale de' guelfi e
sa di 8. Fortunato, aumentò la mensa ve- ghibellini. Di quetito pastore l'Ughelli ri-
scovile e canonicale, con unirvi il mona- porla l'cpiLiflìo ehe gli fu posto nella ba-
sterò v.iliondii osano presso Todi, con au- siLca Libci uina.Bonilijcio IX nel 1 3f)(j Ira-
loi ilìidiboiiifacio \ III; e4noi tonel I 2()(i sfei 1 a ijuesla chiesa Antonio CtiUi ro-
lu sepolto nella chicsadis.Foi lunato. Nel mano, eletto d'Imola, poi cardinale nel
I2t)7 r^icola A liliali canonico di Rouen fu i4"7- Avendo giù dimesso la sua sede,
chilo da I5onificio Vili, ed a' 1 f) agosto neli/fO» Innocenzo VII da Anconatraslo-
l3oi nella basilica di s. Fortunato tra- ci) a Todi Guglielmo normanno di Roueu
spoi lo i COI [li de predecessoii i ss. Cassia- e suo tesoriere, carica non conosciuta dal
IH), Calisto e Foi limalo, e moiì nel I 32(). Vitali nelle sue Mciiiorir (IcTisiiruri,
In <piesloiliveiinc vescovo della patria Uà- legato in Francia e nel 1 f\o'j raamlalo du
tinri:io degli Atti nobile tudeilino, ma mi Gregorio XII a Marsiglia per invitare l'aii-
j.l^r) prr le inleslinc discordie ardendo lipapa benedclto XIII a deporre l'anti-
la gneiia in Todi, l'aichiviu episcopale ponliliaitoc lesliluiie la pace alla Chies.i,
fu iiianoiiicsko,gli ulti e i mouuiiienli la- pei la (jualcegli uvicbbc depuslu la digni
TO D
là, mo inutilmente per l'ostìnnzione del-
l'ambìzìoso scistiialico. Morì in Siena e fu
deposto nellacappella ili s. Domenico dei>
la chiesa di s. Pietro. Gregorio XI I in que-
sta Iraslalò dalla sede di Cava France-
sco de Ayello salernitano, uno de'4 icg'-
stratori o maestri del registro delle bolle;
intervenne ai concilio di Costanza, fu e-
secutore testamentario del cardinal Mar-
ramauri ivi morto a' io ottobre i4'5i, e
fu promosso nel 14^3 all'arcivescovato di
Bari. Nel 14*24 ^'Q gennaio Martino V
nominò fr. Angelo Scardeoni viterbese a-
gostiniano, già vescovo di Equilia: Dum
Iniic pracesset Ecclesia, ipsociiic enìxius
ad/iortaiite, Tudertini jainpriclem de\>n
ad impcrìimi Romanae Ecclesiae rcdie-
nint, qidhusdani cxsìhilatis Tyrannis,
ni/i cani civitalem \'iolcnùssiine occupa-
K<crant.ì\ov\.o\\e\ 1429, 18 aprile Martino
V gli die a successore il vescovo di Monte
Fiascone Antonio di Anagiiijinoremlo nel
1434, Eugenio IV elesse Germanico di
Prato, preposto di Pistoia, e uditore delle
cause del palozzoapostolico. Nel 1 436 Bar-
tolomeo A leoni fermano e abbate di s. Pe-
tronio, dipoi accòlse con mngnidcenza in
Todi Pioli coni 4 cardinali, secondo l'U-
ghelli: fu caro anche a Paolo II e Sisto
IV, comechè di somma dottrina e reli-
gione, virtuoso e limosiniere, curò la di-
sciplina del clero, edificò nobile cappella
a s. Sebastiano in Monte Fano, istituì e-
rede il vescovato da lui retto 36 anni, e
fu compianto in morte; per cui il vesco-
vo Angelo Cesi restaurò e ornò il suo se-
polcro nella cattedrale con epitaffio ripro-
dotto da Ughelli. Nel 1472 Costantino E-
ruli nobile di Narni, poi traslalo a Tivoli
e Spoleto. Papa Sisto IV lo fece succede-
re nel 1 474 ^^ Francesco Mascardi sutri-
uo, clie abbellì con ornati la cattedrale
e costruì con magnificenza ecolonne mar-
moree l'altare maggiore. Per l'età rinun-
ziò nel i499> in favore del nipote coadiu-
tore Basilio, il quale intervenne al con-
cilio generale di Laterano V, pose lai.*
pietra nel tempio di s. Maria della Con-
T O D 233
soinzionc, ma neli5o8 dice l'Ughelli.ed
anch'esso fece abbellimenti alla cattedra-
le. Alderioo Aldigherio Biliotti nobile fio-
rentino, familiare di Leone X Aulaequc
ponlifìciae magister, non conosciuto dal
Pienazzi nelle Notizie de' maggior domi j
quel Papa nel i 5 1 5 lo dichiarò vescovo,
e dopo 8 anni si dimise. .Sottentrò ili."
luglio 1 52 3 nelTamministrazione il car-
dinal Paolo Ce.y? nobile romano, dell'or-
dine de'diaconi, e la cede nel i534 al fVa-
telloFedericoCe^z poi cariIinale,lodato pa-
store con carme, pubblicalo dall'Ughelli,
di Borgio vescovo di Massa Lubrense. Es-
sendo il cardinal fratello anche vescovo
o amministratore di Narni, neh 535 pel
passaggio di Paolo III fece un nobilissi-
mo apparato, ma non potendo trovarcisi
supplì il vescovo di Todi a rappresentarlo;
ciò avvenne con tutta pompa a'5 settem-
bre, ed il Papa vi pernottò. Federico di-
venutocardinale dopo i o anni con regres-
so rinunziò il vescovato in favore del ni-
j)ote Gio. Andrea Cesi, perciò nel i 545
traslatovida Cervia;istituì ilcollegiodella
pietà, ornò la cattedrale , e caro a lutti
per le sue virtù morì nel 1 566. A'5 feb-
braio s. Pio V conferì la sede ad Angelo
Cesi romano, avvocato concistoriale, da
Gregorio XI II fatto chierico di camera e
ne divenne decano. Fu amantissimo de'
letterati, e studiosissimo delle antichità;
fece di tutto per indagare i nomi e le a-
zioni de'predecessori, e poi ne fece dipin-
gere i ritraiti nella sala dell'episcopio, con
brevi e apposite iscrizioni. Contribuì col
suo fratello cardinal Pier Donato Cesi se-
niore alla riedificazione della sontuosa
chiesa di s. Maria in Vallicella de'Filip-'
pini, quali amici del loro fondatore s. Fi-
lippo Neri, gareggiando entrambi nel ren-
derla magnifica, inclusivamenlealla mae-
stosa facciala esterna, in cui si legge il suo
nome; Angelus Coesius Episcopus Tu--
de r ti nu!- feci t anno Do/niiài6o5. Morì
benemerentissimo di sua sede per le be-
neficenze di cui fu largo, nel 1606 dopo
4q anni di vescovato e 76 di eia, veneu-
a34 f ^^ l> T O D
ilu sepolto presso il ri-iilellu,nell;i coppella le.erccaiulosi iiiRiMitn nlln visita ile' tngri
CPntiliz.ia e iirti ilotal.i. Me^^lio le molle- l.iiniiui, morì in Numi a* a*) ootembic
plici azioni l»iilnti>siinc ili «picsto vescovo "'•"f, p pi'» l'irili il fr.ilello »livrniie (iU*-
sono ilescrillc nel Ciit,iloi;u.<; ts. Tiidcr- lot-nU' \. Iiuli Alessandio VII lu-l iH'S
tilinrum l'rin-siilitm, die ms. è nella hi- ^li sostituì il proprio pnrcnic l'iclio M/
hliotecn B<ii l)crina e riporlalod.i Uj^liclli. l'.iclii nol)il(! sanese,monaco olivetano.d'e-
Ivi si lcgi;c quanto fu 7clnnle e pio pasto- simia prohit.'i, nel i673 traslato a Soan.»
io; quanto fu pi emmosoe maj^nillco per da Clemente X, che a'17 luglio ^li so-
li cattedrale e >iic siippellellili; (pianto stituì Giuseppe Inanelli n9l)ile di Jesi, ce-
lo sullecito pil clero secolare e regolare, lehre gitireconsiiho e assai versalo nclln
come per le monache; che trovando an- lingua greca, già inviatopontificiodiCle-
gosta la cappella del tempio di s. Foi tu- mente l\ a Luigi \l V re di Francia; do-
nalo,ovesi veneravano col suo corpo quel- pò aver con singoiar pietà e zelo ammini-
|i de'ss. Cassia Ilo e Calisto, ed i corpi delle slral.i la sua chiesa per 36 anni, arricchita
ss. Uomana e Degna vergini, nohiluicule dipreziosesiippellellili, morì neliyor) la-
la reslaniò,e quindi con solenne pompa sciando la «-uà coNpiciia e copiosa librerìa
necelehiòla traslazione a"5 maggio! 5t)(), alla piopiia faniiglia, nella (piale fu collo-
descritto il lutto iii''3 libri più sopra ri- cala quella splendida prolissa iscrizione,
cordali; che colloi ò con maggior decenza che riporta a p. 3 1 ?. illJald.issini nelle ^fc^
il corpo del b. Jicopone ricll.i chiesa sles- morii- di Jesi. Nello slesso 1 "oc) da Imola
sa di s. l'ortonato, e Irasfeiì ipiello di s. Clemente XI vi liasferì il cardinal Filip-
Filippo lìeniri dalla chie»adi ». Marco al- pò Antonio (riia/licri d'Orvieto, che li-
l'ultra di s. M.irin delle (irazie; che C^ice niiiiziando nel 1 7 1 4 ;>'> dicembre, il Pa-
."lainpare le antiche coslitii7Ìoni e i decreti pa a' "2 1 gcnnaioiyi') gli sostituì il fra-
.siiiodali.e l'ulfizio de'ss. Tudertini appio- Itilo Lodovico Anselmo nobile orvietano,
vaio dalla s. Sede. Fece una culleiionedi man ito in Fermo, vescovo già cU Veroli,
aiilichidiploiiiie moiiinnenli, e in nuovo e coi ipiale r//(^?//(f siìcni termina la se ■
aichivio ecclesiastico li pose; donò .|Ooo rie de' vescovi, e le Notizie ili Rortitt l.i
idilli al sodalizio della ss. Aimunziula a comincia, laonde con esse la compiili. Nel
vantaggio del maritaggio delle povere 1 y.jt) Girolamo Fornialiari bologncse.ed
tloii7elle e de'bisognus'; e per non dircal- apprendo dal libro, ^>c f'icariis fìasHi-
lro,coslru"i la via Cpsi,con piazza e l'onte o- eie /'////(V/z/z/c, che tale lo fece il cartlio il
iiioiiìmi a pubblico beiielicio e 01 na lo. Nel York nel 1 ^(Jo.dopo avere rinunziato il vc-
I ()u(i il celebre e virtuoso cardinal Mar- scovato, e perciì) nominato arcivescovo
cello Aa/j/c nobile romano, istituì il se- d'Anazarbo ////>/7rf//>«.v, indi per abito. ili
II. inario,con notabili spese l'abbricò il DUO- infermità nel noveaibre 1764. si dimise
vo convento ili s. Pietro a'nforinali mi- dal vicarialo di .s. Pielro. Nel 1 7G0 Fruii-
noli osservanti, fu muinlìco co'poveri, ri- rcsco M.* Pasini di Riiuini. A' 18 diceiU*
il)ini<i il clero, curi) l'islruzioiur religiosa brei77"d p. Tommaso Striizzicri di Si-
per lolla la diocesi; nel i(>"3i') Lodovico iiigaglia religioso passionisla. Mollo avrei
Cenci nobile romano, e persila morte nel a due di (|ueslo dolio gran servo di Dio,
iG38 vi fu da Gubbio trasferito il cardi che peli ."onorò con pubblici incarichi e
nal Ulderico Carju-^iui , che abdicando quindi colla dignità episcopale, il bene-
neh Gj3, gli successe il cardinal Gio. Hai- inerito, illusile, rigido e osservanlissimo
lisla ,////'(•// che eresse l'ospedale pe'po- isiiUilo de' pissionisli, coiue (picllo clic
veri, in Fr.itla da' fondamenti iabbricò in gioventù fu esempio •isittcrdili (oidi -
la chiesa |>arroC( liiale con casa pel vesco niloda bcucdi'llo \III nella basilica Va-
Vi», fece altre cose degne di egregio pasto- nana), iicll 1 virdilà a'religiosi (ventilo dal
TOD
fondatore b. Paolo della Croce), nella vec-
chiezza a'vescovi (con«agralo dall'arcive-
scovo di Sassari Viaiicini); se noti che mei
viela la bievità che debbo osservare, e le
proporzioni volute da'cenni storici della
città e vescovato di Todi. Però egregia-
mente e con copia di sapere ben vi sup-
plì il eh. e instancabile u)g. 'Francesco Fa-
bi-Montani (di cui anco nel voi. LXIX,
p. 37), avendo nel 184? pubblicato inMo-
dena, e dedicalo a nig.'Fiancesco INI.'Gaz-
zoli vescovo di Todi, il bellissimo Elo-
{^ìo florico di mg.'- Toìiinuiso Struzzìeri
ch'Ila congregazione de' passio) àsti, vr-
scovo di Todi. Pertanto, e anche per cor-
rispondere al promesso altrove, con l'au-
torità di tale hbro, mi limiterò a indica-
re: che Clemente XIII nel 1 ySg lo depu-
tò teologo di mg.' De Augelis vescovo di
Segni , quale visitatore apostolico della
Corsica, il quale nel 1764 tornando in
Coma lasciò il p.Struzzieri per vicario ge-
nerale, onde il Papa lo dichiarò vescovo
di Tiene in partibusj indi per la morte
del visitatore, egli nel 1763 fu nominato
a succederlo. Lungo sarebbe il direi di-
sagi da lui patiti, l'immense fatiche sof-
ferte , il gran bene laboriosamente fatto
nell'isola. Toruiitu tu Romanci i 770 Cle-
mente XIV lo elesse vescovo d'Amelia,
sede che da più anni vacava, e prima di
recarvisi terminò di scrivere l'Ufiizio del-
la Passione di Gesù Cristo. Subito si mo-
strò generosissimo co'poveri, ristorò l'o-
spedale, restaurò la cattedrale e le donò
uìolle suppellettili, visitò l'intera diocesi,
e nel 1773 soppresso il monastero delle
benedettine di s. Stefano, vi pose le mae-
stre pie; colle sue rendite e i'appplicazio-
ue di legati e luoghi pii, vicino all'episco-
pio fondò il seminario con magnifica fab-
brica, che poi terminò il degno successo-
re mg.' Fahi. Morto mg.' Pasini vescovo
ili Todi, Clemente XI V gli allìdò 1' am-
ministrazione della diocesi, e sì disse che
se il Papa non moriva 1' avrebbe certa-
mente fatto cardinale. Piccatosi in Todi
nel marzo 1774, ove già avca dato le mis-
TOD a35
sioni e perciò in singoiar slima, si die to-
stoa predicare, en riordinare le ammini-
strazioni de' luoghi pii, ed incominciò a
rifabbricare il seminario in forma gran-
diosa presso la cattedrale, e lo vide com-
pito nel 1779; formata la sagrestia, di cui
mancavano i canonici, a sue spese la fece
ornare e dipingere. Avendo la diocesi di
Todi un numero non piccolo di santi pro-
pri, e il vescovo l'asini avendone corretto
l'uflizio, l'amministratore fece stampare
le lezioni che non avea, e chiamò in To-
di le maestre pie; quindi Pio VI dalla se-
de d'Amelia, nell'epoca suindicata, lo tra-
sferì a questa di Todi. Intraprese la vi-
sita della diocesi, ma logorato e alfianto
da tante lunghe fatiche, santamente ntorì
a'2 1 gennaio i 780. Da tutti venerato, nel-
la cattedrale fu in modo particolare e col
corpo flessibile, deposto rimpetto l'alta-
re di s. Michele detto del ss. Sagramen-
to, coll'iscrizione riportata dall'encomia-
to biogiafo. Beneficati alcuni famigliari,
quanto avea dispose in opere pie, massi-
niea vantaggiodellasagieslia e della catte-
drale, ordinando il compimento del gran-
dioso baldacchino da luicominciatosopra
l'altare maggiore, e che ogni anno si ce-
lebrasse con musica istnimenlale la festa
della Passione di Gesù Cristo, avendone
ottenuta la recita con 8." per tutta la dio-
cesi: grato di tutto il capitolo, gli decretò
un anniversario perpetuo. La santità di
sua edificante vita venne convalidata da
grazie per suo mezzo ottenute da Dio. Pio
VI a'20 marzo 1780 gli iliè a successore
Giovanni Lotrecchidi Fano. A'22 dicem-
bre 1800 Pio VII nominò Francesco M.'
Cioia nobile romano e oriundo milanese;
indi a'22 settembre 180) da Amelia vi
trasferì Francesco M.^ de'conti Gazzolidi
Terni, già vescovo di Città della Pieve si-
no da'22 settembre i 79^: nel suo lunghis-
simo vescovato di 3 diocesi, come notai
a Terni, divenne il decano de' vescovi non
M)eno dello slato papale 1 he di tutto l'or-
be cattolico, e fu modello di episcopali vir-
tù e ili eroica foi lezia, dimoslrula in quc'
a36 T O G T O G
hitliiosissimi tempi che riconl.irono per evitare i pugnali di Mitridale. 7o/f^/o, /o-
cine Tolte ranliche persecuzioni. E^li (a {^iilus, vale vestilo di togn. Tn^nù cliia-
scmpic mirabilnienle splemlido e nllct- rnavansi coloro che nelle prrjtlturr, nel-
tiioso padre ile' poveri, i f|Mali hencllcò le coloiiir e n^'tiiunùipii ve!>livaiio toga
in vita e in nioiie, nella quale lasciò loro alla romana. Nel riparto geografico del»
quanto avca, tranne una somma «leslina- \' liti La fatlo da Augusto, secondo Plinio,
ta alla celebrarione di messe in suIlVagio la Gnllia Smoniti perde il nome ili Pi-
dell'anima sua. Pe'povcri e nella sua vpc- reno, ed assunse quello di Gallia Tn^a-
chia eia giunse a dimellere e vimuIltsì la lii: ah Ancona Gallica ora incipit To-
carro77aei cavalli;virlu()samente talvolta inalar G^////V/«'<f7i(/;o;« ///e. perchè fu coni-
diè loro anche le pioprie vesti. Co' suoi presa nella 6.' regione comporta dell'Um-
generosi soccorsi conlribminollre all'in- l»riaedeirAgroGallico.l''uchiamataGrt/-
cremento de' benefici istituti della cillii. Ha 7?»^;'^^/. per distinguerla dalla Gallia
IVr sua pianta morte il regnante Pio IX Coma fa e dalla Gallia Siihaljùna, e si
a' 1.4 aprile 18 jS gli sosliluì mg.' Nicola disse 7'<)^<r/^/ dalla toga, veste propria dei
ItosM di Foligno, già canonico e poi pri- ron)aiii coiicediila a [)opoli che l'abitava -
niicerio di quella cattedrale e lettore di no, come associali alla cittadinanza roma-
teologia dogmatica nel seminario, e suo na, e lo conferma Marziale: Gallia lio-
cameriere d'onore: morì nel fine di no- tnana nomine dieta Togac. E vero che
vembiei 8 j4- Q"""'' '' '"cdesiino Papa col nome di Togata fu chiamala anco
nel concistoro de' 2 3 marzo 1 8') 5 picco- quella Gallia, che i romani tolsero in np-
niz;ì) l'odici no vescovo lug. 'Giovanni Ilo- presso a'gnlli boi, ma il Sigoiiio saviameu-
sali di Ferentino, gi;i canonico di quella le crede che la Gallia Scnonia fu lai."
caHeihaleepro-vicariogeiieraledellaslei- nd averlo, perchè prima dell'altra rice-
sa diocesi, commissario della rcv. fabbri- vette i cittadini, ed i costumi de'romani
ca di s. l'ielro per le diocesi di Veroli, coll'iiso della toga. 11 di lei nome fu co-
Alati i e Fercnlino, dilénsore de'matrimo miinicalo in appresso a (piclle terre, che
ni, csauiiiialoie[)ro-siiiodale, nonché dot- i romani tolsero a'galli boi, e che confi-
tore ili s. teologia, e nell' uno e nell'ai- navaiio con t|uelle de'senoni. Quando poi
tre diritto. Ogni nuovo vescovoè lassalo Adriano cangiò forma di governo in tut-
ne'libri della camera apostolica in fiorini ta l'Italia, allora o poco dopo la Galliti
3 I 1 , ascendendo le rendile della mensa a Tngtjlij perdette airnlto tal nome, e ripi-
a5oo scudi. La diocesi >i estende perijo gliòcpiello di Piceno. Ttigtitti o pretesiti-
miglia, e comprende molli luoghi, e piii la fu 1' epiteto con cui distinguevasi la
di 32,)00 anime. commedia (di cui a Teatro) romana, o
TOG.A, Togti. Sovìn d'abito lungo u- quella i cui personaggi erano romani o
salo dagli antichi romani, manto o man- vestili di toga alla romana; per opposizio-
letto ampio e largo quanto bastava per ne alla commedia pallitilti. che indicava
ravvolgervi dentro lutlo il corpo lino ai la greca, e (piolla i cui inlerloculori eri-
pieiti, conqucsavi aiiclie la lesta, e si |)or- no greci. La toga e il pallio riguardnvau
lavn di sopra alle altre / Csti. Fra un pez- si come le due piìi caralteristiche dislui-
zo di slolVa quadrilungo e senza pieghe, noni del vestito greco e romano. Togtt-
due volle pili grande del /V///;V) (/ '.) dei fiirio fu so|)rannome o epiteto di autore
greci, il quale d'altronde era legi;ermen- di commedie romane o olla romana delle
te rotond(j al basso. Da ciò viene l'espres- tastile. Oggi '/Vii;// dicesi (piell'abilo lun-
«ione di i-estiti» tpiathtifo, usata il. 1 Ale- go, [iiii comuneinente nero, di lana, di
neo per indicar ta Ingo che lasciarono I ro- .scia, di velluto o altra sloll.i , che si usa
inani in Asia, cangiandola in pulito, onde colla BcrrcUa (/ .) di divulse tunnc^dai
TO G
componenti le magistrature municipali,
come il senatore e conservatori del Sena-
to Romano {P'.), distinguendosi la toga
del Senatore di Roma per la coda, essen-
do rossa con lama d'oro e nera, non che
óe Gonfalonieri, Priori. Sindaci [ f .) ed
altri del civico magistrato; da'componenti
le magistrature civili e crimiuuli, cornei
Giudici, Luogotenenti (/^ •), ed altri ma-
gistrati e uffiziali de Tribunali j da' Dot-
tori e professori dell' L niversità (^'.),e da
altre magistrature; aggiungendo i voca-
bolari della lingua italiana, eziandio dai
chierici, cioè non che propriamente essi
usino la toga, ma per parteciparne la for-
n)a de'Ioro abiti, e perchè la Sottana(^f^,)
fu detta anche toga, e così la Tonaca (f^-).
Dice Tertulliano, che l'uso delia toga pas-
sò a'romani da'pelasgi pel tramite de' li-
dii. Arlemidoro attribuisce l'invenzione
della toga, e l'uso d'interamente ravvol-
gersi nella clamide (o lacerna o paluda-
mento del quale parlai a Manto e arti-
coli relativi), all'arcade Tebeno, che la
porlo presso gli ionii;dalche venne la voce
con cui indicavano i greci la toga, chia-
mandola però talvolta anche Anaholeo.
Con quest'ultimo vocabolo si chian»ò o-
gni sorla di veste esterna, che posta sulla
camiciuola o sottana, serviva a circonda-
re e involgere la persona, da'Iatini delta
toga, e dagl'italiani Cappa (T^-), o guar-
noccia, veste lunga che si portava di so-
pra, forse lo stesso chQzimarra.Yìa Bion-
do da Forlì, nella Ro/na trionfante, ri-
cavo le seguenti nozioni, che innesterò con
quelle di allri. La toga fu così detta a ^we/i-
do , cioè dal difendersi il corpo , ed egli
crede, che come la tunica o tonaca fu una
\csle assettata al corpo, chiamata poi vol-
garmente soltana o robelta, così fosse la
toga il Mantello (f.) ampio e lungo che
si portava di sopra; e siccome la toga era
la veste propria de'romani, divennero si-
nonimi togi'/Zw^ eromaniisj menile il pal-
lio, che corrispondeva alla toga, era la ve-
ste ordinaria de'greci. Riporta Svelonio,
che Augusto arriugaodo il popolo roma-
TOG 237
no , e vedendo che la maggior parte di
quelli che 1' ascoltavano erano vestiti di
brune tuniche, chieses'era quello il popo-
lo che Virgilio prendea per Roinanos re-
rum Doniinos gcntenique togatam. Leg-
go poi nell'annalista Rinaldi, che il Co-
lore oscuro era inusitato e ingrato a'ro-
mani, e perciò Augusto dispiacente di a-
ver veduto vestiti a bruno una quantità
di cittadini, ordinò che da allora in poi
non si permettesse che alcuno stasse nel
foro o nel circo se non togato. TutlavoU
ta attesta lo stesso Uinaldi, che Augusto
poco prima di morire fece distribuire to-
ghe e palili, vesti de'romani e de'greci,
avendo proposto la legge, che i romani ve-
stissero e parlassero alla greca, ed i greci
alla romana. Mollo prima si usava il pal-
lio in Italia, ancorché non fosse accetta-
to da' romani, per cui scrive Plinio, che
a'rei severamente banditi si levava in pe-
na la toga, e si vestivano del pallio, come
d'abito pellegrino o forestiero; e pel con-
trario diveniva reo di pellegrinila, al ri-
ferire di Svelonio, lo straniero che col por-
tare la toga avesse voluto comparire ro-
mano, venendone perciò spogliato e in-
terdetto dall'acqua e dal fuoco. Nondime-
no non era vietato a'romani il pallio, a-
vendolo usato Scipione nel ginnasio, Ca-
tone giuniore mentre giudicava, e Tibe-
rio gettata la toga vestì quasi due anni il
pallio. Da' pagani furono chiamati i cri-
stiani non solo impostori, ma greci per-
chè vestivaco il prt///o filosofico di colore
oscuro. I cristiani lasciala la toga adotta-
rono il pallio filosofico, per quanto dissi
a quell'articolo, {)erchè in certo modo cor-
rispondeva alla toga de'romani, ma a po-
co a poco fu daTedeli dismesso il pallio,
il (juale rimase a'monaci. La toga era veste
comune agli uomini e alle donne, ma le
persone disliute e senatorie portavano la
toga pretesta, cioè iulersiata di Porpora
(/ .) ; le altre persone di volgare condi-
zione usavano la toga schietta. La toga
prelesta era una veste lunga, bianca, li-
stala d'inloruo 0 piuttosto orlata di por-
a38 T O G T O G
|)orn , clie sopm la Tttiiicti in |M'incipio (limintiìlnd.tirnsojsirorniandola collnrre-
l'oi lavano i figli e le figlie ile'*eiiuloiì lu- la. Le picgulure dcllu Ioga cliiaiiiavaii<>i
inani sin9 nll'elà di i 7 anni, perciò regi- balu-i ed itnil>tmcs, e di tali inciespatu-
shala da LI[iinno fra le Tcsli puerili; in re parlai a Stola. Era la toga più o me-
&egnito l'usarono pure i sacerdoti, gli nti- no ampia, seconilo il capriccio o la f.icol-
guri, i uingiNliali, i prelori, ed i .sen:iliiri tà di tiiisciino, rpn-lia de'poveri era .strel-
filejtsi nelle solennilii e ne gitici Ili pnl)l>li- la e corla , e cliiainavasi Inffiilu o Infili
ci; ma il pretore la dimelte va nlloicliè do • arda. Orazio rimproverò il liberto Me-
vea pronunziate la condanna d' alcnnn. na,ili spazzar le strade con una toga liin
Si concedeva la toga ptetesta a' giovani ga quasi rj briccia. Si vede nc'inonumeiili
d'illusile (ondi/ione in Roma a una cer- scendere la tonaca o tunica fino a'tallo-
taelà,e alltua erano ammessi nell'asscin- ni senza toccar terra. Essa ponevasi sopra
LIee puliMiclie e anco nel senato se figli la tunica, ma ne' primi tempi di Kuin.i
ile'senatori. I fanciulli uolnli romani de- portavasi senza, ed allora dormivasi col-
ponevano la Bollii d'oro (di cui riparai la toga; per memoria del f|ual uso, nelle
a SurERsTiZio>F. pei quella clie vi conte- cercmonie nuziali degli .Y>ris<///:/,gli «po-
neva), che li di>(ingucva dagli altri, e as- si novelli la poltrivano nei giorno delle
sume^ano la toga virile. La Ioga senato- nozze e nelle feste nuziali, e inoUre sten
ria, di cui riparlai nel voi. LXI V. p. 4^, deasi una lognsid talamo. Ne'primi lem-
per avere il Laticlavio(} .) si cliiauiò lo- pi portavano la toga anche le donne, ma
^<7 /<7//r/rtt'/.v e r7<7iv7/^. Adriano volle che in seguilo l'abbandonarono per prender
i senatori e Cavalieri {^J .) romani seni- la palla (cpiasi un pallio o inanlello sul-
pre comparissero togali in pubblico, tran- la tunica, e ne feci parola nel voi. LW,
ne se venivano d<»|la cena d'alcuno, ed e- p. 61), o la .S'/n/./ (/ .); la conservarono
gli essendo in Italia incede sempre toga- lesole cortigiane, e le adultere fuionocoii-
lo. Togati e palliati giacevano i convitati dannate a portarla. L'indossarla toga eia
ne*/jr/7//:7'ero«v'//i, e ne Uatta pure J. Al- pegli scliias'i delitto, onde ne'saluinali
sloi Ho, De Ja'cIÌs et de TacìÌcÌs ì-cIc- niuno la portava, perchè in quelle feste
/•/////. Amslelodami I 7o4- Severo Afio in- i padroni si confondevano con essi. Non
vitato a cenare con l'imperatore, ed es- potevano portai la nemmeno i cittadini
stndovi andato pallialo, accortosi del suo cui era interdetto il fuoco e l'acqua; i sup-
errore, depose il pallio e vestì una toga plicanli la raccoglievano al di sopra delle
dello slesso imperatore. Era perì) co*a spalle; in casa e in campagna non si por-
ronliai in alla |)iilitezz.a, di recarsi al bau- lava. Essendo stala assalita Gabio da'nc*
riletto colla toga nera, perijuanlo poles- n)ici,inentregli abìtanlistavano celebian-
he esser bella. Narra Svelonio che le lo- do un sagiifizio, iiulosiarono tosto la to-
ghe costumale da' consoli romani erano ga , mosseio a combattere e riportarono
di 3 vari colori, pi opoizionate all'oppor- vittoria; e siccome si cingevano con quel
!unitiide'tenipi;la i.'eiadi [101 poraecon- vestilo in modo loro proprio, conducen-
sngrala agli Dei, la 2. Mi porpora cangiali- do sul davanti il lembo che pendea sulle
le,la 'j.'di coctothc conservavasi nel lem- Sjiallc, cosi tpiesta forma di cingersi di-
pio di Giano e s'indossava anche per an- venne di felice augurio; e da ciò venne
nunciare a'pojioli l'inimineiilegiiena. M. la relativa espressione bgurata tanto co-
Antonio filosofo entrando in Italia, appe- niune presso i Ialini autori. Alla gabina
na pose piede in Ibindisi \esti la Ioga e cingeansi anche i consoli quando apriva-
la fece Hs«iiniere a'solduti. l'er l'ordina- noti tempio di Giano. Nel campo di b.»l
l'io la lo^n era bianca , e nelle occnsioni taglia non portavasi mai la toga. La t<>^<i
di ponipa ne aumenlavano la bianchezza ]>ura era l'ordinaria; la io^a prclcsta era
T O G
bianca con orlo di porpora, ma nella so-
l.i parie circolare. Gli epiteti di pietà o
yv///«/27é7fecerocredeie che le toglie trion-
fili a cui si davano t'ossero dipinte o bor-
date o adorne di palaie; tua Feslo dice
essersi nomata tcgii piita quella che pri-
ma chiamavasi semplicemente toga pur-
purea^ benché al dire d'alcuni non vi si
os'»ervasi«e alcuna pittura, i consoli il i.°
giorno di gennaio, e gl'imperatori nelle
pubbliche ceremonie, vestivano la delta
toga trionfale o di porpora: Paolo Emi-
lio e poi Pompeo ottennero il privilegio
di portarla negli spettacoli. Qualunque
fosse il nome o epiteto della toga, nulla
cangiava la sua forma. La l'itreneva d'una
stoda trasparente; la candida era quella
il cui candore era stato rilevato con ap-
parecchio di et età, e veniva indossata da-
gli aspiranti a qualche carica, che perciò
appunto chiama vansir<7/<<^//<7<^///,v()cab<jlo
restato a significare per iniilazione quel-
li che aspirano e pretendono cai iche, ma-
gistrature o simili. La toga, pidla. o atra
indicava Lutto, tristezza e miseria; Plinio
chiamò i poveri puUatuni ìwiìuiìuni ge-
nus, e Quintiliano li denominò ^;/^//rt/«^
circuliis, pallata turba. La toga ra.sa eia
di panno raso e senza pelo, the conside-
ra vasi come molto fina. La pcxa era di
stolfa densa e pelosa, atta a riscaldare, ed
usata nel verno. La forcnsis ei a quella a-
doperala dai legali : Simmaco parlando
d'un avvocato stato esptdso dal fliro di-
ce , che togae forcnsis honorc priva tus
cstj Cassiodoro chiama la condizione di
avvocato, togata di gnitas j ini Apuleio sa-
tirizzando i forensi li appella, fj^/o^^ir/T.? to-
gati. Il Buonarroti ntW Osservazioni sui
vasi antichi di vetro, eruditamente trat-
ta della toga , sua forma antichissima e
forma al tempo del principio dell'impe-
ro e quindi de'bassi tempi, per cui ne ri-
caverò un sunto. Egli dice che la toga fu
un panno aperto che si avvicinava alla Ci-
gurii rotonda, il quale si avvolgeva intor-
no alla persona. Sul principio era angu-
sta, si fece abboDdaiitissima di panno, e
TOG 23r)
per maggior grazia e più decoro piena
ili pieghe; d'alcune delle quali unite in-
sieme per lo lungo ne formavano duegrup-
pi principali detti seni, uno chiamato se-
no superiore, il quale cominciava di sot-
to il braccio deslio e saliva alia spalla si-
nistra, sopra del quale verso il mezzo con
alcune pieghe riprese e riboccatevi sopra
si formava l'onìbelico; l'altro seno o ra-
gunala di pieghe veniva giù dalla spalla
sinistra, a tira versa va per dinanzi, arriva-
va verso il ginocchio destro, e si denomi-
nava seno inferiore: si accomodava que-
sta toga colle sue pieghe con grandissimo
studio, per quanto si vede d.ille statue to-
gate, che appariscono perciò sì belle, e si
trae da Quintiliano il modo più decente
di portarla, e coloro che in quelli» manie-
ra l'accomodavano colle pieghe, forse fu-
rono delti vestiplicij e perchè poi ella si
conservasse così bene jiggiustata e [)cr po-
tersela mellcre più presto e facilmente,
eravi l'uso di tenerla sopra d'un legno fat-
to apposta, il quale dalla sua forma chia-
mavasi croce, i seni non erano il laticla-
vio,come crederono diversi eruditi, i cl;»-
vi essendo cuciti e sovrapposti alla t(jni-
ca. La toga ne'bassi tempi fu portala sul-
le due spalle, ma ne'tempi di miglior gu-
sto lasciava per lo più libero il bi accio ile-
slro , e solo un lendjo della toga girava
per di dietro in alto dalla stessa parte sul-
la spalla, dove ne appariva davanti un po-
co. Verameule il portar la toga in manie-
ra die coprisse le due spalle, il petto e
libraccio destro, fu usalo anticamente, ed
in questa forma è fatta la toga pietà dei
trionfanti, ed era co>ì chiamata a cagio-
ne de'Iavori ch'eranvi sopita. La toga an-
dò in disuso da'tempi de' primi impera-
tori, venendo ad usarsi invece la lacerna,
abito pure esteriore e da mellersisulla tu-
nica, simile al nostro ferraiolo, o pure la
penula che succede colla lacerna alla to-
ga e die origuie alla Pianeta (^^.), per-
chè per l'abbondanza del panno fu det-
ta pianeta, adoperata da'senatorì in cit-
tà co laticlavi di porpora. Della lacerna,
2 io T O G
o clamide o pnludamento parlai al citato
nrlicolo ìM*sTo e alliove. La penula fu
nnche veste per difender&i dui sole e dal-
la piogì^ÌH, e fu pure talvolta delta lacer-
na, ovvero jmllio e mozze t In, da Com-
modo venendo sostituita alla toga , e fu
pure mantello militare. Uuonarruli non
conviene the dalla toga originò la penu-
la, e che sotto Diocleziano si al>bandoiiò
la toga e si adottò la penula, corrispon-
dente quasi all'odierna Croccia ( / '.). Tut-
tavulla la toga si ritenne e fu adoperata
per abito civile in certe hinticni e iolen-
nilà, anco ne' tempi più iiii'eriori e bas^i
nel declinar del IV secolo, al cui tempo,
scrìve s. Girolamo, i giovanetti declama-
vano nelle scuole colla toga, e sebbene ca-
duta comuncmenlein disuso, e abbando-
nata nelle declaniazioni dagli oratori, pu-
re gli artisti continuarono a vestirne i ri-
tratti, ed esprimerli iu quell'abito più de-
coroso della lacerna e della penula suc-
cedute alla toga. Aggiunge liuonairoli
sulla veste consolare de'trionfanti, che la
ioi^d pictii fu piopiia di essi soli insieme
alla tunica palmata, indi venne concessa
anche ad nitri, e specialmente a' pielori
piesidenli de'giuochi, ed a'consoli; essen-
do la principio ubbomlante di panno, di-
poi per maggior facilitii di portarla, e [)cr
non avere un peso soverchio ad(lo>so, e
per essere piena di ricami, onde Claudia-
no chiamò tali vesti rigcntcs fogne gra-
ìtx auro trahcas, fu ridotta di mano in
n)ano ad ima forma più angusta e final-
niente a una semplice striscia, che perciò
si disse lanini. Si poneva sulle spalli-, ri-
cascava sul petto, e girando per la parte
didietro ritornava di nuovo davanti giù
basso. Era di porpora, e S4jpra ricamata
o tessuta d'oro con vari lavori di (ìgiire
crnppie>c-nlaii7e:sillatti ricami somiglian
do alle piume degli uccelli , anche nella
varietà decolori, furono detti opm jìlii-
iitiilinii Ojilitinariuni. anzi il vocabolo si
estese agli altri ricami di diderenle dise-
gno,cgli stessi licaniiitori si denoininaro-
uo /;/<</>/<//•//. Dtllu U'i^a jiicla, ubilo dei
TOC
trionfanti, il Buonarroti riparla nell'^^ •
n r\-iizii>iii sui nirtitif^liiiiii, dicendo eli'
[)rima era tutta di porpoia.e poi si coaim
CIÒ ad arricchire di vari fregi e lavori di
ricamo, laonde pel peso e per l'oro non
polendosi accostai bene alla persona, lu
ridotta a una figura stretta e iienza [)ie-
glie; ed in seguilo alleggerendosi vieppiù
si ridusse quasi a niente ne'lem|>i bas^i,
e ad una fascia di varie pitture abbellita,
colla quale vedonsi ornali gl'imperatori
e i consoli di tale epoca, avvolta nelle spal-
le simile a una clamide aperta, e solo dif-
ferente nel mododi [lortarl I e nella quau-
tità de! panno. Usandola gl'imperatori pel
continuo consolato che pigliavano, fu da
loro pai tecipata con molle altre vesti d'o-
nore a'supremi prelati delle cinese, par-
ticolarmente della Grecia. Finalmente in
breve accennerò quanto della toga scris-
se il p. Bonanni nella Gerarchia eccle-
siastica considerata nelle K'ésti sagre e
( ii'ili: cap. 26, Quale fosse la Ioga iLsa-
la (hìgli antii Ili. L'uso di portarla iuime-
dialamente sul corpo fu comune agli ebrei,
ad altri popoli, a'greci e agli abitanti del
Lazio dopo la fondazione di Roma, e man-
tenuto pnsso molti. Divenuta la toga tra
i romani d'ogni condizione comune o'due
sessi, gli uomini l'u^alono lunga sino a
mezza gamba, le donne sino al collo del
piede. l"'u costume costante sì presso gli
ebrei, sì presso i romani, di vestire di la-
na bianca , contentandosi del suo colore
naturale, senza cercare altra tintura e co-
lore. .Ma pressoi romani que che aspira-
vano a qualche carica comparivano eoa
veste piii bianca delle comuni, perciò det-
ti candidati, della qual veste scrisse Isi-
iloro: Toga candida, eadeniifuc creta ta,
in qua candidiliel inagistratunt ftetcn-
tes aniliiehant addita creta, qua candì'
dior insignionjur essct. Al che alluden-
do Persio ilisse: Qiuni dm isliianlenu re-
tata amìiitin! Sulla toga, delta da alcuni
pure tonaca, tanto gli ebrei che i romani
sovrapponevano sulle spalle il pallio, e n-
pùilQ lu fjguia di M. Aurelio così vesti-
T 0 G
lo. Introdollosi tra'romani il lino, si ag-
giunse alla toga per delicntezza e polizia
altra veste della tii/iica in latino e in ita-
liano tonaca, ed era inleiiore, più corta
della Ioga, In (piale nuova veste inimedia-
taniente veslì il corpo e si duplicò, anzi
talvolta liiplicò e quadruplicò. Tanto la
toga, quanto la tonaca fu costume di por-
tarle con Cintui-a o Fascia {J .), biasi-
matoe titupeievoleessendo tenuto ilcon-
Irario uso, sebbene il Ferrari, De re s'e-
stiaria, sia d'opinione che solamente in
guerra usandosi la toga si cingeva per es-
sere |)iù agili nel combattere. Afferma il
p. Boiianni, elicgli apostoli, essendoebrei,
usarono la toga, e che la veste comune-
mente usata da'prirai chierici pariuieuti
fu la toga o tonaca, non però lunga sino
a'piedijia quale in progresso di tercpo di-
venne talare, cioè una veste lunga sino al
tallone e colle maniche, che prima o non
\i erano o si estendevano solamente alla
metà del braccio, inclinandoli p. Douan-
ni a credere, che se le toghe furono sen-
za maniche, il clero le portò colle mani-
che, ovvero se la toga ne (u senza, alme-
no usarono i chierici altra ton.ica interio-
re con maniche, al modo come vestono
gli orientali greci, armeni, maroniti esi-
mili. Dissi a MozzETTA, che anticamente
fu adoperata sopra la lacerna, e che le an-
tiche immagini de' Papi furono espresse
in toga e col pallio. Ne'vol. XXX Vili, p.
12 3, LXIX,p. 1 8g,ricordai dove feci men-
zione della questione , se Cedant Anna
Togae, se debbano preferirsi le armi al-
le lettere, e se più nobdi e più degne del-
la Spada, sono la Toga e le scienze. Di
questo grave argomento tra gli altri ne
trattano: Chevigni, La scienza delle per-
sone di spada e di toga, Venezia i 720.
Il gentiluomo del Muzio, ove della no-
hiltà delle armi e delle lettere si dispu-
ta, fjfual sia la maggiore? Venezia 1 565.
Giovanni Lanlerbacht, De armis et Ut-
teris, ac de praeccdentia niilitis et do-
rfóri.9,Viltebergae 1 595.EnricoGebbard.
Oratio de nobili prohleniata , lillera-
VOL. txxvi.
TOK. 24t
rumile an vero armorum gloria illu-
strinr, et uti'orumnam praestantinr u-
sus? Geraei6i3. Gio. Angelo Berniera,
Discorsi problematici, se sia meglio ap-
plicarsi alle lettere oppure all' armi?
Lipsia i6g+. Cristoforo Lanfranco, U-
trum sit praefercndus miles an doctor?
nel Tract. Jiiris, l. 4-
TORAT (Berisan Armcnorwn) .(l\l'
tàd'Armenia con residenza vescovile nel-
l'Asia Minore, pascialatico della Turchia,
nel sangiaccato di Siva, il quale compren-
de buona porzione della Galazia e del
Ponto, ed una piccola parte dell'Arme-
nia aulica, abitato da'turchi, da'turcoma-
ni e dagli armeni. E situala in una val-
le profonda presso la sponda sinistra del
Kizil-Ermak, che vi si varca sopra un
lungo ponte. Sorge in forma d'anfiteatro,
ed è una delle più grandi città e più com-
mercianti dell'Asia Minore, la più impor-
tante del suo sangiaccato: esteso è pure il
suocommercio di frutti. Sulla sponda de-
stra del fiumesono rupi altissime escosce-
sissime, dove sta un vecchio caslello ca-
dente, che servì di prigione a de'france-
si presi in Egitto. Le vie quantunque iu
parte dirupate,sono bene insiniciale, cosa
rara iu quelle contrade. E" Tokat città
grande, e rinomata per le sue fabbriche
di batteria da cucina , e altri oggetti di
rame, di cui provvede l'Asia Minore; fab-
bricandovisi pure stoffe di cotone azzur-
re e seterie. Quivi è il ritrovo delle ca-
rovane di Smirne, Erzerum , Bagdad e
Costantinopoli. Forma Tokat l'appannag-
gio d'una principessa delia famiglia im-
periale, ed è amminiUrata da un mulsel-
lime da un cadì.Vi si contano circa rq.ooo
case e 120,000 abitanti, fra 'quali più di
160 famiglie armene cattoliche, e quasi
c)00 non cattoliche e più di 5o greche.
JXel I 82 5 provò un violento terreraoto,dal
quale patì moltissimo danno. Giardini e
vigne coprono i dintorni. Commanville
ntW Histoire de tous Ics Evescìiez, la di-
ce sede vescovile della provincia ecclesia-
stica di Lazica o Lazico o Mingrelia, chia-
16
a4» i < > 'v
in;ila aiiclic Colcliiilc o iilnicno die f.icc-
\:i |)iiitc ilclln Culcliidc, ed i |)0|)oli clic
onlicamcnte l'iihilavaiio erano ntlnccnlìs-
sìmi alla iTlìgìoiic cii&tìaiin. Era allrcs'i
pi'0\iiicìa occlcsiaslica (Iella diocesi d'ihe-
ria o Ci(>riiii7, sogpelln a! riieliojxilitano
di Cesareo c|uale esaica di lulto il J'o/i-
/(>. alili alti ilxieiulula a (jiiclli il'Ainasia
tneliO|iuli ócW'J-'liiiojHiiito. ISIeglio è ri-
conoscervi, secondo alhe nolizie, Trchi-
ioìulti per meli iipuli della Lamica, ed in
conseguenza della siifliaiiiiiiea sede di To-
kal o Tocat, Tociitiiiìi. />'( / /ay/^ come la
chiamano alcuni geografi, non dovcndo-
t>i confondere , né con JJcrisso (J .) sof-
fi aganea ili Sebaste, ch'ebbca vescovi Eu-
fittnio, Kiislazio, K., Giovanni, Proclo e
Callinico; né con Coiiunm l'untuti (/'.)
sullraganea di iNeocesaiea odi Trebison-
drt, cli'ebbe a vescovo s. /Messandio mar-
tire,acui successero Pioliniio,l'ulro, Gio-
vanni I, Teodoro, Giovanni II. Oiii-ns
cìiristiimus, 1. I, p. 433 e 5i6. !l Bau-
drand, f.c.ricoii ^io^iiij)ìiicunì , diiania
Tokat, Tdcluiln, lociili)^ ciltìi di Cap-
padocia presso il fiume Lieo, già sede di
un satrapo, tra Neocesarea e Comana,
e appellala pure Neocesarea. Il vescova-
to greco di Tokal, da Coinmanville det-
to [)iire riH'ìuitzitzl, fu eietto nel secolo
1\, come la sede tli Tocìnitzicrlzi , siif-
fraganco della metropoli di Trebisonda
esarcato di Lazico, e da lui ancora si di-
te credula Nvocesarca o lùidossin (/'^.),
ma è diversa da esse. Aggiunge, che vi fu-
loiio due vescovi greci di Tiudiuin nel-
r esarcato di Ponto J'olcniniìinrn, To-
i(it-Zilzi e T(u<it-Zi\rtz{, e che in se-
guilo Tnciitiini divenne ai ci vescovato o-
nurario. Dì più dice, che vi fu l'armena
provincia ecclesiastica di Thucat solto il
]ialiinrcnto ó' K.i niinzlit, con la sede or-
tivi'scovile di riiocnt (\\ Cappadocia, ri-
siedendo l'arcivescovo nel moiiasicio di
'i'Iiivalavanch o s. Anna,aveiite pei sul-
h aganee le sedi armene di Muzianzo, Mar-
(liisvan o Maisunnavanch, e di Neocesa-
ira. Anche il p. Muco , Mutilili J'/>ino-
T ( ) L
pntuum, registrò tra' vescovi sulTrngancì
di Trebisonda, lOiliiit-Ziizi e Torlmt-
Zicrlzi. Al presente Tokal, litri san y4r-
//icn(ìrum, è una sede vescovile ormano •
callolico, di cui è amministratore perpe*
tuo nig/Gregorio Pietro \ III Der-Asdna-
z.uliian patriarca di Ciliciii, di cui iipar-
l.ii a l'ATniAnc\To Anvir^d, e nel 1 8 f 5 ne
divenne sulhaganeo l'attuale mg.' Igni-
zio Calepegian vescovo in parlihus i\' \.-
masia , cmi chiesa pubblica e i suddetti
eallolici. Fino al 184.4 era stato dal pa-
triarca piedeces>ore tlell* odienio incari-
calo deli'auiniiniktiaziune di Tokal, Se-
bastee altre città vicine, mg.' Michele ar-
civescovo di Cesarea di Cappadocia in
parlilnis, il cpiale vi si era portalo a ri-
siedere dal IMoiite Libano.
TOLliDO GiovA>.M, Cartìinnlr.^a-
lo in liigliilleira, professò Ira'cisleiciensi,
dove essendosi distinto per santità di vila
e per eccellenza di dottrina, per cui non
vi fu scienza in cui non fosse insìgnciuenle
ver>ato,a couleinplaiionedel raro suo me-
rito, liinoceiizo IV nel dicembre I 2^4 '"
Lione lo creò cardinale prete di s. Loren-
zo in Lucina, e fu uno di i|uclli che pe'
primi vcnucro decorali del cappello ros-
so, ed Urbano IV neh 261 lo fece vesco-
vo di Porto. Dopo essere stillo mediatore
della pace Ita liinoceiizu I V, ed ICiinco III
re d'in^liilleria, fondò in \ ilerbo il mo-
nastero del i'aiadisu perle innnachedel
suo ordine, dalle quali passò u'minori os-
servanti, ed altro simile suburbano u Pe-
rugia dedicato a s. Giuliana, ove collocò
8 inoli ncbe che lece venire di Francia pel
buon rcgol.imento delle religiose che in
numero di 4^ solennemente v'introdus-
se e della pi imaria nobiltà, che dalla cat-
tedrale furono accompagnate dalclero.dal
senato e popolo perugino. Queste religio-
se a |)erenne gratitudine st.ibiliioiio a'
I 3 luglio tunciali anniversari con divolii
pompa, e onorata comiueuiurazione nel
capitolo di sì insigne benetàllure. Alessaii-
ilio IV gli die incombeiua di Irasferiiele
suore pcuilculi dulia chiesa di &. Maria so-
T O L
pia .Minerva ili Roma, a quella di s. Pan-
crazio. Nella scilo vacante avvenuta per
morie di Clemente 1 V,e che fu assai lun-
ga, si adoprò con impegno per l'elezione
diGregorio X.Celebrando questi nel 1274
il concilio di Lione 11, ivi mori il cardi-
nale e fu sepolto nella chiesa de'domeni-
cani, dopo avere assistito a 4 conclavi,
TOLEDO Giovanni , Cardinale. V .
Alvarez GiovAìv.\i,ed il vol.LXV,p. 2 3q,
242 e 246.
TOLEDO Ferdinando, Cardinale.
Spagnuolo della nobilissima famiglia de'
conti d'Oropesa, insigne per santità di vi-
ta e per eccellenza di dottrina, in cui eb-
be a maestro e guida il celebre domeni-
cano Pietro Solo; dopo avere ricusato 0-
norifici impieghi e lucrose prefetture ot-
fei tigli da Filippo II, ad istanza di que-
sti Gregorio XIII a' 2 i febbraio iSyH Io
creò cardinale prete, ma egli rese umilis-
sime grazie al Papa della compartita di-
gnità e non si potè indurre a vestir la por-
pora. In falli giunto nella Spagna l'able-
giito e cameriere ponti Hcio, col breve a-
poslolico e la berretta cardinalizia, chiese
3 giorni di tempo per rispondere, ne'qua-
li fece a Dio incessanti e fervorose pre-
ghiere. Indi per sincera e profonda umil-
tà, rinunziò il cardinalato, e rimandò in
Roma l'ablegalo carico di preziosi doni.
Ma il Papa, dopo aver altamente com-
mendato in concistoro tanta modestia e
virtù, dichiarando esserne slato molto e-
didcato, si dolse del re alle cui richieste
l'avea esaltalo, senza prima informarsi di
sua inclinazione, e propostogli un sogget-
to alieno dalle dignità e onori della Chie-
sa. Filippo II si scusò col Papa, dicendo
che non avrebbe mai potuto supporre che
un suo suddito, benché di vita assai e-
semplare e di casa illustre, fosse di lauta
sublime virtù da rifiutare un grado cos'i
eminentejda tanti ambitoesospiralo. Fer-
dinando Toledo restando fermo nel suo
proponimento, scorse quasi tutta la Spa-
gna, predicando l'evangelo, e insegnando
aTaucìulli e al popolo la dollriua crislia-
T O L -i.j3
na, compiendo santamente il corso di su.i
vita in Oropesa neh ^qo, di 70 anni non
compili, ncH'alto di |)redicar la divina p.i-
rola, e fu sepolto nel monastero dell'lm-
mncolata Concezione, lasciiitoda lui ere-
de di tulli i suoi averi. Altri simili esem-
pi celebrai a Porpora cardinalizia.
TOLEDOFrancesco,CV//y^///(7/(\ Ven-
ne alla luce da onesti genitori in Corda-
va di Spagna, dove i suoi rari talenti, la
profonda scienza nelle facoltà filosofiche
e teologiche, e la cognizione delle lingue
orientali, gli meritaronoda Domenico So-
lo, gran luminare dell'ordine de'predica-
tori, il titolo di prodigio d' ingegno, e gli
ottennero la cattedra di filosofia nell'u-
niversità di Salamanca, nella quale si ac-
quistò il credilo di uomo il più dotto della
Spagna, quantunque non oltrepassasse 23
annidi età. Questa carica non cont'erivasi
che a persone provette, e di gran fama e
merito. Perseverò in questo udlcio soli 2
anni, con istupore di chi fu suo scolare.
Vestito nel i558 1' abito religioso della
compagnia di Gesù, mentre era già sacer-
dote, dal generale s. Francesco Corgin fu
chiamato in Roma e destinato a leggere
filosofia e teologia nel collegio romano ,
nel qual impiego superò di gran lunga l'è
spetlazione che di sua abilità e talenti erasi
formata, onde furono chiamali da vane
parli 3o giovani gesuiti per ridurli sotto
la sua disciplina eccellenti maestri. Ven
ne in progiesso di tempo deputato a reg
gere e governare diversi seminari, e tra
gli altri il collegio germanico. La facon-
dia ed eloquenza di cui die saggio nel mi-
nisleio della predicazione della ili vina pa-
rola, gli guadagnò il cuore e la stima di
tutta Roma e del sagro collegio singolar-
mente j onde s. Pio V non ebbe diltìcoltà
di eleggerlo, a istanza del cardinal Aldo-
brandini (il cui fratello fu poi Clemente
Vili) amicissimo del religioso e grande
ammiratore de'suoi pi'egi, \a predieato-
re apos Colico fH(l\z\o cheavea stabilito nel-
la compagnia di Gesù per l'amore che le
portava. Come notai ncll'indicalo artico-
a44 'f t^ L T O L
lo, il) la! niinislero clic esercilnvnsi nlln- re loologo econfrssore. Qiie<;lo Pupi, non
la con assai inn^i;ioiri<'(]iif 117(1 (Irll'ntlitn- n'iiza cnntnuUli7Ìnnc e npiiminnyn del |>.
le liso, pnscvcrò sotlo (J Popi poi più di Toledo e «le'gpsuili suoi coricligios i, nt-
20 anni, con somma sua lode e pari e- teso il volo di non acccltaru di^nilà ec-
dificarione e vanlnqgio degli uditori, die clesiasliche, a' 17 settembre i5q3 lo creò
nmmiiavnno iie'suoi diseorsi l'eccellenza cardinale prete di s. Maria inTrnspon-
della dotti ina, la profonditi» del sapere, tiiui, per cui fu il 1 .° cardinale i^csuit.'i; ma
ladisposizioncdell'ordineela maviri del- ipiaiituiwpio cainl>iasse l'.ihilo, ritenne i
le sentenze; laonde i continuatoli ili Ciac- >uluosi cosluuiireligiosi. A PuiiroRACAit-
coiiio e Giano Nicio Eritreo non dubita- dinalizia ricordai l'energica e dotta let-
rono aflTermare, die Ira (|uanli predicato- tcra cbe il cardinale nel ijoÌ scrisse al
li ravcanoaquciraugustocoiiscsso prece- Papa, poicbè lu sincera sua umiltà lo de-
dalo, egli su lutti riportò la pahna. Piatto terminaronoa fervorosamente siipplicar-
<]uindi teologo della pcnilenzieria e con- lo, acciò si degnasse acceltar la rinunzia
{oliorcdel «. oHizio, venne continuamente della porpora e ridurlo di nuovo a vita pri-
assediato da'ricorrenli, die a lui recava- vaia e religiosa, esponendo! forti motivi
no le più intrigate questioni da risolvere, che l'inducevano a siffatta risoluzione; lo
e Io consultavano ne' loro dubbi, a'<piali die se valse ad accrescergli il merito, non
soddisfaceva con tal dottrina ecliiarczza, gli toNcla dignità, restando feimoClemen-
rliegran nomeac(jui>tossi pressoognicon- te Vili in negargli quanto bramava. Ao-
<lizionedi persone. Indi d'ordine di s. Pio che il p. Hartoli nella Storili lìcllti coni'
V accompagnò il celebre cardinal Coni- pns;iii(i(U Gcsìi, t. 3,p. 3?., riporta la let-
inendone nel viaggiodella Germania in- tcra del cardinale, eia pontificia risposta
feriore e superiore, e in Polonia, quale negativa. Il Papa l'ebbe a suo privato con-
legato a Massimiliano 11 imperatore, pie- sigliere ne'più ardui e gravi affari del go-
ciptiamente per trattare nego/i riguar- verno della Cliiesa, né si discosto mai da'
danti Cosimo l granduca di Toscana. Ivi suoi sentimenli, e principalmente ucll'as-
ancora si acquistò la generale eslimazio- soluzione d Enrico IV re di l*' rancia, in
ne, non meno per la sua prudenza e pietà, cui il cardmale fu per la parte afferma -
che perla segnalata scienza incoi risplcn- tiva.e confortò Cletnenle Vili ad appro-
deva. Gregorio XIII l'inviò nelle Fian- vare la conversione di (pici monarca al
(Ire, ove coll'elììcacia del suo sapere ri- cattolicisnio; lo che seiiibrando strano a
diHse molti eterodossi al seno della chiesa un allo personaggio, foce tliic al cauli-
cattolica, e tra gli altri convinse Michele naie, che s'egli fosse cosi buon cavaliere,
Uaio professore dell'universitìi di Lova- com'era buon teologo, non uviebbeiu tal
Ilio, il quale fece intendere al Papa, che guisa operalo. Rispose il cardinale, che
e'>sendo rimasto convinto e superato da- se il perscjnaggio fosse stato cos'ibuon cal-
gli argomenti ilei p. Toledo, nvea deter- tulico, com'era buon cavaliere, non avi eb-
niinato di ntrallaie le dannale sue dot- be in tal guisa parlalo. Venne fratlanlu
trine. Hitornato in Homa, volle Giego- ascritto tra gl'incpiisitori della fede, e nei-
rio XIII che abitasse il Vaticano, per va» la congregazione sopra gli nll'ari d' Un*
Icrsi con più comodo de'suoi savi consi- gheria e Germania, colla proleltoria de'
gli negli aliali piìi gelosi del pontificato, caiionici regolari Lateranensi. Vivendo
cA n tal elicilo lo sciolse dairnbbidienza nell'eminente dignità cpial perielio reli-
chc dovea a'[)iopri superiori. Non fu me- gioso, la sua mensa era sì scarsa, cbe traii-
iio caro a Sisto V, Urbano VII, (irego- nealcuni pochi legumi equalchealtra pic-
rioXI V,lnnocen7o l\,cd insiiigolar mo- cola cosa, nuiraltrogiamiiiai vi compan-
doaClemculc ^lll, di mi fu particola- va,digiuuaudou^nisabutoio pauccocqua
T O L
III ossequio alla Madre di Dio, pei' Li ([u<i-
Jeavea di vozione speciale; onde in ttdgior-
nudcil Valicano sì condiiceva a [»iedi, [)ei'
quanto fosse la stagione rigida o piovosa,
sino a s. Maria Maggiore a celebrarvi la
messa. Alle teste della Concezione e del-
l'Annunziazione premetteva rigoroso di-
giuno d' 8 giorni, e in quelle d'altre so-
lennità della Madonna , oltre le copiose
limosina che distribuiva, visitava di notte
a piedi le chiese a lei dedicate. Donò a
detta basilica 1 4 lampade d'argento, il ca-
lice e la patena d' oro massiccio ricevuto
da Enrico I V, e molte altre preziose sup-
pellettili, e dopo morte ancora tutti i suoi
beni, co' frutti de' quali volle che si eri-
gessero diverse cappeilanie con i co scudi
annui di rendita, tranne la scelta e pre-
ziosa bdjlioleca che donò al collegio ro-
mano. Consumatoddlle fatiche,e oppres-
so dalla mote di lauti rilevantissimi all'ari,
ed estenuato dal rigoroso digiuno che u-
sava annualmente per la festività dell'As-
sunta, in Roma passò nel i 096 da que-
sta alla beata vita di 64 anni, con dispia-
ceiee ranimaricodi tutta quanta la città,
essendo stato prima visitato da Clemente
Vili, che sparse intorno al suo letto cal-
de e sincere lagrime. Destinò parecchie
migliaia di scudi, perchè col frutto loro
si dovesse impiegare, parte in doti per
collocare in matrimonio alcune vergini,
parte in mantenere 12 sacerdoti che as-
sistessero a'divini ulfizi nella delta basili-
ca, da lui eletta per sepoltura, dove pres-
so la porta santa gli fu eretto nobile mau-
soleo, col busto di marmo lino espresso
al vivo, con onorevole iscrizione. Scrisse
il cardinale molte opere riguardanti la
iilosolla, la teologia scolastica e morale,
la divina Scrittura, e alcuni sermoni: fu-
rono reputate per migliori, i Commen-
tari sugli evangeli de'ss. Giovanni e Lu-
ca. Multi ne scrissero l' elogio e la vita,
couie il p. Alby gesuita, il p. Daldassarri,
iS'ieremberg, Uavia, Eritreo, Navarro, Re-
scio, Vitlorelli, Ughelli,()uerengo, Cabre-
rà e altri. Gregorio XIU u'csallò la dot-
T O L 24>
Iriiu) vasta, la pietà esimia, la prudenza
e altre cospicue viiiìi. Sisto V lece il si-
mile nelle lettere e brevi a lui diretti; e
di ludi lo ricolmò il cardinal di Gioiosa.
Fu il cardinal Toledo insigne filosofo, ce-
lebre leolog'ijelo(juentissin)o preilicatore,
e grand'uomo eziandio ne'maneggi degli
all'ari, come particolarmente lo dimostrò
nella felice riunione d'Enrico 1 V colla s.
Sede, poiché in esso V opera sua sopra
tutte le altre riuscì al Papa la più gloriosa.
TOLEDO [Tolclaii). Città con resi-
denza arcivescovile, celebre e antichissl-
raa della Spagna nella Nuova Castiglia,
ia quale sta pressoché nel centro della pe-
uisola, capoluogo della provincia del suo
nome, a 1 4 leghe sud-sutl-ovest da 3Ia-
drid, e 23 da Ciudad R.eal. Giace in aria
salubre e clima variabile, sui fianchi di
scoscesa rupe di granito, parte sulla cima
eparlesul pendio, cinta da tutti i lati, tran-
ne al nord, dal Tago, che le è a sinistra,
ed a poca distanza circondata da monta-
gHe pur di granito, che la dominano e for-
mano per di dietro un recinto tanto più
triste e monotono, perchè aride, nude e
spoglie d'alberi. E inoltre sede delle pri-
marie autorità civili e militari della pro-
vincia, ed ha tuttora le mura die la cir-
condavano sotto i re di Castiglia, e che
tra per la costruzione a pie della rupe e
la poca altezza, sembrano piuttosto de-
stinate a sostenere le terre che a servire di
difesa. Vi si entra per 3 porle principali,
due delle quali al capo de'due ponti di pie-
tra che traversano il Tago, e quella del
ponte d'Alcantara ornata di due colonne
corintie. L'mteruo di Toledo è di aspetto
alquanto ingrato, le strade ne sono au-
guste e tortuose, in generale scoscese e ia-
coraode da salire; piccole le pia<.ze, irre-
golari e poco degne dell' antica capitale
della Spagiia,e non vi si trova che una fon-
lana, sicché il massimo numero degli a-
bilanti è ridotto ad usare l'acqua delle ci-
sterne; perla maggior parte queste piazze
servono di mercati. Le case,slrette fra esse
e quuài le une sopra lealtre^ souu auliche
1 {G
T () L
ed U8sai bene r.il)l)i iculc ili pietra <• mal-
loiii; ina poclie \e ne vono ili piinuli e co-
iiioilr. AniuliMiciio Tuli'tlo laiclmiilo al-
rtiiii tx'lli e iii.ij;iiilioi edilizi, e [xr la i ."
luculU-ilrutenicli'o|)()li(<ina,uiiu delie più
ionUiosee rictiie di I inondo, ^^)Uo l'invo-
cuzione «Iella 15. \ ergmc Assunta in cie-
lo, in esiNa vcneiaiKlu!>i inulle iiiiii^ni re-
liquie, da le (piali il corpo ((uusi inleio di
ti. I£ni;enio niai liie i . mei vescovo e |)alru-
iio della città, e quelli di s. Leocailia e di
s. llinaldo in gruii divozione nella pro-
pria ciippilla. Nel silo ove sorge, esi>leva
a «juanlupaie (in dal secolo \ ledul ^St
una chiesa, clic nel 711, ipiniulo i inoli
conipii>tlai(iuoToleil<>,iii piolànala econ-
vei tila in nioscliea. l'er circa 4 secoli e.»&;i
sei vi al lìiUo culto maomettano de'viii-
cilori; tua nelio85u 1086 AUoiiso VI,
avendo pieso Toledo do[)o uii assedio di
3 iiniii, 1 i»tal)ili in essa la sede principale
de'inonai chi di Spagna,! in nenilo uWnCd-
iV/^'/à/ / cci liitiAal tisli^liti j\ii(>\'(j( / .)j
cusidelta perchètollaa'aiori,anzi fu pur
chiamata regno Toh'taiio, per essersi i
le muli inlilolati re di Toledo, ed C|^li
pieseil titolo di reili Ctiytii^litteih f^oii,
Itiloinalo il lem[)io in muno de'cristia-
ni, e&so venne purificalo, ^' iuoalzaronu
altari lemporaiiei,esi pose nella torre una
campcina,la cjuale nuuvnmenle invitò i fe-
deli alla pieyhieia. Nel 1 227 da s. Ferdi-
lu/ndo IJ l M iil.ibhi icò e ampliò 1' edili-
zio per la i<na leligiosa iiiunillcen/a, colle
spoglie tolte dal re agl'inledeli nelle sue
conquiste : la vecchia metropolitana fu
Irasiijimatn in una maestosa e magnifica
cattedrale, di gotica struUuia come lo so-
nu i suoi 01 iiainenti. I successoli del san
lo re vennero poscia a mano a uuiio ail
arricchirla d ogni genere di oinainenli,
(incile assunse 1 aspetto splendido che h.i.
<^)iietto tempio nella Spagna non ha per
euiidu che quello diSiviglui, nel merito
de'liloii a pi etendere d essere uno de'piU
glandi e de'piii sontuosi de'templi goti-
ci. Neil interno è lungo .|o8 pieili ingle-
si, lui ^u 2uG, allo 1 Gu ucilu uu ve ccntra«
T O I.
le. Vi sono '> navi distinte, fiM-matc dalle
pareli e d.i .j onlini di S.j colonne. Oiie-
sle a^s,li massiccie, e le piii vicine alle pa-
reti non h.iniio meno di u) pieili di cir-
conferenza, si ti ovano collocale u distin-
ti intervalli e consistono in un zo'ccoloso»
slenetiteun fusto semplice, e non aggrup-
palo comesi vede nella maggior parte de
templi gotici. Le colonne slancianlisi in
allo, sembrano <juasi simboleggiare la na-
tura immortale del cristianesimo, di cui
abbelliscono e sostengono il santuario.
L'ellelto magnifico die dovea produrre la
|)ianla originale di <piesta chiesa, viene
giandemenlc scemalo da'molli scoinpar-
limenli in cui l'interno è slato ih viso per
cagione ilei coro e de'diversi altari, (pi 1
e là innalzali , e di nn poco lodalo li asp.t
lente, creilo modeiiiaaienle con gran di-
spendio so[)ia l'aliare maggiore. L impo-
nente sua vaslil,!, la suliditii delle giga n-
tesche colonne che sorreggono la volta,
la bellezza e la varielà di quelle che cir-
condano il coro, lo sfarzoso splendore del-
le G8 finestre di veliiate dipinte, le .scul-
ture, le [liltuie, le itoraUire, e gli altri or-
namenli sparsi per ogni dove con una pro-
digalità senza (lue, ecciluno lo stupore 0
rammirazione d'ogni riguardunle. (poe-
sia cattedrale contiene molli ragguai de-
voli oggetti d'anliehilà. Tra le rozze li-
gure che si vedono nel coro, ima rappre-
senta il pasture iintio, costretto ila Al-
fonso Vili a giml.ir lui e il suo esercito
per un passo scoiiosciulo della Sierra Mo-
rena, onde quel re potè piombare all'iin-
pi ovviso snll'oste moresca e vincere la san-
guinosa baltagliadi Las Navasdì Tolosa.
Oiiivi pur sono le tombe di .^anlieln re
ili Castiglia, e di uno de' |>iìi illusili suoi
arcivescovi il cardinal Mendoza. L'alta-
re maggiore è degno del sontuoso edili-
zio. .Anche parecchie cappelle cuiilengu-
110 monunii'iili iinpoitanli. In (piella de-
ilieala alla lì. \ ergine, in cui .si venera
un'innnagme miracolosa, è sepolto il car-
dinal l'oilocariero eoli' e[)itaHio: Qui >•
jiotwre, eenere, iiidlii. Nella cappella di
T O L
s. Giacomo si vedono le soiiluose tombe
eli ro meno antichi re e regine ili Casli-
glia, come pure quella ili d. Alvuf de Lu-
na: essa ha una pomposa iscrizione, non
COI rispondente alKi stia infelice line, poi-
ché innalzatoda Giovanni 1 1 all'apicedc-l-
le iligiiilà e del potere, fu da Ini lascialo
morire sul patibolo. Ej^ualmenle è nota-
bile la cappella ioudala dal celeberrimo
cardinal \i/nciics(J '.), nella quale un de-
cano e I 2 cancjnici, che formano un col-
legio particolare, celebrano quolidiana-
menle ruiUziocol v\\.o Mozzdi-ahi c(i{^J .),
che anticamente ernsi introdotto nella
Spagna e derivato da'goli che ladomina-
roiio, indi vietalo da Alessandro li e da
s. Gregorio VII, ripristinanduvi il rito ro-
mano. Secondo il portoghese No vaes, pa-
re che il rito mozzarabico restasse in 6
parrocchie di Toledo per memoria del-
rantichìtà. Ne riparlai nel voi. LX Vili,
p. 78, 84 e 85. La volta della sagrestia è
ornala di bellissimi allreschi di LncaGior-
dano. Si entra nella metropolitaaa per
mezzo di porte di bronzo istoriale, ope-
ra di Derriignele: scjpra la porta de'Ieo-
ni, è l'ioimagine dell'Immacolata Con-
cezione di Maria Vergine. Ad un lato «Iel-
la calledrale, il corlde (juadralo è attor-
nialo da un ordine di colonne e da logge
assai spaziose e di nobili proporzioni, ma
di epoca posteriore a quella della chiesa.
Sulle pareli di esso, ma esposte all'aria,
Bayeun e Maella,i due più valenti pitto-
ri spagnuoli del secolo passalo, hanno i-
sloriato le vite di s. Eugenio e di s. Leo-
cudia patroni della cattedrale, come an-
cora d'altri santi parlicolarmente vene-
rati a Toledo. Quivi scorgesi anche una
pittura, che olfreudo un soggetto ribut-
tante, tuttavia è mirabile per la vivacità
ed eccellenza generale dell* esecuzione :
rappresenta 1' accusa che gravò per tan-
to tempo gli ebrei del medio evo, sulla
crocilìssione d'un fanciullo. Dicesi che ii
fanciullo ivi dipinto fu rubato nel villag-
gio di Guardia, ed è tenuto tuttora in ve-
nerazione nel suo paese natio. La parlo
T O L 247
centrale del cortile forma un dilettevole
giardino, pianlatodi odoriferi arbusliedi
alberi di frutta, avente nel bel mezzo una
fonle.Per entrare nelle moschee moresche
passa vasi generalmente per un giardino o
coililesimilea questo, e a late usanza To-
ledo va piobabilnienle debitrice di que-
sta elegante appendice della sua calledra-
le. F'ra le rarità di questo tempio, le più
ragguardevoli sono le precioeidades o
tesoro, che non si può vedere senza per-
messo.II manto e la corona che in occasio-
ni particolari si mettono alla statua d'ar-
gento della B. Vergine, sono ciò che ivi
trovasi di maggior prezzo. Il manto è di
raso, ma silTallamente coperto di pietre
preziose, che non si vede altro che un fon-
do di perle, tutto tempestato di smeral-
di, rubini, topazi e diamanti. Anche la co-
rona, quantunque d'oro purissimo, è in-
teramente nascosta sotto a gioielli della
più gran dimensione e lucentezza, a zaf-
firi, smeraldi, rubini e diamanti, ed ha in
cima uno smeraldo di bellezza straordi-
naiia. In certe solennità la detta statua
della C. Vergine, ornata della corona e
del manto, col Bambino in braccio tutto
d'oro niassiccio e luccicante d'8oo gem-
me, viene posta sopra un trono d'argen-
to che pesa più di mezza tonnellata, ed è
portata a spalle per la via della città. Se-
conda in valore è la custodia ossia l'Oiteu-
sorio: essa pesa non meno di 7000 00-
cie, ed è tutta di argento e d'oro, tempe-
stati di gemme. La cassa di mezzo, ch'è
tull'oro, pesa 5o libbre. E ciò non ostau-
te si potrebbe quasi dire: Clic vinta e la
mcileria dal lavoro. Poiché componesi
di piccolissimi pezzi,i quali congegnali in-
sieme formano una torre gotica, coperta
di Odissinìi intagli. Vi sono pure imma-
gini, urne e altro d'oro puro, in numero
quasi infinito, molte delle quali tempe-
state di gemme. Nell'urne si contengono
less. P».eliquie. Quando i francesi occupa-
lono la Spagna, Toledo corse grave ri-
schio di perdere tali ricchezze. L'arcive-
scovo già avea luvialo e uascoslo a Ca-
a48 T () L
«lice tiittociò ch'era poi t.ibilr-.ìl leslonon
fu iDo^so (liti lllo^o.l fr.iticcsi però siVoii-
tentarono (i'acccllare ^.^Tq lihlire d'ar-
gento in vece(lell*iinnien>ie ricdie7.7.e sul-
le (piali Hveaiiugui po^tu iikiiio. vSi vuole
che UiUo questo tesoro posvn ascendei e .1
4<> iiiilioiitiiulii(;ati.L:i hil)linli-cii di que-
sta chiesa conlìeiie qousi 700 inss. , de'
qiiuh gran ninnerò prczioM, e nella va^i e
stia conservasi una Bibbia del secolo XII,
che ditesi donata olla chiesa da s. Lui-;!
1\ re ili l'rnncia. La tori e campanai 111
di leprina (piadiala, alla 107 pieili, ha 1 (i
campane, una ilelli- (piali peMi 1 t.ooo hb-
bre. il oipilolu della nietiupolilana anti-
catoente era di canonici rei^olari di i>. A-
goslino: dipoi si com|)Ose di 1 4 dignitari,
di 4" canonici, di 5o prebendati, e di 4^
cappellani, l'rima deli'iiltinio concorda-
to del I 85 I , e secondo riilliina proposi-
zione concistoriale, si formava di i4(l>*
gnilà, lai/delle quali era il decano, di 16
canonici coiuprcse le prebende del leo-
joi^o e del penilenziere, di 23 razionali,
di 24 cappellani chiamati delcoro,edi al-
tri preti e chierici addetti al culto divino.
In consegiien/a di detto concordalo coii-
clnso da'iegnanti Pio IX e Isabella II, che
riportai nel voi. LXVlii, p. i()f) e seg., e
j)el disposto della bolla ./</ / /Vv/z/V////. e
come ivi narrai, il capitolo venne stabili-
to di Ci (ligiiilii, il decano, rai(;iprel(',rar-
cidiacuoo,il cantore, il preletlo della scuo-
la, ed il tesoriere; di 4 canonici chiamati
{/rofj/cìo.óoì- niagistrale,doltorale,letlo-
rale cpciMten7Ìere,(li nn numero di cano-
nici delti (^/(•i;/v/(7V/.d'un numero di bene-
ficiali e cappellani, e di un proporzionato
numero d'ai tri ecclesiastici. Inoli re in (pie-
mia cutledrale furono conservate le doi: di-
gnità del cnp|)ellano maggiore regio o de'
re, e il cappellano maggiore de' mozza-
rabi. In of;iu tempoda (pieslocnpitolo lio-
iirono peisonaf:t;i illusili elevali alle pii-
lintiie dignità episcopali, unclie della stes-
b(i meli opolitana, ed mI cardinalato, iin^i
tn(illi( «Il (liliali con beneplacito apostolico
iui'ouo canonici del incdc-iiuio. ÌNului iicHu
1 0 L .
biografia dd cardiii.d ("«lovanni Mntdo-
r</.clie(la nrcidincono di Idledoe deeanci
di Ta la vera, Sisto V lo creò cardinale, mn
10 coilrinse a rìniinziure il decanato, di
cui poi fu reintegrato da Gregorio XI V.
11 pal.i/.zo arcivescovile è vasto e pKJssi-
nioalla melropolitana. Nella cillà vi sono,
olire altre chiese, 1 1 parrocchiali col s.
follie. Si fa disliiigtiere tra le beile, quel-
la de' francescani costruita da Ferdi-
nando V e Isabella I. Vi sono 4 conventi
di religiosi, (io monasteri di monache,
molle confraternite, il molile di pietà per
tutta l'urcidiocesi, il seminario nuovamen-
te eretto, diversi os|)edali, anche pe'paz-
zi, e altri benefìci istituti. Tra' pubblici
edilizi sono rimarchevoli, l'ospedale de'
trovatelli fondalo dal cardinal PietruMcii-
do/a arcivescovo; (piello di s. Gio. Hatli-
sla,rospizioeosped.ileeretlo dal cardina I
Lorenzana arcivescovo nell'Alcazar o pa-
lazzo legio de're mori rii'abbiicato da Al-
fonso X, restaurato dall'imperalore Carlo
V , e |)ui dal cardinale traslormato in ospi-
zio di carità e d'indiislna pe'poveri, che
dicousi giungere a ^00, impiegati in <jpi-
(ìcii di seteria, ed ivi pure è l'ospizio per
le donne indigenti e pe' vecchi inabili, ul-
ti e la scuola per?. 00 allievi della classe del
popolo: sorge sulla cima della città, ed
ili nulla è infeiioie alle opere romane,
aiiimiiandosi gli appai tamenli sollen.i-
nei, la porla d'ingiesso, il vestibolo e il
cortile. Un incendio ne distrusse gran par-
te sul cominciar del secolo XV III, ma la
munificenza del porporato pastore io re-
staurò e ridusse a'detli usi. Il palazzo ci-
vico; i fibbricati delT uni versila iondat-i
nel I '17IÌ, indi soppress;i nel 11S07 e poi
riattivala; (pielli delle maniiillure regie
dell'urlili bianche, gtfi celebri per la loro
leiiipcra delle s|)ude e che tuttora sino a
no cerio grado conservano la loro antica
ripii|;i/ione,e il pjla//ode \ argas.V 1 sono
orditoi II pubblici, istituti di educazione e
d'istruzione pe'due sessi, la caserma |»ei
1.1 iaiilcria. Avea da tempo iiinotissiuio
la zecca, in cui aiisicurusi che aleno sialo
T O L
coniate monete di bronzo coll'lmpronta
d'Angusto, ed i re di Ca>liglia e di Spa-
gna Vi fecero baitele uioneta Mno al i 680:
conservandosi la fabbrica sino al i744>
già avea cessato nel 170G dall'essere in
alliviùijlenipoincui le truppe del preten-
dente arciduca Carlo rovin.iroiio in gran
parte l'eddìciOjclie fu poi cediilo all'au)-
tninislrazione delle poste nel 1^5''. \ pas-
seggi trovansi fuoi i della citlìi, ed i più
frequenti sono quelli della Vega e di Las
Piosas, cbe a'nbstri giorni fnrcjno restau-
rati e abbelliti. Una curiosila di Toledo
è la grolla d'Ercole, scavala nella roccia
sotto la città: è lunga, stretta ali ingres-
so, ma larga nell'interno; credesi che sia
opera della natura, n)a che alcuni sovra-
ni l'abbiano ingrandita e adoperata a vari
usi. Attualmente non vi si trovano che
lievissime vestigia di monumenti roma-
ni, gotici e arabi. Sonovi i ruderi deil'an-
lieo circo, dell' ac(|uedollo, della strada
romana, della rocca Tarpea, de' palazzi
deducili di Villena. Dell' antiche glorie
di Tuledo poche ne rimangono, un tempo
la ricca e magniQca capitale della formi-
dabile monarchia di Spagna, già sede del
governo de' re goti, saraceni e castiglia-
iii. Le antiche Cortes ostali del regno, so-
vente vi si radunarono, e si vuole che la
I .Mi tali adunanzeavveuisse nel 58q. Al-
tra gloria più grande vanta pe' numerosi
conciliiche vi si celebrarono, che sono io
somma venerazione nella Chiesa. Impe-
rocché i concilii toletanì sono appunto
quelli che agli altri condili di tutta la
Chiesa, sinodali, proviuciali, nazionali, ge-
lici ali ed ecumenici prescrissero la norma
per regolare i loro canoni in diverse ma-
terie, di condanne d'eresie, di riforma (.li
costumi, di disciplina e di riti ecclesiastici,
come sono andato rilevando trattando ta-
li materie; giacché come di tutti i conci-
lii e sinodi, cos'i di cpielli di Toledo, il testo
de' (irincipali canoni li riporto negli ar-
ticoli cui a[)partengono. La po[)olazioiie,
che una volta ascendeva a 200,000 ani-
lue,ora ne conta appena poco più d'una
T O L 249
8." parte; e le manifatture di seta e di la-
na, a cui dicesi lavorassero un giorno du
ben 40,000 operai, quasi in proporzione
scompaisero:il trallico e le ricchezze attua-
li diToledo non sono che l'ombra di (juan-
to furono. Poche sono le fabbriche super-
sliti in confronto delle sì già numerose:
ve ne sono d'ornamenti di chiesa, di drap-
pi, stolfe, edi tessuti di lana all'ospizio,
telai di tessiture di seta e lana, fabbriche
di corde armoniche, concie di pelli, ve-
traie, tintoriee gualchiere. Il commercio
deperì sotto Filippo 111, quando cessò la
navigazione sul Tagu che lo facea fiorire,
mettendola in coinuiiicazione con Lisbo-
na. Il territorio produce grano, viiio,o-
lio, frutti, legumi, bestie lanute e cornu-
te, e molti porci. Trovanti ne' dintorni
granito rosso, porfido, miniere d'argento
die contengono del mercurio, e terra da
porcellana. Gli abitanti sono di carattere
franco e generoso, e di grande atliludine
per le scienze e le arti, il che rese un tem-
po la città loro tanto famosa. Perciò die-
de Toledo i natali a gran numero di per-
sonaggi illustri e celebri per la santità
della vila,ledignilàecdesia3liche, le scien-
ze e le arti, non chea molli sovrani spa-
gnuoli e valorosi guerrieri. Tra'sauli i più
notabili sono s. lldefonsu pure suo pasto-
re, s. Ermenegilda, s. Leocadia,s. Casil-
da, la b. AJaria Toriibia moglie di s. Isi-
doro. Moltissimi cardinali, arcivescovi,
vescovi e insigni religiosi dollissimi. Il bo-
tanico Joleus Joli, il malL'iTiatico Àbra-
mo Zurakee, e raslronomo Alì-Albuca-
cen, sotto i mori; ne'secoli seguenti. Al-
fonso deAndrada teologo del secoloXV II;
fr. Hernaiidez naturalistajG.rioniano sto-
rico; gli arcliitetli e scultori Egas, Gio-
vanni di Toledo, Nicola Vergara e suo
figlio, MonegrOjJ. M.Teotocopoli il Gre-
co; il pittore blas del Prado ; i poeti e
scrilloii tragici Piodi igo Gota, Rojas de
Zorilla e Luigi Hurlado di Toledo; è pur
questa la patria di Anna Sigè, celebre in
musica, autrice di più opere in versi, e di
Luigia Sigè perftltameute versata nelle
«5o T O L
lingue oricnlnli; non che di altri illti-
sln.
Toltilo, Tulcttiìii. cillìi (iella V fmpc-
ritdc. non conosce piopi ioinenle i'cpocii
di sua Oliane, ed oj^ni sloiico ^ iene as-
ti ^llù una cuidormciill'idee del secidu nel
quale vivcii; ^li uni tiiceiuluLi iisalire a'
fcnicii, agli egiziani, ud Krcole e ad altri;
prelendendusi inoUie.clieNahucodonusur
lediUabdonia ran)[)lin.ssee le desse il siiu
nome, L'()|)iiiioiie piii pir)l>abde si è che
lusse popolala da ehtei, Sqo anni prona
della n.iscita di Gesù Cristo, e che (pie-
sli lu chiamassero 7'o/(7/o(7/, che sij;nili
ca nmdrc rie' popò li, onde si è fallo 7'c»-
Ay/o. Cei lo è che quegli ehrei vi costrui-
rono la bellissima sinagoga che divenne
laiilo celebre, sussisteva al tempo di s.
\ mceiizo Feireri, nel declinar del secolo
XiV , e indi sudi essa fu innalzata la chie-
sa di s. Alai ia la Bianca. Divenne colonia
romana, edopo la decadenza della roma-
n.i possanza, invasa «la' ^'O// (de quali po-
poli I iparlai a Svezia) ia regione, ne fece-
ro la sede del loro impero ver^o il 5)4,
o secondo altri nel SGy, e la resero lio-
rente, sotto il nome di /Y.v/g-o// (forman-
ti p.ii le della nazione de'goti venuti dal-
la .Siaiulmavia o penisola della iS\'czi(i e
3o/r<-^'///. pinna nominali // c.<,{rr-Goli
V goti occidentali, poi per corruzione / /-
•''ii^oli, couTiecliè originariamente ubila-
\anu la parte occidentale deilu Svezia);
cuu(|ui»tatH contro di essi da'tnori arubi
siraceiii nel y i i , o 7 i Gsecondo altri, ri-
mase in potere ili essi perSyi anni; lin-
cile Alfonso \ 1 redi Castiglia e di Leon,
loro la tolse nelio85, e malgrado i leu-
lati vi ch'essi fecero ueli loq, neh 1 i4e
nel ì ìT.'j, non valsero mai più a ripigliar-
la, l'apa i\icolc> V a ■}.\ setlembie i\\i)
dicijia IO scoili unica II, COI ne rei di lesa in a e-
k<a, l'ielro di Sarinienlo co'suoi cumpa-
gin e fautori, i quali violata la fede a Gio-
vanni li redi Castiglia e Leon, aveano iii-
v.isa la città di Toledo. In hcguilo Tole-
do fu villima de' luiori delle guerre ci-
vili, «c^iiaUmculc neh [(17 e iG4iip'»-
T O L
recchi suoi quartieri incendiali, periti in
gran numero gli ubitanti. iN'el Iem|>u del
suo splendore pretendesi che fosse piii e»
stesa. Cessò d' e»Kere ca[)ilule dell.i Spa-
gna e resilienza ilei re, (piandu Filippo 1 1
nel I 7()<»o nel 1 1(k^ la li asportò da Toledo
n IMadrid, che divenne allora la capitale
della monarchia e lo è tuttora. Del resto
segui le vicende e i destini ilella Spa^iui,
clic descrissi 111 quell'arlicolo, ed ora qui
de[)loiero con un fugace cenno gli avveni*
nienti politici e religiosi posteriori al luglio
18)4, epoca della rivoluzione unliiare
scoppiata in Madrid contro il iniinslero
(che poi Mazzini disse o|>era del suo [)ar-
tito), taccialo di voler niodillcare la co-
stituzione, per opera pi inci[)<dinenle de'
generali Dolce e O'Doiinel; t|uindi suc-
cessero le nisnrrezioiii di i^tu-irilltis e di
pronuuciunientos tì\ molle provinole. Co-
sì si sparse ra[)ida(nenle all'est, ni nord,
al sud e nel centro slesso della penisolit
il contagio della sedizione. L'energia spie-
gata dal minislero e dal suo presidente
coiitedis. Luis non valsea f.ii argine con-
tro la piena sempre crescente della ribel-
lione. 1 repubblicani volevano distrulta
la monarcliia, e molti degl' insorti ago-
gnavaiio puredi dichiarale vacante il tro-
no,e riunito il Poi toglilo alla Spagna, la-
re di tutta la penisula un solo stalo retto
culle stesse leggi, sotto uii solo sovrano,
nella persona del giovane re di Portogal-
lo d. Fedro V ^il (piale uscito di inino-
rilà, assunse le redini dello sialo a' iG set-
tembre ib) ji J, ilo[>o avelie rassegnale il
reggente e re suo p.idre Ferdinando), il
che sembra che ripugnasse a'poi tughest
e lille corti avversi alla fusione e alla riu-
nione delle due corone. Alla lesta del nuo-
vo ministero fu posto il maresciallo ììi-
.s|i.ii lerodiica della V illoria, e il suo ami-
co (J Donnei fallo ministro della guerra;
eia regina Isabella II con ripugnanza, tra
il (ischio delle palle e 1' innalzarsi delle
barricate, fu coslrelU n Itrtuare (liit de-
creti einlavore degli stessi ribelli; cosi In
pieiniula la nvolu/ionc, e uppi ovale lo
T O L
nrarieericompense concedute ila O'Don-
nel alle sue titippe insort*', in liinmiera-
zione d'aver trionfato del govcino. In I-
spagna come altrove una delle prime con-
seguenze delle rivoluzioni siedi seccare
le fonti delie rendile dello stato, e d'au
iiientarne invece le >pese. vSi vollero pre-
miare i ribelli, ed in 8 gioì m furono elet-
ti 23 generali, 4oo ulliziali superiori, 800
capitani, 1800 luogotenenti. La regina
madre duchessa di Kianzares, sequestra-
ta ne'suoi beni, usci dalla Spagna a' 28
agosto, colla scoria di 3oo cavalli, e pel
l'ortogallo recossi in Francia slal)ilendo-
ki a l^arigi; il n)inistero acconsenri, e il
popolo non riuscì a iinpedu-e, sebbene la
volesse condannata dalle Cortes, onde si
cotnmosse nuovamente, ma il governo re-
sistendo,l'ordine fui oslo ristaiti lito. Quin-
di in Madrid cominciarono i club lenuui-
iiini, iu cui si discorre dell'emancipazio-
ne della donna. !Ne'cu-coli elettorali per
le Cortes molti candidati promisero di
procurar poi la cacciata di tulli gli ordi-
ni religiosi e la confisca de'beni ecclesia-
stici. Alcuni orilini religiosi già furono su-
bito espulsi da varie cillà, come dall' E-
scuriale di uuovu i ristabiliti girolamini;
il simile avvenne a'gesuiti dalla loro casa
e collegio di Lojola, benché vi erano tor-
nali per invilo espresso del governo, on-
deassumere le missioni ilelle coloniespa-
gnuole oltremarine di Cubu, Portorico e
nell'isole Filippine. Bande aratale di car-
hsti,ed altre bande di ma Ifiltori, aumen-
tarono l'agitazione de'popoli. Furono li-
cenziali, con dispiacere della regina, gli
ulliciali che per parecchi anni l' aveano
servila lealmente, e dato lo sfratto per-
sino a'servitori più intimi e più antichi
del suo palazzo e di sua persona. Mentre
le regina madre avea pubblicata la sua
apologia, sollo forma di lettera diretta al-
la regina figlia, il conte di Monlemolin
col nome di Carlo VI indirizzò a tulli gli
spagnuoli uu suo progiamma, di cui uè
die il seguente sunlo la Ch'iltà cattolica.
" Toccalu ddlu :>ldlo {jreseole della Spa-
TOL a5i
gnn, e di ciò che può, per sanarne le pia-
ghe, una volontà elllcace fidante in Dio
e nel suo tliiilto, il conte diceche l'erro-
re più funesto de'lempi moderni si è il
credere che la costituzione d'un popolo
si possa mutare arbitrariiimenle. Quan-
do tale pa77Ìa si lenta, giunge pe' popoli
lo stalo di confusione, d' immoralità e
d'anarchia, che Dio [)ermelte a castigo di
chi volle mutar ogni cosa. Ora questo è lo
stato presente della Spagna, a cui dice il
conte ==: i miei occhi sono sempre volti,
pensando che potrebbe esser ancora di-
segno del cielo che io tornassi fra voi.Per-
correndn avidamente le storie de'noslri
er(jici antenati, io sperai, io credetti pos-
sibile ancora di riportare nel suo antico
splendore la nostra gloria. Lo sperai, e lo
spero ancora: noi riusciremo un giorno
a cercare con buona fede il bene che tro-
vaci nelle nostre antiche tratlizioni, «vz-
za r-icusare ad un prudente .spirilo di
riforma guanto gli ci liede ranno le vere
coìKiuiste della sana scienza ed il corso
naturale del fówyjo. =1= E toccato dell'ob-
blio del passalo e dell'ire di parte, /'/.s-to/i-
le h vicino, dice, in cui voi mi vedrete iu
mezzo a voi, non come capo d'un partito
perseguitato, ma come padre degli spa-
gnuoli, come re di Spagna.Se'^\i>n.\\c*tui\Q
che egli vide il tempo delle guerre civili,
e che ora egli olFre il suo nome come con-
solazione e speranza: tocca del suo dirit^
loavilo, de'molli che l'amano in Ispagna,
degli altri che almeno non hanno motivo
di odiarlo; ma ora egli non vuole parlar
tli iliriUi: non intende far guerra uè spar-
gere sangue: solo vuole guadagnare i cuo-
ri del suo popolo, e stringere con esso uà
palio di amore e di fiducia. Quando ciò
sia ollenuto si vedranno finite le lolle, e
nascere da per se le istituzioni politiche
radicale nel passato, conlbrmi a' tempi,
prontea modilìcarsi secondo i bisogni, cir-
condale da'cousigli delle classi moderatri-
ci: iusomma una vera rappresentazione
nazionale indipendente e rispettabile ,
che possa inaniencj'c indissolubile rpiel
a52 T O L
t'incoio che non Oi'rehhc nuzi (iot,'uto mssrr
rullo tra la Sfuif^na ed i tuoi He". Hifir-
ri poi laslcAa Civiltà cattolica, che u ri-
tenn« t-ii>oairo il prosjr'^iniaa atirilmiio
al ooute lii Alonteuiulin; tr che il {iriiicipe
pare ntolutu »(aitene ihiuH) in un estre-
mo nscrbo (a >iapoii), da cui i soli afte*
nimenti potevano farlo uscire; e che l'e-
ditai Il a|>partenera a chi governa la Spa-
gna. Muili dicoiisi essere i cariisti nella
CaiaU>ì:iia, nell'Aragona, nella >a varrà,
nelle piovutele B<<«clie, ctl in generale nel
cne/tncfi e nei centro della |«iiiM>ia. Aon
COSI in 3iaiJriU, e uclle altre grandi dtUi.
Intanto occupata la Spaj^ua alle elezioni
per la camera de'depulati alle Cortes, nel-
la inag£^ioraiita favorevole a 'progressisti
moderati, si astennero però dil votare tul-
li i seguaci del conte di Moiitemoiio, ed
una parte de'moderati, i quali pressoché
in ogni ÌU020 ottennero il numero mag-
giore de'voti. Si disse ancora, che Isabel-
la li addolorata del (tassalo e prevedeo-
do giorni assai piìi torbidi, i quali poono
esser fatali a lei e aKa sua dinastia, pea-
sava di abdicare; sebbene nel convocare
in .Vladiid ie Cortes peri ò novenibre, a-
^ea utcli>arato:ieCurtes costituenti sareb-
beio slate uo nuovo vincuio tra il popolo
(che rappresentano) ed il trono, la liber-
ta e la diiia>ba. Feiò fu detto, che se i de>
creti de'depulati fossero slati invece di
costitittiooe ODonardnca, propello di re-
pobbiicana o pe2:;io, la re;^ina era nel di-
nttu d'accettarli o rdìularli. FralUoto
per U diM>rganirza£ioiie dell' eseralo, si
coniòsulla guardia nazionale die si sarch-
ile armaUi. Vedendosi che la regina non
rer^iiava ne governava né di iiuuie oe di
fitto, ncj'pure era I bei a neilo scegliersi
i niiiiMln, e i>en prevctleiulo le buriasche
probabili delle future ilcliberauuni delie
Cot tes, che poteano dispensarla anche dal
re«n.ire, penso senaioente ad ciTeltuare
la >U3 <ilKÌicazioiie alla corona; ma p>>i, as-
Stoirala (la alcuni suu< lidi, c<Miieiili a ri-
manere sul Irono. Si qu^Idlct) K«parte-
lo, Cd^Hi del parlilo p(u^rc»»i»Li, p.u dc>
T O L
mocralico che oustiluuooale; e O' Ooo-
iiel, rappresentante il (Mi tiio dell'ordine,
p<^rciò coutrano alla repiil>blica e difen-
sore del trono o^rstituziunale d'Ivabtfila II.
Que<>ta dopo aver perdonato i cuioplica-
li nelle turbolenze de's^ ^fì^^o, ì'6 od-
venibre apri le Cortes oosUtueoti, ooiii-
|»osle di 349 rappresentanti della nazio-
ne, con suo discorso comprato da E<par-
tero pi elidente del oonsig.io de'ruioiìlii,
e |>erciò di%se che il 16 luglio avea cono-
sciuta tutta la verità e si conGJò piena-
mente ah' amor patrio popolare, giorno
che s'inaugurò per La comuoe patria un.i
nuova epoca di prosperità e di fdidtà ;
parlo del suo rispetto alia liliertà e a'di-
ntli della nazione, e raccomandò alle Cor-
tes la legge fundamenlaleche dovcanosta-
bilire, aroò l'Europa aniiuiri ancora una
tolta la S|>agoa;ed alia line del discorso
fu salutata da luoUissiini viva, a dispet-
to degi'inttighi de'deiuocratici. Le Cor-
tes sotto la piesidenza d'Espartero (con-
tinuando ad esseilo pure dei ncostiluilo
ministero), a'i I novembre decisero, eoa
30G voti contro 2 t,che il irono d'Isabel-
la Il e la sua dinastia sono il fondameu-
todel preseute edihzio politico. In questo
mentre i carlisli »i prepararono ad una
inoisa d'armi; di piìi si propalò, che ilce-
lei>re Cabrerà scrisse lettere a' geuerali
Serrano e Dolce, argomcotandosi di pro-
var loro, che noa vi ha che il conte di
Monteinolin che possa lu questi tempi reg>
gere la Sp.igni. S'iote>e ancora, die nel-
la provinda di Palencia già erasi redu-
la una banda col vessillo di Carlo VI; e
che nelle proviuue Basche il governo avea
mandale truppe di rinforzo. La rei;in.i
mandò in dono al Papa Fu IV, in ulte-
nore documento di speaaie venerazione,
il iiLignitìco e ricchissimo dono d'un Tri'
rt'^no ( / '.), ed il Papa l'uso per la 1.' voi*
la nella fetta di .Natale. Sotto il proideu-
tato di Madoc e il viccpresideoUlo d'in-
dille (ambo monarcliici conserva lori), le
Cortei abolirono ai"^ diccuibre l'iiopo»
sia ddla cousumaziouc, dalla <{uale d le»
T O L T O L 273
soro ricavava 4^ milioni tll fianchi all'an* cattolica chr gli spagntioli piofes^ano. Mn
uo, indispensabili alledepauperatefinan- nessuno spagniiolo o sliaiiieio poliìi e?-
ze, conservnnJosi l'imposta che toccavo ai sere nioleslato per le sue opinioni o cre-
municipii, il che promosse pravi tumulti denze, finché non le manifesterà con atti
e sedizioni. Il nuovo ministero dinanzi ai- piiljblici contrari alla religione". Questo
la camera pronunziò il suo programma, si deve al sentimento cattolico e alla fer-
appiQvato poi dalle Cortes, in cui fra le mezza della fede degli spagnuoli, i quali
altre cose promise di dare e di promuo- dopo tante rivoluzioni politiche, e dopo
vere: la sovranità nazionale, il trono co- tanti anni ne'quali si cerca con ogni mez-
slituzionale co'poteri necessari, unità re- zo di diminuire la loro religione e pietà,
ligiosa nell'interno, rispetto per le altrui non la ceilono però a verun popolo catto-
credenze, rispetto alla Chiesa ed a' suoi lieo nell'amare alFettuosamente la religio-
minislrijViedi ferro,stampa libera co'giu- ne cattolica, considerandola come la loro
rati. Nel cominciare deli 855 successo il gloria più bella. Altrimenti si sarebbe pro-
Madoz nei ministero delle finanze, e tre- posta e sancita la libertà de'culti, la qua-
vando l'erario esausto, dichiarò alle ca- le invano fu tentata, e validamente itn-
niere a'4 febbraio: Esaminerò il progetto pugnata da Jacn deputato, facendosi for-
sopra la vendita de'beni dello slato e co- te delle petizioni di 5 città, le quali cliie-
nuinali; quanto a'beni del clero, essi sa- deano l'unità religiosa. Quindi il religioso
ranno venduti immediatamentesenzado- popolo spagnuolo si manifestò contro la
mandar licenza a nessuno! Quando poi libertà de'culti, e impedì la stampa d'una
piopose la legge per la vetidita di lutti i Bibbia protestante. M.' Alessandro Fran-
beni rurali e urbani dello stato, de'mu- chi incaricato d' alTari interino pontificio
nicipii e degli ecclesiastici, fu accolta dal- chiese spiegazioni sulla vendita de'beni ec-
le Cortes con gioia grande, cioè da'rap- clesiastici,e n'ebbe in riposta che il governo
presentanti della nazione che andava a pa- non intendeva molestare il clero e violare
lire immenso e gravissimo scapito! L'as- il recente concordato del i 85 1 , legge dello
semblea nazionale che avea pi omesso di stato che lega la Spagna alla s. Sede, perciò
rigenerare il regno, invece lo vedea vacil- non è permesso a ninno di romperlo, do-
lante, l'amministrazione pubblica sciolta, pò aver il Papa ratificato la vendita dei
l'esercito un vano simulacro, l'imposizio- beni ecclesiastici fatta nel i844) lalifica
ni soppresse, il tesoro vuoto. Frattanto la conilizionata che cadrebbe rompendosi il
chiesa di Spagna perde uno de' suoi piìi concordato. 1 6 giornali religiosi di tMa-
belli ornamenti, nel cardinal Romo ar- drid, lutti valorosamente andavanososle-
civescQvodi Siviglia. L'agitata questione, uendo la causa cattolica, sicuri di trovar
sopra la necessità della sanzione reale per in Ispagna numerosi e zelanti difensori,
le leggi volate dall'assemblea, fu risoluta 1 sospetti e i timori di movimenti carlisti
in favore della regina, per paura de'car- si aumentarono, onde si fecero arresti e
listi che si preparavano in Catalogna, sul- provvedimenti. A.' i o marzo morì in T/iC'
l'Ebro, a xMadrid, in ogni luogo, per una v^^^d. Carlo di Borbone infinte di Spagna,
insurrezionearmata.omegliocon tali vo- che avea portato il nome di Carlo V: in
ci il governo intendeva cautelarsi perop- quell'articolo narrerò il più principale de-
porsi a'demagoghi, in modo di non esser gli ultimi |ìeriodi di sua virtuosa vita, i
colto all'improvviso da una sommossa funerali reali che solennemente gli furo-
contro di lui. L'8 febbraio nelle Cortes fu no celebrali, e la sua sepoltura tenipora-
discusso e decretalo nel fine di esso.» La nea, celebrandone l'eccelse doli, e tutto-
nazione si obbliga di mantenere e protcg- ciò a compimento del tietto di lui a Spa-
' geie il cullo e i cqìuìsUì della religione gna. I deputati del popolo proseguirono
a'>4 TOL TOL
n Ticlnip ni popolo la inanifc^lazionc di Mnslici, fu cliìamnlo n iVrulrid dalgover-
SUR voliiiilìi. Ciò non untatile le pe(Ì7.i()ni SI no irritiilìssìino di (hh'II'hUo ^o^n^^ios(),
fecero in tutta hi Spagini, e non si poniio il (piiiU; senza prorcsso lo conlinò a Ca-
imppdii e, non solo conilo lii lihcrlii leli- dioe; inentie il c:ipilolo d'Osinu con -«•-
giosn, niaancina conilo la proporla li-^i^e parata piolcsla aderì pienamente n quel-
sulla veinlila ilc'lH'iiicccU'siaNlici.l'r.irpie- la ilei suo dei^no vescovo. Paiitnenti pa-
ste petizioni, <]oella del veneiMiido e in- i ecciti alili vescovi dicliiararono con pub-
li epido rag.' Vincenzo llorcosSanmaiiin hliclie manifestazioni, di pensare in »jne-
dilloi nos, ilicdal I HTaè vescovod'OMiia, sto come lui. I^oNcia si emanò dal qover-
cl)l)e lonore d'eccitare in massimo già- no Io strano decreto di divieto a' vesto-
do riiidcgnazione dell'asseiid)lea. La pe- vi di conferire a vei uno gli ordini sagri,
lizione e protesta è nondimeno mollo sa- finclic non venga determinato il regola-
via, grave e lagiouala, e non ilice altro, mento generale dil clero parrocchiale, ed
se non che i vescovi spagnuoli sono pron- acciò il numero dc'preli non sia sn[)erio-
ti a spogliarsi d'ogni cosa, quando In s. re al bisogno del paese, onde più facil-
Sedesia informala e approvi; ma die non mente sopperireal soNtcnlamentodelde-
ponno tollerale che i beni di chiesa sieno io. Si permette però d'ordinare coloro
considerali ilal potere civile come cosa che hanno o riceveranno beiielìzi eccle-
sua, di cui egli possa dispone senza chic- siaslici, e quelli chegiìi sono ordinati sud-
deie licenza a veruno. L'ira tie' giornali diaconi. L'assemblea delle Cortes a'27 a-
e de'depulalidemocialici CfJiitro il vesco- pnle votò finalmente l'intera legge sulla
ve giunse airempietii; ed il mini>tro di venditade'beniecclesiaslici.MSonodichi.i-
grazia e giu>lizia Agiiirre dichiarò, che il rati essere in vendila, conforme alla pre-
governo avrebbe proceduto conilo i ve- scrizionedelia presente legge, tutte le pro-
scovi che avessero ardilo fìir petizioni, de- prielà, rendile, poderi rurali e urbani ap-
crelando la camera di cominciar subito e partencnti allo stalo, ni comuni, agl'isti-
fìnirenlpiii presto ladiscussi(jnesulla veli- tuli di benelicenza, all'islru/ioiie pubbli-
ililadc'beiii ecclesiastici. Inlanlo mg.'Mi- ca, al clero, agli ordini militari di s. Ciin-
(hele Gai eia Ciiesla di iMacoteia urcive- comò, Alcantara, ÌMonlesa , e s. Gio. di
scovodi CoinpoNlella, ed il vescovo di Car- Gerusalemme (o Gerosolimitano), nlle
lagena e ili Miucia mg.' Mai inno liarrio confralernile, opere pie, santuari e romi-
di Jaca,proleslarono anch'essi contro i'a- taggi, siccome ancora 1 beni posti sotlo se-
lienazionedc beni ecclesiastici. La iliscus- qiiestro che appartenevano già all'infin-
sione principiò a" 7.G marzo, tanto sulla le d. Carlos (Carlo V), e universaUnen-
vendita de beni del clero, che ilell(j stalo te tulli i beni delti di iihiiio morta, la cui
e delle cumiini, combattuta dal depula- vendita fu ordinala da leggi precedenti",
to Mogano, esci landò il governo a voler II Madoz difese tale legge contro tulli gli
almeno trattar prima colla s. Sede, qiian- emendamenti, soltanto prendendosi in
to a'beni ecclesiastici, se pur voleva riii- considerazione (pjello che eccettua it.ilU
scire a cosa stabile. Il deputalo Lscosu- vendila i palazzi vescovili e le case par-
rà prelese dimostrare « he il vendere 1 be- rdcchiah. I ileputati Jaen e Nocednl pro-
ni altrui non viola punta il diriltu di prò- testarono di aderire alla celebre dichia-
prielà, ma solo ne mula le forme csleiio- razione del vescovo d'Oiain, l'onore dcl-
ri;e quanto al concordalo, credei e poter- l'episcopato spagnuolo, ed altrettanto le-
si violar impunemente perchè lu fililo a ceio 1 gioinali cattolici di INIadriil, ade-
iWiniii! Il pio e zelante vescovo d'Osma, lendoessi panmeiili al pi olcslalo ilam;^.
appena pubblicala In sua Iraiica pnjlesla Antonio Pollali y 'rermens di Vidls *<•-
contro lu 6aciilegu rendila dc'beui cecie- scovo di \ ich^ ed a tutti gli nltii prelaW
T O L
spngnuoli die in{1iiiz7arono alle Coiles e
al governo le loro rispellive proteste so-
pra tualerie religiose e canoniche. Nel dì
seguente 28 aprileEsparfero recossi ad A-
ranjuez, dove risiedeva la regina, per far-
le sanzionare l'jinfausta legge; ma la re-
gina gli rispose che si pentiva del consen-
so ch'avea dato alla proposta di tale leg-
ge, che violava sì apertamente un trat-
talo concluso colla s. Sede, e che giam-
mai avi ebbe sancito una legge da cui non
potevano che seguire grandi mali per la
Spagna. AI generoso rifiuto, Espartero al-
zando con violenza la voce , rispose che
sillatta negativa poteva essere feconda di
cattive conseguenze pel suo liono e per-
sona; che il popolo era malcontento e ir-
ritato (i liberali suppongono che i pochi
loro venduti sia la nazione), che le bar-
ricate si sarebbero tosto alzate in Madrid,
e che l'assemblea non avrebbe mancalo
di servirsi dell'occasione per romperla col
Il ono costituzionale; la minaci io d'abban-
donarla il ministero, ma tutto inutilmen-
te. Recatosi dal re Francesco, questi ri-
spose alle sue riniostranze bruscamente,
ch'era meglio l'aver perduto il trono, che
conservarlo qual egli l'avea ridotto. Pvi-
tornato Esparleio in Madrid, fatto con-
siglio co'colleghi ministri, convennero di
dar la loro dimissione collettiva alla re-
gina, se non sottoscriveva la legge. Nel
.seguente mattino tutti i ministri si reca-
rono ad Aranjuez, e O* Donnei disse alla
regina dispettosamente, che se persisteva
nel rifiuto, l'assemblea si sarebbe muta-
ta in convenzione nazionale, l'avrebbe de-
posta condannandola all'esilio, ritenendo
qual ostaggio la figlia M.' Isabella prin-
cipessa delle Asturie, la quale appartene-
va alla nazione più che non a sua madre.
Questo scosse Isabella II, e impaurita ri-
spose tremando e piangendo, che avreb-
be soltoscrilto cièche volevano i ministri,
purché non le togliessero la figlia. Ma,
soggiunse, io prolesto contro quesla vio-
lenza, e spero che Dio farà ricadere sul vo-
stro capo e su quello de'vostii colhghi e
TOL 2)7
amici la responsabilità di questo cedere
che io ora faccio. Supplicata la regina dal-
le persone della corte con lagrime di ce-
dere, e ponendole fra le braccia la figlia,
piangendo sottoscrisse la malaiigtiiata
legge. Così l'autorità reale ricevè un col-
po mortale in Ispagiia, divenendo vieppiù
un puro nome. La violenza fatta alla re-
gina fu narrata in vari modi dal giorna-
lismo, ed il governo fece di tutto per im-
pugnarne le asserzioni, onde diversi gior-
nali le modificarono rettificando alcune
particolarità, anco del qui riportato. Pro-
mulgata la legge a"3 maggio, il cardinal
13onnet-y-Orbe arci vescovodi Toledo, ad
onta che fosse confessore della regina, fu
allontanato da Madrid; molti fedeli servi
della regina si destituirono e f uono al-
lontanali dal palazzo; vecchi generali e
antichi uHiciuli civili vennero esiliati. Tut-
to questo violento procedere turbò e com-
mosse la regina alttjmenle, ed immersa in
profondoscoraggiaoiento cadde malata e
ripensò ad abdicare. Il vescovo d'0'»ma
confinato a Cadice, da'uiinistri fu esdia-
to all'isole Canarie per una 7.." protesta da
lui indirizzata alla regina contro le vessa-
zioni di cui era bersaglio. Poi il governo
con circolare a' vescovi e altri superiori
ecclesiastici, ordinò di non più accetta-
re novizie ne' monasteri di religiose, pri-
ma che il governo abbia conosciuto il nu-
mero preciso delle monache de'monasfe-
ri che sono nella Spagna. Bande carliste
sparse per tutto il regno, costrinsero il
governo a fule inseguire per spar|)agliar-
le, ed a prendere severe misure; e perche
alcuni pochissimi ecclesiastici ne seguiro-
no le parli, il governo con circolare or-
dinò a'vescovi la sospensione degli eccle-
siastici ch'erano slati ne'campi decarlisti.
Nel giugno il gabinetto venne quasi ricosti-
tuito, ad eccezione di Espartero e O'Doii-
nel;coiilinuaiidogli scontri fra le bande di
carlisli elemilizie,oig.'GuiseppeCaixal-y-
Esli ade vescovo d'LIigel,diO(;esi sui confini
di Francia e della valle d'Andorre rifu-
gio ualurale di tulli i carlisli posi! in fu-
aTò T () L T () L
pn (Inllc milÌ7ÌP, per sn^pollo (l'nvcili fi- so;»nnmcnlo in quiiluni] ic bchoU pnIiMI-
voiilidi nlegaloncirisole I5i«|pnri.l,eCnr- CI e piivaln fo-ise conTHine nll.i ilottri-
l«'s ;i riparnre l'esmisto ernrio, nhilil.-iro- uh cillolicn: die i vescovi sopratlnMo nel
no il governo a ricevere in pieshio •ì']q compiere l'episcopale loro ininislmo e in
milioni (Il lenii (piìi di ;)S milioiii di (raii- ciò die ri;;ii ird.i 1' esercizio dell'. mloiit.i
clii), npplicahili sol.iineiite ni pii^iineiito eccle^ia^tlc.l e delle silvie ordinuziuiti, i^o-
«le'beni nnzioiiiili, e al risonilo de'ieddilì (lessero la piena liUerl.'i slnliilila d-i'oa^ri
ede'privilegi. Bunde numerose efrequen- canoni: che la Chiesa ubasse inleranienie
ti di cnriisli continunvano a comparire e del suo [licno diritto d'acipiistare , ciȏ
scomparii e; disperse, si rannodavano con solto qualonpie titolo le^itliuio, nuovi
prodii;>osa facilità, specialmente sni con- possedimenti, e die le proprietà della slcs-
iinì di Francia. Nel luglio ormai non era- sa Chiesa fossero inviolabili tanto nelle co-
vi più vescovo In Ispagnn, il quale non a- se che si trovava di possedere, quanto in
Tesse protestato contro l'esecuzione <lel- qnellecheavcsse potuto acquintare. Il per-
la legge di vendita de'beni ecdeMastici, e cIkj nutriva fiducia, che le pontilìcie Mie
ricusandosi alla fiirmazione dcgl'inventa- cure e sollecitudini avrebbero rag;;iiinto
li , pcrcic) esposti a vessazioni. Benchc* il il bramato scopo, e che la Chiesa calloli-
dero spaglinolo invece di (ar la carità per ca conforme a'snoi dosiderii di bel nuovo
la discorsa legge forse sarà posto in con- sempre più felicemente proN|)erercbl>e e
dizione d'implorarla, pure mg.' Giusep- fiorirebbe nellaSpagna,specialnienteper-
pe Costa-y-lìorras di Vinaroz, vescovo di che tutta l'inclita nazione si gloria assai di
IJarcellona, da Carlag.'-na suo luogo d'e- |)iofessare li cattolica religione e di essere
silio, oIlVi il seminario [)er ospedale, uà vi fiM-mamcnte alll-zionata alla s. Sede. Ma
sco[)piava il cholera, promettendo tl'assu- con somma meraviglia e amarezza dell'a-
ineie le spese d'amministrazione e di as- nimosuo,««ver veduto,ciòche non avreblie
sistenza de'malati; e die le spese di me- creduto mai,nel regnostesso ioipuncmen-
dici e medicine sarebbero a carico del de- le rotto e violato il detto concordalo, non
ro. Intanto il Pa[)a Pio IX nel concistoro solo contro il volo dellanazinnespagnno-
de'otf) luglio i8'> 7 pronunziì) l'allocnzio- la, ma anclie con suo grande dispiacere
ne, Nctnn ^'cxtrurn ignorai, che si legge e ad onta de'suoi reclami: e nuove ingiù-
nel Giornale di Iloniri, in ialino nel n." rie, ch'eragli forza lamentare cu'cardma-
J yS e in italiano nel n.°r 76, riguardante li, fare alla Chiesa e suoi diritti, a'vesco-
il surricordato concordato, neliSìi con- vi e alla propria suprema podestà e della
eluso colla regina Isabella II, percorapor- s. Sede, l'oichè furono emanate leggi, cd-
re gli aliali ecclesiastici della Spagna, e le (piali non senza lieve detrimento della
quindi sancito e solennemente promulga- religione vengono cambiali il 1 .° e 1. " ar-
to nel regno come legge distalo. Inconiin- ticolo dello stesso concordato, e si stabib
ciò dal rammentare al sagro collegio, che inoltredi vendere ibeni della Chiesa. Che
fra le moltissime cose nel medesimo con- furono emanati vari decreti, co'tpiali fu
cordalo stabilite per tutelare le iflgioni latto divieto a'vescovi di conferire gli or-
ildla cattolica leligione, anzi tutto venne dini sagri, e alle vergini consagrale n Dio
provveduto, che dc^sa continuando ad es- di ricevere altre donne nel noviziato del
sere la sola religione della nazione spa- religioso loro i\lituto, ordinandosi d'iute-
gnunla, esclnsoqualunqueaitroculto,fos- ramenle secolarizzar le cappellnnie laica-
f>e come prima mantennta in tulio il rea- li e le altre pie istituzioni. Che non appe-
tnc delle .Spagne, con tulli i diritti e le pre- na era ve nulo a sua C(>gnizionc(-hc ingiu-
rogalive, die aver deve secondo la l«"ggc ne si gravi si macchinavano contro In re-
di Dio c le »anziuni canoniche: che l'in- ligiune, In Chiesii e la s. Sede, egli w.uia
TO L
porre indugio non tralasciò di altamente
proleslare e reclamare contro simili alien-
lati presso il governo spaglinolo, sia me-
diante il suo cardinal segretario di stato,
sia mediante il suo inciiricato d'affari a\Ia-
drid.Oltredichè giudicò dovere significare
al medesimo governo, che se noi» fosse ri-
gettata la proposta della legge di alienare i
beai della Chiesa, avrebbe i suoi reclami
portati a cognizione de'fedeli, onde si a-
slenessero dal farne acquisto. Ricordò an-
cora al governo di Madrid, come chiara-
mente e apertamente dichiarò nelle sue
lettere apostoliche intorno al medesimo
concordato, che così gravemenle violan-
dosi e rompendosi i patti in esso slabilili,
non avrebbe più luogo la sua condiscen-
denza mostrala a riguardo del concorda-
to stesso, con che avea dichiarato che né
egli, né da'Papi suoi successori niuna mo-
lestia avrebbero sofferta coloro, che avea-
no fallo acquisto de'beiii della Chiesa a-
lieiiati prima del medesimo suo concorda-
to. Non solo tornarono vani i suoi giù-
slissimi richiami, e le istanze de' vescovi
illustri di Spagna; ma alcuni di que'rispet-
tabilissimi pastori, che meritamente e di
buon diritto eransi opposti alle rammen-
tate leggi e ordinanze, furono anche vio-
lentemente strappati dalle proprie dioce-
si, e mandali e rilegati altrove. Deploran-
do perchè iaulilmente avea assunte tan-
te sollecitudini per comporre nei regno
gli affari ecclesiastici, e che ivi la Chiesa
di Cristo era afflitta da nuove calamità,
conculcandosi la sua libertà e i suoi diritti,
nonché la sua autorità e quella della s. Se-
de. Per cui non aver potuto tollerare che
il suo incaricalo d'affari stesse più a lungo
in Madrid, e avergli ordinalo d'abbando-
nar la Spagna e di tornar a Ptoma (indi nel
gennaio 1 856 lo fece prelato domestico).
Per tanto perturbamento di cose, vedere
dolentissimo esposta in pericolo di religio-
ne fillustre nazione spagnuola a lui som-
mamente cara per l'esimio suo amore alla
cattolica fede, e pe'meriti egregi che avea
verso di esso e la s. Sede. Ilichiedere quiu-
VOL. LXXVl.
T O L i''^'j
di il suo ministero di propugnar con tut'
te le forze la causa della Chiesa a luì di-
vinamente affidata; perciò non poter a me-
no di pubblicamente e palesemente , in
modo solenne, esprimere le sue querele e
lamenti. Per la qual cosa, alto alzando la
voce, sommamente deplorar tullociò che
in Ispagna fu perversamente fatto e si an-
dava facendo dalla podestà laicale contro
la Chiesa, la sua libertà e i suoi diritti, cou-
Irò eziandio l'autorità sua e della s. Se-
de: ed in modo che mai il più grande, la-
mentar specialmente il solenne suo con-
cordalo violato anche contro lo stesso di-
ritto delle genti, l'autorità propria de' ve-
scovi impedita nell'esercizio del sagro lo-
ro ministero, e la violenza usala contro i
vescovi stessi; ed il patrimonio della Chie-
sa usurpato contro ogni diritto divino e
umano. Inoltre con autorità apostolica ri-
provò, abrogò e dichiarò affatto irrite e
di niun valore le dette leggi e decreti. Coa
tulle le sue forze poi ammoni , esortò e
scongiurò gli autori di tanti attentati a
seriamente considerare, che non ponno e-
vitar la mano di Dio tutti coloro,che non
temono d' affliggere e vessare la sua s.
Chiesa. Dovere poi rendere lodi speciali
anche al fedele clero spagnuolo, che me-
more della propria vocazione e del suo do-
vere, non ominise di rivolgere a ciò tul-
le le sue cure. Si congratulò e tributò le
più ampie e meritate lodi a'venerabili fra-
telli gli arcivescovi ai vescovi della Spa-
gna, che soddisfacendo al proprio dovere,
non atterriti da alcun pericolo, con ani-
mo, zelo e consiglio concordi, non lascia-
rono d'alzar la loro episcopale voce, e di
valorosamente e costantemente difendere
la causa della Chiesa. Tributò inoltre le
dovute lodi a tanti egregi laici spagnuo-
li, che conosciuti per la loro singoiar pie-
tà e osservanza verso la ss. Religione, la
Chiesa, e verso di lui e la s. Sede, si sono
gloriati sommamente di difendere a voce
e in iscritto i diritti della Chiesa medesi-
ma. Nell'alieno di sua apostolica carità,
commiseraudo la deplorabile coudizioue
17
a!>8 TOL TOL
alludii- ilfirilltislicii(i7ionr(>(U-lh «un re- yclaic In cit!>loilin di »iia reni |>i:r«nnB e
ginn, con calde preci siipplicnr Dio, per- aui^usla fiiniRlia, siccome qiinsi oggiMIo
fin- ctdl'oniiipolciitt' sua xiilìi voglijiroir- di cullo per ben i 5 mdiuiii di sprillinoli,
holnicf liberar dn tnnti" !iiii^iinIìc In slrs- Mnlgrndodcl dccicJnto nnmi-iild delle mi-
sa nn7Ìonc e In rij;in;i. Il iniinslro degli liz.ic a 70,000 uomini, onde esser pronti
tilVaii esleri penerai Za%;dn, dopo l'alio- ad ogni CTenlnalilà, e malgrado i conti-
cuzioiie ponlilìcin , iiidiriz7Ò un Mcinv nui arresti, le compagnie carlibte cresco-
miulniun varie coili sovrane, in cui cer- no in ogni luogo e danno grave pensie*
codi provare liin:^iimenle , clie non fu ro al governo; le parzid li sommosse si siuc-
punto violalo il conc<Milalo colla s. Srde, cedono di ipiando in rpiando in diverse
quiiiido si ordinò In vendila de'beni ec- cillii e provincie. Nei novembre la regm;i
cle&iastii'.i. Imperoccliè l'ailocu/ione pose con suo decreto autorizzò il ininisleio a
in serio pensiero il governo spaglinolo, il presentare alle Cortes un progetto di leg«
quale costretlo dall' opinione pubblica gè per crear nella Spagna e nell'isole a-
■volle diminuii l'eHetlo delie ponti fiele [>n- diacenti ili verse banche di circolar ione; la
role sul popolo s'i callolico delle Spagne, banca di s. Ferdinandi) prenderà il nome
con pubblicar ?.5 documenti che invece di />////fv/ r// »Sy</7i,'//(7,e la sua duinln sari
lo condannano e da'(|nali apeiinmenle di ?. ") anni. A' !'■ le Cortes votarono la
apparisce il suo torto. Intanto il gover- legge che autorizza la compagnia dell'in-
no minacciava la chiusura de' conventi cnnalamentodeH'I'Lbro a diminuire il suo
che non contavano 1?. persone, ed in 17 capilaleeademeltcre obbligazioni incon-
nro\incic della Spagna non dava al eie- forinità al progetto di cui fu data Ictliun
ro e a' leligiosi la scarsa pensione per al congresso nella tornata del giornp pi e-
vivere, nd onta che il ilero si sagrilìcava cedente. Questa autoi Ì7.7.a7Ìone f.icilitei à
'in ogni luogo colla più eroica carità in i lavori in cui sono già occupati buon mi
servizio de'luoghi percossi dalclioleia,e mero d'operai. La Spagna vorrebbe in-
nella sola ISavaria [)eriroiio 4<J preti vii- tervenire nella guerra orientalecontru I.»
lime di loro carità. Ad cinta dell'opposi- Russia, col legandosi colle potenze oni
zione del clero e ile' buoni cattolici, nel set- den I. di di Fra iieia, lugli il terra e .Sardegnt.
lembresi c(miinciò la venilita debelli ec- a ddesa della I iiichia, quale grande \\.\-
clesiastici, perchè in ogni paese pur trop- zione. Ma Irovandosi al presente nell'im-
po vi sono quelli che non si curano d'in- possibilità di mettere sul piede di guerra
roirere la Si oniuiiica (/ .) per un vile almeno 100,000 uomini, opponendovÌM
guadagno, e ciò con gran cordoj;lio dei la siluazioiie politica e linanziana dell 1
raltolici econ Irionlò de libertini, l'ei una nionaicliìa,l(iiSL' continiierii a reslare nel
nuova legge lo lolla alla regina In iàco!- la neutralilà. l'inalmenle la Ci\illà mi
là di scegliersi il maggiordomo, l'inten- /o//Vv/.de'5 gennaio i856, serie 3.*, l. 1,
dente generale, la eauierìcra maggiore, e p. i ili, riporta dalla sua corrispondenza di
quindi la numerosa l'amiglia degli olliciali .Madrid, de ?.(j novembre iST 7, lacondi
Mibalternì. Fu slabiltlo spellare n'mini- zione presente della Spagna (pianto a re
stri, ed alla regina di iijipi ovine, lu scelta ligione e societii, quale epilogo lagiimevo-
de'3 nominatidignilan della eoi le,ii'<pia- le e deplorabile della storia contempura
li poi dovere incomberela scelto delle cn- ncadi questa penisola, che unisce sullo un
riche e impieghi inferiori. 13encl)è In re- solo punto di vista i molti e gravi nvveni-
gioa si rifiutasse (ìiinnre il decietn, che la melili suieediili e la nnrrazioneche si prò
spodestava d' un'aiildiilà lauto gelosn e pone poi di lare : temeiulo le vicine lenqie
impoilante, dovè udeie ;ilie violi nli e- steeliesoviastanoallaSpagnacnl suo s*eii-
»ig( ore del suo gnbinello, sollo colore di turalo popolo meiilevule di compianto
TO L
La fede crislìana fu predicata in To-
ledo Ile' tempi degli iiposloli, nel modo
narrato a Spagna, principalmente pero-
pera del SUOI ."vescovo s. Eugenio mar-
lire, discepolo dell'apostolo s. Pietro e ih»
lui ordinato: il p. Flores nella Spana sa-
grarla lo dice discepolo di s. Dionigi di
Parigi, e che fu consagialoi. "vescovo di
Toledo nel i 12. Suo successore fu s. O-
norato di Cuenca,il quale predicò il van-
gelo in molle Provincie della Spagna e mo-
rì nel 1 4o. I suoi arcivescovi sino ila'pri
mi secoli della Chiesa ebbero numerosi ve-
scovi e sedi sulhaganei, conte rilevai nel
voi. LX\'lil, p. 70 e 82, e la sua pro-
vincia ecclesiastica si chiafnò Cartagine-
se dell'esarcato-di Spagna. Erano metro-
politani della Carpetania, una delle con
trade di Spagna, conosciuta dagli antichi
sotto il nome di provinciii Citrllnu^iucu-
siso Carpetania, chiamando Caipclani
i suoi abitanti. Nella provincia eranvi del-
le montagne che Plinio nominò Carpe-
tana Jnga. Egli vuole che Contrehia sia
stata la loro città capitale sulle frontiere
della Celtiberia, che dicesi corrispondere
oggi a Sanlavert nella Nuova Casliglia. [
carpetani erano popoli della Spagna ci-
teriore, detti pure Carpcsii, le cui prin-
cipali città erano Contrebia,Complutuni ,
Manina e Toletnm. Coraplutum fu suc--
cessa da Alcalà di Ilcnarez, e Manina
da Madrid. Nel secolo XVI i suffraganei
eransi diminuiti, e ridotti a'vescovi delle
seguenti sedi: Cordova, Cuenca, Signcn-
za, Jacn, Segovia , Car lagena , Osina,
Valladolid, ad alcune delle quali si riu-
nirono altri IO vescovati. Sino ali85i le
chiese sulfraganee della melropolilana di
Toledo, erano quelle stesse di Cartagena,
Cordova, Cuenca, Siguenza, Jaen, Sego-
via, Osma, Valladoliil. In detto anno, pel
suddetto concordato, e come riportai nel
descriverlo, furono assegnati per sulfra-
ganeialla utetropolitanaToletana i vesco-
vi di Caria, Cuenca, Plactncia, Siguen-
za, /Madrid eretta in sede vescovde, che
apparteneva all'arcidiocesi e anticamente
T O L 259
ora di proprietà degli arcivescovi di To-
ledo, e i\iiditd llciiL tielliì cpiale non a-
vendone scritto articolo perchè istituitoli
vescovato dopo stampata la sua lettera,
per supplirvi dissi alcune parole nel voi.
LXVIII, p. 199. Ma ancora né essa, né
Madrid ebbero il [)roprio vescovo, li ve-
scovo di Toledo per tem[)o divenne arci-
vescovo, e nel IV secolo, altri dicono nel
VI, primate della Npagna, titolo che co
me dirò riconosciuto ne'concilii, ed aven-
dolo perduto colla sede per l'invasione de'
mori, nel liberarsi la cilià d;il loro domi-
nio, ristabilita la sede nielro()olilana e pri
maziale. Papa Urbano li nel 1088 nuo-
vamente dichiiirò rarcivesco\o primate
di tutte le Spagne, alla cui dignità era
slato eletto in qiiell'aemo Ceniardo, e di-
chiarandolo insieme legato a liitere della
s. Sede nel regno. Indi Pascjuale II nel
I 101, ad istanza del re Alfonso VI, con-
fermò il primato dell'arcivescovo di To-
ledo in tutti i regni della Spagna, secon-
do il decreto del predecessore Urbano II,
come die» nella boll.i, ed il simile ficero
quasi tutti isiiccessori. E rinimecliatoGe-
lasio II in Pisa confermò nel 1 r i 8 all'arci-
vescovo Bernardo Toletano,ed a'suoi suc-
cessori, il primato di tutta la Spagna. Tut-
to afferma il Rinaldi negli Annali e cele-
siasiiei.GW arcivescovi di Tarragona[F^.')
ripugnarono di sottometteisi alla prima-
zia di Toledo, e per lungo tempo vi fe-
cero resistenza. Si ha di Nicasio Sevillano,
Primatus Hispaniarani vindicatus, sivc.
defcnsio primatus Ecclesia e Toleianac,
R.omaei72g. Mg.' Pietro de Marca nella
Disscrlazione de' primati delle diverse
chiese, tratta benissimo l'origine e la sto-
ria del primato della chiesa di Toledo.
L'arcivescovo di Toledo da're fu insignito
dalla dignità di gran cancelliere del regno
di Castiglia, e di consigliere nato del con-
siglio di stato. Era l'iuoi vescovo signore
di 17 borghi e di molti villaggi. Il porto
ghese Novaes dice che avea d'annue ren-
dile 3oo,ooo ducati, e per la primazia
I jo,ooo, de' (juali dovea pagarne al le
a6o
T () L
rrìjono. Allrianmnit.iionon snmmn mng-
pinrc In mnisa, nllii riiliisscio la rendita
ili questo prelato n 77'),ooo scucii, lùa
crrtniiionle lo mcnsn piìi liccn ili tutta In
inonnicliin. Nell'tilliiu.» proposizione con-
cisloiiale del i <>\- non si rt-gistiò la icn-
tìita, ma soltanto che ogni nuovo arcive-
scovo era tossalo ne're^istri della carne-
la apostolica in fiorini Ho i 3. ÌSel concor-
dalo del i85i, nll'arcivescovo di Toledo
fu assegnala una mensa più ricca di tulli
gli altri arcivescovi, cioè annue i (ìOjOoo
monete d'argento delle /ùv/Zcv de ì ci-
lon. Quanto agli altri arcivescovi di To-
ledo successori di s. Onoralo, nominerò
quelli die piìi si distinsero per la loro pietà,
pel loro zelo e per la cma che ebbero di
fare semprepivi risplendei e la fede di Gè-
S.ÌI Cristo e fiorire la sua chiesa. Siccome
l'arcivescovo di Toledo è se(n[)re fregialo
della dignità cardinalizia , almeno dopo
eh' è slato promosso a questa illustre se-
de , di tutti gli arcivescovi cardinali ne
SCI issi le biografie. Gli scrittori poi della
Sforiti ccclcsiasticii (IìSjxi^iki riporlano
la serie di tutti gli arcivescovi di Toledo.
Il vescovo ISlelanzio intervenne al celebre
concilio Eliberilano, ossia d'AVv/Vr/, il i °
che si conosca essersi adunalo nella Spa-
gna, celebrato dal 3oo al 3 i 3 circa. In
«juesi'anno patì glorioso marlirio s. Lco-
i ttditi vergine, nativa di Toledo e sua pa-
trona, ed ivi Innto venerala che le i'uro-
no erette 3 celebri chiese, in una delleqna-
li sì tennero diversi concilii, il ].'' de'tpiali
fece di essa onorala menzione. Le sue re-
liquie custodendosi in tale chiesa, duran-
te le scorrerie ile' mori iiirono portale a
Oviedo, indi nell'abbazia di s.Gisleno pres-
so Mons neir Ilainaul; ma il re Tilippo
li nel I .^Ko le léce poi lare nuovamente u
Toledo nella cattedrale con giaiidÌN>iinn
solennitii. In essa trovaronsial ricevimen*
to delle sagre spoglie , il re col principe
Filippo suo figlio , la principessa Elisa-
bella sua figlia, e l'imperatrice Maria &ua
torelio. Astiiiio, lodalo da s. lldci(>nsone'
fcuoi l omini illn-^tri, trovò ad Ajculà le
TO L
irliquic de' ss. Giusta e 7\7 «/orr fra lellì
e fanriulli martiri di Spagna; governò san*
tauientc la sua chiesa e mori nel ^o''), o-
norandolo la chiesa d'Oviedo sotto il no-
me di s. Serrano. lìufemiu nel Giosi sol*
tosciisse col grado di nietiopolitano nel
concilio celebralo in Toledo stesso, e lo
conferma il decreto di Gondemnro primo
principe caltolico (altri dicono che ili ." fu
Uecaredo) de're de' visigoti scritto o pie
delloslesso concilio, per l'osservanza dello
stabilito sulla pi ima7.ia ecclesiastica di To-
ledo. Su questa riferisce l'onnalisla Rinal-
di, che dal regio decreto e dagli atti del
Concilio rilevasi, che la chiesa di Toledo
era metropoli non meno della provincia
Carpetana, ma eziandio d> tutta la Car-
taginese,il che da alcuni si metteva in dub-
bio, e che tale dignità l'avea da antica e-
poca. Il decreto fu sottoscrilto dai :7 ve-
scovi dell'istessa provincia Cartaginese, a
tal uopo convocati. Questo primato del-
l'arcivescovo di Toledo, anche sulla pro-
vìncia Cartaginese, come so[)ra tutta la
Spagna, nllerina Rinaldi essere derivalo
dalla s. Sede con replicali privilegi, ed è
perciò che la chiesa Toletana fu tenuta
sem|)re con sommo onore sopra tulle le
altre della S[)agna, onde sovente vi si ce-
lebrarono iinporlanlissiaii concilii. Non-
dimeno il Rinaldi, narrando 1' apostasia
delgrecoTeodosio arcivescovo A\Sisi^li(t
e la sua eresia nel (33G, dice, che allora
il |)ri(Dnto fu trasportato nella chiesa di
Toledo. L'arcivescovo Giusto già mona-
co Agaliensc, di grande ingegno, e for-
nito d'eccellenti qualità, el>be a degni suc-
cessori: Ausleriu uomo sanlo, e .Montano
pur santo; indi Amasio di gran bontà, ed
Ilelladio pure di splendide virtù, già su-
periore di dello monastero. Nel G4G suc-
cesse ad Ilelladio s. Eugenio giù canoni-
co della cnllediale,L'he abbracciala la vita
religiosa nel dello nidnastero Agaliensedi
s. Engr.issio di Saiaguzro, ne dovè usci-
re malgrado la sua renitenza per nsccu-
dere sulla sede di Toledo. Il suozelocfer-
vui e lu I cscro supcriore ul suo debole cui-
TO L
no, e fu instancabile pastore. Presiedè a 3
concilii di Toledo, e mori della morie de'
giusti nel 637 o 658. Fu sepolto nella
chiesa di s. Leocadia, e si celebra la sua
festa a*i3 novembre. Compose varie o-
pereeun trattato sulla ss. Trinità. Gli suc-
cesse nel dicembre !». Ildcfon^o dotto ab-
bate benedettino del monastero d' Agli
presso Toledo, che il p. Flores pretende
essere stato il 3i.mo vescovo di Toledo.
Divotissimo della B. Vergine, nelle sue
opere e sermoni si trovano i pili teneri sen-
timenti verso di essa, e della più viva con-
fidenza nella di lei intercessione presso il
divin Figlio. Il santo avea pure divozio-
ne particolare a s. Leocadia vergine e mar-
tire del 3o4, patrona di Toledo sua p.i-
Iria, la cui festa celebrasi a'9 dicembre.
Quella di s.lldefonso èa'23 gennaio, gior-
no di sua morteavvenuta nel 667. In Ro-
ma gli spagnuoli v'introdussero il cullo
speciale verso s. Ildefonso con due chiese.
Lai.' è l'abbandonata chiesa nazionale
situata in piazza Navona, e.solto il titolo
de'ss. Giacomo e Ildefonso, e la descrissi
nel voi. LXVIII, p. 4'' L'altra chiesa in
suo onore,che ne porla il nome.è posta nel-
la via Felice presso piazza Barberini. Le-
dificarono nel 16 19 gli agostiniani scal-
zi spagnuoli, in seguito fu daTondamen-
li rifabbricala in buona forma, con ar-
diilettura di fr. Giuseppe Paglia dome-
nicano siciliano, essendo però la ficciata
di Francesco Ferrari. Nell'altare maggio-
re è la divota immagine copia di quella
della B. Vergine di Coppacavana o Co-
pacavana, che il Bombelli riporta nel t.
4, P'i77 della Raccolta dell' iininagini
della B. Peri^inCy colle sue notizie. Essa
è una statuetta di legno dorato, esprimen-
te Maria coperta d'un lungo manto, e so-
stenendo colla destra mano una torcia ac-
cesa, colla sinistra il divin Figlio sorreg-
gente il globo e in atto di benedire. La
scolpi nel Perù divotamenle il cav. Fran-
cesco Tilio Jupangue in Potosi nel secolo
XVI, per la confraternita del castello di
Copacavaaa, castello di tal regioDe ael-
TOL 261
r isola di Ticacca , eretta in onore della
ss. Purificazione per invocare il suo aiuto
contro una minacciante carestia. L'emu-
lazione de'confrati della preesistente coa-
fralernita di s. Sebastiano, non permise
che l'immagine pel suo grossolano lavo-
ro fosse venerata nella nuova chiesa. L'au-
tore la portò nella citta di Pace nel con-
ventino de'francescani al p. FrancescoNa-
varretlo, il quale collocatala con decenza,
nel recarsi poi a visitarla con istupore la
vide risplendente di candidissima luce più
volle. Sparsosi il prodigio, gli abitanti ac-
corsero con fervore a venerarla, onde il go-
vernatore del luogo donò la statua a'copa-
ca vanesi, i quali neh 583 nel dìdellaPuri-
fìcazione l'esposero con pompa nella chie-
sa parrocchiale degli agostiniani scalzi, i
quali colle pie olFerle tosto resero il lem-
pio ornatissimo e santuario di grazie che
dispensava la B. Vergine. Per uno stre-
pitoso prodigio ottenuto da un mercante,
questi donò alla Madonna una macchina
d'argento per celebrarvi la messa nel gio-
vedì santo per ri porvi ils.Sepolcro,diqua-
si 6000 libbre, che gli costò piùdi 3o,ooo
scudi, con tanti bracciuoli per sostener le
candele quanti giorni ha l'anno, cioè 365.
L'agostiniano p. Michele Aguirre promo-
vendone il culto, fece fare due copie inta-
vola della s. Immagine, e le mandò a Ma-
drid, e in Roma, ove appena collocata 1*8
settembre 1 6 55,operò meraviglie alle pre-
ghiere de'ricorrenti. Nella chiesa di s. Il-
defonso non vi è altro rimarchevole.che il
bassorilievo in marmo della nascita del Re-
dentore, di Francesco Siciliano, posto nel-
la cappella della Natività. La festa del san-
to titolare vi si celebra a'23 gennaio. Nel-
l'invasione de'saraceni, trasportato il cor-
po di s. Ildefonso da Toledo in Zamora,
dipoi Clemente Vili ordinò, che lasciata
qualche reliquia in Zamora, si restituisse
alla cattedrale di Toledo,come fu eseguito.
Nel 680 divenne arcivescovo della patria
s. Giuliano, e presiedè a'concilii di To-
ledo del 68 i , del 683, efors'aocheaquelli
del 684 e 688, poiché mori nel 690, do-
aS^ 1 O l, 1 ( ) L
jK» ii>ti link) ili vi>i}^«jio le* Velini)», ca- i1rs>.e,tlii li percuotesse. Invi>ce i sarnrcni
(liilu iiiiiliild, l.i |i(iiilenui e l'iibitu inoiiii non Insciuroiio timi di vissiii e i crisliani,ul-
»lico,clu |)nili)ncl iiii)aiiL'iite<le'$uoi ^iui - liiigt^iaiido i citdavericjiiiiiiilu i picli li ac-
ni. Delle molle upeieelieaveii .scrii tu, non c<)iii|>iigiiiivanoolla sepoltnia/iti mille mo-
ti liiiiHiie iilliu clic la Stoini tifile ^iirr- di insoinina isarnceni beiruono, ingiiuia-
ir (h 1 1 f / aiiìlui ; ui\ libi o conilo gli lì- rono eaillisseroi cristiani. Non contenti di
l'ici : e 3 libii de' J^ro{i/,0!-ti( i. ne' quali niallrultare le [)ei'suiiti,di sclieriiiie i .sagri
tratta della nioile e dello slato tltll'aiii- i iti,. spianarono e ;ilil).itlcroiio molte cine-
ma dopo di e.^sB. 11 santo v'insegna che sr. (fucile che lasciai ono aperte, servirono
l'amor di Dio e il desiderio d'esser unito loio per trai re da'ciisliani mensili eaiiniii
con Ini de\ono spegnere io noi lo paura trihuli dì gran somme di denaro, nel per- 1
naturale della morte; che i beali nel 7V/- metlei loro di frequentarle. Nella hiogro-
niilÌMi pregano per noi, si adopranoef- fiad'y7/y^f///Joaicivt'scovodiToledonar
lÌLacementc alla nostra felicità, e che co- mi, che avendo coiisnllalo Felice vcsco-
iioscono le nostre azioni, o le vedono nel- vo d' l i :;<l, sulla inaniera con cui egli ri-
l'essenza ilivma con tolte le verità che il conosceva (iesìi Cristo per Figlio di Dio,
loro slato comporta di non ignorare, ogii questi risposegli che Gesù Cristo, secon-
.lugeli (de'quali riparlai a Cono degli An- do la naturo umana non era che Figlio
uEi.i) ne li informano. Rispetto a'dannali adottivo di Dio. I due vescovi si posero
tìtW Jiijeino, aggiunge che non coiiost o tosloa spargerequesla dottrina erroneo, e
no ordinai iamente ciò che awit-ne sulla secondo ulciini non ammettevano il cullo
terra, e ciò pei thè non veggono Dio e non delle ss. Immagini. Felice osò anniin7Ìor
t'onversaiiu cogli angeli. Insegna ancora la anche in discorsi pubblici. Fssa fu sn-
elle le oviizioiéi pe'd< fniiti aihctlano la li- bito combattuta dal s. abbate Ideato, e da
beia2Ìone tlell'iinime del 7'///i^///o/7(».ina Flerio [ìoi vescovo d'Osma. In nppiesso
« he non gioxaiKi piinlo pi- i iprovali. JVtl- venne condannala da'concilii di ^aibona
l'appeiulice degli / tiiiiinl illustri *\\ s. Il- (sellilo col D nel citatonrticolo, pcrnien-
deiunso,(piello.che vi .si dicedi s. Giuliano dadi slampa) del "-88, di Cividal di Friuli
lu scrino da Felice suo suciessore. Nana nel 79 1 , di llatisbona nel 7t)i, di l'^anc-
il Rinaldi all'anno yiG.che i.siiraceni e- fori e d'ordine di l'apa Adriano I nel 7(11.
spugnala Leon, capilale del regno degli Felice avea ritrattato a Ualisbona i suoi
s»evi, iiiÌm-io a ferro ed a inoi le lulla lu errori, e poscia a Roma ,\\ .nli il Papa s.
(^ali/ia che prodainente la dileiidevano; Leone III. Ma tomaio in Ispngno conti-
e preselo alleile la città di Toledoperlra- iiuò a sjìaigere la sua eresia, onde fu di
dimenio degli ebrei. Poiché essendo i cri- nuovo condannata u Franclort. Questo
btiaiii andati nella doiiieiiiea delle l'alme concilio inoltre approvò l'opera intitolata
alla thicka di s. Leteailia fuori della città Saero-Syllnhus (cos'i dello o perchè il
a udiie la pillola di Dio, i pel (idi apri- santo vi i (miniò l'eiesia dlilipando collo
rollo le polle a' mori , e il pojìolo ledelc .sagre sillabe, cioè copassi della s. Sciit-
Irovalo (il fuori in tagliato a pez7.i. Dip(>i tura; o perchè presentò l'opera al conci -
i saraceni slessi posero i prefetti per Inlte liodi Francfort in nome di tulli i vesco-
le piuviiicie della .Spagna, ed elessero per vi d'Ilalia, come conlenente la loro dot-
piincipal sede Cordova. All<»ra i visigoti trina), che s. /V/0////0 patriarca d'Aqui-
clie campaiuno la vila,si ripaiaiono ne' leia avea «ompoklo per combotlei la, ed
luoghi folli «le'monti l'iieiiei, uell'Aslu- 01 dinò che fjsse mandala in Isp.igna, oli-
ne e nella C>ali7ia. I saiaccni fecero una de premunii e i lèdeli contro Iole nuovo
legge di ilagellaie chi aveste beslcminia- eriure. /'//r/////o,inaestro di Cai loMagnn,
lo ÌMaoiiicllo o 1 maomctt.ini, e si ucci- lornatu da Iiighiltei ra nel 7c)3,scrissennu
T O L ' T O L 263
lel(*iriiaS'i;ii forte a Felice, per liilmlo alla rioeveioiio un gr.in iinincio il'iiivilli cri-
veritìi,iiia non produsse alcun elfeUoi[>ei'- sliani: la persecuzione cuiitiauò sotto il
che Felice invece cranendersi fece un'o- re INLiliomod fii^lio e successore di Abde-
[)era, in cui insognava cliiaramenle lasua ramo HI, e s. Eulogio ne animò i ru.u--
eresia, dalia ijuale pui venne a cadere nel tiri a combattere generosamente, deside-
prello iH'sh>/-ì(i/i!.s'/no. che n'è una con- rando d'essere a parte aucli'egli de' loro
seguenzn. Carlo IM.igncj incaricò s. Pao- trionfi, e ne scrisse la storia del luarlirio
lino e Alenino di prenderla penna indi- col suo Memoriale de santi. Avendo s.
fesa della ffde cattolica, com'essi fecero Eulogio contribuito perchèLeourizia coii-
con molto successo. E siccome Elipando verlita al cristianesimo, uscendo dalla ca-
non era smldito di Carlo Magno, (juesto sa paterna potesse ritirarsi in luogo sica*
principe non potè obbligarlo a recaisi a' roper esercitare hberaniente e senza ves-
concilii, che si tennero negli stali di sua sazioni la sua religione, i crudeli genitori
dipendenza; maFelicesi ritrattò di nuovo di essa l'accusarono al giudice d'aver sot-
nel concilio A' Aquisgrana del 797,860- tratto la figlia alla loro ubbidienza. Con-
za però rimularsi interamenleda'suoi sen- dottocooLeocrizia avanti al giudice.siof-
timenti; injperocchè egli si tenne sempre fri d'insegnargli la via del cielo e di pro-
in segreto attaccato alla sua eresia, nella vargli che Maonìetto era un impostore,
quale mori nell' 8 1 5. Elipando era già In vece s. Eulogio fu condannato a per-
morlo 6 anni prima, e Jamayo con Ceil- dere la testa, e consumò gloriosamente il
lier pretendono, giusta alcune cronache, suo martirio l'i 1 marzo 809: Leocrizia
ch'egli si ritrattasse nel concilio di Tole- fu decapitata 4 giorni dopo, ed i cristiani
do(caa questo non lo trovo registrato ne' seppellirono ouorevoloienle i loro corpi,
collettori de'concilii, se pure non fu unsi- la Chiesa facendo menzione io detto gior-
iukIo diocesano), e morisse nella vera fé- no dell'uno e tlell'altro. Merita speciale
de. Tuttavolta Maclrisio, Dissert. 4, ha ricordo l'arcivescovo Piudrigues Ximenes
mostralo il contrario. NeU'B'Sad una vo- de Rada, nato a Puenla Larra nella Na-
ce fu acclamato arcivescovo di Toledo s. varrà, dottore nell'università di Parigi e
Eulogio di Cordova, ma insorti alcuni o- già vescovo il' Osma, eletto a questa se-
slaculi, fu impedita la sua consagrazione de nel marzo i 200, e morto nel settembre
e poco sopravvisse. Egli fiori mentre do- 1208 : scrisse molte opere, alcune delle
minavano nella Spagna i mori saraceni, (juali furono stampate. Altro Rodrigo gli
i quali dopo aver abbattuto l'impero de' successe e divenne celebratissimo , gran
visigoti, non aveano però spento intera- cancellierediCastiglia,chedel parialsom-
tueute il crislianesuDo, tollerandone le* mo cardinal Ximenes, più tardi suo suc-
sercizio pubblico, contenti d' esigere un cessore, fu msien>e guerriero e uomo di
tributo ila ciascun cristiano ogni luna slato, proleltore delle scienze e scrittore
nuova. Eidogio si esercitò nelle piìi edi- di storie. Alfonso IX il Piccolo redi Ca-
ficanti virtù, e nel zelo perla salute del- stiglia e di Leon,forlissimo guerriero, coli-
le anime, per cui quando alcuni cristiani, tinuando gli apparecchi di guerra coutro
sospinti da un fervore indiscreto, derise- i saraceni, mandò neh 21 i anche in Uo-
vo pubblicamente Maometto e. la sua su- ma a chieder l'aiuto del gran hmocenzo
persliziosa religione,oude la chiesa diSpa- Ut l'arcivescovo Rodrigo. R^i^poseil Pa-
gna si trovò esposta a liera persecuzione pa, che trovandosi ue'suoi stati I ingrato
nell'858 regnando Abderamo HI, s. Eu- imperatore Ottone IV divenuto nemico
logio con molli preti e alcuni cristiani fu acerrimo e persecutore della Chiesa, non
impiigionalo. Nel carcere compose la sua poteva [)re3tare al re lutto quell'aiuto che
Esvrtuzioiic al martirio^ la cui corona gli avrebbesomminislralo iu migliori eoa-
aG4 T O L T O L
(li7i(>ni, ma Itillavin nviebhe fallo per Ini scovo suliuihlcario di Sabina, rinunziò
quanto (lipcndci |io(esse dalli! suo podestà S{ioiilaneainfiile 1' nicivescovatf» nnco a
leniporale. («là tempo inn.inzi avea con- motivo (Il-IIc ìnìqiiìtìi ctlegli scandali clic
tcdulo che fosscio a[)plic.itc n sostenta- commetteva il detto re, ilie set duallesue
tiirnto di quelli die comlialtevano in I- pntei neantmonizioni, anr.i per vendicarsi
fpngnBpeltrionfodellafede, lespesed'nn lo avea privato delle rendile, e persegui-
J)elle^rinaggio da farsi a Roma per otte landò i suoi amici e parenti. Innocenzo
nere certe indulgenze; allora poi il I'a[)a W e Uibano V l'inviarono legato in I-
oidmò, die diionque militasse contro i talia e vicario di tutto lo stalo ponlilìcìo
(•nraceni e in qualunque paese si fosse, a- per ricuperarlo dagli usurpatori, il che
vessen pai lecipare delle grazie tIellaChie- egli valorosamente e pienamente esegui,
sa, e coDimÌ6e agli arcivescovi ea'vesco- ed acquistussi tante e sì grandi benenie-
^i di n)inaccìar della scomunica ogni so- renze colla s. Sede, che morendo in Vi-
\raiiodic rompesse la tregua conclusa con terbojLrhano V inconsolabile per sì iire-
Alfonso IX, mentr'cgli coniballeva gl'in- parabile penlila, compreso di dolore, per
fedeli. L'arcivescovo di Toledo, nel suo due giorni fu inaccessibile, e concesse l'in-
ritorno (In Roma, si recò da Filippo II re dulgenze dell'anno santo n tulli quelli che
di Francia a chiedergli soccorsi, rappre- per un trailo della via sulle spalle ne a-
senlandoglichei saraceni stavano in prò- vesserò portato il cadavere, nel tempora-
cinlodi portare il ferro e il fuoco in Casti- nco sepolcro di s. Francesco in Asisi, e
glia, ed il le volersi porre in campagna da questa città alla chiesa di s. Ildefonso
nel maggio. Altri prelati per lo stesso nio- di Toledo, alla quale donò la spada colla
livosi portarono in Germania. Alfonso IX quale era sialo decapitalo 1' apostolo s.
entrato quindi nel regno di IS]urcia,s'im- Paolo , in magnifico avello e con quella
padroni di vaiie città, die il guasloal pae- splendida iscrizione che riporta Cincconio,
6c, e tornò a Toledo carico di bollino e f'ilac Poìil.fl Ciirdi/mliurn.Vcrlenìe e-
grosso numero di prigionieri. Rodrigo ar- minenti e gloriose doli,pcr le sue magnani-
civescovo continuò nd esercitare il potè- nieimprcse, per Icsue grandi munilirenze,
lenel breve regno d'Enrico 1, e in quello Io celebrai ncgl'innumerabili articoli che
lungo di s. Feidinando III, sotto il quale al gran cardinale hanno relazione, come n
presiedè per 3o anni a Uilli i suoi consi- Roma, e del suo stemma e testamento nel
gli. Neli24^ ^" detto arcivescovo il car- voi. LXXV, p. 4^- ^elIa chiesa di To-
dinnl Egidio 'J'orus, ma non potè olle- ledo isliluì ad onore della B. Vergine G
Ilei ne le bolle da Innocenzo l\, perchè lo cappellanie.eassegnì) perdueallre3o,ooo
credeva necessario in Roma per vakrse- scudi.SisloIV nel 1 4? 3 creò cardinale l'ie-
ne in servizio della s. Scòe. il cdebrnlis- Irò Mcntlo-d, già dallo zio Alvaro arci-
*imo Egidio yilbornnz di Cueiica, nipote vescovo di Toledo fatto arcidiacono della
d'Alfonso XI re di Casliglia, dopo csseisi melropolilana.indi dall'npa Iraslèrilodub
distinto per militari iinpicse, In siiccei»- la sede di Siviglia n rpicsta di Toledo, e
sivjincnte nomuinlo arcidiacono di Da- perciò primate di tutta la Spagna ,c le-
ro<jua nella chiesa di Saragozza, demo- gaio apostolico de'siioi regni. In Toledo
sinierc maggiore, arci vescovo di Toledo e edificò un ospedale sollo l'invocazione dei-
cardinale neh 310 dnClemenle Vl(e non la ss. Croce, forse perchè a suo tempo nel
da Ih-ncdeltoXII conicpernbbaglioèdit kuo titolo fu riUovalo il ss. Titolo tlrlhi
io iiell.i bio^rafi.i). (,iò avvenne, quando Croci-. InTordelagunn ndraicidioccsi di
hullialiosi d.driiisidie del ic l'iclroil ^'/7/ Toledo naccpic il celeberrimo e glorioso
r/r /#-, si lifii-Ki presso il Papa che allora fi aiicescano Francesco .\/mr//(-.^, dolio, di
risiedeva in Avignone ^di3 ) > fallo ve suola vita, valoroso e uno de'piii insigni
T O L
uomini ò'ì stnto die sieno fìorìti al moti-
do, I ." mioislro di Ferdinando V e Isabel-
la I, e di questa confessore, già vicario ge-
nerale dell'arcidiocesi, indi arcivescovo di
Toledo nel 1495 ad istanza della regina,
e divenne modello de'paslori; celebrò si-
nodi, fece la visita, esegui molte grandiose
e benefiche fondazioni, massime a bene-
fìcio di Toledo, restaurò il rito raozzara-
bico nella chiesa di Toledo, fu neliSoy
creato caidìnale da Giulio II , ed operò
quelle strepitose imprese che celebrai a
Spagna e nella biografia, e preparò il re-
gno glorioso di Carlo I ossia dell'impera-
tore Carlo V. Il figlio di questi Filippo
II supplicò la s. Sede a conferire l'arcive-
scovato di Toledo al confessore del geni-
tore e della regina fr. Bartolomeo Car-
ranza domenicano dotto e virtuoso. In-
colpato di gravi sospetti d'eresia, fondati
in alcune note marginali, poste da lui in
libri eretici, perciò da Paolo IV fu chia-
mato in Roma e posto in Castel s. Angelo.
Entrando nella prigione, esclamò la sen-
tenza che riportai nella biografìa, ciocche
le pingui rendile del suo arcivescovato e
la sua innocenza lo facevano bersagliode*
nemici. Fu assolto con alcune condizioni
di abiurarci riconosciuti errori, e non po-
tè tornare alla sua chiesa, perchè la morte
di tristezza lo colse in Pvoma a'2 maggio
1 576, di 72 anni, in buon odore di santa
vita, e fu sepolto nella chiesa di s. Maria
sopra I\]inerva,con onorevole epitaflìo po-
stovi da Giegorio XI II. Di questo clamo-
roso avvenimento e famosa causa ripar-
lai a Spagna, dicendo che Gregorio XIII
gli sospese per 5 anni l'amministrazione
di sua chiesa,assegnandogli sulle sue ren-
dite 1000 scudi d'oro al mese, riserban-
dosi il restode'frulti sequestrati ne'i4an-
Ili di sua detenzione in Castiglia e in Pio-
ma; e che tali fruiti, già consumati da Fi-
lippo II in varie necessità, non pervenne-
ro agli spogli della camera apostolica, ben-
ché il credito, defalcate le spese fatte per
la persona dell'arcivescovo e nel processo,
ascendesse a due railioui d' oro; onde il
T O L 265
Papa per sgravare la coscienza del re, do-
po molte istanze, glie ne fece libero do-
no. Clemente Vili neliSgS creò cardi-
nale e arcivescovo di Toledo Bernardo
Saiido^'aLche celebrò il sinodo e il con-
cilio provinciale. Paolo V creò cardinale
e arcivescovo Baldassare Sandoval Mo-
scoso. Nel I 665 gli successe il cardinal Pa-
squale A' Aragona parente della famiglia
reale. Nella sua assenza come ministro di
Spagna in Roma, fu vicario generale Lo-
dovico Poriocarrcro, poi arcivescovo di
Granata, e per morte del precedente tra-
slato nel 1 668 a Toledo; crealo cardinale
nel 1669, morì nel 1709. Ora colle i\'bii'
zie (li Roma compirò la serie degli arci-
vescovi di Toledo, e pel i.° registrarono il
cardinal Diego di' Astorga-y-Cespides, nel
1720 da Clemente XI trasferito da Bar-
cellona, indi nel 1 727 elevato alla porpo-
ra da Benedetto XIII e morto nel 1734.
ClementeXIl neli735creòcardinaledia-
cono l'infante Luigi di Borbone {ì^WoAx
Filippo V nell'età di 8 anni e circa 5 mesi
(nel voi. IX, p, 292 formai un elenco de'
caidinali creati in tenera età), ad istanza
del padre. Questi inoltre fece grandi pre-
mure al Papa perchè gli conferisse l'ar-
civescovato di Toledo; il che per l'età es-
sendo apertamente contrario al disposto
da'sagri canoni, il Papa per contenlarlo
ne cambiò la forma secondo alcuni pre-
cedenti esempi, concedendogli le ricchis-
sime rendile col titolo d'amministratore
tempoialeedi commendatario,fìnchè non
arrivava alla legittima età d'ottenere l'e-
piscopale consagrazione; affidando intan-
to nel I 786 la giurisdizione spirituale del»
l'arcidiocesi a Bernardo Froilano de Saa^
vedrà arcivescovo di Larissa in partili iis,
Neli74iFilippo V pregò Benedetto XIV
di conferire al cardinal figlio anche l'ar^
civescovatodi lyÀ'/gZ/V/.pure dotato di rie-,
ca mensa, mediante bolla d'unione; il Pa-
pa l'esaudì a condizione, che la collazio-
ne de'benefizi ecclesiastici de'due arcive-
scovati restasse riservata alla dateriii apo-
stolica. Allora l'arcivescovato di Toledo
i66 1 <> I- TOL
lemlcvn ino,ooo scudi, e quello di Sivi- si slaliiri in Rtnna «r ivi morì. A' l-y. tli-
ciia ino.ooo; come a.fOjOooera In incn- reiubie 1800 Pio \ Il con dispensa pt'i*
MI del capìtulu dì Toledo, e 1 00,000 ({nel- l'elìi, dopo :ivcr crcBto cardinale l'niranltì
lo di Sivijj;lin. Nel 1 "/p. divenne ainniiiii- liodovico di fìorlxìnr. figlio del snddcllo
^lialoie ecclesiastico <le!r ari;uliocesi di ix (ardinale , lo dicliìaiò ai ci vescovo di
Toledo Pieho ( Icnicnle do Aioztegni di T(ilcilo,ec()n indolto apostolicoanclieani-
( iieticii, arci»escov«» di Lai issa iti jìiirli- iiiìni>traloi'e <li Sivi^lin, nel quale iirli-
ì'iis. Indi ncli<-4o ^'* deputalo ninuiini- colo ed a Sr.\r.?r.% notai che la sua condot*
sirnlore spirituale di Toledo Liiianuele ta non fu in tutto lodevole, per cui dovè
(giuntano Hoiiiia?. di Salas,aicivescovo di riiuiiiriare nel 1 8 1 5 rainminislrarioue di
I aisaglia /// jìiirtiliiis : e snlfiaganeo Ciò. Siviglia, morendo in Toledo, ove ve^lb se-
Iiancesco ÌSIantique?. d'Almogucra nel- p(jIlo,nel 1 8?,3.1'>lil)e a sulfiaganei, piiui:»
r nrcidiocesi , vescovo di (iena o INInseli e contempoi'anc.imcnte, lldefonso Agua-
in pnrfU'iis. ^el^ 754 d cardinal T-oilio- do \aravadi Villasplande, vescovo d'Au-
ne riniin7Ìò alla porpora, al modo dello guslopoli ;Vj/7rt/7//>f/.vy e Atanasio l*uyal-y-
iicl voi. LIV, p. l'I") pf" prendeie in ino- Foveda d'Alaia, vescovo di Carisio m^w/"-
glic una donna di non principesca condì- li/nis: dipoi e in pari tempo, Oiovaniii Ar-
zioiie, onde lìtncdeilo XIV gli accordò ciniega di Herran, vescovo d' Adr.ina in
annui I 5o,ooo scudi di pensuine a titolo pi/rtlhiisje Luigi Gregorio Lopez del Ca-
di commenda, sulle ilue mense di Tote- strillo nell'arcitliocesi, vescovo di Loriiuii
i!r< e di Siviglia, e le godè sino al I 78 ) e- in i)(n-tll>ii<i: i\\ ." m^.' Arciniega, locati»
poca di sua morte. Qniiuli neh 755 di- cora dell'altualearcivescovo, vacando l'ai-
cliiarò arcivescovo di Toledo ilcaidinal Irò snirraganeo. Leone XII nij settem-
J cinandcz Luigi ile Coidovn^ cli'ebhe a l)re 1 8?.4 pieconizzò arcivescovo Pietro de
siilIVaganei, prima Agostino Gonzale/ Pi- fn^iitnizo-Rihcnt, ed a' 10 del seguente
s.itlor de la Naba del Rey, vescovo di Tri- dicembre lo creò cardinale, e fu degno pri-
comio in parfihu.t; poi Filippo Perez di male della Spagna e dignitario della co-
s. Maria d'Avila, vescovo tli Costanza in rona, e cpiale lo celebrai nella biogi'aHi:
pnitihn<:. Clemente XIM diresse al car- morto a'3o gennaio i83G, la sede restò a
iloial Cordova il breve Pnshfunfn _Vo///<, lungo vacante per le vicende politiclicciic
• I»r'i5 gennaio 1763, Bull. Roni.conl.X. agitarono la iS'y;^/:^/^;. Gregorio XV I nel
2, p 33o: Quiinihinac Prngniaticac in concistoro de' a8 febbraio i83i nomii>ò
Jflspaniaruni regno cnnslittitae sinl. vescovo di Malaga, con quell'elogio clic
l'ontificiac aurlorìtati,rt vplerihus pa- si legge nella proposizione concistoriale,
itionihn.s tich'crsanlt-s^ lOlrtanuni l'.pi- l'oilierno arcivescovo cardinal Giovanni
s((ìpuni linrlrittir, ut cathnlinttn liegcni Giuseppe Ronnel y-Orbe, di Pinos dclli
ri rrpioìianiìis liisrc nmuidiìnihux ttinn- \'alle aicidiocesi di Granala, Irasfereinlo-
\(H(. IN'eli772 arcivescovo rranceeco tie lo poi alla sede di Cordova, nel concistoro
/.n/V7jz/7;i<7 troslnto da Messico, poscia nel de'^f) luglio t833. Il regnante Pio W. in
I '•8f)ciealo cardinale, benemerito di sua quello de'4 oHobre 1 8.'^7 lolrasferiin cpie-
chiesa pel narrato nella biografìa, anche sl<i metropcdilana di Toledo , poscia nel
l'cr aver pubblicato le opere de'P.idri To concistoro dc'3o set lem In e 1 85o,come re-
li-tani, la collezione de' Concilii di Spa- gi>trai nel voi. LUI, p. 2?.8, lo creò car-
glia, la Messa Mozzai'abica, le Liturgie, (tinaie dell'ordine de'prcti, inviandogli la
il ISreviano e il Messale gotico moz7a- imtizia col berrettino rosso dalla guardia
1 duco, con iM.igniliche edi/.ioni : ebbe a nobile d. Lorenzo de'prmcipi Altieri, e la
«■iilhaganco il ditto vcscfivo diCuslanri. bcrielta cardinalizia da mg.' MiecisI.To
Uiiiuiiziandu I' aicivescuvalo nel i8mo, Lcdocliuski, come leggo nc'n.' Ttil e 9.3 3
T O L T O L 267
t]e\Cinriin/c di Roma. A p. 618 di quel- tolo \i\ chiesa di s. Maria delln Pace (del-
lo òc\ i853 si dice, che essendo l'inlera la quale liparlai a Titoli Cardinalizi), il
Galizia in preda a una spaventevole care- cardinale con nobile treno e accompagno
stia, il clero e le corporazioni religiose e- di vari prelati, domenica i i marzo vi si
rano aoimirabili per la loro carità, e che condusse a prendervi possesso; ricevuto
l'arcivescovo di Toledo avea venduto il \\A\\n Piaiiìuoiie di s. Paolo, 'A9,ce%o\\ tro-
suo patrimonio e perlìno i suoi mobili per no fu complimentato dal can. A ni vitti con
soccorrere gl'infi-lici. Nel voi. LXXIII nei discorso latino, a cui il cardinale rispose
miei Cenni storici intorno al definito con molte parole di gradimento : il Te
dogma de ir Immacolata Concezione di Deum clùuse la ceremonia, alla quale as-
Maria T ergine, narrai che per assistere sistè la legazione spagnuola e moltissime
al solenne decreto promulgalo dal Papa distinte persone nazionali.
1*8 dicembre 1 854, *' ''^^ò in Pvonia il car- Coiicilii di Toledo.
(linai arcivescovo; che simultaneamente II 1."^! tenuto nel 388, e lo afferma
nello stesso giorno si celebrò il» Madrid la lArduino. Ila." venne adunato ih. "set-
bramata aposldlica sanzione, quindi che teinbre4oo o4o ipe'torbidi cagionati dai
gli spagnuoli in folla e fervorosamente as* Priscillianisti, la cui eresia avea comin-
sisterono alle feste sol ennis«irae ch'ebbero ciato in Ispagna sul fine del precedente
luogo per tutta la cattolica Spagna, come- secolo. Fu composto di 1 q vescovi di tut-
chè avvenimento ch'essa più assai che al- teleprovinciedella Spagna, essendo(piel-
Ire nazioni avea affrettalo co'suoi costan lo di Merida il piti celebre. Molli Prisril'
li voti, cheenumerai, e cogli studi de'siioi lianisti si presentarono al concilio e fu-
illuslii teologi; rilevando, che fu il cardi- rono ricevuti alla comunione della cliie-
nalCinfuegos arcivescovo di Siviglia, che sa, dopo aver abiurato i loro errori e sot-
nel 1834 eoi suo capitolo pregò Gregorio toscritlo la fjrnjola di fede stesa dal con-
XVI a concedere all'arcidiocesi di poter- cilio. Fu promesso altresì di ricevere gli
si ne'sagri misteri proclamare il privile- altri vescovi di Galizia, se sottoscrivesse-
gio concesso da Dio alla sua divina Ma- 10 quella forinola, approvata dal Papa s.
dre, e fu iniziativa feconda e felice pel glo- Annstasio I, da s. Sinforiano vescovo di
rioso avvenimento: né ommisi d' ammi- Mdanoeda altii vescovi, come riferisco-
rare l'operato con pio ardore, de'cavalie- no i l'adii. Osserva Fleuiy, che questa
ri della ss. ConcezioneodiCarlo III, con- è lai.''vol(a, in cui trovasi il vescovo di
tro l'empio o[>uscolaccio che osò d'impu- Roma chiamato semplicemente il Papa,
gnare il dogma d'universale credenza. Nel- quasi per eccellenza. In quell' articolo ri-
l'arlicolo Tempio poi, conqjiendo la mia marcai, che il i. "chiamato P^/j<7 fu s. Siri-
descrizione di quello di s. Paolo nella via ciò, il quale avea condannato l*riscilliano
Ostiense, e facendo pur quella di sua so- vescovo d'Avila autore de'priscillianisti, e
lennissimaconsagrazione, eseguita dai Pa- fu immediato predecessore di s. Anastasio
pa a' I o dicembre, dissi altresì che v'in- I. Inoltre il concilio decise, di troncar nel-
tervenne il cardinal arcivescovo e per pon- l'ordinazioni tulli gli abusi che vi s'in-
tifjciacommissioneconsagròuHadellecro- Iroducevano. Tra* 20 canoni che fece è
ci della nave grande (cioè le indicate in detto, che quelli che faranno pubblica pe-
dello voi. a p. 372), olire l'assistere ad al- ni lenza, non potrà uno essere ordì nati eh ie-
Iri riti dell'imponente sagra funzione. Pii- nei, se non in caso di necosità. Tilleinont
porla iln.° 60 del (j/o/vi<^//('r/7 /io/»(7 del dubita che tali decretisi formassero in
i855, che avendo il Pajia imposto il cap- questo concilio, e piultoslo gli attribuisce
pello cardinalizio e le altre insegne al car- a quello del 41^7- I' 3-° concilio fu tenu-
dinal Bonnel-y-Orbe, e conferitogli iu li- lo nel 4^^^ reluli vamenle ad alcune quc-
•68 TO L
stioni falle contro i vescovi. Il j." nel \ \f
e iiiiziniuilr contro i Priuillidui^ti, jjli
errori de'quali non ernno roen ridicoli e
saciilci^hi di quelli de' .Uiiniili(i,e li de-
jilorai finclie aSAn\G07.z\, descrivendo il
SUOI ."concdio del 3Ho che li condannò.
Vi si trovarono if) vescovi, i quali emana-
rono in iscritto uun sentenza contro l'e-
resia e i settari di l'riscilliano, eh' è pur
chinmata rrgotd di feiU- contro tutte l'c-
rcsit' , particolarmente contro i Prisiil'
tinnisti. ()'icst'alto è una professione di
lede ili I H articoli, o anatemi che vi sono
annes'tì. I padri di cjuesto concìlio confes-
sano in esso, che lo Siìirìlo santo proce-
de dal Padre e dal Figlinolo: A Patrr
Filioijuc pruvcdrns. Daronio credè ciie
cos'i parlassero dopo s. Leone 1, il quale
dice lo stesso nel i ."articolo di sua lettera
as. Torri'ijio vescovo d'Aslorga, il cui ze-
lo si distinse contro i Pri.uilliiinisli. Hi-
ferisce il Novaes nella Storia di s. Leo-
ne /, chela parola Plliot/ue s'\ vuole ag-
giunta al Siiiiìinln nel concilio di Tole-
do, ch'egli chiama 7,." (sull'ordine crono-
logico de'celehri concilii di Toledo osser-
vo, ch'è uno scoglio dilllcile il citarli, poi-
ché gli scrittori sono discordi , a motivo
che alcuni vi compresero quelli che altri
ignorarono, o non ammisero, quanto al-
l'epoca delle celebrazioni loro, ovvero di
uno ne fecero due, come par questo del
447 che sembra il simile di quel lo del.^oo,
e in quest'ipotesi sarebbe il a."), celebia-
lo d'ordine di s. Leone I nel 4 W> '-' P'c-
cieduto nel pontifìcio suo nome da s. Tor •
rigio, nel (pjale si decretò di non ammet-
tere alcuno alla fede, se prima non ne fa-
ceva la professione, recitando il Si/nhn-
lo con quell'aggiunta, la quale fu confer-
mata nel concilio Tolelano 3." del jitSf) (al
quale piuttosto 1' attribuisce il cardinal
d'Agnine, nel trai. 4. '-'<' sarr, Triiiit.
ni) sii r.ò\s\\. c)7.,sez. 3del t. 2;allri voglio-
no che nel SHg l'aggiunta fu compresa an-
che nel canto del Simbolo inlroilolto nel-
la messa), e ne'(3 che lo seguirono. Laon»
de doversi lu gloria di tal generale rcgo-
TOL
1/1 di fede a un concilio di Toledo e ge-
nerale o nazKHtiile delle Sjìa^ne, noti pe-
rò ah. "di Toledo com'allri l'altribuiro-
no , e poscia venne adottata dalle altre
chiese. Nel concilio del 4 17 • padri fe-
cero inoltre :to canoni sopra la discipli-
na ecclesiastica, per rimediare agli abusi,
che vi s'introduce vano: visi dice, che dap-
poiché le calamità dc'tcìnpi impedivano
i vescovi dall'adunarsi. ognuno avea co-
minciato a oi>erarea suo modo. I preti in
questo concilio vi assitterono seduli coi
vescovi. Il "ì." concilio nel 52 7 adunilo in
Toledo si occupò dell' ecclesiastica disci-
plina. Il 6." del 53 1 a' 1 7 raag.5Ìo fu pre-
sieduto da .Montano vescovo di foledo. Vi
si stabilirono ~) canoni di disciplina: asse-
gna gl'interstizi dell'ordinazioni; confer-
ma gli antichi canoni sulla continenza dei
chierici, sulla conservazione de' beni ec-
clesiastici , sui matrimoni tra parenti, e-
stendendo il divieto sinché il parentado
si può conoscere. In questo concilio To-
ledo è chiamata nìctrojìoli per lai.^ vol-
ta. Il 7.° nel 5'6i) a' 6 maggio e concilio
nazionale, poiché fu composto di 72 ve-
scovi di diverse provincie soggette al re
Recaredo, che v'intervenne, e di 8 depu-
tati, cioè de' vescovi delle Spagnee della
Gallia Naibonese. Fu tenuto colla mira
di assodare li conversione iXaW .iriiincsi'-
mn degoli o visigoti. V^i si regolò lutto-
ciò che riguarda la fede, e vi si fece una
bella professione di fede in nome di Re-
caredoedi tulli i goti che abiurarono l'a-
rianesimo. Vi si riceverono i 4 concilo gè-
ner.ili. Vi si pi oniinziarono degli anate-
mi contro gli errori degli eretici ariani,
l'oscia il re propose di regolare la disci-
plina,e si fecero iZ canoni per rimedia-
re a'mali c<iginnati dall'eresia. Si ordinò
l'osservanza tle'canoni,e che i vescovi si
radunassero una volta l'anno; che si {.\-
rebbe cantare alla messa il Sinihnlo tlel
concilio di Costanlmopoli , a imitazione
della chiesa orientale, ma coll'addizione
Fili()(iiu\ L'«S.°ncl 7i)7 a' 17 miggio, di
1 G vescovi, ma nelle sulloscriziuui uou ne
TOL
appariscono che i 3, tra'quali Megacio ar-
civescovo ili Naibona. Ne' due canoni è
presciilto: che i vescovi faranno osservar
la continenza a'preti e aMiacoui, e potran-
no deporre e imprigionare i delinquenti
per far la penitenza: si proibisce a' vesco-
vi d'appropriarsi la rendila delle chiese
fabbricate nelle loro diocesi , e dice che
apparterranno al prete che vi presta ser-
vigio. Il 9.° nel 6 1 o a'23 ottobre: i 5 ve-
scovi vi riconobbero la primazia di To-
ledo, e il suo vescovo per loro metropo-
litano. Ilio.°nel 633 e nazionale, cioè di
tutte le Spagne e della parte delle Col-
lie soggetta a'visigoti, presieduto da s. Isi-
doro di Siviglia, che ne fu l'anima. Vi si
trovarono 60 vescovi, tra'quali 5 metro-
politani, cioè di Narbona, Merida, Braga,
Toledo eTarragona. L'arcivescovo di To-
ledo s. Giusto, altri scrivono Eufemio, fu
quello che v'intervenne, e furonvi pure
7 deputati de'vescovi assenti. Vi si fece-
ro 73 canoni. Il 1 ." è una professione di
fede, nella quale sono stabiliti i misteri
della ss. Trinità e dell'Incarnazione, con-
tro le principali eresie: vi si dice espres-
samente che lo Spirito santo procede dal
Padre e dal Figliuolo. Il 4- prescrive a
parte a parte la forma da tener il Con-
cilio o Sinodo {T ■), la quale viene pro-
babilmente da una tradizione antica, ma
che non si trova prima di questo tempo.
Vi si biasima altamente la negligenza dei
vescovi nel tener concilii, come la prin-
cipal cagione del rilassamento della disci-
plina, e comanda il concilio che si tenga-
no almeno una volta l'anno, nazionale di
tutte le Spagne, o almeno in ciascuna
pr o vi ncia. Si apprende dal canuneSGch'e-
ranvi ancora delle vedove consagrate a
Dio con pubblica professione, nella qua-
le cambiavano abito in presenza del ve-
scovOjSenza eutrarein comunità: chìama-
vansi SanctinionialcSjO&$\H Religiose j né
più permesso era loro di maritarsi. Si
trattò pure della triplice immersione pel
battesimo; la comunione pasquale^l'esclu-
«ioue dal sacerdozio dc'penilenli pubbli-
TOL 269
ci,, degli eretici, degli eunuchi, di quelli
che sposarono più d'una donna o biga-
mi, di coloro che sono di cojulizione ser-
vile, de'nco(ili,de'laici,degl'idioli,di quel-
li che non giunsero ancora all'età di 3o
anni e che non passarono pe'diversi gra-
di ecclesiastici. Inoltre in questo concilio
si fecero provvedimenti, sui diritti e do-
veri de'vescovi, sacerdoti, diaconi e chie-
rici: fu proibito a' vescovi d'esser giudici
Ira' prìncipi e i loro sudditi accusati di
lesa maestà. Furono stabiirti regolamen-
ti riguardanti gli schiavi , la fedeltà do-
vuta a're, la sicurezza delle persone,e pro-
nunziò anatema contro coloro che faran-
no congiure contro di essi , che attente-
ranno alla loro vita, o che usurperanno
la loro autorità. Fu per ordine di questo
concilio che s. Isidoro compose VI ffizio
chiamato prima Gotico, perchè la Spa-
gna era allora dominata da'goti detti vi-
sigoti, e poscia DIozzarahico, dacché gli
arabi Saraceni ^\ve%e\o padroni del pae-
se. Questo concilio è chiamato Grande e
l im'crsale. L' 1 i.° nel 636 presieduto
dall'arcivescovo di Toledo, vi furono fat-
ti 9 canoni riguardanti in gran parte la
podestà del reChinlilla, successorediSi-
senandoal trono di Spagna, e li sottoscris-
sero 22 vescovi e due deputati degli as-
senti. Il 12.° nel 638 composto di 42 ve-
scovi delle Spagne e della Gallia IVarbo-
nese, e di 5 deputali de' vescovi assenti.
Ne' 1.8 canoni il i .°è una lunga esposizio-
ne di fede, e trattasi principalmente del-
l'Incarnazione del Figliuolo di Dio: gli
altri riguardano l'uso delle litanie, i de-
creti de'precedenli concilii, i beni eccle-
siastici, i penitenti. Vi ordinarono col con-
senso del re Chìutilla e de'grandi, che in
avvenire nessun re non ascenderebbe sul
trono, se non promellesse di conservare
la fede cattolica : Se il re trasgredisce il
suo giuramento sia egli anatema. Parec-
chie ordinazioni del concilio versano sul
temporale. Quelli che dopo d'avere rice-
vuto la penitenza pubblica la lasciano, e
ripigliano l'abito secolare, saranno arre-
270 TOL
5tuli lini vescovo csotloposli loro m.il^r.i-
ilo alie leggi (Iella pL'iiitcnzii, e iincliiUiti
in nioniistcri; se rcsectizioue èililfciitaso-
niiiuo scomunicati. Alcuni osservano, clic
(jucsla è lui .'volta che si (rovniio peni-
linze forzale, il die non dciivòclie ilal-
I ignoranza di Unnlicliilii, puicliè i;li aii-
IilIiì unioni .si contentavano di sioiuiiiii
care i peccatori, tiinto <|nelli che non do-
Dinndavanola penitenza, come quelli che
riilibandonaviino dopo a\erla coininria-
ta. ili 3." concilio fu ndiinalo nel (Sjd o
iielGf7 e tdionofatti G canoni, da'4'^ *»-'
scuvieda^lii i dejHilali deisti assenti. Il i .°
è contro ì chierici, die prendono parte nel •
le ribellioni, poiché la potenza de're \i-
sigoti era mal formala , e si dichiarano
scomunicati per tutta la vita i ribelli con-
tro il re e contro la pallia. \i si dice che
se il cdebranle cade maialo nel celebra-
re i santi misteri, un altro vescovo o im
sacerdote potrà continuare, e supplire al
suo diletto; con patto perù che ninno ce-
Icbii la messa .se non digiuno, uè la li a
lasci mai dopo d averla cominciala, li i 4-'
nel tj } 3, nel quale sottoscrissero >?. ve-
scovi, IO abbati tra' ipiali .s. ildelunso,
r arcivescovo di Toledo e i deputali di
IO vescovi: sonovi pure le sottoscrizioni
<lnG conti tra' pi iiicipali ulllziali re^i; e
(l(;po la sullo'icrizioiie vi è un decreto dd
concilio sulla dcpi^sitione de'lieiii del re,
e un suo edillo che lo conlcrma. In esso
il re Ueeesvindo lesse la sua prot'essiono
di Tede, nella (piale ricevea i 4 concilii ge-
lici ali, e si iict-i o poi 1 2 canoni, li i .'con •
tiene la piolessione di lede, cioè il Sim-
l)olo ISiceno, tal ijuiile dicevasi nella mes-
sa, coiradilizi<jney'V//'oYm'. Uno è coulru
la simonia;4 contro rincontinenzade'chie-
rici, piincipalinente suddiaconi chcpie-
teiideviino di potersi maritale dopo l'or-
diiiazione. Si proibì d'ordinai (pielli che
non sanno il Salterio tutto intero, co'cnn-
tici e gì' inni usitali, e la foi ma del bat-
tesiino. il I 1." nel 655 a'i novembre, di
iG vescovi, presieduto dall'ai civeSLOvo di
Toledo s. Lugenio, e vi ì>i icccro 17 ca-
T 0 L
noni lignnrd.inti piccipuamcalc gli alin»
si ilc'vescuvi iieiramminislraziiiiie de l>e-
ni ecclesiastici. Il 1 ."ira gli altri ordina,che
se i vescovi o gli altri ecclesiastici si ap-
pi'Opriiino i beni della chiesa, i|(ielii die
gli hanno fondati, ovvero unicdiiti, po-
tranno proibii re al vescovo o al tnelio-
polilano o al re, i loro lamenti; e che p<>
trannu vegliare alle loro riparazioni. 11
I G. " nel 65G presieduto dallo stesso s. Eu-
genio e assistilo ila 20 vescovi, tra' qua-
li gli arcivescovi Fugitivo di Siviglia e s.
Fruttuoso di Draga, oltre i dejiutali dei
vescovi assenti. Si fecero 7 canoni, ihi.'
dc'quali riguarda i figli ollerli ne'moini-
steri da'Ioro genitori prima dell'età di 1 o
anni; ed il 7." è un avvertimento a'cristia-
ni, acciocché non venilano i loro schiavi a-
gli ebrei. V 1 fu condannato a prigionia per-
petua l'osliimo vescovo ili Draga reo d'm-
continenza, e il suo vescovato tu conferi-
to al detto s. l'^ruttuoso vescovo di /Ju-
inlitiii o Duma /•^(iniiHd iii^it/ (cosi det-
to pei che i re nel 5G7 l'aveano fitto e-
rigere per la loro corte; ebbe due vesco-
vi, e nello slesso secolo VII fu riunito a
Draga). La festa òeW .^ ttnimziazioitc, ce-
lebrata poi col nome di KspeKnzinnc del
parto (I .),fii trasferita all'S." giorno a-
vanti «li Natale, cioè a' 1 8 tlicembie, giu-
sta I'iinO di molte chiese straniere (adat*
taiidosi alle ins<nuazioni dd concilio di
Laodicea, il «piale avea giudicati i peni-
tenziali giorni della quaresima meno 0|>*
poituni a festeggiare le solennità ile'san-
li, massime (picsla che suol cadervi ai.'i
maizii, e (piale lesta coetanea nel [irinci-
pio alla Chiesa e agli ApoNloli, giorno il
pili felice e venerabile del cnslianesiaio,
in CUI fu concepito il Salvatore del mon*
do; e per le stesse ragionisi volle celebrar-
la in detto giorno di dicembre dalla chie-
sa ambrosiana: i monaci di ISonantola la
sidennizzavanu a' \ dicembre. Dipoi la
chiesa di Toledo, lasciato l'antico rigore
de'canoni Laodiceni, ritorni) a fir la festa
i\ì:\\' .iiviiinziiizitnif u'7.) marzo, e insie-
me setjuì a cvlchi'area'48 dicciobrc l'A-
TO L
xpcttrrzione del pnrt(>,per indulto deli 578
di Gregorio XIII: quindi alui Popi la per-
misero ad altre chiese, come a Venezia e
Midi dominii;e nel 1 725 Deiiedelto XIII la
concesse allo stalo pontificio). 1117.° nel
(J75 a'7 novembre, e vi si fecero itì cano-
ni di disciplina per la riiòi uia del clero,
die furono solloscrilli da i 7 vescovi, il i."
de'quali è Qniricico di Toledo, oltie l'ar-
civescovo di Toledo, da due deputali de-
gli assenti, da 6 abbati. Si ordinò di cor-
reggere pubblicamente i peccatori; che se
si condannava all'esilio o alla prigionia,
la sentenza si pronunziasse davanti a 3 te-
stimoni, solloscrilla dal vescovo. Che l'uf-
fìzio divino sarà confurme a quello dtlla
metropoli in tutte le chiese. Vedesi da
questo concilio, che i moiibondi comiuii-
cavansisottola sola specie del pane. Il 18.°
concilio fu adunato nel 681 il 1 ."gennaio,
composto di 35 vescovi, compresi i metro-
politani di Siviglia, Braga e Merlila, alla
testa de'quali eravi s. Giuliano arcivesco
vo di Toledo, e vi si fecero 1 3 canoni. Essi
confermarono la rinunzia al legno del re
Vamba, dichiarata solennemente la tlo-
menica i4 ollobie dell'anno [)recedeiife.
I vescovi gl'iulerdissero l'esercizio della
podestà lem|>orale, per essersi impegna-
to infermo a far penitenza; ed assicuraro-
no il trono al successore Ervigeo Edvi-
ge; ed al vescovo di Toledo concessero la
facoltà d'ordinare tulli i vescovi di Spa-
gna , e vuoisi il I .° esempio d' un sin)de
provvedimento grave per parte dc'vesco-
vi. Si trattò pure delle chiese vacanti, del
diriltod'asilo, delle leggi contro gli ebrei,
delle superstizioni edell'idolalria, e final-
mente della necessità d'un concilio annua-
le, da tenersi nel novembre, sotto pena di
scomunica a'vescovi che 1 icusassero d'in-
tervenirvi. Ih 9.° nel 683 a'4 uovet)d)re,
con 48 vescovi compresi 4 metropolita-
ni, che fecero t 3 canoni, per la mela ri-
guardanti gl'mteressi temporali. Si comin-
ciò dal Simbolo Niceno, che fin d'allora
ranlavasi alla messa nelle chiese di Spa-
gna. Vi si fece il canone singolare , che
TOL 07 r
proibisce olle vedove de're di rimaritar-
si, ed a chiunque, anche altro re, di spo-
sarle. Venne accordata l'amnistia a quel-
li che aveano cospirato contro \\ re Vam-
ba. Gli altri canoni riguardano la discipli-
na ecclesiastica e l'cre.sia Ae MoitoUlili. Si
ricava da questi canoni, che sovente quel-
li ch'erano In pericolo di morte, mctle-
vausi in pubblica penitenza, senza rico-
nosceisi rei d'alcun peccalo mortale, e (la-
vasi la penitenza pubblica in punto di
morte anche a'vescovi, per cautela. 11 20."
nel 684 a' 1 4 novembre, tenuto per l'ac-
cettazione ilei 6.° concilio generale cele-
bralo in CosIanlino[)oli, per tulle le S[)a-
gne e la Calila Gotica, a richiesta del l-'a-
pa s. Leone II che l'alea confermato, il
quale nella sua lettera scrisse a'vescovi :
«Che il6.°concilloha condannalo Onorio
/(/.), il quale invece d'estinguere iiellf»
sua nascita la fiamma ileireresla(<le' '/o-
«o/('/?V/), siccome era dovere dell'autori-
tà apostolica, l'ha fomentata colla sua ne-
gligenza". Altrettanto il Papa ilisse nella
sua lettera al re Ervige. Indi i vescovi di
Spagna si esprimf)no cos'i '--Noi abbiamo
confrontati gli alti del 6." concilio genera-
le co'4anlichl coiicllll,e gli ricesiuiuo os-
sequiosamente"'. Non parlarono ilei 5.
concilio, perchè non avea deciso nulla in-
torno alla fede. Dipoi spiegarono I » lor©
credenza intorno all'Incarnazione, e con-
fessarono formalmente due volontà in Ge-
sù Cristo, conUo i inonotelili, onde di-
slrusererne eli errori. Il 21.° nel 688 l'i •
njaggio, composto di 61 vescovi e presie-
duto da s. Giuliano arcivescovo di Tole-
do. Eglino vi spiegarono alcune proposi-
zioni sul la confessione di fede falla nel con-
cilio precedente, ed alle quali il Papa s.
Benedetto 11 avea fatto qurdche eccezione,
su alcune espressioni intorno alledue vo-
lontà di Gesìi disio, dicendo che Gesìi è
composto della divinila, dell'anima e del
corpo, che non sono tre sostanze; quantun-
que si possa riconoscerne anchedue, pren-
dendo l'anima e il corpo per una sola so-
stanza dell'umauilà. In appresso decisero,
572 TOL TOL
che i line giuramenti dil re Egiza, i qtìn- rcvut.i la professione di fede del re Vili-
li paretniio contrari, non lo erano vera- za, succediilo a suo padre ligiz.i. Il ■?.t\.'*
tuente.» Non bisogna credere.diconoi ve- nel ioc)o coll'assislenia de'Iegali pontili-
scovi, ch'egli nhhia promossi gl'interessi cii d'Orbano II, co'vtscovi di molte pro-
de'siioi cugini altrimenti, che secomlo la vincie, alla pre>enza di Bernardo arcive-
giustizia, ma nel caso che fo>se necessario scovo di Toledo e priuiale, reduce da Ho-
eleggere, l'ultimo giuramento fitto a fi- ma. Si stabdirono alcuni regolamenti di
vor del popolo dovrebbe vuicerla; poiché iliscipliiia, sulla riforma delle ceremoiiie
il bene pubblico è preferibile u tulli gl'm- dell'arcivescovo di Toleilo. In alcune col-
leressi particolari". IlVe KgÌ7.a confermò lezioni questo concdio è dello di Tolo-
con suo ordine i decreti ili questo conci- sa e non ili Toledo. Il i'")." neh 32 3, in
ho, e fece una nuova dichiarazione piìi cui si pubblicarono! 7 capitoli sulla dot-
precisa delle precedenti. Il 11." nel (xj^ trina de'sngramenli,8ui c<jslumi e sui do-
o 6c)3 0*2 maggio, e composto di jig ve- veri degliecclesiastici, non che sulla disci-
scovi, 5 abbati e 3 deputati di vescovi as. plina ecclesiastica. Il 26.° nel 1 324 '' ' '
senti: vi assistè pure il re Egiza con 16 novembre, presieduto da d. Giovanni d'.\-
conli. Si fecero IO canoni di disciplina, e ragona arcivescovo di Toledo, dove pub-
fu deposto Sisgerloo Sisberto arcivesco- blicì)8 canoni, nella cui prefjzionecoinau-
vo di Toledo, per aver coS[»irato contro da, che saranno osservali con quelli che
il re Egiza, che lo condannò a una pri- il legato Guglielmo di Gondi avea pro-
gionia perpetua, ed in sua vece fu no- mulgati a Vagliadulid due anni prima,
minato Felice vescovo di Siviglia. Venne Questi canoni s'aggirano intorno aliamo-
confermato il f.ihì-n dclld lcf;f!c Gnticii, destia elici chierici devono osservare. Vi
cioè il Codice d'Alarico, aumentalo da're è detto che nessun sacerdote esigerà de-
suoi successoli, e composto delle leggi 10- naro per le messe che celebrerà, ma po-
mane e gotiche riunite, per formare così tra ricevere ciò che gli verrà ollertoca-
un solo codice con cui governare tutti 1 ritatevolmente senza alcuna convenzione,
sudditi dell'impero deSisigoti, senz'alcu- Si minacciò la scomunica a lutti quelli che
na distinzione. In questo concilio si ordi- porgeranno qualche soccorso a saraceni.
na,di non servirsi pelsfigiifìzio della mes- Il ■27.° nel 1 33(j fu presieduto dal celebre
sa, che d'un pane intero, che sia bianco, Egidio Albornoz arcivescovo di Toledo e
fitto apposta, e in picc(fla quantità, poi- poi cardinale, e furono falli 5 canoni so*
che non dee caricare lo stomaco, non es- pra vari punti di disciplina ecclesiastica.
sendo che per nutrimento dell'anima, e 11 28." nel 1347 egualmente presieduto
facile a conservarsi in una piccola scalo- dallarcivescovo Albornoz, nel borgo di
la. Il che prova, che faceaiisi sin d'allora Aranda.e furono fatti 1 4 ^«tatuti, il 3.°dei
l'ostie, circa come si fannoalprcsente.il quali rinnova la costituzione Ahitsioiii-
9. 3." nel fii)^, composto di quasi tutti i ve- ìms del l'upa Clemente V, contro i que-
scovi di Spagna, e vi si fecero 8 canoni, stori delle diocesi straniere e contro i si-
uno per condannare gli ebrei cheaveano moiiiaci. In alcune collezioni viene que-
cospiiato contro il re Egiza e contro i cri- sto concilio attribuito ad .Mcalà; in oltre
sliaiii del regno, gli allri per la discipli- si dice che ?.() furono i regolamenti eccle-
na ecclesiastica. Il 24. nel 701 o 704 e siastici che vi si formarono. Sono [nii iin-
r ultimo cui assisterono quasi tutti i ve- portanti i seguenti. Si celebrerà il conci-
scovi di Spagna, di cui mancano gli alti ho provinciale ogni due anni, ed i vesco-
e i canoni. per le ragioni accennale dal lìa- vi terranno ogni anno i loro sinodi. Proi-
ronio e dal l';igi, o piuttosto la congriien- bi/ione agli ecclesiastici di portare il cor-
za del [)crchè &i «man iruuo. lu esso fu li- r uccio o lutto. 1 vescovi nou cuiu^iurirau-
TO L
no mai in pubblico, che in roccbcllo e in
camaglio: non poiieramio l'abito di seta,
e liliali leggere a mensii la s. Scriltuia. I
chierici minori porteranno labito chieri-
etile e la tonsura. Quelli che muoiono di
ferite riportate in duello saranno priva-
li della sepoltura ecclesiastica, f|uand'an-
che avessero ricevuto il sagrauienlo del-
la penilenza avanti la morte. 11 •aq-^nel
i355 [)resiedulo da Biagio aicivescovo
di Toledo, e furono pubblicati due capi-
toli, ne"(|uali si dichiarò, che le costitu-
zioni della provincia di Toledo non obbli-
gano ad culpain, ma solamente ad poe-
nam, a meno che non sia stalo diversa-
mente ordinalo. ll3o.°nel iSyg pei' lo
scisma insorto contro Papa Urbano VI,
per opera dell'antipapa Clemente VII che
la Spagna erroneamente ubbidì. Il 3 i." e
il 32.° furono tenuti in Aranda {T-)q in
Toledo, sopra la disciplina ecclesiastica il
i.°, Sdirignoranza del clero il i° Presie-
duti da Carillo arcivescovo di Toledo coi
suoi sulFraganei, vi fece 29 regolamenti o
canoni, ti 33." e ultimo nel i 565 PS set-
lendjre, di cui fu presidente Cristoforo di
Sandoval vescovo di Cordova, come il più
anziano vescovo della provincia, assisti-
to da'vescovi di Siguenza, Segovia, Pa-
lencia , Cuenca e di Osma, con l'abbate
d'Alcalà la Realeesente. Si tennero 3 ses-
sioni: nella (.' si lesse il decreto del con-
cilio di Trento, intorno la celebrazione dei
sinoili provinciali, e la professione di fe-
de che ampiamente coll'osservaiiza di tal
concilio fu sottoscritta dagli assistenti.
Nella 2." a*i3 gennaio i 566 vi si pubbli-
carono 3 I articoli di riforma sojna vari
soggetti, concernenti i vescovi, i canonici
e altri beneficiati, i curati, uffiziali e pro-
motori; sulla residenza, e l'uliizio divino.
Nella 3." a'25 marzo si fecero 28 articoli,
sulla riforma del clero e sulla disciplina
della chiesa. Si lessero i decreti del con-
cilio di Trento, sotto i Papi Paolo Illa
Pio IV intorno la residenza. Si ordinò ai
\escovi di avere degli archivi pubblici; di
uoi) ammettere alla tonsura, se non quel'
TOL. LXXVI.
T O L 273
li che hanno un benefìzio. Vi si legola pel
curali la maniera d'istruire, e di predica-
re la parola di Dio. Vi si parla de'cano-
nici, delle dignità, delle distribuzioni quo*
lidiane, dell'obbligo di assistere alle ore
canoniche : alla fine si nominano alcuni
benefiziali, che devono vegliareall'esecu-
zione de'decretiin ogni arcipretato di di-
verse diocesi. Regia, Arduino, Labbé, A-
guirre e altri collettori de'concilii.
TOLEMAIDE, Ptolcmais Hcrmii.
Sede arcivescovile della Libia Penlapoli
nell'Egitto, sotto il patriarcato d'Alessan-
dria, metropoli della 2.^ provincia eccle-
siastica di Tebaide, eretta in sede vesco-
vile nel IV secolo e poi in arcivescovato.
La città esisteva presso il Nilo nella parte
meridionale dell'alto Egitto, presso le cui
rovine fu edificata Said. Strabone e Pli-
nio la chiamarono anche Barca, ma que-
sta città viene da Tolomeo distinta daTo-
lemaide. Barca nella Barberia fu colle cit-
tà di Curin, Bengazi,Teuchera e Bouan-
dria, chiamata Libia Pentapoli, con Ci-
rene, per metropoli, e nel suo deserto sta-
va il fimoso tempio di Giove Ammone
circondato di sabbie bollenti, perciò di
dilllcile accesso. La Pentapoli della Ci-
renaica, secondo altri geografi, abbrac-
ciava oltre Cirene, anche Tolemaide.Pro-
copio riferisce che la città di Tolemaide,
floridissima da principio, divenne poi de-
serta per mancanza d'acqua, ma l'impe-
ratore Giustiniano 1 avendo fatto rista-
bilire l'acquedotto, ricuperò ben presto il
primo splendore, e dipoi per diverse vi-
cende decadde e rovinò. Ne furono vesco-
vi Basilide,cui Dionigi d'Alessandria scris-
se che avea composto alcuni commenta-
ri &n\\' Ecclesiaste ; s. Teodoro martire,di
cui si trova menzione nel martirologio ro-
mano a'26 marzo; Secondo ariano, uno
de'piincipali fautori d'Ario, deposto da
Alessandro a rei vescovo d' A lessa ndria;Sle-
fano ariano, nominato da Giorgio usur-
patore della sede d'Alessandria; Siderio,
nominato da s. Atanasio. Il celebre Sine-
siu di Cirene, noaiinalo ai vescovato di
18
9.7 i 1 <» •'
'liili-maiilc da Tfollli» d'Alrs-iniuli iii, <c-
(!»'vn nt'l 407, e fu »•'>«' dt'pin «iulli pie-
Liti del siiu tcnii>o, ltiSi:ÌHii(li) molti ino-
nuniciili (Ji'l SDII genio, <li cui il p. l'eta-
\io pubblici^ un' eitÌ7.ìoiic greca e Ialina
«un noie assai im|Mirlunli. V, stalo <|iie-
sto uieilesimo Smerlo die col suo ztloe-
ncigico convt)cò in Toluui.iicle un tonoi-
I 0 nel 4' i> iuipeiociliè e come narra il
Terzi nella Siria stura, lo provincia di
l'inlapoli neirEgitlo erao noni»' ilell'iui-
jicrooi ienlalc governaln ilal pielello Aii-
tli unico, uomo avaro e perverso, che per
sncchiiu oro ilnlle sostanzeili'populi, pi a •
tuava le più inaudite cruilcltii; ed 1 mi-
seri da lui governali, [trivi d ogni rifu-
gio, ricorsero alLi cliiesa per uiterpo>ìzio-
ne de'suoi pietosi ullizi in eruenda di An-
dronico. Ma (]ocsli vi SI u|ipuse con di-
spiezzo e *i lui le allerij;ia, che provocò
a giusto riscniiniento 6uiesio vescovo di
Toleuiaide. Cl>ian)ati eg i i vescovi suoi
rollcghi ad un sinodo nell'istcssa sua cit-
tà, ed ove esiiiniiiate l'aspre maniere, l'e-
storsioni, e l'esecrabili empietà comiiies-
se contro Dio e contro lu religione, l'in-
<legno ministro fu per sentenza unif'ur-
iiic de'padri, piena d'iuiprccazione dell'i-
ra divina, segregato dal consoizio de'l'c-
tleli con terribile scomunica. Spaventa-
lo pelò Andronico dai fulminato anale-
ii»a, gcllossi a piedi del ve>covo Sinesio,
imploraiulone il perdono, e fu aoiinesso
alla pubblica penitenza. 11 vescovo Evo-
zio, fratello e successore ili Sinesio, assi-
slèal 1 . "concilio geiiei. de d"Lfe>o nel 4^ 1 ,
dove sottoscrisse la professione di lede cat-
tolica contro gli eiiori di ì^cslorio. (Gior-
gio assistè al 5.° concilio generale. L'Al-
laccio, nel suo trattato, De Missa Prav-
.\niilifiiatoruiii, cita molte risposte di Si-
meone di Tessalonica a Gabriele arcive-
scovo di IV-nlapoli. Al tempo di questo
prelato, la cliicsa di Tulemaidc era siala
creila in arcivescovato, sotto il patriar-
ca de' f^rtii nulcUiti d' Alessandria. O-
ricusi hr.l. 2.p. fiiH.A Tolemaide furo-
no assegnali 1 seguenti vc^covali per suf-
T 0 1.
fingane!, rrgislrali anclie da Coinman-
ville neir///A/o//c tir Inus- /r.v tiri/wx'i-
sthfZft r\'rM Liz. Diospoli o Tel >e la gran-
de, CoptooGiusliiiiano|K)li,Diuspoli pic-
cola, Teiilyra, .Massìmianopoli, Lalopuli
0 Siene o Isne, Ondioe, Ermete o Armeni,
l'Iivl.i, Teienutli, llioi, iJioclezianopoli,
A[><i||onio, \ iHa Anasses, Ibi supcriore,
Maton, Ilermon superiore. Tolemaide,
Ptoltniaii/cii, ora è un titolo arcivescovi-
K* ili n.'/rti.'iu.^f elle eonferisce la t. Sede,
n cui a|>pai tengono i simili titoli vesco-
vili (li /"("///>■/■</ e di Tcrciuilìi.
TOLEMAIDE o ACO.N o ACni,os.
GlOVAiNM D' Adii, Pi ,1,'mais. Cina
e sede vescovile de Ila Fenicia marittima
in Siiia. nella Galilea superiore e ne'con-
(ini della Ptilcstinn, nella Turchia asia-
tica, già assai celebre, oiico per le Cro-
ciale ,c\\ciecoì\t.\o\\'Y*^\i\ nella Siria sa-
cra, toiulala da'fialelli Acho e Tolomeo
egiziani, o meglio restaurata e ingrandi-
ta, preseda loro il nome di .-/ro/i e di Po-
hiiiaiilf. Altri vogliono,chedopo la mor-
ie d'Alessandro il Craiulc, essendo sta-
le divise le sue contpiiste Iru'geneiali di
lui, la Palestina passò in potere di Tolo-
meo re d'Egillo, e questo principe die il
suo nome a questa cillà. Si disse (piindi
CnUinia Claudia, par l'imperaluie Clau-
dio; Sulto i re ialini di Gcrwialfnimc. s.
(jioKUiiiiii d Acri per l'oidine G( rosoli-
lìiittino di S.Giovanni che vi si sl.diili, co-
me pure vi risiederono gli ordini de' Tcni-
jilaii còis. Lazzai O.C vi fu istituito l'oi-
dine Tciilonico [f .)■ Fiiialnunle. hdlaa'
cristiani da Saladino soMano d'Egillo,
(jnesli chiamò la cillà yh co, e divenne ca-
poluogo del pascialalico oiiMiniino, che
coni|)rende l'antica Fenicia e parte del-
la l'alestina. E situala sopra un promoa-
loiiu, thefoi ma con ipiellodel monleCar-
ineli) una bai.) semicircolare a 27 ie^he
da Geiusaleinme : quantuinpic ali]naiito
piccola, è popolata e muiiila di buone liir-
tifìcazioni, ed il porlo viene difeso nei-
ringiesso da un iurte costruito sul mare.
ISel declinar del acculo passalo acquulù
T O L
linoinnn/a, per avere respinto sotto le
sue ninr.i il ii;raii(le guerriero Booopar-
le. Cooliene G moschee, una delle qua-
li eililJcata da Djezzar è bellissima; una
chiesa greca, coll'arci vescovo scisma lieo;
altra di greci-nielchili cattolici col vesco-
vo; una sinagoga; bagni e fontane pub-
bliche, essendo il bagno principale il i>iìi
magnifico dell' impero otlomauo. Il pa-
scià occupa l'antico palazzo del gran mae-
stro de'cavalieri gerosolimitani. Di qtìe-
sta famosa città trattai negli articoli suin-
dicati, e particolarmente ad Acri, dicco -
dodi sua sede vescovile greca sulFiaganea
di Tiro, eretta nel secolo W, sotto il pa-
triarcato à' Antiocìiiii, di cui riparlai a Si-
ria, e secondo alcuni divenne in seguito
«rei vescovato onorario e attribuito al pa-
triarcato di Gerusalcinnie. in tempo del-
le crociate vi fu istiluila la sede vescovile
hi'.iua suifraganea di Tiro, eretta nel se-
colo XI. Laonde nel citalo articolo ripor-
tai diversi vescovi delle due sedi. In que-
st'antemurale famoso de'crocesignali, pel
i.° vi avea annunziato il vangelo s. IMar-
co, imo de'72 discepoli di Gesù Cristo, e
vuole la tradizione ijreca, che tutto inten-
to alla coltura di questa chiesa, vi ren-
desse t'anima a Dio circa l'anno 56di no-
stra era. Illustrarono coi martirio la chie-
sa di Toicmaide, i ss. Paolo e Giuliana
uel 3o6. Giustiniano 1 vi eresse la chiesa
de' ss. Sergio e Bacco; altre ne eressero i
cavalieri de'summentovati cospicui ordini
equestri e ospilalari. JMagnifica fu la catte-
ihaledi s. Andrea apostolo in rivaal m.ue,
con episco|iio contiguo, l'ima e l'altro in-
nalzali d. l'ialini, le monache benedelline
de'quali, nell'espugnazione del 1291, pei*
sottrarsi alla violenza de'barbari maomet-
k)ni,cou virtuosa costanza si decisero spon-
taneamente il naso e le labbra. I latini a-
veano eretto nella città molle chiese, con-
venti e monasteri, olire gli ospedali e o-
spizi degli ordini militari. Tuttora inTo-
lemaide o Acri o Acon, vi sono i greci-
inelchili cattolici, con residenza vescovi-
le, e da ulti:uo vi era il vescovo m^.Xle-
TOL 275
mente Bahhous. 1 latini cattolici, com-
presi i consoli europei, vi hanno due chie-
se, una parrocchia, l'ospizio, la scuola,
tutto pelò a]ipaitenente alla missione di
Terra santa de'minori osservanti. Al pre-
sente Tolemaiile, Ptolcmaidcii, è un ti-
tolo vescovile i a par db US, sotto l'eguale
arcivescovato di Tiro, che conferisce il
Papa. Dalle 3 ultime prup(>sizioni conci-
storiali trovo che fu conferito a'seguenli
vescovi. Gregorio XVI a' So settembre
i83 I trasferì mg."^ Ferdinando Maria de'
conti di Colek. da questo titolo alla sede
di Tarnovia; indi nel concistoro de' 17
settembre 1 83?, nominò a vescovo di To-
lemaide mg."^ Francesco P».enato Bousseu
di Gand canonico di quella cattedrale, de-
putandolo in ausiliario di Gio. Francesco
Van-de-Velde vescovo di Gand. Quindi
lo stesso Papa nel concisloru deg'i 1 1 lu-
glio] 836, per morte diMallia Paolo. Muid-
zeniewki ultimo vescovo d'Acon, coiile-
rì il titolo di vescovo ìiiparùbus di al-
coli sive Ploleniais urbis episcapalis Si-
riae sub archiepiscopo Tyrensi cclcbìis
aliquaìiclo JorLitiidinc equituni s. Jotiii-
ìiis Hierosolyrnilani, qui Ulani per (ai
annosjbrtitcr propugiuirunt.a mg.' Pie-
tro Gravina Luzzena nobile di Catania,
canonico cantore di quella cattedrale, de
j)utandolo in ausiliare di mg." Doinenuo
Oliando vescovo dì Catania; e lo fu pure
dell'odierno mg.*^ Felice Regimo, sino e
inclusive al i853 , intitolandosi vescovo
d' Acone, ch'è quanto dire Tolemaide, co-
me dichiarò la stessa proposizione cuiicL-
stoi iale, nel brano che ho riportato. Non
pertanto per isluiglio, d' un titolo si for-
marono, come allra volta, due titoli ve-
scovili, Acoii e 2oleinaiclt\ Si\no\\\iìù che
non conobbe bene chi li propose a' Papi.
Imperocché mg.' Luzzena ebbe il titolo
d'Acon, per morte di mg.' Moidzeniewki
che l'avea portato, mentre [)er ultimo a-
vea portalo quello di Toleiiiaide, ricevu-
to dallo stesso Gregorio XVT uel i83?.,
mg/ Boussun traslato u'23 giugno i83 )
alla sede di Gand. TultavoUa l'abbaglio
9-0 T<»L
loslo si liiinotò, (|i)nn(lo Orrgniio WI
1 ci cuncisloro dc'ia il.'lil)roioiH3H, jur
iiiititlatioìittn lì. P. I>. Fromìsci Urna-
li /Itnissi-n iiil ticlcsiiirn liriii^fn . pro-
iiiusse al lilol») tcsrovile tli l'to/i rntiìdiri
•'iih iìnìiitj)in(>i)o Tyi tu In fuirlil'us ,
inoiisignor Luigi Anioni»» Ithei o hainiip ili
Scliienkdi Zl»eiiiri <linrpsi di I5ii(hv«'is,ra-
iHinico ilclla metiopoliliinn tl'Olmulz, de-
{uilandoloìn suiriaynneo dell'iircivescovo
di esso; e ciò «ucnlre vive;» mg/ Luz7ena
ve>covo di J(On m\'(' rtnlrnìnìs. Ripeto
t cuiicludo, Acon e Toleniaide sono sino-
]iiii)i;cuu lilolo vescovile in partilin.'. sol-
io Tiro, e non affnlto due, come Iio esa-
iiiinato ne'geografi sagri. Ora mioccor-
ic r.iie altra avvcrtenia. Les>i iie'rcgistri
concistoriali, Ciro o C)/77;//v, detto aii-
clie (j'r;v7, titolo arcivescovile in juirti-
htts, Vrhs Sirinc.a^enle per titoli vesco-
vili m^/7r^//n/.vdipenden ti: Gz/MY/jr/r/^/.?
Anniifliii ; e Plolcviaif!. Civitas riiocni-
riiir. Perciò tvitto riportai agli articoli Ci-
ro e Capsa. Siccome Cto è nella provin-
cia ecclesiastica Jùi/rtitcsia o l'u/rtitin-
se. dal Terzi chiamata Cirm, uno delle
metropoli della Comagena, già piccolo re-
gno della Siria, poi chiamata F.nfnitc.siii^
loise per essere in vicinanza dell'Eufra-
te, così trovo che Ct/j)\// (titolo portalo
Ola da mg/ Simeone Beriieiix vicario a -
poslolico di Corea), essendo nella provin-
cia della Numidin sotto la metropoli di
C;//^/ nell'Afiica, fu mal collocala nell'A-
sia; e (pianto a ToL nitricìf, lo >tcsso re-
gisti o concistoriale ponendola ancora sot-
to 7 /ro, e «licendola Ci\it{i.<i Plidcniviac,
è una manifesta contraddizione non solo
per aver posto lo stesso lilolo sotto due
arcivesco\ati, ma d'un titolo vescovile di
'1 ulciiìtiidc a\K\\\c fallo due. Laonde me-
glio è lileneie : i.'clie Ciio u l'yrni è
un semplice titolo arcivescovile (come
lo porta monsignor Lodovico di s. Tere-
sa de carnìclilaiii scalzi, vicario a[)oslo-
lieo di Veriipuii), scn/<i titoli vescovili di-
pendenti; u." che Ctifi.ui deve ricono-
fcccisi per lilulu sultu (7/7</; 3." che Tu-
T O L
Icntiiidf i sotto Tiro e non dipendente da
( i/o.
TOLKMAIIìE, Pioicmnis. Sede *c-
.scovile della Lihia Pentapoli nell'Egitto,
soltoii patriarcato d'Alessandiia,della 7.'
provincia ecclesiastica di Tchaide, siilha-
gaiiea della meli upolilana ih Cirene, eret-
ta nel IV secolo, indi nel V divenne arci-
vescovato onorario senza suUVagaiiei. La
città era situata sulla riva occidcnlale del
Nilo, la piìi granile ilella provincia, e go-
vernavasi a repul)hlica,secondoSlral)one.
Anticamente si ciiiamava Thinis o This
dal nome o prefellura di cui era capitale,
al dir di Tolomeo, per cui le si attribui-
scono i vescovi di Thineos o Toleniaide.
Alcuni credono che Tolemai»le sia suc-
ceduta da Tolon)eta, ì'tiìlcni/iis, città di
Larharia nel regno di Ti ipoli^ sulla co>ta
ilei barca con pìccola rada e magnifica pi-
scina. Vi sono rimarchevoli avanzi greco-
romani d'un teatrOjd'unanniealro, d'uu
tempio, dell'antico ingresso, e d'interes-
santi sepolcri dell'antica città, come pure
gì ottesepolcrali con senìplici ingressi qua-
drati di rozzo lavoro. I vescovi di Tole*
maide che si conoscono, sono Eraclide che
iiel.j3 lassi.otèal c<»ncilio generale d'Efeso;
ed Isacco che sottoscrisse la lettera »le' ve-
scovi della diocesi d'Egitto aHiinpernlo-
le Leone I, relativa all'assassinio di s. l'io-
lerio d'Alessandria, e il decreto sinodale
di (>ennadio di Costantinopoli contro i si-
moniaci. Oriin.s rhr. l. a, p. 6oG. Tole-
niaide, Pt<i{cfn(iiil(n,c un titolo vescovi-
le //; ncirtU'its. dell'eguale aicivescovato
di Cilene, che conferisce la s. Sei\c. Il re-
gnante Pio IX a'5 setleiuhrei 84^^ l'al-
trihuì a mg.*^ Giovanni LSalma oblato di
IVI.iria Vergine di Pincrolo, insieme al vi-
cai laloapostoliio d'Ava e Pegìi ncli'lndie
oiicnlali. i^el I1SI2 co'suoi missionari, il
piel.ilo patì gravi persecuzioni dell'impe-
ratore de' birmani, poiché avendogli di-
chiarata guerra gl'inglesi, egli sfogò il suo
in licere contro gli europei , gettando in
dolorose prigioni 1 ini>sionaii d'Avae Pe-
gìi, carichi di cuteiu-, aliti sp.n paglio in-
T O L
sieme a'crisliani, dicendoli battere e fla-
gellare: le chiese furono saccheggiate e ab-
battute, coA iecappellee i presbiterii. Per-
la iito il vicario apostolico si rivolse per soc-
corso alla pietìi de'fecleli, onde riscattare
i missionari superstiti, acquistare suppel-
lettili sagre e rialzare le case del Signore.
TOLEiMEO(s.),martirea Roma. Pie-
no di zelo per la fede cristiana, converti
una donna romana, la quale ebl)e perciò
a solTrire i più barbari trattamenti dal ma-
rito, uomo brutale e dissoluto. Addolora-
la oltre a ciò di sentirlo continuamente
bestemmiare il divino autore del criNtia-
nesimo, si risolse di separarsi legalmente
da esso. Se ne dolse costui con Tolemeo,
e per perderlo lo accusò di essere cristia-
no. Tolemeo, dopo aver passato molto
len)po in un'oscura e fetida prigione, fu
condotto dinanzi ad Urbicio prefetto di
Ptoma, e confessando generosamente Ce-
sidi Cristo, fu condannato alla morte. Un
altro cristiano,per nomeLucio,ch'era pre-
sente, rinfacciò al giudice l'ingiustizia di
condannare un uomo che non era stato
con vinto di alcun delitto. Urbicio lo inter-
rogò se anch' egli era cristiano, ed aven-
done avuta fianca alTermativa risposta,
pronunziò contro di lui la stessa sentenza.
Un terzocristianojdi cui ignorasi il nome,
avendo parimenti confessato la fede, fu
decapitalo con essi. Piicevettero lutti e tre
la palma del martirio l'annoi 66, Sotto il
regno di Marco Aurelio, e il martirolo-
gio romano ne fa commemorazione il ig
di ottobre.
TOLENTI ^OiTolcntm).Caiìx con re-
sidenza vescoviledello stato pontificio, nel-
la delegazioneapostolica e distretto di Ma-
cerata, dalla cui città è distante 5 leghe,
I I d'Ancona, e circa poste 91/4 da Ro-
ma; sede del governatore, dal quale inol-
ile dipendono le comuni di Eelfurte, di
Colmurano e di Urbisaglia, che descrissi
u Macerata, la quale è distante 1 o miglia
dalla città. E posta parte in colle quasi
rotondo, e parte in piano, in aria buona,
ma un ^oco pesante, e circondata da fer-
T O L 277
lilis&imi colli. A mezzogiorno vi scorre il
Chienti, in cui poco oltre liu foce il Piastra,
che si traghetta sopra solido poiite,coslrui-
lo nel i 268, e posteriormente più volte ri-
parato. La visuale di ponente è pittoresc.1,
avendo incontro il detto (lumeeil paese
di Belforte lungi 4 niiglia. La strada cor-
riera, che attraversa la città, anima il suo
tralìlco, e nel mezzo di essa s'incontra la
piazza quadrata abbellita da una fonte, e
dal palazzo municipale ornato di portico,
che ridonda di antiche e interessanti iscri-
zioni, conservandosi in esso due bellissimi
quadri dipinti in tela, rappresentanti il
trattato di pace di Tolentino segnato dai
plenipotenziari di Pio VI, e dal generale
de'repubblicani francesi Bonaparte, dicui
in fine parlerò; e la battaglia della Ran-
cia perduta da Murat re di Napoli nel ter-
ritorio di Tolentino nell'intermedia pia-
nura a'2 e 3 maggio 1 8 1 5, e guadagnata
da M'esercito imperiale austriaco, chea vea
stabilito il quartiere generale a Tolenti-
no, mentre i napoletani lo aveaao fissato
a Macerata, ove già feci menzione del-
l'incauta lotta, come nel voi. LX V, p.287,
il dettaglio riportandolo il eh. Coppi negli
Annali d' Ilalia,an. 1 8 1 5,n. "4^^ e seg. Fra
gli archeologici monumenti è ben con-
servata una statua, che Tolentino dedicò
all'imperatrice Agrippina, mirabile pel
panneggio, ma oltraggiata dal tempo sic-
come esposta nella pubblica piazza. Do-
vendo più volte citare il tolentinate San-
tini, e anche il Golucci , che scrissero di
Tolentino, giudico necessario, prima qui
di parlare delle loro opere, a njigliore in-
telligenza di quanto in breve andrò dicen-
do, digressione che restringerò in pochi
cenni. Nel j 789 si pubblicò in Macerata:
Saggio di memorie della città di Tolen-
tino, raccolte ed illustrate da d. Carlo
Santini della medesima città, professo-
re pubblico d'eloquenza in Pesaro, eoa
appendice d' 82 documenti. Nella dedica
al celebre cardiiialGarampi, il patrioscrit-
tore rammenta che il dottissimo cardinal
Quiiioi, nella sua Dissert. ile Monatlicu
a7B TOL TOI.
lliilitiv fiiiloriti comiii/'tndtt, ingioilo sif^.tih.Giiiscnpi-CÀiltui i iititorc drll'.-iii'
li»' v)iiil;it^i;i the ilii cssn se ne polevano tnliit,) l'icciu\ncllit «imilc nnii;i^inrmciè-
li;iiro. Non ,i\eii(l(i pnliiln il canliiialc ff- fr i illustrano e si coiifrrnuino le ro»r
fcltuat e In sua idcii, mi m'coIo ili cdi so in puì>blicatc <Lil sig. fi. Carlo Santini, nt t
«|iialctic iiiotio si «npiil'i Colin |)ul>bliciizio- suo S/if^pio di memorie, ec. della ritta
ne «li Dinlle sloiie iiiiiininj.iii, e ili molle ili Tolentino, Pesaro i 790. Il Sanlini nel-
ciltiie cinese \cMCo\ilt, |i(r mi veiiiieioni- In I.cttrra si ililcse enn ^irainenle, e *i-
Ih luce le cai le ili lauti niellivi, \e (|iiali vameiite rainp(ij;iiò il Coliicci, per le sue
n ijiiisa tl'uio scavalo ili sollenn, sonimi- coinpIeU; ripetizioni e ancora pv;r alcuni
nisininu ugni sorta ili liiaii e di eriidizio- notabili errori incoiai, pi incipalmenic sui
ne; il die si [iralicò precipuamente nella pi imi abitatori della contrada, sull'elimo-
.Maica, con lodevole gara di patrii scrii- lo;;in di T<iienlino, sulla situazione ilel-
lon. 'l'iovandosi la cilla ili Tolentino nf- l'.iulica cill.i, sulla sua origine, sull'epoca
ilillo priva ili SI uubde e utile pregio, per- «Iella «ledu/ioue della colonia romana a
iliè i suoi aicliìvi pubblici e privali non Tolenlino, suì;Iì alti e martirio di s. Ca-
iiiruno posti a piobllo, il Santini |h r a- (ervo, da Colucci ritenuti apocrifi, sul «li
uunedel decoro della patria, nelle vacali- Ini sarcofago ciedulo dal medesimo or«li-
ze autunnali, con diligenza da essi raccob nato da altri e per altri; su di alcune uo-
se buon nuiiiirodi materiali, e se ne ser- bili famiglie, e segnatamente la Mauiu-
VI per dare un' idea (com'egli modista- zj, die Colucci pretese abbia sigiioreggia-
iiimle si espi ime) della storia patria e il- to un tempo in Ttjleutino, il die nega San-
luslrarla. Ma iiell«i stesso anno fu awer- lini, didiìarando che ninno de' Mauruzj
i»alo da «I. Giuseppe Colucci, che nel l. 5 fu signore iliToleiilino,non potendosi pr«>-
ddr.y////i7;//<//''/V('n<-,pubbluò:M7/<- an- vare con documenti veri e autentici, come
//f/j/^) f// 7Vi/r//^;/;o, uiindis>frta7Ìonedi- neppure giammai vi es'.Mcilaiono signo-
visa in 3 articoli, cioè: Esistenza, nome, ria le fisniglie Varani, Acc<»rainboiii e
silo e origine dilla città ; Condizione di qualunque nllra, tranne le violenti iiiva-
'lolentmo, suoi iiionumeiiti anlidn; .Me- sionie osurpa/ioni di dominio de' Duital-
inoriesagre diTulenliuo. Il Colucci lodali- levi, Sforza e Accoramboni (inchea'no-
doil servigio pallio reso dal, Santini a To- stri giorni fece eco al Santini l'avv. Ca-
lenlino,uiiadeirilliislri eaiilidie cillà del stellano, f.n Mitilo Pontifirin, nell'artico-
l'uriio. e ben d<giia della municipale sua lo 7W/.'7;////o), 1 igctlando ancora, «pianto
stoiia, non che c«)iileisaiido di essersene a'Maiiru?!, il sistiina di Colucci di atlii-
mollo giovalo nella disseriazione, iiell'in- buire a tale famiglia molli di «pie'perso-
leiidimcnlo di vieppiù illustrare il .SV/ji;- naggi che portarono il nome di Maurizio.
già ilrllr memorie ì\kl\ Sanimi, mentre ve- liiv«'ce sostiene Colucci, che la nobilissima
lamenle in gcneiale non fece die itpro- finiiglin .Maurti7J discende da un me<le-
diirie il coiiteniilo in tale«)|)cin, aggiiiii- simo stipite de'\ arani e «legli Accorani-
lavi (jiialibe erudizione, impugnò molte boni, fu signora «li varie terre e massima-
Lxjse iilirite dal .*«antini, con poco discre- mente «b Ila cillìidi Tolenlino, da cui trae
la critici , per cui divampi') un conllilto In sua origine; die i piii celebri pcrsona^-
lelliiaiio non misiiialn. l'eilanlo il San- gì dilla iiudesima forononoverali da Co-
lilo irritatosi assai, oicullainlo il suo no- Im.ci medesimo nelle note alla luirrolla
nii e (ingeiido un snii «lileiisijie, in data di nortulir raniiinsizioni . da esso (alla
di'lolriitmo 16 ollobie 1 7«)«», pubbli- stampar in Jesi nel i78() per le no7ze «Id-
eo, intitolata a' gonfalonieri e priori del- la contessa INIargherita col maichcsu Bu-
fa città (Il lolcnlino: l.rtlrra iiftolo^ili- li; aggiunse il (iolucti, die in breve si sa-
cu-i ritira d'un riltadino (olentinutc, ni itbbc pubblicato l'ulbeio genealogico dd
TOL
l'illustre fnmiglia dal conte GiuseppeMau-
rir/j della Stacciola (nppodiato di s. Co-
skiiizo soggetto a quel comune, governo
tli iMoiidolfo, nella legazione d'i-rZ/Z/iO e
Pesaro), che a'pregi del sangue accoppia-
va le più rare prerogative che distinguo-
no un cavaliere letterato; meritare intan-
to d'esser credula la lettera da lui stam-
pata in Jesi in difesa della sua famiglia,
e che si stava scrivendo da un celebre let-
terato della provincia la storia della si-
gnoria esercitata da'conti ìMauruzj nella
città di Tolentino; iuvitundosi quindi tale
storico, dal (supposto) difensore del San-
tini, a servirsi di vere prove autenliclie,
tilirimenlii tulentinatidiscostandosi da ta-
lco altra simile produzione, noncessereb-
beio di dire: Non ode Ciutia dcranoc-
t'iii il grido. Indi gli animi de'due bene-
meriti letterati piceni vieppiù giavemen*
te s'inasprirono, e continuarono la lotta
colla penna e con ()Oca moderazione, al-
quanto degradante ambedue , siccome
pungente e sferzante, ancbe cose estranee
all'argomento. Tornò in campo Colucci,
con pubblicare nel t. io delle AniiclùLà
Picene, in data di Fermo 5 e 26 gennaio
1791,6 indirizzata quale appello agli A.-
malori della verità, la Lettera di risposta
deli' ab. Giuseppe Caiacci al cittadino
iolentinate autore della Lettera apolo-
getico-critica, nella quale niaggionnen-
le s' impugnano alcune cose pubblicate
dal sig. d. Carlo Santini nel suo Sag-
gio di memorie della città di Tolentino.
Il Colucci in una medesima pagina, cou
due colonne, fece imprimere la Proposta
o lesto della Lettera del cittadino tolen-
tinate, e la liisposta o sua Lettera di ri'
sposta al cittadino stesso. Non lardò il
òantìni a rispondere, sempre col fiuto no-
me di cittadino tolenlinate, e parimenti
diretta a' gonfalonieri e priori della città
ili Tolentmo, in data di Tolentino 24 ot-
tobre lyyi) la Seconda Lettera a polo-
iietico-critica del cittadino tolenlinate
o
al sig. ab. Giuseppe Colucci autoi'c del'
l' Aulichilà Picene f nella cpiale siconfu-
TOL
'79
tana le cose da lui stampate nel t. 10,
contro il Saggio di me/norie ee. date in
luce dal sig. d. Carlo Sanliid, IMacera-
taiyc)!. Dalle due lettere precipuamen-
te si rileva,che Colucci sebbene rende giu-
stizia al Santini pel servigio prestalo al-
la patria, non poteva riprodurlo in ogni
sua parte e seguirlo ciecamente, senza ma-
nifestare il proprio sentimento con liber-
tà, e perciò si proponeva di continuare a
notarne gli abbagli, per la critica che vie-
ta d'approvar l'errore e prescrive che si
combatta. Quanto a Santini, sempre com-
parendo un concittadino anonimo che
continua a prendere le sue ilifese e ([nel-
le delle patrie cose da lui illustrale, con
detta lettera si propose di confutare e con-
quidere le nuove censure dell'autore i\g\'
V Antichità Picene, chiamandolo impu-
gnatole delle più palman verità. Dice che
avrebbe lasciato indietro le sue baie, se
non avesse nuovamente impugnalo mol-
te cose riguardanti il veneralo protetto-
re s. Catervo;laoude protestò, che per l'iil-
lima volta avrebbe lentato d'illuminare
l'avversario, sebbene non si lusingava di
ottenerne lo scopo. I due emuli infiam-
m<Tti di calore letterario s' incolparono a
vicenda di provocazione, di essere domi-
nali dalla vanità dell'amor proprio; pro-
testarono ognuno di scrivere per la ve-
rità e per l'imparzialità, onde confutare
gli abbagli dell'altro, e cou più di acrimo-
nia, indegnazione e risentimento il San-
tini, esacerbalo comechè ()el I ."provocato,
dopo essersi veduto riorodollo e insieme
censurato. Inolile ciascuno bosleune le
proprie di>crepaiiti opinioni; ma il Sanli-
ui si fece fjite de'documenti co'quali a-
vea proceihilo nella sua compilazione. Il
Colucci volle adempiere il promesso, enei
l. 20 deW A;ilictiitàPiccne, nel 1 ygS pub-
blicò: Tolentino illustrata con aneddo-
ti documenti, ovvero Apologia del vero
e legittimo dominio che su di essa città
hanno esercitato le famiglie Varani,Ac-
coriinboìùeMauruzJ, contro il sentimen-
to del sig. d. Carlo Santini f colla giuiL-
ago T O L T O L
tatli\'aric Tavole clu- £,iiis(lfitiino Ieri- Iriitino la i .'tua oi i-ine, ma che l'ha in-
sncffi\c gtmuiio^it' ili csfc Jtiiiiii^lic Cui sicnie ccmiime colle altre tliie «If-jli Ac-
nicdesiiiii lipidi Fermo ne lì ce lume ino! - coi un boni cMaui u? j.'I ut lo (]ii.<iilo affli-
le copie a parie e con ri!>les<>o lilolo, %o\- dodiSMmuhiloilSaiitiui,ihceColucci. Ma
tnnto ui;giiii)geiulo nifi oiitespizio della se- (|ticsti, senibiaiiii non del tulio chiaro, e
panila cduioiie; IJhro tliviso in dm- par- di procedei e in molle cose con inlerpiel.i-
tija ì.'toiilit'nr r.t/ìnlng{a,la tx.'/r Tii- zioiii spiegale n i>uu modo, già s'inlentle
lo/r f;ciualoi;iclti\ Fermo 1793. Di più sempiecontioijiiclletlcl Santini, non kcn-
dedicò questo parlicolaie libio a i-'ilippu za nolubili errori di dale, di pcr&one e di
Accoraiuboni libero tuari:he«e in \al de cose, che voglio credere iulti lipograiici
Leysler in Norvegia, maggiore del reggi- e non avvertili nt:\Vrrral(i corrif^c. Cre-
ineiilu delle guardie di l'io \ I. e nipote de Colucci, che se a lui, come a Santini,
de'diie generali pontificii di dtllo Papa, fosse slato dato di poter visitare l'archi-
IManfidiii e Capraia. >()leròclie il Tolcii- vio segreto drioleiiliiio, e leggervi le laii-
tino illustralo, vuoisi in pai le opera del le pergamene che gelosamenle »i si COQ-
^uddclto conte Giuseppe Mauru7J, e ere- servano, forse gli sarebbe riuscito di pro-
desi che tlispincenle pel confliltu lettera- vare,cheildoiniaiosopra Tolentino, eser-
rio, restò abbreviato il tcriiiine di sua vi- citalo dalle nominale 3 famiglie, passasse
la. Il Colucti incomincia col rimprove- da una in un'altra per sucC(iS>ione; onde
rare il Santini, per pretendere il" esclu- prima di Gentile che l'ebbe neli^tiuda
dere da Tolentino la signoria de' Vara- Alessandro l\ (e lo allenna anche I' L-
DÌ,ed eziandio di negare un simile dumi- glieili), signore ancora e restauratore di
Ilio sulla medesima cillà esei citatovi ilal- Ciimeiino, di Tolentino ne fosse stato si-
la famiglia Muurozj, a unico fine di di- giiine Accornmbonosuo fr.ilello maggio-
fendcre la \ei ila, mentre al due di Coluc- re, nati ambedue da \ arano di Adamo
ci, il Santini l'ullcse e oppresse, od onta di Domeniro, come poi dovrò meglio ri-
che coidèssò l'inlriidazione di Tolentino peteie; e dopo Gentile il suo nipote Gio-
concessa a' Varani da'Pupi; ma cuoie un vanni, (ìglio d'Accorambono e padre del-
eDilteusioallitlo, (juasì cheTulentino non l'aiti oAccorambono(dal qualeenond'Ac-
fos se stala una terra rispettabile, ma un corambonod'Lgidio, come vuoleSanlini,
prediorusliC(i;econie se losse cosa in qual- tleiivò la nobile lanuglia Accoiamboni ,
che |>ai te dubbiosa, che rinfeiidazione ri- chiamata in l'koma ila Leone \ e meglio
serva al concedente l'alto dominio, o sia slabililavi da (>reg>irio XIII, di cui par-
perpetuo o sia temporaneo, e attribuisce lai a Palazzo Accorambu?!!, ad Accorv.m-
all'acquirente lasignoria iuimediala eat- dom Giuseppe cardinale, a Sisto V per
tuale. Kifeiisce inoltre Ciilucci, che il to- aver sposato il nipole Francesco a Villo-
lenlinate d/ Paolo liianiadoii nvea pub- ria Accoinmboni del ranmili Gubbio, che
Llicato un esliatlo delle più antiche e re- per essa fece quei tragico fine che narrai),
condite pergamene conservate nell'archi- da cui nacque Gio»niim signore di Tolen-
TÌO de' canonici Lateiancnsi (era (|ucklo lino e ucciso da' lolentiiiati nel febbraio
uno de'lanti archivi del l'iceoo assai ne- 1 34(>- Neil 355 il cardinal All>ornoz le-
co di peignoiene, di cui è vivamente da goto d' Innocenzo \ i, die con ponliiìcìa
compiangi-i neladibtruzione,disperNO nel- facoltà a Uidolt(i di rtetnardu Varani, in
le liiiluo>issime vicende d Italia de' pri- fendo con Diero e misto impero, ca^tru
nioidi ilei corrente secolo), delli di s. Ga- J'olfiitinirl s. Ccntwii (come notai ragio-
lervo, con cui restava provato che l'iliu- nandone nei voi. XL, p. 29 5); indi IJrba-
»lrc famiglia Varani di Canti rino (e ne no V (nel cui ingresso in lluma portò \\\-
iipaildi a SroLEio), non solo Iruc da To- ilolfuil ^onfàluuc dclU Chiesi), e le chiavi
T O L T O L 281
sópra il capo del P.tpa, il clic dissi nel voi. d'arme. E,l;1ì era ricchissimo, generale di
XXIV, p. 88), coiuiisofiiLlendo all'oneste s. Clnesa per iMarlino Ve poi d'iiiigenio
istanze di Riilolfo, gli piorojj;ò il tuedoi- JV, condulliero e geneiale de' (iorenlini
mo feudo per altri anni, previo giiirauien- e della lega tra essi.d Papa e i veneti con-
io sid «aitgelo, d'omaggio ligio, d'uhbi- Irò il duca di Milano Visconti; beneine-
dienzaos. Pietro e al Papa pel feudosles- rito per segnalati servigi resi alla patria,
so, con bolla ripi edotta ilaSimtini mede- e massime per averla nel i433 liberala
Simo. Questi però opir.ò, non pare gin- da lungo assedio dallo Sforza: di [ìiìiavea
stameiile, die i Viiiani non furono perciò ricuperato al iloininio della s. Sede molte
signori di Tùientiiìo, ma vicari e governa- città , terre e forte/ze usin-pale ad essa,
toii. jNundi(ueno Colncci se[)pe fare la di- l'atto prigione presso Imola a'28 agosto
slinzioiie di tali qualidclie, col diploma '434 '^'''' Piccinino generale del duca di
spedito poi r8 febbraio 1 4' 6 dui concilio Milano, e poco dopo uìorto probibdiuen-
di Cosliuizaa favorede' Varani, conceden- te di veleno, comlotlo il cadavere in Pi-
dò loro Camerino e suo distretto iiii^ovcr- reiize, fu onorato con eserpiie reali, cosia-
mo, Celforte ed altri luoghi //t vicariato, lei 3, 000 ducali, alle (piali intervennero
e terrae. Tolciitini, terrae s. Gcnesii, in gli ambasciatori de'princi[)i italiani, edEu-
proi'inciac JIarchiae,inFciuIani. A Pii- genio IV in persona, che ancora vi dimo*
dolfu nel 1879, oltre Tolentino, apparte- rava: fu sepolto nel duomo di s. Maria del
neva pure ilcai>sero(forseedificatoila'saoi Fiore, ove la stessa repubblica (iorenli-
anteiiali, non da Giovanni, ma o da Gen- na ordinò un onorevole monumenlo ad
tile suo zio o da Accurimbóuosuo [)adre, Andrea del Castagno pittore, che lo rap-
o da alcun altro di delti suoi aiilichi an- presentò a cavallo con analoga epigrafe
tenatì, secondo Colucci; poiché nel 1297 (non con istatua equestre in bronzo, co-
in esso vi avea fatto testamento il nob:le me dice il p. Civalli, che io chiama pure
e [ìolsnle vir Do/ni/iinis Joaiines Domi' Paziano); e il suo cuore fu mandalo in
ni Accoriiìiboni de Tolentino) o rocca ; Tolentino nella chiesadi s. Nicola, e chiù-
Diorlo il quale neli38q gli successe nel- so in vaso di piombo dentro cassa serra-
la signoria e dominio il nipote Gentile, ta a 3 chiavi (Colucci rimarca pure che il
Anche Eugenio IV nel breve {\eQ mag- cuoreavea 3 peli,e lodiceper segno tli va-
gioì 435, spedilo da Firenze al comune loie). Di Tolentino e della fortezza, Nico-
di Tolentino, dice che tale terra per Se- la che n'era signore, per ingrandire il do*
deìn apostolicainfnerit in Fendimi co.'i- minio della Chiesa, ne avea fatto dono a
c<:'.T.?(7 a' Varani, colla qualifica di vicari, Eugenio IV, il quale accettando rolFeita
coir.ainuo censo di i5o fiorini d'oro ili promise di non darla mai pili in dominio
camera. 11 Colucci dopo aver narrato la o vicariato alcuno. Tuttavia la terra e la
signoria de' Varani e degli Accoramboni rocca restarono nelle mani del fratello
snila terra di Tolentino, passa a dire di Ballista, di Cristoforo, Giovanni e Balilo-
quella de'Mauruzj, cominciata nel 14^7 o vino figli dello stesso Nicola. IVel mede-
1428 nel poutificato di Martino V. hn- simo 1 434 > V'^arani pretendendo di ripri-
peroccliè morto Berardo Varani domicel- slinarsi nella signoria tli Tolentino, que-
locainerinese, alcuni di lui figliuoli, i qua- sta difese Cristoforo. Perciò i lolenlinati,
li ritenevano la fortezza della terra di To- al dire del Sansovinu, crearono loro si-
lentiuo, temendo di perdere la stessa ter- gnore Cristoforo, il quale generosamente
r.a, la dierono in consegna nelle mani di ricusò di esserlo, e di ritenerne ulterior-
IN'icola Mauruzj r/o/«/re//o (qualifica che mente il dominio, riiuelteudone il prin-
importavadoiomioesignoria, diceColuc- cipalo alla Chiesa, contento della patria
cj) di Tolentino, capitano di molta gente libertà, e dellagloiia d'essere governa to-
a8i T O L T () L
re generale dell' nrmi vcnelc. Di cqii.ile novera. Nello strilo ponliflcio , Tolenli-
volfie riiioni) i suoi lialclli , rlie idiIiI.i- no, Acqnnvivn, Caldaroln, Tievi, Monte
vnno per la s. Sede, per cui Eugenio IV Fidco , Sticciola . Valloppi.i e Civilelln.
coll>reTe.SV/,rr/v/«'r/riv)r/V>;/;v^///;-, 7.7v,(lc' Nell'Abruzzo, Carrigiinno e sue casleili.
3o dicembre i33c),direllon(l essi e al loro Nel ducalo diMiInno aiitico.Solerro.Qu.ir-
zio, dichiarò che avendo il defonlo Nicol.i niente o Qiiiidrin2eMln,Melriguardo,n«ir-
c loro slessi HiHe dt-lli- spe^e e soirerlo ai;- «o M.uinno, Cnslil lìelgioso, P077.0I0 e
,^iMvi per la co-iludm di'll,« rnccn, qn.-.!.! Forniicale. Nel Torinese, Noccianocsne
«■ la lerra avc.uio (nel declinar d'ollubre castella. Nel \ eiieto, s. Polo, Castel d'A-
1434) restituito njli abitanti, per coi lo- rianoo A viano, e s. (iiorgio. In Milano si
ro donava e cnnlt-rnia va alcnni fondi eca- formò il ramode'si^nori di Solerioe Del-
-e. i INIaiii 11?! però per patio espresso si riqiiardo, dove da* Mannirj furono ina-
liscrv.irono, almeno in (livore de'sticces- f;nificnmenle aIloi;^iali Luigi \ll re di
soli, se non la rpialilà, il titolo di conti Francia, ed altri grandi pcrsoiiaj^qi. Nel
ili Toienlmn; n^sinngendoColuocijChc il l'IT"?, (iurivano i conti di Tolentino, An«
palazzo da loro nltilatoe l'adiacente piaz- Ionio e Giovanni, dal 1 .°de'<piali deriva-
la furono poi chiamali, il^jrz/rtzro/^c'Co//- rono i due rami Mauru7J a'qiiali restò in
// e la j)iiizza de' Cnnfi. Quindi riporta a!lernaliva il doininio della contea dei-
molte notizie siigl'illuslri INIauruzj, anco la Spicciola. .Antonio conservò alla pati ia
de lami de'conti di T(jleiitiiio, e de'conli Uibisaglia e Colmuiano che si voleaiiu
della Slacciola (donata da Pandolfo Ma- ribellare, frenando 1' orgoglio de' so'le-
latesta nel I 4i 2 n Nicola) tnltora esi.sien- vati, ed in morte elibe luagniQche ese-
ti ; notando in piova del loro antico do- «piie nella cappella di sua casa nella chic-
minio SII Tolentino, cheSantini re>tiiiige sa di s. Nicola a spese pubbliche. Anlo-
alla dignità di podestà, i solenni funerali ino ebbe per figlio Ciislofoio, «la cui nac-
(alli a spese flella coiminità, il tliritlo di fpie Nicola, che sposato a Isabella Suar-
tenere una delle ilue chiavi della cust(j- di di Berg.iino de'duchi di Nortiimbria,
dia (Ielle braccia di s. Nicola, il non pò- morì alla .Stacciola nel i()34, e fu autore
tersi interloquite dal giudice locale nelle di delti due rami suddivisi in Fossombiu-
loro cause, ec. Dice inolile, che Eogcnio ne e Urbino. Passando Colucci nella par-
IV nel I 4 jocoiKtesse .Monle Falco <■ Tre- te 7." a rendere ragione dell' albero gè-
VI a Baldovino o baldo ih Nicola M nini- iiealogico<lelle fiuiiglie Varani, Accorain-
7J, signori di Tolentino e di-lla Slacciola; boni e Mauru/'i, dichiara di non mteii-
registrò i molti fendi e signorie che pos- ilere di pioseguire in esso tutte le gene-
sederono, elesnccessivetestimonianzedei razioni, che sienoileri vnle dallo stipite di
Papi, che iie'loro brevi li chiamaKjnocon- Dllifiedo o Olìredo dell' 8S0 circi, pa-
li di Tolenlino, oltre le illustri e polenti die di (irimaldo, <la cui nacque Pietro
parentele contratte anche di fimiglie so- lìorito nel io?.?.; tuttavia osservando le
V lane, come pel malrinutnio di Giovanni citazioni de'publdici registri, dice che non
ili Nicola con Isotta figlia (naturale dice portano più u<ldietiu del 1 1 i4)»è potersi
Marchesi) di Francesco Sforza duca di ci edere 1' as.serto dal Sansovino. Questi
-Milano, il quale a\ea i;ià mai italo altra nelle f'^nniifi/ir illuslri d' Itiilid ^ lasciò
t:^iia con Alfonso d'Ai.igona duca di Ca • scritto che Mauru/iu capitano venuto in
III I la epoi le di Napoli, e poscia due altie lidia con iSelisario, leiinatosi in l'olen-
•'d marcluoedi iMonfc'riato,ed a.Sigismuu- tino, vi ficesse hi sua piopaga/nme, ma
do iMahilesla signore di Uiniinì. Da tale sdd>ene Maurizio lìgliu di Mondo gene-
inalrioiomo ilcrivarono i Maiiruzj di ÌMi- ide dell'llliria di («iiistiniano I, portato-
laiio. OiLinto Q'fciidi e signorie, ecconc d si ucl ^3(ì in Dahnaiii.i per hi (■ucrra ^0-
T O L T O L 283
ticn, e (liseemlente irAuila re degli mini, die invaghitosi di Tolentino visi sluhili
da Olii nacque Marni/io o Mainuzio, e da e fu capo stipile d' una delle più illustri
«niesti Teodimondo, stirpe rh'thbe seni- e segnalale famiglie d'Italia, pel gran nu«
pie anticanaenle per sleninia un campo mero d'eroi che vi (ioriiono, principal-
rosso con un leone in piedi avente la spa- mente con Nicola celehralissimo, il qua-
tta, sidla cui punta la stella, per quelle le seguendo gli stendardi di FandolCo Ma-
congetture ch'egli s'ingegna di spiegare, lalesta siguoredi IVuuìmi, portossicon 600
Chiama poi Pietro, detto MonUuiaro, for- cavalli iii aiuto deTìorculini, e venuto in
se per le molle possessioni che a»ea nei Aughiari a (ronte dellesercito imperiale,
monti vicini a Tolentino, l'autore della vinse i nemici colla prigionia del loro ca«
triplice discendenza Varana,Accoranjbo- pò e la preda del primaiio loro vessillo,
na e jMauruza,e padre del sunnominato in cui osservando dipinto il gricppo diSa-
Domenico, da cui originò Adamo padre lomone , volle inserirlo iiell' antico suo
di Varano, e di Alberto puie ilelto iMou- stemma. In ricompensa fu poi infeudato
taiiaio e stipite de'Mauni7J. Da Varano da Paudolfo della contea ilella Staccio-
derivò ancora , per Giovanni suo figlio, In, indi supremo comandante dell'arma-
la famiglia Accoramboni, e Gentile stipi- ta confederala d'Eugenio IV, e delle re-
te de' Varani ristoratore e signore di Ca- pubbliche fiorentina e veneta: per Irama
merino. 01lrequesteindica7Joni,a suo luo- di Gattamelala e ulde nelle mani de'mi-
go dov4Ò riparlare delle menzionale ce- lanesi, e moitodi veleno lasciò a'Iìgli le-
lebri famiglie, delle quali inoltie scrisse- gittimati da iMartino V molle ricchezze,
ro: Zazzera, Z?(7/(^/. nobiltà d' ndliii: Del- possedeiido200,oooducati,souur)aaquei
la famiglia Varana, anche pel ramo di tempi assai piùcospiciia d'oggiih, e 2000
Ferrara. Gcncalogics historiqaes de les jibbred'argento lavorato. Altre notizie di
xMoir.oiis Souverai/ies : Conites et Ditcs Marchesi pure sono eguali alle narrate,
de Camerino de la liaison de P arane, onde le tralascio). 11 eh. prof Francesco
A\\ei'\, Roma in ogni stato,i.2,[).3'j: Ac- Papalini, nell'erudita Strenna Picena
coi-and)OnaJamiglia,sua origine^padro- per V anno 1 846, pubblicò la Descrizione
na di Tolentino città, e sua arme (cioè della vita di Nicolo Mauruzj da Tolen-
un grifo in piedi di color bianco, tra ver- tino, fatta dal d.'' Serafino Belli.
sat<j da 4 sbarre tnrchme , sorreggente Lacattedraledi Tolentinoèdi recente
colla destra una spada e colla sinistra 3 slrultma, sotto rinvocazioue ili s. Cater-
monti, tutto in campo rosso; di più dice, vo martire patrono della cillìi, di cui è in
che tale ramo di Gubbio acquistò in Ilo- gran venerazione il corpo, col fonte boL-
uia il palazzo del cardinal Rusticucci e tesimale e la cura d'anime amministrata
gli dièil proprio nome, e che se Fabio nel da 3 pairochi, ili.° de'ipiali «;hiamasi vi-
lòSg morto decano della rota fosse ginn- cario perpetuo. L'episcopio è alquanto di-
to alla porpora, come si spelava, la città stante dalla cattedrale, e tra'vesc:ovi che
di Tolentino in memoria dell'antica pa- lo ristorarono ricorderò il cardinal Pao-
drunanza degli Accoramboni sulla mede- lucci. Il capitolo si compone di due digui-
sima, avea slabilito di procurare che fos- tà, la i.'è l'arcidiacono, la 2.' l'arciprete,
se chiamato // Cardinale di Tolentino), di i 4 canonici comprese le prebende del
Sansovino, Origine e fatti delle famiglie teologo e penitenziere, <ìi alcuni mansio-
illaslri d' Italia: Famiglia Maurnzj, nari, edi altri preti echienci addetti all'uf-
JMarchesi, La galleria dell' onore, t. 2 ; fizialura, comeapprendo dalliiltimapro-
De' Mauruzj di Tolentino conti della posizione concistoriale. Leggo in Santini,
Slaceiola (li dice venuti dalla Grecia in che la cattedrale in origine fu Va pieve di
Italia per JMauruzio capitano di Uelisario, s. Marine 2 o/tvif/'/i/, dedicala alla B. Ver-
»8i TOL
gtme A«Hinl«, e (abbocaU arca nel VII
■ccolo ìm luogo tldl'antica catlctiratc; cbe
fu milk detta ili s. S«l*alore, e dat io 54
ia poi et s. Calerro. AdWlaU vcno il Jct-
tolcnpodi Mia edificatioac m'mumma be-
Bcdelliai, di venne abbfin con BMinMlc-
ro, em m •cguito maotomncale b rilaU-
bricarano e b posscdrroiK» sino al 1 4<>o.
Allora il motn^lrro e U chie» di «cancro
finnoiCMda e prrposiiura, e 1' ebbe Ciò.
B^llitla Rulnoai, iiquabi;enero«aiD«nle
od 1 Sor b nuiir^nò a Ciiulio II , da cui
lidi 5o8 l'efiiiCTo 1 canonici re§<>bn La-
terancuM. Foi nfiensoe, clic dopo b qaa«i
totale rorioa ddb pleks s. Mariae To-
UMtini, vcff«o la wmtìÀ drl «eoolo XV'Iil
si «cane all'ediBcazione ddb nao*a cfaie-
M, sotto il titolo di 3. yLtria .Viwh'<j, ndb
quab òroutlama si troiarooo i riiua»a-
gli ddl' anlicbtanmo tempio, cioè alcuni
|Ksxi di colonne di beUismno brecciooe
■Madwodi gbUo e tomo con altre granose
tiolc, cli«? il fcscoTo FcriuzÌRi léce por-
tare in Macerata, esc ne ■ytr%ì per parte
ddl'omancnlo estemo dd/allare mag-
giorediqodbcitteilrale. Il otarcitese Rk-
ei. Memorie storiche tieile arti e degli
arti ' irca ìT Ancona ^n»tT» che
lacii ^«ter^odd secolo Vili, di-
venni* mnwnta e non più adatta a ra-
dwMffe i fedeli, che in f>jlb cunoorreva-
no a orare all'arca dd santo, non meno
dalb ella cbe daiu proTioóa, si aoste-
ro od 1 1 56 1 beticddiioi a invocare il pn-
Irodnio d'Alesundro IV, acciò eocilasse
i fedeli all'emione d'una ouova d»esa;
ed cgU «i oom«po«e coi breve Quo/ùa/m^
cbe col Santini riporta, invitando le di-
ver^ ownnnilà ddb Marca a ooncorTe*
re aUa eostniDone, pd premio di brghe
indol'enxe da luicunoeMc. A^iun^cbe
' -' > ^ta la ouovacbie^aiii essa eretta
.u ^^u^v^.a'.e,epre>ciIoo(Dedi ^/^«(vo-
ve che *p*e*a per catledrali?) s. .Marine
Toleitùid. Ma que»ta lal>bnca f<j a' no-
stri giorni dntnilta, e sulle sue rovine si
ere^Ac b nuova cattedmb , con dnegno
ùt\ conte Fdippo Spada. Ktcaroda San-
TOL
lini, cheli fà^i di t. M^rìa in T«jlenti-
no, vcnnenfiBaiadabpretìche udì 3~S
lono ckiaaanti OMonicì e dal p*ev.tno, e
consrs;ui il lil" . " < .
Un V re^tiliùnc- i _ .
I:ch( onori \i\ alla, e m àiiacoiiegiala eh e
sadrvòaqodlodicaUeJrale.iioeiMloq'ie
sto vescovato a qtieilo tk Macerala, ili cui
didiiarò concattedrale, ed innabamlo 1 1
pievano alla dignità d'arodieeono. Xeì
1 6 >3 poi a' r 1 «iugno i canoaid, per mi •
n.*cc*ar b duna rovina, paitarono a«J ut'-
fì/iare udU chiesa de conTentuati, in oc-
ea«i'>«e che i religiosi pel poco numero do-
verune* abbaodooare il convento^ secon-
do b presarixiooi d' Innoccnio X, e poi
nbbhricnrono b cbiesa in modo ostai ptù
de^nle. Nd medetimo agno Innocenzo
X, eoa suo breve dicfabrò l'altare mag-
guMTc privilegialo, come quello dd/aoli-
ct diun-i, a cui i'avea accordato Grego-
no XIII ficendolo privilegiato ivi irv^tar
di quello di «. Greg<>rto ile L rhe. Dipoi
Benedetto XiV (io vece dell'ai muzia ac-
cordata da Suto V) oo«tces^ a' canonici
l'uso del roccbello e ddia cappa magna
Otiinftars.Petriiit: L rhe^^ì* potersi por-
tare , iihiifue iocorum , et cxtram rtia/n
Qirdinaie legato a latere. La cattedra-
b dunque fu trasferita modernamente
ndb dìiem già abbaziale di s. Catenro,
hdoUa ndb riedificauuoe a |mìi eoo ve -
niente e miglior forma, e di «.Catei vo luu •
gamcnte tratta il Sanimi, del cuUo pre-
statoal santo dalla cbie>a T>jleotiQ ite, del
rinomalo sarcofago dov' è riposto il suo
corpo, di CUI pubblicò 4 tavole di«e^nate
dal valente toientinate Giuseppe Localdli
nato in Mogbaw», ancbe noomato arcbi-
ledo e pittore, di cui parlai a s. Skvui-
ao (tavob die poi il Colucci pose nd li-
ne dd L 5 deir/^afifcà/ld Picene i. e ne
riportò gli atti ,nparbndonc nelle due £<-r-
tere in piìi luogbi. Riferisce cbe s< Citer-
vu pali il lujrlirio sotto Traiano, ed of-
fre k prove e ducumenti dd sno antico
cullo di santo e di martire (cdebran<lo«i
b sua Cola a' 17 ullobre), sebbcoe Li 2.'
T O L T O L 285
qunlifìca vedesi Irahscmla in Jiver«epub- co d'un solo pezzo, nel piedi»l.il!o soste-
bliclie e piivale scritture, noancfindo e- nulo da 4 leoni, e nella parie snp'^riore
ziondio nell'iscrizione del suo saroofago, del lato anteriore, ossia ne'due superiori
conieneli'anticosigillodel connine di To- angoli del ci>peichio parimenti d'un sol
lenliao,coiriaimagine del santo a cavallo pezzo, oltre due ramoscelli di palma, se-
col niodjo sul capo, il cui disegno ci die gnali del martirio, si veduoo scolpite due
lo stcsìo Santini. Questi rac<:ouliindo il ri- ligure di uomo e donna tenenti in ma-
conoscimento delle ss. reliquie chiuse nel no un volume compiegato. Si voglio-
sarcorigo, eseguilo nel i 4^5, dice che vi no in eìse C'Spressi i due ss. Calervo e Se-
fu estratto il capo di s. Catervo, che era veriua coniugi, e che il volume sia seguo
separato dal corpo, e fu riposto nel pre- della dignità senatoria, di cui era il sauto
parato armadio e t^hernacolo posto sul- insignito quale ex prefetto del pretorio,
l'aliare a lui dedicato, ov 'è pure l'ampolla e Severina come moglie oepartecipiva le
o vaso del di lui sangue ridotto io grumi o.-ioriCcenze. lo mezzo e più a basso è uà
e polvere,teneiidosidaSantiniraccoltoda' pastore colla pecorella sulle spalle, ed un
f<'deli nel mai tirio del snnlo e sua decolla- cane a' piedi, lateralmente sorgendo due
zione. Le veneiandeo-^sa del protettore di vili colme di grappoli d'uva; con che si
Tolentino s. Caterve riposano nel gran- esprime, nel pastore, Gesìr Cristo qual
de sarcofago marmoreo esistente in detta buon pastore che ricupera la pecorella
chiesa, con quelle di s. Settiraia Severina smarrita, nel cane la vigdanza, nelle viti
sua consorte e di s. Lasso di lui cognato e l;i vita evangelica del Salvatore, ovvero
fiatellodella santa, ornato di sculture con lEucaristi;!. Nell'estremità laterali Sono
figure simboliche, ed iscrizione incisa nel- le ligure di s. Pietro e di s. Paolo, col vo*
la parte superiore del coperchio (nella cui lume in mano e altro piegato spiedi, il
fascia si leggono i versi riprodotti coli' i- i.° rappresentante il vangelo, i! 2. il vec-
scrizionedal Santini)senza il titolo di mar- chio e nuovoTestamento. Nella parteop-
tire,perciòSantini la ciedeoperade'primi posta sono io ovato espressi i ss. Coniu-
anni del II secolo. Il march. Ricci, lanto e- gi, dichiarati anche per laii dalli ghirlan-
niinentemente intelligente, in vece opina da posta in mezzo e sopra le toro teste,
che il sarcofago esistente nella chiesa di ambedue congiungendosi colle mani de-
s. Catervo può dirsi lavoro del \ Il secolo, sire. Di sopra nelle due parti fuori deU
e si riferisce all' epoca in cui fu la 1 .' voi- l'ovato è il monogramma di Cristo, oltre
la costruita questa chiesi, ad onta che il le greche lettere aljjha ed omega, e ne'
Santini ne volesse persuadere il contrario; due Iati inferiori corrispondenti si vetlo-
rilevando altresì, che se egli meglio l'a- noduecolombe, che posano su ramoscelli
▼esse preso ad esame avrebbe potuto con- d'oiivo carichi di frutti, quali segni del-
vincersi, che non sarà mai da ritenersi da Tinnocenza di loro vita, della pace e dei-
veruno, che quest'opera sortisse da scal- l'aùiore verso Dio. Nella parte o fianco si-
pello romano. Peiò dichiara pregevoli tali nislro del sarcofago, in alto vi è il mono-
sculture e non comuni, perchè se non so- qramma di Cristo m mezzo a due pecorel-
Do da porsi in confronto con quelle degli le, queste simboleggiando i fedeli, e quel-
antichi, come toltele altredel VII e Vili lo Gesù. Di sotto si rappresenta l'adora-
secolo, sono meno barbare, e assai meno zione de'.Magi, con Maria sedente col di-
rozze delie orrende e mostruose figure vin Figlio, al quale i 3 .Magi coperti di
d'uomini e d'animali, che dopo il 1000 berretto ft igio fanno le loro offerte. Nel
vennero di sovente a deturpare le deco- fianco destro in alto è pure il monogram-
razioni de'sagri temp'i. Il sarcofjgo è for- ma di Cristo chiu<o da una corona, che
malo du uu griiu masso di marmo bian- sembra di fronde di palme, e dalle due
liumle le colnriklie, espiimcn»! quanto si he (»io»oc.tlui p.iqnni a Mlcgii'i e ali»- lo-
e tlilt». «U'irojtposlonii^.ilo. Di onlli» \ir- IO («.iitiiinilu- ; cietlfilo p.ii *«-io»imile
ne flisiiiain Ih storia «lc'3 fiuimiiii ebrei, riferii lo «Ila i /iittl.» del secolo |V,«l<ijio
con ÌVjiI>iicfoilniios«ir Ira tliie miiirtlie. eil !a coiiteisume ili CostHiilìnu I, non inai
iippri-SNo 1 i-rn!.i ilcllu Limosa ululila clic a'u-ni|ii ili Tr<itanu limilo nel i i >«, luui
l'empio re prelenJetH «tluniitseru , ed i giuslamente osserva che iiell' epoca (^o-
fanciulli $pre77nnilola grillarono: Inum slanliniana le «rli erano in ilecailenza, u
J)vunicoUiimts,(jinincoilisc:l. 1 4 leo- |ieiciò poter e»>fie per l'arie e una ter
Ili £;!nccnli rlie sosleneono il pieiiislallo, la elci^anza come fu scolpilo, onclii: .le'
ciascuno lieiie Ir» le branche una croce leinpi posteriori. Altre sue obbiezioni le
e una bambina, ed in uno vedesi la baiu- accennai di sopra. La cliìevi antica e io-
l)ina abar le mani verso la tesla dell'a- Ainnla di s. Cal<*r«o po<»>edè spioaliSiT
niiuale. Crede fantini siinbolesjjiaisi nel un altro pregievoleinoimineiilodell'.trte,
la croce la rcIiij;ione cristiana n.isLenle ; nel mio aulico, ^i.inile e in.i^mlici coro,
uelle bambine la maiisuelndine; neieo- che per lesciiilnrc n bassorilievo in lcf;nu,
ni la lorU'77^ iiecessarìa alla custodia deb come pe''avori di tarsia, venne celebralo
lecosesajjie; giacché nel sarcofago si con- dal eh. conte Severino Servanii-Collio di
serva, oltre i corpi de'ss. Sellimia e Casso, s. .SVirr/V/o,inlelligenleainalorc dellebel
quello dell'invino campione di Cristo s. le arti, nel \.\n dell' .lllnini di Roma a
Calervo, che con mansiieliidine e (urie?.- |i. .>33, con articolo intitolato: Siti com
ta sostenne i lui menti per la lede, e die ciclCanticn din sudi s. Ctitm'o di To-
sa la custodi. Il Coliicci che neldtscrive- /<'«////r>. e poicon Lettera al ch.ti\-\'. Ime-
re (pieslo interessantissimo oioniimento, tatto de Miiiicis, impressa a parte co'lipi
tenne per scorta il Santini, dice che i /.to- di Macerala. Eg'i dice, eh' era tulio di
H/(A^.) (ui Olio roppi esentali da'genlili.ne' legno, di forma (piatlrala,ed a\eadiieoi •
StjioUrt, per simboleygiaie la lijilezza, dini, composto di ao stalli nel piano su •
e the l'uso passò a'ci-isliaiii the l'usaro- pei ini e. Sopra il coro gii ava una specie
no nell'ingresso o sulle ^;o/-/<' de'7Vwy>// di trono spoi gente e guarintu di rosoni
(^ .1. per Mgnilìcaie, secondo il Ciompini, a intagli ri'evnti. Ogni sUllo avea 3 s|>ec-
la vigilanza de' vescovi, i (piali dexoiio es- chi, co'seilili di fui ma semicircolare e di-
sere sobi il e vigianti per richiamare i tra- visi da appog'.;! I.ilerali ornati d'aialn:-
viali mila via della verità, ed i perversi sebi inlagliali ; gli specchi grandi erano
clic levatisi contro la propria madre, e co- riempili ili lavori a intarsio, i minori din
stringerli colle censure; ovvero i crislia- taglia liasxonlievo. I primi rappresenta-
Ili che devono avere la mente elevala a vano vasi con fiori, ed altri lavori tli buon
Dio, ed avere ferma e pn fetta custodia guslu e di lodevole esecuzione ; i secoli-
delle cose sagre; e <piaiilo a'ianciulli Iru di conleiieMiuo intagli e bassorilievi, co:»
le braiKlie di bestie cos'i leri'ci , credere l'ii|^liami e funi, con animali e con figu-
(.iainpini essei^ tipo della inaiisueludiiie, le umane. Eianvi intagliati i 1 2 uie»i del-
clie dee usar laCliiesa co'uovelli gerinu- l'anno iu altrettante tavole, con rappre-
gli del ciìslianesinio. Quanto all'epoca in seiitazioui allusive. Avea in giro il genu-
cui il sai cufago ia scolpito, anche in qiie- ilessoiio, ed eiavi anco il piano iiderioie
sto Coliicci è tlisrrepanle dairopinioiii tli pe'laici. Il coro fu costi uito in diicdivei»!
Pianimi, e con plausibili ragioni non lo tempi, e da due di versi artisti; il 1 ." foi>e
reputa coevo, né fatln per uso e per ope- monaco , il 1." fu Giovanni Oravia e lo
radc'crisliani, sia per l'eleganza dell'ese- lini noli4i7i e pare piuttosto co'|>cnfciei-i
cuziniie, inutile per tenersi nascosto e sol- nltiui, e perciò menu valente dell'aldo.
terra,sìa pc'iuaiiifesli emblemi che avieb- L'ciiLumiulu scrittole, possedendo 1 disC-
T O L
i^iii nppai'Ieneoti a luoUi i^lalli del coro, etl
«vendo acquistato [)oizioue dei cornicio-
ne intaglialo e due rn-i4)iii dc-l Irono, non
cbedue tavole e-.[)ninf-nli ciascuna un va-
so con iìort in tarsia, nefeceeruditanìentc
la descrizione, lo però mi limiterò a ri-
petere quella tavola del disegno dal me-
desimo pubblicato con l'articolo, che du-
vea essere la lavula principale. E>-»a rap-
presenta s. Catervo su d'un cavallo ben
bardato, edi bellefornie. E' vestilo il san-
to di abili militari; colla manca regg<; il
morso, e con l'altra tiene la ciltà merlata.
E preceduto da »in giovane figuralo in
iiic'Z7.a persona con berretta in capo e con
veste talare Sheila alla vita. Due cani stan-
no agli estremi lati in movimento oppo-
sto, cioè di correre l'uno avanti, l'altro in
dietro. Sopra l'imniagine di '. Caler vo è
spiegata una lisladove è scritto: .-i/we To-
Icntiiii popido dcftiuh' Caterve. Oltre la
cattedrale, in Tolentino vie la collegiata ,
Sotto il titolo di s. Francesco, ma l'anti-
co eraqiiellodi s. Giacomo maggiore, che
vanta anlicbis'»ima origine, e già esisteva
Del 1233 in quella a cui successe; poiché
il can. Turchi nel Cainerinum tacrum,
dice che il vescovo di Camerino Giovanni
priu)a o nel 142 1 l'eresse, trasferendovi il
pievano e canonici della suburbana chiesa
di S.Andrea delCa>fro Vecchio, fjrse l'an-
tico Pago di TolenUnu, a cagione dell'in-
vasione e altre vicendecui er.i andata soi»-
getta, per cui era stato abbandonalo, ed i
parroccbianisuperstiti cui pievano si rico-
viarono inTolenlino, ed egli sì stabilì nella
chiesa dis. Giaco(uo,ch'era membro della
slessa pievania e beneulliciala.il vescovo
ordinò che alla lesla del capitolo doveste
esservi sempre un priore, alquale e a'ca-
nonici Benedetto XlVconcesse il rocchet-
to e la mozzella paonazza. Ora il capitolo
si compone della dignità del priore, e di
I 2 canonici, con [larrocchia senza il bai-
tislerio. Trovo nel march. Ricci, che il pie-
vano o nuovo priore di s. Giacooiu di-
strusse questa chiesa per rifabbricarne vi-
cina una nuova, aveudogli concesso il ìuo-
1 () L 5!^"
lo la comunità di Tolentino; eJ arterie»
che a'noslri giorni la collegiata fu traslo-
cata nella chiesa dis. Francesco.Ha un'ele-
vata torre,ed un orologio che «egna le ore
astronomiche e le italiche. le f.iii ileila lu-
na ed ì giorni del mese, come leggo nd
Castellano. Pel narrato fin qui conviene
che io aggiunga alcunedilucidazioni »ulte
diverse traslocazioni del capitolo e della
cattedrale. Pericolando la chiesa di s. IMa-
riade'Tolentini,il capitolo nel i6ò3 [ìasso
ad ulGziare in quella di ». Fraucesco giù
de'conventuali. Nel secolo decorso il capi-
tolo, rieditjcala l'antica cattedrale e chia-
matala s. Maria ■Nuova, vi ritornò ad uf-
fiziarla, e poi passò di nuovo a s. France-
sco. Allorché il governo francese nei i b 1 o
soppresse gli ordini religiosi, il capitolo
della cattedrale temporaneamente and»»
ad uffiziare nella basilica di s. Nicola da
ToIenliuo.Rislabilili gli agiisliniani, versu
il 1821 tornarono nella loro b.»->ilica, fri
il capitolo della cattedrale rifibbcic;itasi
la chiesa di s. Calerto e dichiaraci catte-
drale dai Papa,vi si »labtU. Dopo (li che ti
capitolo della collegi. ita passò a stabilirvi
nella chiesa di s. Fraucesco. La biiihca di
s. Nicola da Toleuliuo è un santuario cele-
bratissimo e di graude venerazione, iu cu-
ra degli agostiniani che «1 haiiuo il cuiiti*
guo e bel conveulu.Questi religiosi già esi-
stevano in Tolenliuo ueli2"~o, e»'>eudt>si
fabbricata la chiesa e il ciui^enlo, colle li-
mosinede' fedeli : vi dimorarono sino al
i4^4> sui'i'ogali dagli agostiniani della
congregazione di Lombardia. In tale au-
no questi religiosi ebbero la chiesa che
tutlora pos-eggono, la quale era stala con-
sagrala neli465 dal vescovo di Cameri-
no Andrea, in onore di s. Nicola da To-
lentino coniproteltore dekla città , titolo
però che alia chiesa die Innocenzo Vili,
coiiiechè Io portava il convento, il quale
fu da'religiust reso pììi ampio, anzi pare
che rifabbricassero pure la chiesa. Avver-
te inoltre il Santini nou potere con sicu-
rezza stabilire l'epoca certa dell lutroda-
zione degli agostiDiauunToleoluiOje tra
aB8
1 O L
»lÌTei<i niilori <ln Ini lelli, il solo p. TjiÌì^ì
Torelli, AV<'o//,/:,'o\///wV7///,]^iloi^nni()- 7,
I ifci iscc essere il celebre coiiveiilo di To-
lentino più nntico tiel i a5o. Vennlami e-
indila curiosila di ronosceila, ne inter-
pellai i superiori dell'illnstrc «ìrdine.i (pia-
li si coinpincipivi o I i^pnnilero : Clic negli
yliiììiili .If^oslinmni del p. Roteili si Iro-
Ta, clie il convento dalla congregazione
Lombarda passò in potere dell'ordine Ro-
milano di s. Agostino nel i548. Il San-
tini dice questa chiesa grande per ain-
pie7za, e i icca di sagre suppellettili. Il ma-
gnifico sodino lo lece indorare 1' agosti-
niano fr. Gio. battista Visconti vescovo
di Teramo. L'ornamento della porla mag-
giore, cli'è di marmo, fu ordinato d<ilsul-
lodalo Nicola M;uiru7J ; e siccotue vi fu
posto il di lui slemma, alcuni crederono
che i Maurn/j avessero edificalo la chie-
sa. Nondimeno trovo nel Colucci, Tolcti'
tino illustrtito, che Nicola j\latiru7J im-
piegò 5o libbre d' oro per la canoni/za-
rione di s. Nicola, contribuì altra somma
per la dotazione tli i ■?. leligiosi di coro, per
le magniliche fabbriche , che parie lice
e pai le ordinò che si facessero nel conven-
lo, conforme elfelluaiono gli eredi. Di
più imparo dal march. Ricci, che Nicola
IMauru/j riunendo alla perizia militare,
intelligenza e gusto alle arti ed agli slu-
di, e menlre ve<leva quanto e^si fioris-
sero in Firenze, volle eccitarne coll'esem-
pìo i suoi concittadini, ordinando all'ar-
chiletlo fioienlino Giov.Tnni Rossi, che si
portasse a Tolentino ed ivi a sue spese si
costruisse la porla maggiore ili s. Nicola.
Furono da Venezia trasportati i marmi, e
con (]ue.sli si eresse una fabbrica, che tanto
per la tua ricc-he77.n,(pi.'inlo per restrema
prerisiiinenel lavoio sarà mai >eu»preap-
prez7ata come un monumeiilo pregevole
dell'arte. Il Riici riporta puic l'epigrife
che vi fu scolpila sulla porla, ed «niilo-
ga al narralo. La facciata esterna, pari-
menti di marmo, fu eseguila d'ordine «lei
medesimo vcsco\o tli Tei inno, con ukjI
ta speta; quindi nel secolo ducur;»» iu ri-
T O L I
slornta e ridotta in miglior lorma. M*»- ^
glio ciò dr«crivcsi dal iiinichese Rieri: e-
gli dice, che terminate le sculture della .
porla, rimase la facciala rustica finché nel
i'\^\ mq.' \ i«conti a sue spese la compi e
incrostò di marmo bìanco;e sostituì aUiiii*
palcaliii e a cavalli, una volta pian:i,cnn ri* -
porti d'arabeschi di legname intagliati e
riccamente dorati, figurando nel mezzo
l'arma geiililuia del prelato, con epigrafe e
iscrizione che riprodusse; avvertendo «he
la facciata nel 1761 venne rinnovala tla*
frali del convenir), come si ha dHll'iscriz-io-
ne pure da Im rìpoiiala.li p. Civalli par-
lando di Tolentino, presso Colucci, yliiti-
clììtà Picene t. 2 5, p. 8 1 , d ice che i n 1 1 ne- \
sia magnifica chiesa si venera il corpo di
s. Nicola da Tolentino, e si mostiauo le
sue braccia; che in un tabernacolo d'ar-
gento si conserva un vaso di pietra col suo
sangue agghiaccialo; e che in un cassetti-
no d'argentosi custodisce un lenzuolo in-
sanguinalo , quando vi furono involli i
bracci ila quello che cercò rubarli, il qua-
le lenzuolo si vede gettar continuamente
inuma: aggiunge che si mostra il basto-
ne col cjuale fu percosso dal demonio, il
suo cilizio di ferro e altre cose. Notai nel-
la biografia di s. .Xicnlii da Tolentino,
e nel ve'. XL, p. So^, parlando del co- '
mime dis. Angeloin l*(nilano,eheinipic-
slo luogo e non a Tolentino (come erro-
neamente dissero il iMarchesi e altri, su
di che può vedersi il Colucci nel Tolrn-
lino illii.itrnlo a p. 81, dove convenen-
do che a s. Angelo in Ponlano resta il v.in-
lo dc'nat.ili di s. Nicola, nieiitic Tolen-
tino gloriasi pìssedenie le sanie spoglie
per esservi morto; tuttavia ragionando
della disceuilen/a Varana, Accorimbona
e Maiiruzia, e the A Itone fu avo ih Com-
pagnone, foise quel Conipiignonc marito
di Amata , da cui dopo il lasso di circi
9,0 anni di maliimomoe dopo il pellegri-
naggio a Bari a venerar le osta di s. Ni-
cola arcivescovo di Mira, potè nascergli
1111 figlio, che perciò chiamnrono Nicola,
nel castello di s. Angelo m Ponlano, ma
T () L
essere i suoi antenali originari da Tolen-
liiHi), c!)J)e il santo agnsliniano i natali, e
prima che l'illustre terra facesse la sua de-
dizione a Tolentino. Tutlavoita il glorio-
so santo fudenoniinatoda tutti di Tolen-
tino, a cagione del lungo domicilio quivi
fatto nel convento del suo benemerito e
veoerando ordine eremitano. Alcuni lo
dissero canonico regolare di s. Salvatore
in Tolentino, prima di rendersi dell'or-
dine di s. Agostino, e suU' epoca di sua
Iteata morte, avvenuta in Tolentino a' ro
settembre, vi è dillerenza d'opinioni, cioè
neh 3o6, 1 3o8 ei 3oq. La causa per la sua
canonizzazione fu cominciata da Giovan-
ni XXII, pioseguita da Urbano VI, ed ef-
fettuata pel numero stragrande di mira-
coli, da Eugenio IV nella festa di Pente-
coste a'5 giugno i44^>^'''i^^^'t^st'^ '' t^oii-
temporaneo dii.rista Infessurn, e il dotto
agostiniano e Sacrista Rocca, e non co-
me riportano il Rinaldi e il Xovaes. il i .°
fobl)raioi447> questa essendo la data del-
la bolla Licet Militanf; di canonizzazio-
ne, presso il Bull. Roin. t. 3, par. 3, p.
o'^y come ho riscontrato, stabilendone la
festa nell'anniversario del suo transito. Il
Papa fece la funzione nella basilica Va-
ticana, e da questa partì co'cardinali e il
clero piocessionalmente a celebrar la mes-
sa nella chiesa di s. Agostino del suoor-
dine (della quale ripnriai nel voi. LXXV,
p. 217 pe' grandi abbellimenti e restau-
ri che vi si stanno operando), onde nac-
que l'errore di alcuni sul luogo com' era
avvenuto pel ten)po, e pub leggersi in
Venuti, Numism. Pont. Rom. p. g, che
liferirono fatta la canonizzazione in det-
ta chiesa. Imperocché il Papa volle e-
ternare la memoria della canonizzazio-
ne con far incidere una medaglia, il cui
Conio tuttora si conserva nella zecca pon-
tifìcia, come ricavo dalla Scric de' conii
di medaglie pontificie. La descrizione e
il disegno si può vedere nel p. Donanni,
Aumisnì. Pont, t.i, il quale prende ar-
gomento di parlare eruditamente delle ca-
uouizzazìoni, descrivendo quella dis. iS'i-
vni. i.xxvi.
T O L 289
cola. Rappresenta la medaglia,il Pipa con
triregno sotto il trono, assistito da'cardi-
nali e vescovi mitrati, che legge il decreto
della canonizzazione di s. Nicola, avanti
l'altare, ed in aria si vede lo Spirito santo
laggiante. In giro vi è l'iscrizione: T/rr>-
l(7i Tolentinaiis Sancii ta<f CclchrisRcd-
dittirj e oell'esergo: Sic Triuniphant K-
lecti. Nel rovescio poi è l'eiTigie d'Euge-
nio IV con triregno, camauri e piviale
ricamato. Sisto V colla bolla Srinrta Ro-
mana, de'23 dicembre i585, Bull. cit.
t. 4> pai'- 4j P- 552, concesse l'udizio e
messa col rito doppio a' 1 o settembre, la
qual concessione fu rinnovata dalla con-
gregazione de's. riti a'20 settembre r 670.
Urbano Vili cnl breve Exjmni nohis-,(\e
23 gennaio 1 638, Bull. cit. t. 6, par. 2,
p. I 2q, proibì agli agostiniani scalzi di far
dipingere s. Nicola e s. Agostino col loro
abito, essendosi di ciò lamentati gli ago-
stiniani calzati. Fra le molte vite che ab
biamo di s. Nicola da Tolentino, deno-
minato Taumaturgo per la copia de'mi-
racoli operati per virtù divina, ricorderò
soltanto quella che scrisse l'agostiniano
Ambrogio Frigerio, la quale dopo 3 edi-
zioni di Camerino 1378, di Ferrara r 588,
di -MilanoiGiS, fu ampliata dal p. Gia-
como Alberici e stampata in Roma nel
I 63o, e l'altra scritta dal p. Ghezzi e pub-
blicata in Padova nel i 729. Delle reliquie
di s. Nicola che sono in P>.oma, discorre
Piazza neW Enicrologio di Roma a' i o set-
tembre, ed in quali chiese celebrasi la sua
festa, eoo indulgenza plenaria per tutta
l'S.'^ins.Agostino oltre nella propria e ma-
gnifica, già degli agostiniani scalzi e ora
delle Batti siine [F.). Anche a Pane ri-
cordai quello che si benedice e dispensa
per la sua festa, e da'superiori dell'ordine
si porla al Papa con l'elBgie del santo no-
bilmente impressa in seta e ornala di mer-
letto d'oro. I tolentinati elessero il santo
per loro comprotettore, ne sperimentano
il pati ocinio, e nella sua chiesa ne venera-
no col sagro corpo le poitentose e mira-
bili sue braccia, le quali prodigiosamente
19
ac)o T O L
govenlr siidnndo vivo sangue, prosagisro-
no infoi liinìì e cnlnmità ;illn ( liicsn e nlln
ic|nil)))licn ciislinnn, r(jmr fnlnlnictile si
vendcù noico'sticccssi ihjiloialjili avveni-
menti; per cui sono cti.slodile con somma
gelosin, eil una cliinve la conserva il mogi-
strnto municipale. Il Santini ci iliè l'elenco
dcll'cpocliein cui si iinno\nrono le prodi-
giose elliisioni di sanane, scaluiilo e tia-
iiiandalo dalle sngialissiuie braccia di s. Ni-
cola, che qui riferiiò. Lai.' narrasi segui-
ta neli34>, allorché fiuono al santo re-
cise dal corpo le braccia, miracolo che fu
accompagnalo da due altri prodigi; poi-
ché r involatore notturno fr. Deodato o
Teodoro tedesco, converso dell' islesso
orduie, fu arrestato da una forza invisi-
bile dentro il chiostro del convento, fin-
ché appaisa 1' aurora, pentito e dolente
del gra\e fallo commesso, lo confessò nel
restituire le s. braccia : a|ipena queste fu-
rono consegnale nelle mani del priore stil-
larono una manna bianchissima. Fu al-
lora che per sicurezza venne nascosto il
corpo di s. Nicola, e tuttora s'ignora il sito
della stessa chiesa che lo racchiude. La 2."
avvenne neh 4 '^2, la 3.'nc!i5i(), la 4-"
nel 1^17, la 5." nel 1 522, la 6.' nel 1 ,^26,
lay.'nel 1 570,r8.''nel i 5'j^,\af).'nt\ 1 594,
la I o,' nel 1 606,!' 1 1 .* nel 1 6 1 eia 1 2.' nel
1 6 1 2, la 1 3.* nel 1 G 1 4> la 1 4-" nel i GaS,
in I 5.' nel 1 G4 1 ,la 1 G.' nel 1 G4'), la i 7.' nel
iG;7(') nel pontificalo d* Alessandro VII,
il (juale dopo aver letto il processo del se-
gnilo trasudamento sanguigno, nel me-
desimo Sdisse su a capo per titolo que-
.ste ^aiQÌe.JnslriimrntKfii Fidiì rontinens
rinniitilioncs sani^ninis (Iì\'i Nicolai Tn-
lvntiii(iti.<!. f'crlii Jisit saiìgitinr prncdi-
ratìììiSySniicttnii esse conslritctaìiìKcclc-
siani, clsaiiguiiic salirti Nicolai narra
miiscssc protcctani. Questo Papa e il pre-
decessore Sisto V, dichiararono il santo
diicnsore ilella chiesa caltolira. La 1 H.'et
fusione sepiù nel 1 (>i>*), In i «).''nel 1 G7 1 ,la
20." Ufi ilirG.la 9 I .' nel 1 <>77, la 22."
itcl I ()7y,l» 2 3. nel iG()H,la 24. 'nel iGqq,
la 25.' nel I 700, Altre e più estese noli-
T 0 L
zie suirerfusionìsanguignedclle braccia di
s. JN'icola, si ponno trovare ne" suoi bio-
i;rafi,come nel libro di fr. NiojIu Girola-
mo Ceppi agostiniano, e ne'liollandisli q'
IO sellembie. psella cappella dedicata al
santo. Ira gli altri pregevoli oggelli d'ori-
ficeria addetti al di^in culto della basili-
ca, esiste un reliquiario che venne desti-
nalo e serve tuttora a racchiudere due taz-
ze di terra colla verniciata, ed il bomba-
ce, col quale fu raccolto il sangue prodi» 1
giosamente sgorgalo dalle sagre braccia '
di s. ^icola (piando, dopo decorsi /\0 anni
dalla morte di lui, gli vennero recise per
divozione ilal mentovalo frate. Questo re-
li(|uiai'ioessendo d'un lavoro classico della
pili elegante architettura del secolo XV,
eseguito colla massima diligenza e con ma-
gistero d'arte veramente sublime, e non
ancora da veruno descritto, vi supplì il
già encomiato couteServanzi-Collio, che
ammiratore di quest'opera condotta con
mirabile artificio, la fece disegnare e in- |
cidere, quindi colla sua illustrazione pub-
blicò col n.'^3del l. 22 dell'. ///'//m di Uo-
n)a, ed anche con opuscolo a pnrle(sulla
copertina del quale vie lelenco de'di lui
(il scritti pubblicati, riguardanti biogra-
fie,archeologia sagra e profana, belle arti,
e storia massime patria) iulilolatu: /\(7/*
lif/niario nella hiisilica di s. Nicola in
Tolentino descritto dal conte Scrvanzi-
Collio cavaliere i^erosoinnitiino, Mace-
rata i855. Non intendo, per brevità, ri-
produrne la descrizione, ma solo ne darò
un fugace cenno. Si compone questo re-
liquiario di piede, di fusto, e di unii laz-
za coperchiata per conservarvi le delle re-
liquie. La follila di essa è rotonda schiac-
ciala,soi montata da un pinocchio, che ser-
ve di pomo [)ci aprirla, ron minutissimi
ornamenti di trafori eleganti, e dovea es-
sere arricchita di pietre preziose, f pure
suviaslaln la ta77n da una teca munita di
CI istallo con riuiinaginein rilievo delCio-
ctfisso. Il piede e fusto è obbellilo ila ava-
riati e bellissimi lavori, e nel piatto del
piede sono le insegne di Lodovico Miglio-
TOL
rati dallo zio Innocenzo VII fatto marche-
se della Marca neli4o6, poi divenne si-
gtioie di Fermo e morì nel 1 4^8, olire le
ertigiedi lui e d'una delle sue mogli proba-
bilmente; dappoiché nella metà del nodo
('^' fusto, in caialleie gotico di smallo, ap-
parisce dalla leggenda ch'egli fu ilcom-
luittenle del relicpiiario. Sopra il nodo po-
se l'orefice un lanternino, esagono come
il piede, splendidamente ornato «la 6 e-
dicole con arco acuto a trifoglio, da cu-
polini o mezze cupole squamale che cuo-
prono torri merlate, da 6 staine nell'e-
dicole, cioè sono ripetute 3 volte la figu-
ra di s. Nicola e altrettante quella d'un
vescovo che pare s. Agostino dottore e di-
fensore della Chiesa e fondatore dell'or-
dine eremitano, e da altri minuti lavori
di stile gotico, veramente meravigliosi e
di gentile disegno. Alcune immagini di s.
Nicola da Tolentino del secolo XI V al XV
si vedevano con il sole nella mano sini-
stra, e nella destra col giglio e anco insie-
me alCrocefisso, ovvero con libro col mot-
to: Pracccpta Patris mei servavi sem-
per. Tornando alla chiesa, Bonifacio IX
con bolla kal. incn-tìi pont. an. xi, con-
cesse l'indulgenza plenaria nella domeni-
ca dentro l'B." della festa del santo (dun-
que si celebrava prima d'Eugenio IV) nel-
la stessa guisa della Porziuncola, a chi
visitasse la chiesa che racchiude il suo cor-
po, la quale fu confermala da altri Papi.
£ Pio VI col breve Snpremus ille, de'
27 giugno 1783, Bull. Rom. cont. l. 7,
p. 2 1 5, confermò i privilegi accordati alla
chiesa di s. Nicola in Tolentino da Boni-
facio IX, Eugenio IV, Sisto V^ e Clemen-
te X, e dello slesso altare privilegiato per-
petuo da lui concesso nel 1 7 79, e per au-
mentare splendore a così insigne santua-
rio,l'elevò al grado di basilica minore <:•«/«
omnibus, et .singulis privilegiis, gratiis,
praeeminenliis, cxemptionibus et iìiclul-
tis. Il Marocco, Monuineiiti dello Slato
Pontificio t. i3, errò nel chiamare cat-
tedrale la basilica di s. Nicola, dandone
questa descrizione. Superbissimo è \\ mur-
TOL 291
moreo ingresso gotico, formato con eccel-
lenti fogliami e intagli. La chiesa è sagra
a s. Nicola daTolenlino,e vi si conserva-
no le sante di lui braccia, meritando mol-
to riguardo il così detto cappellone (sot-
to di esso fu occultato il corpo di s. Ni-
cola, dopo la recisioue delle braccia), ove
a fresco sono espressi i miracoli da lui o-
perati, venendo tali dipinture riputate del
Ciiotlo famoso, e ne costituiscono il prin-
cipale ornamento. L'urna marmorea che
ne rinchiude le ossa è fatta a guisa di al-
tare, e sopra di essa vi è la statua in mar-
mo del santo, ed eretta da Pietro Milli-
ni nobile causidico romano. Nella sontuo-
sa cappella del medesimo sauto, osservasi
un quadro a destra, secondo Marocco, e-
sprimente la peste di Tolentino, dalla qua-
le per opera del s. Eroe venne il popolo
liberato, e l'autore fu Stocco napoletano.
11 quadro di contro rappresenta l'incen-
dio del palazzo di s. Marco di Venezia, ar-
restato per miracolo del medesimo santo,
ed è una famosa pittura di Paolo Vero-
nese. Quanto Marocco dice de'due quadri
in tela è inesatto, poiché fu il veneto An-
tonio Canal detto Tonino ei\ Canaletto j
che dipinse l'incendio del palazzo de'dogi
di Venezia , estinto prodigiosamente col
solo gettarvisi uno de'piccoli pani suddetti
che si benedicono e dispensano nella festa
di s. Nicola; l'altro quadio, opera di Mat-
teo Stocchi, rappresenta il santo, che libe-
ra Genova da fiera peste. A mbeduei qua-
dri furono donali alsantuario in testimo-
nio di perenne riconoscenza, il I. dalla re-
pubblica di Venezia, il 2.° da quella di Ge-
nova.Noterò ancora, che scrisse il march.
Ricci, esistere due grandi tele nella m.ig-
gior cappella di s. Nicola da Tolentino, u-
niche opere che possiede la Marca del va-
lente Giovanni Carboni da Sanseverino,
uno de'mialiori allievi del Camassei. Ora
i religiosi agostiniani hanno nobilmente
restaurato tutta la chiesa, massimamente
il solhtto della nave grande, e la magnifi-
ca cappella dis. Nicola elegantemente ab-
bellirono. Oltre gli eremitani di s. Ago-
aga
T O L
sii IH), vi sono in Tolcnlino i cappuccini
ed i uiinoi i usscrvnnU. 1 c.ippuccini inrun-
vi ammessi iieli53c), in>ÌLine a s. Strad-
ilo ilj Monte Granaio (il'iiUi i religiosi ili
santa vita fioi ili nel convento tratta San-
imi), nella chiesa e convento ili s. l'it^tro
a Pianciano, iungi circa un miglio ilalla
città, nella quale nel i 599 passarono ()cr
ilesiilerio ile'loleiitinali edilìcali ilal gran
Lene clic facevano, nella chiesa e convento
ili s. Minia (li Coslanlinopoli, meiliaiitc
la {jenciìca Lnnra Zainpeschi veilova l'a-
ri^ani,e l'applicazione ilc'beni il'un cano-
uicato della cattedrale, l'annienti i niiiio-
ri osservanti stavan(» nel suburbio nel con-
vento di Cesolone non più esistente, colla
chiesa di s. Maria poi di s. Diego delia fa-
miglia patrizia l'acc. In tale convento nel
I 3;-?. slanziavanoglialtriiVancescaniCla-
rcni, riuniti neliSiy a'minori osservanti.
Amando i tolentinali di meglio fi eqneu-
larne la cliiisa, nel 161 ì li ft^iero trasfe-
rire nella città. Oltre questi dueconventi,
vi Sono i monasteri delle monache di s. Te-
resa e di s. Caterina, li i." delle cai tne-
litane scalze fu cretto dal cardinal Mar-
e Antonio Colonna, e nel 1779 vi spedì
da Roma I 4 novizie. Il 2.° delle benedet-
tine cisleiciensi ebbe la seguente origine.
Ridolfo Vaiani nel 1 384 con disposizione
testamentaria ridusse la pro|)iia casa a
ospedale de'po veri, ma siccome in T<jlen
tino eravi l'antico ospedale di s. Salva-
tore snilicienle al ricevimento e mante-
nimento de'p(jveri, Gregorio Xlll e Si-
sto \ derogando alla disposizione del Va-
latii, convertirono l'ospedale in mona-
stero delle cistcrciensi e fu aperto nel 1 Gio.
Anticamente in Tolentino e ilinloi ni, ol-
tre i benedellini e i flli[ipini, vi l'uroiio i
icligiosi di S.Antonio abbate, con chiesa
irelta nel secolo Xlll. i silvcstiiiii piima
nel declinar del secolo Xlll nel subui ba-
lio s. Mulleo de Dura, e nel 1 527 in città
nella chiesa di s. ^icoladi l'ari (amixdne
non pili esi>lenti),igii(jlainiiii colla chiesa
dis. V il(.,i I. Ili, .Nc.iiii del 3." online, ed i
Luuvculuuii culla chiesa di s. Francesco,
T OL
la qii.ile divenne un lem[)0 cattedrale e il
cniivenlo episcopio, unendosi le rendile
ile'3 ultimi ordini al seminario. Il ricor-
dato conventuale p. Civalli, nella sua / /•
Mf/i. liuiiiKilr o Mcmortr stornile de*
Inolili (Iella jìi-o^'iiiciii del Li Mmeii, ci
dà |)ure le notizie del concento e chiesa
di S.Francesco de'conventuali vicino al-
la piazza, in sito grande, dichiarando il
ten)|)io uno depiu belli cheaveaiioi re-
ligiosi nella provincia, edidcato nel 1 2 5">,
e ricordando i religiosi di santa vita che
vi fiorirono, massime lolentinati, e vene-
randovisi la lesta del b. ir. Tommaso da
Tolentino niarlorialu in Civilale Tana
nel 1 322. Vi furonoancora nella città al-
tre monaclie, come le agoslini.ine di s.
Lucìa, le monache di s. Giovanni, (|uelie
di s. Agnese, originale nei 1298 da pie
donne, die dai vescovo di Camerino rice-
verono la regola delle rncciiiuse di s. Da-
miano, [)oi delle di s. Chiara, ponendosi
le religiose sotto la direzione de'tìance-
scaiii di Tolentino, ma il formale mona-
stero di clausura fu eretto nel 1 599. Par-
lando il Santini dellecase |>ie di donne in
Tolentino, celebra quella fondata nel de-
corso secolo, per le zelanti e instancabili
premure del benemerito parroco Anton
Francesco INIarinelli tolentinale, il quale
colle limosinu da lui raccolte mantenne
per 1 canni la casa perlepoveregiovani pe-
ri colali ti; qui odi al lo slabili mento di sì bel-
l'opera [tia concorse la teslamcnlaria ili-
spoii/.ione del patrizio INicola l'eretti o-
riundo milanese, e le oblazioni de'nobili
e facoltosi della città; finché neli77G il
vescovo l'eruzzini ne eseguì la formalee-
re/ione sotto il titolo dille (h/ìine, Pio
W gli assegnò annui 5o scudi dalle ren-
ililedel seminario, 0 tosto ilivenne lìoren-
le. Vi èpurel'oi fmotrolio maschile o pio
istituto fondato per l)eneiìceiiza di Leo-
ne XII, anche per sottrarre i poveri dal-
l'ozio e dulia misi;! ia. 11 seminario con otti-
me istituzioni lioiiscc. Vir ilginnasio,eil
ima ieltcìaiia accademia. Il Siinlini [tarla
di 7 conirulcrnilc: ia i.'clie ha in cura io
TOL
spedale di s. Salvatore, già esistente nel
1470, con chiesa propria; la i/dis. Gia-
como, egualmeutecon sua chiesa; la 3.^di
s. Giuseppe creila nella chiesa di s. Ni-
cola di Bari, già de' silveslriiii ; la 4-" e
la 5/ nella chiesa della Carità, una con
tal nome che esisteva già nel 1 554, l'id-
tia del ss. Sagramenlo o Corpo di Cristo
che già fioriva neli5o3; la 6.'' di s. Ca-
terve o della ss. Trinità, le cui memorie
rimontano al i5o4; la 7.^ di s. Nicola o
s. Nicoliiio, già esistente nel I 326, e nella
chiesa omonima neliy 16 vennero i filip-
pini.Non manca del monte di pietà, e di al-
tri utili stabilimenti. Il moderno e piccolo
teatro dell'Acpiila si ammira per la grazio-
sa architettura, e perla vaghezza degli or-
namenti. M'istruisce il march. Ricci, che
doinicilijilosi aTolentino il sulloilato Lo-
calelli, a istruire la studiosa gioventù nel
disegno, il pubblico volendosi giovare di
sua abilità, neli7q5 gli allogò il disegno
e pittura di tal teatro; e parve che le gra-
zie gli avessero temperalo le tinte, e gui-
dato \\ pennello nelle figure ed ornati de'
parapetti delle loggie,tutle degne del cri-
stallo; ma da conservarsi piuttosto in una
galleria per discernere i pregi soll'occhio,
che in vasto locale, dove appena si distin-
guono. Del resto il dotto scrittore cele-
bra il valore arlisticoe le virtù morali del
Locatelli.
Ora anche col Santini, e con l'ordine
da lui tenuto, passo a ricordare gl'illustri
tolenlinati che fiorirono per santità di vi-
ta edignità ecclesiastiche, per scienza, per
valore guerriero e per altre virtù: però
lo storico patrio di ciascuno ci die le no-
tizie biogrn^che. Il b. Tommaso Capec-
cioni martire francescano, missionario in
Armenia, il cui re l'inviò ambasciatore a
Clemente V, ed a're di Francia e Inghil-
terra, intli martirizzato in Tauma. Il b.
Martino religioso. Il b. Giovanni e altro
1). GiovaiMii agostiniani. Il b. Placido Be-
nadduci cisterciense.Tranne questi, ilTur-
chi ancora registrò gli altri, in imo a s.
Calervo e soci martiri, ed a s. Nicola da
TOL 293
Tolentino. In lettere fiorirono: Marco Ac-
cursio gim-econsulto, e lo fu pure il figlio
Francesco. Il p. Girolamo Giacobilli fran-
cescauoconfessore dell'imperatore Rodol-
fo li (non però nel i339), e dell' istesso
ordine il p. Antonioinqmsilorenell'Istria,
come d'Urbino lo fu il p. Bartolomeo, ii
p, Pietro successore al p. Antonio, il ven.
p. Giacomo procuratore generale. Il p,
Boezio agostiniano, già procuratore ge-
nerale del suo ordine, crealo da ^Martino
V arcivescovo di Colossi. Francesco Fi-
lelfo il seniore, uno de'principali sostegni
della dottrina italiana, e nelle lettere ere-
che e latine nel secolo XV, alquanto sa-
tirico,ond'ebbe contese con moltissimi let-
terati, poeta laureato, professore d'orato-
ria e ntorale a Padova, Venezia, Bologna,
Firenze, Siena , Milano e Roma, amba-
sciatore dell'i mperatnre E man uelePa teo-
logo, famigliare de'duchi di Alilano, se-
gretario di Nicolò V (di cui scrisse la vila
in versi); fu beneficato da Pio II già suo
discepolo, da Paolo li e Sisto 1 V; fece mol-
te traduzioni e pare 1 5, dal greco nel la-
tino idioina,ecol suo ingegno grande com-
pose opere in ambedue le lingue, cioè 36,
oltre G in italiano, di tulle e della s\uv\a
lelleraria ragionandone Santini, insieme
a'prei^i de'doltissimi figli, cioè di INLuio e
Sennf )nte, e loro biogralìe, per avere au'
ch'essi immortalato il proprio nome col lo-
ro profondo sa pere. La patria soletinemen-
le a'noslri giorni inaugurò nell" aula mu-
nicipale, Ira'plausi poetici de'suoi accade-
mici, il busto marmoreo di Francesco Fi-
lelfo. Il ven. p. Costanzo minore osservan-
te, già Benedello Silvio, versatissimo nel
latino, scrisse in prosa e in verso, e colli-
vò ancora la lingua ebraica, lasciando di-
verse opere mss.: ilfratelloQuintiliano an-
dò fornito di molta erudizione. Tomma-
so Corradi giureconsulto del secolo Xl!f.
Giacomo Calcaterra dotto legale, come lo
furono Jacopo Ozeri, Nicola, Evangeli-
sta, Gio. Francesco e Giuseppe Ozeri. Ca-
millo Accursi giurisperito. Ì3omenico An-
suini professore d'eloquenza latina e gre*
2f)f TOL TOL
cn. Lodovico Claudi vescovo di Noccin. nnno fu «iflTizialedel redi Francia, e Gifl'
Giinlticro Gualtieri de'coiili di Colruuia- corno Zocclii cnpilaiio delle milizie d'Ui-
no, fu cancelliere di Mniilrtdi re di Sici- l).iiio Vlll.Ouaiito (igrillu<itri clL-IIcstHU-
lia: «In (|ucsla famiglia usrirnno parecchi inenlov«te fjuìit;lic,couunciandod:i'M.iu-
giureconsulti, priineii^iaudu l'ier Paulo in?), il Sanlini celebra le gosta di sì co-
onclicprofoiuio erudito, Valterio, Flavio, spicua fainigli.i, pe' rilevanlissiuii iinpie-
ViucenzoeNiC'Ia. Gio. INlalteoSavi ma- glii e onoratissime cariche esercitale, co-
gistrato ed erudito. Matteo Scarsella otti- me da Cristoforo Maiuurj deli4iB a'di-
nio teologo e insigne sonifniNta. INI.irc'Aii- scendenti del 171»), dicendo inoltre che
Ionio Vagniboni prolonotario apostolico allora slava tessendone l'albero genealo-
partccipante. dio. IMalleo Fiduzioegie- gico il conte Giuseppe Mauruzj. Ili.^tli
gio dottore nelle due leggi , rifurinalore cui egli dice aversi notizia è il coule Mau-
dei patrio statuto, vicaiiogenerale del »e- ruzio o Mauro Mnuruzj insigne guerrie-
scovodi Fermo cartlinal l'eretti poi Sisto ro, ignorandosi quando precisamente fio-
V, fu il I ."arcidiacono della patria catte- ri. Indi nomina l'altro insigne guerriero
diale, e Clemente Vili Io fece vicario a- Nicolò deltocorauneuieute da Tolentino,
postolico de'vescovati di Spoleto e Uieti. ne enumera le gesta già in princi[)io nar-
II p. Francesco Miliani gesuita, protiesso- tale nel piìi ini[)ortante, lo dice gcneia-
redi niosofia. Aurelio i'avoni chiaro nel- le di l'andolfo M.datesla, 3 volle de'fio-
la dottrina legale, governatole di più Ilio- renlini, della lega contro il duca di Mi-
ghi dello stato [lontilicio.La famiglia Snii- Jano, vincendo Nicolò Forlebraccio eGio-
//r/./ de'maiche-i di CoHeloiigo di Beifur- vanni de \ ico, «li Eugenio IV, al (|Uale
te paliizin di Tolcnlino, vanta il caidin.il iicu|)erò la lìora.ngna,e de'veneziani. Che
Jacopo louiiilato in s. Silvestrcj al Quiii- difese lu patria dalla liianuia de'Varani,
naie, nella cappella da lui fabbricata e do- le restituì la libertìi, e dal comune di To-
lala, pel sepolcro di se e suoi, Giuseppe lentino n'ebbe in dono alcune case e al-
Guliinelli celebre medico. Antonio Cur- (pianti terreni, con approvazione d Eu-
iamonli avvocato e poeta. Il p. ab. d. A- genio IV. Riporlu alti 1 s[)lendi«li elogi, ma
lessandio l'ace generalede'canonici rego- nulla dice della signoria «Iella patria, per
lari Lateraiiensi e abbate di s. Catervo, (pianto superiormente ragionai. Indi ce-
il quale monastero fu pure retto dal p. lebra valorosissimo il figlio Cn.stoloro gè-
ab. d. Carlo Mo>elti. Nelle armi fiorirò- nerale de' veneti, pe' quali sugli ungheii
no esi segnalarono molti tolenlinati, mas- vinse la battaglia «li s. Polo del l*alriarca
sime i Mauruzj, gli Accoramboni, i l'a- nel Trevis.ino, castello perciò da essi a-
risani, i liutilorn,i Hcneddiici, gii Spara- volo in dono; ma difendendo il castello
ciari, che dimostrai Olio singoiar valoreal di Fiordimonle pe'camerinesi,avcn«lo le-
«ervigio de* Papi e de' sovrani stranieri: rito il Forlebraccio ch'era stato debella-
oltre ad essi, vanno rammentati i fcatel- lodai padre, «piesli ne morì dopo duegior-
li Filippo seniore e Pier (icnlile Hernar- ni. Tornato a servire la lepiibblica di Ve-
di,eletti dalla |)atiia a castellani «Iella loc- nezia. n)anc() «li vita neh jjt) in Trevi-
ca d'Crbisaglia; IJattisla e Catervo Val- so, e fu sepolto in s. .Mai gherila nella cap-
lieri militarono pel «luca di Savoia e falli pella da lui fabbricata, con bellissima sla-
cavalieri de'ss. Maurizio e Lazzaro; come tua di marmo e onorevole epitallìo che
Io fu pure Cornelio Siciliani piotonola- lipoi la Santini. Il fratello DaKIo nei i43r)
rio apostolico, segretario di consulta, e 1 ." per Sigismondo !Malatcsta prese possesso
alfieie della guardia «li Clemente Vili, di Pergola, e si-rvendo lo Sl(nva hi fallo
esciitlo co' (lisccndenli alla cittadinanza a pezzi in Hipatransone. Anclic l> itlislu
romana; Pupirio Cucchi oriuudu di Sur* halcUu di Nicola si dibliusciiuiulildi ina-
TO L
prese; come fece l'altro fratello Giovan-
ni die sposò la Sforza. 11 loro nipote con-
te Antonio fu slimalo il Marte del suo se-
colo al servizio d'Alessandro VI, e sicco-
me la sua famiglia possedeva una delle
chiavi della cassa in cui sono custodite le
braccia di s. Nicola, per gli ornamenti fat-
ti alla porla maggiore della chiesa e mol-
te altre spese per questa e pel convento,
egli la donò alla comunità. 11 suo fratel-
lo Gio. Francesco riuscì bravissimo guer-
riero, in servigio di Sisto IV, che lo spe-
di a prender possesso per la Chiesa di For-
lì, e lo depulò vicario generale per con-
cludere la pace d'Italia, ed in benemeren-
za del destramente operalo, il Papa con-
cesse a lui e diicendenli in perpetuo l'e-
senzione da ogni dazio e gabella, con al-
tre facollà e privilegi. Innocenzo Vili Io
nominò vicario generale temporale del-
l'accampale milizie di Valdoppio e Civi-
tella in Romagna; ed i veneti nominaron-
lo generale contro i turchi. Della stessa
famiglia fiorirono in ogni tempo altri sog-
getti eccellentissimi nelle armi, fra'quali
Giovanni giuniore fornito di singoiar va-
lore e di fino discernimento; non che ge-
nerale di s. Chiesa e di diversi principi,
plenipotenziari, signori di contee, im|)a-
renfandosi colle più illustri famiglie d'I-
talia. Santini inoltre dichiara, di non aver
trovato pergamene e documenti sulla si-
gnoria e dominio esercitato da' Mauruzj
suToIentino,secondo alcuni scrittori, trat-
ti in errore dal breve d'Eugenio IV con-
fermalorio del dono de'fundi e case fallo
a Nicola, in benemerenza di singolari be-
nefizi falli alla patria e per averla libera-
la dall'assedio. Le notizie della famiglia
Accoratnboni, Santini soltanto le fa risa-
lire al I 232, quindi prima della metà del
secolo XV passò a Gubbio, e verso la fijie
del X VI a Roma. Nel 1 2 3 2 A rnoldo eGen-
tile di Barniscagno, ed Accorimbono di
Carbone di Adamo, ed allri del castello
di Piega, promisero d'abitare in perpetuo
il castello, sottomettendo a Tolentino i lo-
ro beni e obbligandosi ad altre cose, il che
T O L 295
rinnovarono nel 1 24' .Neli25io Accorim-
bono d'Egidio e allri del castello di Pie-
ga si fecero castellani di Tolentino, e pro-
misero d'abitarvi in perpetuo in tempo
di pace e di guerra , di difenderlo e ili
nìantenerlo: il comune in ricambio si ob-
bligò d'aiutarli e di trattarli, come pra-
ticava co'piìi rispettabili cilladini. Peiciò
a queir epoca circa crede Santini stabili-
re la dimora degli Accoriinboni in To-
lentino. Dipoi avendo Francesco d'Acco-
rimbono e Tommaso di Giacomo di Tra-
smondo, tentalo d'invadere e occupare
ToIentino,edi soggettarla aBerardod'Ac-
corimbono, gli furonoconfiscati il>enidal
comune, ciò che approvò nel I265 Cle-
mente IV con diploma. Ritornati fedeli
alla Chiesa, ottennero il perdono, e furo-
no ripristinati ne'beni e negli onori. Poi
la famiglia si divise in più rami, e due fu-
rono podestà di Macerata , procurando
sempre d'accrescere il proprio patrimo-
nio.Neh 3o4 Accorimbono donò alla chie-
sa di s. Antonio 1' orto e le case per ùxh-
bricare un ospedale, avendo nel preceden-
te assistito con Tommaso Parisani alla
compra d'Urbisaglia pel comune. Acco-
rimbono di Giovanni fu podestà diFiren-
ze nel I 324; e neh 326 fioriva Francesco
o Cicco podestà di IMacerata, e perito nel-
la scienza legale, onoralo de'litolidi no-
bile e potente. Neh 34 1 essendo cresciu-
to ollremodo il potere della famiglia Ac-
corimboni, specialmente in Francesco e
Berardo giuniori , si studiarono guada-
gnarsi l'animo e l'aderenza di molti con-
cittadini, e riuscì di tiiare al loro parli-
lo la famiglia Boni e altre più nobili e fa-
coltose. Quindi Berardo a'3 i luglio i 342
co'suoi congiunti, uniti con Benedetto Bo-
ni e il pievano di s. JMaria, cospirarono
d'occupar la patria, gridando per le stra-
de con gran quantità d'armali a piedi ed
a cavallo: J waiit filii Doiuiiii Accorìin-
hoNc. Giuntone la notizia al rettore del-
la Marca fi. Giovanni di Riparia priore
de'gerosolin)itani, che Tolentino era espo-
sta a violenze e rapine, collo spargimeu-
ac)8 T O L
to di molto jiangue, vispedfi subito In sua
grnle a cavallo, ed unitisi co' fedeli alla
Chic«n, luisc'i di «edare il tuntulto; indi
fitto processo conilo i rei furono d. inna-
ti all*e->dio, alla conlìsca de'beni,e Uerar-
doel>tne<letti> nuche alia uiuita di i 0,000
lilibre per ciascuno. Quanto al picano,
oltre la confìsca de' btrni e la midl.i di
10,000 fìurini, fu scomunicato e dichia-
rato infame. Avendo alcuni scritto che gli
Accoiinihoiii dominarono in Tf.lentino,
non si conosce con tei terra, ncijuandoah-
bandcnarono Toleotino; certo é che nel
I B^S e nel 1 434 *> dimoravano. Non rì*
sulta da' documenti il dominio supposto
dagli scrittori, come dairAnnaniii, degli
Accoriuibnni su Tolentino, liatiue i tlue
momentanei tentativi di violenta signo-
ria. Censi essi vantano un bel numero di
personaggi illustri, dotti, prelati, milita-
ri e magistrati , ed Ottavio arcivescovo
d Urbino. La famiglia Farisaiii o P;ui>ia-
dì, secondo alcuni trae origine da'Suar-
di di Germania. Il 1 ."personaggio che con
sicurezza si riconosce è il ricordato Tom-
maso deii3o3, eccellente nel maneggio
degli aiTari, il cui fìglio Riion Giovanni
Deli3o4 era prime e simiaco del comu-
ne. I*iùcelt bresi lese Albericn,aciii l'im-
peratore S'qisroond'», in premio il«-i suo
vralore militare, con iliploina iieli4>7 'o
dichi.irò suo consigliere e vicario genera-
le d'alcuni rispettabili luoghi. Sun fratel-
loGio. Antonio, di vasta letteratura e vir-
tù, fu cavaliere gerosolimitano e \e^covo
di Fano. All'altro fialello l'rn^pero pel
suo valore militare nel i435 il duca di
Milano donò sua vita naturale durante
il castello di 5>crra valle con tutte le giu-
risdizioni. Lorenzo fu dottissimo giusdi-
cente e molto accetto a .>iartino V,che
lodrstmòa più ragguarclevoli governi. ed
il comune insieme con Cenedrtto »h Ni-
co'a gli adidù la cu-ttoilia e ilifesa del ca-
stello di Oiipignaoo donato da Piidolfo
Varani a Tolentino. Berai do e Nicola suo
figlio pieni ili oaggio accorgimento e zelo
per la patria, da questa furono scelti al-
TO L
la dilezione de'pubblia alluri. Martino na-
to da Nicola fu protle alfiere dell' impe-
ratore Massimiliano I. .V Scanio l\irisiìin',
per (pianto lucelebrai nella biogralìa, Pao-
lo III dopo averlo spedito a pren-lerein
suo nome possesso di Camerino e suo sla-
to, lo creò cardinale: sepolto nella propria
cappella di s. >Iarcello di Roma, essa nel
1727 fu da Prospero giiiniore riattata e
ornata. (>iulio nipote del cardinale si con-
ciliò col suo vasto sapere la stima dedol-
ti, e specialmente di l\iolo III che lo die
in coadiutore al zio nel ves:ovaio di Ri-
mini. Cesare celebre giureconsulto fu gn-
▼ernatore d'Orvieto e di nitri luoghi, e
priore di s. Lorenzo di s. Severino. xVles-
Sandro pel suo mento militare geneiale
de' veneti, si procacaò la stima di Bruno-
io Zampeschi signore di Forlimpopoli e
Bertiiioro, che gli die la sorella in moglie.
Paiisano Parisani fu tenente geneiale di
cavalleria del duca di Savoia, Clemente
\ III lo fece colonnello di quella di Fer-
rara, Paolo V maestro di cinux), e Ur-
bano Nili governatore d'armi di varie
fortezze: Ira 'suoi iìgh ^i distinse Filippo
giuniore nella giurisprudenza, quale luo-
gotenente civile della Marca. Girolamo
fu vescovo di Polignauo. Altri si distinse-
ro nelle lettere e nell'armi, ed un ramo
de'Parisaui si stabili in Napoli. Da nltiino
il saggio conte Parisani , deputato della
congregazione militare, meritò d'essere
destinato esecutore testamentario del ce-
lebratissimo cardinal Consnl\-i , suo pa-
rente,comcchè nato dalla contessaCaran-
dini, la di cui famiglia lo è della Parisa-
ni. Anche dalla famiglia Rutiloni usciro-
no in ogni tempo uomini illustri nelle
scienze, nell'armi e decorati d'ordini e-
questri, come altre. Le memorie di essa so-
no avanti al 1.4 18, cChuIio II fece iibba
te commendatario (Il s.Calervo (pieKjio
Battista seniore che per amor |Kitrio la
rassegnò al Papa, in favore de'cinonici
regolari Lateranensi: il suo fratello Gio.
Francesco seniore die distinto saggio nel-
le materie legali, ne'piìi ooorevoli govcr-
T O L
ni; ne fu degno figlio Fetlerico parimen-
lì govenmtoi'e. Lorenzo nimigiiiucclil'.io-
lo Mi e Giulio III, canonico della basili-
ca Lateranense, benefizio che rassegnò al
nipote Gio. Francesco giuniore : ebbe a
fialelli Nicola seniore tesoriere di Roma-
gna, e Sebastiano egregio legale e gover-
natore, deputalo da Paulo 111 a ricevere
per la s. Sede dal conte Fandoifo Mala-
testa la rocca e signoria di Sogliano 1' 8
dicenibrei 54'2, indi governatore di Ma-
rittima eCampagna ediPonteCorvo,cotn-
missario apostolico delle milizie papali
per l'impresa di Parma e Mirandola, co-
me lo fu nella guerra di Paolo IV, am-
basciatore di Pio IV al senato di Milano e
al re di Spagna, commissario apostolico
delle milizie di s. Pio V, luogotenente ge-
nerale del cardinal s. Carlo Borromeo le-
gato di Romagna: suo figlio Gio. Rattisla
giuniore fu fatto cavaliere da s. Pio V, e
si distinse nelle guerre al servizio veneto
col grado di colonnello, e poi lo fu di Si-
sto V. Oltre altri illustri,! Ruliloni con-
trassero con maritaggi ragguardevoli pa-
rentele co' Mauruzj e co' Parisani. Della
famiglia Benadduci, nel i4'8 già fiori-
va Nicola, e prima di lui neliaqG Gen-
tilucciodi Rinaldo di Benadduce.Gio. Pie-
tro d'elevatissimo ingegno, e dotto me-
dico. Orazio si distinse nella legge e nei
governi; così Francesco e Fulvio, Scipio-
ne e Odoardo. Benadduce protonotario e
governatore lodato. Carlogonfaloniere di
Piombino e milite encomiato. Girolamo
fu espertissimo nelle cose di guerra, e 3
abbati die la nuiiiglia a'canonici regola-
li' Lateranensi. Della famiglia Pettoni,
in un documento deli4i9i in cui tigo-
ne vescovodi Camerino chiama città To-
lentino, vi sono sottoscritti Alberico e Col-
po Pettoni, indi trovansi molli soggetti di-
stinti, particolarmente Bernardo: il nipo-
te Bernardino, con Gio. Paolo Anserino,
nel ! 566 compilarono la riforma delle
leggi municipali; i suoi figli s'imparenta-
rouo co' Parisani, e la figlia Piera fu piis-
simo e morì in buon odore di santità. Gio.
voi. I.XXVI.
T O L 297
Ballista seniore ambasciatore patrio a Pe-
rugia, ed il p. Giuseppe M.' domenicano,
teologo e vicario del s. ortìzio in Bologna,
Altra nobile fimiglia distinta, la Spara-
ciari, trovasi ricordata conRosalo nel i^'zr.
Cesare fu il i. "castellano preposto da Cle-
ruenle Vili alla fortezza di Ferrara, ed il
fratello Francesco lo fu di quella d'Anco-
na, ed altri furono primari uflìziali delle
milizie pontificie. Giuseppe seniore si di-
stinse nelle materie legali, Pietro lo fu pu-
re, e il suo fratello p.Gio. Battista diven-
ne definitore generale degli agostiniani.
Finalmente la famiglia patrizia Monconi,
tra gli altri si pregia di d. Teodoro, ret-
tore de'collegi Capranica e Urbano di Ro-
ma, alla cui cittadinanza fu aggregato coi
suoi. Il p. Ci valli ricorda un Marc'Anto-
nioda Tolentino, pittore di molto nome.
Il territorio è ameno, fruttifero e ben col-
tivato; la fertilità del suolo, che ha comu-
ne col rimanente della ferace Marca, tal
copia vi ammassa di derrate e bestiame,
da farne con l'Umbria attivo commercio.
Le concie de'cuoi, e le fabbriche di cap-
pelli moltiplicano i suoi industriali pro-
venti. Vi si tengono ricche fiere ne'lune-
dì del giugno, settembre e ottobre eoa
istraordinario concorso. Una sorgente sa-
lubre scaturisce a poca distanza dalla cit-
tà. Abbiamo di Massimo Ma reseli ini, .^-
nalisi dell' acque miiieralì di Rof anello^
Dissertazione, Jesi i 784. Rofanello è una
sorgente nel territorio tolentinate, le di cui
acque, secondo il Mareschini, sono pregne
di spirito etereo minerale d'aria fissa di
gas mefitico, ed acido aereo, che le ren-
dono potentissime per curare le malattie
cutanee, e molto a proposito riescono per
la cura della tabe tubercolare, della me-
seraica, ed altre simili malattie, che rico-
noscono per causa qualunqueinfarcitneii-
to glandulare. Ne tratta anche il Bacci di
s. Elpidio medico di Sisto V, De Ther-
lìiisUh. 5, p. 3o4, n.° 4o 6 5io,con quan-
to riporta Santini; ed il Panfilo lodò la
virtù di queste acque, De laudihus Pi-
ceni, nel lib. 2, p. 72.
20
■iC)S T O L T () I.
I [liti niiliclu sciidoii elio pni laiono 70 ilclin n.ivignzioiip, mn poi U-nn, Tale
(Il TolciiliiMi, sono L. LikìIio Hallxi, Pli- a dire dui La/.io, itccuiido la Lvltira Pa-
iiiod seniore, S. Giulio Frotilino, e (ll.iii- icnttiid d'nn cilliidino ««inign^liese, die
dio Tulonicn. 11 1 ."liorilo (jnnsi un secolo prova essere siali i fVnicii i pumi nbila-
avanli l'eia iiostia, nella sua opera De lori ilfl Piceno, e non i sì( oli, di clic ri-
l.inììtilnts. Ira gli agri del Piceno, men- parlai a S\di?ia. Quindi è inesatto il ri-
Invn \' .iprn Tolrnliiintc, secóndo Fion- ferito da Calindri, nel Sttgffio del Poh-
lino, De Coìonii''-. Plinio annovera 7o- tifìrio xftitn. che lat.'cìltà fu eretta po-
Itntinus fra le città anliclic del Piceno, e co lungi dall'odierna e foiulalu daSicnli,
Tolomeo la nomina fra (piellc nu'iliter- indi colonia greca, e die omniiipjc sia
lance del medcsioio. 11 Volici raiio cliia- «lidi' aulica sorse la presente. >elle siid-
nia Tolenlino ciltìi assai aulica, e cos'i descritte discrepanti o|)inioni tra Santini
Cluverio e Cellario, situandola nell' Ila- e Colticci, prova il 1 ."esNere favola il rac-
lia antica. Il Filelfo indagando l'origine conio che Tolentino si chianias^e ToliU'
di questa sua patria, la riconosce per an- tn. e fosse una gran cillà; ma poi aven-
ticliissima : Tohiilinuiìncro c;ravcoruììi do dovuto socconihere coli' eccidio alla
t'ssc Coloiiitiin, ut yhicomini. et yluxi- nieilesima Siiai^ma dcll'allre cillà Pice-
niiirn, et aliit'^ jìlcniscjuc Pivelli Lrhcs^ ne, rif.ihliricala in appresso di nuovo col-
ìiaincn ifìsuin dcclaral : nnni Tolciiti' le sue macerie, e sembrando per lo pie-
ì:iini gnifce Rotitiidum Intensiim signi- cole^za e altri motivi uno scheletro a con-
Jicat, Taliy vero est Lrln's iliius sitiis, fronto tiell'anlica, perciò si prese indi a
feline a rotundilale tendit in hiexeni chiamare 'JOlciitinn. iVon voglio lacere
fiuamdam^rnstigatanujue suviniitntcnì, l'opinioiic ili Pompeo Compagnoni, f.d
\ elidi Àreein: Loeus eerte et joiitibus^ Reggiti Pieenn, che osserva avere Plinio
elnvinibits amoenissinius, saluberriinis chiuiiialo i po|>oli di Tolenlino, Tolenli-
halneis, atque salis vcnis insignis, et iis natesx molti altri li denoininarono(7i«'//-
oinnihits rebus uberrirnus, quae ad vi- tini, dal finnie Chienti che gli bagna le
rtunispertnnt,eultunifjue bunianuin etr. mura. La piaiuiia del campo di s. Egi-
II Pcranzoni scrive, parlando diTolenlino: dio, che rimane unita al colle rolondo, lo
(ff)j)iduin J'ieeni vetuslissiinuni. de no- ab anlieo parte dell' abilalo, come sob-
l'ilissiniiim, quod Cluentus aiiinis prae- borgo della città, e sollanlo come tale es-
terlabitur a Thraeibus. Dello slesso pa- sa comprendeva in se il campo; imperoc
lere sono altri scrittori, e il p. Civalli lo che Tolentino fu 1 ifalibricala sulle sue
conferma con dire: Tolentinuin aver- stesse rovine, e lo piovanoi lanli scavi fal-
ho graeen^ quod liotunduiii signi/ieal. ti, (eraci «li anlichi monumeiili, marmi,
L'antichità dunipie di Tolenlino scinbrn monete, medai;lie, idoletli, corniole, pn-
doversi riconoscere eguale a quelle cillà vimenli di niiisaici e di pietra colla, sta-
meditennnec della regione, e senza dub- lue e altro, tutti rinvenuti nel suolo del-
bio proveniente d.i qiic'popoli, che secon- rodienia. Coliicci pretese, che i subbor-
do la più obbracciala opinione furono i ghi sorgessero nel culle, e la cillà nel pia»
primi ad abitarla, e tratti dalla bella na- no, per coi chi lo segui la ilisse quasi in
turale disposizione del suolo, atto a luUi |)iuiiu peifello, il che viene conlulalo da
i comodi clicpuiinu lender (ilice una pò- Santini. In progresso ili tempo i loleiili-
polazionc, lo scelsero per loro dimora e nati si trovano tra' piceni, allun|uaiido
ihiamaruno secondo la sua naturale di- vcim) l'anno di Roma 4^3, o 3oi anni a-
.sposizione. Furono i fenicii i primi a con- vanii l'era coireiile, erano essi tanto il-
diiisi in queste conti ade, apertasi la via Insili e famigerati per le loro gesta, <»iule
non già lungo le rive dc'liumi o per tuez- liuouoicpululi degni di stringere allean-
T O L
za e confi-derazione co'romani conquista-
lori; ed il nuovo popolo confetleinlo in
segno di singolar probità fece sapere po-
co dopo «'romani, che da'sanniti trama-
vasi ribellione. I piceni in quel tempo e-
raiio cresciuti in gran numero e soprat-
tullo erano valorosissimi in armi. Quan-
do i romani, 3o anni dopo circa, vinsero
e sotloniisero i piceni, le forze del loro
impero si accrebbero. Dipoi Tolentino,
prima fu colonia, indi municipio de' ro-
mani, qualità che trovansi in quasi tutte^
le città del Piceno sulla fede delle lapidi.
Fatta colonia, fu diviso e assegnato l'agro
delia città, e dice Frontino: Tolentìiius
ager limitihus maritiinis, et montaiiìs
est assìgnatus lego III Virali ì et loca
haercditaria acccpit cjiis populiis. Gli
antichi agrimensori romani, de'quali fe-
ci cetmo a Strada, appellarono limiti o
confini marittimi que'che riguardavano
il mare, e al contrario dissero montani
que' eh' erano verso i monti. E siccome
a'tolentinati rimase il possesso dell'agro
di viso,y»rc/mc7W/to/-z'o,ciòsigiii(lca che
il conseguire quegli agri con tal diritto
non era già prentlerne possesso per furza
di successione al defunto, ma in vigore
della legge agraria. Non sempre però si
toglievano gli agri a tutte le città vinte e
debellate, ma molle volte o la dignità o
la grazia o l'amicizia d'alcuni muoveano
il capitano vincitore a concedere e rila-
sciare i medesimi agri a'possessori. Non
si può stabilire in qual tempo e sotto qua-
li triumviri fu diviso l'agro lolentinate,
e questo fin dove allora si estendesse. So-
lo si conosce, olie dopo essersi da'roma-
ni presi i piceni sotto la loro soggezione,
l'agro di questi,o tutto intero o nella mas-
sima parte, divenne anch'esso agro pub-
blico del popolo romano, il quale secon-
do la sua generosità ne lasciava qualche
parte alla vinta nazione, e specialmente lo
praticò co'piceni. Santini supponeche l'a-
gro tolentiuate fu assegnato e diviso sotto
il triuinviiato di Fulvio Fiacco, Papirio
Carbone e Caio Gracco, il quale corain-
T O L 299
ciò verso l'anno di Uoma G'y.i; ed inol-
tre avverte che non si può all'ermare sr
l'agro fu per la 1 .'o per la 2.^ volta diviso,
sapendosi che avanti tale anno il Piceno
[)iù volte avea patito gravissime eccezio-
ni. Certo è, che postasi l'anno 4B4 di Ro-
ma la nazione picena sotto la fede de'ro-
njani, questi osservala la Rutilila degli a-
gri, vi spedirono un buon numero di cit-
tadini, aflincliè non solo vi stabilissero
la loro dimora, ma godessero delle por-
zioni dello stesso agro tra loro diviso e
assegnato. Dissi a suo luogo, che le città
che il nuovo popolo ricevea, furono ap-
pellate Colonie, e secondo il jiis che go-
devano chiamaronsi latine o romane,con
leggi emanate dal senato o curia e da'nja-
gisfrati che vi presiedevano, Iriuujviri o
duumviri, che rappresentavano il conso-
lato e la pretura; eranvi inoltre i censori
quinquennali che fissavano e riscuoteva-
no il censo, gli edili, i questori, e soprat-
tutto aveano esse in lioma un protetto-
re, al quale ricorrevano al bisogno. Tale
fu Io stato di colonia di Tolentino, pro-
vato dalle lapidi riferite da Santini, e leg-
go in Turchi, Toleiitimini civitas estex
antiqui Piceni Camerinensi Eeclesiae
data. Colonia fuit romanorunuEj'us cui'
tiquitateni, et .splendorem lapidariae
inscriptiones testati tur apud illancm
collectores. Il Raffiìelli, nella 5." Dissert.
sull'origine e progressi della chiesa ve-
scovile di Cingoli, fra le colonie rinoma-
te de'roraani, e fra le ragguardevoli città
delFiceno,riconosceToIentiuo;econ l'au-
torità di molti scrittori asserisce, che ne-
gli antichi tempi avea più esteso ilcoQ-
tado, avvertendo, che ne' tempi di La-
bi eno legato pro-pretore di Caio Cesare
nelle Gallie, e neppure dopo per tempo
notabile, non si condusse nel Piceno al-
cuna colonia. Ma Santini crede che To-
lentino si acquistò il nome di colonia in
tempo della repubblica romana, e l'iscri-
zione il/c/i'oz-i/ef Gc/j/o Coloniae T.Fla-
minio Pontifici Tolcntin., ne sommini-
stra fortissima ragione, poiché fu dessa
3oo
T () L
siiiiinmcnlc creila in Tolenlinn, dov'e-
III il lenipìo Oil uiiil)i-iliic lo ileih'i iledi-
tnin, ed eretto nel tempo della stessn rc-
piibhlicn, e T. Flaminio ero il l*onlcfìce
m Tolentino depnlalo n presiedere a'sa-
giinzi,o1)!nzioni eccicnkonie tlie nel tem-
pio laccvansi in onore di Marte odel dio
Oenio cnstode d* ogni Inolio. Il Colucci
però volle stobiliie l'epoca tiella dednzio-
«e colonico in Tolentino, al tempo de'
triumviri Ottaviano, Lepitlo e M. Anto-
nio, in che fu contraddetto da Santini, il
quale tutto al piìi inclina forse a credere
una ?..* deduzione colonica, non mai di e-
M,ludere la precedente, in cui rIì agri fu-
rono misurati. Il territorio ili Tolentino
fu diviso in pagi, ed una lapide di bron-
zo fa indubitata fede d'un antico pago in
Tolentino, e dalla quale si appiende die
Lucio Veiacio Felicissimo, prolettore e
l)encfaltore de'tolenlinati che abitavano
il pago, per (juidclie epidemico morbo o
imminente pericolo, aliine di placar lo
sdegno de'numi, fece alliggere la tessera
paganica, segno dell'ospizio (poiché eran-
vi pure le tessere frumentaiia, lusoria,
militare e civica : la paganica avea nota-
to il giorno in cui si mandava la sporta
o Sporliild. somma di denaro che distri-
buivasi col pane e il vino, ed anche la
pietanza che i romani davanoa'loroclien-
ti), nel tempio diGioveOspilale o Alber-
gatore (ordinariamente ne'pagi eranvi i
templi di Giove, di Marte, tiel Genio, di
^ enei e ec.) l'i i maggio, secondo il desi-
derio degli abitanti del pago, e la fiinzio-
ne riuscì felicemente. I pagi contenevano
piccole borgate e ristrette castella, il che
impediva la confusionede'confini, dipen-
dendo tali piccole adunanze di popolo in
tutto dalla cillà, che poteva chiamarsi la
loro capitale; ed il pago di Tolentino pa-
re che l'osse nel suddetto sito di Castro
VecchiOjgià grosso castello a 7. miglia cir-
ca dalla città, la rjuale era assai popolala
e con vasln contado ossia tcrritoriu egnal-
mente con con ispondente popolazione.
Olile le ncoidulc lapidi, Santini riporta
T O L
pure quelle che andrò ricordando, in una
«li'lle (piali Tolentino appellasi Miinici-
l'io. (pialificn che conliaddistingneva le
cillà (piando gli abitanti si mostravano fé*
deli e attaccati nelle occasioni ni popolo
romano, ond' erano creduti degni tlegli
slessi onori che Iioma godeva, rimanen-
do essi nelle patrie mui a. Ogni città mu-
nicipale di i .°o 2.° ordine ebbe il suo se-
nato o curia, i suoi magistrali, il ditta-
tore,! duumviri, i censori, gli edili, i que-
stori, i flamini ec. Laonde sembra che
tanto Tolentino che tulle le cillà del Pi-
ceno godessero le distinzioni del 2." or-
dine col diritto di cittadinanza, come gli
altri popoli italiani. Il che se non si ve-
rifica ni detto anno 4^^ (li Roma, si ve-
rifica però rapporto al tempo, dopo ter-
minata la guerra sociale, in cui i popoli
rigeltate che videro le loro giuste doman-
de, tutti cospirarono contro Roma,e tulli
dovettero soggiacere adeguai sorte al ter-
minar della guerra, anzi tanto maggiori
guai do verono attendersi i piceni, in quan-
to che da essi fu promossa quella gran-
dissima sollevazione, in cui l.i repubbli-
ca romana pervenuta già alla sua mag-
gior grandezza si trovò in pericolo. Quin-
di i romani per uscirne accordarono a tut-
ti il perdono, e fu allora che per tiitla I-
talia si cambiò lo slato delle colonie in
quello de'municì[)ii. Nella lapide in cui
Tolentino è cliiamala municipio, si no-
mina C. Giiinio Miiiaio della tribù Ocri-
culana, cavaliere romano, prefetto della
legione I o.'fretense, e prefetto del colle-
gio de' fabbri che in Tolentino esisteva,
de'dendrofori e tignari, non che destina-
to a rendere ragione al popolo come uno
dell'ordine degli augii>tali, il quale era
in mezzo all'ordine de'decuiioni e della
plebe,e <|uatuorviro(piinquenuale,e per-
ciò investito di molte e rilevanti attribu-
zioni. Altra lapide fa menzione degli al-
tri collegi esistenti in Tolentino, de'cen-
loiiari e pabulari, e dovea aver pur quel
li de'Ianari, vestiari, ferrari e alili, tulli
(lutili al bene generale della milizia. Ol-
T O L
tre questi collegi, le culonìc e ì municipìi
iionsoloaveanole cillà ciicoiiilate tli inu-
iM, ina iit'iiale ancora dì fa bibliche, di tem-
pii, terme, fontane, acquedotti pubblici,
piazze, curia, foro, teatri, anfiteatri e al-
tri vaghi edifizi. Queste cose doveaiio es-
sere in parte o tutte in Tolentino, quan-
tun(|ue nou ne restino vesligie. Tra le al-
tre la[)idi riportate e illustrate da Santi-
ni, seguendo Ligorio, trae che in Tolen-
tino v'era il tempio d'Apollo, il che come
altre cose non si ammette da Colucci. Pas-
sando il Santini a trattare d'altri monu-
menti antichi, riproduce il diseguo e de-
scrive la statua d'alabastro bianco, posta
uel pilastro d' una colonna del palazzo
pubblico, che nobilita la piazza principa-
le, che con altri dissi di sopra rappresen-
tare Agrippina, ed egli ritiene che ricor-
di Annia Galeria Faustina moglie del-
l'imperatore Antonino Pio,neli5o8 tro-
vata nel campo di s. Egidio, pochi passi
dalle mura della città. Indi dice de'rot-
tami di statue trovati in diversi scavi, in
unode'quali nella detta piazza repula che
ivi fosse uu antico tempio, ed in quelli o-
perati nel nominalo campo essersi rinve-
nute medaglie, monete, anelli, corniole e
altro, frammenti di statue e iscrizioni. A-
vendo le città il luco sagro, il quale po-
neva in tale stato di religione gli alberi,
che senza sacrilegio non polevasi recider-
ne un ramo, senza preghiere o sagrifìzi,
facendosi espiazioni se dentro al luco con-
veniva portare il ferro, conteneva anco il
tempio; il Santini sospetta che sorgesse
nella contrada appellata Branca Ursina,
reudendo ragione di tal vocabolo. Il si-
lenzio degli scrittori impedisce di narra-
re la condizione de' tolentinati e le loro
\iceiide,sia quando liberi e indipendenti,
sia governali dalla repubblica romana uel
regL^imento de' pretori o prefetti, conti-
nuando a presiedere alla citlù ne' primi
secoii dell'era cristiana. E' indubitato che
all'iiicoininciar diessa i numi adorati da'
tolentinati erano principalmente Marte,
il Gcuio e Giove, e forse altre Ueilà uè'
TOL 3oi
loro templi. Trionfava l'idolatria prima
dell'arrivo in Tolentino di Flavio Giulio
Catervio romano prefetto del pretorio, di
Seltimia Severina sua consorte, e del fra-
tello di questa Basso; quindi a mezzo del-
la predicazione di Catervo disparve l'ido-
Iatria,conforme alla costaute lradizione,e
si diffuse e slabifi la religione cattolica, pel
fecondo sangue di s. Catervo che lo spar-.
se in Tolentino per la fede di Gesù Cri-
sto. L'Ughelli, Italia sacra l. 2,p. 770,10
Tolciitini Episcopi, riportando diverse
notizie storiche e le glorie degl'illustri di
Tolentino, scrive: Cuniulat tandem To'
lentini gloriani Christiana pietas pri-
scis temporibus in co proseminata, cani
in primis Piceni ci\'itatihus censeatur,
cpuie ah apostoloruni Petri et Pauli
principum discipulis illuminatae fident
Chris ti amplexatae sunt, Catervio inter
romanos nohilissìmos verbum divinimi
praedicante, qui ìbidem glorioso certa-
mine prò Christo una ciim Basso ejus
aluinno palma suinpsitmartjrii. E par-
lando della chiesa di s. Catervo dice: In
eo conservantur, eodenunie claudimlur
tumulo sacra Catervi lipsana una cum
corporibus Septimiae Scverinae ejus a-
xoris sanctissimac,quae virgo cum ipso
vixit, et s. Bassi ejus discipuli, et in pas-
sione sodi. Vetustum in eo sepulchro spe •
ctatur epitaphium^ab eadeni sanctamSc-
vcrinam dulcissimo viro, et martyri suo
adaeteriiitatenipositum,etinsignismar-
tyrum characteribus exornatum,quihus
posteros admonuit fìdeles, Caterviuni
suian prò Christo sanguinem fudisse^
ac deinceps quievisse in pace. 11 Colucci
persuaso che la prima ricerca da farsi in-
torno a'sagri argomenti d'una città an-
tica, è quella della sua epoca in cui rice-
vè la salutifera luce del vangelo, segui
rUghelli, convenendo che Tolentino eb-
be i primi lumi della religione cristiana,
come tutti gli altri luoghi del Piceno, vi-
vendo s. Pietro, per le ragioni e dimostra-
zioni da lui espresse nella dissertazione
preliminare del t.3.RacooQtai in prinoipio
3o2 T () L T O L
clies. Catei'vu fìoi'i nel I. "secolo ili iinsliu stabilire, ultrc i pieli e gli alili sagri mi-
cia ep^li il iiiailirio in tempo dell'unge- nistri, venne il bisogno d'un vescovo clic
lalun'Traiiinojcb'tbbe (ìnciicl I 1 7,e co- reggesse e governasse il popolo toleii-
iiie il S.inliiii ne propugnò la gioì ia con- tinaie, come avvenne altrove. La co-
lio le cnliibe del Culiuci, an/i del ven. stante tradizione convalidala da auteii-
Ctiidtnal Daronioclie non regi>lr(i nel suo liei duciiineiiti, e' istruisce die la poi la
Martirologio i. ( aUTVu;eprecipuamen- Marina della citlù,clie confina colla eliie-
te contro il p. Mubillon die noi riconob- sa di s. Catcrvo. tu sempre cliiatniila /V'/ -
he né per santo, uè per martire, sebbc- hi del l'iscuvado. Da ciò il Santiui ne
ne lesse il suo epilallio scolpilo nel .sarco- ricava due cuse, cioè die laclnesa di s.Ca-
fago, e chiamò basilici la diiesa die lo tei vo sìa stata l'antica cattedrale, e die
iuiileiie\a; ma conlessò di non aver nul- Tulenlmo ne'priini secoli della Chiesa fu
la velluto de' suoi iiionumeiiti e del re- sede vescovile, eil ebbe il pio[>rio vesco-
slo che lo riguarda, errando per mun- vo. Infalli il p. Mansi nel Siippliincuto
can7a delle necessarie notizie, come altri. u'Concilii del p. Labile, riporta che nel
Di più l'annalista luironio confuse s. Ca- 4^^ <^'''*l'^'^ •' vescovo della chiesa to-
lervo patrono di Tolentmo, con Caterve leiiliiiate; indi nel concilio romano lenii-
ilel S^i) conte delle sagre largi/.iotii in lo nel 4'^7<>4'^'^ da s. Felice III l*apa,
temiicMlell'imperatore (iraziiniu. Il citalo v'inlervenneesi sottoscrisse liasilius To-
Conij>agnoiii narra che il l'iceno ricevè Iciitiiias Ira gli altri vescovi. Parimenti
la fede per la predicazione di s. Pietro, nel sinodo romano del 4o9 (^> l^i'pii $•
nel ritorno che la i.' volta fece dallaDal- Simniaco, lo stesso Basilio ^rsottoscrìsse,
uiazia, ed i tolenlinati dal suo disce|)olo Ju/'^iliii'i Knisconiis lùclcsiac Tolciili-
(^iltrxo, che chiama protomartire de'pi- vads. Finalmente nell'altro concilio pur
ceni, prerogativa die Marangoni dis a s. tenuto da t.. Simmaco in Roma nel ,7o2,
Marune j su di che va tenuto presente si sottoscrisse per 8.° vescovo, lùisiliiis
quanto feci osservare a Piceno. Compa- Tolcntinns. IManoineiiiìi e bruciali gli ar-
gnoiii inoltre crede che la decollazione di chivi di Tolentino nelle vicende polili-
s. Calervo segiù [iriuia e sotto Dumizia- che, non si conoscono uè i successori, nò
no the morì nel f)G, co' congiunli i ss. i predecessori di Basilio, o Darsidio come
I' la\io, Domildla e altri mai tiri. Dopo il altri Io chi imaim. La mancanza della se-
iiiarluio di s. Calervo, sopravvissero la de vescovile in Tolentino, non rilevan-
inoghe s. òettimìa e il fratello di e»sa s. dosi dagli scritturi, fu d'uopo attribuirla
iJasso, cognato del sunto e [loi martire, all'invasione e depiedamento del Piceno
la festa della I .'Celebrandosi u'27 novem- fatto da'barbari, come altrove, mentre è
bie (.ijii uni/io di vergine, cpiella del 7..° noto che nel joS Alarico re de' goti di-
a'2 "iotlubrecon lilodi mai tire. Per niez- strusse la vicina Frbisaglia. bidi seguì la
zo della predicazione e iervoroso zelo di guerra gotica nel secolo seguente, nella
ambedue vieppiù si stabilì nel popolo di ipmle al riferire di Procopio verso il 53()
Tulenlino la fede cristiana, e di giorno in per le calamità e la fame morirono [liù
giorno si accrebbe il numero de' fedeli, di jo,uoo piceni: ed i redc'gotì Vitigee
iest;uido bandito all.itlo il prufuio cullo Tolda ridussero le cillà picene e ili al-
degl' idoli, nò che si ha tiilloia per co- ire eoiitiade d'ilalia airestrema rovina,
hlantissima tradizione. Inseguito crescen emollesmantell ite nelle miira;ondc(»iu-
do naluialiiienle il numero de'crisliani, stimano 1 per liberare la penisola inviò
specialmente dopoché entrò nel loro nu- coli' esercito lìelisario, il rpiale fu a To-
mero Costantino I, l'ordinamento cede- lenlino e lèrmò l'alloggio u Macerata. Il
siaslico audtiudusì piogrc&sivuiuculc u Sv-nliiii rilaid.i ipiole cause d' <ibbatti-
TO L
melilo e di disti-uzione all' epoca dell'i n-
vjiìioiie de'longub ardi e perciò al 56S cir-
ci», i (piali barbari spogliate lecliiesee ro-
vinate leciltà, i sacerdoti ei popoli solFri-
rono imnieusaiueiite. Circa duiKjiie que-
sto tempo, egli crede che Tolentino dovè
perdere la sede vescovile, e conipiaii-ie al-
tresì la distruzione della città stessa. Tro-
vandosi il Piceno avvolto iu sì funeste e
orribili vicende, fu sottoposto al provve-
diuieuto ordinato da s. Gregorio!, il qua-
le inerendo a' canoni de' concilii di Sar-
dicaedi Laodicea, volendo impedire l'av-
vilimento della dignità vescovile ne'pic-
coli e rovinati luoghi, proibì che si ordi-
nasse il nuovo vescovo, e perciò cessò
la sede episcopale. Quindi stabilì, che le
città ridotte a piccoli luoghi e desolate
dtdle armi, o spopolate dalie stragi del-
la peste, avendo perduto la cattedra ve-
scovile, rimanessero soggette a' vescovi
viciniori, a' quali esso poi per lettera le
raccomandava. Perciò verso lafine del se-
colo VI mancò ancora la sede di Toleu-
lino, tua dubito che il vescovo Basilio vì-
vesse sino al 377, come pretende Santi-
ni, dandogli qo anni di vescovato. Sicco-
Uie poi ne'seguenli secoli trovasi la chie-
sa di Tolentino soggetta al vescovo di Ca-
lucrino, è probabile che s. Gregorio I o
il suo successore, decaduta nelle comuni
disgrazie, la raccomandasse adesso: il
Turchi è di sentimento che ciò accadesse
verso la metà del secolo VII. Avverte San-
tini che nelle carte del secolo XI si legge
di Tolentino, Tcrritorii Coinìtatus (cioè
diocesi) Caincriiieiisisj ma che non si cre-
da che Tolentino fosse a que'teinpi sog-
getta nelle cose temporali al comune di
Camerino, poiché questo in qualsivoglia
tempo non esercitò mai alcuna sorta di
diritto sulla città. 1 magistrati e consoli
di Tolentino giudicavano con podestà as-
soluta e sovrana, sì delle cose die delle
persone, e ciò per condiscendenza de'priu-
cipi stranieri che tenevano occupala la
provincia; la ([ual ujaniera di governo si
cuQliuuò in quasi tulio il Piceno, lìuchè
T O L 3o3
verso il ySo scosso da'romani il giogo de"
greci, e spontaneamente sottomellendo-
si al principato della chiesa romana e di
s. Gregorio If, altrettanto fece il Piceno
e Tolentino. Allora fu che questa a poco
a poco ristabilitasi, e nell'esteriore della
città, e nelle cose appartenenti alla Chie-
sa sotto la giurisdizione spirilude del ve-
scovo camerinese, non più esistendo l'au-
lica cattedrale, i tolentiuati ne fabbrica-
rono una nuova in onore di s, Maria. Nel
secolo XI le città soggette alla sovranità
temporale del Papa aveano le proprie
leggi e consuetudini, la giurisdizione, i
magistrati e altri stabilimenti, co'quali si
regolavano, e così sarà awenutodi To-
lentino. E' notissimo che dopo il secolo X
la maggior parte delle città d'Italia pre-
sero forma e regolamento di repubbliche,
facendo leghe e guerre, alzando il capo e
scuotendola dipendenza della subordina-
zione; esercitando il potere come città li-
bere, colla sola alta dipendenza dal magi-
strato destinato dal Papa, dagl'impera-
tori e da're, secondo i luoghi. Le cittàdel
dominio della Chiesa eziandio formarono
il loro comune o comunità, uua specie di
reggimento democratico e libero, con fa-
re leggi, eleggere i propri magistrati, im-
porre i tributi, provvedere all'aimona, al-
l'ornalo, e alla difesa delle mura urbane,
di custodire e risarcire le vie pubbliche,
i ponti, gli argini de'fiumi ec. Anche To-
lentino così procede, cercando a tale ef-
fetto d'accrescere di giorno iu giorno le
sue forze e il suo nome per farsi rispet-
tare; ed in una perga(nena municipale del
1099, Tolentino più volte è nominala
città. Avanzando essa progressivamente
vieppiù in potere, credilo e stima, (juan-
do s'introdusse che i piccoli luoghi e ca-
slellatiie, per fini prudenziali e pulitici si
sottomette va no e si assoggetta vano all'im-
pero delle città couviciue, le quali come
di loro più forti erano iu grado d'aiuto e
di difesa, altrellaulo avvenne di Tolenti-
liO che signoreggiò di versi luoghi. Ih. "ca-
stella che SI soUomise ad essacuuperfeUa
3o4 T O L
dcili/iune fu Af^tiano, noèi più c^'Ktente, e
il f'iio (eniluiio t'.i coui[>i°eso ckii (|iicIIo
delta cìtl.i. I Vi lauto nel setlr'inlii-ci ii)8
Bollii izio e l'ielro ili Pagaiiello, piesciile
e consenziente Aitone vescovo ili Cunie-
lino loro fralello, dierono e concessero al
comune e [ler esso a GuaHreilo preposlo
del monastero de' benedellini (forse per
l'abbate a-st-nle), a Pietro pievano di s.
Maria, ad Enrico di Tr.isinoiulo, e ad Al-
berto di Nicola consoli di quell' anno, il
castello d'Agliano con tulli gli uomini e
con tutte le loro tenute. Pnninenti si sot-
tonii>ci o alla sua giurisdizione co'pesi che
aveanogli altri, e proniised'abilare in [ler-
petuo in Tolentino, e di far guerra e pa
ce Secondo la volontà de'tolenlinati, pur-
ché la guerra non sia dirella contro i ca-
nierinesi. Il comune in ricambio cede lo-
ro i 2 niogi^iuoli di terra arativa, 6 cnog-
giuoli per vigna, un molino inacinaule,
duecasarinieSo libbiediUavenna ed'An-
cona per la costruzione delle case, obbli-
gandosi di trattarli come i migliori citta-
dini tolenlinali. Nel i 1 99 Matteo e Forte
di Ollone spontaneamenle cederonoa'lo-
leiiliuali la villa Maina vicino a Urbisa-
glia, e n'ebbero in coui penso una casa, una
posta di molino, alcuni ninggiuoli di ter-
la e altre cose. Da queste dedizioni uno
de'maggiori vantaggi che derivavano alle
città, si era che le più oimh ale e ricche fa-
miglie, e con esse i padroni ili tali luoghi,
i)assavano a inelter casa iielia citta me-
desima, il che ditevasi iiirnsttUarf. L'e-
sempiode'due rispettabili soggetti di Mai-
na, fu spontaneamente imitato da multe
illustri e polenti famiglie delle vicinanze.
In fitti nel 1 20 1 Miiranodi Licalvelli, Ira
gli allri, si fece tastellaiio e abitatore diTo-
leiitino, promettendo e obbligandosi dia-
bitaivi in peipetuo sì in tempo di pace
che di guerra, d'ubbidire a consoli e di
ilir*-iideie e mantenere Tolentino; al con-
trario il poileslii Valtieroin nome del co-
mune gli die una casa, un molino, una
tbiiisiiiH e un campo, si obbligo d'aiu-
tarlo e di I icuuoscerlu come uuodc'mi-
TO L
gliori di Tolentino. Tutlecpiesteconvcn -
zioni e dedizioni di doniinic) lempor.ile, e
quelle che con brevità andiò acceimaii-
ilo, risultano da'dociiiuentì e pergamene
che si poiino vedere in Santini. JNel giu-
gno Valliero compito l'unìzìo di podestà,
si fece castellano e abitatore di Tolenli-
no; nel novembre il comune di Montec-
cliio promise a Tolenliiio aiuto e confe-
derazione per no anni; nello stesso mese
gli uomini diCameriiio promisero a'tolen-
tinali aiuto, custodia e difesa contro tutti,
furmandoscambievole società e amicìzia.
Nel 1202 Tebaldo del Colle di Buccolo
(o Col buccaio nel lerriloiio di Tolenti-
no, cunrìnante con Fiastia) si fece castel-
lano di Tolentino, co'rispeltivi palli Ira
le parti. i\e 1202 si concluse e promulgò
in Polverini la famosa pace delia Marca
tra'luoghi partigiani d'Ollone IV che a-
spiravaairini[iero, e rimarca Campngno-
ni, La licggiti Pitf/ui, the non vi entra-
rono i tolenlinali, monlecchiesi, cameri-
nesì e allri, come aderenti di Filippo di
Svevia fratello dell'i luperatore Cinico VI
defonto,cui pretendeva succe(k-re,ma pre-
valse Ottone IV pel favore di Papa In-
nocenzo III, percjuanlu narrai nella sua
biografia. Arroge però che io (]ui noli il
r i poi tato daColucci,Z('/<'//////o;7///.s/r/7/o,
p. 7 TÌ,che in tali vertenze il comune diTo-
lenliiio volle restare imiiirerenle, leggen-
dosi in lutti i suoi atti pubblici presso
Santini: i/nncno (jituìciii crisU-nlr siiw
Inijurutorc. Dice ancora, facendo la ge-
nealogia de' Varani Accorimboni.che for-
se furono neh iq5 marchtisi d'una por-
zione della Marca e di Tolentino , Go*
lebaldoe Gualtiero, il quale app.irisce se-
guace dello Svevo; e che siccome dopo la
moite d Enrico VI molte città e terre da
lui soggettate si eressero in repubbliche,
.'idotlaiidone il governo, trova che Tu-
lenliiio ne fti una. .\el 1 2o5 Gentile e Gri-
nialdo da Pitino (di cui nel voi. LX V, p.
2?. e altrove) si posero sotto la difesa di
Tiilenlino, concedendogli il castello cogli
uomini, le [lossidcuzu e la giuiudiziuuei
T O L T O L 3o5
e pronieltendo di non andure atl abitare Nerelo essendo abitato nel secolo Xll da
in s. Severino senza il consenso del conni- genti facinorose, e dedite a'Iadionecci eal-
ne; il (jtiale clic loro una vigna, due case, tre delincjuenze piìi enoroii, inquietavano
un niolinu, e si obbligò aiutarli nella guer- i dintorni ed evitavano la punizione con
ra che aveano co'sansevcrinali. Indi nel rifugiarsi nelle selve di cui abbondava il
1225 Marcualdo figlio di Gentile da Pi- territorio. Suscitatesi pretensioni sul ca-
lino, promise d'essere perpetuo castella- stello da'sanseverinali, furono rappresen-
no di Tolentino, e confermando il con- late neii2 i S al comune di Tolentino, per
venuto dal genitore. Il comune seguitò a cui crescendo tra Im'o le contese, ad ov-
godereil pacilìco possesso del castello, fin- viareapiìi funeste conseguenze,fu rimessa
che P^edericu II reduce dalla l'alestina la controversia ad ;V.ttone vescovo di Ca-
se ne impadronì colla Marca nel i?.3c), merino, il quale tutto ponderato decise
spogliando Tolentino di sua giurisdiziu- che il castello fosse di Tolentino, coll'ob-
ne. Allontanatosi poi dalla contrada, nel bligo però di pagar certa residuale som-
1243 liuiocenzo IV con suo breve resti- ma a s. Severino. Nel i 270 Guidone e Vi-
Uù Pilino al comune. Nel 1244 questo, comanno di Monte Nereto si posero sotto
con quellidiCamerinoe MontecchiojCon- la giurisdizione di Tolentino, facendosi
vennero di difendere Pitino dalle forze de* suoi castellani e abitatori, promettendo di
sanseverinali che lo volevano sotto di lo- far guerra e pace; ed avendo venduto al
10, e questi dopo molti fatti d'armi lo ri- comune il castello, questo promise di noa
presero, onde i 3 comuni neli25i rinno- rifabbricarlo. Alcuni anni dopo, a cagio-
varono la convenzione, con inlimar guer- ne dell'indole fiera degli abitanti di Mon-
ra a s. Scvcn'no per la ricupera del ca- le Nereto, il comunedi Tolentino fece di-
slello,eper la difesa d'altri luoghi; ma pa- struggere interamente il castello, per la
re che Pilino non potè riprendersi, e vien pace del paese di frequente vessato. Nel
chiamatoanco Patino e Pelino. Il castello territoriodel caslellosi edificò il convento
di Piega fece la sua dedizione a Tolentino pel 3. "ordine francescano, con chiesa sullo
nel 12 10, cogli abitanti e giurisdizione, a l'invocazione di s. Maria di Loreto, per
mezzo di Gualtiero di Guarniero;ed il co- cui la contrada prese il nome di Monte Lo-
luune obbligossi aiutarlo nelle sue ragio- reto. Anche il castello di Carpignano ap-
ni contro chi roffeudesse, tranne l'impe- pai tenne a Tolentino, poiché nel detto
valore e i suoi legali. Neil 232 Carbone arbitrato del vescovo di Camerino, fu pur
e Berardo procuratori o sindaci delcastel- decisa la controversia su di esso con s. Se-
Io, promisero a Tommaso procuratore o verino , decretando che spettassero due
sindaco diTolenlino,d'abilare in perpetuo parli per ciascuno de'due comuni, secou-
aTolenlino,e di difenderlo contro tutti,ec- do l'antica consuetudine. Nel 12,53 liog-
cetluali alcuni signori della provincia, di giero d'.Altone del conte Accorimbono e
giurargli annualmente ubbidienza, e di altri signori di Carpignano si fecero ca-
portare un pallio nella festa del protettore stellani di Tolentino, obbligandosi di far
s.Caievvo, integrnm,boimin ctpidclirum, luttociò che pralicavasi dagli altri nobili,
et conipctcìi-'!, et non de inccratis j giù- e di tenere un cavallo a disposizione del
l'andò sul vangelo di lutto osserv;ire, sotto comune, il quale pagava ad alcuni di essi
pena della multa di 5oo marche d'argen- 3o libbre di Ravenna e d' Ancona, e ad
to,olibbredi Ravenna e Ancona. Eguale altri assegnava una parte di terreno. Nel
sommissione fecero altri primari del ca- I258 i due sindaci di Tolentino e s. Se-
stello di Piega in detto giorno, e nel i 25o verino stabilirono nuova amicizia e so-
Accorimbono e altri di Piega si fecero ca- cietà fra'duc comuni, collo stabilimento
ttdlaui di Tuleulinu. li castello di Munte d'alcune condizioni riguardanti il castello
3oG T () L
(li C'.arpisnnno. Scorsi circa aoo anni, di-
XL-iiiiu pailiune del castello Uudolio Vii-
raiii di Caiiieiino, e neli4i^ lo donò a
Tolentino, mn s'i^noiM qiinnlo ne durasse
il dominio. Nel I 7.27 st'qui la dedizioHcdt-l
caslellu di Vir£;igno, non piìi rsistenle, per
fì|iera di Gnidaii'll<idiiliiial(loili( Julo,iib-
iili^.indosid'eitser iimìco dcH'ainico, e iie-
tiiicudcl nen)ico di Tolentino, di ollender
s.Cjinesiu lincile a vràlii giieira con Toieii-
lino, edipitg'M aiiiMialiiirnlL' nella festa di
8 Ciiler\t»2G denni i per ciascun focolare di
\ iij^igiio, '•I ilrntio che Inori del suo ter-
nlorio; ed d couìunc s\ obbligii di fare ni
ca>lello una torre alla /\.o piedi, e di di-
fi.-nilerlo in ogni circostanza. Della dedi-
zione del castello ora terra di Belforlenel
I 2^0, parlai nel voi. XL, p. 26^; indi a
|). 3o3 di quella del castellodi s. Angelo
in l'ontano nel 1263; a [>. 1G6 e 267 di
quelle anteriori di Culniurano e Urbisa-
ylin. Di questi castelli e terre, cbe un lem-
pò fdi'ono sottoposti al dominio di Tolen-
tino, da alcuni si credeciie la loro origine
dcbbasi ripetere, come di altri simili Ino-
t^lii, alla venuta degl' imperatori e altri
principi di Germania in Italiaenella Mar-
ci, i (piali volendo gratificare 1 loro vas-
salli, ilc'liioglii elle pieteiidevano a[)par-
tenere aH'mipero, assegnarono a cianci»-
no un tratto di terra, eil essi poscia vi e-
(Idicarono n piacere un castello, d<iiidogli
il nome di contea e preiideiulu come pa-
droni il titolo di conte, non die dichia-
rando suoi vassalli gli abitanti del castello
e coltivatori del territorio. Altri ripeto-
no l'origine de'caslelii de'secoli \.le XII,
ili sempre crescente furore delle guerre
civili, poicliè .sebbene già mcdte castella
{ossero sparse qua e là in ogni provin-
cia, molte altre nondimeno a maggior
sicurezza e difesa si andarono edilicau-
do; come del IJolognese e del iModene-
ke ullesla Tiiabosdii. Xairato il domi-
nio temporale ch'ebbe Tolentino, .secon-
do il sisteuja delle discorse epoche, on-
de provvedere alia propria difeta e ren-
dere più gravi le ulfcsc, tornerò alle gè-
TO L 1
neriche nozioni delle cose principah di «uà
stm'ia.
Nel secolo XI e regnando Enrico IV,
vuole ilSigonioche le città d'Italia si pro-
cor.issero lo slato di libei tir, altri e secon-
do i luoghi niUicip.iuo ^ilfitto i.'eggimeii-
to al precedente secolo in diverse epoche,
massime nel qH3 alla morte d'Ottone II
e per la minorila dei figlio Ottone 111, il
che die motivo che molte citL» si eresse-
ro in repubbliche, a governarsi da se e a
confederarsi. Tolentino partecipo di tali
tiiiiovazioiii, e nel i 1 1)() trovandoli, come
già indicai, insieme con altri vicini popo-
li nel partito di ['Mippo di Svevia preten-
dente all'impero, contribuì alla difesa di
Piipalrausoiie, per impadronirsi del la (pia-
le il funoso iMarcualdo marchese della
Marca impiegò invano tutte le sue forze
militari, venendo res[)inlo dal valore dei
ciltailioi e confederali, come dalla fortez-
za del luogo. Il perdili poi convenne che
molte città della .Mi rea, scosso il giogo di
INI Mcu;ddo,si confederassero insieme.e fra
ipieste furono Fabriano, s. Severino eTo-
lentino, obbligandosi .scambievolmente di
difendersi e di tener lungi qualunque for-
za. Ne! 1201 per le fienssime turbolen-
ze in cui si trovò la .Marca, per Bertoldo
duca di Spoleto e di Gonzelino scalco im-
periale, la maggior parte delle città tro-
vandosi granilemeiite ilaniieggiale, fecero
una fortissima confederazione e vi entrò
Tolentino; quindi non fu inoperosa allor-
(piando l'iinpeintore Federico II inlestò
la Marca colle sue armi, che per 1 *> anni
produssero infiniti danni, recati miro dal
suo naturale Enzio, con depredazioni e de-
vastazioni eseguile da Rinaldo ducadiSpo-
lelo suo generale, onde Gregorio I.V sco-
ninnici) pure Enzio. Imperversando Fe-
derico Il contro la Marca e resala a poco
a poco a se soggetta, aizzando le tremen-
de (azioni de'j^w/(7//. e \\e'i;hilnllliii suoi
fiiitiìri, Innocenzo IV lo scomunicò e de-
pose. Divisa la Marca nelle due lìizioni,
neh 247 Marcellino l'elo vescovo d'Arez
zo e [ireletto d'Ancona, capo dc'gucifì »e> J
TO L
gujici del Papa, raccolto un gì osso eser-
cito d'anconitani, recanatesi, toleuf inali
e ca(nerinesi, contro il conte pKjbcrto ili
Castiglione vicario generale impellale, fa
ila cjuesli disfatto con istrepitosa balta-
glia, e quindi il vincitore si abbaodonò
il inaudite ostilità. Nel 1248 il cardinal
Raniero Capocci legato della Marca, s'in-
gegnò con vari indulti di richiamare i mar-
ctiegiani ghibellini alla divozione della
'Chiesa, ed a tal elFetto si trattenne per
qualche tempo in Tolentino, Questo co-
stante nella fedeltà alla Chiesa, nel i ^53
fu scelto per residenza del rettore della
Marca Gerardo Cassadoca de Vicedouii-
ni. Appena assuntoal poiililìcalo Alessan-
dro IV, ribellatosi alla Chiesa Manfredi
naluruìe di Federico II, il Papa doman-
dò aiuto anche a Tolentino pel vescovo
di Faenza spedito a far soldati e a [)rov-
veder denari, e eoo obbligautissijna let-
tera. Seguì il fatto d'armi e rimasero su-
periori i fedeli al l*apa, ed erano fra gli
altri foiiguttti, anconitani, tolen'inali, ma-
ceratesi e jesini. Non andò guari che al-
cuueciltàdell.i Marca ritornarono all'ub-
bidienza di Manfredi usurpatore del re-
gno di Sicilia, onde unitisi colle di lui ar-
mi, danneggiarono partic<jlarmente gli a-
scolaniji nioiiloluiesi, i toleiitinati, i ripa-
ni eallri luoghi comechè fedeli alla Chie-
sa. Si quietarono io parte gli animi dei
ghibellini roarchegiani per (juasi due an-
ni, n)a sopraggiuuti gli aiuti regi di Per-
civalle d'Oria vicario generale della Mar-
ca, i primi luoghi a essere occupali furo-
no Fermo e Tolentino , che insieme ad
altri furono posti in contribuzione; nello
stesso tempo Ranieri vicegerente d'Ales-
sandro IV confermò negli antichi privi-
legi Tolentino nelisjt), lod mdone la fe-
deltà e divozione , colla giunta di molte
grazie ed esenzioni. Ma nell'islesso anno
i loleulinati tornaliairubbidieuzadiMan-
lledi, furono assolti da Percivade da'de-
liUi cnmiuessi contro il re e suoi prede-
cessori, concedendo loro con autorità re-
ìjia i'mdullu, che le chieàe, i Leni e ì sa-
T O L 307
cerdoli di esse fossero immuni da ogni da-
tiojc'ie le società e promesse fitte colle
comunità di s. Severino, Monte IMilone
e Maidica si conservassero illibate; che
Tolentino si dovesse governare e difende-
re secondo le sue consuetudini, nelle sue
tenute, castella, possessi e giurisdizioni, e
che si osservassero gli statuti; che doven-
do il re o l'imperatore fire esercito fuori
della Marca, Tolentino alla richiesta non
fosse tenuto di maggior (jiianlilà di sol-
dati,se non di quantoavesse credutocon-
venevole e giusto; che la curia regia non
potesse prendere ostaggi, né altre perso-
ne di Tolentino; che le cause civili e cri-
minali in I / istanza si conoscessero in To-
lentino; e che finalmente si conservasse-
ro intatti alla medesima tutti i privilegi
e indolii ilal defunto Federico II conces-
si, Continuando nel 1 262 i tolentinali nel-
la [irotezione del re Manfredi, il suo vi-
cario Currado d'Antiochia li sgravò d'o-
gni da7,io. Scorsi però altri pochi anni, ri-
bellatisi contro Manfredi, fecero lega cui
maceratesi, anconitani e altri, perciò as-
sai lodati da Cibano IV. Avendo Fran-
cesco Accorambuni e Tommaso di Gia-
como trattalo d'occupare Tolentino, e sog-
gettarlo alla servilo di Berardo Accora m-
bonidi Varano, gli furono conilscali i be-
ni per vendersi a iavore del comune, il
luUo approvato da Urbano IV con bolla
de'27 luglio! 265. Nel 1268 Manfredi ve-
scovo di Verona e rettore della Marca, e
Leopardo d'Osimo podestà di Tolentino,
col disegno di Beucivenga architetto na-
tivo di Tolentino, eressero il suddetto no-
bile ponte sul iiume Chienti presso To-
lentino, da dove conduce a s. Ginesio, che
rende comodo il passaggio agli abitanti
de'caslelli posti sui monli, che attorniano
la città, con esistente iscriziune riportata
anchedal Ricci; lavoro celebratissnnoda-
gli scrittori paini, e da'veisi di Benedet-
to Silvio, tulio di pietra viva, e dal Coni-
paguoin qualificato opera delle più me-
morabili d'ogni secolo. NeliaGt) i tolen-
tiuati coufcnuuruuo 1' uutica società coi
3o8 T () L T () L
Cdiiuint ili s. Severino e Malelicti, indi u- non nver manilalo i soltl.tli all' esercito
iienilosi con essi pet' Lue delle scurierie ponhlìcio, iinpiccuto Geni;t<niu; non die
erappiesngliene'liiuglii Hp|)i'esso il lìiitne per uvei fìitloustilecaTalcalu conlroCam-
Cliienti, depredando (juesli per la niag- porotondu lungi (juasi 6 miglia, perciio-
gior parie, ed altri daiuio ;dle (laimue,co- tciidu e uccidendo alcuni, e per aver Hit-
ine fecero tli Caldarola 7 miglia ilistanle to lo slesso contro lìell'urle, l<i Serra e s.
da Tolentino, in L'rbisaglia e in Monte ì\Ii Ginesio; (ìnaluiente per aver prulelli al-
iene; onde nel 19.72 fiuono condannati coni assassini, e postosi in rd)elIione coii-
dal giudice generale della Marca <li 1000 ho la Chiesa. Però il rettore Durante ri-
libbre, oltre le pene incorse a tenore del- diisse poi le condannea 2800 fiorini. iVel
le co^tituziolli, come rei d'incendio e dei i 3()o 'L'olentino convenne a una tregua
ilaimi falli ne'delli luoglii. Verso la fine tl'un anno, con Moiuecchio, s. Severino
deli^.'-y, insieme a'sanseverinali il popò e Mitelica, e la penale di 10,000 mar-
Io di Tolentino, ail onta de' camerinesi, clie d'ai genio a chi contravvenisse a'pat-
diè un flerissimo assalto a Heltorte e Ur- li; indi s'introdusse le lìere d'ullobre e le
bisaglia, rovesciando parleilelleloromu- fece pubblicare per tutta lalNI.irca. lucon-
ra;(li che se neparla |)ureda CoIucci,nel- l'erma della pace, si stabi l'i nel i3o2 con-
ia sua Trfja oggi Monlrccìiio a [).ioi. federazione tra le nominate comuni, con
G llredo Gaetani d'Anagni rettore della approvazione deiretloredella Marca. Ver-
IVlarca, neh 283 scelse per residenza e di so <|uesto tempo Tolentino avca a pode-
sua corte Tolentino; ma eccitatisi in INIa- stàeprolcllore il cardinal JNapoleone Or-
ceiata dal popolo attentati di novità, (u sitii , che si faceva rappresentare da Bo-
coslrelloa recarvisi per (lenarli. Nel 1 287 nificio Jacani perugino. Nel 1 3 1 3 da Ma-
risoluti i cameriiiesi d'assaltare Nocera , cerala per la |)este si |>ortò a risiedere ia
per riuscir nell impresa assoldarono le Tolentino il rettore spirituale della Mar-
genti di Tolentino, Macerala, Belforle e ca Vitale Crost arcidiacono di Camerino
alili luoghi; e tulli insieme uniti recaro- (scrive Leo[)ardi nella St'iics Rictorum
no innumerabili danni a detta città, per A/arcìiiac, ma io dubito che debba dire
cui i tulentinati nel 1288 furono assolti Cnmeracen, come leggo in Santini, os-
della pena pagata per tale assalto. Appe- sia di Catubray); nel (piale anno il retto-
na rimessi nella grazia del Pajja, i toleii- re temporale Raimondo Aitone «li Spel-
tiiiati nel i^.q") ostilmente con soldati a lo assolse la cotnune e Ubertino Sala suo
piedi e a cavallo ben muniti, con insegne, capitano [le'gravi danni recali a Monte s.
bandiere , trombe e altri strumenti da Martino e Macerata , con ferro e fuoco,
guerra, assalirono s. Ginesio,ficendogra- Scorsi appena pochi mesi, secondo la mi-
\issimi danni col devastar le biade, spian- sera condizione de' tempi, per essersi ri-
tar vigne e alberi, incendiando capanne bellato al Papa resiliente in Avignone, fa
e case. Si portarono ancora nel caslello scoinunicalo,iiilerdetto,processato e ban-
delle Iiipe, dove ferirono molti e il nobi- dito; quindi pagata la multa di 1000 Ho-
le Gio. Lamberto ne morì. Fallo proces- rini, venne prosciolto dallo censure e as-
so d'incpiisizione contro i tolentinali, fu- solto dalla condanna. Tosto incorse To-
rono condannati a varie pene. Inulli-e dal lonlino in nuovcpene, per nonaver man-
lettore della Marca conte l'^ederico di s. dato genie all'esercito generaltì [lonlilicio
Mirtino lu la comune miiiiala di .\nao contro s. Severino, e per altre cose, quin-
fiorini per aver tenuto in carcere e deru- di in riilesso d avere resistito al partito dei
baio Carirllo da Milano, disti otto parte ribelli che volevano farlo insorgere con-
del caslello d'Urbisaglia, battuti e ingiù- tio la Chiesa, a' i li dicembrei 3 l 5 l'assol-
riuli i poi tutori delle letlcre del rettore, se il lettore Vitale, divenutolo auco ucl
T OL
temporale. Pegli slessi riflessi altra asso-
luzione la ricevè nel i 3 i 7 dal rettore A-
melio, per disubbidienze, saccheggi e al-
tri danni recali in que' tempi di fazioni.
A'24 gennaio lo stesso rettore confiscò i
beni di Bonaccorsodi Diolalleve per es-
sersi fiuto autore e cooperatore per dare
in mano al conte Sperandio di Monte Fel-
tro Tolentino, applicandoli al comune.
Narra il march. Ricci, che neh 826 essen-
do podestà di Macerata Ciccoflgliod'Ac-
corimbono da Tolentino, fece costruire
presso la città il Fonte Maggiore, edifizio
lodevole. Per la Marca l'anno i33c) fufu-
nestissimo, poiché quasi luUa si pose iu
armi, onde seguirono molle invasioni, e
nel febbraio restarono uccisi Mercenaio
che signoreggiava Fermo, messer Acco-
rimbono da Tolentino, e quello di Mate-
tica, mentre il marchese dellaMarca o Ma-
cerala fu esilialo: il Compagnoni dice che
l'Accorimbono era signore di Tolentino,
ma sarà meglio credere che aspirava al-
la signoria, con gli altri di sua numerosa
famiglia, che perciò restò assai esacerba-
ta e filli coll'aramulinarsi per pervenire
al suo intento , nel luglio 1342 tentando
co'Ioro aderenti d'impadronirsi di Tolen-
tino, di che discorsi già parlando della fa-
migliaAccoramboni.Nel i 353 si trovòTo-
lenlino con altri luoghi della Marca u-
rita nella vasta lega promossa dal Viscon-
ti signore e arcivescovo di Milano ghibel-
lino, che agognava al dominio d'Italia.
All'arrivo nella Marca del celebre cardi-
nal Albornoz, legalo d'Innocenzo VI per
la ricupera de'dominiidellaChiesa,coIsuo
esercito nel fine deli 354, anche Tolen-
tino si offrì al suo servigio, suH'eseinpio
di s. Severino, Camerino, Cingoli e altri
luoghi; ed ottennea'22 maggio i 355 l'as-
soluzione da ogni ostilità commessa. Il
cardinale divise in 5 classi o gradi le cit-
tà e terre della Marca, cioè in maggiori,
in grandi, in mediocri, inpiccole,e in mi-
nori: Tolentino fu enu(nerata tra le me-
diocri , con Cingoli e Osiino. Osserva il
Sautini che finora Tulenliuo figurò seiu-
T O L 309
pre libera, a riserva dell'alto dominio, che
secondo le circostanze vi ebbe ora il Papi
eora l'imperalorea norma del partitoche
da lei si abbracciava. Che da questo tem-
po in poi pretesero alcuni scrittori di far
variare lo stato di Tolentino, ponendola
sotto l'assoluto potere della celebre fa-
miglia Varani ; per cui con una digres-
sione, di cui vado a darne un sunto, vol-
le dimostrare, 'che Tolentino non è stata
mai soggetta, come gli altri luoghi del du-
cato, a'signori Varani di Camerino. 11 Li-
bi fu il i.°che neW Historia di Camerino,
j)er ingrandir la potenza della famiglia
Varani, e insieme accrescere gloria a Ca-
merino sua patria, affermò che essi ebbe-
ro un vero dominio e possederono Tolen-
tino con titolo di feudo. Il fondamento di
tale assertiva, seguilo da altri, è un bre-
ved'Uibano V, in cui richiamando tutti
i privilegi conceduti a' Varani dal nnocen-
zo VI, che confermò in feudo Tolentino
peri 2 anni, limitazione chespiega per en-
fiteusi, e vuole attenuarne il valore per
la prescrizione di potersi dagli unizialidei
Varani interporre l'appello al rettore del-
la Marca., spiegando 1' infeudazione per
semplice vicarialo, rettorato e governa-
torato di Tolentino per la chiesa roma-
na, e non mai veri padroni de'tolentina-
ti. Che il breve di Bonifacio IX. prodot-
to dal Lilii su Tolenlinoin favorede'V^a-
rani, colla concessione à\ftudiun perpc-
titiiìJi, lo crede apocrifo 0 alteralo, men-
tre il successore Innocenzo VII loproro-
gò a 7 anni, e lemporaueamenle anche
il concilio di Costanza e Martino V. Di
più narra che il comune dipendeva im-
medialamente o da' rettori della Marca,
o dalla medesima corte romana, nella cui
tesoreria faceva giungere le tassate con-
tribuzioni: che Tolentino nel i 365 giurò
fedeltà per se e per Urbisaglia (castello
di sua perliiienza acquislatocon titolo di
comprila, ed esercitandovi il mero e mi-
sto impero, anche col potere del gladio),
direttamente alla chiesa romana, la qua-
le con allusi dichiarò signora assoluta del
3io TOL T () L
colmine scnzn nominarvi i Vnrani.n'qna- Fosso «li Tionlinno. S'i^ntnn IV|>om dcl-
li Toli^ntiMo non f^iuiò nini ideila. Con- l'erozione dt'lln rocca e il'oidine «li chi (a
cliule, (he la natura e <|nnlilà della giù- coslrtiila,già esi&lendu neh 1 1(5, e si tio*
iisdÌ7Ìone,ch'ehbeio i Varani su Tolcnti- va nominata in alti e epoche di (piel seco-
no.foili micini «■ goveiiiatori, nu.inlu ;il- lo, st-iiza coiios(:«Mscnc la «leinolizionc ; e
l'epoca delia durata, il Santini dite aver (juniulo nel i 4'iJ^ fu Cihliricata altra, non
errato Sansovinn e Lilii che lo "«-f^ui, al- pu'it'Nisteva. l'ino ni i 3.S(),adonlade'(ein-
ferinanilo che la conce«sionc di Tolenti- pi tuiholenli e «lei i^r.nide scisma, furono
no deve ripeter>i dal i 2(jo o i 2G i , in cui sempre i tolentiiiati fedelissimi della Chir-
Alessondro IV dichiarò suo capitano gè- sa; però nel fine di deltoaniio cominciaro-
neiale in Italia Gentile I Varani, poiché no a insorgere, contro Gentile Varani in-
il Papa in tale occasione raccomandò sul- vocontlo l'aiuto «le'fermani;i tpi di per») in-
tanto partic(ildrinente alla di lui fiilellà leipo>tisi perla pace.otleniierodi iiiantc-
nlciini luoghi, fra Vjuali T«jleiilino; e non nere il comune indie piece«lenti conveii-
nveinlo latto alcuna concessione, giudica zioni. iSeliSqS divisala Marca dalle fa-
che l'epoca vera dchba desumersi dilla zioni e inimicizie, BonificiolX vi spedì ret-
1. disposizione falla da Innocenzo \'l pel tore e marchese il nipote ,\n«lrea Toina-
corduial Aihornoz nel 1 3 j'j, onde Crha- celli a pacillcir gli animi, ed a mantener-
no \ nel hrevc piocuralo da'Varani, dis- li nella concordia, in.i fu imprigionato 111
se che |irima della coinessione d'Innocen- un (atto d'armi, nel quale guerreggiaroiifi
zo\ l,'l<iItiitinoeraimmedialameulesog- i lolentinati. Continuando le fiere disseu-
gello alia s. Sede, così s. Ginesio. Che la sioni,Tolentino con accorgimento si schei
clausola del concesso r.'/w///rro7»/,rro///;- mi, ora soggettandosi ad. ir uomini per la
pcrio, non aumenta la carica di rettori o guerra se«:oiidogli onlini del rettore dei-
governatori di Tolentino, nientie ICiige- la provincia, ora pagava iiolahili somme
Ilio IV di<j egual prerogativa con breve secondo 1 bisogni di essa, ed ora preslava-
nl [lodcslìi di Tolentino e colla facoltà del si al rettore per la sua residenza, peripiel-
^'/^r//o, da eleggersi dal Comune, con giù- la della corte e per quanto abbisognava,
l'isdizione precaria e dipendente dalla s. Nel noveinbrei4<Jlj'''«'edeva in Tolentino
Sede. Riprendendo il filo de'ceniii slori- Paolo Orsini generale di s. Chiesa e cu-
ci di Toleiilino, riferisce Compngnoni che inaiulanle dcH'armi mila Marca, per ri-
})er la ribellione delle cillà della IVIaica, scuotere le sue taglie e imp-isle. Neh ^'O
Gregorio XI fece generale contro la lega vi si ritirarono i nobili sbanditi ila M.ice-
Rodollo Varani, il più potente della prò- rata, clie dav.mo a temere di sollevarsi a
vincia , ed esso si [lorlò a Tolentino nel signoria, altri passaiuloa .Monte Milone.
1877 per animare la difesa «li Macerata; Non perdendo 'L'olenliiio di vista 1 duitli
ina nel 1878 sotto Tolentino fu vinto dal legitliuii ac(piistati sopra le castellad'Ur-
ConleLuciilocapodc'colU'gati.Maiilcnen- bisitglia e Colinurauo, a' 1 (> maggio 1 ji 7
(tosi Tolmlino ledele alla Chiesa, seguì stabili e fìiniti alcuni capitoli e con venzio-
iibbidcnle chi presiedeva alla Marca, così ni pel buon regolamento delle meJesune.
di Rodolfo, da cui fu in ogni circostanza Neli/[33 a'7 dicembre Francesco Sfoi7.*«
con riguardo trattata, ed ivi alcune voi- valoroso capitano, sci isse da Jesi al coiuii-
te lis"-!) la residenza. Neh òjt) era Castel- ne, ch'era venuto mila Marca percouian-
laiio della fortezza di Tolentino l'uccia- «lo del concilio ih Dasilea, perclu"' loglies-
lello «Il l'uccuzioda l'iaslia, l,i «piale sor- se la provincia dall ubbiilienza d'iùigcuiu
gcva tiri /{A///;! y/rr/.v, luogo verso 8. Se- IV. I tolenlinati igiiorandu le mene «lei
verino, i cui ruderi sono compresi ora nel- pailri e del diicn di .Milano contro l'otli-
l'orlo de' cajipuctiui, rivo [loitlnamulo luo l'.ipa, dicronu fede alla Icllcra, e per-
T O L
elle n<-i'ardo Varani vulle ie>islere al par-
tito Sforzesco, a' 12 ltiglioi434 '" priva-
to (li \'\la jnxta VorUiin s. Ca fervi , et
fiat Clini eo vuìncrahis httcns Joanutf!
Gcntilis de Cainerinn. Il fallo d'armi se-
guì per comando di Foscliiiio Atlendoli
de'coiilidi Cotignola suo luogotenente ge-
Dcrale, adine di mantenergli fedeli alcu-
ni luoghi della Marca, fra'quali Tolenti-
no. Fu in tale anno che Eugenio IV col
suuimcntovato breve liberò definitiva-
mente Tolentino da oeini "overno o vica-
l'iato de'Varani, e lo rese immediatamen-
te soggetto alla s. Sede; laonde fino d'al-
lora il comune con patente elesse il pode-
stà. Il Compagnoni chiama congiura dei
tolenlinnti contro la liranni<le di Berar-
do Varani la sua uccisione. Indi lo Sfor-
za volle soccorsi di deiiMri, ijenti d'arme,
e i pagamenti de'censi e taglie. iVel mag-
gio i 438 i toienlinali per unirsi co'cauie-
rinesi si ribellarono agliSforzeschijma per
loro disgrazia, dopo aver [)er più giorni
contrastato co'nemici, furono nelì'ollobre
espugnali oslihnenle dalle milizie dello
Sforza, e doverono tornare alla sua ubbi-
dienza.A tal elletlo loSrorza,menlrestava
a Pievetorina castello di Camerino, a'i5
ollobre ordinò diesi fabbricasse una for-
tezza inTolenlitio verso la porla deU^hien-
li, prossima al suo ponte e vicino alla chie-
sa di s. Antonio abbate fuori le mura. Es-
sendosi scelto per ingegnere Giovanni So-
do anconitano peritissimo, immantinente
pose mano al lavoro, cercando operai nei
luoghi vicini per compierla sollecitamen-
te, l'iù scrittori della provincia parlarono
di questa fortezza, e più di tutti lo Sca-
ramuccia nella Storia di Monte Santo.
Brunuro da San Vitale di Parma capita-
no venne nominato a risiedere iu Tolen-
tino, ed a presiedere all'eiezione. Sotto
multa da lui fu ordinalo alle terre della
Marca di contribuirvi con uomini, be-.tie
e attrezzi. Di forma rotonda, era alta 820
cubili e larga 5o,pari a piedi parigini 480,
e 75. Fu demolita neli443 da Alfonso V
re d* Aragona, d'ordiue d'Eugenio IV,
T O L 3 I I
quando Tolentino fu restituito alla Chie-
sa. JN'e parla anche il march. Ricci, e ilice
che la rocca fu una delle fabbriche che di
tal genere si ebbero in considerazione a
que'dì. Vedendo lo Sforza stabilito il suo
tuannico dominio in Tolentino, che re-
putava un luogo il più acconcio a tener
in freno da una parte i marchegiani , e
dall'altra i camerinesi, ed osservando al-
tres\ che i lolenlinati volonlieri continua-
vano a star sotto la sua protezione, di-
stinse il comune con lettera obbligantissi-
ma nel matrimonio di sua figlia nel i439>
invitandolo come fece con altri a voler o-
norare colla sua presenza le magnifiche
nozze; onde farono deputali due cittadi-
ni per le debite congratulazioni. Fral tan-
to sembrando durevole il dominio di Sfor-
za su Tolentino, massime per la ben cor-
redata rocca che leneva in dovere i toleu-
tinali; Nicolò Piccinino ottenne da Euge-
nio IV la facoltà di riconquistar gli ani-
mi de'marchegiani, e con l'operalo da lui
anche colla forza dell'armi, nella fine d<^l
144^ s' inqiadronì di Tolentino; ma lo
Sforza colla sua potenza nel i443 'o '''"
prese insieme con altri luoghi, i quali e-
rano tornali nell' ubbidienza del Papa.
Questi però assistito personalmente dal
suo confederato Alfonso Vred'Aragona e
di Napoli, il re incaricato della ricupera
della Marca, con lettera Casti-is monti a-
piid s. SeK't-rinnni de' i 8 agosto 1 44^ "^
partecipò la notizia a'iuoghi della Marca,
promeltendo buoni trattamenti, onori e
difesa contro lo Sforza. Allora fu che To-
lentino si dichiarò ubbidiente alla Chiesa,
e in tal circostanza seguì la demolizione
della rocca. Nondimeno lo Sforza nell'a-
gosto 1 444 attaccò l'esercito di Piccinino,
riportò segnalata vittoria, colla prigionia
dello slesso Piccinino e con gran parte dei
suoi soldati; onde tornò sotto il suo do-
minio Tolentino con quasi tutta la Mar-
ca. Senonché uell'ottobre i44^> soprag-
giunto lo slesso Alfonso V col medesimo
Piccinino nelle vicinanze di Tolentino, ri-
tornò subito alla fedeltà della Chiesa, ve-
3.1 TOI.
ncntlnpli quindi aocordnli alnini privilegi.
l'crciòTulenlmo e molli nitri luoghi, tor-
nali pure nli'(il)bi(lie(i7.n, f<»cero molle ni-
Ifgrerze. Indi il magislinlo del ct>miiiie
ntle«p con dilim'nrn a^li alliii i pid)l>li«i ,
pai licolai niente nel ii«.toraie le mina e i-
slellane, con nlibelliileeroililìcarledi loi-
rioni o fortini, nel riattar le fonti, ed in
ispecie i celebri bagni di Uofunello, non
che nel rassettar le strade e le abitazio-
ni,per le precedenti jcjncrre ridotte in cat-
tivo stalo. Narra il Fellone, I)(\i/7ggi' dei
Pontefici, elle Nicolò V neli4Ì9)pei" la
peste <li Roma, nel giugno si |)ortò a Spo-
leto e di là a Tolentino, a Loreto ed a s.
Severino. Il IS'ovaes aggiunge che fu nel
principio di luglio, e che mentre pernot-
tava a Tolentinocoininciòa patire un ma-
le,cl»e gli produsse la febbre, e dormendo
gli apparve il predecessore Eugenio IV as-
sicurandolo che di quel male non morireb-
be, e si verificò. Ristorata Tolentino e a-
vendo preso florido aspetto, nel i fji i
pubblici con'^iglieri [leiinezzod'ambascia-
lori snp|iIicaro!io il cardinal Calandi ini le-
gatodella Marca, aniiichè vi fissasse la sua
residenza insieme alla curia generale, tan-
to più che in alcune passate congiunture
rrasi praticato. Gli ambasciatori esposta
al legato la viva premura de'toleiilinati,
lipoitaiono fdvorevoli promesse, come si
raccoglie da documenti. Però venne de-
stinala I\(acerala per luogo della cui ia ge-
nerale e per residenza del legato; ma pò-
codopo avanzando il comniie nuovec più
•vive istanze, ottenne la grazia come si ha
dal libi odcllerul'ormanze del i.^ ' '» '•! >2.'
i4''3- Inolile i cittadini con zelo cerca-
rono di chiamare famiglie forestiere f.i-
colto^e e civili n fissar la loio abitazione
in Tolentino, ni qiial cirello esibirono lo-
ro grazie e privilegi, esentandole soprat-
tutto da'dazi e dalle contribu/.ioni. e in-
nalzandole alle pi imarie dignità e a'po^li
più ragguardevoli. Furono ancora intro-
dotte le fiere, fu stabililn l'arte del lani-
ficio per tener impiegate le povere perso-
ne e aperta la via di lavorare n ogni sor-
TO L
tedi nrlìerl. Per tulli qiieiti miglioramen-
ti, il comune meritò che i Varani signoii
«Il Camerino l'invitassero nd assistere agli
sponsali di Giulio Cesare con (iiovanna
lii;lin di .Sigismondo INIalalesta: i deputa-
ti inviliti iiiiDiio n(d>ilinente trattali. La
trampiillità che regnava in Tolentino, ven-
ne turbata dalla contesa nata fra il comu-
ne e quello di s. Severino sopra i confini;
ed afTiiichè le cose non giungessero agli
esticmi,si compromisero i due comuni lu-l-
la persona del p. Giovanni d'Ischia pru-
dente e di sperimentato discernimento.
Egli duncjue esiminale le regioni delle
par li, pronunziò il suo laudo accettato dal-
le due comunità con piena sodilisfizione;
indi n' 1 o novembre i 4 72 ne fu fillo pub-
blico istromeiilo, in cui con chiarezza e
precisione fu descritto ogni rispettivo con-
fine. Nel I 4 '73 accusati di scelleratezze al-
cuni tolentinati, il giudice de'maleficii del-
la curia generale pretese alzar tribunale
in Tolentino, procodendoad e$ami,inqui-
sizioni e carcerazioni. Ma il generale con-
siglio de'cittadini, avendo fallo conoscere
al cartlinal legato, che il comune godeva
il privilegio, ex qaibiis faculta.'! cognn-
.<!i ciìfli priinas, et secìtndas cauxns Inni
rivilex, qiiarn crìmiiialcx per officiale^
(lirlac Ternu'; (jund cedit in ninxìnìuni
pn-fiidiriìi'ìi, et ({tinmurn Ctì/nninnitdliSy
il legato ordinò diesi rispettassero tali pri-
vilegi pontificii, confermando il comune
nc'suoi diritti e giurisdizioni. Grato il cu-
miine,si mantenne fedelissimo allaChiesa,
giovandosi di tulle le congiunture pergo-
«ler la pace iiitei iia ed eslerna; uni tielle
<pi.)li congiunture era di spedir a (pialche
comunilà confederata la facoltà d'elegge-
re un suo cilladinon podestà di Tolenti-
no, riputandosi come eletto dal pubblico
generale consiglio. Tanto praticò il comu-
ne con .Monleci Ino, Ascoli, Eermo, Aman-
dola, s. Giiiesio. Moni' Olmo, Sirnano,
IMonsampielraiigeli, Eabiiano,. Monte .Mi-
lone e altri. In tale epoca con s. Severino
passava pochissima amistà, onde di tem-
ilo in tempo suiredevano rulfc e umicidii,
TO L
ed or l'una or l' altra parte era tacciata
(l'aver infrante le convenzioni di pace. Il
tolentinate e celebre Filclfo, ne fece rap-
presentanze a Nicolò V, cui era accellis-
sinoo, con assai gravi espressioni nelle let-
tere che scrisse a lui e al governatore del-
la Marca Roverella arcivescovo di Raven-
na, dimostrando il suo animo pieno d'af-
fetto e premure pe'suoi concittadini. Col
popolo ancora d'Urbisaglia era Tolenti-
no in qualche dissensione, quindi rappre-
sentate al cardinal Piccolomini legalo, e
poi Pio III, le reciproche lagnanze: laonde
B'28 maggio 1 465 proibì eglia'tolentina-
ti d'invadere Urbisaglia in qualunque mi-
litare maniera; ingiungendo agli abitanti
d'Urbisaglia, che non facesseroalcuna in-
novazione contro i tolentinati , massime
sulla giurisdizione che aveano sopra Ur-
bisaglia,obbligando i detti abitanti dipre-
star la solita ubbidienza a'tolentinati, ed
assolvendo le due comunità da'vicende-
voli attentati. Rinnovala così la concordia
e la pace, per maggior sicurezza del co-
mune di Tolentino,concorse quello di Ma-
cerata a prestar la sicurtà per Urbisaglia
per l'osservanza di detti ordini. Non ostan-
te tali provvedimenti, Urbisaglia dipor-
tavasi renitente in adempiere i propri do-
Teri verso i tolenlinati; per cui l'i 1 giu-
gno dell'istesso anno , ossia pochi giorni
dopo la concordia, eccitale nuove rivolu-
zioni,il cardinal legatoordinò, che Tolen-
tino si rimettesse nel primiero legittimo
possessodel medesimo luogo, e l'esecuzio-
ne fu commessa al conte JMartorelli com-
missario, ed a Forlani sergente delle mi-
lizie pontificie, i quali obbligarono il po-
polo d'Urbisaglia a promettere di nuovo
l'ubbidienza, al qual effetto si consegna-
rono a Tolentino le chiavi delle porte dei
castello colle solite formalità, quantunque
nel seguente anno e appresso si risveglia-
rono fra'due comuni le medesime conte-
se, che narrai nel citalo voi. XL, p. 269,
finché s. Pio V accomodò le cose nel i SGg
con ricoDoscereUrbisaglia libera dalla giu-
risdizione di Tolentino^ che lacerata allo-
VOL. LXXVI,
TOL 3i3
ra dalle inlestine discordie, con pena si vi-
de spogliata de' suoi diritti e poi inutil-
mente fece reclami. Di simile natura fu-
rono le contese insorte nel principio del
1473 a cagione de' confini co'sanseveri-
nati, onde seguì una zutfa nella quale re-
starono molti feriti e uccisi, e quel ch'è
più scomunicati gli uomini di Toleatinoi
indi assolti dal pievano di s. Maria, con
autorità del breve di Sisto IV de'i6 a-
prile, previa l'ingiunzione delle pene che
avesse giudicato più spedienti per la sa-
lute delle loro anime. Essendo il territo-
rio tolentinate nella più parte assai fer-
tile, ameno e comodo , prima del 147^
molte famiglie forestiere fecero rispetta-
bili acquisti di terreni; per cui il general
consiglio a'5 maggio severamente con de-
creto vietò a'tolentinati sifUitte alienazio-
ni, e lo fece confermare nel 1 488 con bre-
ve d'Innocenzo Vili. I camerinesi in par-
ticolare ne'precedeuli anni aveano fatto
molte comprile nel territorio di terreni
e di case, oè volevano soggiacere all'au-
mento del dazio; per cui nel 1 499 ^' ^^'^^
la convenzione fra essi e il comune, e si
estese anche agli altri possidenti forastie-
ri, di doverlo pagare. Trovo nel p. Gal-
lico, De itìiierihw; Rom. Ponti fìcum, che
recandosi ne! settembrei 5io Giulio II a
Bologna, passò per Tolentino, e tornò a
transitarvi nelgiugnoiSt i pernottando-
vi. Pvicavo da Santini, che Cesare Capec-
cioni patrizio tolentinate, fu scelto tra gli
altri a servire ilPapa. L' 1 i dicembre 1 52 r
avvenne in Tolentino un generale scon-
volgimento, allorché passandovi colla sua
gente Cesare Calderino imolese, capitano
di Giovanni de Medici, coodoUiere del-
l'armi del parente Leone X (era morto
da 9 giorni), un suo soldato fu ferito da
alcuni portatori del sale alla salara di
Tolentino, ingiuriati prima e percossldal
soldato. Laonde gli altri militari percos-
sero e ferirono moltissimi tolentinati che
incontrarono. Levatosi intanto un gran
rumore fra'tolenlinati, 600 di loro inse-
guirono le genti di Calderino, che s'erano
21
3i4 1 *^ L T <) L
iiicninmiiialc poi M.tctinl.'i; e sripinst^iiin (ìji'vc-fovi di l'Viiiti) e ('.iintoiiiin; di più
U'Ic ncllacoiilrnda Salii, leu itoi io diMon gli suttnposc nello spiiiinalo licciiiiili. A'
le IMilone, si scnnrono nd cs>ic conilo, e ij. upiile iZH'j il caidiiud AIIidiiioz le-
liiiinse uccisu lo sless») ('{d«l« riiio. Mcnlrc pnio pcrspL-cinlcauloi iliitriiiiiocciizo \ I
il rclibie e severo vi'Sfo\ndi ( hiusi l'o- lislidìil'i la scilo di Rccnnali, i- i'uiii pn-
iiiilrilc vic<lef;:ilo dcliii .Mjuim Iniinnxii il pcliuinuiitca «piilln di IMaccral.i. SisloV
processo, il legalo cardinal Aiuiclliiii gli nel i 58(j disgiunse la sede di Uccanali da
scrisse da Roma clie lo traluscius<-e, poi- Macerata, la sop|>resse e soUopose a Le
che lo stesso Giovanni do Medici rondo- rrfn da lui istituita: ma dipoi Clemente
iiava ogni ingiuria a'tolcnlinali, con Ut- A HI leiiilegiò Ilecaiuiti del vescovato e
lera diretta al coniune; attesa la nicdin- ruiù a cpiello di Loreto. Inoltre Sisto V
?ione d Isalulla d' Araguiia dmliessa di picndciido in coiisidcrazioiie i pregi e le
Tari e di Milano, la (piale a'3 i otiobie prerogative di Tolentino, lisl^hili il ve-
i5?.o essendo passata per Tolentino, era scorato di Tolentino, reintegrandolo pu
etata per consiliare risoluzione uflìciata redel grado di città, e colla rendila di scii-
co'mnggiori atti di stima, cioè r<///i .vo/;o di 4o() rum in perpetuo a «piello ili Ma-
ciiìiij)(iìittriiiìi,nrti'j,lii lìis. et ciitìi jicili- cerala e dichiarò suii concaltedrale, col-
tilìiis ctiiuìo olniar/i. ]\leiiu>ri: di tali al- la holla Sinur l /;/kv.sv/v. de' i o dicem-
tenzioni ottenne a'toicntinati lissoluzio- hie, presso l'Ughelli e il Jiul/. /ioni. l. 4,
ne da ogni pena, come eseguì il vicelega- por. 4) p. 285, dovendo il vescovo cliia-
lo. QiU'ti (juand'erasi riralo nella IMar- marsi 1 cscoK'odìMincralti e Tolcnlinn.
ca da ]\aini,si fermò a Tolentino, pi ima come tuttora prosiegne, risiedervi (pini-
terra della provincia da quella parte, e che tempo dell'auno e tenervi il vicario
sentendo che un reo d' omiiidio si lenta- generale. Sisto ^f'eee i ."xescovotieìledoe
va con impegni e solleiTugi di liberare, .sedi(»aleaz7o Moioni, leoni notizie eijiiel-
chiamato il podestà ed esaminate le ne le de'successori riportai a Macerata. s.i-
cisìoni e le ribalderie commesse, lo fece no e inclusive a mg/ Clementi, il quale
subito impiccare; e indi passò in s. Giusto nel i 8 'o iiiler\eniie al Sinodo [/.) delle
sua patria e poi a Ahiceiata. Tanto ap- piovim;if ilclla ]\lnrca e d'Urbino, tenuto
prendo da Leopardi, nella bella / /"/// <// iiiLorelo.ll l'apa Pio IX avendoio tiasle
Bonajfdc. IVel i 5(")() compiuta la raccol- rito all'arcivescovato in juirlllius di Da-
ta delle leggi .statutarie da'duc espeitis- masco, e fatto delegalo nposloliconelMcs
simi giureconsulti lolentinati, Bernardi- sico e nell'Aineiica ceiilrale, come iìUmiii
no l'elioni e Gin. l'aolo Angelini, slimò nel voi. L\ II, p. i4o; ipiindi nel conci-
bene il comune di dui le alhslampe e l'ef- stoio ile",> sellembie i85i nominò 1' o-
^cltuò. dierno vescoxo di Macerala e Tolenlino
KarrniaMAi rp.ATAcbc il i."suo vesco- mg.' Amadio /angari di Itimini, già ve-
^o fu s. Claudio del 4 io, non conoscen- scovo delle sedi unite di CivitaC^aslellana,
dosi altri vescovi sinoal secolo XI V. Pri- Orle e Gallese. Dice la proposizione con-
niodiqiiesl'epoconelia??. Innocenzo IV cistoriale, che le due diocesi unite di Ma-
soltomise MaceiRla al vescovo di J'crnnu cerala e 'i'olenlino .si istendono per circa
e neli2()0 Macerala col suo dishelto di- |8 miglia, lontmeiido molli luoghi.'lor-
pendeva da tal ve&.-ovo e da ipiello di( V/- nando alle principali notizie della città,
menno. Kcl i 3?.o Giovanni XXII trasfe- esso seguì le vicende del Piceno e di Ho-
lì Federico vescovo di /ùiv/zj^/// e / .j, in nin. Dice il Santini che dal l 'ìtir) al i 7^1
Macerata, cui die il titolo di città o di es- non s'inconlrano falli rimouhevirli, solo
so la reinlegiò, 1 islabiU ndovi In sede ve- nvvei temliM he essendosi dal 1 j 3?. sncies
scovile, e sollrocndola col j.uo territorio fci\oineiile diminuilo il numero delle fa
TOL TOL 3i7
niiglienoljili.cliea qtieirepocneranoi46> Dantliiii Collaleiali, con giaidinu innan-
d'oidine ponlinoio f(i introdotto 11112. ce- zi, fuiiUiilo ancor quesln prov visoriauien-
to ossia ordine di inagislratuia sino al nu- le con vughi arabeschi di busso, con grau-
nieiodi i 3 famiglie cittadine, le cjiiali pri- di spalliere ivi tiasporlale a (pieirelfelto,
ma viveano, olire a non mediocre pos- eJ ornato con vasi di agrumi regoiata-
sidenza, con decoro e politezza: queste ^j niente ivi disposti; il Piipa si compiacque
collocarono nel numero de'priori nel 3.° di discendere dalla carrozza e di tratte-
luogo, colla sicurezza di poter giungere nersì qualche lempo nel casino, niosUan -
al grado di gonfalonieri in mancanza del- do i più distinti segni di gradimento al
le 27 case, senza die il detto 2. "ordine sia cavaliere, per aver con tanta singolarità
pregiudicalo nel diritto, essendo alla no- mostralo al pubblico il suo rispetto e at-
billà ascrille anche famiglie forasliere.Ntl leuzione pel santo Padre; avendo di più
Diario del i'iaggio a Ficiuia di Pio TI, il marchese con larga generosilà fallo ser-
di mg/ Dini, si legge che il Papa da Fo- vire tutta la corte pontificia ad una grau
ligno il venerdì i/marzoi 782(enon I y83 tavola abbundanle di gelali e dolci scel-
come dice il conlemporaneo Santini), ar- ti, e altri squisiti imbandimenti. Al de-
rivò nella città di Tolentino a ore 23, lizioso luogo dava iugiesso un grande e
sraontandoalla porla maggioredellachie- nobile arco, nella sommità del quale si
sa di S.Nicola da Tolentino, celebre pel leggeva scolpila in marmo l'isciizioneche
corpo che ivi con somma venerazione si riporta mg."^ Ditii, colla quale il marchese
conserva, ricevuto dall'arcivescovo diFer- volle perpetuare la memoria dell'onore
mo, da mg."^ Spinucci vescovo di Mace- dal Papa recato col suo trattenimento a
rata e Tolentino, dal vescovo di s. Seve- se e al luogo. Questo rimane nel lerrito-
rino, e da'prelali governatori di Perugia rio dell' insigne abbazia soppressa di s.
e Fabriano. Dopo avere orato ascese nel- Maria di Chiaravalle di Fiaslra, Ira'con-
le camere preparale nell'annesso conven- fini della diocesi di Tolentino nel terri-
to dove passò la notte. Nellaseguente mal- torio d'Urbisaglia, in cui già fiorirono il-
lina dopo le ore i i Pio VI discese nuo- lustri cislerciensi di santa vita, virtuosi e
vamenle nella chiesa, e passato nell' in- dolti,finchè decaduta dall'osservanzaGre-
terna nobile cappella, ove con somma ve- gorio XIII l'estinse, e die in commenda
nerazione e con la più particolare cura a'gesuili del collegio romano, e poco pri-
sono custodite le sagre braccia di s. Nico- ma della venula di Fio VI ne acquista-
la, ivi assistè alla privata celebrazione del- ronoi beni! roarchesiBandini, come ripor-
la messa, termi nata la quale con singola- lai nel voi. XL, p. 267. Osserva il march,
rissima divozione venerò e teneramente Ricci, che il grandioso monastero perde
baciò tali insigni reliquie, le quali duran- ogni forma, dopoché fu adattato a diver-
te la celebrazione del divin sagrificio e- si usi; ma non avvenne così della corri-
ranostate pubblica mente esposte sopra lo spondente chiesa, la quale tuttora si pre-
slesso altaie. Indi al le ore 12 emezzailPa senta maestosa e magnifica, e se in qual-
pa si accinse di nuovo al viaggio, prose- che parlesotfrì variazioni, non sono però
guendo verso Loreto, ove giunse circa le tali da non farci travedere c|ual fosse nel-
oie 20. Reduce Pio VI da Vienna, nella la primitiva sua costruzione. Il da lui ri-
domenica 9 giugno da Macerala parten- ferito è così importante e dolio, clic Iro-
doper Tolentino, prima d'arrivare all'A- vo opportuno di riprodurlo, e si ranno-
rancia trovò in mezzo alla campagna un da al da me descritto a Tempio, oltrecliè
vago casino appositamente fallo costrui- intrinsecamente riguarda la superslilo
re di legnami, ornalo e diviso con il j)iù chiesa di tanto celebre abbazia. Si vede
delicato gusto dal marchese Alessandro la chiesa dell' abbazia sostenuta da pila-
3i6 T O L T O L
siri smi«niall in propoi7Ìnnc (li-lT area, mentale deplornmlolo. Ln parie esterna
perda' nella metà del secolo XII in clic (l«;lln cliies.i è semplicissima, giaccliè me-
fii eretta, gli nrchitetti mancanilo di co- no uti tìropano, pel rimanente non si ha
lonne, a motivo che l'antiche eransi rjua- clic l'arco della porta, il quale presenta
si tulle adoperate, ricor<iero a'pilaslii di ornati comunissimi nelle chiese di quel-
smisurata mole, ora quadrangolari, ora l'epoca, esireplicnrono in quelle del prin«
poligoni, come sarebbero questi, a'quali cipio del seguente. Sull'arco della porta
piantarono in capo foggie strane di pie- scorgesi una spaziosa finestra di figura re*
tesi capitelli carichi d'intagli, di fogliami tonda con cornice di pietra a vari intagli
e d' altro genere di cose sconosciute ne' scolpila, chei monaci cominciaronoa(|uei
tempi della savia archiIettura;edeccoco- tempi ad usare astretti dalla necessità di
me cominciò a introdursi anche nellalVIar- dar luce alle vaste chiese, le quali ne'mu-
ca il gusto de'noimanni, i quali avendo a ri laterali non aveano che feritoie. Que-
iioia la severità e grandezza dell' antico sta f«>ggia di fineslre rotonde non venne
stile, per rendere eleganti gli edifizi pie- già dal settentrione, tua dall'antica Ro-
sero a imitare i rabeschi ed i tritumi de- ma, che le apri sotto il timpano delle ba-
gli arabi. E questi in discorso sono di tal siliclie,come può vedersi nella Siciniaiia,
sorta, presentando ognuno ornamenti di* la più antica di tulle. Nell'archivio di To-
Tersi. Le colonne ancora, che s'impiega- lentino trovasi il diploma di Guarniero
Tane al solo elTelto di sostenere un peso, deli 142, dal quale si trae che la fonda-
\ennero in moda di semplice ori);i!n,e tan- zione da lui fatta del monastero di Fia-
to si molliplicarono, che per accrescerne il slra è anteriore, perchè in quell'anno ne
numero in uno spazio ristretto si pensò fece la solenne consegna,e nel (V7///<r//H//7i
rendei le esili in guisa, che non colonne sacriim di Turchi si legge il diploma. Do-
ma grosse canne e pali ritti rasseml)raro- pò avere Pio VI fallo non breve Iralle-
ro : e perchè gli archi soprapposti potes- nimento nel dello sito, e ringrazialo be-
sere con egual facilità moltiplicarsi, sen- nignamenle il marchese Caudini, prose-
zachè ne rimanessero troppo soffocati, e gui il viaggio a Tolentino, vi giunse pas-
per cos'i dire ciechi, si pensò d'alzarli; ed sale le ore -23. ricevuto al con\enlo dis.
ecco il sesto acuto in luogo del sesto in- Agostino nel discendere dalla carrozza,
tiero a poco a poco introdotto, prima a dall'arcivescovo di Fermo, dal suddetto
semplice ornato e poi impiegato nell'im- 'vescovo diocesano, e dagli altri vescovi e
bastimento de'gran fabbricali, per dare prelati che ivi si erano trovali anche nel
maggior luce e sveltezza, e piii ancora per primo passaggio. Asceso all'alloggio pre-
la (|uasi comune opinione che l'arco di paratogli, ivi gli ammise all' udienza, in
sestoaculo fosse capace di sostenere mag- uno al magistrato, ed a' molli deputali
gior peso dell'arco di seslo intero. In tal «Ielle città e capitoli di vari luoghi. Lune-
modo si pi opagò il sesto acuto circa la n»e- (fi IO giugno il Papa ascoltata la messa
tà del secolo XII enei principio delXlII, nella cappella di s. Nicola, e venerale e
e cos'i seguì il passaggio dal gotico nuli- baciale di nuovo le insigni reliquie delle di
co al motlerno; ed un esempio di <pieslo lui sagre braccia, passò poi nella sagrestia,
genere è nella chiesa abbaziale di Fiastra, ed ammise al bacio del piede i religiosi a-
ONC si vede prnlicalo il sesto acuto nel gosliuinnidel Cdnvenloe molledame.Con-
maggior arco «Iella tribuna, essendo il ri- doltosi in seguito al palazzo del pubblico,
miinenle a impalcatuie ocavalli. Ilcam* die dalla loggia la benedizione al popolo;
biamento fu fatale, non però nuovo e ri- e partito «la Tolentino verso Foligno, a
prodoMo romechè avvenuto nncora n' Vidcimnria ricevè gli «)sse«]ui «le'tleputn-
tcuipi di Vilruviu che l:intu lo fece la- li di Camerino, e trovò innalzato un no-
TOL
bile arco onde festeggiarlo, altri ossequi
accogliendo a Serravalle. Fu in questa
circostanza che Pio VI per divozione alle
venerande braccia di s. Nicola di Tolen-
tino, dichiarò la chiesa chele possiede ba-
silica minore co'relalivi privilegi. Per l'in-
felici condizioni delle finanze pontifìcie,
che descrissi a Tesoriere generale, Pio
VI fu costretto a far battere nel i 797 mo-
neta di rame erosa in 24 zecche dello sta-
to, enumerate dal eh. avv. De Minicis a
p. 1 07 ne' Cenili storici e numismatici di
Fermo, e fra quelle della Marca vi fu an-
che la zecca di Tolentino. In tale memo-
rabile anno, Tolentino acquistò vieppiù
imperitura rinomanza pel famoso Trat-
tato f/Z/j^ìTt'e concluso nella città, da iVa-
poleone Bouaparte e i plenipotenziari di
Pio VI; convenzione deplorabile e lagri-
mevole dettata dalla prepolente forza al
principato temporale della s. Sede. Sic-
come lo citai in tanti luoghi, e sebbene
in molti anche ne parlai nella parte che
li riguarda, tuttavolta per la sua grande
importanza e per le sue conseguenze è
indispensabile che brevemente lo riporti
in compendio, premessa una necessaria
rapida e generica indicazione di quanto
precedette questo strepitoso avvenimen-
to, onde meglio comprendersi, potendo
supplire al resto gli articoli che andrò ri-
cordando.Rivoluzionata la jF'rrt/ztvVr.pro-
clamata la repubblica, decapitalo il vir-
tuoso suo re Luigi XVI, armate france-
si invasero {'Italia, e commissari repub-
blicani procurarono democratizzare i do-
minii pontificii, ma Basville in Roma fu
vittima di sua audacia, ad onta di quanto
energicamente avea fatto il governo pon-
tifìcio per impedirlo. Non riuscendoa Pa-
rigi le giustificazioni fatte d' ordine del
cardinal Zelada segretario di slato, que-
sti rinunziò la carica; per le premure del
cav, Azara ministro di Spagna, Pio VI
gli surrogò il cardinalBusca,ed essendo
l'Azara amicissimo diCacault agente in
Roma della repubblica, venne a formarsi
come un triumvirato, che da principio
TOL 317
camminò con molta concordia. Napoleo-
ne Bonaparle comandante dell' armata
della repubblica francese inltalia,neli795
vinti in diverse battaglie i piemontesi e
gli austriaci, fatti armistizi e paci col du-
ca di Parma e coire delle due Sicilie, que-
sti negoziali vieppiù influirono diretta-
mente sulla sorte dello stato pontifìcio,
più esposto e meno difeso verso l'armata
francese. Pio PTwoa era in guerra colla
repubblica, nondimeno prevedeva anco
per l'avvenuto che sarebbe molestato e
peggio; quindi tentò d'allontanare il ma-
le che gli sovrastava con denari, invian-
do i 1 1 ."giugno al quartieregenerale diMi-
lano il marchese Gnudi in qualità d' in-
caricato, accompagnato dal detto cav, A-
zara ministro di Spagna in Roma col ca-
rattere di mediatore. Bonaparle, quanto
valoroso altrettanto sagace, accortosi su-
bito dell'oggetto di loro missione, mentre
smaniava di portar le sue armi al Cam-
pidoglio, prolungò i negoziati per rego-
larsi a tenore delle circostanze. Pertanto
scrisse a Parigi a J direttorio della repub-
blica, che gl'inviati del Papa sembrava
che volessero offrirgli contribuzioni,e sic-
come sarebbe quanto prima a Bologna,
proponeva che per accordare un armi-
stizio esigesse per contribuzione 2 5 mi-
lioni di franchi, 5 milioni in generi, 3oo
quadri, con statue e mss. in proporzione,
e la libertà de'prigioni per causa della ri-
voluzione. In genere il direttorio conven-
ne. Intanto a' 18 giugno A ugerau occupò
Forte Urbano ed entrò poi in Bologna,
quindi invase Ferrara e Rai>enna,sea-
z'alcuna resistenza. Nondimeno da'fran-
cesi furono trattale oslilinenle le occupa-
te Provincie, vi stabilirono governi prov-
visorii, ne tolsero i più preziosi monumen-
ti d'antichità e belle arti, e imposero con-
tribuzioni di 4 milioni di franchi tanto a
Bologna che a Ferrara, e di 2,400,000
tassarono R.avenna. Gettato cosilo spa-
vento e fatta considerevole preda, Bona-
parle si recò a Bologna e proseguì colà
i negoziati cogl' incaricati pontifìcii, co'
3i8 TOL
(|ij:ili a'j.3 giugno solldsnissc un ;iimi-
stizio, oiule poi conrltulfiL- la |»acp, del
quale pollai iiegrimlicali :ulicoli,aTE
SORIERE, n So\ n ANITA UFI LA S.Sf.DE E DEL
l'ài'A, e iii'gli alili elle riconlerò, tlescfi-
vtnilone le [)iepolenli, uiniliaiiti odine
coiHlÌ7Ìoni. In sostanza si convenne, die
intanto i francesi snii'lilieio rimasti in
possesso delle legazioni di IJoIogna e l'er-
rara, sgouihieiel>bero Faenza, ma occii-
peiel)l>eio la fortezza d'Ancona, lasciantlo
la cillà sotto il governo civde di Iloma ;
elle il Papa lllandas^ea l'aiigi unniiiizioo
pleiiipr.leiiziaiio. per oHenere dal diret-
torio la pace, olTVendo indennità alla fa-
miglia IJasville e disapprovando l'avve-
mito; libertà a'prigionieri politici; aper-
tura deporti iiiaiiltimi a'd aiicesi, ecliiii-
Mira di essin'ioro nemici; libero pa>saggio
de' francesi per lo stalo ; In consegna di
'loo codili, dì loo quadri, busti, vasi e
statue, dell'.'/ rr/z/i'/o <■/«•//« .V. Seifc e /ii-
l'iiottca Falicantt (de' quali liparlai a
Stamperia V aticana), deM/zM*/ Ctijiito-
Uno e I (ilictiim, a sciita tle'cornniissari,
e^pressaniente esigendosi i busti di(»itmio
f Marco Bruto; il pagamento di Cìimilio
Ili di franchi, però 5,5oo ooo de' «piali
in Dìerci, cavalli, bovi e altri generi, in-
dipendenlemenle dalle contribuzioni im-
poste. Sollosciilto l'accorilo, i Ironccsi
sgonibraroiio la /{oiinri^iid malionajiar-
te si lagnò col direttorio di non aver con-
seguilo a|}baslan7a,onde badasse bene di
reintegrarsi nel trattato di pace, per la
quale fiinmi) little tali proposizioni esor-
bitanti, tbe il Papa non potè accettarle.
I/inviato plenipoleii7Ìai ioaFiienze mg.
0//*Y'/^/. poicBulinale (di cui riparlai nel
voi. LÌ\ ,p. iyoescg.), unitamente col p.
Soldani domenicano qual teologo e cano-
nista, e di nuovo ipial mediatore col cav.
Azaia, «iinfi'i il Olio co' commissari (ran-
Lpsi oiideoltcnere moililicazioni,ma ogni
loro negoziato fu ululile, per l'imperiose
iiiamDiiksibili esigenze presentatedu'com-
niìssari rrpiibblirani infi^ articoli, ripor-
tati da U'g.' Daldassari, onde (ruttare la
'1 ( ) L
pice. Del cattivo esito di queste praliclie
III taccialo ncremeiile il c.iv. Azara, clic
divenne segno del risentimento dc'roma-
ni. Il direttorio non ratiiìcando l'armi-
stizio, per essersi negato da Pio ì''[\\ ri-
tiro e ritrattazione tlebrevi contro la co-
sliliizione civile del clero di Franriii. la
consegna degli oggetti non ebbe luogo.
Tullavolta in seguito il direttorio auto-
lizzòBonaparte a negoziare la pace.Qne-
sti continuò con prosperi successi la guer-
ra cogli austriaci, riportò alti e vittorie in
Italia,s'impadronì digli stali delle rcpub-
blicbc di N'enezia e di («eiiova, occupò l'I-
sole Jonie, e (in"i con dichiarare ili. feb-
braio 1797 guerra allo stalo ponlificlo,
(piando scoprì le trattative del i'apa per
allearsi colla coite di ^ ienna;ecobJ trovò
il pretesto che vagbcgi^iava per marcime
suIìoiiin,peinon averli Papa esegiiitoal-
coni articoli del suo armistizio diBologna,
e perchè non cessava d'arnoare le Milizie
pniitifìrir, e di eccitare i po[ioli alla cro-
ciala. Per la superiorità dell'armi di Bo-
napai te sulle tedesclie,dul diielloriodiPa-
rigi fu «leci elata l'intera ociupazione del
restante dello stato ponlilìi io e di Roma.
'J'rovondosi Bonaparte a Brescia, vi chia-
mò il cardinal Alessandro .lAz//c/ a me-
diatore Ira la repubblica francese e Pio
VI, pei la ritrattazione tle'bievi;ma ilPa-
pa UDII potendo accudirvi, Bouaparle fe-
ce sapere al cardinale die avreblve fat-
to marciare le trup[ie su Uoinu. Infatti u'
1 febbraio sbaragliati i soldati pontilìcii
presso l'\icììZii.\ francesi successivamente
s'impadronirono eli FoiTt, Crsctui. lU-
nii/ii, liii^cnini, l'csdro, l rhiiin, Fano,
s. LcOy Si/ii^figlifi, C^f<A///V)y e dopo il «j
di /ancona, Macerata, Loreto, Toliiiti-
no, Cfunerino, Foligno, ed altri luoghi
delle Provincie poi chiamate Dilti^iizlo-
iii iijìiìstolìtln-. (piasi diippertiitto procla-
mandosi la repiibblicH. lloina e la corte
tutta (pianta costernata, il Papa col più
prezioso si dispose di partire per Terra-
(vV/f/.onde passare aNapoli;acca(luta quin-
di la lesa u'iiaucesi della fuilczza di Man-
T O L
to»a, Nilse ogni lusinga ili (IifLiicliMsi colle
armi. Pio \ l con.sitlL-r.indo che per la co-
lonna francese enliala dalla Toscana in
Perugia, ormai non gli restava che [)arte
dell' Umbria, le provincie del l'alrimonio,
di Sabina, di Marittima eCampagna, Ro-
ma col suo distretto, col tinicne ben t'on-
dato tli pei ilere tolto; piudenteniente de-
liberò di riprendere i negoziali, e il cardi-
nal IMattei ne scrisse a Donaparle con e-
^pressioni ili ecclesiastica mansuetudine.
Pio VI piese tale tieliberazione anche per
(pianloaveagli narraloii p. ab. d. Michel-
angelo Fi ini è generale de'cam a Idolesi, che
Ijonapaite per dislorlo dalla pai lenza di
Roma gli avea inviato colla commissio-
ne d* invitarlo a deporre ogni pensiero di
partile, chiedere pace, e pace avrebbe.
>' Dite al Papa che Bonaparte non è un
Attila, e caso ancora che fosse un Alti-
la, ditegli si ricordi eh' egli è successo-
re di Leone I." Nel tempo stesso Ferdi-
nando IV re delle due Sicilie, a cui ili-
spiaceva l'i ««.asione del confinante stato
della Chiesa, al primo annunziodella mar-
cia de'francesi s[)cdì il principe diBelmon-
le Pignallelli, per procurare d'arrestarne
i progressi con qualche trattato. Questi
incontrò Bonaparte in Ancona, gli mani-
festò l'interesse che il suore prendeva ne-
gli ad'.iri di Roma, desiderare che si pa-
ciOcassecul P<ipii,echeavrebbe fatto mar-
ciare un esercito per sostenere le sue do-
mande. Sorrise il fulmine di guerra Bo-
naparte a questa proposizione diploma-
tica, e con ironica confidenza gli disse: Che
se non avea rintuzzato l'orgoglio spiegato
dal l*apa nel pretendere difendersi colle
armi 3 mesi addietro, era stato appunto
perchè non dubitava che il re contro il di-
ritto delle genti e i trattati volesse mi-
schiarsi in lale affare; che se il re gli get-
tava il guanto, lo avrebbe raccolto, e la
rejxibblica fr.uicese gli avrebbe dato tut-
te le soddisfi/ioni. Nondimeno a' ! 2 feb-
braio Boiia[)arte rispose al Pignattelli of-
ficialmente. Aver fatto replicate istanze u
lloaia per l' esecuzione dell' urruistizio e
TOL 3i9
l'apertura d'un trattalo di pace; ma che
cpiel governoavendo preferito la sorte del-
l'armi, la guerra era divenuta inevitabi-
le. Tuttavolta fedele al sistema di mode-
razione del direttorio, e bramoso di dare
a Ferdinando IV una prova della consi-
derazione che avea per esso la repubbli-
ca francese, avea scritto al cardinal Mat-
tei per aprire negoziati di pace, e non du-
bitare dell'ailesione del direttorio fra gli
strepitosi vantaggi ulteriormente riporta-
ti dall'armata d'Italia. Avea poi scritto di-
retlaniente al cardinale, essere stato co-
stretto a rompere l'arniislizio, per essei"'
si Roma unita anemici di Francia, men-
tre le prime potenze d'Europa si affret-
ta vano a riconoscere la repubblica e di vo-
ler essere in pace con lei. Che non avreb-
be ascoltato alcuna proposizione tenden-
te a terminare le ostilità fra la repubbli-
ca e il santo Padre, se prima non si fos-
sero licenziati i reggimenti formali dopo
l'armistizio, e non si fosse tolto il coman-
do a' generali mandati dall' imperatore
Francesco II. Accordar 5 giorni per man-
dare un negoziatore munito di pieni po-
teri a Foligno, e dal canto suo desidera-
re di poter dare una luminosa prova del-
la sua considerazione per la santa Sede.
A vendo dunque Bonaparte destinato Fo-
ligno per luogo del futuro colloquio di pa-
ce, così fu convenuto col general Colli che
la milizia pontificia sgombrasse affatto
dalla città, onde il Colli si ritirò in van-
taggiose posizioni. Ma inRoraa continuan-
dosi a trepidare, prima di ricevere questa
lettera e la notizia della conferenza fra Bo-
naparte e Pignaitelli, Pio VI nello stesso
giorno 1-2 febbraio avea già spedito a Bo-
naparte in Foligno una deputazione di 4
plenipotenziari per trattar la pace, com-
posta del cardinal Mattei, di mg.' Calep-
pi, del proprio nipote duca Luigi Braschi
Onesti, e del marchese Camillo Massimo
(poi come dirò ainba>cialorea Parigi, per
disapprovar la morie di Basville). Nello
stesso tempo il Papa avea scritto a Bona-
parte, che aflidato a'sentimenti di bene-
2io TOL
volcnz-1 da lui dìmoslrnti, erasi astenuto
«Idi partir da Roma, e perciò compren-
desse quan'u grande fiducia ripoiieain lui.
Frattanto Bunaparle e«M.-iido pa«sato in
Toientìnonel paLizzo Parisani (poi acqui-
^l,1to dal conte GiuvanniOezzi), ed ivia'i 7
nrl>braio trasferito il quartiere generale, ri-
ce»ci)do premurosi uffizi anclie delle cor-
lidi Spagiiaedi Toscana in favoredel Pa-
pa, non che l' awÌNO d' essere arrivato a
Trieste l'arciduca Cai Io egli austriaci ac-
cori ere da ogni parte a ralToi-zare la loro
jiinata d'Italia; allora moderando al-
quanto i suoi disegni, scrisse a Joubet t che
Lumandava nella valle dell' Adi"e : Elsse-
o
le a 3 giornate da Roma, trattare però
lo'pretignuoli, ed il santo Padre avreb-
be per allora salvato la sua capitale, ce-
dendo i suoi migliori stali e denaro. Che
con questi mezzi sarebbero provveduti ,
|)cr eseguir lagrand'opcra della prossima
spedizione , cioè la continuazione della
giiena coutio l'.Xiistria. Fra poclii giorni
sarebbe torna toall'armata do ve la sua pre-
senza di veniva necessaria. I plenipotenzia-
ri pontifìcii incamminandosi alla «olta di
Macerala, incontrarono di ritorno il cor-
lierespedilo al generale in capoDonaparte,
il quale consegnò la di lui lettera al car-
dinale, laqualeinviata subitoa Roma ser-
vi non poco a tranqudlar l'animo di Pio
^ I, non senza proseguire i mditan prov-
vedimenti per la vigoros-i difesa di Roma.
Giunti poii plenipotenziari a' 16 Kl-biaio
ini olentino,presero alloggio nel convento
degli agosliuiani; mentie Cacault abita-
va nel («alazzu Guerrieri, ora de'conli Sii-
veri. Indi presentatisi a Bonaparte, que-
sti protetto amare più d' essere il salva-
tore del o«po della Chiesa e delle circo-
stanti belle contrade, che il loro distrut-
tore; quindi si recò uibanamenle al con-
vento per 1 estituire la vi»iia a'pleni[)oten*
ztari, assegnando a loro onore e sicurez-
za una guardia francese. Nel Ji seguente
cominciarono i negoziati, ina in modo da
dover ^ubllo j'iT»;igiic esito lagrimevo-
IisSimo. lìuuapaitc rivolto a'pleuijtuteu-
TO L
ziari pontificii, disse loro con allereua:
Anziché a trattar di pace , voi siete ve-
nuti a ricever leggi e condizioni. Rooaa
io la considero Cume se fosse già in mio
potere; omle voi dovete piegarvi a capi-
tolare per liberarla. Alle ragioni che ad-
ducevauo i plenipotenziari all' esigenze
durissime, alle loro preghiere, impassibile
Ronaparte ripeteva: U riturnale a Ro-
ma, o criL-tr. Bisognò cedere, e assai po-
co si ottenne dall'enormi pi etensioni; per
cui Bonaparte in breve trattò, dettò e a'
I 9 febbraio qual comandante dell'armata _
francese d'Italia Ormò in 26 articoli, cou 1
Cacault agente della repubblica fi-ancese
in Italia e in Roma, per parte de. diret-
torio esecutivo, il Tra Italo di juicc di
Tolentino, fra la s. Sede e la medesima
repubblica. Per parie di PioVlsulloscris-
sero l'atto ad ore in i plenipotenziari pon-
tificii, cioè il cardinal .Malici, mg.' Calep-
pi, il duca Bia'K:hi e il marchese Massi-
mo. Pertanto si convenne. Che il Papa ri-
nunziassea qualunque lega '.Tensiva e di-
fensiva contro la Francia , promettendo
di non somministrare alcun aiuto di qual-
sivoglia specie alle potenze che facessero
guerra alLi repubblica fiancete, e 5 gior-
ni dopo la ratilica del tiatlato dovesse li-
cenziar tulle le truppe di nuova forma-
zione, conservando soltanto i reggimenti
eS'Slenti prima dell'armistiziodi Bologna.
I basliineiiti armali delle potenze ch'era-
no in guerra contro la Francia, non po-
tessero entrare ne'purti e rade dello slato
pontifìcio. La repubblica francese conti-
nuasse a godere come prima della guerra
tutti i diritti e tulle le prerogative che la
Francia avea a Roma, e fosse trattila co-
me le potenze più considerate, specialmen-
te rigunrdualsuo amt)asciatore e altri mi-
nistri. Il Papa cedesse per sempre alla Fran-
cia la città d'y/i7^ /lo/jr e il contado kc-
msi'isino colle loro dipendenze (che già
avea 1 ivoluziunato, democratizzato e sol-
tiatloalla sovranità papale); e le legazioni
di Bologna,!' errala eRoinagua,neIle qua-
li non crebbe falla alcuna inuovaziuuc
TOL
alla religione cattolica. Ancona col suo ter»
l'ilorio restassero alla repubblica francese
sino alla pace del Contioente.il Papa s'ob-
bligasse per se e suoi successori, a non tra-
sferire ad alcuni i titoli delle signorie an-
nessi al territorio da lui ceduto alla re-
pubblica francese. Il governo pontificio si
obbligasse di far pagare in Foligno al teso-
riere dell'armala francese prima del gior-
no 6 di marzo, la somma di quindici mi-
lioni di lire lornesi cioè fianchi, de'quali
dieci milioni in denaro e cinque in dia-
manti e in altre cose preziose, e ciò a conto
de'sedici milioni che in circa rimaneva a
dare secondo l'armistizio di Bologna ra-
tificato dal Papa 3*27 giugno 1796. Pel
restante da somministrarsi per l'intero a*
dempimento dell'armistizio, consegnasse
800 cavalli da tiro, altreltanli bardati per
usodicavalleria,buoi,bulfali e altri oggetti
delie produzioni del territorio della Chie-
sa. Indipendentemente da queste somme
pagasse in denaro, in diamanti o in altre
cosealtri quindici milioni di lire toruesidi
Francia ossia franchi, de' quali dieci nel
mese di marzo, e cinque in aprile. La con-
segna de'ooo codici o manoscritti e de' 100
oggetti di belle arti, convenuta nell'armi-
stizio di Bologna, si eseguisse quando pri-
ma, iu lutto a seconda del convenuto nel-
l'armistizio stesso. L'armata fiancese sa-
rebbe partita gradatamente dalle Provin-
cie (tranne la città di Fano e quella d'An-
cona co'Ioro territorii) delltlmbria, Pe-
rugia, Camerino e Macerala, quanto fos-
sero eseguite queste condizioni. L'armata
francese inoltre evacuerà il territorio del-
la città di Fano, e il ducato d'Urbino, ap-
pena soddisfalla l'ultima rata d'aprile e se-
guita l'esecuzione di diverse delle riferite
convenzioni. La repubblica cedesse al Pa-
pa i suoi diritti sopra le diverse fondazio-
ni religiose francesi nelle città di R.oma e
Loreto (stabilimenti pii che descrissi nel
voi. XX\ Ij p. 227 e seg.); ed il gover-
DO pontificio cedesse alla repubblica tutti
i beni allodiali appartenenti alias. Sede
nelle Provincie di Bologna, Ferrara e di
TOL 321
Bomagna, e specialmente la terra di Me-
sola colle suedipendenze(nel Ferrarese),
lo caso di vendita, il governo romano a-
vesse il 3." di tutti i mentovati beni, il Pa-
pa facesse disapprovare per mezzo d'uà
suo ministro a Parigi l'assassinio commes-
so nella persona del segretario di legazio-
ne Basville, e pagasse dentro un anno la
somma di 3oo,ooo lire o franchi per es-
ser divisa fi-a coloro che aveano sofferto
in quell'attentato. Facesse mettere in li-
bertà tutti quelli ch'erano carcerati per
opinioni politiche. Il generale incapo das-
se la libertà a'prigionieri di guerra delle
truppe pontificie. Finché si slipulasseua
tratta lo di commercio tra il Papa e la Fran-
cia , il commercio della repubblica sarà
mantenuto sul piede della nazione più fa-
vorita. Che la pace conclusa col presente
trattato,sidichiarasse comunealla repub-
blica d'Olanda. La post?! delle lettere di
Francia fosse stabilita in Roma, come pei*
l'addietro. La scuola o accademia (ne ri-
parlai nel voi. LXXIII, p. 208) delle arti
istituita aR^oma per tulli i francesi, vi fosse
ristabilita e continuasse ad essere diretta
come prima della guerra. 11 palazzo spet-
tante alla repubblica , dove trovavasi la
scuola, fosse reso nello sialo in cui era. Tut-
ti gli articoli, clausole e condizioni del pre-
sente trattato, senza eccezione, fossero ob-
bligatorie perpetuamente tanto per Pio
Vi quanto pe'suoi successori. Che sareb-
be ratificato colla possibile maggior sol-
lecitudine. Fatto e segualo nel quartiere
generale di Tolentino da'suddelti pleni-
potenziari ili." Ventoso anno 5." della re-
pubblica una e indivisibile, ossia a' 19 feb-
braio 1797. Il cardinal Busca segretario
di slato di Pio VI, pubblicò il trattato io
francese e in italiano in Roma con notifi-
cazione de'24 febbraio, invitando in OO'
me del Papa i sudditi pontificii a concor-
rei e senza ritardo a sodilisfare quelle con-
tribuzioni,che doveano indispensabilmen-
te imporsi per adempire le condizioni del
trattato, e che dovranno osservare religio-
samcule il dovere di considerare e trai»
3Qa T DI, T O L
Ime, come avc.i inj^iunto con altra noli- porrà di sp mcilesimn " Il n.iKl.i.sMiii Un
iic()7Ìoiie, i ni|i|)i'esciitaiiti, siuldili e n.i- !^ii oneiMotì clic naiiu icl.ilivi alla cuii-
lioiioli fruiicesi, quali individui d'una pò- cliisìone del trattalo, conviene die ha
lenza in pace, ininncci:ii)(li)ptMiÌ7Ìoni adii il duca Hrasdii e il Cacault vi furono di.'-
osiissc itistilliuli o uH'ciiilcrli. Il trattato ili ^li alterchi, ina confuta l'asserto dall'A r-
Tolentino enc'dne idnniiifii pure iiupres- l.uid, die il cardinal I\Ialtt'i per pl.icare
»<) in Uonui dalla stamigna camerale in Cacault si ponesse iiuianzi a lui in ^iiioc-
liliretto. ^'e riportarono gli articoli, con cliio. Racconta pure, che pretendendo IJo-
ii«ilÌ7Ìe di quanto [)reccdè, accon)()ngnò e naparte goilere riniperatoro deir(".v(7//,s/-
keyuì questo strepitoso e deplorabile trai- tv/ (della (piale tornai a ragionare a Sagro
lato, fra gli altri: Tavanti, l'insti di Pio Collegio) dd Ponlifioto, e che il duitto
l Iy\. 3, insieme all'armistizio diCologua, mcile>*imo (osse concesso anclie a're^i;ilori
come fecero i seguenti; di più d Tavanti della repnbhlica francese, mg/ Cak'|ìpi,
ci die il disegno inciso, esprunenle la ca- coiiiecpiellocheripngnavadiconvenireal-
inera ove senza quasi discussioni, in pu- l'esosecondizìoni del trattalo, ed opinava
ilìi momenti l5onaparle impose le duris- che [i^inendosi in salvo la persona del Pa-
sime condizioni, nell'atto di firmarle alla pi, si lasciasse continuare l'in vasione. coti
pre-enza degli altri plenipotenziai i, e alla coraggio negò tal pretensione, sostenen»
vistadeiresercitoschieralo r»eccatini,iS'/o- do gagliardamente: Che eletto canonica-
riii di Pio / /, t. 6, Coppi, Annali d'I- mente da'cardinali il Papa, non liawi re
tulio, anniiyi^G 61797. Il contempora- 0 imperatore o altra qualiuKjue podestà
neo e veridico mg/ IJaldassari, Rclazin- leirena , che possa esigere di rigettarlo.
rie deli ti\'K ersi là e jintiincnti di Pio l f, Montatoio furia Bonaparle, dichiarò rot-
l.i. Commend. De Uossi, stato segretario to ogni negozialo e ne lacerò le carie. Il
e conlìilenledel Cale[ipi, Memorie iiitor- prel.ilo Caleppi con animo intrepido con-
uo alla vita del cardinal I.orenzo Ca- liimò ad allVontarlo, esigendo d'eircttuar
Icnpi e ad alenai (n'\'enitnenti ehe lo ri- la prouiessa di non avanzar resercilo con-
guardano. lroUomache48 ore dopo, onde aver tein-
Oidiiara il eh. Pistoiesi, fila di Pio pò d'avvisarne il Papa perchè partisse su*
/ //, t. 2.p.f)9.: " L'altrui ingiustizia len- bilo. I5otiapai leilové poi cedete alle rimo-
de ingiusta l'altrui adesione. La poce di stian/e del Calep[)i, e 1 iiuniziò all'esigeii-
Tolentino, e tanti altri trattati, co'quali za ilell' esclusiva. Noterò, che io riportai
la s. Sede in diversi luoghi fu obbligata la data dell'arrivo de' plenipotenziai i iu
0 fare immense perdite temporali, e nell.i Tolentino, col Baldassari, lauto bene in-
H)l)a e nell'onore, come potrebbero giù- formaloili lulti i paiticoIari;perònondel)-
hlilicarsi se si ricusasse di ainmetlerecpie- ho taecre che il De Uossi, uierilevole pmc
8I0 principio? " Il l'aldass.ii i ([ualilica col- di ondeii/a, scrisse che dolorose e labo-
r epiteto di gran ladroneccio il trattato liosi^slme furono le conferenze, e che «Ij-
<li Tolentino, e la pace una delle più e- rarono 5 giorni, terminando colla gravo-
iioinii ribalderie che sieno ricordale ne' sissima convenzione, nella quale ali'inte-
lusli delle iixjderne rivoluzicini. Indi ripor- grilàdella religione eal decoro dellas. Se-
la unbianodi lettera di Honaparte, scrii- de furono s.tgridcate le foi lune dello. stato,
laaldiiellorioil giorno raedesimochesot- Riferisce iVovaes nella Shu-iii di l*io Ì'I,
loscrigselaconvenzionediTolentiiio."IMio che nello stesso giorno della sollosei izio-
parere si è, die Roma privata di Bologna, ne della pace di Tolentino, il cardinal Mal
di rerraia, della Uomagna, e dì 3() mi- lei spedi mi corriere al cardinal segrela-
lioni, che noi le togliamo, non può pili sns- rio di stato con lettera incili brevemenle
ii>lcre: quella vecchia uiaccliiuasi scuui- gli diceva. 11 lialtulo di pace è llriualo...
TOL
Le condizioni sono durissime, e simili in
tulio alla ciipitolazione d'una piazza, co-
me si è espiesso più volte il vincitore, lo
Ilo palpitalo finora per la Santità di No-
stro Signore, per Roma, e per tutto lo Sla-
to. Roma però è salva, salva la religione,
ad onta di grandissimi sagridzi che si so-
no falli. Parlili i plenipotenziari pon-
tificii da Tolentino, giunsero in Roma
a'21 febbraio, il cardinal Malici portan-
do seco una lettera al Papa responsiva
del general Bonaparte, officiosa e corte-
se, dicendogli in essa però. Gloriarsi d'a-
ver contribuito al suo particolare ripo-
so. Del resto dillidasse delle persone che
in Roma erano vendute alle corti nemi-
che della Francia, ed erano soltanto gui-
dale dalle passioni acciecate, le quali han-
no sempre cagionalo la rovina degli stati.
Che la repubblica francese sarebbe una
delle amiche piìi vere di Roma! Incon-
seguenza di cpiesta lettera il cardinal Bu-
sca rinunciò la caiica di segretario di. fla-
to, e gli fu destinato in successore il car-
dinal Giuseppe Doria, ch'era slato nunzio
a Parigi molto gradilo. Fu osservato, che
Bonaparte che in tante regioni si recò in
trionfo, non si avanzò da Tolentino in Ro-
ma, anzi non più pose il piede nell'Italia
meridionale, e come il conrpiistatore An-
nibale, non pose piede nelT eterna Ro-
ma. Egli volò a Mantova. Poco dopo l'ar-
rivo de'plenipotenziari, si sparse per R.0-
ma il contenuto infelice del rovinoso trat-
lalo di Tolentino, e restando tutti atto-
niti e confusi di stupore, produsse ne'ro-
numi due eifetii contrari, cioè di credersi
liberi dal pericolo corso, e di desolazio-
ne pel caro prezzo col quale aveano com-
prala la loro tranquillità e ancor non be-
ne rassicurata, a fronte di trenta milio-
nidi franchi, edella cessiooedi floridi stati
in Italia e Provenza, di 100 codici mss. del-
la biblioteca Vaticana, di 1 00 pezzi di pit-
tura e di scultura, i più belli e famosi ,
ed i pili rari dell'anlichilà greca e roma-
na. Turuatoin Ruma il ministro Cacault
con l'aintaule di campo di Bonaparte per
T O L 323
sollecitare l'esecuzione de'pntti, convenne
ratificarli al Papa e a'cardinali, e quin-
di eseguirli con que' rovinosi provvedi-
menti e gravi sagiiflzi che deplorai a Te-
soriere e negli altri articoli relativi, oc-
correndo disfare persino i Triregtd , le
Stole , e altri sagri ornamenti papali. Si
consegnarono i convenuti 1 600 cavalli, e
si rimandarono gli ufllziali austriaci e le
nuove truppe. La biblioteca Vaticana fu
spogliata de'più preziosi codici e mss., dei
quali codici 42 erano cinesi, 4o etiopi, 3 j
copti, 7 caldei o siriaci, c) ebraici, 44 Ì '^"
tinij-z 06 greci, sorpassando lo stabilito nu-
mero di 5oo perchè un codice ne contene-
va diversi. Fra quelli greci furono conse-
gnali riliade d'Omero con una greca pa-
rafrasi, l'Antologia greca, le Orazioni di
Socrate, le Vile di Plutarco, Appiano A-
lessandrino, le Opere astronomiche di To-
lomeo, le Opere d'Euclide, quelle di Pia-
lune e di Senofonte, le Tragedie di Sofo-
cle, l'Odissea d'Omero, le Storie di Tu-
cidide, il Convivio di Giuliano, la Bibbia
"reca.Fra'codici latini la Farsa^liadi Lu-
cano, i libri di Valerio Massimo, l'Anti-
chità giudaiche di Gioseffo, i libri mora-
li d'Aristotile tradotti da Leonardo Are-
lino, i Fasti d'Ovidio, le Filippiche di Ci-
cerone, r Iliade tradotta da Poliziano, i
Commentari ili Giulio Cesare, la Storia
naturale di Plinio, Dione Cassio, Teren-
zio. Inoltre furono consegnali i85 libri
stampali della Vaticana, fra cui un Petrar-
ca del 1470, un Dante del ufy i,e un Boc-
caccio ilei ( 47^- Venne pur consegnalo il
Virgilio ms. membranaceo. Né andò gua-
ri che inoltre la biblioteca nelle posterio-
ri vicende politiche, perde pure le colle-
zioni delle Monete e delle Medaglie pon-
tifìcie (delle quali feci parola anche nel
voi. L, p. 3o3); persino fi presa la par-
ticolare libreria di Pio VI e venduta a un
libraio per circa 12 oi3,ooo scudi, men-
tre egli l'avea destinala per Cesena sua
patria, e i duplicali a Terracina. Pel trat-
tato di Tolentino i commissari francesi,
dalla biblioteca Vaticana passarono a spo-
3j1
TOL
gliaie il meglio de'inusci, come la statua
d'Ajiolio, il gru^ìpotli Loocoonle,co'piio-
cipali capolavori ili sculltiia adi pitlurn;
e percuisc le cliiese di Roma, tolseiu la
Traslìgurazione di RalTaele, e il s. Giro-
lamo del Domenicliinu. Il governo ponti •
ijcio asop|ieiiie i cunlratti giavosi impe-
gni.cliiesea'siulditi l'altra metà delle gio-
ie, dell'oro, dell'argento che aveano dopo
la precedente richiesta (voluta dall'impo-
lìciiza delle circo'stanze), accrelbe la car-
ta monetata,e con tali mezzi pervenne a ra-
dunnree consegnare a'Irancesi q, 700,000
franchi in denaro o in verghe d'oro e di
argento, 7,ooo,oooin lettere di cambio(si
tenga |)resenle l'osservato nel voi. LX. XIV
a p. Siq), ei 1,000,000 in gioie. Ad un
milione ascesero le spese di trasporlo dei
monumenti di belle arli;4.'>*>o>ooo i mi-
litìiri francesi esigerono du[)o la pacediTo-
lenlino nelle provincie occupale; onde lo
slato papale nello spazio di 4 lucsi pagò
iu tulio trentadue milioni e 700.000
franchi, secondo il calcolo del eh. Coppi,
E ciò olire una ragguardevole quantità
di huoijdi bullaleediallumedi roccii. Tan-
ti enormi sagrilìzi gravitarono sopra uno
stalo ridolto a un milione e 700,000 a-
Litantì, pel ceduto nel trattato di Tolen-
tino! Il marchese Massimo recossi poi in
quidilà di ministro poulifìcio, prima pres-
so Bonaparte a IMilano e poi a Parigi; ed
in Roma in seguilo al Cacaull, successe
Giuseppe Donaparle fratello ilei generale,
L'Arlaud, Sloiiii di Pio / //, 1. 1 , anno
1804, rimarca che il Iratlolodi Tolentino
obbligò l*io VI a p.igare ticnla milioni
di lire lornesi, e che secondo il Cacaull, al-
lora commi!>>>ario speci. de in Roma , era
provato,diclro slime però con traddillorie,
essere siala consegnala in diamanti, ori,
argenti, calici, statue d'oro e d'argento
massicce e altri preziosi oggetti (squaglia-
ti o ^clJmpo^li,e perciò fatalmente perdu-
to lutto r inestimabile pregio dell arte,
che talvull^inel valore superò la materia),
una somma di vcnlmove uulioni. Indi Ca-
caull doruandò che per le spese di casse,
T O L
imballaggio, trasporlo, e per altre spese
imprevcdule d'ogni genere, si perdonas-
se al governo pontificio la somma d' uà
milione, e che (|uindi gli si rilasciasse una
(jHìttiUlzii (L/ì/iiti^'ti di trenta milioni;ma
Ilaller (({uel perfido calvinÌ!>la e insolca-
le commissario che poi ebbe la itfaccialag-
gine di esosamente [)rivare l'i" /'/per-
sino del Tiibiu-co , oltre altri ributtanti
oltraggi che riprovai in più luoghi) fece
tanto schiamazzo, parlò sì allo da corsti-
ro. che il l*apa ordinò d'inviar a Genova
un'altra somma enorme, consistente per
la maggior parte in diamanti, dalla qua-
le si preleverebbe il di più che ilalier pre-
tendesse, e che, anco nella supposizioiie
ch'egli solo fosse sentito e preso per ar-
bitro in questa dilferenza , che non am-
montava ad un milione, poteva somma-
re tutto al più a tre o quattro milioni. La
somma trasmessa a Genova sommava a
dieci milioni: couseguentemenle almeno
sei milioni erano ancora propiictàdel Pa-
pa,anche a termini del trattato di Tolen-
tino, Il tesoro dell'esercito francese avea
ricevuto (jueslo deposilo in pegno, e poi
r avea restituito. Lasciali francamente
(|uesli diamanti dal Papa io mano d'uu
banchiere in una cillà che avea guarni-
gione francese, ma che non avea perdu-
ta la sua libertà |)olitica, trova vansi anco-
ra iu Genova,(|u<indo il direttorio fece am-
mazzare (è sem[)re l'illustre e imparziale
francese che narra la storia, e slato se-
gretario di Cacaull nell'ambasceria di Ro-
ma) L)ii|ihaull in Roma; s'i veramente lo
fece amniiizzarc , poiché fu il direttorio
quello che suscitò la rivolta in Roma (pri-
ma dell'anniversario della pace di Tolen-
tino!), durante la (|uale questo generale,
degno di sorte migliore, venne rovescia-
lo da un colpo mortale d'archibuso. ,\l-
la prima nuti/.ia di (|ueslo avvenimento,
il direttorio, che all' un di presso già lo
sapeva, ordinò il se(|uestro di lutto il de-
posito di diamanti, e se l'appropriò, con
insigne ladr</neccir).U)d io aggiungerò, che
l'io VI dopo la fatale pace, che ci uuuicn-
TOL
lo in lutto, si guardò scrupolosamente di
fornir pretesti a'francesi di lamento, trat-
tandoli colla più leale confidenza e beni-
gnità, di cui era capace il suo animo gran-
de. Essendosi per opera de'francesi pro-
clamala la repubblica nel ducato d'Urbi-
no, quindi incorporate molte sue città a
quella Cisalpina di Milano; Pio VI pro-
testò e poi gli convenne tacere. Frattan-
to emissari francesi più volte tentarono di
fare il simile in Roma per rivoluzionar-
la,ne ricevè speciale incarico l'ardilo Du-
phuult, che ne restò vittima nel tumulto
«la lui eccilatoa'28 dicembre t 797. Tan-
to bastò perchè il direttorio di Parigi, gio-
vandosene prontamente, senza più ma-
scherarsi, consumasse qnnnlo da molto
tempo erasi proposto, ed a fronte del re-
cente trattato di Tolentino e di tutti i sa-
giifizi inauditi fatti d.d Papa,ordinòl'iu-
tera occupazione dello stalo pontificio, la
detronizzazione, carcerazione e deporta-
zione di Pio VI. Tutto fu celeremenle e-
seguilo;ne'primi di gennaio I 798 la Mar-
ca e Tolentino furono invase e quindi de-
mocralizzate,così Roma, e nel compilo an-
niversariodella pace di Tolentino, Pio VI
320 febbraio prigione fu trasportato dal
Vaticano a morire in F'ranoia! Nell'agosto
1799 l'imperatore Francesco II liberò la
provincia e Tolentino da'francesi, finché
eletto nel marzo i 800 in Venezia Pio VII,
gli fu restituito lo sialo da Fano a Roma,
e da questa a Terracina , cioè i dominii
non ceduti nella pace di Tolentino, rile-
nendo gli austriaci le legazioni e Ancona,
che nel 1801 ritornarono in potere dei
francesi. Portandosi Pio VII a Roma, ai
25 giugno 1800 fu ricevuto nell'episcopio
di Macerata dal vescovo Alessandrelti, e
quindi questi l'accompagnò all'altra sua
sede di Tolentino, ricevuto con venerazio-
ne; da dove il Papa passò a'27 in Foli-
gno e vi celebrò la festa de'ss. Pietro e Pao-
lo. Istituita la delegazione di Macerata,
Pio VII vi comprese Tolentino, e poi an-
ch'egli fu spogliato de'suoi dominii, de-
tronizzato e deportato da Connparte, di-
TOL 325
venuto Napoleone! imperatore de'fran-
cesi e re d'Italia, che poi nell'aprile e mag-
gio 1808 riunì la Marca con altre provin-
cie a tal rei,aio, sotto il quale Tolentino
fu capoluogo d'un distretto del diparti-
mento del Musone, di cui fu capo Mace*
rata. Ne'primi del 1 8 1 4, stando Napoleo-
ne I per perdere il trono, restituì la li-
bertà a Pio VII e ordinò che fosse rimes-
so in possesso de'suoi stali, a seconda del
trattato di Tolentino, cioè da Roma si-
no e inclusive a Pesaro; ma Murai re di
Napoli occupò le Marche e altre provin-
cie , con pretesto di restituirle al Papa.
Questi rientrando ne'suoi dominii , pro-
veniente da Recanati, la sera de' 17 mag-
gio grandemente festeggialo giunse inTo-
lenlMio, e alloggiò nel palazzo de'conli Sil-
veri , nel à\ seguente portandosi a Foli-
gno. Nel 1 8 I 5 Murai rilenendo ancora le
Marche, gli austriaci si recarono a com-
batterlo, ponendo il quartiere generale a
Tolentino, indi a'2 maggio cominciarono
a debellare il suo esercito, e come dissi in
principio lo vinsero, liberandole Marche
dal suo giogo, le quali a'25 luglio furo-
no resliluitea Pio VII col resto delio sta-
to ceduto per forza a Tolentino, tranne
quella parte di Ferrarese, che descrissi a
Rovigo, e tranne yi\'ignoiie e il contado
Penais.sìno. Sebbene questi ultimi due
dominii fossero stati dal predecessore ri-
nunziali nel trattato di Tolentino, consi-
derandosiPioVll come gli altri Papi, sem-
plice amministratore e custode de'domi-
nii della s. Sede, pe' giuramenti falli di
conservarli illesi in uno a lutti i suoi di-
ritti e ragioni (come può vedersi a Sovra-
nità"), emise le più solenni proteste, e così
per la parie del Ferrarese. Delle cose poi
cedute da Pio VI nella pace di Tolentino
a'francesi, in oggetti di belle arti erass., e
dell'altre molle da essi prese nella 1.' in-
vasione dello slato, buona parte Pio TU
ricuperò al modo narrato negli articoli
che li riguardano, comene'vol.XLI V, p.
79 e seg., XLVI, p.i07,XLVIl, p.gii
LIX, ^.67.
3if. TOL TOL
L.icillà di Tolentino neh S/fi fnr.illc- e contailiui iinifuruteinente veslili oUc-
pitìla (Julia veiieiiiiula picseiizadì (jie^u- ncvunu Iruric a fuiza di luru braccia iii
rio XVI , e ne lece la descrizione il cav. sua cai lozz.a. Incedendo per lai modo nel-
Sabalucci, colla \tirrtizioiic ilei \'i(ig'^io ratKloljl)a(e vie che guidano al santuario
ili Gregorio .\/ lue r la x'isitti del .stia- di s. Nicola il l'apa, (lancliegt^ialo d.dl.i
tuario di Loreto. Abbiamo poi S|ieciul- magistratura, dallo stato maggiore della
mente l'opuscolo: l ia{;^io ili Sua Siiii- guarnigione, non cessando l'acclamazioni,
lil'i (ìrcf^orid \f J alla visita del saii' rese ancora più vive dalle benigne espi es-
tuario fli s. Maria Lorcttina nclscttcììi- sioni di gradiinenlo , che col volto e col
/^ri'i84i» scritto da Nicola Storani re- gestodimosliava il Pontefice. Sulla porla
raiiatcse: Permanenza del xnmmo Fon- maggiore del santuario leggevasi l'iscri-
(efice in Tolentino de' dì 7, S setteni'>re zione che pubblicò con altra il caT. Sa-
1 84 ' > Roma 1 84 1 • Da queste due bellis- batucci, e tutte lo Storani; ed alla gradi-
sime conipilay.ioni ricavo il sunto die se- nata Irovaronsia riccverloil cardinal Fci-
t;ue. Impaziente del prossimo utrivo del retti arci vescovodi Fermo, il vescovo dio-
l'opa, reduce da damerino, nel m.illino cesano mg/ Teloni, co'vescovi di s. Se-
di martedì ysetteuibieera la cillìi dj To- verino, di Rec.mati e Loreto, di Fabria-
lentino, la cui popolazione tutta comnios- noe Matelica, il commissario della s. Ca-
sa da sincero e religioso giubilo inornlava sa di Loreto, ed il p. Angelucci generale
alle porle Romana e Adriana: nella 1. "si dell'ordine eremitano co'provinciali del-
direste pure 1.1 magisiralura comunale, u- te Marche e dell'Umbria alla testa della
uilameiile al governatore conle Giuse[)- numerosa religiosi famiglia del conven-
pe Sabbioni, e il consueto corteggio; mg/ to ; non che i capitoli della caltedr.de e
Sa velli delegato di Macerata, con uno dei della collegiata, il rimanente del clero e
membri della congregazione governativa, gli alunni del seminario. Disceso il P.ipa
crasi portato a 4 migli. 1 di distanza net dalla carrozza, sotto baldacchino sostenu-
confìne ilella provincia ili sua giurisilizio- lo da'canonici della catteilr.ile entrò nel-
ne, ad ollrire al santo Padre gli omaggi la basilica, vagamente illuminata e ador-
di venera/ione, avenilu già al Pa[)a nel ili na deltaconsueta bellissima par.ilura.ove
precedente la deputazione del cajMlolo adulato il ss. Sagi amento esposto nell'ai*
dellacalteilralee f|uella del comune umi- lar maggiore, tra t'alternai e ilell'antifuna
baio in Camerino il desiderio vivissimo can'ala, !/« Ci- /'t'//-».v, e il canto eziandio
della cillìi per essere consolala dalla pou- del Tantn/n cri^n. ne ricevè la benedizio-
lilicia pieseiiza. Fuori la porla e in me/.- iieda ;ng.' Teloni. Quindi il Papa segiii-
zo a numeroso popolo si trovarono a ri- lo d.i tulli i [ìersonaggi nominati si por
vercnlemenle inchinare il Papa, olire il tò alla preparata decorosa residenza nel
governature, il magistratocol gunfaiouie- conligtiu conveDloagostinidno,sulla por-
re nobile Domenico Pace, che tributali- la della ipiale i religiosi con analoga iscii-
dogli ledelt: sudditanza gli presentò per zione dichiararono la loro esultanza , in
himholodi essa lechiavi della cillà, e n'eb- vedere rinnovare le loro stanze in punii-
be graziosa risposta di benigna soddisfa- ficio ospizio. Ivi Gregorio XVI nmuiist
zione. Intanto echeggiavano i festosi ev- al bacio del piede il clero secolare e re
vivadell'allollalo po[)olo, le frequenti sai- golare, il governatore, il magistrato, l'uf
ve de' mollali frammischiate u'conceiti fizialilà e parecchie de[)utazioni, con ta
inusii ali e al suono ili tulle le campane, te cortesia cordiale che ognuno ne rima
Ln eletto numero di nobili citladmi, di- se penetrato e commosso. Nelle ore pome
stinti del colore pontificio, facevano coro- ridiane, accompagnalo da'siimmentovat
iiu e corteggio ul Poulclice, ed altri artisti cardinali e prelati, come pure dal suo cui'
TO L
leggio, dal governatore e dal magislraloj
(jcTLOise a piedigiaii parte della città, per
recarsi a consolare di sua visita le reiii^io-
se de'inonasteri di s. Caterina e di s. Te-
resa; e da questi si ricondusse alla sua di-
UJora, sempre fia gU applausi entusiasti-
ci del [)opolo. Tia le salve de'mortari ed
i prolungati melodiosi concerti musicali,
imbrunita la notte, sfolgoreggiò tutta la
città di brillante illuniiuazìoue. La piaz-
za n)aggiore, la via die conduce al san-
luaiio, colla sua piazza dis. Nicola, illu-
minate a pubbliche spese e a vago dise-
gno; la I ." con archi fissi al muro, e rispet-
tive mensole intatta la sua periferia, che
in numero di c\o rappresentavano un pie-
no loggiato; la via e la piazza del santua-
rio con arcate rovescie pendenti da una
lunga fascia, figuranti un panneggio con
75 caiiule, e contenenti 10,000 lumi in
lampadini a vari colori; il palazzo muni-
ci['ale illuminato a torcie di cera, e il ri-
manente della città gareggiava con tali
dimostrazioni di generale gioia. La seguen-
te mattina, festa della Natività di Maria
A eigine, salutata nel suo principio dafre-
rjuenti salve di mortari, furono esposte al-
la pubblica venerazione sull'altare mag-
giore della basilica di s. Nicola le prodi-
giose braccia di questo santo, colla stessa
precedente illuminazione. Circa le ore 7
antimeridiane il Papa si recò a celebrar-
vi la uìessa, assistito dall'agostiniano mg.'
Castellani suo sagiista e da mg.' Grimal-
di vescovo di s. Severino, e dalla corte,
ccn l'intervento de'magislrati e clell'utll-
cialilà militare, e d'un popolo infinito ad
onta dell' ora. Ascollala poi la messa di
ing."^ Arpi suo caudatario, e disposto che
il nobile calice con cui avea il Papa cele-
brato , rimanesse in dono alla chiesa, si
a[)pressò di nuovo alla mensa dell'altare
per mirare da vicino le insigni reliquie di
s. Nicola. Verso poi lei 1 antimeridiane,
piecedulo d'au)bo i cleri, accompagnato
dal rifiuto coi leggio e sotto baldacchino
sostenuto a vicenda da'due capitoli, dai
capi degli didiui religiosi, e dalle magi-
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strature locali, visitò la chiesa cattedrale
riccamente adornata, sulla cui porta mag-
giore leggevasi un'epigrafe del vescovo e
del capitolo, glorificanles. Catervo e Gre-
gorioXVl. Salutato dal canto Tues Pe-
trus ^v\cq\'Ìì la benedizione col Venerabile
da mg.' Teloni, e venerale le reliquie del
santo titolare, si diresse tra l'universale
tripudio al p;ilazzo municipale. In una del-
le sale in bella guisa abbigliate sorgeva un
trono in maestosa forma, ed una loggia
all'estieuiità di essa che sovrasta la piaz-
za maggiore, coperta di elegante padiglio-
ne. Da tale loggia il Papa, con manifesta
effusione del suo animu, compartì 1 a[)0-
stolica benedizione all'immenso popolo,
che copriva la gran piazza eia massima
parte delle vie laterali. Fu di tenera coui-
Luozioneil veder con quali modi allettuu-
si dimostrasse il Saulo Padre, fermo an-
cora nel balcone, il grato animo suo alle
felicitazioni che sopra di lui ad alta voce
replica vansi da tutti gli astanti; mentre
nell'interno del palazzo comunale si tra-
mandava alla memoria de'po->leri il fausto
avvenimento con lunga iscrizione latina,
in cui sono notati i souimi benefizi com-
parlili dalla Santità sua alla chiesa e allo
stalo, e le virtìi eccelse dell'auimo della
medesima. Assisosi in trono, il Papa con
paterni modi ricevè al bacio del piede il
clero, le autorità,! pubblici impiegati, i
nobili e i cittadini, accogliendo tulli con
bonlà; ed amorevolmente gradì la delta
iscrizione impressa in seta (e mi compiac-
cio di possederla) per mano del gonfalo-
niere,siccome esprimente il gaudio de'to-
lentinati per la sua venerala presenza, i
loro fervorosi voli di prosperità, e ram-
n)emoranle diverse delle ultime epoche
storiche per Tolentino e riguardanti pu-
re lo slato pontificio. Disceso dal trono,
il Papa di buon grado si trattenne nelle
sale contigue, a osservare i decorosi ab-
bigliamenti, e i due quadri rappresentan-
ti la pace segnala in Tolentino nel 1797,
e la battaglia nel suo territorio, in cui nel
iSiSrcslòdisfillo iAIural. Tornalo il Pa-
328 TOL
pa al luogo di sua slanzn, acì ore 4 pome-
ridiane colla sua domeslica corte, disce-
se privatamente nell'adiacente basilica, in
compagnia del p. Angelucci generale e del
p. Gheighi priore del convento. Venera-
to il ss. Sagramento nel ciborio, si pose
ad osservare il tempio lodandone la ma-
gnificenza in generale, e in particolare la
sontuosità dell'altare maggiore. Recatosi
poi alla cappella di s. Nicola, quivi genu-
flesso orò con pietà commovente, dando
segni di sua speciale divozione verso un si
gran taumal(n'go,ordinando una generosa
oblazione di denaro, snll'istante elFeltua-
la da mg.' Lucidi cameriere segreto e fa-
cente funzioni d'elemosiniere. Ascesoquin-
di al luogo ove sta la cassa delle reliquie
del santo, godè ivi di sentirne narrare le
meraviglie dal p. generale. Di là retroce-
dendo si fermò a riguardare i dipinti che
decorano la s.cappella,ei duequadri dona-
li dalle repubbliche veneta e genovese. i\e-
cossi poi a visitare il luogo in cui s. Nicola
orava l'intere notti, non che il cappellone
sotto il quale fu occultato il suo corpo dopo
la recisione delle braccia, ammirandone le
pitture. Visitòpnrela camera in cui il san-
to visse e morì, e quivi dopo aver orato
divotamente per alquanto tempo si di-
limgònel magnificare la celebrità di que-
sto santuaiio, e la fedele e delicata cu-
stodia ond'è vegliato con tanta riveren-
za. Dopo di ciò il Papa risalito al con-
vento si degnò d'osservarne la biblioteca
ed il noviziato; ritornato indi al suo ap-
partamento, accettò lietamente dal p. ge-
nerale e dal p. priore Tollerta d'alcu-
ne divozioni, e d'un dipinto in seta, ope-
ra del professore di disegno e pittura nel
patrio liceo Emilio Palletta lolentinate,
rappresentante s. Nicola in atto di patroci-
na le verso Dio a favore di sua chiesa die a
destra venivagli presentata da un angelo,
a pie del quale dipinto era ripetuta re[)i-
grafe posta sulla porta maggiore del lem-
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pio. Nella sera si rinnovò l'illuminazione
per tutta la città, e furono inoltre incen-
iliati sulla gran piazza copiosi e gai fuo-
chi d'artificio in segno di pubblica esul-
tanza. Il Papa accolse con benignisMuii mo-
di i prelati surricordati, le deputazioni del
capitolo e comune di Recanati, e del ca-
pitolo di 8. Severino. Alle ore 6 antime-
ridiane della mattina di giovedì 9 settem-
bie, il Papa celebrò la messa nella cap-
pella del noviziato; dopo di che ammise
i religiosi novizi al bacio del piede, etpjin-
di espresse parole di singolare amorevo-
lezza e bontà verso il p. generale , il p.
priore e tutta la religiosa funiglia, chea
lui vivamenteattestaronouna massimari-
conoscenza per r altissimo onore ch'egli
concesse nel prendere stanza presso di lo-
ro: e nuovamente ricevuti i pubblici rap-
presentanti della città, il governatore, il
clero e altre distinte persone, partì in mez-
zo ad altre popolari dimostrazioni di at-
taccamento e divozione, dirigendosi a Ma-
cerata, essendo accorsi i tolentinati in folla
fuori della porta Vittoria e per bmgo trat-
to di strada rinnovandogli evviva. Tutto
si iniiva a rendere più commovente l'al-
lontanamento dell'augusto ospite, che ac-
cordando caritatevoli elargizioni, sussidi),
grazie, doni e onorificenze, lasciava di se
in tutti i cuori di Tolentino tanto deside-
rio,amoree venerazione, comefedelcneQ-
te scrisse lo Storani.
TOLOMAITI. Eretici così chiamali
da Tolomeo loro capo, filosofo egizia-
no, che vivea verso l'annoi 74) ed il qua-
le presentò sotto un aspello diverso la fa-
vola della pluralità degli Dei inventata
da Valentino. 11 suo errore particolare
consisteva nel credere che una parte del
Testamento aiitien fosse empia, perchè
era stata composta dagli ebrei. I Tolo-
maiti sono una specie di Gnostiei, e fu-
rono confutali da s. Epifanio, llcarcs.
33.
FINE DEL VOLUME SETTANTESIMOSESTO.
BX 841 .n67 1840
sncR
Noroni , Gaetano ,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storico-ecc lesiastica
AFK-9455 (awsk)
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